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La pedagogia dell'infanzia

La pedagogia dell'infanzia è una disciplina che si è venuta affermando dagli anni Novanta del Novecento. Essa riguarda l'arco d'età che va dagli 0 agli 11 anni. In Italia cominciarono a comparire degli studi, tra cui quelli di Philippe Ariès, che si occupavano di questo tema. Fino ad allora, nessuno si era mai occupato di studiare quell'età. Dare valore all'infanzia significa studiare, analizzare e conoscere l'infanzia.

La condizione dell'infanzia nel passato

Per tutto l'Ottocento e il Novecento, le bambine venivano rinchiuse e sfruttate in grandi lavanderie organizzate dalle suore. Le suore controllavano il lavoro delle bambine che dovevano scontare per anni la pena iniziale di essere state violentate o innamorate di un uomo. I loro bambini venivano sottratti e dati in adozione. Quando furono aboliti questi conventi, le donne furono liberate e poterono farsi una vita fuori da questo convento.

Nella storia dell'infanzia ci sono state molte atrocità e, ancora oggi, nei paesi del terzo mondo troviamo ancora molte atrocità verso i bambini. Anche se abbiamo spesso un'idea dell'infanzia come un periodo dolce della vita, in molti casi non corrisponde al vero.

Autori significativi nello studio dell'infanzia

Philippe Ariès, B. Delgado e Lloyd deMause sono autori di libri classici. Lloyd deMause ha scritto "Storia dell'infanzia" in cui non fa un racconto metodico di quella che è stata la satira dell'infanzia, ma dice che «l'infanzia è un incubo del quale solo di recente ci siamo svegliati». Leonardo Trisciuzzi e Egle Becchi hanno scritto svariate opere sull'infanzia.

DeMause sostiene che bisogna fare una psicostoria dell'infanzia per capire com'è stata la storia tra adulti e bambini attraverso i vari secoli e nei vari continenti. Nella modalità di rapporto tra genitori e figli e tra adulti e bambini ci sono delle modalità di comportamento che evolvono nel tempo. Tuttavia, in alcune aree e in alcune zone questa evoluzione rimane ferma ad epoche passate.

DeMause passa da una relazione che prevede l'infanticidio come norma di regolamentazione dei rapporti, passando da un rapporto di ambivalenza, di intrusione, di socializzazione e infine arriva a un rapporto di aiuto o empatia.

Atrocità storiche e miti

In Palestina, Erode pensava che tra tutti i bambini nati ci fosse quello che diventerà re dei Giudei e, non sapendo qual è, darà l'ordine di uccidere tutti i bambini. Storicamente questa è conosciuta come la strage degli innocenti. Erode temeva l'entrata di un nuovo re che gli prendesse il trono, ma in realtà i bambini venivano uccisi quando un popolo entrava da vincitore nelle città perché i figli avrebbero dovuto poi, un giorno, vendicare i loro padri.

Il mito di Medea parla di una donna che si vendica contro il marito uccidendosi con i figli per non far vivere dopo di sé i figli che le appartenevano. Li uccide nella segreta convinzione di far del male anche al compagno. Medea viene abbandonata e si uccide insieme ai figli.

Accettazione e abbandono dei bambini

I bambini nati in famiglia non erano tutti ben accettati dal padre se questi gravavano sulla famiglia, in senso economico ad esempio o per una malformazione fisica. Appena nato, il bambino veniva posto ai piedi del padre. Se il bambino veniva lasciato lì, sarebbe stato abbandonato, mentre se veniva sollevato dalle braccia del padre veniva accolto in famiglia.

I bambini abbandonati venivano lasciati accanto a una colonna, denominata "colonna lattaria", e potevano essere presi da chiunque volesse uno schiavo. La bulla era un simbolo di riconoscimento di un bambino che indicava che quel determinato bambino era proprietà di qualcuno e nessuno lo doveva prendere. Con l'avvento del cristianesimo si trovò più difficoltà a compiere l'infanticidio ed era quindi più preferibile abbandonarlo in modo che qualcun altro lo crescesse.

L'Ospedale degli Innocenti

Un mercante pratese del 1400, vedendo molti abbandoni, decise di devolvere molti soldi per costruire l'Ospedale degli Innocenti che accoglieva bambini abbandonati. Il sorgere di una medicina, cioè la pediatria, rivolta esclusivamente all'età infantile denota un'ulteriore attenzione nei confronti dell'infanzia. In passato un solo medico si occupava di bambini, adulti e anziani. Nella seconda metà dell'Ottocento, in Toscana alcuni medici cominciano ad occuparsi dell'infanzia anche se ancora non sono dei veri pediatri.

In Toscana, i primi asili per l'infanzia nascono a Pisa e sono fondati da preti protestanti. Nel periodo dell'aiuto o empatia, chi educa deve essere autorevole sia come genitore che come insegnante.

Il ruolo del gioco nella storia dell'infanzia

Eruard è stato il medico del corpo e dell'educazione del Re Luigi di Francia. Aveva capito la componente umana che vedeva il bambino come un gioco e scrive due memorie sulla crescita di un giovane e dei suoi rapporti con gli altri bambini.

Brougel dipinge l'illustrazione "Die Kinderspiele" dove troviamo più di 80 giochi. I tre bambini sono a cavallo di una staccionata ed hanno delle bacchette con cui mimano il gesto di tirare una bacchettata ad un cavallo per farlo galoppare. L'esperienza del gioco è un fenomeno centrale nella vita umana.

Il gioco a seggioletta consiste nell'incrociare le mani l'uno con l'altro per trasportare un bambino. Un fitto scenario di soggetti anche adulti popola il teatro ludico dell'infanzia e da sempre l'iconografia rappresenta con ricchezza queste scene e gli stessi materiali di divertimento utilizzati. Il gioco di spingere con un bacchetto un cerchio è molto antico.

Esistono molte rappresentazioni di bambini che ai giardini spingono un cerchio. Il gioco, in alcune sue manifestazioni individuali o di gruppo, appare invariato generazione dopo generazione e invariati rimangono i materiali ludici. Si gioca alla cavallina, si fanno le capriole, si gioca a nascondino, si gioca con il cerchio e così via.

Nel quadro "Die Kinderspiele", sulla riva del fiume ci sono delle persone, altre che stanno per buttarsi dentro e alcuni sono sugli alberi. Alcuni ragazzi giocano a tirarsi i sassi tra loro o a un muro, mentre altri hanno dei piccoli bastoncini. Davanti c'è una staccionata: alcuni si divertono a scavalcarla, altri fanno le capriole.

Il gioco di movimento

Il gioco di movimento è quello considerato più proprio dei maschi: correre, fare le capriole, saltare, sono giochi che non necessitano di alcun giocattolo e che preludono a un ruolo maschile giocato essenzialmente sulla forza, sulla resistenza, sulla competizione. Il sesso femminile, purtroppo, è stato a lungo considerato secondario e con minori opportunità: ciò non deriva da una differenza biologica perché è ovvia ma, quando la differenza biologica diventa un elemento di soggezione e inferiorità, ciò diventa molto negativo per il genere femminile.

In passato spesso questa differenza è stata molto ricercata: alcune famiglie che non avevano molti soldi, preferivano che il denaro fosse speso per gli studi dei figli maschi piuttosto che per le figlie femmine.

Il mondo ludico del bambino e della bambina

Il mondo ludico del bambino e della bambina è un mondo anche di relazioni affettive, con dei coetanei, fratelli e sorelle, o con adulti che controllano che il gioco abbia delle regole e non trascenda. Singolare questa partita a scacchi, dipinta da Sofonisba Anguissola (1555), dove la pittrice ritrae due sorelle intente con serietà e attenzione al gioco e la piccola Anna Maria che sorride beata, mentre la fantesca, cioè la serva, lancia un'occhiata tra l'interesse e il controllo. L'ambiente non è privato, ma probabilmente all'interno di un salotto. La pittrice dà uno sfondo che richiama la natura.

Ne "I monelli e il gioco di strada" di Murillo (pronuncia: Muriglio), troviamo uno stile spagnolo. Vengono rappresentati dei ragazzi poveri e fa parte di una serie di quadri che furono commissionati dai ricchi mercanti delle zone dei Paesi Bassi che si trovavano in Spagna. I ricchi mercanti videro quindi questi paesi di sole e di caldo molto differenti da quelli freddi del Nord a cui erano abituati. Questo gruppo di quadri dalla Spagna andranno in Nord Europa. Nel quadro, i bambini giocano con i dadi.

Il bambino prefigura nel gioco attività e luoghi che vede eseguiti e svolti da altri intorno a sé e che egli probabilmente realizzerà crescendo o da adulto.

Il gioco e la pittura

Il quadro "La jeune institurice" di Chardin (pronuncia: Charden) rappresenta l'interno di una casa. La donna insegna a leggere al bambino grazie a un punteruolo col quale indica le lettere. La cuffietta che ha il ragazzino è di stoffa e reca un bordo tondo che gli gira intorno alla testa. La sua funzione è quella di attutire le cadute nel momento in cui cade. Questo tipo di infanzia viene tenuta in casa e può uscire solo con qualcuno che può tenere il bambino vicino che controlla che non gli possa succedere niente. Tenere il bambino in casa era una forma di privatizzazione e consiste nel chiudere, imprigionare e quindi privatizzare l'infanzia.

In "Le suffleur de bulles de savon" di Chardin, un adolescente fa delle bolle di sapone. Lui non nota il fratello che gli sta accanto e ciò denota fortemente le caratteristiche dell'adolescenza: la forza dello sviluppo fisico prende il sopravvento.

Il quadro "Fille avec raquette et le volant" di Chardin rappresenta una bambina con in mano una racchetta e un volano. L'ambiente anche qui è protetto e non si rappresenta uno sfondo aperto in mezzo al quale si può giocare molto più liberamente con un gioco come quello che ha in mano la bambina. Gli oggetti caratteristici di una donna, fin da bambina, erano delle forbici e un astuccio in cui si trovano aghi e filo per cucire perché la donna doveva essere subito pronta per rammendare un orlo se si disfaceva.

La bambola come simbolo di maternità

Nelle situazioni ludiche il mondo del bambino e della bambina si intreccia con quello delle cose a cui è il bambino stesso ad attribuire significato. Sono oggetti che prende dal mondo circostante, che non sono costruiti per lui e che egli ristruttura e utilizza a suo modo.

Nel quadro di Chardin viene rappresentato un bambino che gioca su un tavolo semplice ed è vestito molto bene, come se dovesse uscire. Il bambino indossa un cappello e ha dei capelli molto lunghi. Il bambino viene da una famiglia borghese ed è solo: intanto che si annoia, gioca facendo dei castelli di carta.

Nella storia dell'umanità la bambola e il gioco della bambola rappresentano un continuum nel tempo. Fatte di legno, di alabastro, di pezza, di ceramica, di plastica, le bambole rappresentano il gioco classico delle bambine che prefigura la loro attività materna da adulte. Il pittore Rousseau dipingeva la realtà e la rendeva più triste di quel che era. Rousseau dipinge il quadro "Bambina con la bambola".

Fin dall'antichità le bambine avevano avuto il giocattolo della bambola. In passato le bambole erano fatte di alabastro, cioè un materiale duraturo nel tempo perché si sono conservate molto bene anche nelle tombe. Le bambole di pezza indossavano invece dei vestitini cuciti con ago e filo dalle bambine stesse. Le bambole di ceramica erano più delicate e molto spesso avevano il corpo morbido. Con il tempo c'è stato un materiale più rigido che era una sorta di plastica un po' dura. Il volto era dipinto a mano. Successivamente sono uscite sul mercato le bambole di plastica.

In così tanti anni di storia, le bambole hanno avuto il significato di addestramento alla maternità: per fargli capire che presto diventerà donna e mamma, gli si regalava una bambola. Se poi si voleva che la bambina imparasse a fare un determinato mestiere, le si regalava la bambola che svolgeva quel mestiere.

L'impatto della scolarizzazione sull'infanzia

Con l'avvento della scolarizzazione, che inizia in Italia nella prima metà dell'Ottocento, il tempo-gioco, che prima veniva eroso dal tempo lavoro per le classi più povere e dal tempo di addestramento per le classi più agiate, diviene sempre più inserito in ambito scolastico e finalizzato all'apprendimento e allo sviluppo di varie capacità. La scuola ha tolto i bambini da situazioni di vero e proprio sfruttamento.

Ma il gioco libero e creativo viene a ridursi sempre più con la privatizzazione dell'infanzia. Con l'avvento dei mass media, il bambino diviene sempre più condizionato perché ingloba tutti i messaggi che gli vengono dati.

Socializzazione e istruzione

Secondo De Mause, la socializzazione è l'ambito di un elemento di crescita sociale e socializzante. In passato, i bambini venivano tenuti in casa ed erano privatizzati dell'infanzia, come afferma Becchi. Grazie alla scuola, che è un luogo di educazione, i bambini non vengono quindi più tenuti in casa e istruiti da un maestro privato.

Il liceo, in passato, era composto da 5 anni, cioè il ginnasio, più 3. Questa modalità formativa venne riformata solo nel 1939 con la creazione di una scuola media con il latino. Il latino, fino al 1963, diviene un elemento per creare differenze tra ricchi e poveri: chi non poteva essere aiutato in famiglia andava incontro allo scoglio enorme del latino.

La socializzazione avveniva tra i figli dei più ricchi nella scuola o nelle feste di famiglia e tra i figli dei più poveri nelle aie dei campi attraverso giochi o altre attività. Per i figli degli operai, invece, la socializzazione avveniva per strada perché le case degli operai erano piccolissime. Dobbiamo infatti considerare le cattive condizioni in cui le persone vivevano. In alcune case costruite come un alveare, piene di famiglie e senza momenti di incontro o di regole, hanno fatto scaturire fenomeni di violenza o di pedofilia.

L'evoluzione dei livelli di svezzamento

Vediamo l'evoluzione dei livelli di svezzamento. Molti bambini venivano uccisi, ma l'idea di uccidere i bambini disabili è più dell'età pagana che dell'età cristiana. La cristianizzazione della società ha portato ad un'accettazione della disabilità e sono diminuiti gli assassini verso questi bambini. In passato, si credeva che chi soffriva di un danno fisico, aveva anche un danno e una disabilità morale.

Sempre in epoca cristiana, si credeva che i bambini disabili erano stati concepiti in una famiglia dove non c'erano state delle pratiche sessuali seguite correttamente dai genitori. La disabilità era quindi un castigo di Dio che veniva dato a chi si era comportato male.

L'abbandono è un fenomeno molto diffuso ancora fino ai nostri giorni, ma il sorgere di un sentimento per l'infanzia chiamato "scoperta per l'infanzia" si ha dal primo momento in cui si decide non solo di non uccidere i bambini, ma anche di non abbandonarli. De Mause pone questo momento nel 1300, ma a Milano la prima casa di ricovero dei bambini abbandonati è sorta un po' prima dell'anno 1000.

L'infanticidio viene messo sotto accusa dal cristianesimo che pone tra i dieci comandamenti quello di "Non uccidere". La scoperta dell'infanzia porta a tenere il bambino e ad avere atteggiamenti inclusivi e socializzanti che portano a dare un'istruzione almeno ai ceti più abbienti. La socializzazione è cominciata sicuramente dalla metà del 1800. La socializzazione porta i bambini nelle scuole e tutti dovrebbero avere la stessa istruzione.

L'istruzione doveva essere uguale, ma se andiamo a vedere alcuni libri di una scuola di campagna, troviamo meno informazioni rispetto ad un libro più ricco di notizie di una scuola di città. Per i paesi europei è così importante la scuola che, quando in Francia si decide di fare una scuola di Stato, la scuola italiana ha preso lo stesso impianto, cioè quello francese. La socializzazione avviene nelle aule scolastiche tra bambini maschi e femmine in maniera interclasse. I bambini socializzano con tutti i bambini, senza distinzione di classi o sesso.

Il processo di svezzamento

Lo svezzamento avveniva quando veniva tolto il latte ai bambini. I maschietti avevano una mortalità maggiore e ciò è normale perché la donna, siccome deve esser forte in modo tale da sopportare una gravidanza, deve avere più energie di un uomo. Il latte materno veniva utilizzato il più a lungo possibile: negli anni Trenta, ancora a due anni alcune madri continuavano a dare latte ai bambini. Ciò avveniva perché la donna che allattava aveva maggiori difficoltà di rimanere incinta e perché il latte materno era una specie di assicurazione sulla vita: era così adatto a quel bambino che impediva il sorgere di malattie.

Le femmine erano svezzate sempre prima dei maschi. Chi faceva figli maschi era considerata una madre più valida e procurava braccia più valide per la protezione della famiglia.

Nella tavola vengono segnati i mesi in cui i bambini fanno i primi passi nelle varie epoche e nelle varie nazionalità. Nelle epoche passate alcuni bambini arrivavano a quasi tre anni che non avevano ancora mai camminato da soli.

Il motivo di questo problema era che i bambini venivano fasciati e ciò impediva loro qualsiasi movimento non solo dei piedi, ma addirittura anche delle mani. La modalità di fasciatura era imparata dalle donne fin dalla tenera età. L'idea era che tenendoli con le braccia e i piedi lunghi, sarebbero cresciuti alti e forti. L'idea era che più il bambini si legava, più lo si formava in senso fisico. I bambini, in realtà, non erano mai forti da poter camminare.

Inoltre, i bambini venivano cambiati una volta al giorno e quindi avrebbero tenuto per un'intera giornata l'urina e le feci dentro le fasce. Secondo la mentalità dell'epoca, ciò era utile perché le donne potevano dedicarsi al lavoro senza stare a cambiare continuamente il bambino. Inoltre, quando il bambino era più grande, gli venivano fatti indossare dei pantaloni aperti in modo da poter fare i propri bisogni senza bisogno di assistenza continua.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dell'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Ulivieri Simonetta.
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