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Appunti del corso di politica economica e finanziaria applicata

A.A. 2020/2021 – Prof. M. Giannini

A cura di Edoardo Gabrielli

Politica economica e finanziaria applicata

21/09 Definizioni

Economia politica: diagnosi

Politica economica: cura

Policy maker: Termine per identificare il decisore, cioè colui che implementa politiche per curare l'azienda

Merce: Qualsiasi cosa materiale o immateriale che soddisfa il nostro bisogno

Ci sono due agenti: consumatore (domanda) – produttore (offerta)

  • Bisogni
  • Soddisfazione
  • Utilità (funzione che misura il benessere) – Profitti (funzione che misura i profitti)

Entrambe le funzioni sono da massimizzare

Atto di consumo: Tutte le volte che pago per soddisfare un bisogno o tutte le volte che aumento il mio livello di benessere. Dato che anche il produttore vuole ottimizzare il suo profitto possiamo concludere che: tutti e due agiscono egoisticamente cercando di fare delle azioni che aumentano la loro soddisfazione cioè soddisfare i propri bisogni.

Economista Say: disse che l'offerta crea la domanda cioè non può esserci prima la domanda e poi l'offerta ma solo il contrario.

Valore (PIL) Imprenditore Consumo

Il valore si genera dalla combinazione di lavoro, attività imprenditoriali e mezzi. Il primo atto di qualunque collettività è produrre merci che poi si consumano. Ciò che fa la forza di un’economia è l'offerta e non la domanda e dunque per un paese sono le aziende che producono valore.

Funzione di produzione

Possiamo prendere l'azienda come una relazione tra macchinari e lavoro nei macchinari:

Q = F (K, L)

  • Q (output) = Quantità prodotta
  • K (input) = Macchine, abilità manageriali, tecnologie, scelte e tutto ciò che non è il lavoro fisico
  • L (input) = Lavoro fisico

Tale funzione deve essere efficiente al fine di massimizzare la quantità prodotta che poi trasformeremo in denaro.

Esempio: Q = 2 mld € SALARI L=200 IMPRENDITORE K=100

22/09

In L c'è una componente di tecnologia che comprende sia le macchine che i lavoratori. C'è quindi questo continuo studio nelle imprese che devono aggiornarsi continuamente altrimenti andrebbero verso una rapida obsolescenza sia delle macchine che dei lavoratori. È dunque opportuno un continuo aggiornamento, sia di competenze acquisite che delle macchine. Il discorso della formazione continua del personale è dunque importantissimo.

Caratteristiche della funzione di produzione

Quali sono le caratteristiche di F? La derivata prima della produzione rispetto a K o L è necessariamente positiva, cioè la produzione aumenta all'aumentare dell'uso dei fattori. In realtà, la derivata seconda è negativa, cioè vuol dire che se noi mettessimo su un grafico la quantità di lavoro e la derivata prima, la derivata è positiva ma l'andamento è decrescente. Questa derivata prima sono le produttività marginali che sono decrescenti nell'uso del fattore stesso L. Come più aumentiamo il fattore più aumenta la produzione ma tali incrementi sono sempre più piccoli. Questo è un assioma dell'economia marginale.

Pareto è stato il primo a rendere matematica l'economia. Anche se Smith è il padre del pensiero economico, Pareto è stato il primo a formalizzare le idee di Smith. Se lo stock di capitale è fermo, se io ci metto un contadino questo ara una buona parte del campo, se ne metto due, raddoppio l'aratura, aumentando a un certo punto l'incremento diventa tale da saturare il campo e a ridurre la produttività. Dunque tenendo fisso un fattore e aumentandone l'altro la produttività marginale prima o poi si riduce. C'è sempre una combinazione (K, L) che massimizza la produzione e l’imprenditore deve trovare tale combinazione che massimizza la produzione. C'è una combinazione efficiente tra L e K che l’imp. deve trovare evitando di cadere nella trappola della produttività marginale decrescente dove ogni incremento di uno dei due riduce l'efficienza e in generale la produttività.

Nel grafico vediamo che la produzione cresce concavamente all'aumentare di L con incrementi sempre minori. Il contributo alla produzione diventa sempre più piccolo. Tale congestione non ci sarebbe se aumentassero entrambi i fattori. Teoricamente noi possiamo avere una situazione in cui tale curva raggiunge un massimo e diventa addirittura negativa. Noi assumiamo solo incrementi positivi in quanto nessun imprenditore razionale si troverebbe mai nella zona tratteggiata in quanto sa che avrebbe un danno espandendo ancora il fattore.

È ovvio che se la curva è monotona io spingo in fattore all'infinito oppure con questo grafico lo pongo su L*. L’imp. tuttavia non vuole aumentare la produttività ma il profitto e per lui gli incrementi dei fattori hanno un costo. Quindi aumentandone i fattori io aumento sia la produttività ma anche i costi e quindi potrei perdere profitti e quindi non è detto che all’imp. conviene fissare i fattori per massimizzare la produzione. Aumentare la produttività significa aumentare i ricavi ma non i profitti. Infatti accanto ai ricavi ci sono i costi che aumentano. Se il profitto per definizione è la differenza tra CT e RT, allora mettendo uno dei due fattori in ascissa e il profitto in ordinata per esempio L, vedo che c'è un valore di L che massimizza π perché al variare di L, costi e ricavi non viaggiano alla stessa velocità. Inizialmente i ricavi superano i costi e poi viceversa, e quindi a me interessa solo il punto dell'ottimo che è unico. Esiste ed è unica una combinazione di K e L che max il π.

Costo o ricavo marginale

Se noi facciamo la derivata del CT rispetto a un fattore come L, tale derivata non è monotona. Il costo marginale è inizialmente debolmente crescente per poi crescere sempre più velocemente. La produttività marginale come abbiamo visto è iperbolica cioè cade molto velocemente e poi si assesta e quindi le due curve sono una il riflesso dell'altra. Cioè finché gli incrementi di fattore non creano una caduta della produttività, i costi sono costanti e dopo aumentano molto velocemente. Dopo un certo valore i costi crescono molto più velocemente di quanto crescono i ricavi. Se prendiamo il RM cioè la derivata di RT rispetto a Q e supponendo che il prezzo sia una costante, esce fuori che il ricavo marginale è uguale a π per ogni L e quindi mettendolo nel grafico notiamo che c'è un punto di incontro tra CM e RM. Prima di questo punto se aumento L, i profitti sono positivi cioè tutte quelle aree in cui i lavoratori mi fanno un effetto sui ricavi superiore a quello che ho sui costi. Dopo questo punto ogni lav. aggiuntivo diventa un peso per l’azienda perché il suo contributo in termini di fatturato viene completamente mangiato dall'incremento di costo che tale lav. mi dà e oltre questo punto i profitti diventano negativi. Nel punto L* il profitto π è zero cioè è un punto di equilibrio in cui un lavoratore in più mi costa esattamente quanto mi rende e ciò spiega la curva dei profitti.

Il prezzo

Supponiamo ora che il prezzo p possa variare. Il p dipende dal tipo di mercato che analizziamo. I mercati si dividono in competitivi (concorrenza perfetta o puri) e non (monopolio, oligopolio e concorrenza monopolistica). In conc. monopolistica posso dare dei prezzi leggermente più alti degli altri. Solo nel mercato di concorrenza perfetta o competitivo ci sono delle condizioni:

  • Piena libertà di entrare e uscire dal mercato
  • Elevatissimo numero di imprese
  • Le imprese producono lo stesso tipo di bene cioè il bene è omogeneo.
  • Produttori e consumatori sono in perfetta informazione.

Più si è vicini a questo mercato più la collettività e le aziende stanno bene e rappresenta l'utopia verso cui tendere. La politica economica deve regolare l'economia per avvicinarlo sempre di più a tale condizione. Adottando l'ipotesi di concorrenza perfetta il p non può modificarsi con la quantità in quanto se valgono le condizioni di prima il prezzo deve restare costante in quanto se un'azienda aumenta o diminuisce il prezzo già non vale più il mercato di concorrenza perfetta. Nessuno ha un incentivo ad aumentare il prezzo perché sennò non venderebbe più e se qualcuno lo abbassa tutti gli altri faranno la stessa cosa. Dunque non c'è motivo di abbassare il prezzo che resta costante. L’unica incognita è dunque la quantità che Max il profitto. Dunque c'è solo una combinazione che Max i profitti dato il p di mercato. Pareto dimostra che tale punto esiste sempre ed è unico e la C.N.S. è che l'economia sia in concorrenza perfetta. Un policy maker deve assicurarsi che il mercato e l'economia sia il più possibile in concorrenza perfetta attraverso meccanismi che facilitano l'entrata e l'uscita, aumentando il numero di imprese.

29/09 Perché il profitto deve essere 0

Per l’imp. profitto uguale a 0 significa che il fatturato copre esattamente i costi di produzione e non ci sono utili aggiuntivi. In realtà la remunerazione dell'imprenditore è una voce di costo e lo stipendio dell’imp è già contato tra i costi. La voce di remunerazione è una voce già contabilizzata. Eventuale utile può essere redistribuito o investito per l'azienda. Quando il profitto è zero vuol dire aver già remunerato tutti impr compreso. Il profitto uguale a zero è effettivamente un equilibrio di bilancio. Questa caratteristica è vera solo nella concorrenza perfetta. L'equilibrio sennò è positivo nelle forme diverse dalla concorrenza perfetta. Esse però avendo profitti positivi vuol dire che non sono efficienti perché vuol dire che l’imp ha rinunciato a usare questo denaro per incrementare l'uso dei fattori di produzione e espandere ulteriormente l'impresa. Se c'è un profitto positivo vuol dire aver sbagliato da qualche parte oppure che il mercato al quale ci rivolgiamo non risponde perfettamente alle leggi della domanda e dell'offerta. In concorrenza perfetta il profitto zero significa aver utilizzato le risorse nel miglior modo efficiente possibile senza sprecare nessun fattore di produzione.

Il consumatore e utilità

Il modello di comportamento del cons si basa sulla razionalità dell'individuo che lo porta a consumare merci in modo da massimizzare i loro bisogni che vengono misurati in benessere. Pareto ha trovato un metodo analitico in grado di misurare il benessere. Ognuno di noi può ordinare le proprie preferenze in ordine di ciò che per lui è migliore. Questo si chiama ordinamento delle preferenze. Un problema nasce quando le preferenze di un individuo non rispettano le proprietà di transitività, noi studieremo solo casi di transitività. Secondo Pareto noi possiamo dunque quantificare attraverso una funzione analitica le nostre preferenze di consumo. Possiamo dunque costruire la cosiddetta funzione di utilità dalla forma concava. Infatti, si assume che la derivata prima dell'utilità sia sempre positiva cioè più consumo e più il grado di soddisfazione cresce. Tuttavia, la derivata seconda è negativa a dimostrare che l'andamento della derivata prima rispetto a x é positiva ma decrescente. Mangiare un nuovo panino non potrà darmi un incremento dello stesso panino che ho mangiato quando avevo più fame. Tale funzione è dunque concava a dimostrare che incrementi di consumo generano incrementi di utilità sempre decrescenti. L'utilità marginale cioè quale è l'incremento di benessere aumentando di un’unità è decrescente. Potrei anche avere un massimo oltre il quale l'incremento di utilità diventa negativo per esempio vomito.

Supponiamo di scegliere tra due merci x1 e x2 e in un grafico vediamo le due utilità diverse tra loro. Noi sceglieremo il prodotto che ci dà maggior benessere e quindi devo misurare il dU dato dall'incremento di consumo di x1 o x2. Cioè incrementare il consumo di una delle due merci quanto incremento di soddisfazione mi dà. Se l'utilità marginale x1 supera quella di x2 scelgo x1 e viceversa. Noi scegliamo in base alla comparazione di utilità marginali tra le varie scelte possibili. L'utilità marginale è quella con cui inconsciamente pensiamo le alternative scegliendo quella con UM maggiore. Dunque, passa tutto attraverso la valutazione della UM. L'importante è poter costruire una lista di preferenze transitive. Tuttavia, ciò presuppone che non vi siano limiti al consumo dei due, cioè seguendo solo il mio modello comportamentale ciò mi porta a consumare senza mai fermarmi in quanto seppur sempre minore, l'incremento di consumo genera sempre un incremento di benessere. Noi tuttavia siamo limitati dal costo della merce e quindi dobbiamo implicare anche una questione di costi di acquisto. Il consumatore cerca quindi la massima utilità ma condizionatamente al vincolo di spesa che quindi non è un massimo libero ma vincolato. L'imprenditore sceglie la combinazione di L e K che massimizzare il π ma quei fattori hanno un costo e quindi bisogna vedere se tale combinazione è raggiungibile dal imp in termini di costo. Una combinazione (L, K*) ha un costo dato dalla formula in figura cioè comprendente la sommatoria dei prezzi moltiplicati delle quantità. Questo è il famoso vincolo di bilancio. Il cons massimizza l'utilità rispettando il vincolo di spesa.

In grafico vediamo il vincolo di bilancio insieme alle curve di indifferenza convesse di utilità. In realtà, tali curve sarebbero delle superfici iperbolici tagliate da delle superfici piane come in figura. Dunque, ciò che otteniamo sono una sorta di curve di livello della funzione di utilità. La curva è infatti detta curva di indifferenza e più vado verso il centro e più cresce il livello di isoutilità. Andremo dunque a scegliere la curva più alta compatibile col vincolo di bilancio cioè la curva di isoutilità per cui il vincolo rappresenta una tangente. Si dimostra che esiste una sola combinazione tale per cui l'utilità viene massimizzata. Lo stesso discorso è per l'imprenditore che ha degli isoquanti e un isocosto, e la tangenza tra i due determina la combinazione ottimale di fattori di produzione che max il π. Pareto dice che in concorrenza perfetta le imprese producono la quantità esattamente uguale a quella che gli individui vogliono consumare, cioè l'economia è caratterizzata da un equilibrio tra produttori e consumatori. Cioè la produzione viene completamente assorbita dalla domanda. In un mercato per comp c'è sempre un prezzo che pone l'equilibrio tra domanda e offerta. Se il p di mercato è diverso da quello di equilibrio c'è qualcuno che ci rimette. L'unico prezzo che garantisce la mutua soddisfazione reciproca è il p*.

6/10 Definizioni

Equilibrio in economia: Ciò che produciamo è interamente redistribuito a chi ha contribuito alla produzione, cioè ai due fattori K e L

Equilibrio aziendale: l'azienda produce esattamente quello che i consumatori vogliono di quella merce sul mercato al fine di non creare né eccessi di offerta né di domanda.

Introduzione alla politica economica

Quando c'è disoccupazione, un'economia non si trova in equilibrio oppure come con il Covid c'è un eccesso di domanda. La PE interviene per sanare la problematica. Nel mondo della CC, questi squilibri si risanano da soli rimettendo il sistema in equilibrio senza azioni esterne. Nell'economia reale ciò non avviene e l'ingegnere cerca di rimettere a posto l'organismo cercando di farlo funzionare. Ci sono due grandi famiglie di obiettivi: politiche monetarie e fiscali. Per noi, tra i vari obiettivi, quello che interessa è il discorso della crescita, cioè della dimensione come aumentare il PIL per una distribuzione delle famiglie più generosa e aumentando di fatto il benessere collettivo.

In questo corso vediamo come la PE ci aiuta a far crescere la produzione. L'azienda più cresce più si rafforza e più è sana, più vale e più ci si può investire. Il nostro obiettivo ingegneristico è quello di far crescere l'economia. La nostra tool box è molto ampia e capire come l'innovazione tecnologica può far crescere l'economia nelle aziende è fondamentale per la crescita dell'azienda stessa. Per fare questo è necessario analizzare i comportamenti degli individui e dei produttori quando li caliamo nel tempo. Il tempo che scorre infatti può complicare la questione del modello economico di base.

Il tempo

Analizziamo un'economia piuttosto che un'azienda. Noi sappiamo che la nostra analisi è sulla F(k, l): tutto ciò che fa crescere i due fattori fa anche crescere la produzione. Ciò che fa crescere il numero di lavori disponibili in economia è una variabile che non dipende da noi ma dalle scelte demografiche della popolazione come il numero massimo di bambini da fare che comunque non riguarda scelte economiche. Con una legge molto semplice assumiamo che la popolazione cresce nel tempo secondo una legge base, L(t), con annesso grafico. Per noi, questa è un'importante variabile da considerare nel contesto economico.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher edo_gabr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di politica economica e finanziaria applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Giannini Massimo.
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