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APPUNTI DI PEDAGOGIA SOCIALE, FAMILIARE E INTERCULTURALE

PEDAGOGIA SOCIALE [26/09/17]

I parte: la pedagogia sociale nelle scienze pedagogiche; gli ambiti di studio della pedagogia sociale; società conoscitiva

e città educante.

II parte: i flussi migratori nella società complessa; dalla multicultura all’intercultura; cultura e culture. Dalla società

multiculturale all’educazione interculturale; l’epistemologia della pedagogia interculturale; unità e molteplicità:

un’ermeneutica della pluralità; pluralità e identità: l’integrazione tra multiappartenenza e pluridentità; le vie per fare

intercultura.

III parte: una pedagogia della famiglia; evoluzione storica del concetto di famiglia; famiglia e titolarità educativa; le

dimensioni dell’educazione familiare; il ciclo della vita familiare; la famiglia nel sistema formativo integrato.

EDUCAZIONE (EDUCO)

v

Educazione: s’intende ‘’condurre fuori l’eccellenza, le potenzialità di un individuo’’; ha una duplice derivazione

etimologica:

• da un lato educazione viene da ‘’educere’’, ovvero estrarre, condurre fuori, e rappresenta un processo di

estrazione delle potenzialità di una persona, impostazione di tipo soggettivo perché fa riferimento al

soggetto, a qualcosa che è all’interno al soggetto;

• l’altra derivazione etimologica è dal verbo latino ‘’educare’’ che significa allevare, nutrire, far crescere, è

un’impostazione oggettiva, perché fa riferimento a un modello educativo che viene in qualche maniera

proposto al soggetto.

Quale è giusta delle due? L’educazione deve essere intesa sia come relazione estrattiva di potenzialità, di risorse per

accompagnarlo nel suo processo di crescita quindi come relazione conduttiva.

ANTONIO RAYNERI (1810-1867)

v

È molto importante nel panorama ottocentesco perché è il primo a parlare della pedagogia come scienza.

Al posto del termine di educazione usa il termine di ‘’perfezione’’, e la scelta di questa parola gli permetterà di

descrivere le sequenze del processo educativo con un gioco di parole.

Il processo educativo (perfettivo) parte da una iniziale perfettibilità dell’uomo, passa attraverso una fase di

perfezionamento per giungere alla perfezione.

Con educabilità si riferisce: la capacità, la possibilità di essere educati. Rappresenta il potenziale educativo, che è nella

persona. ‘’L’uomo nasce imperfetto ma perfettibile’’, l’educabilità è in ogni persona, se pur con modalità diverse, ma

tutti possono essere educati. A partire da questa possibilità di essere educati, attraverso un perfezionamento

(processo educativo) porta all’educazione dell’uomo, educazione intesa come formazione integrale della persona

umana.

La parola perfezione arriva dal latino ‘’perficere’’ ovvero portare a compimento.

Il termine educazione ha più significati a seconda del contesto in cui ci riferiamo.

È comunque un qualcosa di concreto che riguarda la vita della persona.

L’educazione è un fatto relazionale.

La parola relazione è un legame insieme, e nel legame c’è un vincolo, quindi in qualche maniera l’educazione è un

rapporto che lega due persone, le mette in una situazione vincolante, perché la relazione educativa ha una struttura

duale perché si instaura almeno tra due persone: l’educando e l’educatore. L’agente primario in questo processo è

l’educando, mentre l’educatore è l’agente secondario, che deve aiutare questo processo.

Questa relazione bilaterale è:

• Reciproca e sbilanciata. Reciproca è composta da due prefissi: RE (indietro) e PRO (avanti), bidirezionalità di

ciò che va e di ciò che viene. ‘’Nessuno educa nessuno e neppure sé stesso: gli uomini si educano insieme

attraverso la mediazione del mondo’’ (Freire), ciascuna persona cresce diventando il coautore di un processo,

educatore ed educando imparano insieme in questo cammino. ‘’L’educazione per tutti è l’educazione da

parte di tutti’’.

In che senso però è anche sbilanciata? Perché è una relazione asimmetrica, i ruoli e i piani dell’educatore e

dell’educando sono diversi. Quindi la reciprocità si basa su un’asimmetria dei ruoli e del patrimonio cognitivo

ma anche su una simmetria umana ed esistenziale.

Rayneri ci dice che il processo educativo è sempre di un’autorità che tende a promuovere una libertà, e per spiegare

questa lui elabora una legge ‘’della progressione decrescente’’, man mano che qualcosa progredisce, qualcosa

decresce. All’inizio l’autorità dell’educatore è massima e la libertà è minima, poi andando avanti diminuisce l’autorità 1

dell’educatore per favorire la libertà dell’educando. L’autorità è un elemento fondamentale nell’educazione, deriva da

‘’augeo’’ che significa cresciuto, e che quindi ti può accompagnare. [27/09/17]

Il tema autorità e libertà è stato un tema centrale di tutta la pedagogia dell’ottocento. Questo perché a seconda di

come si gioca questo rapporto, tra educatore ed educando, l’educazione può assumere degli stili diversi; a seconda di

come questo principio educativo dell’autorità si sviluppa nell’educazione, avremo stili diversi.

STILI EDUCATIVI

v

Ce ne sono veramente tante come classificazioni, ma vengono assemblate a tre:

• Autoritario: è uno stile che ha prevalso nel panorama educativo, ma anche familiare, fino a qualche decennio

fa. È un modello educativo sbilanciato verso l’autorità, ossia è un modello educativo che pretende, e vuole

l’obbedienza senza giustificare. Quindi è un modello educativo che tende e spinge al ‘’conformismo sociale’’,

‘’devi fare così’’. Perché si sviluppa così? Dietro a questo modello, come in tutti i modelli, c’è una concezione

antropologica, ovvero un’idea di uomo e in questo modello c’è un’idea di uomo incapace di fare da solo

quindi va diretta con mano ferma verso un’educazione. L’uomo che sarà educato seconda tale approccio sarà

un inetto, avrà un’incapacità di prendere una posizione, insicurezza, proprio perché il feedback che rimanda

alla relazione è un feedback negativo, quindi io svilupperò un’identità fragile.

• Permissivo: è uno stile che invece da ‘’risalto’’ alla spontaneità del processo educativo, alla naturalezza del

percorso ritenendo quindi che ciascuno possa seguire il proprio percorso di crescita senza bisogno di essere

accompagnati. L’idea è che dare regole è sempre dannoso, intervenire nel processo è dannoso quindi

‘’facciano quel che voglio’’. L’effetto sull’educando è di essere disorientato, senza principi.

• Autorevole: è quel principio che in qualche maniera riesce a tenere in una giusta dimensione il ruolo

dell’educatore e il ruolo dell’educando. È un’azione estremamente complessa dove c’è questo confine tra

giusto intervento/intervento non giusto. Si basa su un principio fondamentale: il riconoscimento della dignità

dell’altra persona. Riesce a tenere la libertà dell’educando ma al contempo l’autorità dell’educatore. Si basa

sull’osservazione del contesto nel quale si trova l’educando. È comunque estremamente complesso da

applicare. Riesce a bilanciare i due poli di autorità/libertà.

Adesso c’è uno slittamento dell’educazione permissiva, legata a tanti fattori e questa è la difficoltà di conciliazione

degli eventi. Lo stile di educazione va costruita e richiede molto tempo, e lo stile permissivo da questo punto di vista è

più semplice e più veloce, lo stile autorevole, invece richiede mediazione tra le varie esigenze.

‘’Autoritarismo e ribellione da un lato, libertarismo e anarchia dall’altro, sono estremi che bisogna evitare a qualunque

costo. A metà strada tra essi vi è un posto per un’autorità morale che sappia sollecitare il fanciullo a chiedere l’aiuto,

l’appoggio, il soccorso dell’adulto, aiuto, appoggio e soccorso che egli stesso desidera’’ (Ferriere).

CRISI DELL’AUTORITA’ EDUCATIVA

v

• Fraintendimento del concetto di autorità, che viene confuso con la gestione autoritaria del proprio potere.

Noi nella politica ma anche nella vita di tutti i giorni siamo abituati a pensare a due sistemi contrapposti, da

un lato quello autoritario, e dall’altro quello liberale, fondati su una dimensione assolutistica, se c’è l’una non

può esserci l’altra. In realtà occorre capire come si intende all’autorità, e propone una distinzione tra due tipi

di libertà, esiste un’autorità che asservisce, ovvero che usa il potere e l’autorità per subordinare gli altri ai

propri fini, che cerca di impadronirsi di questi per sfruttarli; l’altra usa il potere e l’autorità per subordinare sé

stessa e coloro che ne sono soggetti e che, unendo la sorte propria alla loro, prosegue con essi un fine

comunque, e questa è l’autorità liberatrice. Questi due modi non sono solo diversi, ma sono sovrapposti,

perché producono due forme di obbedienza; nel primo caso obbedire significa subire, nel secondo significa

invece accettarlo, quindi condividerlo, esserne parte. L’autorità dell’educatore è ciò che il ragazzo chiede per

diventare sé stesso. Esiste in questa logica un diritto degli educandi ad essere educati, ed un dovere

dell’educatore di contribuire a promuovere questo percorso. L’educazione è un processo di umanizzazione,

permette all’uomo di diventare ciò che è, una persona. Il ruolo dell’educatore è quello del servitore, essere al

servizio dell’educando, per liberare le potenzialità che sono nell’uomo. (Liberthoineire)

L’educatore ha il dovere di accompagnare questo percorso. L’autorità lavora per essere inutile, il lavoro dell’educatore

è quello di rendersi inutile, se l’altro continua ad avere bisogno di te, tu hai fallito, quindi l’educatore dovrà lasciare

l’educando una volta che ha raggiunto il punto per poter essere educatore egli stesso.

Quindi il ruolo dell’educatore lavora per liberare l’educando.

• Fraintendimento del concetto di libertà personale, che viene in qualche maniera con la possibilità dell’uomo

infinita. Il poter fare quello che uno vuole, in una libera espansione della persona.

• Crisi della proposta axiologica, ossia sembra venir meno nella nostra società l’idea che l’uomo è un soggetto

di relazioni, ossia viviamo in un contesto sociale nel quale la dimensione relazionale è legata agli altri che 2

hanno un ruolo di minore importanza dell’affermazione dell’io. Quindi crisi della morale relazionale, che è

alla base della educazione.*

• Crisi del riconoscimento da parte degli educatori del proprio ruolo educativo, esiste oggi una difficoltà degli

educatori di esercitare in maniera autorevole la propria autorità educativa. La difficoltà da parte degli adulti

di quel dovere imprescendibile di cui ha bisogno l’educazione per potersi realizzare. Essere consapevoli del

proprio ruolo educativo necessita di una cosa, ovvero maturità, consapevolezza del proprio ruolo, che è una

capacità fondamentale ossia quella di saper leggere sé stessi, quindi a conoscersi e riconoscersi, ma

soprattutto conoscere quello che è il proprio stato emotivo. Senza competenze emotive è difficile poter

educare.

*Che cos’è un valore? La parola greca è ‘’axia’’ da cui deriva valore, ma in greco rappresenta il prezzo di una cosa. È

stato fatto derivare in ambito etico e morale diventando in qualche maniera un principio regolatore, un ideale guida

dei comportamenti. Un ideale guida per il quale si è disposti a sacrificare qualcos’altro, ovvero qualche altro valore. Il

valore è quindi qualcosa per cui noi siamo disposti a ‘’pagare’’ un costo superiore.

Il valore infatti ha un carattere di universalità, ma ha anche un valore assolutamente relativo, relativo al contesto a cui

si applica ma anche a contesti soggettivi della persona stessa.

[grafico]

Quali elementi prevalgono nella nostra società oggi:

• Materialistica: è una società che esalta la materia, esalta la ragione con tutti i suoi prodotti a discapito della

tradizione più spirituale ed emotiva dell’esistenza dell’uomo. L’antropologia che sviluppa la nostra società, si

basa sull’idea di un uomo che ha dei bisogni che possono essere soddisfatti con il possesso, e quando è

soddisfatto l’uomo non ha altri bisogni. Questo tende a cancellare una parte importante della nostra

dimensione, ovvero quella più spirituale ed emotiva.

• Competitiva e individualista: esalta la dimensione individualistica. L’individualismo è quella concezione che

tende ad esaltare l’individuo e il suo diritto alla libertà. Il lato oscuro dell’individualismo spinge una persona

ad incentrarsi solo su sé stessa, quindi a chiudersi dalla relazione con gli altri e ad allontanarli perché

potrebbero interferire alla propria individualità.

• Edonista: è una società incentrata sul piacere e sull’appagamento personale.

RIPENSARE L’AUTORITA’ IN EDUCAZIONE

v

• Non si dà educazione senza autorità, che la relazione è un’educazione reciproca ma sbilanciata, l’autorità è il

principio che permette all’educando di liberarsi.

• L’autorità educativa è dinamica e circolare, non deve rimanere sempre quella ma segue la dinamicità del

processo educativo, un processo che è circolare.

• L’autorità in educazione è uno strumento per favorire la conquista del governo di sé, l’esercizio dell’autorità è

finalizzata ad arrivare alla libertà degli educandi. [28/09/17]

L’educazione è anche un’educazione che noi definiamo intensionale, oltre ad essere reciproca e sbilanciata.

È intensionale perché non è casuale, ci deve essere un’intenzione, una volontà, deve avere un fine, è una decisione;

parlare di intenzionalità è tutto questo descritto, significa proprio dire che è un intervento mirato, organizzato,

significa parlare di progettualità, quindi intensionale significa progetto.

L’educazione è un’azione progettata, mette sulla carta una serie di tappe che poi vanno eseguite. La parola progetto

deriva dal latino ‘’proiecto-esporre’’, quindi in questo senso il progetto è in qualche maniera una impostazione previa

dell’azione educativa. Quello della progettazione è un’azione estremamente complessa perché devo tenere insieme

tanti elementi: le persone, contesto, materiali, luoghi, tempi, risorse, devo tenere insieme tutto questo poi in maniera

coerente all’interno del progetto. Il progetto è il nostro strumento operativo. Il progetto è la prefigurazione della

stessa azione educativa.

L’educazione è inoltre teleologica, ovvero una relazione finalistica, finalizzata a raggiungere un obiettivo. ‘’non può

esserci arte senza una finalità, sarebbe un non-senso perché un movimento senza uno scopo è un correre in tondo che

non conduce in nessun luogo.’’ Non si educa per educare ma si educa perché venga raggiunto un obiettivo. (Maritain)

L’educazione intesa come percorso che permette il passaggio dalla potenza all’atto.

L’educazione è un’azione intenzionalmente migliorativa.

• Si educa per promuovere un cambiamento a partire da una antropologia che si basa sulla perfettibilità

umana.

L’educazione è un’azione generativa, nel momento in cui propone un cambiamento.

L’educazione viene progettata per promuovere un cambiamento. Ogni azione non banale muta l’ordine delle cose.

(Crozier) 3

Un’altra possibile derivazione latina è quella che deriva dalla parola ‘’proicio’’ ovvero gettare avanti, tendere avanti,

protendere.

Quindi nell’azione progettuale in ambiti da educatore dovremmo essere in grado di gettare il nostro sguardo verso il

cambiamento, verso il futuro.

Il progetto deve produrre un cambiamento, ovvero una variazione oggettiva e verificabile dell’esistenza.

Tipi di cambiamenti che investono la totalità della persona:

• Reazioni/sensazioni;

• Apprendimento;

• Organizzativo;

• Condotta lavorativa;

• Relazioni interpersonali;

• Stile di vita;

• …

Progettare=

• innovare;

• migliorare;

• organizzare;

• orientare;

• negoziare

Quale cambiamento in educazione?

Quali sono le sensazioni connesse al cambiamento? Sicuramente entusiasmo legato al migliorare, ma anche la paura

di perdere le sicurezze e le proprie abitudini. C’è questa duplice reazione, di cui noi dobbiamo esserne consapevoli.

Come educatori saremmo chiamati a fare progetti di cui non saremmo destinataria diretti,

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Federica.Cecchetelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale familiare e interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Bartolini Alessia.
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