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GRANDE RECESSIONE

Grande Recessione​

(​

GR​

) è il termine convenzionale con cui si identifica il

periodo dal 2008 ad oggi in cui l’economia internazionale ha vissuto un

periodo di crisi profonda a cui è seguito un rallentamento dell’attività

economica che tende a prolungarsi nel tempo, soprattutto nelle sue

conseguenze sociali e nello specifico di particolari Paesi. Idelamente si

attribuisce l’inizio di questo periodo con la data del fallimento di Lehman &

Brother (15/09/2008) ​

Il termine richiama la Grande Depressione​

della fine degli anni ‘20 il cui

inizio è storicamente riconducibile alla crisi bancaria americana che ha

​ ​

provocato il crollo di Wall​

Street​

(Borsa americana) nell’autunno del 1929.

​ ​

Anche per la Grande Recessione i

l momento iniziale viene storicamente

ricondotto ad una crisi di natura finanziaria che, con il fallimento di Lehman

Brothers del 15 settembre 2008, provoca un crollo delle B

orse mondiali​

.

Nel momento iniziale, si è portati a pensare che, essendo «simili» le origini

della crisi, la GR potesse anche essere affrontata con le medesime r

icette

di politica economica​

(soprattutto di natura Keynesiana) che avevano

consentito di uscire dalla Grande Depressione. Ben presto ci si rende conto

che non può essere così perché sono cambiati i «​

fondamentali»

​ ​

dell’economia, i meccanismi di «coordinamento» d

ei mercati, le priorità tra

​ ​

gli «obiettivi» da perseguire da parte delle istituzioni economiche.

«Questa volta è differente» è il titolo di un famoso volume che analizza il

manifestarsi della Grande Recessione (Reinhart­Rogoff, 2009).

● Politiche keynesiane : agiscono sulla domanda aggregata attraverso interventi

statalisti: aumento della spesa pubblica, investendo in infrastrutture, aziende,

l'intervento fiscale, ecc. Inoltre si affiancano anche politiche monetarie di

espansione della base monetaria (in America è successo, mentre la BCE non

aveva mandato per l'espansione monetaria). Componente di spesa pubblica e di

espansione della liquidità. Il fare una politica fiscale ha portato disavanzi di

bilancio e la mancata fiducia nel sistema bancario. ​

● I due fenomeni (la Grande depressione e la GR) sono stati differenti nelle origini.​

● La prima manifestazione della GR è stata la restrizione del credito (crisi

finanziaria) e successivamente ha colpito l'economia reale. In Europa è stata

soprattutto una crisi reale.

In America c'è stato nel 2008 un momento di stallo e questo è la ragione del

● fallimento della Lehman: era in scadenza il mandato del presidente, non si

capiva chi aveva il potere politico per decidere e nessuno si voleva prendere la

responsabilità statale della banca.

Il fallimento della Lehman è stato un errore, i segnali si erano già manifestati

● della crisi si erano già manifestati prima in altri Paesi (vedi frafico slide 8)

​ ​

Gli studiosi​

nel 2008 non hanno capito l

’origine​

della crisi e pertanto non

hanno saputo prevederne dinamiche e conseguenze. Dunque, sono stati in

difficoltà anche nell’introduzione delle manovre di stimolo per la ripresa

economica (la crescita) .

Le previsioni​

per l’anno successivo, a giugno (OECD) e a ottobre (IMF)

del 2008, hanno molto sottostimato la caduta del 2009 e la temporanea

​ ​

ripresa del 2010. Gli errori erano evitabili ? In Europa l’errore di previsione

del mercato​

(opinioni degli operatori) sulla crescita del PIL è stato più

elevato rispetto agli Stati Uniti. P

erché ? (grafici slide 10­11)

CAPIRE LE RAGIONI DELLA CRISI ​ ​

Se la crisi è differente, è importante dunque capirne le ragioni e gli errori

interpretativi per identificarne i migliori correttivi. Due livelli interpretativi:

­ le ipotesi teoriche descrivono come l’economia d

ovrebbe​

comportarsi

(seguendo obiettivi di efficienza) e non come e

ffettivamente​

i mercati

(soprattutto finanziari e assicurativi) funzionano nella gestione

dell’incertezza;

­ ne consegue dal punto di vista normativo, già a partire dagli anni ‘90, una

spinta alla liberalizzazione​

dei mercati (soprattutto quelli finanziari) come

garanzia di crescita economica e di benessere diffuso.

● Rischio : dimensione dell'incertezza misurabile, gestita dal mercato finanziario e

assicurativo in modo economico e in modo tale da annularlo.

● L'incertezza è un fenomeno che non può essere gestito con modelli di efficienza,

un evento che non si è mai verificato e per il quale i modelli non possono gestire

perché sono legati al rischio. I modelli economici non possono gestire

L'incertezza. Si sono usati modelli per interpretare l'incertezza e non il rischio,

quindi i modelli non hanno funzionato, erano sbagliate le ipotesi di applicazione

dei modelli. Conseguentemente si sono sbagliate le previsioni. I modelli

divrsificavano il rischio e non la dimensione dell'incertezza

● seconda ragione: la liberalizzazione. Gli anni della grande moderazione

(1990­2000) tassi di crescita, prezzi, interessi bassi ma costanti, hanno illuso il

fatto che l'idea del liberalismo funzionasse bene, questa regolarità è stata

scambiata come capacità di autogoverno dei mercati.

Come è potuto accadere?

“Why did nobody notice it ?” “If these things were so large, how come

everyone missed them?”(The Queen at the London School of Economics, 5

novembre 2008).

Questa è la critica​

anche della pubblica opinione agli economisti, agli

operatori finanziari, alle società di rating e agli istituti di previsione

​ ​

economica. E’ necessario ripensare il ruolo dell’incertezza nella teoria

economica (che modella solo eventi prevedibili e calcolabili) e gli strumenti

opportuni per affrontarla.

● Liberalizzazione è la maggiore capacità di autogoverno dei mercati con la

finalità di una maggiore efficienza.

○ (1 fase): quello che è stato fatto nei periodi di liberalismo era quello

di privatizzare, diminuzione della presenza dello stato come

produttore in settori di monopolio nazionale/naturale (erano settori

facilmente concorrenziali, non c'era più la necessità di renderli

statali per impedire che diventassero dei monopoli privati). Questo

non produce necessariamente l'efficienza nei mercati.

SMANTELLAMENTO DEI MONOPOLI PUBBLICI (1980­1990)

○ (2 fase) sono state abolite le norme rispetto al sistema bancario

che erano state introdotte negli anni 30 in conseguenza alla grande

depressione. Sono stati smantellati i controlli di rischio dei sistemi

bancari finanziari e assicurativi. Idea di credere nel mercato come

sistema di gestione. Lo smantellamento di queste regole ha

condotto al fatto che le banche iniziarono a guadagnare

sull'assunzione di rischi sempre più grandi (banche di credito

ordinario che facevano operazioni di finanziamento) negli anni 2000

sono stati tolte la differenza tra credito ordinario e non.

● E saltato un meccanismo di equilibrio nei mercati di finanziari non solo

perché i modelli erano sbagliati, ma anche perché sono state tolte le

regole (modelli basati su ipotesi non realistiche e aspetto istituzionale,

istituzioni che hanno tolto vincoli banchieri e organi di governo).

Concedere a più soggetti di fare operazioni di finanziamento ha permesso

che il rischio venisse assunto dall'economia. Si fecero prodotti assicurativi

e finanziari che speculavano sul fallimento di altre imprese o banche (non

si perdeva niente, il rischio era assunto dall'economia)

E l’ incertezza sugli “eventi” impensabili? E se l’impensabile diventa

​ ​

pensabile, come proteggersi ? Gli eventi che hanno avuto l’impatto più

rilevante e duraturo sull’economia e sulla crisi (GR) non rientravano fra

​ ​

quelli considerati come “ammissibili” nel pensiero economico prevalente

​ ​

basato su modelli matematici di efficienza dei mercati e sull’​

efficacia

(automatica) delle istituzioni​

nel controllo degli shock economici.Ad

esempio:

­ Fallimento Lehman Brothers (15/9/2008)

○ fatto impensabile che dopo il salvataggio di 3 banche il governo

americano facesse fallire la lehman.

­ Crisi del debito in Grecia (novembre 2009)

­ Crisi del debito­sovrano in Italia (2011­12)

○ politiche regressive.

­ Crisi del debito in USA (ottobre 2013)

○ per ragioni politiche si è arrivati al rischio di far saltare il sistema valutario.

Non ci sono modelli di assunzione del rischio che possono gestire questi

eventi di incertezza.

Con quali conseguenze? ​

La crisi ha comportato gravi costi economici e sociali​

in termini

soprattutto di produzione perduta, di perdita di capitale umano e sociale e

di disoccupazione.La perdita di produzione (dal 2009 al 2013) è stata

continua ed elevata, e la disoccupazione è aumentata. Questa

​ ​ ​

conseguenza era inevitabile ? In Europa​

la perdita di produzione e

l’aumento di disoccupazione sono molto differenti fra i paesi: abbiamo di

fronte una nuova divergenza o un aggiustamento inevitabile?

Ne siamo usciti? ​

Era prevedibile la deflazione​

in Europa? Quali esiti produrranno le recenti

manovre della BCE che vogliono essere uno stimolo alla crescita e con

essa alla crescita dei prezzi?Possiamo prevedere dove ci porterà il

processo di aggiustamento della situazione della Grecia​

? L’inizio di

ripresa​

che comincia ad emergere in alcuni Paesi europei e più evidente

negli USA sarà in grado di mantenersi? I dati recenti per il nostro Paese ci

​ ​

danno una situazione ancora in divenire come ci indica l’andamento del

PIL.

IL PERCORSO DIDATTICO CHE SEGUIREMO

​ ​

Lo scopo del corso è quello di arrivare a comprendere meglio la realtà

economica che ci circonda e quindi quali sono le questioni aperte dalla

Grande Recessione a cui la teoria economica deve fornire una

interpretazione​

e la politica economica una proposta di s

oluzione e di

stimolo alla ripresa​

. Per arrivare a questo traguardo è necessario fare un

percorso​

didattico e darsi un metodo di lavoro opportuno. ​

Questo sarà il percorso didattico che sarà necessario affrontare per t

appe

nelle prossime lezioni utilizzando la metodologia più opportuna. Dovremo

arrivare a capire: ​ ​ ​

• come funziona il sistema economico e quale è il ruolo delle

Istituzioni (Modulo 1);

​ ​

• come utilizzare la teoria economica r

iconoscendone i limiti (Moduli

2­4); ​

• quali sono gli obiettivi​

da perseguire di una economia reale complessa

(Moduli 5­7) ​ ​

• quale è il ruolo della politica economica, d

ati i vincoli istituzionali

(Modulo 8). ​

Il riferimento è, in primo luogo, alla economia italiana​

, inserita però in un

contesto di integrazione europea e internazionale.

MODULO I: IL METODO DELLA POLITICA

ECONOMICA: L’ APPROCCIO

STRUMENTI ­ OBIETTIVI

IL METODO DELLA POLITICA ECONOMICA

IL FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA ECONOMICO: UNA

INTRODUZIONE ​ ​

Un sistema economico è caratterizzato da un​

insieme di fondamentali

,

​ ​

dati i quali, i diversi soggetti decisori mirano al raggiungimento di

​ ​

​ ​

determinati obiettivi

, coordinando le proprie strategie.

● SISTEMA ECONOMICO: Caratterizzato da un insieme di dati strutturali/da una

struttura (dato non modificabile del breve periodo, parametri noti, vincoli esogeni,

sono dati che definiscono il sistema e la struttura economica). È fatto di soggetti

che decidono (razionalità economica, diversi nelle strategie e negli obiettivi da

raggiungere).

● FONDAMENTALI: la strutture del sistema economico, sono dati dalla sua storia

(processo storicamente determinato, la storia cambia il sistema economico),

dalle regole e dalle risorse disponibili. Problema di tempo: definizione di breve e

lungo periodo. La storia fa parte della struttura, è una dato esogeno nel breve

periodo.

● OBIETTIVI: rappresentano il fine della nostra organizzazione economica e

sociale, cioè i “valori” condivisi dalla collettività. Gli obiettivi possono essere di

tipo operativo (efficienza), uguaglianza sociale nel sistema economico

(componenti di tipo etico = valori della collettività vuole realizzare). Sono

difficilmente individuabili in quanto rappresentano dei fini comunitari, sociali,

comuni. Strategie individuali con fini comuni in quanto è comune la dimensione

della struttura.

Si pongono due questioni di fondo.

​ ​ ​

• Dati i fondamentali​

, quali sono le scelte sociali​

condivise​

da

implementare per il perseguimento di determinati obiettivi?

• Come si coordinano​

scelte individuali, di gruppo e collettive per il

perseguimento di obiettivi comuni?

○ Problema: individuare una istituzione capace di far fronte a strategie

individuali per raggiungere fini comuni.

○ Meccanismo di voto o regolamentazione = due istituzioni diverse utilizzate

per prendere una decisione. ​

In un sistema socio­economico complesso, sono necessari d

ue

meccanismi di coordinamento​

:

• IL SISTEMA POLITICO (STATO)​

che costituisce il meccanismo di

coordinamento delle scelte economiche di tipo collettivo​

con pochi

agenti decisori che sono tra loro di norma coordinati per via gerarchica e

istituzionale; ​

• L’INSIEME DELLE​

FORZE DI MERCATO (MERCATO)​

che

costituisce il meccanismo di coordinamento di scelte economiche

decentrate​

con molti soggetti decisori che perseguono un proprio interesse

individuale o di gruppo.

○ Istituzioni che vengono chiamate stato e mercato. Il termine stato è

ambiguo in quanto vi è comunque un'istituzione in cui ci sono pochi

decisori che utilizzano processi di tipo gerarchico, ci sono soggetti che

sono decisori ultimi.

○ Il meccanismo di gestione collettivo e è più facilmente organizzabile

quando c'è una gerarchia comunemente riconosciuta in quanto esistono

soggetti, decisori ultimi che hanno potere di controllo. La gerarchia tiene

insieme le decisioni individuali. Il mercato ha una strategia individuale con

il fine individuale o collettivo.

IL SISTEMA ECONOMICO COME ORGANIZZAZIONE

● Il sistema politico può modificare i fondamentali anche nel breve periodo

(esempio definizione delle regole) , mentre le forze di mercato hanno come dato i

fondamentali. Non si può imputare al mercato la colpa di non essersi imputato le

regole, non si può chiedere allo stato e al mercato di fare operazioni che non

sono proprie. Allo stato il compito di dettare le regole di funzionamento del

sistema, al mercato il compito di giocare, di utilizzare le regole in modo efficiente,

realizzano scelte strategiche individuali. Il liberismo dice che è sufficiente il

mercato per perseguire l'obiettivo di efficienza, il mercato è capace di perseguire

solo l'obiettivo di efficienza, non quello di equità.

Occorre pertanto analizzare come è organizzato un sistema economico in

​ ​

cui sono presenti Stato​

e Mercato​

come strumenti di coordinamento delle

decisioni di individui, gruppi e soggetti istituzionali.

Lo scopo di questo modulo introduttivo è quello di inquadrare questo

processo di coordinamento​

decisionale e di coglierne la rilevanza per

l’economia e la società.

LE ISTITUZIONI: STATO E MERCATO

Studiare la presenza di Stato e Mercato, nel sistema economico, significa:

​ ​

analizzare forme alternative di o

rganizzazione produttiva e sociale in cui

​ ​

possono essere presenti soggetti decisori diversi, strutture informative

​ ​

diverse e meccanismi di coordinamento più o meno complessi, dati i

​ ​ ​

fondamentali ed in funzione degli o

biettivi da perseguire.

Le economie reali si caratterizzano per la presenza di entrambi i

meccanismi di coordinamento che non si escludono a vicenda, ma

possono, e devono, essere complementari​

. E’, tuttavia, importante

definire le regole​

di base di questa complementarietà istituzionale.

Per comprendere meglio le economie reali, caratterizzate dalla presenza

simultanea di Stato e Mercato, è utile analizzare due casi estremi di

organizzazione economica:

● le economie ex­sovietiche

○ Le economie ex­sovietiche​

sono caratterizzate dal fatto che in

esse opera esclusivamente il s

istema politico

(si tratta di una modalità storicamente sperimentata).

○ ECONOMIA DI PIANIFICAZIONE: realtà storicamente verificata (ottobre

1917­1989). Questo sistema funziona solo se c'è proprietà collettiva delle

risorse = proprietà collettiva dei mezzi di produzione (marxismo del

capitale). Poi pianificazione attraverso il decisore collettivo che utilizza il

meccanismo di comando controllo e attraverso questo di raggiungere il

socialismo reale, risorse/beni prodotti dallo stato distribuite su un principio

di uguaglianza sociale agli individui. Processo di standardizzazione

sull'esito economico che si manifesta sulla qualità di vita

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ellenys di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Malerba Giuseppina.
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