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Pedagogia Generale - La formazione interculturale - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Pedagogia Generale per l'esame del prof. Corbi sulla formazione interculturale nella scuola. Gli argomenti trattati sono le differenze nel mondo dell'educazione e nella scuola, i processi di apprendimento che portano a conoscere le altre culture..

Esame di Pedagogia generale docente Prof. E. Corbi

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curricolo e anche una specifica formazione di noi futuri insegnanti che dovremo

confrontarci con queste realtà.

Per quanto riguarda la situazione attuale dell’Italia, l’aumento degli alunni

"venuti da lontano" negli istituti del nostro paese è stato, e continuerà ad essere, molto

rapido. La scuola italiana ha cominciato ad affrontare il problema dell’inserimento

degli alunni stranieri a partire dalla fine degli anni 80, quando cioè l’afflusso migratorio

nel nostro paese si è fatto consistente. I nodi attuali rispetto alla presenza degli alunni

immigrati riguardano aspetti didattici, curricolari, organizzativi, educativi. La differenza

linguistica è il fattore più evidente, spesso correlato con il ritardo scolastico. I ragazzi

che non conoscono l’italiano, o lo conoscono poco e male, partono svantaggiati e

hanno grandi difficoltà nel seguire le lezioni, con vari gap nel loro processo di

apprendimento e di crescita. Attraverso la lingua, infatti, avvengono la comunicazione

e la comprensione; non ci si può limitare solo a insegnare dei vocaboli, ma occorre

cercare di aiutare gli alunni ad immergersi in un altro mondo, in un’altra cultura, la cui

lingua ha una funzione simbolica e, apprenderla o meno, dipende in gran parte dalle

disposizioni di tipo "affettivo" che si ha verso di essa. Occorre di conseguenza tener

conto dei fattori psicologici ed affettivi. Solo in contesti comunicativi "veri", cercando

di non imporre in modo aggressivo la propria lingua, si potrà aiutarne la

comprensione; creare situazioni stimolanti, fare della classe un ambiente di

comunicazione efficace è un modo per aiutare tutti gli allievi, non solo quelli stranieri,

organizzando allo stesso tempo attività o laboratori in loro aiuto. La pedagogia

interculturale dovrebbe partire dalla convinzione che l'interazione tra le culture è un

dato di fatto e che di conseguenza è importante imparare a conoscere il mondo

dell'altro, a comprenderne punti di vista e i modi di essere differenti, in quanto

l'alunno immigrato che non viene aiutato nei suoi bisogni specifici - di accoglienza,

attenzioni didattiche e linguistiche - non sarà in grado di stabilire relazioni, comunicare

la sua storia, capire ed essere capito. Le culture possono incontrarsi in classe e altrove,

se i soggetti sono messi nella condizione di poter disporre di capacità comunicative

adeguate che riducano il più rapidamente possibile le distanze e i disequilibri. Proprio

per questi motivi la pedagogia interculturale si pone l’obiettivo di delineare le strategie

migliori (dal punto di vista organizzativo e delle finalità) affinché persone proveniente

da culture diverse possano imparare a comunicare fra loro indipendentemente dalle

differenze di lingua, comportamenti culturali e credenze. I temi dell'interculturalità

2

richiamano dimensioni e aspetti diversi che hanno tutti a che fare con le complessità

sociali e culturali, con le modificazioni profonde in atto nelle scuole e nei servizi

educativi, con le sfide, le scelte, le competenze e le negoziazioni che si presentano e si

rendono necessarie nelle relazioni interculturali e interetniche.

L’acquisizione e l’apprendimento dell’italiano rappresentano una

componente essenziale del processo di integrazione: costituiscono la condizione di

base per capire ed essere capiti, per partecipare e sentirsi parte della comunità non

solo scolastica. L’azione complessiva si articola in due tipi di attività, organizzativa

la prima, glottodidattica la seconda:

La fase “organizzativa”, intesa a fronteggiare l’urgenza immediata, mira a:

• individuare modelli organizzativi (istituzione di Laboratori di Italiano, tempi e

durata del laboratorio; personalizzazione del curricolo e adattamento del

programma, ecc.);

• definire i ruoli dei facilitatori linguistici sia esterni (in collaborazione con Enti

locali, Associazioni, Centri, Università e loro studenti in tirocinio e così via); sia

interni, attraverso docenti con funzione strumentale e formati nella didattica della

lingua italiana;

• elaborare materiali e strumenti.

La fase “glottodidattica” procede dalla prima, ma produce risultati in un momento

successivo, dal momento che riguarda:

• la definizione di un modello di competenza comunicativa di italiano di base e

l’individuazione dei problemi della lingua finalizzati allo studio, in modo da offrire

ai docenti un quadro comune di riferimento;

• la diffusione di strumenti, la definizione dei diversi livelli linguistici di base che

tengano conto del quadro comune europeo di riferimento per le lingue e del livello

di studio per progettare interventi mirati;

• l’elaborazione e diffusione di modelli operativi sia per le attività in classe sia per

quelle in Laboratorio di lingua italiana;

• la formazione di docenti di riferimento per le singole scuole e la sensibilizzazione

di tutti i docenti sui problemi della facilitazione nella comprensione del nostro

idioma. 3


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Corbi Enricomaria.

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