Psicoigiene e psicologia istituzionale (Bleger)
Nell'ultimo cinquantennio del 1900, sempre più la psicologia si è legata alla sociologia, alla comunità, ai gruppi, etc. Ma siccome non c'è generale chiarezza su questi campi, occorre specificare le loro caratteristiche, i campi di indagine ed i limiti. I campi di intervento dello psicologo clinico oggi sono vari, ma se ha una preparazione sufficiente, deve anche svolgere un'attività di psicoterapeuta perché è il professionista più adatto ad intervenire sia nel momento in cui si è manifestata la patologia sia nella prevenzione e ciò porta a parlare di salute pubblica e di psicoigiene.
Salute pubblica e igiene mentale
Parlando di igiene mentale, la prima opera che viene in mente è quella di Beers che già nel 1908 proponeva di modificare l'assistenza psichiatrica da praticare in condizioni più umane e quindi favorire più guarigioni. Una seconda tappa consiste nella diagnosi precoce delle malattie mentali, cosa che rimane tra gli obiettivi di primaria importanza anche oggi. Terzo obiettivo: la profilassi e prevenzione per evitare l'insorgere delle malattie mentali. Una volta raggiunti questi obiettivi, si passa alla riabilitazione perché il paziente possa reinserirsi nella vita attiva.
Più recentemente si parla anche di un altro obiettivo, e cioè la promozione di un maggiore equilibrio, di un maggior livello di salute in tutta la popolazione, non agire quindi più sulla malattia ma sulla salute che incide sulla vita quotidiana. Esistono però anche dei pregiudizi che gli stessi operatori talvolta manifestano e vanno dall'impotenza all'onnipotenza, cioè i due poli impotenza-idealizzazione delle possibilità dell'igiene mentale.
In questo campo d'azione lo psicologo clinico deve applicare il principio per cui indagine ed azione sono inscindibili, tanto che si parla di indagine operativa. Oggi, la definizione dell'OMS è che l'igiene comprende l'insieme delle conoscenze, dei metodi e delle tecniche volte a conservare e migliorare la salute di tutti. È un campo di intervento misurabile non tanto sui risultati ma sugli interventi stessi, perché se ci sono gli interventi, prima o poi ci saranno anche i risultati. Questi interventi devono avvenire non sui pazienti ma sulla gente nel corso delle attività quotidiane.
Promozione della salute a livello istituzionale
Promozione della salute dunque che non può non avvenire a livello istituzionale, cioè ospedali, scuole, fabbriche, etc. Di conseguenza, lo psicologo non deve aprire il suo studio, è l'istituzione, dove di volta in volta lavora, che diventa il suo studio. Deve prendere in esame l'istituzione studiandone obiettivi, funzioni, status, le variabili. Dentro l'istituzione lo psicologo è un collaboratore, uno specialista che lavora a livello di comunità, impiegando tutti i mezzi possibili e cercando di adeguare la sua attività agli eventuali problemi, agli obiettivi, ai progetti attuabili, etc.
Situazioni di intervento per lo psicologo istituzionale
- Momenti o periodi dello sviluppo (gravidanza, parto, vecchiaia, etc.)
- Momenti di cambiamento o crisi (immigrazione, matrimonio, vedovanza, etc.)
- Situazioni di tensione nei rapporti interpersonali (famiglia, scuola, fabbrica)
- Problemi che creano ansie (scelta sessuale, orientamento professionale)
- Situazioni significative (tempo libero, educazione dei figli, gioco, etc.)
Nell’ambito di queste situazioni detiene un ruolo importante l'educazione sanitaria, quella che produce cambiamenti stabili nell’ambito di certi modelli di comportamento di tutta la comunità.
La psicologia istituzionale
Dopo il seminario per laureati sull'igiene mentale del 1962 alla facoltà di Psicologia all'università di Buenos Aires, ne sono stati tenuti altri da cui è emerso che la psicologia istituzionale non è un ramo della psicologia applicata, ma è qualcosa che coinvolge tutta la psicologia come professione dimostrando il suo progresso nel tempo. Inizialmente la psicologia studiava le parti astratte dell’essere umano (attenzione, memoria, etc.), poi è passata allo studio olistico dell’essere umano, poi ancora nell’essere umano come situato in situazioni concrete e vincoli interpersonali. Pertanto, c’è stato un passaggio dall’ambito psicosociale individuale a quello sociodinamico di gruppo e infine a quello istituzionale e comunitario ed ogni ambito è collegato e abbraccia gli altri.
Definizione e obiettivi della psicologia istituzionale
Se quindi ci chiediamo cos’è in pratica la psicologia istituzionale, si potrebbe dire che è lo studio di quell’insieme di organismi che hanno un’esistenza fisica concreta e una durata di un certo grado in qualche settore dell’attività umana, per studiare in essi tutti i fenomeni umani che vi si verificano. Quanto alle istituzioni, Burgess ne identifica 6 tipi: culturali, commerciali, ricreative, di controllo, sanitarie, di comunicazione.
Lo psicologo di un’istituzione deve conoscere: gli obiettivi, i procedimenti che utilizza per raggiungerli, l’ubicazione geografica e il rapporto con la comunità, le relazioni con le altre istituzioni, origine e formazione, evoluzione nel tempo, organizzazione e norme, caratteristiche delle persone che ne fanno parte, valutazione dei risultati e criteri di valutazione.
Lo psicologo, una volta che entra in contatto con un’istituzione ed i suoi obiettivi, deve accettarli, salvo che per motivi etici si trovi in contrasto con questi. Inoltre, gli obiettivi dell’istituzione non sono i suoi obiettivi, questa puntualizzazione è importante per distinguere lo psicologo che lavora in una istituzione e quello che opera nell’ambito della psicologia istituzionale, perché il primo è un impiegato che ha il ruolo di tranquillizzare, mentre il secondo è un consulente, un professionista indipendente che analizza la situazione e si propone di agire sui punti di criticità che lui rileva, indagando i fenomeni psicologici che hanno luogo in quella istituzione.
Per questo motivo si parla di tecniche di inquadramento, che portano a stabilire l’inquadramento stesso, come insieme di operazioni e di condizioni, una sorta di setting allargato, che si compone di 5 tappe o tecniche:
- Lo psicologo non deve mai discostarsi da un atteggiamento clinico
- Deve stabilire il tipo di informazione da dare sui risultati e a chi
- Deve rispettare il ritmo dell’elaborazione dei dati
- Mantenere il segreto professionale
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