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Disturbi psicologici e definizioni

Nevrotico e psicotico

Nevrotico: è consapevole di avere un disagio

Psicotico: non è consapevole di avere un disagio

Paura e fobia

Paura: stato di tensione istintivo dovuto ad un aspetto reale ed oggettivo

Fobia: paura immaginata e soggettiva

Sonno e vigilanza

Sonno: è il palcoscenico dei sogni

Vigilanza: percezione degli stimoli interni ed esterni

Delirio e paranoia

Delirio: pensiero distorto che non può essere messo in discussione, può essere lucido (schizofrenia, psicosi) o confuso (cause organiche, come nel tifo)

Paranoia: delirio assoluto

Isteria e ossessione

Isteria: nevrosi con instabilità emotiva

Ossessione: pensiero che ti domina

Compulsione e oligofrenia

Compulsione: ripetizione controllata di un'azione

Oligofrenia: ritardo mentale dovuto a cause prenatali (genetiche, RH negativo, rosolia, droghe, farmaci), perinatali (asfissia da cordone ombelicale, compressione del cranio) e postnatali (infettive ed ormonali)

Pseudo insufficienze mentali

Non si riscontra un ritardo mentale di tipo organico ma dovuto a cause come il contesto socio-culturale di crescita, indirettamente da sordità e/o mutismo, carenze affettive

Umore e temperamento

Umore: fa parte del nostro temperamento e descrive il nostro stato d'animo in un determinato momento

Temperamento: descrive la volontà ed il modo di agire di un individuo

Demenza e demoralizzazione

Demenza: irreversibile degenerazione della memoria

Demoralizzazione: stato di avvilimento e di profonda sfiducia verso se stessi e gli altri

Schizofrenia

Schizofrenia: psicosi cronica caratterizzata dall'alterazione del pensiero, del comportamento e dell'affettività. Schizofrenia significa scindere dentro. L'autismo è un sintomo della schizofrenia

C'è vigilanza ma non c'è coscienza

Coscienza e memoria

Coscienza: condizione psichica che ci permette di definire il noi, il come, l'ora e il qui. Non c'è coscienza senza vigilanza

Memoria: senza memoria non c'è storia. È situata nel lobo temporale. Memoria di fissazione e di evocazione. La memoria di fissazione è quella colpita per prima nella demenza

Alterazioni della memoria

Alterazioni quantitative

Cause organiche: amnesia transitoria, amnesia retrograda, amnesia anterograda

Alterazioni qualitative

Non sono necessariamente patologiche. Sono ricordi falsati nella mente (paramnesie): Déjà vu, Jamais vu

Senso-percezioni

Sensazione e percezione

Sensazione: è legata alla concezione fisiologica di uno stimolo

Percezione: è l'interpretazione soggettiva della sensazione

Sensi

Olfatto, vista, udito, tatto, gusto e sensazioni enterocettive (viscerali, degli organi interni)

Disturbi della percezione

Disturbi quantitativi

Agnosia: disturbo della percezione che impedisce di discriminare sensazioni

Anestesia: assenza di sensibilità

Ipoestesia: diminuzione della sensibilità

Iperestesia: aumento della sensibilità. Le agnosie possono avere cause fisiologiche o psichiche. La mania è caratterizzata da iperestesia

Disturbi qualitativi

Sono spesso di origine psichica. Illusione: percezione erronea dell'oggetto, passibile di critica

Allucinazione: può essere indotta ed è una percezione erronea senza oggetto, non è passibile di critica

Allucinosi: è una percezione allucinatoria della quale il soggetto riconosce la natura patologica

Pseudoallucinazione: voci dentro, il soggetto è in qualche modo conscio che le allucinazioni percepite non facciano parte della realtà

Disturbi dell'affettività

Ipoaffettività: riduzione della capacità di sentire e provare affetto

Ipertimia: esagerazione del tono affettivo con impronta ora nettamente euforica (ipertimia maniacale) ora depressiva (ipertimia melanconica)

Labilità emozionale: repentino passaggio da un sentimento all'altro, tipico nei bambini

Ambivalenza affettiva: presenza contemporanea di sentimenti contrapposti

Anedonia: incapacità di provare appagamento o interesse per attività comunemente ritenute piacevoli

Apatia: incapacità prolungata o abituale di partecipazione o di interesse, sul piano affettivo o anche intellettivo

Anaffettività: incapacità di produrre affetti

Paratimia: reazione incongrua (opposta) rispetto agli stimoli che la scaturiscono

Paramimia: mimica e gesticolazione non concordanti con lo stato d'animo

Disturbi della personalità

Sono disturbi mentali che coinvolgono la sfera cognitiva, affettiva ed interpersonale

Gruppo A

Caratterizzato da comportamenti considerati "strani" o "paranoici" e dalla tendenza del soggetto all'isolamento e alla diffidenza

  • Disturbo schizotipico di personalità: comportamenti eccentrici, credenze bizzarre, esperienze sensoriali insolite senza sconfinare nell'allucinazione vera e propria (tipica della schizofrenia)
  • Disturbo paranoide di personalità: il soggetto mostra tendenza alla paranoia, manie di persecuzione
  • Disturbo schizoide di personalità: isolamento volontario, nessun interesse alla socialità

Gruppo B

Caratterizzato da comportamenti "emotivi" o "drammatici", oltre che da scarsa empatia e poco altruismo da parte del soggetto, il quale è egocentrico, narcisista e incentrato perciò eccessivamente su di sé

  • Disturbo antisociale di personalità: mancanza di empatia, di rimorso e di rispetto delle regole sociali
  • Disturbo borderline di personalità: instabilità di pensiero e atteggiamento, cambiamenti d'umore improvvisi, scoppi d'ira ingiustificati, impulsività, pensiero incoerente
  • Disturbo narcisistico di personalità: egocentrismo, scarsa empatia, autostima eccessiva nel tipo overt e bassa nel covert
  • Disturbo istrionico di personalità: volontà di essere sempre al centro dell'attenzione

Gruppo C

Caratterizzato da comportamenti "ansiosi" o "paurosi" e da una bassa autostima del soggetto

  • Disturbo evitante di personalità: timore degli altri fino alla paranoia, evitamento (e al contempo sofferenza per l'isolamento sociale), bassa autostima ma alta consapevolezza di sé
  • Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: perfezionismo eccessivo
  • Disturbo dipendente di personalità: forte insicurezza, necessità di essere indispensabili e di essere approvati

Differenze tra professionisti

Psicologo

Non è un medico e non può prescrivere farmaci. Ha studiato psicologia e dà sostegno in ambito psicologico

Psichiatra

È un medico e può prescrivere farmaci. Ha studiato medicina e poi si è specializzato in psichiatria. Può formulare una psicoterapia

Psicoterapeuta

Può essere un medico o uno psicologo autorizzato all'esercizio della psicoterapia. Può prescrivere farmaci

Psicoanalista

Esercita la psicoanalisi, ovvero lo studio dell'inconscio dell'animo umano

Neurologo

Cura le malattie fisiologiche della mente

Neuropsichiatra

Cura sia le malattie fisiologiche che quelle psichiche

Relazione terapeutica e colloquio clinico

La psicoterapia fornisce la soluzione di un disturbo all'interno di un sistema comunicativo. La relazione terapeutica è un'interazione dinamica e attiva terapeuta-paziente e non può contemplare una relazione unidirezionale terapeuta-paziente. La comprensione dell'altro si fonda sulla conoscenza di se stessi, delle proprie modalità di riflessione e sul proprio modo di rapportarsi con la realtà esterna.

Una rigidità dei propri schemi mentali, una visione non critica e perfezionistica del proprio pensiero, preclude una sana relazione terapeuta-paziente. Un equilibrio interno saldo e al tempo stesso adattabile, malleabile e disposto all'adattamento, previene un dannoso coinvolgimento emotivo e migliora le qualità comunicative e relazionali del terapeuta.

La psicoterapia non è altro che un rapporto tra due persone che discutono di un argomento di comune interesse: il disagio psichico. La terapia non si sofferma all'elargizione di una strategia terapeutica, è un'occasione di incontro con l'altro e di confronto con se stessi. Un terapeuta deve saper incontrare il paziente, deve rendersi disponibile a farsi carico delle sue sofferenze e del suo disagio, evitando eccessivi coinvolgimenti emotivi.

La dote fondamentale per un terapeuta è la capacità di ascolto senza pregiudizi e schemi etici-ideologici precostruiti. Un terapeuta deve personalizzare e adattare le sue personali conoscenze formative in base al paziente che ha di fronte.

La fiducia è la base di una buona terapia. Il paziente può presentare delle resistenze salutari che impediscono la continuazione o il regolare svolgimento della terapia. Alcune di queste resistenze possono dipendere dal terapeuta ed una delle principali cause è una visione disumana che ha il paziente del terapeuta: il porsi distaccato, il non sbagliare mai, il non saper comunicare, il non saper adattarsi alla condizione socio-culturale del paziente, sono tutte condizioni sfavorevoli ad un corretto e sano rapporto paziente-terapeuta.

Spesso l'uso di un linguaggio complicato, ermetico e clinico unito all'atteggiamento distaccato, non denota professionalità e ricerca di un distacco emotivo, che è comunque necessario, ma rappresenta un meccanismo di difesa del terapeuta verso tematiche insolvibili e complicate. È l'autorevolezza e non l'autoritarismo a creare un giusto equilibrio nel rapporto paziente-terapeuta. L'autorevolezza si costruisce nel tempo con il sapiente uso del mezzo terapeutico.

Chi è sicuro di sé e delle sue conoscenze non teme il coinvolgimento personale, perché lo ha imparato a gestire dentro di sé, con se stesso e in funzione del bene del paziente. Un buon terapeuta non domina il paziente, non gli si pone davanti ma di fianco. L'oggetto della terapia è tutto ciò che crea una disfunzionalità che genera sofferenza e malessere. L'oggetto di cura della psicoterapia è la psicopatologia, cioè una condizione che sul piano psichico viene considerata patologica.

Fare psicoterapia non significa soltanto curare un sintomo, ma scoprirne le cause e lo sviluppo attraverso il dialogo ed il confronto con il paziente. Un sintomo è un'espressione di disagio, di conflittualità, di un inadeguato modo di arrivare ad una soluzione di un problema. L'espressione di un sintomo non può prescindere dalla persona che ne soffre. La vita psichica di una persona non contempla solo un flusso di emozioni, ma anche una costante attività di pensiero.

I primitivi schemi sensori-motori, geneticamente determinati, dei primi anni di vita si trasformano in schemi mentali che, sviluppandosi, diventano la struttura portante del modo di conoscere la realtà circostante e di relazionarsi con essa. Mentre si conosce si provano emozioni, matura l'affettività e si modula il comportamento. L'essere psichico pensa, prova emozioni e ha un suo personale comportamento e non può essere analizzato/capito correttamente scindendo queste componenti.

Nel colloquio il terapeuta deve saper cogliere tutti gli aspetti del divenire essere psichico, cercando di cogliere il contesto ambientale di crescita, le modalità di relazione e gli eventi più significativi della vita del paziente. Spesso il paziente tende a soffermarsi su alcuni aspetti, soprattutto del passato, in una ricerca quasi ossessiva della cause del suo malessere. In questa situazione il terapeuta deve impedire che il paziente si focalizzi troppo su un solo evento, perché ciò impedirebbe la ristrutturazione necessaria dei suoi schemi mentali per risolvere vantaggiosamente il suo disagio.

L'uomo è generalmente portato a viversi come vittima degli eventi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ditoppaandrea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Pulzoni Riccardo.
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