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La modifica si applica ai provvedimenti pubblicati dal trentesimo giorno successivo all’entrata in

vigore della legge di conversione del decreto, cioè ai provvedimenti pubblicati dal 12.11.2012.

Si noti, quindi, che i provvedimenti pubblicati prima di tale data possono ancora essere impugnati

per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, purché il ricorrente abbia illustrato nel

motivo la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume

omessa o contraddittoria ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione

la rende inidonea a giustificare la decisione (Cass. Civ., SS. UU., sent. dell’01.10.2007 n. 20603).

Peraltro, il controllo di logicità del giudizio di fatto non equivale alla revisione del ragionamento

decisorio del giudice di merito (Cass. Civ., sent. del 28.03.2012 n. 5024).

Pertanto, alla cassazione della sentenza, per vizi della motivazione, si può giungere solo quando

tale vizio emerga dall'esame del ragionamento svolto dal giudice del merito, quale risulta dalla

sentenza, che si rilevi incompleto, incoerente o illogico, e non già quando il giudice del merito

abbia semplicemente attribuito agli elementi valutati un valore ed un significato difformi dalle

aspettative e dalle deduzioni di parte (Cass. Civ., sent. del 20.10.2005 n. 20322).

Oggetto dell’impugnazione in questione possono essere le sentenze pronunciate in grado di

appello o in unico grado, le sentenze appellabili ma per le quali le parti abbiano deciso di saltare

l’appello (limitatamente al motivo sub. 3), le sentenze e i provvedimenti diversi dalle sentenze

contro i quali è ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge ai sensi dell’art. 111, c. 7,

Cost.

Con d.l. 83/12, conv. in l. 143/12, che ha introdotto il giudizio prognostico di ammissibilità

dell’appello, sono impugnabili in cassazione i provvedimenti di primo grado contro i quali è stato

proposto appello dichiarato inammissibile ex artt. 348 bis e 348 ter c.p.c.

Procedimento.

Atto introduttivo del ricorso in Cassazione è il ricorso, il quale, a pena di inammissibilità, deve

essere sottoscritto da un avvocato iscritto nell’apposito albo dei difensori presso la Corte di

Cassazione e deve indicare: le parti, il provvedimento impugnato, l’esposizione sommaria dei

fatti di cui è causa, i motivi di cassazione con l’indicazione delle norme di diritto sulle quale si

2

fondano, la procura speciale (se conferita con atto separato), gli atti processuali ovvero i

documenti e i contratti o accordi collettivi sui quali si fonda.

Il ricorso deve essere notificato all’altra parte entro 60 giorni dalla notifica della sentenza

(termine breve) ovvero, nel caso in cui non si sia provveduto alla notifica oppure questa sia

irregolare o nulla, entro sei mesi dalla pubblicazione (termine lungo).

Il termine lungo è stato abbreviato dalla riforma del 2009, tuttavia, il precedente termine di un

anno continua ad applicarsi a tutti i giudizi instaurati in primo grado prima dell’entrata in vigore

della legge in oggetto (art. 58, c.1, l. 69/2009).

Il ricorso deve essere depositato presso la cancelleria della Corte di Cassazione entro 20 giorni

dall’ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto, unitamente alla copia autentica del

provvedimento impugnato, la procura speciale (se conferita con atto separato), gli atti processuali

ovvero i documenti, i contratti e gli accordi collettivi sui quali si fonda il ricorso, a pena di

improcedibilità (art. 369 c.p.c.).

Il ricorrente deve, altresì, fare richiesta alla cancelleria del giudice che ha emesso il

provvedimento impugnato di trasmissione del fascicolo d’ufficio alla Corte.

La proposizione del ricorso per cassazione non sospende l’esecuzione della sentenza impugnata,

tuttavia, su istanza di parte rivolta al giudice che ha emanato il provvedimento e con la

sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora, può essere disposta con ordinanza non

impugnabile la sospensione dell’esecuzione ovvero la prestazione di cauzione (art. 373 c.p.c.).

Le parti contro le quali è proposto il ricorso, che abbiano intenzione di contraddire, hanno termine

fino a 20 giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, per la notifica presso il

domicilio eletto del ricorrente del controricorso, ed ulteriori 20 giorni dalla data della notifica per

il deposito in cancelleria del controricorso, della procura e degli atti e documenti.

Il mancato rispetto del primo termine rende inammissibile il controricorso e preclude al resistente

la presentazione di memorie scritte, ma non la facoltà di partecipare alla discussione orale (da

ultimo Cass. Civ., sent. del 20.05.2012 n. 6222); il mancato rispetto del secondo termine rende

improcedibile il controricorso. 3

Si noti, tuttavia, che la dichiarazione di inammissibilità o di improcedibilità del controricorso per

decorrenza dei termini citati non comporta l’invalidità della procura speciale rilasciata a margine

o in calce all’atto e, pertanto, il difensore sarà legittimamente autorizzato a partecipare alla

discussione orale (Cass. Civ., sent. del 27.05.2005 n. 11275).

Attraverso il controricorso il resistente può esclusivamente esporre le ragioni giuridiche volte a

dimostrare l’infondatezza delle censure mosse al provvedimento impugnato (Cass. Civ., sent. del

20.10.2005 n. 20322 già citata).

Qualora il resistente volesse impugnare a sua volta il provvedimento già oggetto di ricorso in

cassazione deve proporre ricorso incidentale, con il medesimo atto contenente il controricorso,

nei medesimi termini del controricorso, ma nel rispetto dei contenuti stabiliti a pena di

inammissibilità per il ricorso introduttivo.

Nel giudizio di legittimità, sia il ricorrente che il resistente sono vincolati al thema decidendum

dei gradi precedenti.

Invero, non è consentito in Cassazione proporre motivi, siano essi di fatto ovvero di diritto, che

comportino un allargamento della materia del contendere.

Possono, d’altra parte, essere sempre proposti nuovi profili o nuove argomentazioni di diritto a

sostegno delle azioni od eccezioni già dedotte in causa, purché non comportino da parte del

giudicante l’accertamento di nuovi elementi di fatto, essendo tale accertamento proibito alla Corte

(da ultimo Cass. Civ., sent. del 26.03.2012 n. 4787).

La già citata riforma del 2009 ha introdotto con l’art. 47 l’art. 360 bis al c.p.c., il quale predispone

uno strumento deflattivo del contenzioso innanzi alla Corte di Cassazione, prevedendo una sorta

di preventivo giudizio di astratta ammissibilità sul ricorso proposto da parte di una sezione ad

hoc della Corte.

L’articolo in oggetto, invero, sancisce l’inammissibilità del ricorso in due ipotesi: quando il

provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza

della Corte e il ricorrente non abbia offerto elementi per indurre ad un mutamento

dell’orientamento, ovvero quando appare manifestamente infondato il richiamo ai principi

regolatori del giusto processo. 4


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ssdatt

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AVEZZANO, TERAMO)
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ssdatt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Sandulli Piero.

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