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Appunti di Psichiatria

Appunti di psichiatria basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Elisei dell’università degli Studi di Perugia - Unipg, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in Filosofia e scienze e tecniche psicologiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psichiatria docente Prof. S. Elisei

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DISTURBI DELL’AFFETTIVITA’

Affettività:

capacità o disponibilità individuale a provare emozioni-sentimenti di significato, durata, intensità e tonalità assai

variabili in risposta a eventi della realtà esterna ed interna.

La risposta emozionale differisce nel singolo individuo.

In base alla durata e modalità di insorgenza possiamo distinguere:

- Emozione: stati affettivi intensi, di breve durata, a rapida insorgenza e a rapido declino, accompagnati da

manifestazioni somatiche, reattive ad eventi esterni o interni.

- Sentimenti: stati affettivi stabili, duraturi, diretti verso persone, situazioni, scopi e oggettivi. Si mantengono a

lungo motivando o favorendo decisioni e comportamenti congrui al sentimento provato.

- Umore: stato affettivo basale, abituale, caratteristico e tipico di una persona che influenza l’esistenza del

comportamento.

DEPRESSIONE

v

Definizione:

abbassamento del tono dell’umore, sentimento soggettivo di tristezza per un periodo di tempo prolungato.

- Incapacità di provare piacere

- Ritiro sociale

- Assenza di motivazioni, ridotta tolleranza alle frustrazioni

- Alterazioni neurovegetative, tutta una serie di disturbi somatici che possono essere anche l’espressione di

disagi dell’umore (perdita della libido, perdita o aumento di peso – anoressia o iperfagia, scarsa energia,

facile affaticabilità, anomalie del ciclo mestruale, disturbi del ciclo-sonno, variazioni dei sintomi nella

giornata).

Si è parlato di melanconia, depressione endogena, di depressione reattiva, nevrosi depressiva, di depressione

mascherata, di depressione senile, di depressione organica, di depressione atipica, di valenze ciclotimiche ecc.

L’umore depresso è mascherato da sintomi somatici.

Sfumature del tono dell’umore:

- Disforia: alterazione affettività in cui esiste un’aumentata tendenza al malumore, irritabilità e pessimismo. Si

osserva non solo in corso di stati depressivi, ma anche di altre sindromi (psicorganiche, dissociative ecc.)

- Dissociazione affettiva: l’affettività, le manifestazioni affettive del soggetto non sono più congrue, adeguate a

quelle che sono le situazioni.

- Paratimia: manifestazione affettiva, non soltanto inappropriata ma addirittura di segno opposto rispetto a

ciò che la situazione richiederebbe (ad es. il paziente si mette a ridere a una notizia triste).

- Atimia o anaffettivià: indifferenza, affettività piatta, scarsamente modulabile; si ha l’impressione che il

soggetto non dia molta importanza a ciò che accade intorno a lui, mancanza di risonanza affettiva.

- Paura, ansia e correlati somatici: la paura si accompagna ad una serie di manifestazioni a livello somatico, c’è

tachipnea, tachicardia, tensione muscolare. Questi correlati somatici della paura hanno un significato

finalistico, servono cioè a preparare il soggetto alla lotta o alla fuga. Nell’ansia questi correlati perdono il loro

significato finalistico, non sono utili, anzi essendo percepiti dal soggetto creano ulteriore allarme, stabilendo

così dei circoli viziosi.

- Anedonia: perdita di interesse e di capacità di provare piacere per attività ad eventi, scopi usualmente

piacevoli.

ANSIA

v

è una condizione emozionale particolare caratterizzata da uno stato di apprensione, disagio, aumento della tensione

fisica e psichica, preoccupazione, stato di attesa, senso di anticipazione del pericolo, senso di paura e ridotto senso di

controllo da parte del soggetto. È un timore che nasce in assenza di un pericolo oggettivo.

È una reazione universale, primitiva e aspecifica.

Ansia normale: risposta adeguata di fronte a situazioni oggettivamente traumatizzanti consente di mettere in atto

comportamenti adattativi utili a superare e/o controllare un pericolo reale. Come tutte le cose se supera un certo

livello, invece di aiutare danneggia la persona.

L’ansia è anche un segnale. L’ansia, come l’umore, prima di diventare una malattia è un segnale. È un sistema di

allarme che ci segnala qualcosa.

Ansia patologica: è quando supera un certo livello.

- Ansia libera, stato di paura generalizzato

- Ansia anticipatoria, stato di allarme che precede un avvenimento ben definito

- Ansia generalizzata 9

Attacco di panico: episodio di ansia e terrore a sviluppo improvviso, di durata circoscritta nel tempo, accompagnato da

manifestazioni somatiche.

FOBIA

v

È persistente, immotivata ed esagerata paura per situazioni, oggetti, animali o persona. È abnorme per intensità e

durata ed inadeguata rispetto allo stimolo.

IPOCONDRIA

v

Esiste una major e una minor

MANIA O UMORE IPERTEMICO

v

Esaltazione del tono dell’umore caratterizzato da euforia prevalenza di sensazioni piacevoli spesso accompagnato da

agitazione, iperattività, ipersessualità,. A seconda dell’entità del disturbo si disinguono in: ipomania e mania.

È l’opposto della depressione. [22/11/2017]

LE EMOZIONI NELL’EPOCA DIGITALE

La tecnologia digitale ha reso più facole e comoda la vita dell’uomo o sta sconvolgendo la sua mente?

Il comportamento dell’uomo è la sintesi tra la propria biologia, psicologia e l’ambiente in cui si trova ad operare.

L’esistenza di ciascuno è dunque il risultato dell’incontro del proprio Io con le condizioni in cui vive, legato alle cose e

alle persone con cui si stabiliscono legami o anche soltanto rapporti fugaci.

‘’Esistenze nuove’’ (rispetto al passato), poiché cambia l’ambiente in cui l’uomo si è posto.

L’ambiente, inteso sia fisicamente sia come relazioni interumane, si lega alla plasticità del cervello alla sua possibilità

di strutturarsi sulla base dell’esperienza e dunque sul flusso stesso dell’esistere.

L’uomo storico è una combinazione tra l’uomo ‘’nudo’’ e quello ‘’vestito’’ dell’apprendimento e dell’esperienza.

La tecnologia può entrare in noi:

- Condizionarci

- Renderci diversi, modificandoci

Quando parliamo di tecnologia, ci si riferisce al concetto tecnologico, all’atteggiamento ‘’tutto e subito’’. Questo, se è

funzionale alla tecnologia, non è funzionale ad un certo stile di vita umano, che diventa un impedimento per un sano

sviluppo della mente.

LA FENOMENOLOGIA DELLE EMOZIONI

È universalmente noto che noi conosciamo le cose non solo con la ragione astratta e calcolante ma anche con le

ragioni del cuore.

L’orizzonte delle conoscenze emozionali, ci consente di cogliere il senso di ciò che ‘’l’Io’’ e ‘’l’altro’’ prova e rivive.

La relazione viene prima dell’Io.

Le emozioni, i sentimenti, ci fanno conoscere cosa c’è nel cuore dell’immaginazione nostra e degli altri-da-noi.

Nella loro incandescenza, ma anche nella loro vulnerabilità e fragilità, le emozioni sono portatrici di conoscenza e di

metamorfosi.

Le emozioni sono molteplici nelle loro connotazioni tematiche, ma l’elemento comune a ciascuno di esse è il fatto che:

- Ci portano fuori dai confini del nostro Io

- Ci mettono in contatto con il mondo (delle cose e delle persone)

La misura dell’intenzionalità e della intensità di questo mettersi in relazione con se stessi e con l’altro può cambiare in

ogni condizione emozionale.

Non esiste perciò una misura assoluta o naturale delle emozioni.

Ci sono emozioni (stati d’animo) nelle quali la vita interiore di ciascuno di noi è riempita; ad es. di gioia e letizia o di

tristezza e malinconia. Però una serie di emozioni, si indirizzano verso l’altro, per es. la gioia può essere vissuta

singolarmente, ma è anche un qualcosa che io condivido con qualcuno.

Oggi la tendenza di un certo tipo di relazione porta a un qualcosa di non in sintonia.

Ci sono emozioni che si indirizzano fatalmente verso gli altri-da-noi e che di questa relazione si nutrono.

L’UOMO E LA TECNOLOGIA

La tecnologia, intesa come:

Universo dei mezzi, che ne compone l’apparato tecnico

Ø La razionalità che presiede al loro impegno

Ø 10

Rappresenta l’esempio più recente e anche il più sconvolgente, di un impatto sulla nostra esistenza talmente forte da

farci parlare di vita digitale.

Il rischio è che noi nel momento in cui esprimiamo il nostro sentimento attraverso la tecnologia, il sentimento non è

vissuto, ma rappresentato.

Quindi che noi ci rapportiamo all’altro, prevalentemente attraverso strumenti, e quindi rappresentiamo un

sentimento e una persona, ma non viviamo questo, non siamo più noi, e ne l’altro ne noi sappiamo più chi siamo.

Il rischio è che magari quando ho un’esperienza reale, di fronte a una situazione di relazione, è che non riesco a

trovare gli ‘’strumenti’’ per far fronte a questa situazione. Il rischio è o affrontare questo con lo ‘’sballo’’ o rinchiudersi

dentro sé.

Oggi non mancano le risposte, mancano le domande. La tendenza di questa vita, è che siamo pieni di risposte, ma

ormai le domande non vengono più fuori; la preoccupazione è che la generazione che cresce ha una scarsità di

domande da porsi, non ci si domanda su quello che si fa, ma si agisce, questo perché si richiede un atteggiamento

tutto e subito.

Il dubbio è fondamentale per la crescita, solo che oggi è visto quasi come una ‘’depressione’’.

Un certo tipo di cultura è esageratamente spostata in un atteggiamento che può generare tratti psicopatologici, e

quando va bene si compensano, mentre quando va male si va in quella direzione.

La tecnica non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime: la tecnica funziona.

Più preoccupante è che l’uomo non è affatto preparato al radicale mutamento del mondo e al confronto adeguato con

ciò che sta realmente emergendo.

Si determina per la prima volta nella storia dell’uomo la possibilità per l’individuo di entrare in rapporto con altri

individui senza che ciò comporti un qualsiasi legame di natura personale.

Questa situazione provoca delle modificazioni nel fare relazione ed esperienza.

I mezzi di comunicazione non hanno alcun bisogno di falsificare la realtà, perché ci esonerano dall’esperienza diretta;

ci mettono in rapporto non con gli eventi reali, ma con la loro rappresentazione.

In questo modo l’informazione diventa un codice e un valore; criterio per interpretare la realtà; modello che induce i

nostri giudizi e comportamenti.

In questo monologo collettivo l’esperienza della comunicazione crolla, perché è abolita la differenza specifica tra le

esperienze personali reali nel mondo che sono alla base di ogni bisogno comunicativo.

In questa ‘’comunicazione’’:

- Chi ascolta sente le stesse cose che egli stesso potrebbe tranquillamente dire

- Chi parla dice le stesse cose che potrebbe ascoltare da chiunque

La crescita avviene attraverso il confronto, attraverso lo scambio, ora abbiamo un’omologazione del pensiero.

Il rischio è che oggi i mezzi di comunicazione non sono più semplici ‘’mezzi’’ a disposizione dell’uomo ma:

Intervengono sulla modalità di fare esperienza

Ø Gli stessi mezzi diventano egli stessi fini

Ø

L’omologazione di un certo tipo di atteggiamento porta a venir meno alla differenza che c’è tra interiorità ed

esteriorità. Tendo ad avere una visione del mio mondo interiore simile a quello esteriore.

Oggi dobbiamo essere un po’ maniacali, se non siamo così non rappresentiamo il sentimento culturale che c’è e

l’autostima cala e tendo ad isolarmi.

In questo mood ‘’l’anima individuale’’ viene progressivamente privata delle sue facoltà emotive e rischia di essere

‘’depsicologizzando’’, siamo tendenzialmente più sull’aspetto che non bisogna prendere in considerazione l’emozioni

perché queste potrebbero ostacolarci.

Viviamo in un’epoca dominata da quello che Spinoza chiamava le ‘’passioni tristi’’: un senso pervasivo di impotenza e

incertezza che porta a racchiudersi in noi stessi.

Abbiamo infatti un diffuso malessere esistenziale, che il progresso delle scienze non riesce a dissipare ‘’le tenebre

dell’incertezza’’.

La paura è che questa società renda sempre più inutile l’uomo riducendolo a semplici dita che digitano.

Il fare tecnologico deve rientrare dentro un senso umano di agire.

Accanto a questo ci deve essere la componente relazionale, ci devono essere dei punti di incontro.

DISTURBI DELLA COSCIENZA

Che cosa è la coscienza?

Può indicare:

• Un sistema di valori morali

• Un particolare sensibilità ad alcuni temi

• Un comportamento scrupoloso 11

• L’approccio alla realtà

• La capacità di introspezione

• L’animo umano nella sua totalità

• Ecc.

La coscienza può essere considerata lo stato di:

- Consapevolezza di sé stessi

- Del proprio mondo interno

- Del proprio corpo

- Dell’ambiente esterno

È la consapevolezza in quel dato istante che fa riconoscere il continuum della vita mentale e della realtà.

L’attività della coscienza garantisce la possibilità di processi di giudizio.

Le dimensioni della coscienza sono:

- Vigilanza: facoltà di rimanere deliberatamente svegli; è fluttuante ed è favorita dall’interesse, dall’ansia, dalla

paura, dalla gioia e da adeguati stimoli ambientali

- Lucidità: capacità di dirigere l’attenzione su contenuti chiaramente delineati e ovviamente presuppone la

vigilanza

- Coscienza di sé: capacità di avere esperienza e consapevolezza di sé stessi in uno stato di veglia completa e di

lucidità

si distinguono:

1. Disturbi dello stato di coscienza

2. Disturbi della coscienza dell’io

1) DISTURBO DELLO STATO DI COSCIENZA

Si analizza:

• Ampiezza del campo di coscienza: numero di contenuti consapevoli presenti in quel momento

• Lucidità dello stato di coscienza

• Orientamento nel tempo

Lo stato di coscienza rappresenta l’insieme di quei processi psichici che in quel determinato momento la persona vive.

ALTERAZIONI QUANTITATIVE DELLO STATO DI COSCIENZA:

La coscienza può essere considerata un continuum della piena consapevolezza fino al coma.

AMPLIAMENTO DELLO STATO DI COSCIENZA

v

condizione di aumentata consapevolezza in cui esiste una sensazione di più ricca percezione, di maggiori capacità

intellettive e mnestiche. Si può verificare in condizioni psicoterapeutiche, in stati tossici indotti da psicostimolanti e in

episodi maniacali.

DIMINUZIONE DELLO STATO DI COSCIENZA

v

in senso progressivo troviamo: obnubilamento del sensorio – torpore – sopore – coma

sono gli estremi di questo continuum dei disturbi quantitativi in senso di diminuzione dello stato di coscienza.

2) DISTURBI DELLA COSCIENZA DELL’IO

È il modo in cui l’io prende coscienza di sé stesso.

DEPERSONALIZZAZIONE

v

Cambiamento peculiare nella coscienza dell’io caratterizzato da una sensazione soggettiva di irrealtà e di estraneità da

se stessi, si distingue:

- Autopsichica: il sentimento di estraneità riguarda il proprio pensiero

- Somatopsichica: il cambiamento riguarda il corpo o parti di esso

Se non è un’anticipazione ad un delirio, è anche un problema che riguarda l’ansia.

DEREALIZZAZIONE

v

Sentimento di estraneità viene riferito nei confronti del mondo esterno. Sensazione di essere estraneo, non tanto di

non sentirmi più io, ma di non sentirmi più realizzato in un contesto.

Queste due sensazioni possono rappresentare un particolare sentimento interno della persona. Fanno parte anche

della ‘’normalità’’ con presenza elevata di stress. 12

[27/11/2017]

SFERA PERCETTIVA

Che cosa è la percezione?

È un processo che ci fa percepire l’informazione dal mondo esterno. È un processo psichico complesso che prende

avvio dalle sensazioni ricevute dai recettori sensoriali ed elabora e interpreta i dati provenienti dal mondo esterno. È

la capacità di sintetizzare le varie informazioni che i diversi sensi ci comunicano e di organizzarle in modo da portele

interpretare.

Organizzazione immediata, dinamica e significativa delle informazioni sensoriali, corrispondenti a una data

configurazione di stimoli delimitata nello spazio e nel tempo.

I sistemi sensoriali analizzano le proprietà fondamentali.

Percepire vuol dire assegnare un significato agli stimoli provenienti dagli organi di senso e attribuire loro proprietà

fisiche: nitidezza ad un’immagine, grandezza ad un oggetto, chiarezza ad un suono, ecc.

ALTERAZIONI E DISTURBI DELLA PERCEZIONE

Le capacità sensoriali percettive possono essere alterate da:

- Fatica

- Condizioni psicologiche

- Danni al SNC

- Sostanze psicoattive

- Disturbi psichici e psicopatologiche

Ci sono:

a) Disturbi quantitativi della percezione

b) Disturbi qualitativi della percezione: eritropsia, zantopsia, micropsia, macropia, illusione, paraeidolia

a) Disturbi quantitativi

IPERESTESIA

v

amplificazione soggettiva dell’intensità sensoriali. I suoni sono percepiti più forti, i colori più vivaci e luminosi ec. Può

verificarsi in situazioni patologiche diverse:

- Stati confusionali di varia origine e intensità

- Psicosi acute

- Prima di un attacco epilettico

- Intensi stati emotivi

IPOESTESIA

v

diminuzione soggettiva dell’intensità degli stimoli sensoriali in assenza di lesioni degli organi di senso: rumori, colori

ecc.

Più frequentemente si osserva in corso di sindromi schizofreniche o nella melanconia (il depresso può facilmente

avvertire il mondo come grigio e senza senso, i cibi insipidi ecc.)

b) Disturbi qualitativi

ERITROPSIA

v

alterata percezione del colore degli oggetti che appaiono improvvisamente colorati prevalentemente in rosso.

Si può osservare in:

- Stati tossici da farmaci ma soprattutto da allucinogeni

- Lesioni dell’apparato oculare o della regione temporo-parieto-occipitale

- Dopo un intervento di cataratta

- Dopo un abbaglio improvviso

XANTOPSIA

v

alterata percezione degli oggetti che appaiono improvvisamente colorati in giallo.

MACROPSIA

v

alterata percezione degli oggetti che appaiono improvvisamente più grandi di quanto essi siano. Si possono osservare

in: - Lesioni dell’apparato oculare o della regione tempo-parieto-occipitale

MICROPSIA

v

alterazione della percezione degli oggetti che appaiono improvvisamente più piccole di quanto non siano. 13

Si può osservare in:

- Lesioni dell’apparato oculare o della regione temporo-parieto-occipitale

In rari casi sono state osservate allucinazioni ‘’microzooptiche’’.

PARAEIDOLIA

v

Elaborazione percettiva di stimoli sensoriali che vengono strutturati in formazioni illusionali nitide e con carattere di

corporeità. I dati sensoriali cioè vengono completati a livello di elaborazione percettiva con una grande quantità di

elementi intrapsichici ridotti.

ILLUSIONE

v

le illusioni sono percezioni nelle quali un oggetto reale è percepito in maniera errata. L’oggetto è presente, ma la

percezione dell’oggetto non è corretta. Non è necessariamente un fenomeno patologico. Quando l’illusione assume

carattere assurdo siamo nel patologico; per esempio i falsi riconoscimenti di soggetti confusi, di alcuni schizofrenici.

Illusione: presenza di un oggetto percepito in modo distorto.

Vi sono illusioni del tutto fisiologiche.

• Caratteristica dell’illusione è la possibilità di correzione più o meno immediata dell’errore percettivo con

conseguente passaggio ad una percezione corretta della realtà

ALLUCINAZIONE

v

si intende per allucinazione una percezione in assenza di oggetto o di stimolo adeguato.

Il soggetto percepisce, in realtà, un qualcosa che non esiste.

La persona si dice che ha un’allucinazione nel momento che percepisce qualcosa che non esiste; a differenza

dell’illusione non mantengo la capacità critica. Qualsiasi sforzo che facciamo per modificare la percezione alterata, è

vano.

Richiama il pensiero del delirio, è una convinzione immodificabile dal punto di vista del pensiero.

Distinguiamo diversi tipi di allucinazione:

- Innanzitutto alcune allucinazioni sono fisiologiche, non necessariamente espressione di un fenomeno

patologico; classica allucinazione fisiologica sono i sogni;

- Altre allucinazioni fisiologiche sono allucinazioni ipnagogiche: sono delle percezioni visive e uditive che si

possono manifestare in soggetti normali al momento di addormentarsi

Le allucinaizoni variano a seconda della:

- Modalità sensoriale

- Grado di complessità

- Localizzazione (dentro o fuori dal corpo)

- Grado di convinzione circa il suo essere reale

- Influenza sul comportamento

ALLUCINOSI

v

si intende una allucinazione del cui carattere patologico il soggetto è cosciente. Il soggetto pur avendo questa

percezione in assenza di stimolo è in grado di distinguerla dalle altre percezioni reali. Abbiamo, ancora, le allucinazioni

dei centri corticali di percezione.

Uno dei disturbi delle allucinazioni sono classiche del mondo schizofrenico.

Tra le allucinazioni più diffuse della schizofrenia sono le allucinazioni uditive e visive. La persona sente delle voci che

gli dicono di fare delle determinate cose.

DISTURBI DELL’INTENSITA’ DELLE PERCEZIONI

Ø

- Ipo/iperestesia: diminuzione/amplificazione dell’intensità degli stimoli in assenza di lesioni agli organi di

senso;

FALSE PERCEZIONI

Ø

- Illusione: alterata interpretazione di stimoli sensoriali reali che comporta la percezione di un oggetto

differente da quella reale;

- Allucinazione: percezione senza oggetto, con carattere di corporeità;

- Pseudo-allucinazione: percezione avvertita nello spazio soggettivo interno senza una collocazione esterna;

- Allucinosi: percezione allucinatoria di cui il soggetto è in grado di riconoscere la natura patologica non

accettandola come percezione reale.

DISTURBI DELL’INTELLIGENZA 14

Definizione:

il costrutto di intelligenza è molto complesso, esistono diverse teorie relative all’intelligenza, pertanto la definizione di

intelligenza non è univoca, esistono tantissime definizioni provenienti dal senso comune, da medici e psicologi, dagli

studiosi di intelligenza artificiale. Queste definizioni si diversificano sulla base degli aspetti che vengono evidenziati,

sulla base delle teorie di riferimento. L’intelligenza significa leggere dentro, comprendere la realtà in profondità.

che cosa è l’intelligenza?

È la capacità di produrre un comportamento adattivo e funzionale al raggiungimento di uno scopo. Un

comportamento che affronti con successo le sfide dell’ambiente e che permette di realizzare gli scopi prefissati.

Capacità di attuare un comportamento che permetta di risolvere con successo le sfide (soluzione di problemi)

proposte dall’ambiente (adattamento) e di raggiungere gli scopi prefissati (definizione di obiettivi).

È la capacità generica (disposizione, attitudine, modalità di efficienza o abilità) di utilizzare, in modo adeguato allo

scopo, tutti gli elementi del pensiero necessari a riconoscere, impostare e risolvere adeguatamente nuovi problemi.

In quest’ottica l’intelligenza può essere definita come la capacità di capire, richiamare alla memoria, mobilizzare ed

integrare costruttivamente apprendimenti precedenti, quando si è posti davanti a nuove situazioni.

Noi non possiamo delineare una problematica così complessa con un numero equivalente al QI.

Gardner, intelligenza multipla:

- Linguistica

- Musicale

- Logico-matematica

- Spaziale (percepire forme in diversi contesti)

- Corporeo-cinestetica (usare il corpo per i fini espressivi e pratici)

- Intrapersonale (capire se stessi e i propri sentimenti)

- Interpersonale (comprendere le intenzioni altrui e influire su di essi)

L’intelligenza può essere definita come la capacità di cogliere i nessi tra i vari momenti dell’esperienza, è un:

- Processo attivo legato al funzionamento del SNC

- Basato sulla capacità di trasformare la realtà in rappresentazioni mentali, stabilendo rapporti sempre più

complessi ed astratti

- Connesso con aspetti emotivi ed affettivi (integrazione tra conoscenza e affettività)

INTELLIGENZA EMOTIVA

Gli ambiti in cui l’intelligenza emotiva si esplica sono:

- Capacità di insinght: conoscere le proprie emozioni, cioè autoconsapevolezza emotiva e capacità di auto-

osservazione

- Controllo e regolazione delle emozioni: appropriatezza nell’espressione e nel vissuto emotivo. Evitare il

‘’sequestro emotivo’’ (essere dominati dalle emozioni)

- Capacità di sapersi motivare e quindi costruire strategie congrue al raggiungimento delle proprie mete

- Capacità di tollerare le frustrazioni e di posporre le gratificazioni

- Capacità empatica: riconoscimento e partecipazione, qualitativa ma non quantitativa, delle emozioni altrui

- Capacità di gestione delle relazioni sociali fra individui e nel gruppo.

IL SE’ IL SOCIALE

AUTO-CONSAPEVOLEZZA CONSAPEVOLEZZA SOCIALE

RICONOSCIMENTO Auto-coscienza emotiva Consapevolezza organizzativa

Auto-valutazione accurata Orientamento al servizio

Auto-gestione Gestione delle relazioni

REGOLAZIONE Affidabilità Leadership ispirata

Coscienziosità Saper sviluppare l’influenza degli

Adattabilità altri

Capacità di raggiungere gli obiettivi Saper costruire legami

Spinta al successo Capacità di lavoro di gruppo e di

Capacità di iniziativa collaborazione

Intelligenza emotiva: consapevolezza di sé, gestione delle emozioni, benessere interiore, automotivazione, empatica

– percepita.

Intelligenza relazionale: attenzione all’altro, adattamento del proprio stile comunicativo, relazioni efficaci, empatiza –

espressa.

Le due si intrinsecano.

Come si misura l’intelligenza? 15

Lo scopo principale dello studio dell’intelligenza in campo psicologico consiste nel misurare, e conseguentemente

spiegare, le differenze individuali nelle capacità intellettive.

• L’intelligenza, non osservabile direttamente, quindi per misurarla è necessario fare riferimento a

comportamenti osservabili che permettono di quantificare l’intelligenza. Chiaramente questi comportamenti

vengono osservati in risposta a situazioni create ad hoc che non sono altro che i test, gli strumenti più diffusi

per misurare l’intelligenza.

• Esistono tanti strumenti per valutare l’intelligenza, tali strumenti sono stati creati in relazione alle teorie di

riferimento relative all’intelligenza.

Concetto di test: valore numerici in relazione alla media, che diventa standardizzato. Standardizzazione: procedimento

per stabilire le norme di riferimento.

La formula per calcolare il QI è QI= EM/EC x 100

Nella psicopatologia della funzione intellettiva si annoverano:

- Le conseguenze della mancata acquisizione di un’organizzazione strutturale e funzionale;

- Le conseguenze della sua disorganizzazione

Rispetto a livelli già raggiunti di buon funzionamento intellettivo.

ALTERAZIONE DELL’INTELLIGENZA CAUSATE DA UN DANNO ORGANICO CEREBRALE

RITARDO MENTALE

v

Funzionamento intellettivo globale al di sotto della media (prendendo in considerazione valori di riferimento del QI),

che si manifestano precocemente nel bambino nel corso dello sviluppo (esordio prima dei 18 anni) e che comporta

delle importanti limitazioni nelle capacità di adattamento (efficienza, indipendenza, responsabilità) valutati in

relazione all’età, al livello culturale e all’ambiente sociale.

Spesso l’insufficienza mentale si associa a:

- Patologie intrinseche

- Neuropsicologiche

- Manifestazioni psicopatologiche (aggressività, scarso controllo degli impulsi, alterazioni affettive e percettive)

Il ritardo mentale è distinto in quattro stadi di gravita correlati al QI del soggetto:

- Ritardo mentale lieve: QI da 50-55 a 70, rappresenta l’85% di tutti i ritardi. Riguarda individui pressoché

autosufficienti che possono vivere da soli e che necessitano soltanto di un minimo sostegno sociale.

- Ritardo mentale moderato: QI da 35-40 a 50-55. Queste persone possono svolgere un lavoro e avere cura di

sé stessi, ma hanno bisogno di un ambiente protetto.

- Ritardo mentale grave: QI da 20-25 a 35-40. Le limitate capacità di comunicazione e della cura di sé

necessitano di un’assistenza continua.

- Ritardo mentale gravissimo: QI inferiore a 20-25. Si tratta di soggetti con gravi patologie organiche.

DEMENZA

v

È il deterioramento progressivamente ingravescente di più funzioni cognitive già formate (fasica, gnosica, pratica) che

coinvolge:

- Memoria, con conseguente compromissione:

- Socio-lavorativa

- Deficit comportamentale delle altre funzioni psichiche (disturbi dell’umore, dell’attenzione, della

psicomotricità, della comprensione, della critica e del giudizio nonché modificazioni della personalità)

La demenza va distinta dal processo di invecchiamento fisiologico. Quest’ultimo è dovuto al progredire dell’età in

senso sia cerebrale che mentale ma non sembra che comporti una riduzione del continuum esistenziale, biologico,

psichico e sociale dell’uomo.

Nella demenza la compromissione cognitiva può esordire in modo subdolo e seguire un andamento di tipo:

- Lineare e continuo (come nella malattia di Alzheimer)

- Progredire secondo tappe successive di incremento del deficit, il cosiddetto deterioramento a gradini (come

nella demenza multifattoriale)

PSEUDO DEMENZA

v

Stato transitorio di regressione dei livelli cogniti, precedentemente acquisiti, che può verificarsi in particolar modo, in

corso di disturbi dell’umore o d’ansia. 16

Nell’anziano ripetuti episodi depressivi di tipo pseudodemenziale possono portare gradualmente ad un effettivo e

progressivo deterioramento cognitivo.

VOLONTA’ E PSICOMOTRICITA’

VOLONTA’

v

Facoltà di decidere consapevolmente il proprio comportamento per raggiungere un determinato fine. L’atto di volontà

ha quindi un obiettivo conscio, la consapevolezza dei mezzi utili al suo raggiungimento e delle sue conseguenze.

Le alterazioni psicopatologiche della volontà più rilevanti e frequenti sono:

- Abulia: riduzione dell’attività e dei comportamenti motivati accompagnati quindi da un diminuito impulso ad

agire e a pianificare l’azione

- Apatia: riduzione o assenza di reazioni e di risposte di qualunque tipo agli stimoli esterni: si associa spesso

all’abulia; si trova nei disturbi depressivi maggiormente nelle schizofrenie

- Adinamia: perdita di energie, forza e spinta

IL COMPORTAMENTO PSICOMOTORIO

v

- L’espressione (mimico, gestuale ecc.) della vita di relazione e del mondo affettivo-pulsionale dell’individuo

- Rappresenta i molteplici aspetti della vita psichica (impulsi, motivazioni, scopi, istinti, bisogni, desideri,

sentimenti) con cui è sempre in stretta correlazione

È un’attività diretta a un fine o al soddisfacimento di un bisogno determinata da un’attivazione indotta da uno stato

fisiologico interno, da uno stimolo esterno o da una rappresentazione derivante dall’apprendimento dall’esperienza.

Il comportamento umano è una realtà complessa caratterizzata dall’integrazione di diverse funzioni di volontà, attività

e motivazione.

ALTERAZIONI QUALITATIVE

v

- Impulso: è un atto o una spinta non programmata ad agire, è un atto incoercibile, verbale o fisico non

finalizzato a un determinato scopo.

- Acting out: è la messa in atto impulsiva di desideri o fantasia inconsce al fine di evitare affetti dolorosi

- Raptus: è un impulso rapido ed improvviso che conduce il soggetto, non cosciente, a compiere azioni

perlopiù violente o aggressive

- Eccitamento o agitazione psicomotoria: aumento dell’attività psicomotoria che può manifestarsi con diverse

modalità, irriquietezza motoria di vario grado, attività fisica incordinata, eccessiva produttività verbale e

aggressività associata. Si può ritrovare nella mania, negli stati confusionali (sindromi tossiche, quadri

psicoorganiche ecc) associa ad elevata aggressività fino ad arrivare a vere e proprie crisi pantoclastiche.

- Rallentamento psicomotorio o Acinesia: diminuzione dell’attività motoria (lentezza nelle azioni) dell’attività

cognitiva spesso associata ad un rallentamento del pensiero. Tipica della malattia depressiva grave, si ritrova

anche in sindromi schizofreniche e psicorganiche.

- Stupor o Arresto psicomotorio: manifestazione più grave del rallentamento psicomotorio, consiste in uno

stato di immobilità in cui il soggetto non risponde agli stimoli pur presentando uno stile di coscienza vigile. Si

associa a mutacismo, alterazione del controllo degli sfinteri (incontinenza/rintenzione) e rifiuto del cibo

- Catatonia: stato di arresto psicomotorio caratterizzato da un aumento del tono moscolare a riposo con

tensione persistente di alcuni gruppi muscolari e con l’assunzione di atteggiamenti imposti, inappropriati e

bizzarri

- Catalessia: stato di immobilità senza reazioni né resistenza plastica ai movimenti passivi; ciò permette di far

assumere al soggetto posizioni corporee, anche scomode che vengono mantenute per lungo tempo. È

presente nella schizofrenia

- Cataplessia: caduta a terra del paziente causata da un’improvvisa e rapida riduzione o perdita del tono

muscolare antigravitario. Si ritrova nella narcolessia, in particolari razioni di stress e nella schizofrenia

- Astasia, abasia: grossolana alterazione dell’equilibrio non giustificato da alcuna lesione organica. La

deambulazione è alterata e bizzarra a causa dell’incapacità di mantenere la stazione eretta. È considerata un

sintomo da conversione nell’isteria

- Acatisia: sensazione soggettiva di irrequietezza motoria, il paziente sente la necessità di muoversi di

continuo. Si verifica in corso di disturbi ansiosi, è anche un comune effetto collaterale dei farmaci

neuroelettrici

- Movimenti coreici: sono involontari, aritimici ed irregolari, cambiano ampiezza e sede e riproducono

l’abbozzo di un movimento intenzionale o mimico ma senza alcuna finalità. Sono presenti a riposo e si

accentuano durante un atto motorio volontario

- Tic: movimenti involontari che interessano gruppi di muscoli sinergici in più parti del corpo, soprattutto al

livello del volto o del collo. Sono bruschi, stereotipati e iterativi. Mimano movimenti volontari pur essendo 17

afinalistici; scompaiono nel sonno e sono facilitati dalle emozioni, sono variabili nella loro manifestazione

clinica; possono avere periodi di remissione e di riacutizzazione e in parte possono essere controllati dalla

volontà

- Balbuzie: disturbo dell’articolazione della parola dovuto ad uno spasmo intermittente dell’apparato

fonatorio, per cui l’eloquio si presenta esitante, tronco o con ripetizioni. Tende ad accentuarsi in particolari

situazioni di impegno emotivo, mentre si attenua in circostanze in cui il linguaggio è automatizzato

- Tremore: oscillazione ritmica, involontaria che un segmento corporeo descrive intorno alla sua posizione di

equilibrio, dovuto alla contrazione alternante dei muscoli agonisti ed antagonisti. Può manifestarsi a riposo o

durante il mantenimento di posture

- Mioclonie: contrazioni muscolari rapidi e brevi, involontari che possono anche determinare uno spostamento

di un segmento corporeo. Possono essere bilaterali, sincroni e non isolate o a grappolo e sono più evidenti a

livello dei muscoli flessori degli arti e al volto. Sono frequenti nell’epilessia.

ALTERAZIONI QUANTITATIVE

v

- Negativismo: tendenza contraria, ossia una resistenza motoria e psichica a stimoli esterni (domande,

richieste, consigli). Distinguiamo un negativismo passivo, in cui il soggetto si oppone completamente

all’esecuzione di qualsivoglia movimento, e un negativismo attivo o contrario in cui si osserva l’esecuzione

dell’azione contraria a quella richiesta. Si riscontra nella schizofrenia, nella depressione grave e in sindromi

psicoorganiche

- Automatismo: il soggetto esegue in modo acritico qualunque tipo di richiesta, senza considerare il significato

o le conseguenze di tale azione. Spesso si associa ad un automatismo di imitazione che consiste nel:

- ecoprassia (ripetizione di movimenti/azioni di qualcuno senza richiesta),

- ecoladia (ripetizione di parole e frasi ascoltate),

- ecomimia (riproduzione della gestualità. L’automatismo è presente nella schizofrenia e in quadri psicorganici

- stereotipie: sono dei comportamenti motori, vocali, grafici, ripetuti anche per lungo tempo privi di

un’apparente significato o finalità. Si verifica di frequente nelle schizofrenie

- manierismi: sono espressioni mimiche o gestuali che possono ripetersi iterativamente, adeguati al significato,

ma compiuti in modo goffo, artefatto, esasperato

- bizzarrie: comportamenti stravaganti con significato allusivo e coinvolgente, nelle quali lo scopo e il senso del

movimento sono appena abbozzati. [28/11/2017]

I DISTURBI DELL’UMORE

CLASSIFICAZIONE DI KIELHOTZ

v

- Depressioni organiche (senile, arteriosclerotica, post-traumatica, epilettica, olifrenica)

- Depressioni sintomatiche (post-infettive, emodinamiche, endocrine tossiche)

- Depressioni involute

- Depressioni nelle psicosi schizofreniche

- Depressioni nelle psicosi maniaco-depressive (endogene)

- Depressioni neurotiche

- Depressioni da esaurimento

- Depressioni reattive

- Depressioni psicogene

Il concetto di endogeno richiama un qualcosa di intrapsichico, tutte quelle cose legate all’umore legate al carattere e

temperamento.

Quindi una prima divisione è tra endogeno e reattivo.

Psicogene e somatogene: la prevalenza di psicogeno è una modalità attraverso cui si esprime gli aspetti dell’umore

caratteristiche del carattere, la depressione somatogena esprime un linguaggio emotivo che avviene più attraverso il

corpo.

• Depressione a tipologia mascherata

• Equivalenti depressivi

Sono due concetti prevalentemente simili, si esprimono in un modo mascherato, esprime quel tratto somatogeno,

espressione di un disagio emotivo in un qualcosa che equivale alla depressione.

DISTURBI DELL’UMORE

• Disturbo depressivo maggiore

• Disturbo distimico

• Disturbo dell’umore dovuto a condizione medica 18

• Disturbo dell’umore indotto da sostanze

• Disturbo dell’umore NAS

• Disturbo bipolare

• Disturbo ciclotimico

DISTURBO DEPRESSIOVO MAGGIORE

v

1. Umore depresso per la maggior parte del giorno

2. Marcata diminuzione di interessi o piaceri

3. Significativa perdita o aumento di peso

4. Insonnia o ipersonnia

5. Agitazione o rallentamento psicomotorio

6. Faticabilità o mancanza di energia

7. Eccessivi sentimenti di autosvalutazione o di colpa

8. Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, indecisione

9. Pensieri ricorrenti di morte

- I sintomi causano disagio ciclicamente significativo

- I sintomi non sono dovuti all’effetto di una sostanza o di una malattia

Una delle situazioni che più lo irrita è sapere che i familiari dicono che non ci mette la buona volontà, e questa

mancanza è legata alla malattia. Questo aspetto della volontà non deve far dimenticare che dietro certe

manifestazioni depressive c’è un atteggiamento di de-responsabilizzazione, incapacità di assumere un atteggiamento

attivo nei confronti della vita. Spesso se non si affronta questo problema, non si riesce a superare questo aspetto, e

questi sono circa i percorsi che non vengono affrontati dal farmaco. C’è un vantaggio secondario per rimanere in

questa fase depressiva, che richiama un tratto del carattere passivo, che mettere in gioco sé stessi è fonte di stress.

I vantaggi legati ad aspetti concreti: c’è una disabilità molto forte legati ai disturbi dell’umore; quindi giorni di

malattia, sussidio anticipato, invalidità temporale, sono dietro a persone sia di età avanzata ma anche di giovani

adulti, quindi la malattia diventa una sorta di ‘’carta di identità’’, se non comprendiamo questo ci saranno delle

problematiche anche nell’approccio alla diagnosi.

La persona non migliora anche da un punto di vista farmacologico.

DISTURBO DELL’UMORE INDOTTO DA SOSTANZE

v

A. Domina il quadro clinico una alterazione dell’umore rilevante e persistente

B. È evidente da anamnesi, esame fisico o dati di laboratorio:

1. I sintomi di cui al criterio A sono insorti durante o entro un mese dall’intossicazione o astinenza da sostanze

2. L’uso del farmaco è eziologicamente correlato al disturbo

CRITERI PER IL DISTURBO DISTEMICO

v

A. L’umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, come riferito dal soggetto e osservato

dagli altri per almeno 2 anni

B. Presenza, quando depresso, di due o più dei seguenti sintomi:

1. Scarso appetito o iperfagia

2. Insonnia o ipersonnia

3. Scarsa energia o astenia

4. Bassa autostima

5. Difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni

6. Sentimenti di disperazione

È un umore variabile, non ha regolarità.

SPETTRO BIPOLARE

v

Si parla di spettro bipolare, una situazione variegata.

Bipolare di tipo 1: quando l’oscillazione dell’umore tra la depressione e maniacalità è legata ad aspetti grandi.

Bipolare di tipo 2: quando abbiamo un’oscillazione da tra ipomaniacalità e depressione maggiore

Bipolare di tipo 3: quando abbiamo un uso esagerato di antidepressivi che può generare questa bipolarità

Bipolare di tipo 5: ciclotimia, esprime l’oscillazione sia di ipomanicalità con depressione anche levie/medie

Temperamenti bipolari: ciclotimico, ipertimico, irritabile; ci possono essere delle tipologie che hanno un

atteggiamento caratteriela di un certo modo che non necessariamente è patologia.

Stati misti: mania disforica (irritabilità, ansia), stato depressivo misto, si riferisce a delle oscillazioni del tono

dell’umore con variazioni diverse a seconda della tipologia (rallentamento, iper-espressività emotiva). 19

SINDROME IPOMANIACALE

- Minore durata del sonno

- Aumento dell’energia

- Maggiore fiducia in sé stesso

- Maggior attività sociali

- Più spostamenti e viaggi

- Maggiore imprudenza al volante

- Spese eccessive

- Comportamento spregiudicato negli affari

- Aumento dell’attività lavorativa

- Maggiori progetti ed idee creative

- Minor timidezza, disinibizione

- Aumento dell’eloquio

- Maggiore impazienza o irritabilità

Attenzione facilmente distraibile

Ø Aumento degli impulsi sessuali

Ø Aumento del consumo di caffè e sigarette

Ø Aumento del consumo di alcool

Ø Comportamento esageratamente ottimista, francamente euforico

Ø Ilarità

Ø Rapidità del pensiero, idee improvvise

Ø

Questi sono tutti campanelli d’allarme; un fisiologico cambiamento dell’umore è normale.

DISTURBO CICLOTIMICO

A. Presenza per almeno 2 anni di numerosi episodi ipomaniacali e di numerosi episodi con sintomi depressivi

che non soddisfano i criteri per un Episodio Depressivo Maggiore

B. Durante questo periodo la persona non è mai stata senza i sintomi del criterio A per più di due mesi

dall’ultima volta

C. Durante i primi 2 anni di malattia non è mai stato presente un Episodio Depressivo Maggiore, Maniacale o

Misto

DEPRESSIONE

v

La depressione è quindi la normale oscillazione del tono dell’umore, si blocca stabilmente nell’area della tristezza.

Ci sono varie indagini, nella popolazione italiana si va verso il 10-12% della popolazione, dato sottostimato.

Nel mondo 1 persona su 4 ha avuto un problema di umore, quelle riconosciute sono quelle evidenti, il punto è che ci

sono una serie di dati che ci sono depressioni non diagnosticate, o persone che non cerano l’aiuto del medico.

Sia l’ansia che la depressione, sono segnali che devono essere colti.

Il concetto della perdita, o del cambiamento; bisogna cogliere quei segnali, quelle situazioni, che non è che non sono

così evidenti.

Mancato riconoscimento della depressione:

- Depressione conseguente a fatti ‘’comprensibili’’, lutto, perdita di lavoro ecc.

- I pazienti ignorano di essere depressi, magari dicono che hanno un altro problema, magari somatico; spesso

nascondono la depressione. Quando dicono i sintomi l’errore più grande di un medico è concentrarsi solo

sulla sintomatologia fisica

- Paura di essere ritenuti malati, è molto più diffusa di quanto si possa pensare, il pregiudizio e preconcetto,

‘’non si va dallo psichiatra perché senno siamo matti’’

- Preoccupazione per gli effetti collaterali dei farmaci

- Diagnosi errata di disturbi somatici

- Depressione sottovalutata in alcune malattie fisiche

Il farmaco non è il primo approccio, però è comunque un approccio da poter intraprendere.

FASI DELL’EPISODIO DEPRESSIVO

ESORDIO: graduale/brusco

PERIODO DI STATO:

- Quadro clinico uniforme

- Complicanze (TS, alcool, mediche)

- Durata variabile (6-8 mesi; 10-20% cronici 2 aa)

RISOLUZIONE: 20

- Scomparsa sintomi (graduale/brusca)

- Incompleta (sintomi residui)

FASI CLINICHE

Fase preclinica:

- Mantenimento, con sforzo, del precedente livello prestazionale

- Sensazione di emergenza permanente, ridotte capacità riflessive, difficoltà ad organizzarsi

- Resistenza a chiedere aiuto qualificato

- Conflittualità o evitamento dei rapporti interpersonali

- Disinteresse verso attività dei rapporti interpersonali

- Disinteresse verso attività considerate piacevoli, procrastinazione delle attività

- Sensazione minacciosa di sovvertimento interiore e di incapacità a padroneggiare il proprio funzionamento

Fase subclinica

Fase di stato:

- Notevole presenza di disturbi cognitivi ed affettivi ‘’coscienza dolorosa’’ di non potere più…

Fase di recupero soggettivo:

- Recupero di un equilibrio emotivo con deficit cognitivi residui

Fase di superamento critico:

- Ristrutturazione dell’esperienza aumento della plasticità di risposta agli stimoli ambientali

COMPLICAZIONE DELLA DEPRESSIONE

- Cronicizzazione: a volte la cronicità è un elemento che si confonde con il temperamento di base

- Sintomi psicotici

- Alcool e sostanze

- Idee di suicidio

- Non risposta a trattamenti

Non dobbiamo cercare di capire che cosa c’è dietro questo comportamento di non guarigione, la depressione è una

malattia che può e deve essere curata.

Nella depressione non c’è una frattura dell’Io, c’è solo una sofferenza da cui si può uscire.

Il depresso anche se non è psicotico, può arrivare ad avere dei deliri, deliri di rovina, di non riuscire più a superare le

cose, quindi può essere considerata come una complicazione della depressione.

L’alcool è uno dei primi antidepressivi, anche se oggi sta diventando un problema. A volte dietro l’alcool c’è una

‘’autocura’’, dietro lo sballo si nasconde un aspetto depressivo.

Disturbo ansioso/depressivo, il confine che distingue ansia da depressione a volte non è così netto, a volte la

sintomatologia ansiosa si sovrappone a quella depressiva, quindi si parla del disturbo ansioso/depressivo per dire che

ci sono entrambe:

- Sentimenti di perdita, inutilità e disperazione

- Paure ipocondriache

- Turbe dell’appetito e del sonno

- Riduzione di memoria e di concentrazione

Spesso non servono i farmaci per l’ansia, perché dietro non c’è un’ansia ma una depressione.

TRATTAMENTO DELLA DEPRESSIONE GERARCHIA DEGLI OBIETTIVI

È una piramide, e dalla base si parte:

- Riduzione dei sintomi

- Migliorare la qualità della vita

- Recupero della funzione sociale

- Guarigione

Bisogna guardare una fase per volta, non pensare subito alla guarigione e al recupero ma prima a far star meglio la

persona.

POSSIBILITA’ TERAPEUTICHE

- Farmacoterapia

- Psicoterapia 21

- Terapia combinata o sequenziale

- Ospedalizzazione

- Terapie sociali e gruppi Self-Help

La persona che sta al centro, il paziente, deve sapere che c’è tutta una rete connessa per essere aiutato, c’è il medico,

la famiglia, PSY (psicologo, psichiatra), l’associazione auto-aiuto, e tutte si devono aiutare a vicenda.

È chiaro che lo psicologo ha anche bisogno del farmacologo, come è chiaro che allo psichiatra serve l’aiuto dello

psicologo.

LO STRESS

Il termine ‘’stress’’ si ritiene nato nell’ambito delle scienze fisiche del XVII sec. Dagli studi di Hooke sulle relazioni tra le

strutture fisiche e la capacità di sopportare la pressione di un carico. La bontà di una struttura equivale alla capacità di

sopportare lo ‘’stress’’.

Resilienza: capacità della persona di far fronte alle cose.

I MODELLI DELLO STRESS

v

Le diverse definizioni di stress, come fenomeno dei nostri tempi, non rappresentano modelli alternativi, ma

rispecchiano il processo evolutivo di un fenomeno complesso:

• modello dello stimolo

Lo stress è qualcosa che ha luogo nell’ambiente e che pone una richiesta alla persona: carichi di lavoro e richieste

della famiglia, cambiamenti ecc.

Secondo questo modello, il concetto chiama in causa le fonti dello stress (richieste esterne): gli agenti stressanti.

• Modello della risposta

Quando adottiamo questa prospettiva facciamo riferimento all’esperienza provata dalla persona- il modello della

risposta riguarda le conseguenze delle richieste poste da particolari situazioni: si tratta di sintomi

comportamentali, emozionali e fisici.

• Modello transazionale

Questa prospettiva concepisce lo stress come una transazione fra la persona e il suo ambiente, integra lo stimolo

e la risposta in un medesimo processo.

Il modello transazionale, detto anche ‘’di processo’’, fa appello ad un orientamento fondato sulla ‘’persona nel

contesto’’.

Dobbiamo mettere al centro il benessere della persona. Anche il benessere deve essere valutato attraverso i tre

elementi bio-psico-sociale.

Nella vita di una persona i grandi eventi sono relativamente rari.

La vita quotidiana invece è punteggiata da eventi sgradevoli relativamente poco gravi, ma per numero e frequenza,

bastano ad influenzare la salute.

Siamo soggetti a delle situazioni emotive, ovvero fonti di stress, anche dentro la quotidianità di tutti i giorni, e queste

piccole cose entrano in gioco più di quelle grandi.

Ogni volta che al nostro cervello si presenta una situazione di potenziale stress il cervello attiva dei circuiti che

stimolano ghiandole e organi.

Quasi tutti i sistemi dell’organismo vengono coinvolti nella reazione di stress, a causa della liberazione di ormoni nel

sangue da parte delle ghiandole endocrine. Bisogna tener conto che quando noi parliamo ad una persona che si

presenta in una condizione psicologica malata è un conto, quando si presenta con un problema fisico potrebbe essere

la conseguenza di un problema psicologico.

Una risposta allo stress è formata da 3 componenti:

- Comportamentale

- Vegetativa

- Ormonale

L’ANSIA TRA NORMALITA’ E PATOLOGIA

Di regola, ciò che non si vede disturba la mente degli uomini assai più profondamente di ciò che essi vedono.

L’ansia è un’emozione universalmente conosciuta che può essere definita come:

- Uno stato d’animo

- Una sensazione

- Una risposta 22

- Un sintomo

- Una sindrome

- Una malattia

Tutta una serie di terminologie che mettono in evidenza che c’è un problema di ansia.

La parola deriva dal latino e quindi anche epistemologicamente è associata ad un senso di costrizione, anticamente

infatti, questo sentimento era collocato nel petto.

Fattore comune è la sua natura generalmente spiacevole e penosa di uno stato d’animo che ci dice che qualcosa non

va.

L’ansia di per sé non è una malattia, non è un disturbo, è un segnale (come la febbre).

- Irriquietezza

- Agitazione

- Forte tensione

- Eccitazione

- Intrappolamento

- Vulnerabilità

- Incertezza

- Mancanza di fiato

- Senso di svenimento

ASPETTI DI NORMALITA’ DELL’ANSIA

v

Rappresenta il fondamentale meccanismo di allerta dell’uomo che consente di determinare e organizzare risposte

mirate verso situazioni che mettono in difficoltà.

L’ansia ci prepara all’azione, è quella fisiologica che ci permette di aumentare l’attenzione, aumentare la lucidità.

ANSIA PATOLOGICA

v

• Quantità eccessiva in rapporto alla situazione che l’ha provocata

• Durata prolungata

• Effetto deleterio

UN MODELLO TRIDIMENSIONALE DELL’ANSIA

v

ANSIA NORMALE: sono ansioso e ne ho il motivo

ANSIA DI STATO: mi sento ansioso adesso

ANSIA PATOLOGICO: mi sento ansioso senza motivo

In relazione a questo, esiste un ANSIA DI TRATTO: mi sento ansioso per la gran parte del tempo. Qui entra in gioco i

fattori della personalità, quel tipo di percezione di sé come magari ce l’aveva la nonna, c’è un’ansia tendente in

famiglia.

Potremmo dire un aspetto di ansia vissuta più con un atteggiamento PSICOLOGICO: mi sento ansioso dentro; rispetto

una componente più SOMATICA: sento le palpitazioni, mi tremano le mani ecc. questa tipologia passa attraverso il

somatico.

Questo modello ha un continuum tra normale e patologico

DISTURBI D’ANSIA

Esistono tutta una serie di terminologie per cui noi possiamo dire che un disturbo d’ansia:

- DAP con e senza Agorafobia

- Agorafobia con e senza DAP

- GAD è un disturbo di ansia generalizzata, sento un’ansia non in relaziona a un fatto ben preciso, ma mi sento

ansioso, tipica dell’ansia di tratto

- DOC disturbo ossessivo-compulsivo che rientrano tutti nei disturbi d’ansia

- Fobia sociale, è un’ansia che deriva dallo stare in vari contesti sociali

- Fobie specifiche, sono tutte una serie di ansie, angosce, legate a un qualche cosa di specifico (sporco, cane,

ragno ecc)

- PTSD, è un disturbo abbastanza diffuso, Stress Post Traumatico, è un qualche cosa vicino a uno stimolo che

mette a repentaglio l’incolumità

- Disturbo acuto da stress, non è un attacco di panico, ma è un qualcosa di acuto legato ad uno stimolo

- Da condizione medica generale, se io ho un problema medico possono avere questo disturbo di ansia

- Da sostanze 23

- NAS, quando c’è uno stato d’ansia non altrimenti specificato

ASPETTI PSICODINAMICI DELL’ANSIA

v

Risultano di un conflitto intrapsichico tra desideri, divieti e ‘’minacce’’ di punizione. Segnale di pericolo nell’inconscio

in seguito al quale l’Io mobilità le sue difese. Segnale adattivo per allontanare la consapevolezza del conflitto stesso.

Tutta un’attivazione dei meccanismi di difesa per difendersi da questo conflitto.

ATTACCO DI PANICO

v

Periodo preciso di paura o disagio intensi con 4 sui 13 sintomi elencati che si sviluppano improvvisamente e nel giro di

10 minuti.

- Palpitazioni

- Sudorazioni

- Tremori

- Dispnea o sensazione di soffocamento

- Sensazione di asfissia

- Dolore o fastidio al petto

- Nausea

- Parestesie

- Brividi o vampate di calore

- Derealizzazione o depersonalizzazione

- Paura di prendere il controllo o di impazzire

- Paura di morire

- Sensazione di svenimento, sbandamento, instabilità

In un attacco di panico ci sono soprattutto la paura di morire o una paura forte per quale pericolo o di sensazioni di

realizzazione.

AGORAFOBIA

v

Ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dalle quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi e nelle quali

potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico.

I timori riguardano tipicamente situazioni caratteristiche che includono essere fuori casa da soli o in mezzo ad una

folla.

Le situazioni così vengono evitate oppure sopportate con molto disagio o con l’ansia di avere un attacco di panico, o

viene richiesta la presenza di un compagno.

Con queste persone è difficile lavorare.

FOBIA SPECIFICA

v

Tutti hanno almeno una fonte di paura, la paura è marcata e persistente, eccessiva o irragionevole. Viene provocata

dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o da una situazione specifica.

L’esposizione allo stimolo fobico provoca quasi invariabilmente una immediata risposta ansiosa che può prendere la

forma di un attacco di panico. L’evitamento, l’ansia anticipatoria di affrontare lo stimolo fobico interferiscono con le

abitudini normali della persona, con la vita sociale e lavorativa. La persona riconosce che la paura è eccessiva o

irragionevole. La situazione fobica viene evitata oppure sopportata con intensa ansia e disagio.

Fobia sociale: è una paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali il soggetto è

esposto a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L’esposizione alla situazione temuta provoca quasi

invariabilmente una risposta ansiosa immediata che può assumere le caratteristiche di un attacco di panico. La

persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole, la situazione sociale o prestazionale viene evitata o

sopportata con intensa ansia. Se generalizzata escludere un disturbo evitante di personalità.

DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

v

- Le ossessioni sono pensieri, o immagini ripetitive e intrusive che causano ansia e disagio marcati. Si fa

riferimento alla qualità intrusiva e inappropriata delle ossessioni con il termine ‘’egodistoniche’’ e l’individuo

è capace di riconoscere che le ossessioni sono il prodotto della sua mente.

- I pensieri possono essere considerati sia ossessioni che compulsioni cognitive a seconda che inducano o

riducano l’ansia. 24

DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS

v

Non si limita solo a inquadrare il fatto post-traumatico.

La persona è stata esposta ad un evento traumatico con queste caratteristiche:

- La persona ha vissuto, ha assistito, si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte o

minaccia di morte o gravi lesioni o una minacci alla integrità fisica propria o di altri

- La risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza e di orrore

Da capire i vantaggi secondari dal mantenere l’ansia.

L’evento viene rivissuto in uno dei seguenti modi:

1) Ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi

2) Sogni spiacevoli

3) Sensazioni di rivivere l’esperienza

4) Disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto

dell’evento traumatico

5) Reattività fisiologica all’esposizione a fattori che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento

traumatico

6) Evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale

7) Sintomi persistenti di aumento arousal non presenti prima del trauma

DISTURBO ACUTO DA STRESS

v

Sviluppo di ansia, sintomi dissociativi e di altro tipo che si manifestano entro un mese dall’esposizione all’evento

traumatico. Lo distingue dall’attacco di panico è la percezione della morte o di impazzire che qui non c’è.

ANSIA GENERALIZZATA

v

Presenza di ansia e preoccupazioni permangono per l’ambito maggiore della giornata. L’ansia e la preoccupazione

sono associate con i seguenti sintomi:

- Irriquietezza

- Difficoltà a concentrarsi

- Vuoti di memoria

- Facile affaticabilità

- Tensione muscolare

- Alterazione del sonno

Il sonno è una caratteristica importante perché è molto presente nei disturbi d’ansia.

DISTURBO D’ANSIA DOVUTO AD UNA CONDIZIONE MEDICA GENERALE

v

Condizioni mediche generali:

- Endocrine

- Cardiovascolari

- Respiratorie

- Metaboliche

- Neurologiche

SOSTANZE CHE POSSONO INDURRE ANSIA

v

Non solamente quando c’è l’astinenza, ma proprio anche durante l’assunzione.

Il rivolgersi a certe sostanze è la tendenza ‘’all’autocura’’, situazioni che nascono come questo atteggiamento che è

fisiologico fino ad un certo punto.

Ci sono tante aere di sovrapposizione, in cui c’è la prevalenza di depressione nei disturbi d’ansia.

COMUNICARE OGGI

In certe circostanze di questo lavoro, sono importantissime e fondamentali le comunicazioni che si fanno. Nella

relazione l’aspetto comunicativo è fondamentale, sia quello verbale che quello non verbale.

La tecnologia ha reso la vita più facile o ci sta complicando la vita?

Comunicare non significa dare un’informazione, è un insieme di segni e messaggi verbali e non verbali che servono per

trasferire informazioni, ma anche emozioni e sentimenti.

In questa professione aver bene chiaro dei meccanismi ci aiuta a comprendere meglio il senso, per esempio dell’ansia.

Quindi io comunico un qualche cosa, la tecnologia invece informa. 25

Comunicazione significa mettere in comune, ossia condividere con gli altri pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e

sentimenti. La comunicazione non è solo parlare, ma presuppone necessariamente una relazione e quindi uno

scambio.

Soltanto il 7% di una comunicazione è legato alla parola, il restante 38% la comunicazione para verbali, e il 55% non

verbale.

Comunicazione non verbale può essere suddivisa:

- Paralinguistico: esprime tutta una serie di situazioni che sono legate al modo in cui parlo indipendentemente

dalle parole che uso (tono, pause, silenzio)

- Cinestesico: sono quelle cose legate alla mimica facciale e movimento degli occhi

- Prossemica: esprime la distanza, la modalità con cui una persona parla, e ognuno di queste distanze c’è una

zona: intima, personale, sociale, pubblica

- Aptica: sono i messaggi comunicativi espressi tramite il contatto fisico, da forme comunicative codificate ad

altre spontanee. Le differenze culturali rivestono un ruolo cruciale.

Ogni forma di comunicazione incide nella nostra psiche, lavora nel nostro inconscio arrivando a cambiare la nostra

mentalità, lascia una traccia fisica nel nostro corpo.

Il bisogno di comunicazione nasce dall’esigenza dell’uomo di comunicare le sue esperienze.

La diffusione di mezzi ci ha modificato il nostro modo di fare esperienza.

Non è più l’uomo che esplora il mondo, ma è il mondo con le sue immagini che si offre all’uomo. [04/11/2017]

TECNICA DEL COLLOQUIO

LA CORNICE DEL COLLOQUIO

v

Il luogo: è importante che ci sia una stanza decente e dignitosa, con aperture verso l’esterno e possibilità di entrare e

uscire.

È altrettanto importante che ci sia nel luogo la possibilità di non essere disturbati o interrotti.

Il luogo è molto comunicativo per il paziente.

L’arredamento: è un qualcosa di materiale che ci presenta al paziente.

Anche l’aspetto dell’abbigliamento, l’atteggiamento posturale e la mimica dello psichiatra/psicologo concorrono a

costituire l’immagine che il paziente si fa di noi.

L’appuntamento: è già un momento fondamentale, preliminare al colloquio ma è comunque una vera e propria

comunicazione al paziente poiché, in tal senso, è come dirgli che lo si sta prendendo in debita considerazione.

L’orario non è casuale, è parte integrante, bisogna dare un orario fisso e non aggirarsi intorno ad un orario.

INIZIO E RICONOSCIMENTO

v

Inizio:

informazione preliminari: dati che, o attraverso l’appuntamento o tramite altre fonti, spesso si hanno a disposizione

ma, i dati non sono mai troppi. Scelta del tipo del colloquio: libero, semi strutturato, strutturato.

Deve sapere tutte le dinamiche del colloquio all’inizio del primo appuntamento, orario, dinamiche del pagamento ecc.

è tutto parte integrante del processo.

FASE LIBERA

v

Tolleranza, discrezione, empatia.

Esaminare le aperture tipiche dei pazienti:

il paziente si presenta enunciando i sintomi. Occorre considerare che il sintomo è sempre anche un comportamento

difensivo.

Il sintomo deve essere considerato in fase relazionale, ossia che tipo di significato ha quel sintomo in quel dato

momento. Può essere un gesto di fiducia o un attacco aggressivo.

Il paziente comincia raccontando minuziosamente la propria storia, si perde spesso in particolari non propri di questa

fase.

Tollerabilità o meno che abbiamo di quel paziente, dobbiamo riuscire a tollerare anche pazienti ‘’pesanti’’.

Riformulazione/confrontazione:

In questa fase, è il tipo di intervento migliore: consiste nel rileggere le affermazioni fatte dal paziente, stabilendo dei

semplici nessi tra un argomento ed un altro, riferendosi comunque ad elementi in ‘’superficie’’. Ha l’effetto di far

sentire quanto può essere positiva un’alleanza per capire se stessi. L’interpretazione è uno strumento difficile di

utilizzo. IPOTESI DI LAVORO

v

Fase nella quale, attraverso un ulteriore riformulazione o un riassunto di ciò che è stato detto finora verifichiamo le

ipotesi di lavoro e ci accinghiamo a fare delle proposte al paziente. 26

In taluni casi si può chiedere un altro colloquio per chiarire meglio la situazione. Nei casi in cui abbiamo chiaro che il

paziente necessita di un trattamento ce non rientra nella nostra formazione, dobbiamo mandarlo da un collega più

specializzato per quella patologia.

Una situazione delicata è quella in cui si consiglia il ricovero ospedaliero. Occorre spiegare di cosa si tratta un ricovero

e a che serve.

COLLOQUIO CLINICO

Colloquio: conversazione fra 2 o più individui non è un rituale, s’invita una persona a parlare di sé.

Si rivolge alla realtà psichica di chi ci sta di fronte e, come tale, secondo alcuni autori non può corrispondere

all’anamnesi né all’esame obiettivo propriamente detti.

Ogni volta che due persone si incontrano ci sono in realtà 6 persone presenti. ‘’Per ogni uomo ce n’è uno per come egli

si vede, uno per come lo fa vedere l’altro e uno per come egli è realmente.’’

Tutti i pensieri devono essere alla base del nostro lavoro, senza viverli.

Occorre distinguere il colloquio intrapreso da uno psichiatra/psicologo/psicoterapeuta da quello di un investigatore,

giudice o storico… s’indaga sempre una realtà per noi è importante in primo luogo quella psichica.

In questo senso il colloquio è un esame obiettivo.

FASI DEL COLLOQUIO

v

- Raccolta delle informazioni

- Accoglienza e riconoscimento

- Analisi delle domande

- Raccolta delle informazioni

- Resoconto e restituzioni

Grado di strutturazione del colloquio:

- È il grado di predeterminazione dello scambio comunicativo

- Si possono distinguere:

1. Intervista strutturata: domande ben precise con chiavi di lettura

2. Intervista semi strutturata

3. Colloquio orientato

4. Colloquio clinico

Il colloquio clinico predilige:

- Un basso grado di strutturazione del colloquio

- Un polo di centratura sull’intervista

- Una modalità di conduzione non direttiva

- Uno stile di conduzione consultativo o partecipativo

- Una focalizzazione su ciò che il soggetto dice e come lo dice e sulle modalità relazionali

La paura che il paziente possa mentire ci mette a caccia della realtà obiettivata, della verità, ma ciò che è importante è

che quella storia per quanto menzognera ci parla del paziente e per quante bugie racconti non è nemmeno lui in

grado di spersonalizzarsi.

SIAMO IN GRADO DI ASCOLTARE?

v

Il nostro lavoro richiede un grande prerequisito, che è l’ascolto.

Per noi è importante chi abbiamo davanti e non ‘’cosa’’ abbiamo davanti. Non abbiamo la schizofrenia, ma il paziente

schizofrenico, non abbiamo la depressione, ma il paziente depresso.

Il paziente si esprime e comunica mediante il suo corpo e, per mezzo di questo, mediante il comportamento e

l’abbigliamento.

Il corpo viene considerato come:

- Organismo: è un dato di natura ed è valutato secondo l’anatomia e la fisiopatologia

- Schema corporeo: percezione unitaria del proprio corpo nello spazio e nei rapporti dei vari segmenti corporei

fra loro

- Immagine di sé: prospettiva psicologica che delinea in modo caratteristico ed irripetibile un essere umano. La

persona è immagine che un soggetto dà di sé mediante il suo corpo: è il modo con cui lo manifesta.

L’immagine interna non sempre coincide spesso con quella esterna.

- Vissuto: è considerato come una qualità essenziale della presenza umana attraverso la quale medico e

paziente possono fare esperienza l’uno dell’altro. Da come l’uomo vive il suo corpo si capisce il rapporto di

coscienza che ha di sé stesso. 27

DOMANDE SPECIFICHE

v

A questo punto, per poter comprendere il disagio del paziente, occorre formulare delle domande più mirate:

- ‘’sente e vede delle cose che gli altri non vedono?’’ per capire se un paziente è psicotico

- ‘’si sente in pericolo’’?

sono domande da fare alla fine dei primi colloqui.

Il rispetto significa non avere delle reazioni emotive evidente rispetto a quello che ti dice. Il rispetto non vuol dire

essere d’accordo con il paziente, però significa avere un atteggiamento di comprensione verso l’altro. [06/12/2017]

I DISTURBI DEL NEUROSILUPPO

Oggi si parla molto di questi disturbi. I più conosciuti sono quelli dello spettro autistico.

parliamo di una tipologia di problematiche che in relazione al DSM IV sono raggruppati in un capitolo.

Problematiche con un esordio nel periodo di sviluppo, nascono nei primissimi mesi di vita ma con manifestazioni

successive.

Molte di queste situazioni vengono intercettate nei primi anni della scuola primaria.

Sono deficit che causano la compromissione del funzionamento personale sociale lavorativo e scolastico.

compromissione globale delle abilità sociali o dell'intelligenza

spesso si presentano in concomitanza con altro.

Nella diagnosi due specificatori importanti sono l'ETA' DI ESORDI e LIVELLO DI GRAVITA'. Dobbiamo tener conto anche

l'associazione a condizioni mediche e genetiche.

1) DISABILITA' INTELLETTIVA

2) DISTURBI DELLA COMUNCAZIONE

3) DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO

4) ADHD

5) DISTURBI SPECIFICO DDELL'APPRENDIMENTO

6) DISTURBI DEL MOVIMENTO

7 ALTRI DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO (ad esempio i NAS)

DISABILITA' INTELLETTIVA

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Dobbiamo rifarci al concetto già visto di intelligenza, il ritardo è globale non riguarda solo la memoria o di fare calcolo.

Cosa significa in senso stretto disturbo dello sviluppo intellettivo? Significa entrare in un’ottica in cui il disturbo

riguarda varie funzioni intellettive (ragionamento, problem solving, pensiero astratto ecc.) e il funzionamento

adattivo, tutto ciò che concerne la capacità di entrare in relazioni con il proprio ambiente è compromessa. Ricordiamo

che il disadattamento, che si esprime anche attraverso il comportamento, è una forma di comunicazione. La difficoltà

sta nel fatto che noi non riusciamo a comprendere automaticamente il messaggio.

Possiamo parlare di un ritardo globale dello sviluppo. La diagnosi vie riservata agli individui al di sopra dei 5 anni. Si

tratta di una diagnosi che tiene conto delle tappe attese dello sviluppo. Questa diagnosi richiede una rivalutazione

diagnostica dopo un certo periodo di tempo La rivalutazione è importantissima per il modo in cui interverremo per il

ragazzo. La disabilità intellettiva senza GLOBALE significa che è una problematica che si da ai ragazzi di età superiore ai

5 anni. Dobbiamo tener conto della comorbilità con altri disturbi, dobbiamo tener conto di disturbi sensoriali.

DISTURBI DELLA COMUNICAZIONE

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- disturbi del linguaggio

- disturbo fonetico-fonologico

- disturbo della fluenza con esordio nell'infanzia (balbuzie)

- disturbo della comunicazione (pragmatica)

- disturbo della comunicazione senza specificazione

Cosa si intende per disturbo del linguaggio? Parliamo di un disturbo quando è una difficoltà pervasiva e persistente.

Con una difficoltà occasionale non possiamo parlare di disturbo.

Lessico ridotto, assenza o limitata struttura delle frasi, difficoltà di comporre un pensiero, compromissione delle

capacità discorsiva. Le capacità linguistiche sono al di sotto di quelle attese per l'età in maniera significativa. L'esordio

avviene nel periodo precoce dello sviluppo. Queste difficoltà portano limitazioni funzionale dell'efficacia della

comunicazione, della partecipazione sociale, dei risultati scolastici o delle prestazioni professionali, individualmente o

in qualsiasi combinazione. Dobbiamo distinguere quelle che sono le difficoltà dipendenti da compromissioni organiche

(udito, vista ecc).

Disturbo fonetico-fonologico 28


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9 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Psichiatria
Corso di laurea: Corso di laurea in Filosofia e scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Federica.Cecchetelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psichiatria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Elisei Sandro.

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