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INIZIO REG 1. 06 MARZO _____________________________________________________________

Psichiatria e Psicopatologia per la Riabilitazione: il modulo

Non lavoreremo solo in contesti “psichiatrici”, lavoreremo con persone con disabilità e disagio psico

sociale , alla base del quale, molto spesso c'è una serie di fattori di rischio.

PSICOPATOLOGIA

“Visto da vicino, nessuno è normale.” (FRANCO BASAGLIA)

La storia di LeonCavallo

Marco Cavallo è una scultura di cartapesta realizzata nel 1973 all'interno del Manicomio di Trieste da

un'idea di Giuseppe dell'Acqua, Dino e Vittorio Basaglia e Giulia Scabia.

Tale opera, realizzata dalla collettività mediante l'utilizzo dei laboratori artistici creati all'interno della

struttura stessa e dallo Psichiatra Franco Basaglia, allora direttore dell'Ospedale Psichiatrico, il quale si

avvalse del contributo ideale e immaginifico dei pazienti allora reclusi.

Marco cavallo era alto circa 4 mt di colore azzurro, come deciso dagli stessi pazienti, che lo ritenevano il

simbolo della gioia di vivere; lo si volle di così grandi dimensioni , per poter idealmente contenere tutti i

desideri e i sogni dei ricoverati, e portare all'esterno un simbolo visibile e rappresentativo dell'umanità

allora “nascosta” e “misconosciuta” all'interno dei manicomi.

Leon Cavallo divenne pertanto “icona” della lotta etica, sociale, medica e politica a favore della legge sulla

chiusura dei manicomi, la cosiddetta LEGGE BASAGLIA del 1978, nonché simbolo della fine dell'isolamento

dei malati “mentali”; un “CAVALLO DI TROIA” che rappresentava il contenitore delle istanze di libertà ,

liberazione e riconoscimento della loro dignità di persone, fino ad allora negate.

Costruito all'interno della struttura, non si era tenuto conto delle dimensioni monumentali dell'opera e

nessuna delle porte dell'ospedale era sufficientemente grande da permetterne l'uscita. La difficoltà oltre

che logistica, causò la profonda frustrazione dei pazienti, dato l'immediato paragone con il loro stato di

reclusione forzata, dovuta alle allora vigenti leggi ospedaliere in merito ai malati mentali. L'enorme difficoltà

venne risolta lanciando il cavallo contro una delle porte, causando la rottura delle vetrate e di un architrave,

e permettendo l'uscita di Leon Cavallo, e la rottura anche del Muro reale e simbolico fra il “dentro” e il

“fuori”. Approccio alla persona con disagio psichico

• Il colloquio psichiatrico rappresenta la principale modalità di approccio

• Tuttavia, non sempre è possibile effettuarlo:

- stato di coscienza alterato(DELIRIUM): Il delirium o stato confusionale acuto è una sindrome che

determina uno stato di incoscienza o di confusione mentale che si associa ad importante

disorientamento spaziale e temporale, inattenzione e pensiero disorganizzato. L'attenzione, la

percezione e la cognizione del soggetto appaiono significativamente compromessi . Il soggetto può

avere allucinazioni ed è spesso associato a febbre settica, o numerosi altri sintomi.

- Delirium trems: (DTS) è uno stato confusionale di rapida insorgenza che di solito è causato

dall'astinenza da alcool in soggetti affetti da alcolismo cronico. Se si verifica avviene circa dopo tre

giorni dall'inizio dell'astinenza e si protrae per due o tre giorni. Le persone colpite possono essere

anche vittime di allucinazioni, e gli effetti fisici possono includere: tremore, brividi, battito cardiaco

irregolare e sudorazione.

- persone non collaboranti/oppositive

- mancata comprensione della lingua , ipertermia o un attacco epilettico, che possono portare alla

morte. Approccio alla persona con disagio psichico

• In tutti i casi in cui non è possibile effettuare il colloquio, la valutazione sarà limitata e incompleta, e

l’eventuale diagnosi non potrà dirsi certa, ma possibile o verosimile

• Più approfondito sarà il colloquio, maggiore sarà la possibilità di predisporre un piano terapeutico

appropriato

• La prima domanda da porsi è: chi ha richiesto la valutazione psichiatrica?

Chi ha richiesto la valutazione psichiatrica?

• La persona stessa

• I suoi familiari/amici

• Il suo datore di lavoro

• Il suo medico di Medicina Generale

• Un altro specialista

• Altro (forze dell’ordine, magistrato)

Chi ha richiesto la valutazione psichiatrica?

• La persona che viene sottoposta a valutazione psichiatrica deve esserne informata in modo chiaro

ed esauriente

• Deve acconsentire preliminarmente

• Il consenso non deve essere estorto con sotterfugi, minacce o ricatti

• Se la persona non vuole essere valutata dallo psichiatra, è in generale libera di rifiutare il colloquio

• Solo in pochi casi previsti dalla legge italiana non è indispensabile il consenso esplicito (stato di

necessità, TSO) Chi ha richiesto la valutazione psichiatrica?

• Se a richiedere la valutazione non è la persona stessa, è necessario che lo psichiatra la informi che

qualcun altro ne ha fatto richiesta

• È importante spiegare chi ne ha fatto richiesta

• È indispensabile che lo psichiatra chieda il consenso alla valutazione

• Fatti salvi i casi previsti dalla legge, è generalmente indispensabile che la persona dia il proprio

consenso alla valutazione

Perché è stata richiesta una valutazione psichiatrica?

• La valutazione psichiatrica serve per diagnosticare o escludere la presenza di disturbi psichiatrici o

sintomi psicopatologici

• Di questi, la persona può essere pienamente o parzialmente consapevole, o del tutto inconsapevole

• Alcuni sintomi o comportamenti della persona possono rappresentare un’urgenza o un’emergenza

psichiatrica

• Nella maggior parte dei casi, la valutazione non è urgente, e la persona acconsente al colloquio

Preliminari al colloquio psichiatrico

• Esiste a tutt’oggi un forte pregiudizio nei confronti della Psichiatria e degli psichiatri

• Ancor più forte è lo stigma nei confronti di chi si rivolge a uno psichiatra

• Tutto ciò può essere esplicito o meno, ma spesso caratterizza i primi momenti del colloquio.

• È perciò fondamentale rassicurare la persona circa il proprio ruolo, e sulla confidenzialità delle

informazioni fornite

• Allo stesso tempo, è necessario chiedere l’autorizzazione della persona per discutere di eventuali

suoi problemi di salute mentale e dei trattamenti, ad es. con il medico curante

• Dedicare del tempo a curare questi aspetti significa comunicare efficacemente con la persona, e

iniziare ad entrarci in empatia Il colloquio psichiatrico

• Guardare negli occhi la persona, assumere un atteggiamento di ascolto attivo

• Evitare sia l’eccessiva partecipazione emotiva (che intimorisce la persona, che si sente invasa), sia

l’eccessiva freddezza (che la allontana).

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• Iniziare con domande aperte, e rispettare i tempi dell’interlocutore

• Nella prima fase del colloquio, possiamo far parlare la persona “a ruota libera”, osservando nel

contempo l’atteggiamento, la mimica, ascoltando non solo cosa dice, ma come lo dice;

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• Nella seconda fase del colloquio, andremo più in profondità, guidati da ciò che l’interlocutore ci ha

già detto, dall’esperienza e da eventuali preliminari osservazioni

• Ogni psichiatra ha un proprio stile di colloquio, la cosa fondamentale è non condizionare la persona

con i nostri preconcetti e non saltare a conclusioni aprioristiche.

Il colloquio psichiatrico

• Quando facciamo delle domande, cercare termini facilmente comprensibili(Non i termini tecnici), e

fare degli esempi (es. ha mai sofferto d'ansia? Risposta:NO

- (es. ha mai sofferto d'ansia? Risposta:NO

- Le è mai capitato di sentirsi così teso(NON IN ANSIA) da sobbalzare allo squillo del campanello?)

Prima di passare a un altro argomento, ricapitolare brevemente quanto la persona ci ha detto,

chiedendo se abbiamo capito bene

- (es: lei mi ha raccontato che è così teso da non riuscire a dormire la notte.. le è mai capitato che

per la tensione non riesce nemmeno a mangiare? E chiediamo se abbiamo capito bene)

• Raccordare un argomento all’altro, per aiutare la narrazione: “prima mi diceva che soffre d’ansia da

sempre. Quando era molto ansioso in passato, le è mai capitato di stare così male come in questo

momento?”

Non dare giudizi negativi sulla persona, ma rimanere neutrali e incoraggiarla a proseguire

es. “Bene questa è una cosa che capita a tante persone, Se fosse un suo amico a trovarsi in questa

situazione , lei cosa gli direbbe?”

In questo modo capiamo se:

1- la persona è in grado di capire il grado di disagio e comunicarlo a gli altri?

2- quanto la persona è in grado di fare INSIDE( DI GUARDARSI DENTRO)?

Questo intervento si chiama Normalizzazione

Se vogliamo sapere ad esempio se il paziente soffre di allucinazioni diciamo:

“Capita spesso a tante persone che in caso di forte stress sentano delle cose che gli altri non

sentono... le è mai capitato di sentire delle voci?”

• Se la persona mostra incertezze relative a date, nomi, etc., non soffermarsi e proseguire dicendo

che non ha importanza (es. Se si ricorda bene altrimenti non importa , riusciamo a capirlo dalla

cartella) Il colloquio psichiatrico

• L’ultima parte del colloquio è dedicata alla restituzione, ovvero alla spiegazione di ciò che si è

osservato, all’ipotesi diagnostica e all’eventuale trattamento che proponiamo

(Tutto ciò che ci da il paziente è un regalo .

Alla restituzione :

- Prima di tutto ringraziamo il paziente per il tempo trascorso insieme,”e' stato piacevole fare la sua

conoscenza”

- Dopo di che per esempio gli diciamo:” Io penso che lei non abbia nessun problema psicotico

penso però che abbia un grave disagio psicologico conseguente alla scoperta della sua condizione

medica( per esempio un tumore in fase metastatica, o la perdita di un bambino)

Qualora abbiamo la certezza che vi sia un problema di salute mentale, per quanto questo possa

essere severo, prendiamo tutti gli accorgimenti per comunicarlo con tatto

(dare un nome a un malessere di una persona non è sempre un male , perchè il paziente spesso

mette in ordine tutti i tasselli e sa di aver qualcosa, ed in realtà ciò che gli manca è proprio il nome :)

• Anteponiamo il fatto che la maggior parte dei disturbi psichiatrici rispondono a terapie appropriate,

proprio come la maggior parte dei disturbi fisici

• Responsabilizziamo la persona sul fatto che a volte è necessario assumere i farmaci per periodi di

tempo medio-lunghi, ma che i sintomi che adesso sono disturbanti nel corso della terapia

scompariranno in breve tempo

• Ovviamente, la persona deve prestare il proprio consenso all’assunzione della terapia, e deve

essere edotta dei rischi e dei benefici dell’assunzione dei farmaci che consigliamo

• Rassicuriamo sulla possibilità di essere presi in carico presso un Centro di Salute Mentale, dove la

persona avrà modo di essere seguita da un’equipe multidisciplinare, e avere accesso, se necessario,

ad altri servizi (assistenza psicologica, sociale, attività riabilitative, etc)

La valutazione psichiatrica

• Anamnesi fisiologica

• Anamnesi patologica remota e prossima

• Anamnesi psichiatrica familiare

• Anamnesi psichiatrica remota

• Anamnesi psichiatrica prossima

• Status psichico

• Diagnosi psichiatrica e funzionale

Anamnesi fisiologica, patologica remota e prossima

• Sono momenti della raccolta dei dati anamnestici che non sono esclusivi della valautazione

psichiatrica, ma che sono identici per qualunque clinico

• Si indaga sulle tappe dello sviluppo, sulle abitudini di vita, su pregresse e attuali patologie e

terapie/trattamenti effettuati e in corso

• Tutto ciò è di fondamentale importanza perché molti disturbi psichiatrici sono in comorbidità con

patologie fisiche. Inoltre alcune patologie, traumi, ed eventi stressanti, possono precedere (anche

di anni) disturbi psichiatrici, o possono slatentizzarli o precipitarli

• Anche alcune terapie effettuate per disturbi fisici possono determinare l’insorgenza di sintomi

psichiatrici

• Inoltre, la disabilità fisica e il dolore cronico rappresentano fattori di rischio per alcuni disturbi

psichiatrici

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Anamnesi psichiatrica familiare

• Si chiede alla persona se, che lei sappia, qualcuno nella sua famiglia ha sofferto o soffre di un

disturbo psichiatrico.

• Fare degli esempi usando termini facilmente comprensibili ed evitando tecnicismi

• Chiedere anche se è a conoscenza di qualche familiare che va dallo psicologo, o è in cura dal

neurologo

• Indagare su suicidi

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Anamnesi psichiatrica remota

• Chiedere alla persona se, prima di adesso, ha mai sofferto di problemi psichici

• Anche in questo caso, usare termini comprensibili

• In caso di risposta positiva, chiedere se fosse lo stesso tipo di problema attuale, o qualcosa di

diverso

• Chiedere alla persona se ha mai sofferto di insonnia e ha chiesto qualche farmaco per riuscire a

dormire la notte

• Se ha effettivamente avuto qualche disturbo, chiedere quando ha esordito (ammesso che lo

ricordi), più o meno che età aveva,

• Chiedere quanto era durato il disturbo, e se era passato spontaneamente o se la persona aveva

dovuto far ricorso a una terapia, da chi è stata prescritta e in questo caso quali erano i farmaci , che

effetto avevano avuto (perché i farmaci hanno delle reazioni diverse dagli effetti collaterali a

seconda della persona che li assume) , per quanto tempo li aveva assunti, e chi li aveva prescritti (è

abbastanza classico che non si ricordino i farmaci, se x es. era la depressione, fare un elenco dei

farmaci )

• Chiedere se ha mai avuto un ricovero per problemi di salute mentale. Chiedere che tipo di ricovero

è stato ( se è stato coatto o volontario). Se è stato un ricovero volontario, dove ( In ospedale o in

una casa di cura) e quante volte. In caso affermativo: quando e quante volte, dove e perché (cosa le

dissero i medici quella volta?)

• Chiedere se gode di una pensione di invalidità, e per quale patologia. È importante sapere quante

persone godono di tale pensione, non solo per motivi economici, ma, è indicativo, come la

commissione medica abbia valutato quella persona come bisognosa di un riconoscimento

d’invalidità, perché significa che il disturbo, per il quale soffriva, aveva una certa entità e una certa

importanza. Anamnesi psichiatrica prossima

Riguarda il problema attuale della persona, per la quale la persona si è rivolta a noi.

• Chiedere alla persona quando è cominciato il problema attuale, come e perché e se in

concomitanza ci sia stato un episodio traumatico o un qualche problema ambientale o altro.

• Chiedere se, prima dell’esordio, stava assumendo una terapia farmacologica e di quale tipo.

• Se ci sono stati eventi particolari prima dell’esordio della sintomatologia, se stava assumendo

farmaci o altre sostanze, inclusi stupefacenti, alcool (lei beve alcolici? Sì, no, quanto),

psicostimolanti, integratori alimentari (ad es. la redbull ), o se fosse cambiato qualcosa nelle

abitudini di vita (sonno, alimentazione, ritmi lavorativi, etc.).

• Chiedere se ha notato un esordio acuto/iperacuto o se la sintomatologia è stata più o meno

lentamente ingravescente, se è stato grave sin dall’inizio

• Non tutte le persone sono in grado di rintracciare un vero e proprio esordio, e per molti disturbi

non c’è consapevolezza di malattia. ( in molte persone non c’è consapevolezza della malattia, per

cui queste parleranno di ansia, tensione...). Noi quando rileviamo queste notizie, utilizziamo lo

stesso termine che ha usato lui o lei ; quindi se mi dice “esaurimento” , ripropongo la parola

esaurimento, poi eventualmente dare un altro nome.

• Spesso, la persona attribuisce i propri sintomi a malattie fisiche, a farmaci, allo stress. A volte non è

in grado di focalizzare l’attenzione sui sintomi veri e propri, o li dissimula perché non vuole

parlarne, si vergogna o non li ritiene importanti. Molto frequentemente le persone attribuiscono i

sintomi psicopatologici, come lo stato di tensione, il calo dell’umore e così via, a delle malattie

fisiche, al dolore, a farmaci che sono stati assunti anche per brevi periodi o generalmente allo

stress. È molto difficile riuscire a focalizzarsi con queste persone sui sintomi psicopatologici,quando

quello che viene avvertito è la sintomatologia fisica (il mal di testa, il mal di stomaco, la tensione

muscolare e così via).

• In questi casi, sarà necessario tornarci sopra a più riprese

È vero che, normalmente facciamo altri accertamenti, in presenza di una improvvisa cefalea, non

recede con alcuni antidolorifici, si può pensare ad un esordio depressivo, ma se avesse un tumore

cerebrale, la depressione può aspettare e bisogna fare subito una risonanza. È anche vero, però, che a

volte è difficile, semplicemente con un colloquio, riuscire a disincastrare l’attenzione della persona dai

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 0fiorina990ca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psichiatria e psicopatologia per lo sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Mura Gioia.
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