PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
DIRIGERE:
Poco lavoro tecnico
Motivatori, prendere decisioni anche in situazioni di stress
Lavorare con entusiasmo
1)Capire cosa ci riserva il futuro, essere informati
- Cogliere il trend più significativi con impatto sul business
2) chiarire cosa fare “da grandi”, avere chiare:
- la missione aziendale (perché esistiamo)
- visione (cosa intendiamo diventare)
- valori (cosa é importante per noi), nel rispetto di cosa mi devo muovere
3) valutare i fabbisogni:
- stima delle risorse necessarie
-Acquisizione delle risorse
- allocazione delle risorse
4)motivazione
- meritocrazia si premia il talento
DIRIGERE vuol dire prendere decisioni
Le decisioni possono essere prese
DAY BY DAY RAZIONALE ANTICIPATORIO
Cogliere tutte le opportunità APPROCCIO DECISIONALE Profondo senso della direzione
Informale e destrutturato( PROCESSO Formale è strutturato (il
decisione valutata male) DECISIONALE direttore deve fare il suo
lavoro e non quello degli altri)
Accentrato STILE GESTIONE Partecipativo,Decisioni
allargate
Focus presente ORIZZONTE TEMPORALE Focus futuro
Fiumetro In sostanza Usare strumenti di
pianificazione e controllo a
supporto delle decisioni
Sistemi di pianificazione, programmazione e controllo --> insieme di metodologie e strumenti. Si deve
programmare e controllare la corretta direzione di marcia = percorso dell’impresa
*
Controllo di gestione
Controllo di direzione
Prendere decisioni: gestire e governare
*
- Pianificazione: pianificazione strategica (mete per il lungo termine)
- Programmazione:
• Occuparsi della tattica
• Stabilire degli action plan (cosa si deve fare per raggiungere un determinato obiettivo)
• Realizzare obiettivi di breve termine
-Controllo: confrontare gli obiettivi con i risultati a consuntivo
Finalità dei sistemi di programmazione e controllo?
Macro finalità: migliorare l’efficienza direzionale
Decidere meglio:
-capacità di gestire meglio in termini di:
• Controllo economico, fa quello che la contabilità generale fa, spezzare la complessità aziendale
per capire dove creo e dove brucio valore 1
• Controllo esecutivo: valutare se i collaboratori hanno agito nell’interesse dell’impresa con un
obiettivo da raggiungere (monitorare le persone)
• Supporto decisionale: avere informazioni per decidere e valutare la convenienza tra diverse
alternative
-Motivazione: meritocrazia, servono:
• Sistemi informativi
• Sistemi incentivanti
DIMENSIONI DEI SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO (i dati secondo il quale osservare un
fenomeno):
1. Strutturale: ossatura di un sistema di programmazione e controllo, attiene alle modalità per
assegnare responsabilità (soprattutto di tipo economico), dna dell’azienda, a sua volta si divide in:
- Dimensione organizzativa: meccanismi per attribuire obiettivi e responsabilità alle diverse unità
organizzative. Due principi importanti che ispirano questa attività sono: il principio della
controllabilità in cui tu puoi dare la responsabilità ad una persona ma devi darle anche il
potere, vi deve essere equilibrio, dai le responsabilità che vuoi ma commisurale con il potere da
attribuire alle persone; e il concetto di centro di responsabilità è importante misurare il
risultato di quella piccola porzione di una azienda con un capo per ogni porzione, non mi
interessa solo sapere l’utile o la perdita che si ottiene con il conto economico, ma si vuole
sapere il risultato economico di piccole parti di azienda guidate da un capo.
- Dimensione informativa: insieme di strumenti che servono a rilevare, elaborare e a presentare
le determinazioni quantitative d’azienda (informazioni quantitative sull’andamento aziendale).
Informazioni che non sono tutte uguali ma di tre tipi diversi:
---A preventivo: ex ante ovvero prima che la gestione avvenga, e lo strumento è il budget e i
costi standard
--- A consuntivo: lo strumento di rilevazione è la contabilità analitica e quella generale
--- Informazioni comparative tra quello che avrei voluto e quello che effettivamente ho, lo
strumento è l’analisi degli scostamenti e il tema del reporting, più la complessità d’azienda
aumenta più questo tipo di gestione diventa fondamentale.
2. Di processo: Dà vita alla dimensione strutturale, permette di far funzionare correttamente le cose,
introduce il dinamismo con diverse fasi che non hanno senso l’una separata dall’altra:
- Definizione degli obiettivi: non si parla della missione, si definiscono con il budget
- Traduzione degli obiettivi in action plan: si riceve il piano strategico e si realizza. L’obiettivo è
concreto.
- Attuazione dei programmi o action plan
- Rilevazione dei risultati: si definiscono con la contabilità analitica mentre gli obiettivi si
definiscono con il budget
- Confrontare gli obiettivi con i risultati effettivi: questo avviene tramite l’analisi degli scostamenti
e reporting
- Azioni correttive: se le cose non vanno come devono andare si deve correggere il problema, non
si deve sbagliare mai l’obiettivo. Le azioni correttive quindi correggono gli action plan oppure gli
obiettivi. Queste azioni vanno fatte mese per mese non a fine anno.
COSTI
E’ una componente negativa di reddito. Non esiste una definizione univoca di costo, vi sono costi diversi
per scopi informativi diversi. Un costo esprime il valore di risorse consumate per svolgere attività a valore
aggiunto, il costo esiste perché esiste un’attività, un’azienda fallita non ha più costi, il costo ha senso di
esistere se vi è una gestione, se l’azienda è viva. Si genera valore aggiunto per i clienti quando gli diamo
qualcosa che prima non aveva, quando le persone sono contente di spendere i propri soldi in qualcosa che
ha una concorrenza molto forte.
MODALITA’ per classificare i costi: →
Esistono diversi modi per classificare i costi classificazione dei costi: 2
1. Livello di attività: parametro evocativo dello sfruttamento della capacità produttiva disponibile. Un
indicatore che potremmo usare è il numero di pezzi prodotti, se fossi un’azienda diversificata il
fatturato. Riferito al livello di attività abbiamo due costi:
• Costi variabili: costo che cambia in misura strettamente proporzionale nel suo ammontare
complessivo al variare del livello di attività. Cambia sempre della stessa quantità non
nell’unità ma nel complesso, “costo che va di pari passo con l’attività”: diminuisce del 40% il
livello di attività di conseguenza i costi diminuiscono del 40%. Variabile è diverso da
discrezionale. La variabilità de costo va letta in relazione al fatturato dell’azienda. Materie
prime, manodopera diretta, elaborazione esterna (outsourcing), le provvigioni
(remunerazione sul venduto, esempio agente immobiliare, costo variabile in quanto varia al
variare delle case che riesco a vendere) e i salari ne sono degli esempi.
• Costi fissi: costo che non cambia in misura strettamente proporzionale nel suo ammontare
complessivo al variare del livello di attività. Manodopera indiretta, utenze, ammortamenti,
stipendi, manutenzione ne sono esempi.
Cercare industry 4.0 La
retta
sono i
costi
variabili totali, il coefficiente angolare è il costo variabile unitario, i costi fissi sono la retta monotona
costante.
L’origine del costo totale si trova all’origine del costo fisso con pendenza del costo variabile totale.
CT=CF+CVT
I ricavi partono dall’origine e sono rappresentati da una retta monotona crescente, il coefficiente angolare
di tale retta è il prezzo di vendita (ricavo unitario). Nel punto di incrocio tra costi totali e ricavi totali
troviamo il break event point. Oltre al BEP troviamo il ricavo e l’MDCII >0 prima la perdita e il MDCII <0. Se
la pendenza dei costi totali è rappresentata dai costi variabili totali, se la pendenza della retta dei ricavi
totali è rappresentata dal prezzo di vendita, il margine di contribuzione coincide con la differenza tra i due
coefficienti angolari. La distanza tra i ricavi totali e i costi totali è il margine di contribuzione unitario.
La distinzione tra costi variabili e costi fissi consente di determinare una grandezza economica
→
fondamentale. margine di contribuzione
Grandezza economica→ Il profilo reddituale della gestione attiene alla differenza tra costi e ricavi
Grandezza finanziari: Il profilo finanziario della gestione attiene alla differenza tra crediti e debiti.
Grandezza monetaria il profilo monetario della gestione attiene alla distinzione tra entrate e uscite. Un
valore monetario in passato è stato un costo unitario ed è nato come valore reddituale. Un valore
reddituale non è però un valore monetario.
Margine di contribuzione: esprime la dote di ricchezza che il processo di produzione economica genera e
mette a disposizione per la copertura dei costi fissi. 3
MDC=Ricavi totali- costi totali variabili.
Margine di contribuzione unitario: prezzo di vendita – costo variabile unitario.
L’MDC serve per coprire i costi fissi quindi MDC – CF =MDCII di secondo livello (ricchezza residua). Questo
dato è solo totale non esiste a livello unitario in quanto i costi fissi sono totali.
Esempio
Costo fisso unitario = ripartizione del costo fisso. Penna nera costo variabile= 0,5, costo fisso= 1, costo
totale= 1,5. Livello di attività 100 penne, i costi fissi totali sono 100 = 1* 100. Il costo fisso unitario in realtà
è una media, 100/100= 1 se da 100 passo a 200 penne ma il costo fisso è sempre 100, Il costo da 1 diventa
0,5 dovuto da 100 di costo/200 pezzi prodotti.
Il margine di contribuzione è una:
• Grandezza economica
• →
Grandezza supporto di decisioni operative tattica
• Focus è il breve periodo
• Scopo: valutare la convenienza economica.
CLASSIFICAZIONE COSTI RISPETTO ALL’OGGETTO FINALE DI CALCOLO:
Oggetto finale di calcolo= entità di cui si ha interesse misurare costi e ricavi, prodotti finiti, stati in cui
vendere il prodotto, oppure il sito tramite cui commercializzo un prodotto.
In funzione dell’oggetto di calcolo abbiamo due macro classificazioni:
1. Costi diretti e indiretti
- DIRETTI costi oggettivamente riconducibili alla singola unità di oggetto finale di calcolo.
Oggettivamente significa che il costo si attribuisce direttamente senza l’ausilio di basi, è
possibile quindi una misurazione oggettiva dell’assorbimento del costo da parte dell’oggetto
finale di calcolo. Pertanto servono basi di attribuzione. Inchiostro penna. Esempi: materie
prime, manutenzione diretta, provvigioni commerciali, le lavorazioni contro terzi.
Tendenzialmente coincide con un costo variabile.
- INDIRETTI: è un costo che non può essere oggettivamente un costo ricondotto alla singola unità
di oggetto finale di calcolo. Caratteristica devono essere riconducibili alla singola unità
dell’oggetto di calcolo, per definire il prezzo. Esempi manodopera indiretta il prodotto non lo
realizza l’uomo lo fa la macchina, utenze, ammortamento, utenze e manutenzione.
→oggetto
Penna finale di calcolo se intesa come prodotto, quando parliamo di singola unità di oggetto
finale di calcolo si intende il singolo prodotto realizzato o venduto.
2. Costi specifici
- SPECIFICI: la distinzione verte sull’oggetto finale di calcolo nella sua globalità (esempio prodotto
penna) e non la singola unità. Oggetto finale di calcolo non è sinonimo di prodotto, possono
essere molteplici (azienda, mercato, servizio, canale etc) tutto ciò che ha senso misurare per il
management aziendale. Utile: la contabilità generale misura l’oggetto finale di calcolo e l’utile.
Può essere ricondotto all’oggetto finale di calcolo in modo oggettivo ossia senza basi.
Esempio: pubblicità della penna rossa è un costo specifico della penna rossa, la competenza
quindi è della penna rossa ma non si può dire che è un costo diretto, un collegamento diretto,
oggettivo, misurabile e vero tra quanto sto spendendo in pubblicità e quanto grazie a questa
pubblicità venderò (pezzi singoli in più) non é definibile a priori. Un costo specifico non
necessariamente é anche un costo diretto. Pubblicità prodotto penna rossa si classifica come un
costo specifico per la penna rossa ma è indiretto rispetto alla singola unità di penna rossa.
- COMUNI: coto comune a diversi oggetti finali di calcolo serve pertanto una base di attribuzione.
La classificazione tra costi specifici e comuni cambia a seconda dell’ampiezza dell’oggetto finale
di calcolo, azienda = oggetto di calcolo più grande rispetto all’ufficio amministrazione, azienda
vs prodotto, essa è più ampia. I costi non escono dal perimetro della azienda esempio di
Marchionne.
Al crescere dell’ampiezza dell’oggetto finale di calcolo crescono i costi specifici, più si riduce la
dimensione dell’oggetto di calcolo più aumenta il fenomeno della comunanza dei costi. Al
diminuire dell’ampiezza dell’oggetto finale di calcolo, più aumenta il fenomeno della
comunanza dei costi. 4
Costo comune: l’amministrazione fca in cui ci sia una struttura verticale, amministrazione per
Fiat, un’amministrazione per lancia etc. Il costo dell’amministrazione sarà comune a tutti i
prodotti di Fiat, è un costo comune. Se però devo studiare il costo complessivo di Fiat il costo
diventa specifico di Fiat.
Classificazione PER ESIGENZE DI CONTROLLO DIREZIONALE (Controllo della direzione di marcia, controllo e
gestione):
1. COSTI STANDARD:
-costo obiettivo: non esiste è quello che vorrei, esiste nel momento in cui il costo effettivo riesce a
raggiungere quell’obiettivo
-si usa per valorizzare i budget della produzione (strumento per fissare gli obbiettivi, strumento ex
ante), strumento ex ante.
- standard fisico esprime la quantità di fattori produttivi necessari per realizzare una singola unità di
→
oggetto finale di calcolo quanta materia prima mi serve per fare una singola penna? Si misura in
unità fisiche
- standard monetario: esprime il costo necessario per avere a disposizione la singola unità di fattore
→
produttivo quanto costa 1 ora di manodopera. Si misura in euro
Questi due aspetti sono le determinanti del costo standard
COSTO STANDAR UNITARIO = standard fisico * standard minerario
COSTO STANDARD COMPLESSIVO: standard fisico * standard monetario * volumi di produzione
In quanto costo obiettivo può e deve essere migliorato di anno in anno, mi pongo degli obiettivi di
efficienza. Gli obiettivi si realizzano meglio in un’azienda altamente industrializzata. Gli obiettivi
hanno un senso in contesti produttivi automatizzati e con attività ripetitive→ producono dei
composti di base che poi modellano su una base specifica per le esigenze del singolo cliente.
2. COSTI EFFETTIVI: è un costo consuntivo.
Il confronto tra questi costi genera l’analisi degli scostamenti amenti che mette in confronto un
obiettivo con un costo effettivo.
ALGORITMI DECISIONALI DI BREVE PERIODO
1. Analisi differenziale: tecnica di indagine che consente di indirizzare le scelte tra differenti corsi di
→
azione strumento di guida, il management compie la scelta tramite questo strumento di guida da
un punto di vista economico, che può essere diverso dal punto di vista strategico metodologico etc.
Differenti corsi di azione vuol dire alternative.
Alcune specificazioni: questa analisi si basa su valori futuri (i valori passati non contano in quanto
costi già sostenuti, esempio scii e hotel). Si basa su valori differenziali o rilevanti, valori che
differiscono dall’opzione A rispetto alla B. Ho due opzioni che devono essere diverse.
Strumento di breve periodo e per decisioni tattiche; valuta non la modifica della capacità produttiva
ma differenti possibilità di impiego. Si sceglie in funzione della convenienza economica che
misuriamo tramite il margine di contribuzione.
I valori differenziali sono:
- valori emergenti: costo divertimento, passando da una opzione all’altra ci sono costi che
emergono.
- valori cessanti: da x a y viene meno una voce di costo, sono valori emergenti e cessanti tra le
diverse opzioni.
- I ricavi sono rilevanti
- I costi variabili sono differenziali
- I costi fissi specifici sono rilevanti e differenziali se sono eliminabili qualora io decidessi di
eliminare il mio prodotto. Per fare la penna blu uso un macchinario se elimino la penna posso
smettere gli ammortamenti, elimino il prodotto e di conseguenza elimino il macchinario. Per
fare la penna blu questa volta uso un macchinario e mi permette anche di fare la penna rossa
quindi le quote di ammortamento sono su due prodotti, se elimino la penna blu il macchinario
non posso eliminarlo in quanto fa la penna rossa, costo non eliminabile e quindi non rilevante.
Costi che possono smettere di sostenere se elimino il prodotto. 5
Decisioni analizzabili con l’analisi differenziale:
• Convenienza a continuare a produrre un bene:
1. MDCunitario deve essere > 0
2. Esistono costi fissi? Se non esistono produco. Se esistono e non sono eliminabili si innescano una serie
di valutazioni per portare a regime il prodotto che al momento mi da una perdita (aumento le vendite,
aumento il prezzo…). Se esistono e sono eliminabili bisogna verificare che il MDC II > 0, se così è
produco.
• Convenienza ad accettare una commessa:
1. MDCunitario > 0
2. Esistono costi fissi specifici eliminabili? Se non esistono, accettiamo. Se esistono devo verificare che il
MDC II > 0
• Decisioni in presenza di vincoli
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