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CAP I : Fondamenti teorici e categorie teoretiche

La teoreticità filosofica della pedagogia G. CATALFAMO, come scrisse in una suo opera,

avvertiva l’esigenza di individuare delle basi per fondare una nuova pedagogia autonoma rispetto al

sapere filosofico di cui era impregnata negli anni passati. Troppo forte il rischio di cadere nel

“pedagogismo” che minaccia la scientificità della Pedagogia e dell’educazione. CATALFAMO

suggeriva che la crisi della Pedagogia fosse da imputare alla riduzione operata da GENTILE che la

mescolò alla filosofia: ciò ha portato il pensiero pedagogico ad essere sempre più impregnato di un

idealismo che non gli appartiene. Egli sosteneva che maestro e scolaro costituissero una realtà sola,

in quanto le individualità esistono solo come astrazioni del pensiero. Quindi, una visione

pedagogica meramente filosofica. Tuttavia individua un merito alla teoria gentiliana, quello di aver

nobilitato la Pedagogia liberandola dal Positivismo che in quegli anni stava avanzando. Nella sua

opera del 1950 ( Valore teoretico della Pedagogia), CATALFAMO sostiene che il fine

dell’educazione è educare l’uomo libero in quando l’educazione stessa coincide con la libertà. La

riflessione pedagogica deve guardare alla PERSONA perché l’educazione riguarda solo la

PERSONA. Ma, alla luce di queste considerazioni, che cos’è la Pedagogia? Essa rende possibile

l’educazione; è una forma di conoscenza ( che considera l’uomo in tutte le sue sfaccettature); è

perché, attraverso l’educazione, mira allo sviluppo dell’uomo mediante la sua volontà e

teleologica che esprimono l’essenza universale

la sua intelligenza; è attuazione di quel sistema di valori

dell’uomo attraverso l’esercizio del pensiero e della libertà. La Pedagogia, a differenza della

Filosofia, struttura mezzi per esprimersi e da ciò poi scaturisce la didattica. Essa è anche teoria

traduce in “pratica” per attivare il processo educativo. Tuttavia non possiamo

sicuramente, ma si

affermare che la Pedagogia si collochi all’esterno del paradigma filosofico perché altrimenti la

Pedagogia avrebbe un ruolo puramente applicativo. Due comunque gli atteggiamenti speculativi che

hanno caratterizzato il ruolo della Filosofia all’interno delle Scienze Pedagogiche: uno esterno ed

uno interno. La corrente esterna è degli sperimentalisti, per i quali alla filosofia spetta il compito di

indicare i fini dell’educazione mentre alla pedagogia di attuarli; mentre la corrente interna ritiene

che la filosofia dell’educazione debba essere centrale nel discorso pedagogico perché lo abbraccia

in toto.

La Pedagogia come filosofia dell’educazione Il nostro tempo sarà ricordato come quello dell’”

emergenza educativa”, in cui prevale il relativismo invece della verità. Per questo occorre cercare

una “filosofia” dell’educazione, per dare maggior sostegno alla prassi educativa. Per G.ACONE, la

Pedagogia ( che ha al centro della sua azione la persona), si colloca nel mezzo tra la filosofia

dell’educazione ed il legame sviluppo/apprendimento/istruzione, tra la filosofia della persona stessa

e tra la relazione che l’uomo ha con il proprio contesto d’appartenenza. Quindi la filosofia

dell’educazione deve fare da aprifila all’educazione. Possiamo affermare che la filosofia

dell’educazione ha come oggetto di studio la pratica educativa, però è possibile considerarla come

filosofia pratica dell’educazione( rivolta a categorizzare la prassi educativa); filosofia pragmatica

dell’educazione( volta alla ricerca di metodi per approfondire l’atto educativo);filosofia della

coglie l’essenza dell’educazione). La filosofia dell’educazione è rimasta

pratica educativa(che

estremamente legata al concetto di “pratica” come si è sviluppata a partire da Aristotele, attenta a

riflettere ed analizzare gli elementi che regolano l’educazione stessa, anche se da qualche decennio

Il concetto di “pratica” è stato introdotto

si sta scegliendo un approccio più pratico e meno teoretico.

da J. DEWEY che ha studiato proprio il rapporto tra pensiero ed azione educativa. Il “pragmatismo”

sposta l’attenzione sul fine educativo vero e proprio: si deve educare pensando al modo in cui

l’educando diventa individuo. Un’azione educativa orientata al pragmatismo si rivolge agli effetti

che diventano l’obiettivo a cui aspirare. Per il pragmatismo educativo, sono elementi fondanti:

l’insegnante e l’alunno, il contesto ecc.. La realtà stessa, per DEWEY, è pratica in quanto si pone

degli scopi e cerca un modo per perseguirli. L’esperienza è proprio l’agire umano e la pratica

educativa è la possibilità che permette tutto ciò. Rappresenta il luogo dove tutto può verificarsi. La

con l’educare concreto; appartiene al quotidiano, a ciò che

pratica educativa deve coincidere

succede, al linguaggio che l’uomo utilizza per intrepretare la realtà. Soprattutto, è grazie al

linguaggio che il soggetto attribuisce significato e ne rivela il sé autentico. Occorre individuare però

un equilibrio tra una visione oggettiva ed una soggettiva, altrimenti accadrà che una prevarrà

sull’altra. capacità dell’uomo di interpretare il modo di essere e

Pedagogia ermeneutica e valori educativiLa

non stupisce in quanto l’educazione è sempre e da sempre

di fare, fa parte della sua natura, ciò

ermeneutica. Per il filosofo tedesco GADAMER, la strada per conoscere trova nell’estetica il suo

fulcro essenziale; l’estetica in un percorso educativo porta il soggetto ad acquisire una competenza

su tutto il mondo dell’esperienza, il filtro del “bello” è ricerca di forma ed equilibrio.

riflessiva

Quindi l’ermeneuticità in educazione è saper interpretare l’esperienza dell’io. La ricerca del bello

permette all’uomo di essere tollerante ed

coincide con la scoperta di sé, è espressione di autenticità,

aperto all’altro, interessato al dialogo ed alla ricerca della felicità. E’ cosi importante insistere su

questo punto soprattutto perché la società moderna ha perso questa dimensione, si è chiusa agli

all’altro. MAGRIS: l’ermeneuticità è la via da seguire per “guarire” questa società, proprio

affetti,

per la sia capacità di comprendere i fatti oltre i pregiudizi. Nel ‘700 il principio di tolleranza si

contrappose all’oscurantismo della Controriforma, oggi s’intreccia con una nuova educazione volta

al multiculturalismo ed alla convivenza tra le diversità. La tolleranza così osannata dai teorizzatori

dell’Illuminismo, trovò sostenitori anche nel mondo cattolico. GUITON, infatti, la colloca a metà

giustizia e l’amore. L’educazione alla tolleranza parte dall’idea che tutti noi dobbiamo

strada tra la

imparare a supportarci. Egli individuò tra inclinazioni della tolleranza: verso le cose della vita,

verso gli stranieri e verso le convinzioni. Secondo una prospettiva ermeneutica, essere tollerante

vuol dire considerare l’altro una risorsa. Quindi l’educazione deve farsi ermeneutica, cioè deve

permettere al soggetto l’acquisizione di quella competenza interpretativa indispensabile per capire

alla tolleranza, allora, per capire l’altro e questo è possibile grazie

la realtà e gli eventi. Educazione

al dialogo: una modalità spontanea dell’uomo, non imposto. Il dialogo è dare il proprio aiuto,

prodigarsi, prestarsi all’ascolto. Questo è un’attività reciproca e non univoca. Quando si dialoga, e

quando si presta ascolto, si pongono domande e da queste si parte per creare la relazione tra

individui. L’ermeneuticità è anche felicità. Questa è una delle aspirazioni più grandi dell’uomo;

oltre alle altre scienze che studiano l’uomo ( filosofia, sociologia, psicologia), anche la pedagogia

ha cercato di capire cosa fosse la felicità. Senza dubbio la felicità dipende anche da elementi esterni,

ma va costruita dall’uomo progressivamente. E’ l’ermeneuticità ad attribuire all’uomo la capacità di

scegliere in che modo essere felice.

CAP II: Strutture storiche della Pedagogia

L’educazione: come costituirsi nella storiaQuando si parla di “educazione

Teoria e storia+

“occorre prendere in considerazione tutto il percorso storico che ha portato alla sua costituzione,

non si può quindi collocare la pedagogia fuori dal tempo. Inoltre, la pedagogia visto che è

principalmente costituzione dell’educando nella pienezza del suo essere, non può evitare di

collocarlo nel presente ma soprattutto all’interno del processo di cui è espressione. Tutta l’attività

educativa deve considerarsi, quindi nel proprio percorso storico. L’educazione nasce come sapere

sapienziale riservato a pochi, successivamente diventa conoscenza della verità. Tuttavia la si può

intendere anche come istruzione, un processo che si pone l’obiettivo di addestrare l’uomo a trovare

il proprio posto nel mondo; quindi la stessa organizzazione sociale comporta un processo di

formazione di educazione, che si differenza a seconda delle condizioni in cui il soggetto si trova ad

essere. La famiglia d’appartenenza è incisiva per il futuro del soggetto. Di solito questo occupa un

all’interno del proprio ambito sociale. Basti pensare alla classificazione in

determinato posto

aristocratici e plebei, ricchi o poveri. La Paideia, il modello di educazione classico ricalca

quest’idea: chi proveniva da classi agiate, era facilitato negli studi. Con l’avvento del Cristianesimo,

la dedizione agli studi coincide con il servizio alla Chiesa: l’uomo oltre alla formazione in latino,

greco e matematica deve anche esercitare lo spirito religioso. La situazione cambia con il

Rinascimento e con l’affermarsi della borghesia e dell’animo borghese: ora è la famiglia ad

occuparsi dell’anima e dell’identità del soggetto, mentre la scuola avvia gli alunni a trovare il

proprio posto nel mondo. Questo processo porta a prendere coscienza che il bambino ha già una sua

nonostante l’età ed in quanto individuo, va rispettato.

identità Tale concezione viene ripresa da

ROUSSEAU nella sua opera “Emilio”. Successivamente con il movimento romantico, si tenderà

sempre di più verso la libertà del bambino e la sua autonomia: impara giocando, poi passa alla

scolarizzazione. Quindi esistono due pedagogie: una implicita nella vita familiare, una nella vita

scolastica. Ma sono i Positivisti, nella seconda metà dell’800, a sancire l’importanza di un rapporto

tra famiglia e scuola; lo stesso il pedagogista ANDREA ANGIULLI, sostenendo che è la famiglia a

contribuire alla formazione della persona, perché abbraccia l’educazione tutta. Mentre il

pedagogista PIETRO SICILLANI, sostiene che la Pedagogia debba essere presente nelle facoltà

universitarie atte alla formazione degli insegnanti, conferendole una funzione scientifica e

funzionale al processo di apprendimento. La pedagogia è diventata sempre più connessa ai processi

di apprendimento istituzionali e la famiglia, una realtà legata all’emotività e all’immaginazione.

La presenza della storia della Pedagogia + La solidità dell’educazione La pedagogia si deve

intendere nella sua dimensione storica e sociale, altrimenti non se ne comprenderebbero i

pedagogia assicura che l’educazione abbia

cambiamenti e le basi epistemologiche. La storia della

senso; il pedagogista è per certi versi uno storico in quanto deve essere consapevole di ciò che gli

altri hanno fatto e di che sta proponendo. Non si può improvvisare un’azione educativa, in quanto

l’educatore e il pedagogista devono avere un progetto educativo con delle basi solide per poter

riuscire, quindi importante è la progettualità. Le strutture storiche della pedagogia abituano a

ragionare con la conoscenza delle fonti e della letteratura ad essere collegate. Non si possono

evitare di considerare il passato e il presente, se si vuole costruire un progetto educativo rivolto al

singolo. Siccome educare significa formare competenze e sviluppare un carattere proprio, è

importante tener presente tutte le correnti del pensiero contemporaneo e le incidenze educative e

queste connesse.

CAP III: I valori educativi

Educare ai valori vuol dire concepire un’educazione improntata alla moralità, sia in un

Premessa

contesto familiare che in un ambiente educativo. Iniziare un processo formativo vuol dire prendere

in considerazione relazioni interpersonali ed azioni sociali del sociali del soggetto che sono

espressioni di un bagaglio valoriale imprescindibili dallo stesso soggetto. Il processo educativo si

basa su un voler “tirar fuori” potenzialità ma anche valori che fanno parte di ognuno. Quando si

il dialogo ed il confronto perché porta ad un “dare” e ad

avvia tale processo, diventa fondamentale

un “ricevere”; questo vale anche per il processo di educazione ai valori perché, ciò che si trasmette,

lo si fa attraverso l’esempio, la gestualità. Senza valori e regole comportamentali non si potrebbe

vivere in un contesto comunitario. Ma cos’è un valore? I valori sono degli “ideali” di

comportamento che regolano la vita e che sono considerati dei punti di riferimento per gli individui.

Questi sono scelti dall’individuo e possono venir condivisi o meno, essi sono propri dell’essere

umano e ne determinano il comportamento sociale.

questo e l’inizio del successivo, era

Pedagogia dei valori principio risale alla fine del 19°

espressione di un ritorno all’ideologia kantiana riguardante i diritti della libertà. I maggior esponenti

di questa nuova idea di pedagogia, furono WILHELM WINDELBAND, HEINRICH RICKERT,

MAX SCHELER e NICOLAI HARTMANN. Nonostante opposizioni di varia natura, la pedagogia

dei valori è tornata in auge grazie alle spinte antiautoritarie degli anni 60 e 70. Anche diversi

approcci psicologici ( specialmente quelli di KOHLBERG e GILLIGAN) hanno contribuito

all’evoluzione della pedagogia dei valori, ispirando il movimento per l’educazione del carattere (

che trovò ampia diffusione negli USA). La società contemporanea è caratterizzata da molteplici stili

di vita, relazioni e saperi, ma la mancanza di una base solida ha spinto per la concretizzazione dei

valori educativi e quindi di un’educazione ai valori. Un’educazione di questa caratura, riguarda

principalmente l’acquisizione di norme morali, comportamenti etici che concorrono al bene comune

e non riguardano il tornaconto individuale. Quindi un individuo, per essere moralmente autonomo e

sociale d’appartenenza. Ecco

libero, deve legarsi ad altri membri del contesto perché diventa

fondamentale un processo educativo indirizzato alla solidarietà sociale; la coscienza del soggetto

deve essere formata al rispetto della persona umana, al confronto critico con la realtà e al senso di

Un’azione educativa di questa natura riguarda tutte le maggiori agenzie educative:

responsabilità.

famiglia, Chiesa e Stato. Ogni processo educativo deve far pervenire l’educando alla maturazione di

un’identità personale. Quanto più è profondo il rapporto con l’altro, tanto più saranno molteplici i

modelli comportamentali a cui ispirarsi per il processo di costruzione dell’individualità. Il processo

d’identità è in correlazione con la crescita dell’autostima per questo, specialmente in ambito

mancare l’educazione ai valori che rappresenta il fulcro della cultura del

scolastico, non dovrebbe

soggetto.

Educazione ai valorinon è semplice. Il formatore deve intraprendere un percorso che tenga

presente l’individualità di ognuno, ricordando che educare vuol dire far emergere dall’animo del

soggetto ciò che è necessario senza alcun indottrinamento. Attraverso il dialogo è importante

comprendere il contesto e l’ambiente in cui il soggetto vive per costruire poi un percorso educativo

personalizzato. L’educatore deve sostenere il soggetto in formazione nella maturazione della

propria consapevolezza, esaltandone i talenti ma accettandone anche i limiti. Comunque sia, un

processo educativo è indirizzato alla persona per aiutarla a recuperare il senso più profondo del

proprio essere.

CAP IV: Il futuro ha un cuore antico. Pensando ad una scuola

nuova

Le radici della pedagogia della scuola i pedagogisti e diversi correnti di pensiero hanno portato

alla costituzione della scuola così come la conosciamo oggi. Uno dei principi fondamentali

professato è l’universalismo, cioè l’insegnamento a tutti di tutto, sancito dall’art.34 della nostra

Costituzione: la scuola non esclude nessuno e mette tutti in condizione di app

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

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