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La politica economica

La politica economica è quella parte della scienza economica che studia una comunità riguardo all'individuazione di fini, al modo di perseguire tali fini e all'esito dell'eventuale intervento. La disciplina si articola in tre parti: l'individuazione dei fini di un corpo sociale complesso, le modalità di raggiungimento di tali fini che consistono nell'azione o inazione del governo e l'effetto dell'eventuale azione. In ognuna di queste parti vi sono motivi di conflitto, proprio per questo ogni società si dà un'organizzazione economica, cioè regole per limitare e governare le occasioni di conflitto.

La comunità o ente collettivo è un insieme di individui con preferenze e obiettivi eterogenei, che possono entrare in conflitto fra loro. La teoria delle scelte collettive cerca di stabilire, a partire dalle preferenze degli individui che costituiscono la società, l'obiettivo collettivo, individuando le relazioni che intercorrono tra le preferenze individuali e quelle collettive. La politica economica pone attenzione a eventuali conflitti e alla loro gestione. Possono sorgere conflitti fra obiettivi individuali e collettivi, fra obiettivi di politica economica o fra intervento e non intervento. La politica economica studia pertanto la gestione dei conflitti fra gli obiettivi che ci si è assegnati.

Dopo aver individuato i fini, la politica economica si occupa di esaminare i possibili modi per perseguirli. La teoria della controllabilità studia le condizioni che devono essere soddisfatte, affinché sia raggiungibile il fine che l'ente collettivo si è posto data la struttura dell'economia. La strada da percorrere viene riassunta nella ricetta di politica economica che stabilisce quali azioni bisogna intraprendere per raggiungere determinati obiettivi. Nella ricetta di politica economica vengono quindi enunciati sia gli obiettivi da realizzare, sia gli strumenti da utilizzare, che possono essere molteplici, quindi occorre risolvere il conflitto fra strumenti impiegabili. Spesso i risultati perseguiti sono differenti da quelli che si erano prefissati, quindi occorre esaminare le ragioni di conflitto fra obiettivi previsti e realizzati.

La realtà è costituita da una pluralità di soggetti che non potrebbero essere rappresentati totalmente. Vengono perciò utilizzati dei modelli, in cui vengono rappresentati solo quei soggetti, il quale comportamento ha rilevanza ai fini del fenomeno.

Modelli di politica economica

Ogni modello utilizzato ai fini di politica economica presenta:

  • Due categorie di soggetti: privati, cioè individui che perseguono fini individuali; policy maker, cioè quel soggetto al quale spetta l'individuazione dei fini di politica economica e della ricetta da seguire. Secondo la tradizionale teoria della politica economica, il policy maker è un ente che non ha propria personalità ma è un aggregatore di preferenze individuali; quindi l'autorità, in base alle preferenze, stabilisce un fine di politica economica e decide se e come realizzarlo. L'autorità di politica economica può essere vista come un insieme di enti differenti fra loro, sotto vari profili:
  • Natura dei fini perseguiti: secondo il modello dei bureau, il policy maker viene visto come un insieme di uffici che perseguono finalità di diversa natura, allocativa, redistributiva e macroeconomica.
  • Ambito di intervento: l'ambito può essere nazionale, internazionale, regionale, comunale.
  • Natura dei compiti svolti: politici, individuano fini ed eventuali azioni da intraprendere per raggiungerli; burocrati, che mettono in atto le misure individuate dai politici.

Secondo la scuola della public choice, i policy maker non sono enti ma uomini che perseguono fini propri che possono anche non aver a che fare con gli obiettivi individuali. Il mondo può essere rappresentato da tre categorie, cioè, politici, burocrati e cittadini, ed è quindi necessario studiare correttamente i rapporti tra cittadini e governo, governo e burocrati e tra burocrati e cittadini. Alcune idee della public choice sono state riprese negli anni '80 dalla scuola della political economy che sostiene ci sia una relazione di interdipendenza strategica tra i tre soggetti precedentemente citati. Quindi, i risultati perseguiti da questi soggetti dipendono sia dal loro comportamento che da quello della controparte.

La teoria normativa

Per comprendere meglio un sistema economico occorre effettuare un'analisi economica che prevede l'osservazione della realtà, l'elencazione dei fatti realizzati e la costruzione di un modello. I modelli sono rappresentazioni semplificate della realtà, e devono essere:

  • Semplici: vengono tralasciati tutti quei fattori non pertinenti al problema studiato.
  • Generalizzabili: vengono applicati a una vasta gamma di fenomeni.
  • Robusti: modifiche nell'impianto teorico non cambiano le conclusioni del modello stesso.

Ogni modello può essere letto in modo positivo (descrittivo), indica cioè cosa sta accadendo e perché nel sistema economico che si sta osservando; e normativo (prescrittivo) che indica cosa deve essere fatto per raggiungere determinati risultati. Le relazioni che intercorrono tra gli elementi di un modello possono essere illustrate in modo discorsivo o formalizzate mediante equazioni. Possiamo distinguere quattro tipi di relazioni:

  • Tecniche: tipi di equazioni che descrivono la tecnologia o le preferenze degli individui (funzione di produzione).
  • Comportamentali: descrivono il comportamento degli individui (funzione di domanda e offerta).
  • Di equilibrio: eguaglianza fra quantità domandata e offerta di un certo bene.
  • Di definizione: servono per definire una grandezza (domanda aggregata). All'interno troviamo la sottocategoria delle relazioni istituzionali.

In ogni modello figurano variabili endogene, il cui valore viene spiegato all'interno del modello; e variabili esogene, il cui valore viene assunto come dato e il cui valore non viene spiegato all'interno del modello. La distinzione fra variabili endogene ed esogene dipende dalla lettura che viene data di un modello. Ciò che è endogeno in una lettura positiva, diventa esogeno in una lettura normativa dello stesso modello.

La forma strutturale e la forma ridotta di un modello sono modi nei quali possono essere scritte le relazioni di un modello. Nella forma strutturale, si evidenziano i legami sostanziali fra le variabili di un modello, siano esse esogene o endogene; nella forma ridotta, ciascuna variabile endogena viene espressa soltanto in funzione di variabili esogene. La forma ridotta rappresenta la soluzione del modello.

Variabili esogene: esportazioni x, tasso t, investimenti I, spesa pubblica G; Variabili endogene: consumo c, reddito y, importazioni M.

La teoria di politica economica individua tra le variabili, obiettivi e strumenti. Per obiettivo di politica economica si intende un traguardo o un fine dell'azione del policy maker. L'obiettivo può essere fisso, se si vuole raggiungere un valore puntuale di una certa variabile; flessibile, quando si mira a raggiungere il valore massimo o minimo di una certa funzione. In ogni caso, gli obiettivi devono confrontarsi con la struttura economica descritta dal modello.

Per strumento di politica economica intendiamo una variabile che viene usata dal policy maker per raggiungere un fine. Gli strumenti devono godere di tre proprietà:

  • Controllabilità, deve essere controllabile dal policy maker.
  • Impermeabilità dal contesto, non deve essere influenzato da elementi fuori dal controllo del policy maker.
  • Efficace, l'efficacia di una variabile su un'altra la si misura con l'elasticità che deve essere diversa da zero.

Il policy maker nel caso di obiettivi può porsi fino a un massimo di M obiettivi. Con (y₁, y₂, y₃, ym) indichiamo i valori che l'autorità si pone come obiettivi. Le variabili Y dipendono dalle variabili X, il policy maker cerca di stabilire quali valori debbano assumere la x per poter raggiungere valori Y. Nel modello di politica economica, il vettore X diventa l'incognita in relazione alla quale bisogna risolvere il modello. Se abbiamo come fine quello di raggiungere determinati valori e per un numero di M obiettivi utilizziamo un numero N strumenti, dovremo risolvere un sistema con M equazioni in N incognite. Un modello risolvibile si dice controllabile se il policy maker è in grado di perseguire i suoi obiettivi. Di fronte a un sistema di m equazioni da risolvere per N a variabili incognite, sono possibili tre casi:

  • M = N: il sistema è esattamente determinato. Ad ogni strumento viene assegnato un solo valore che costituisce gli obiettivi della Y. Il sistema è controllabile ed esiste una sola soluzione.
  • M < N: sistema sotto determinato e ci saranno infinite soluzioni. Ci saranno più strumenti che obiettivi e quindi si potrà ampiamente scegliere la strada da percorrere. Bisogna controllare che gli strumenti siano indipendenti tra di loro e quindi uno strumento non deve essere duplicato di un altro.
  • M > N: non è risolvibile in quanto vi sono più obiettivi che strumenti. Il modello non è quindi controllabile perché gli obiettivi non sono tutti raggiungibili. Questo rappresenta il caso più probabile perché il policy maker si pone sempre più obiettivi che strumenti. Nel caso in cui il sistema non sia risolvibile vi sono tre linee di condotta:
  1. Lasciar perdere alcuni obiettivi in modo tale che vi siano un numero di obiettivi pari al numero di strumenti, occorre quindi individuare gli obiettivi più importanti.
  2. Cercare di creare nuovi strumenti.
  3. Abbandonare gli obiettivi fissi e perseguirne uno flessibile, cioè le variabili obiettivo confluiscono in una funzione che il policy maker intende minimizzare o massimizzare.

I trattati possono essere condensati nella regola aurea della politica economica di Timbergen. Il teorema della regola aurea assume che la condizione necessaria affinché un modello statico e deterministico di politica economica con obiettivi fissi sia controllabile è che il numero di strumenti a disposizione del policy maker, sia almeno pari al numero di obiettivi. Passando ad un obiettivo flessibile, l'autorità di politica economica deve convogliare in un'unica funzione obiettivo i valori delle variabili di suo interesse. Il modo più consueto di costruire una funzione obiettivo, è quello di considerare una funzione di perdita che dipende da quanto la realizzazione di una variabile si discosta dal valore ritenuto ottimale dal policy maker.

Funzione di perdita

L = (y₁* - y₁)² + (y₂* - y₂)² + ... + (ym* - ym)²

La perdita può essere pensata dal policy maker attribuendogli un coefficiente con un valore da lui scelto:

L = w₁ x (y₁* - y₁)² + w₂ x (y₂* - y₂)² + ... wₙ x (ym* - ym)²

Il problema di massimizzazione della funzione di perdita è soggetto a vincoli derivanti dalla struttura economica, ma dalla risoluzione del problema, deriva il piano che rende minima la perdita. Okun ha suggerito di utilizzare come funzione di perdita la somma del tasso d'inflazione e del tasso di disoccupazione, funzione nota come indice di malessere di Okun. Indipendentemente dalla funzione di perdita, bisogna notare che le 2 variabili si muovono in direzioni opposte.

La critica di Lucas

L'idea che la politica possa raggiungere i suoi obiettivi guardando alla solvibilità di un sistema di equazioni è stata contestata da Lucas, sulla base delle aspettative razionali. Egli sostiene che nel momento stesso in cui l'azione di politica economica viene messa in pratica mutua il quadro nel quale gli individui privati si muovono e quindi possono mutare i parametri di comportamento degli individui (inclusi nella matrice a), cioè la regola comportamentale, che gli individui adottano nel prendere le loro decisioni. La politica economica ha effetto sulle variabili economiche, in un modo che non può essere previsto sulla base dei comportamenti osservati nel passato. Lucas perviene alla conclusione che sia meglio per le autorità di politica economica astenersi dagli interventi attivi perché l'esito di tali interventi è sempre imprevedibile.

L'economia del benessere

L'economia del benessere è una branca dell'economia che mira a stabilire in che misura, situazioni economiche alternative siano desiderabili per la collettività. Essa studia e definisce regole per poter classificare le diverse possibili configurazioni del sistema economico. Per configurazione si intende una particolare allocazione di risorse. La configurazione finale dipende dalle preferenze dei singoli individui, dalle risorse iniziali, dalle scelte operate dal comportamento dei soggetti.

L'economia del benessere è composta da diverse linee di ricerca:

  • Vecchia economia del benessere, ha tentato di costruire funzioni di benessere sociale (Utilità collettiva) partendo dalle utilità degli individui che compongono la società.
  • Nuova economia del benessere, ha cercato di individuare una serie di criteri da richiedere alle funzioni di benessere sociale, e ha studiato come deve essere fatta una funzione di benessere sociale per rispondere a tali requisiti. Da qui: il teorema di impossibilità che mostra l'impossibilità di costruire funzioni che godono simultaneamente di tutte le caratteristiche.
  • Teoria delle votazioni, ritiene che la scelta sociale sia da attribuire all'esito di votazioni.
  • Scuola della public choices, ritiene che i rappresentanti degli enti collettivi perseguano fini propri che hanno poco a che fare con gli obiettivi individuali.

L'economia del benessere è Pigou che propose il modello individualista, Richiamando la precedente formulazione di Bentham, secondo cui la funzione di benessere sociale dipende dalle utilità dei singoli individui che compongono la società.

SW = f(U₁, U₂, Un)

Secondo Bentham la funzione di benessere sociale è la somma delle utilità degli individui SW = f(U₁ + U₂ + Un). La mappa di curve di isobenessere nel caso di funzioni di benessere sociale di Bentham: Le curve di isobenessere, che in realtà sono delle rette, soddisfano l'equazione SW = U₁ + U₂. Ogni livello di SW corrisponde a una diversa retta di isobenessere. Se SW aumenta, più alta sarà la curva di isobenessere associata.

Secondo Rawels, la funzione di benessere sociale è pari al livello di utilità dell'individuo che sta peggio: SW = min(U₁, U₂...Un); tale funzione indica che il livello dell'indicatore del benessere sociale, coincide con il minimo valore delle U dei singoli individui, cioè con il livello di utilità dell'individuo che sta peggio. La valutazione del benessere sociale deve essere fatta unicamente in riferimento alla persona che sta peggio e inoltre deve considerarsi positiva ogni riallocazione di risorse che migliora l'utilità di chi sta peggio.

Se l'individuo 1 è quello che peggio, incrementi di utilità dell'individuo 2, da A a B, non modificano il benessere sociale. Secondo Nietzche, la funzione di benessere sociale coincide con il livello di utilità di chi sta meglio:

SW = max(U₁, U₂,...Un)

L'impostazione utilitarista, cioè la possibilità di misurare e confrontare le utilità dei diversi individui, viene messa in discussione da Pareto, secondo il quale l'utilità non è una grandezza misurabile. Pareto stesso suggerì un criterio alternativo per valutare stadi sociali differenti. Secondo il criterio di Pareto, una configurazione x è preferibile ad una configurazione y, se tutti i soggetti nello stato x stanno almeno non peggio che nello stato y, e almeno un soggetto sta strettamente meglio. Il criterio si basa sul concetto di ottimo paretiano secondo il quale è ottimo paretiano un'allocazione di beni raggiunta la quale il benessere di un individuo non può aumentare senza ridurre quello di un altro.

Primo teorema fondamentale dell'economia del benessere

Se produttori e consumatori non fanno il prezzo e per tutti i beni esiste un mercato, l'allocazione di equilibrio delle risorse è pareto-efficiente. Ciò significa che in un sistema economico concorrenziale in cui tutti gli operatori sono price-taker si ottiene automaticamente un'allocazione efficiente delle risorse. La validità del teorema è soggetta al verificarsi di precise condizioni:

  • Ciascun soggetto deve essere price-taker.
  • L'utilità di ogni individuo deve dipendere unicamente dal livello dei suoi consumi. Le decisioni di consumo di un individuo non incidono sulle utilità degli altri.
  • Devono essere beni privati.
  • Devono esistere mercati per tutti i beni esistenti.
  • L'informazione deve essere simmetrica e completa.

Se una di queste condizioni non viene rispettata, si parla di fallimento di mercato, in quanto si è di fronte a un mercato pareto-inefficiente. In questi casi, per raggiungere l'efficienza può essere necessario un intervento esterno.

Secondo teorema dell'economia del benessere

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gioiloveshopping di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Cuccia Tiziana.
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