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Il ricorso per cassazione

Quando ci occupiamo dell’istituto della cassazione, ci accorgiamo innanzitutto dell'ambivalenza del termine “cassazione” perché con questa espressione si indica da un lato l’impugnazione, dall’altro l’organo -> la Cassazione. Pertanto, nell'analisi delle singole disposizioni che disciplinano il mezzo di impugnazione, non si può prescindere dalla funzione che viene assegnata all’organo.

Il punto di partenza, dunque, non può essere la disciplina del procedimento in cassazione, ma preventivamente occorre analizzare a cosa mira il legislatore quando assegna una determinata funzione alla Corte in quanto organo.

Funzione della corte di cassazione

Qual è la funzione affidata alla Corte di Cassazione? È una funzione molto importante disciplinata dall’art 65 dell’Ordinamento Giudiziario che, nonostante sia stato modificato in più parti, è rimasto invariato per quanto riguarda la disciplina della funzione affidata all’organo Cassazione.

Lo scopo, la funzione, che noi indichiamo col termine nomofiliachia, è uno scopo che si compone di diverse parti. Che cosa ci dice l’art 65 ord giu?

ART 65 ORD. GIU.: “La Corte di Cassazione, quale supremo organo della giustizia, assicura l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale e il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni.”

In questa disposizione troviamo già una duplicità di scopi fondamentali che caratterizzano la Corte di Cassazione e la distinguono dagli altri giudici. Infatti, la norma ci dice innanzitutto che la Corte di Cassazione “è organo supremo della giustizia”, quindi è giudice, appartiene all’ordine giurisdizionale, deve dire chi ha ragione e chi ha torto. In questo ambito, viene riconosciuta alla corte la funzione di tutelare lo ius litigandi -> deve decidere la singola controversia, dire chi ha ragione e chi ha torto.

Dall’altro lato però, accanto a questa funzione di giudicare propria di ogni giudice, ve ne è un’altra di carattere pubblicistico -> la tutela dello ius constitutionis e cioè garantire l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge.

Calamandrei, il più grande studioso della Corte di Cassazione, ci dice che questa duplicità di funzione attribuita alla Corte di Cassazione, è un’astuzia del legislatore: nel decidere la controversia, la Corte enuncia anche un principio di diritto che rappresenta una guida su come in quel determinato momento va interpretata la legge.

In realtà, voi sapete che nel nostro ordinamento non esiste il vincolo del precedente come invece esiste nel sistema anglosassone, però nel nostro sistema comunque il principio di diritto pronunciato dalla Corte di Cassazione è un principio certamente persuasivo -> c’è una sorta di vincolo, non predeterminato perché altrimenti sarebbe incostituzionale dato che “il giudice è soggetto soltanto alla legge”, però sicuramente esistono delle disposizioni che mirano a garantire la persuasività del precedente pronunciato dalla corte di cassazione.

La funzione nomofilattica

La duplicità di scopi che caratterizza la Cassazione ha fatto sì che questa diventasse una sorta di “vertice ambiguo”; infatti, mentre inizialmente Calamandrei riteneva che si trattasse di un’astuzia del legislatore quella di far sì che la corte decidendo la singola controversia potesse poi pronunciare il principio di diritto, si è poi riscontrato che si tratta di due funzioni che non sempre possono essere svolte contemporaneamente e più specificamente che la funzione pura di nomofiliachia (tutela dello ius constitutionis) veniva in sostanza mortificata dal grande affollamento di ricorsi e dalla concezione comune secondo cui quello dinanzi alla corte di cassazione è semplicemente un terzo grado di giudizio; proprio per questo motivo c’è stata negli ultimi anni e sin dalla riforma del 2006 con dlgs 40 del 2006 un recupero della funzione nomofilattica di tutela dello ius constitutionis.

Pronunce della corte di cassazione

Che cosa è accaduto? Innanzitutto si sono avute numerose pronunce della corte di cassazione volte a garantire una copertura costituzionale a questa funzione pubblicistica di nomofiliachia: garantire l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge costituisce una conseguenza del principio di uguaglianza di cui all’ART 3 COST -> le parti si trovano in una posizione di uguaglianza solo se i giudici hanno dei modelli da poter seguire nell'interpretazione della norma.

Nell’ambito del codice ritroviamo una norma che è un sintomo evidente di questo tentativo di recupero della funzione nomofilattica della corte ed è costituito dall’ART 363 -> PRINCIPIO NELL'INTERESSE DELLA LEGGE: si tratta di un istituto che dà la possibilità alla Corte di pronunciare un principio di diritto senza che quel principio trovi applicazione nel caso concreto; quindi abbiamo un’ipotesi di dissociazione della funzione di tutela ius constitutionis rispetto a quella di tutela dello ius litigandi.

Ipotesi di dissociazione

Quand’è possibile che ciò accada? La norma prevede due ipotesi:

  • ART 363 c.p.c.: “Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o vi hanno rinunciato, ovvero quando il provvedimento non è ricorribile in cassazione e non è altrimenti impugnabile, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione può chiedere che la Corte enunci nell'interesse della legge il principio di diritto al quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi.”

Questa, dunque, è la prima ipotesi: le parti non hanno proposto tempestivamente impugnazione o hanno rinunciato all'impugnazione o il provvedimento non è ricorribile in cassazione, in tal caso, la Corte, non d’ufficio, ma su iniziativa del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, è possibile che enunci un principio di diritto nell’interesse della legge.

Quando parliamo della Corte di Cassazione troviamo sempre la figura del procuratore generale, proprio per quell’interesse di natura pubblicistica che è a base dell’istituto. In questo caso, vi è proprio l’iniziativa del procuratore generale che sottopone alla Corte un problema interpretativo che comporta l’enunciazione di un principio di diritto del tutto svincolato rispetto alla decisione del caso concreto.

  • La seconda ipotesi: “Il principio di diritto può essere pronunciato dalla Corte anche d'ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti è dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che la questione decisa è di particolare importanza. La pronuncia della Corte non ha effetto sul provvedimento del giudice di merito.”

In tal caso, la Corte, d’ufficio, pur dichiarando l’inammissibilità dell’impugnazione, può legittimamente pronunciare un principio di diritto che però non trova applicazione nel caso concreto ma risponde solo alla funzione di tutela dello ius constitutionis di esatta osservanza e uniforme interpretazione della legge.

Indicazioni dalla costituzione

Vediamo ora se la Costituzione ci dà qualche indicazione sull’istituto. Sicuramente una prima indicazione, come abbiamo già detto, la abbiamo nell’ART 3 COST. perché nomofiliachia significa implicito riconoscimento del principio di uguaglianza; l’ART 111 comma 7 COST prevede la necessità del ricorso per cassazione per violazione di legge: in presenza di provvedimenti (la norma si riferisce alle “sentenze”) che vanno ad incidere su diritti soggettivi e che quindi vengono qualificati come “decisori” e sono non altrimenti impugnabili è necessario prevedere il ricorso per cassazione per violazione di legge.

Dagli ART 104 e 106 COST ricaviamo poi degli indici relativi alla struttura dell’organo: ART 104 -> individua il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) e ci dice che ne fanno parte di diritto il Primo Presidente e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione; questo è un indizio dell'unità dell’organo, se ne deve sempre parlare al singolare mai al plurale, mentre prima ne esistevano più di una tanto è vero che Calamandrei parlava di un mostro a 5 teste non in grado di garantire l’uniformità di interpretazione della legge. ART 106 -> Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all'ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati ... questo implica che c’è sempre un consiglio di cassazione e cioè che l’organo è sempre collegiale.

Quindi -> LA CORTE DI CASSAZIONE È UNA, L’ORGANO CHE DECIDE LA SINGOLA CONTROVERSIA È COMPOSTO SEMPRE DA UN CONSIGLIO.

Disciplina del mezzo di impugnazione

Veniamo ora alla disciplina del mezzo di impugnazione. Nell’ambito delle distinzioni che abbiamo fatto riguardo ai mezzi di impugnazione, certamente il giudizio di legittimità può essere qualificato come impugnazione ordinaria (nel senso che deve essere proposta nei termini previsti dalla legge e non prescinde dal passaggio in giudicato del provvedimento che si va ad impugnare) a critica vincolata (le porte del palazzaccio a piazza Cavour si aprono solo in presenza di vizi del provvedimento predeterminati dal legislatore) e, quanto al momento della decisione, tendenzialmente rescindente (la Corte di Cassazione, visto che svolge questa funzione superiore e diversa rispetto al giudicare, è necessario che non perda tempo e quindi laddove intenda accogliere il ricorso e quindi provvedere alla cassazione del provvedimento impugnato si limita all’enunciazione del principio di diritto che poi viene calato nell’ambito della controversia dal giudice di merito al quale viene rinviata la causa).

Abbiamo detto impugnazione ordinaria, quindi esistono dei termini per la proposizione del ricorso in cassazione, il termine breve e il termine lungo: termine breve che decorre dalla notificazione del provvedimento che si va ad impugnare alla controparte, termine lungo che decorre dalla pubblicazione del provvedimento impugnato. L’unica differenza è che visto che per redigere un ricorso per cassazione ci vuole una certa attenzione, il legislatore prevede come termine breve 60 giorni e non i 30, il termine lungo resta di 6 mesi.

Provvedimenti impugnabili in cassazione

Ma quali sono i provvedimenti impugnabili in cassazione? Il legislatore li individua all’ART 360 comma 1:

  • “Le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione.”

Quindi fa riferimento alle sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado. Quali sono le sentenze pronunciate in unico grado? Quelle non appellabili, quelle sentenze che il tribunale decide secondo equità ai sensi dell’art 114 e quelle del giudice di pace non appellabili (ricordate che l’art 113 distingue a seconda dei motivi, per alcuni è proponibile l’appello, per altri motivi invece non è proponibile l’appello e in questo caso è ammesso il ricorso in cassazione).

Ma abbiamo incontrato anche altri tipi di provvedimenti avverso i quali è possibile il ricorso per cassazione: senz’altro il ricorso per saltum, ma anche con riguardo al filtro in appello laddove sia pronunciata l’ordinanza con la quale il giudice d’appello dichiara inammissibile il gravame ciò rende direttamente impugnabile in cassazione la sentenza di primo grado.

Vi è poi una norma molto importante sempre nell’ottica di esaltazione della funzione nomofilattica pura della cassazione, l’art 120 bis: questa norma consente alla corte di cassazione di conoscere immediatamente le sentenze di primo grado pronunciate dal giudice del lavoro che non decidono la causa ma che risolvono una questione circa l’efficacia di una clausola di un contratto collettivo di lavoro; in questo modo la corte di cassazione amplia la sua funzione di nomofiliachia pura non soltanto alla legge ma anche ai contr...

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Scienze giuridiche IUS/15 Diritto processuale civile

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