Pedagogia ed educazione
Oggetto di studio della pedagogia
L'oggetto di studio della pedagogia è l'educazione intesa come un insieme di processi mediante i quali una generazione trasmette i propri valori e la propria cultura alle generazioni successive. Ogni comunità ha una sua cultura e quindi una sua propria idea di buona educazione e ha lo scopo di perpetuarla. Il processo d'educazione quindi cambia in base al contesto culturale e non c'è un solo tipo di educazione o assoluto (idee diverse su cosa è corretto e cosa no => dietro ogni pratica c'è un'idea). Nonostante ciò, l'educazione è una costante di tutti gli uomini che li plasma in base alle esperienze (Rogoff, Mead, Tomasello) e che viene trasmessa alle generazioni successive. Per capire se una cultura è accettabile o meno bisogna prendere come riferimento la dichiarazione dei diritti umani.
Riflessione culturale e concetti innati
Riflessione: Siamo culturalmente connotati ma al contempo liberi di scegliere se stare o no all'interno del punto di vista culturale in cui nasciamo. Siamo consapevoli del fatto che le persone sono diverse in base a dove crescono. Maria Montessori dice che i bambini alla nascita sono uguali ma crescono diversamente in base al contesto. È difficile capire però cosa è innato perché siamo soggetti culturali fin dal momento del concepimento e siamo biologicamente predisposti a diventare soggetti culturali.
È importante l'etimologia delle parole perché esse hanno una storia e talvolta cambiano il loro significato nel corso del tempo. Noi infatti siamo soggetti storici e culturali ed è necessario collocare spazio temporalmente le parole (es: è stupido criticare un vecchio pensatore omofobo perché nella sua epoca era normale).
Etimologia ed educazione
Etimologia di educazione: ex ducere = tirare fuori e edere = nutrire/allevare. È un processo che da un lato nutre o conduce e porta l'apprendente a degli obiettivi trasmettendo conoscenze, mentre dall'altro tira fuori le potenzialità: bisogna nutrire il bambino affinché esso possa tirare fuori i suoi talenti o interessi => Metafore sull'educazione.
Il bambino è una tabula rasa: nasce senza nulla e tutto viene scritto e messo dentro da fuori. Questa metafora è presente anche nel concetto che il bambino va educato perché in sé ha solo istinti negativi o che il bambino viene rovinato dall'educazione dell'uomo anche se nasce buono perché creato da Dio. La Malaguzzi dice che il bimbo è totipotente e con 100 linguaggi ma l'educazione lo castra e gli lascia solo un linguaggio mentre l'educazione dovrebbe esaltare questi 100 linguaggi.
Influenze storiche e culturali sull'educazione
Riflessione: l'educazione si manifesta tramite delle pratiche (scelte del colore del vestito rosa o azzurro). Questo porta a creare dei pregiudizi sulla differenza di sesso anche se non c'è nulla di innato a riguardo e tutto ha una connotazione culturale. L'educazione è influenzata dalla dimensione storica e del contesto in quanto la dimensione temporale è intrecciata a una dimensione spaziale (luoghi e spazi dell'educazione).
Frase riassuntiva: “Educazione allora è una categoria piuttosto ampia di azioni alla quale corrisponde in realtà non un unico termine ma un insieme di parole che possono sembrare sinonimi ma che invece presentano significati diversi che vanno bene intesi”.
Significati dell'educazione secondo Maritain
Frase di Maritain: “Non dobbiamo dimenticare che la parola educazione ha tre significati ben distinti, quantunque spesso si sovrappongono l’uno all’altro e si riferisce sia a qualunque processo per mezzo del quale un uomo è formato e condotto verso la sua perfezione (educazione nel senso più lato), sia all’opera di formazione che gli adulti intraprendono nei confronti della gioventù, sia (in senso più stretto) al compito specifico delle scuole e delle università”.
Spiegazione: l'educazione ha 3 significati:
- Educazione in senso lato: processo per mezzo del quale un essere umano è formato e condotto verso la sua perfezione (intesa come suo massimo).
- Educazione in senso informale: opera di formazione che intraprendono gli adulti nei confronti della gioventù.
- Educazione in senso stretto e formale: compito delle scuole e delle università e cambiamento intenzionale e progettuale di istituzioni deputate (sapere, alfabetizzazione).
Principi fondamentali dell'educazione
Un principio fondamentale è quello dell’educabilità che Meirieu definisce come il postulato fondamentale di ogni pratica educativa. Se da un lato gli insegnanti devono ipotizzare l'educabilità di tutti, dall'altro devono anche rispettare la libertà di apprendimento di ciascuno (tolleranza). L'educazione quindi è un processo intenzionale che implica responsabilità educativa.
Il processo educativo si esprime all'interno di relazioni educative e in specifici luoghi, contesti e spazi: la famiglia, la società, la scuola, il lavoro, la Chiesa, la vita interiore. I processi educativi sono plurali, complessi e in perenne divenire, si organizzano in teorizzazioni pedagogiche che li codificano.
Riflessioni sul processo educativo
Riflessioni: la parola perfezione porta a pensare al tema delle aspettative che genitori e sistema scolastico hanno sul bambino/ragazzo. L'azione di dividere i bambini in fasce d'età non è un assoluto pedagogico (ad esempio in Francia dividono in fasce differenti).
Frase di Dewey: “L’educazione è un processo di nutrizione, di allevamento, di coltivazione. Tutte queste parole significano che essa implica attenzione alle condizioni della crescita”.
C'è un'attenzione alle condizioni della crescita: come il contadino deve anche porre attenzione alla terra prima di seminare, l'educatore deve vedere il contesto, le condizioni economiche, sociali e culturali del bambino.
“Parliamo anche di allevare, far crescere, tirare su, parole che esprimono la differenza di livello che l’educazione tende ad eliminare. Etimologicamente la parola educazione significa precisamente un processo di guidare, o tirare su. (Come diceva Don Milani una delle funzioni della scuola è quella di non essere classista ma la scuola italiana ad oggi lo è molto).
“Se teniamo dinanzi alla mente il risultato del processo, per educazione intendiamo un'attività che modella, che forma, che plasma, cioè che modella nella forma normale dell’attività sociale”.
L'educazione è un processo che guida, e l'educatore è un conduttore che deve plasmare verso la perfezione intesa come il massimo che si può raggiungere.
Educazione, istruzione e formazione
L'educazione è un processo consapevole che si sviluppa in contesti diversi e in precisi spazi, tempi e luoghi che deve portare il soggetto a essere attivo, integrato (nella dama è uno dei giocatori in campo).
- Differenza tra educare e istruire => dipende dal contesto. Noi siamo istruiti perché abbiamo finito la scuola dell'obbligo.
- Differenza tra educare e formare => la formazione è qualcosa di più completo che riguarda tutto l'essere umano.
Le metafore sintetizzano idee attraverso immagini. Il processo educativo è composto da un insieme di azioni che dipendono da certe idee. Quindi dietro all’educazione c'è sempre un'intenzionalità in base alla quale si metteranno in pratica delle azioni.
Es: possono pensare ai bambini come soggetti informi a cui io devo dare forma (idea) e da qui mettere in pratica delle azioni educative. In realtà si dice che qualunque educatore è un plasmatore. La prima cosa che viene plasmata in un sistema dittatoriale infatti è la scuola, che deve crescere piccoli soldatini.
L'educatore per essere un plasmatore deve però avere delle sue idee e quindi un'intenzionalità che trasforma le idee in azioni => l'educazione non è mai neutrale ma è un processo complesso di motivazioni e azioni che la giustificano, scopi che la orientano, mezzi scelti (metodi, insegno a leggere in modo globale). Si deve tenere conto delle esperienze del bambino.
Es: quando insegno i numeri se parto dalla mia idea vedo il bambino come un vaso da riempire mentre se lo vedo come una forma da plasmare è diverso e magari parto dalle sue idee, così come se penso che ci sia dentro di lui qualcosa di innato da far crescere (seme) => l'educazione è un processo intenzionale attraverso cui qualcuno cerca di far raggiungere qualcun altro una condizione (o perfezionamento) migliore rispetto a quella di partenza (crescita) => frase di Felini.
Chi stabilisce che cosa sia il migliore? Non si può organizzare la lezione in base al bambino standard di quella certa età ma bisogna adattarsi a quello che si trova davanti. La responsabilità educativa è anch'essa parte fondamentale dell'educazione.
Principio di educabilità
Principio di educabilità => tutti i bambini sono educabili, tutti possono essere portati a una situazione migliorativa. Questo non può essere messo in discussione.
Posizione passiva => il bambino viene visto come tabula rasa o come un vaso da riempire: l’insegnante è su un podio con uno scranno mentre gli allievi sono davanti quasi in una posizione di inferiorità.
Educazione, istruzione e formazione
- Istruzione è un processo educativo all'interno della scuola in cui c'è trasmissione e acquisizione di contenuto/nozioni e ci si basa su regolamenti che dicono a quali conoscenze e competenze necessarie bisogna arrivare per essere cittadino, essere libero. La competenza è quello che acquisisco in base alle conoscenze che ho e che attivo (questo dovrebbe fare l'istruzione). Perché una conoscenza diventi una competenza è necessaria la trasversalità. Un soggetto è istruito una volta che ho attuato quei processi educativi che lo hanno portato a un perfezionamento. L’istruzione è quella scolastica che comprende una categoria di azioni più ristretta rispetto all’educare: quindi non esiste istruzione senza educazione (istruzione come sottoinsieme dell’educazione) ma non è detto che se c’è anche l’istruzione debba per forza esserci un'educazione. Quindi educazione e istruzione non coincidono. Non esiste istruzione neutra e non basata su scelte pedagogiche.
- Formazione deriva da forma, formare, ovvero l’immagine di un essere giunto alla sua piena maturità = dare forma, modellare l’alunno per renderlo un soggetto maturo.
- Nella sua accezione più generale formazione comprende educazione perché non è altro che il processo che porta a maturazione qualcosa in tutte le sue parti. Bildung = processo di sviluppo nella sua complessità, sviluppo integrale del soggetto in tutti i suoi aspetti. La formazione si ottiene attraverso la cultura e anche l'educazione.
- Però c’è anche la formazione intesa come aggiornamento professionale (training professionale) che sarebbe un cassetto dell’educazione dell’adulto, volta a far acquisire competenze utili per svolgere una certa mansione. Il termine formazione quindi può anche avere una estensione ridotta dell’educazione intesa come formazione dell’adulto.
Passaggio da scienza dell'educazione a scienze dell'educazione
L’educazione rimanda alle azioni che gli educatori compiono nel caso dell’istruzione della formazione. Pedagogia => non è sinonimo di educazione bensì studia l’educazione quindi i processi educativi rivolti al bambino (non è al centro il bimbo ma piuttosto l’educazione a lui rivolta anche se l’etimologia è pais, paidos = bambino e ago = condurre). La pedagogia, figlia della filosofia, non è l’unica scienza che si occupa di educazione ma è la scienza per eccellenza che se ne occupa.
Se ne occupa anche la psicologia (in ambito scolastico), la filosofia, l’antropologia, l’economia (un modo per aumentare il PIL è avere una popolazione più istruita), la sociologia... Sono tante le scienze umane che si occupano di educazione ma la pedagogia è unica perché:
- Se ne è sempre occupata e ha sviluppato uno sguardo particolare con l'obiettivo del miglioramento. La pedagogia è la parte riflessiva e teorica mentre l’educazione è la pratica della pedagogia (non sono sinonimi). Educazione e pedagogia sono di pari livello ed è importante che comunichino.
- È interdisciplinare perché i pedagogisti attingono a tutte le altre scienze umane per avere una conoscenza più completa possibile.
Scienze dell’educazione: concetto che si afferma nel secolo scorso e riferito ai saperi che sono costitutivi della professione insegnante: concetto che rimanda a una concezione più articolata e interdisciplinare (Dewey, le fonti di una scienza dell’educazione).
Contesti in cui la pedagogia agisce: la scuola come istituzione
La pedagogia studia le pratiche educative in particolare quelle della scuola. Il contesto che primariamente ci interessa è la scuola: un contesto di educazione formale. A scuola si può agire sull'intenzionalità educativa perché la scuola è un’istituzione deputata all'educazione e di conseguenza è collegato il tema della responsabilità, mentre la famiglia è un'agenzia educativa ma non ha un ruolo istituzionale dato dallo stato.
Sarsini: “È attraverso la scuola e gli insegnamenti disciplinari che gli allievi apprendono il patrimonio culturale ed è tramite la scuola che si educano gli allievi verso finalità intenzionalmente progettate anche attraverso l’istituzione scuola e le sue caratteristiche (struttura, arredi, organizzazione, scansione temporale, che sono la realizzazione pratica dei progetti pedagogici)”.
A livello ministeriale ci sono gradi che vanno raggiunti per passare a quello dopo ma questo non vuol dire che quello prima sia fondamentale e preparatorio a quello dopo. Ogni ordine e grado non è preparatorio ma ogni ordine si adatta alle esigenze e al livello di ciò che è stato fatto prima. Il bambino di due anni e mezzo può fare il primino? È una domanda sbagliata da porsi perché è la scuola che si deve adattare alle esigenze: tenendo conto dell’utenza bisogna rendere gli insegnamenti più differenziati. Esempio: se un bambino ha una famiglia straniera non verrà aiutato nei compiti a casa e sarà in difficoltà. Ad oggi infatti si vuole fare il tempo pieno perché così la scuola non sarà più classista.
Negli insegnamenti pedagogici bisogna misurarsi con il momento storico, sociale ed economico, bisogna conoscere l’educando, le sue condizioni perché queste influenzeranno il suo modo di partecipare alle proposte educative. (Evitare di dire io devo finire il programma perché tutto deve essere in funzione degli alunni => bisognerebbe avere una buona capacità di osservazione e di ascolto.
Etimologia di scuola
Etimologia di scuola: skolè = tempo libero. Era il tempo che avevano quelli che erano in una famiglia benestante e che quindi potevano non lavorare per dedicarsi alla cultura => era quindi una scuola classista.
Caratteristiche della scuola
- Inclusiva: nelle scuole italiane le aule sono di tutti e per tutti; non c’è distinzione. Da questa prospettiva è la scuola più inclusiva d’Europa. Dovrebbe non essere escludente (anche disabili) ma in realtà dal punto di vista sociale lo è a partire dai compiti a casa: devi avere ausili, adulti, tecnologia e uno spazio consono che non tutti hanno.
- Unitaria e senza diversificazioni sulla base dell'estrazione sociale.
- Autonomia.
- La scuola italiana è influenzata dalla storia di quello che è stato la scuola italiana. La scuola svolge compiti per la società; il problema nasce quando questi compiti non corrispondono più al contesto storico di dove si vive. La scuola non deve essere un'isola felice ma essere connessa alla realtà ed essere in grado di adattarsi alle caratteristiche dell’utenza.
- La scuola risponde alle esigenze della trasmissione della cultura.
- È un contesto di apprendimento ma anche di vita di condivisione con i pari, il gruppo classe è nodale. Sicuramente si apprende a livello individuale ma l’apprendimento prima è sociale, avviene in gruppo (genitori, allievi, insegnanti, presidi, educatori). Le modalità di educazione dipendono anche dal tipo di relazioni che si instaurano: ci sono insegnanti rispettosi e altri no.
- Universale perché si rivolge a tutti ed è un’offerta totale.
- Autonoma.
- Laica. Ma c’è una contraddizione perché si insegna solo una confessione e viene appeso il crocifisso.
- Pubblica.
Il modello educativo italiano è definito a tronco comune (3+5, 3+5) ma non è l’unico. C’è una linea dagli 0 ai 16 anni che collega la scuola dell’infanzia alla scuola primaria alla scuola secondaria (il nido non fa parte del ciclo di istruzione). Si è però visto che più vita di comunità si ha più si cresce sia dal punto di vista cognitivo che sociale quindi ad oggi sono fortunati i bambini che vanno al nido.
In realtà non bisogna necessariamente seguire le età ma bisognerebbe essere in grado di capire quando un bambino è pronto a fare determinate cose e sfruttare le sue capacità.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.