Appunti di
Opinioni e Scelte collettive
Prof. Daniele Nigris (presidente del corso)
18/11/20
Conoscenze e abilità da acquisire: Finalità del corso: lo studente deve acquisire una
buona comprensione di base, e una buona capacità di riconoscimento, dei meccanismi
individuali e sociali di formazione delle opinioni, dei nessi tra opinioni e conoscenze, e della
natura delle decisioni collettive.
Temi di ricerca fondamentali: la formazione dell'opinione nella vita quotidiana e sul Web; gli
artifici retorici e i meccanismi di suggestione nella propaganda e nella pubblicità; la natura
dell’agire decisionale collettivo
Contenuti: Elemento cardine della proposta formativa è l’approccio multidisciplinare.
Il percorso è suddiviso in tre step.
I) FENOMENOLOGIA DELLA CONOSCENZA SOCIALE
1) L’approccio fenomenologico: costruzione sociale della realtà e distribuzione sociale delle
conoscenze.
2) Il mondo e il discorso: verità storica e verità narrativa.
3) Difese, inganni, propaganda, pubblicità.
II) L'OPINIONE E CHI LA DIRIGE
1) L'opinione pubblica (libro grossi)
2) Il ruolo del Web e dei Social. (libro Quattrociocchi)
3) Conoscenza, democrazia, potere.
III) DALLE OPINIONI ALLE SCELTE (libro ruminati)
1) La formazione dell'opinione sul Web: metodi di verifica delle notizie.
2) Strategie, interessi, razionalità, simbolismi nei processi decisionali.
3) Bias (elementi che intervengono e deformano il processo decisionale) ed errori nella
decisione.
19/11/2020
FENOMENOLOGIA DELLA CONOSCENZA SOCIALE
Parleremo dell’epistemologia.
In base a cosa noi agiamo? Molte risposte fanno riferimento alla sfera sociale, altre ad aspetti
cognitivi sotto il profilo di ciò che già noi possediamo (conoscenze, codici valoriali,
educazione). Il nostro agire però non è mai, tranne che per poche categorie, governato da
risposte istintuali. Vi è al massimo la pulsione ad agire in un certo modo, anche atti come
l’omicidio non sono frutto di un’azione istintiva ma è un abbandono al controllo delle pulsioni.
Quindi due sono le direzioni che le risposte prendono: una è verso il soggetto, l’altra è riferita
al contesto sociale. Entrambe le direzioni sono corrette, il vero sapere è quello che passa
sempre per l’esperienza.
Il punto di fondo sotto il profilo epistemologico è il nesso tra informazione-conoscenza. Io
ho sempre coscienza di qualcosa, e non si usa l’espressione “credere” senza null’altro, vi è
sempre un contenuto della credenza quindi “credere che, credere in”. La credenza ha sempre
un contenuto. E come definirla? La credenza è l’intima convinzione che un soggetto
nutre rispetto a qualcosa. L’informazione è un termine complicato e policentrico; è molto
Le informazioni che possediamo sono le basi di qualunque credenza
specifico e ristretto. ;
possiamo definirla con un esempio: un cambiamento fra due stati, ovvero quello che sapevo
prima e quello che so adesso. Perché ci sia a rigore l’informazione bisogna che vi sia ….
L’informazione deve sicuramente avere due caratteristiche: rilevante per il soggetto e
riconoscibile. Ciò significa che se io mi trovassi di fronte al miglior manuale di metodologia,
ma fosse scritto in una lingua diversa, io non sarei in grado di utilizzare l’informazione
contenuta in quel libro perché non conosco la lingua. Quindi riconoscibilità dell’informazione
significa essere in grado di decidere se quello con cui ti stai confrontando ha natura
informativa per noi stessi e il primo problema è quello del linguaggio. Il linguaggio è un
problema perché vi è una povertà della lingua italiana, quella che noi parliamo oggi; di
conseguenza è importante fare attenzione a comunicare l’informazione e qui sta la
riconoscibilità dell’informazione.
Quindi l’informazione coincide con l’effetto che produce: se qualcosa innova rispetto a quello
che già sapevo, diventa altamente informativo. Anche l’informazione è soggetta all’andare del
tempo: es. io periodicamente smaltisco molti testi che non uso più mettendoli a disposizione,
alcuni di questi libri venti anni fa erano stati utili ma oggi le cose che dicono non sono più
attuali o io soggetto sono invecchiato. Quell’informazione che ho acquisito venti anni fa ora
per me non fa più da nozione conoscitiva. Anche nel tempo, quindi, la rilevanza cambia,
cambiamo anche noi prospettiva ed interessi e di conseguenza la rilevanza si modifica.
Altre caratteristiche dell’informazione: tempestività, esaustività. Il primo problema è molto
importante si può definire anche come problema dell’”aggiornamento” dell’informazione.
Quest’ultima è davvero tale se rispecchia quello che in questo momento accade nel mondo.
Una informazione che mi parli di quello che accadeva 10 anni fa, non è una informazione che
mi interessa. Un altro elemento importante è che l’informazione sia aggiornata: anche nei
campi più formalizzati, l’informazione si modifica con il tempo. Quindi la conoscenza varia con
il tempo anche su tematiche che si considerano poco modificabili (es. statistica).
L’informazione è la base di quello che noi crediamo: coincide con l’effetto di innovazione nella
conoscenza che qualcosa produce in noi e possiamo dire che vi è un nesso forte che lega
Agiamo in base a ciò che crediamo.
l’informazione, la credenza e l’azione. La credenza
noi ce la formiamo in base alle informazioni che disponiamo.
Alcune credenze vengono smentite dai dati di fatto, ma anche all’interno delle smentite si
riannidano maniere retoriche di retrocedere.
20/11/2020
Informazione e legittimazione
conoscenza non distribuita in maniera eguale all’interno della società
Legittimazione= . Non
tutti siamo in possesso/conosciamo le stesse cose. Quindi ignoriamo molte cose. Due i motivi
principali: aumento della complessità della società e solo in società è sempre accessibile a
tutti. Tuttavia, in queste società ci saranno delle conoscenze settoriali. Le conoscenze
esoteriche sono un concetto sociologico che indica che una certa conoscenza è circoscritta a
chi ha fatto un certo percorso (es. conoscenza esoterica può essere quella della cura umana).
In questo ambito è interessante la figura dello sciamano che cura sia i mali fisici che spirituali.
Egli è in grado di curare e al tempo stesso ha anche una forte valenza religiosa.
Figura della soglia: dal punto di vista della sopravvivenza del corpo e dal punto di vista del
contatto con il formalmente altro, sia sacerdote che curatore, contengono un sapere dedicato
solamente a loro.
Sempre e dappertutto vi saranno saperi apertamente disponibili e altri saperi chiusi, a
prescindere che il soggetto non compia un percorso determinato.
Alcuni saperi non sono accessibili a tutti (es. test psicologici, a meno che non siamo iscritti a
psicologia) perché sono riservati a chi ha certe conoscenze.
Le società umane aumentano numericamente e di conseguenza cresce la complessità: il
passaggio da 1a2 permette il confronto, il passaggio da 2a3 permette la costituzione di una
la numerosità ha degli effetti sociali numero
maggioranza; allora . Altro aspetto è il inteso
come scala numerica, dimensioni (es. gestione di 9 milioni di persone rispetto a qualche
centinaio di persone in un territorio, questo comporta un’organizzazione). Il secondo aspetto è
divisione del lavoro sociale
quello che riguarda la : termine dovuto a Emilio Durkheim e
ragiona su quanto e come il sapere si specializzi progressivamente. All’interno di ogni società
le figure professionali man mano lasciano il posto nel momento in cui il corpo del sapere
aumenta e lasciano il posto ad una generazione: da una figura ne troviamo due, poi tre. I due
elementi che concorrono a questo aumento sono la comunicazione (soprattutto grazie alla
rete) e il fattore tecnologico (viviamo in un mondo materiale). Il progresso della
conoscenza, quindi, è reso grazie alle nuove tecnologie che rendono possibile, ad esempio in
campo medico, determinate cure. Si creano così nuove forme di esperti, anche tra chi non è
specializzato in quel determinato ambito.
La specializzazione è un processo ambiguo: nel tempo si saprà sempre di più ma è
impensabile che qualcuno abbia conoscenze così approfondite in tante materie diverse.
Tutti possediamo una certa conoscenza, da una parte funzionale e dall’altra parte sociale,
quindi possediamo una conoscenza di fondo. Il percorso universitario e di studi in generale
porta all’acquisizione di una conoscenza limitata come spazio ma molto specializzata in
quell’ambito.
Tutto quel sapere che abbiamo appreso per esempio alle elementari, tendiamo a
dimenticarcelo a meno che nel tempo non approfondiamo quelle determinate conoscenze
apprese. Il nostro sapere quindi invecchia perché per come venivano spiegate le basi di una
certa materia, oggi non è pensabile che vengano proposte allo stesso modo perché nell’arco
del tempo le informazioni cambiano ed è un continuo rivedersi delle conoscenze. Ciò, in alcuni
l’informazione tende a decadere
campi, è quasi quotidiano (campo medico). Quindi
grossomodo in tutti i campi, attuandosi così un ribaltamento del sapere.
Vi è un problema: in un mondo caotico di conoscenza disponibile, ci troviamo sempre più ad
avere difficoltà a cogliere il nesso tra informazione e legittimazione dell’informazione.
Due definizioni di conoscenza: credenza vera
1. definizione classica dalla filosofia analitica: conoscenza come
giustificata.
Credenza significa “credere che/in”; ci deve essere un contenuto dell’atto del credere,
ed è il primo elemento indispensabile per parlare di conoscenza. Non è sufficiente però
un oggetto, bisogna che quell’oggetto si dimostri vero/autentico (Esempio di �). Il
termine “giustificata” crea problemi perché vi sono due sensi in cui noi possiamo
interpretare questo termine:
interno: l’oggetto della credenza deve essere vero in quanto rapporto con il mondo,
giustificare/dimostrare
ma tu devi essere in grado di perché quell’oggetto è vero.
Modello greco di conoscenza: massima espressione della geometria. Il modello
episteme doxa.
platonico prevede due possibilità di conoscenza: e la Il primo è la
conoscenza certa perché dimostrata, es. dimostrazione di un teorema; il secondo
termine significa opinione altrui, opinione del popolo, opinione non qualificata.
L’opinione del popolo implica che per esempio il prof è esperto di epistemologia sociale
e può parlare in modo qualificato, ma se esprime un parere economico non è da
considerare attendibile perché non è esperto di quella materia. Esiste qualcosa tra
episteme e doxa? Certo! Pitagora afferma che noi (comunità di esperti) sappiamo che
certi fenomeni hanno un andamento osservando altri tipi di oggetti ma non siamo
riusciti a dimostrarne la concreta rappresentazione. Quindi individua una terza
pistis= affidamento della verità di qualcosa.
categoria: il Coincide quindi con l’atto di
fede, non solo verso la trascendenza, ma anche come contrario verso la conoscenza. È
l’accordo con la comunità degli studiosi: questo aspetto vale per le scienze umane.
La conoscenza quindi è esclusivamente temporanea, finché la dimostrazione che stava
alla base della giustificazione della conoscenza non viene superata.
esterno: se non siamo in grado di giustificare si potrebbe provare ad indovinare, ma
non è possibile fare ciò. Bisogna che sia possibile replicare il risultato perché se esso è
errato non riusciremo a capire come funziona in un campo e come non funziona
nell’altro. È questa la differenza tra intuizione e metodo. Una persona può essere
convinta, data una lettura letterale della Bibbia, che la terra sia stata creata da Dio in
maniera tale che dinosauri e uomini abbiamo vissuto insieme. Dal punto di vista della
giustificazione interna questa credenza non ha alcun senso. Quindi credenza vera
una certa cosa che
giustificata dal punto di vista esterno, può significare che io credo in
è giustificata dal contesto conoscitivo in cui sono cresciuto e mi sono formato. Quindi
quella comunità di studiosi che mi insegnano determinate cose, fungono da garanti per
la giustificazione della mia credenza; mondo esterno che ha prodotto in me quella
determinata credenza.
25/11/20
Chicago anni ‘20: grande tradizione di studi sociali nella scuola di Chicago: iperazionismo
simbolico. Vede tra suoi esponenti Thomas, conosciuto per un’opera creata insieme ad uno
studioso polacco: è la prima volta che si usano i documenti personali, studiano le lettere che
gli immigrati polacchi mandano alle famiglie e danno il via a tutto un settore di studi. La
caratteristica fondamentale era l’esperienza personale dei soggetti e del loro vissuto.
Due termini in sociologia: percorso di vita, ovvero rappresentabile con una linea retta e una
serie di punti su essa che rappresentano dei momenti fondamentali, eventi. Il percorso di vita
è quindi fatto di tappe, di momenti che è possibile mettere in un “curriculum”; è definibile in
maniera chiara ed inequivocabile, è irreversibile perché non cancelliamo il tempo
passato e non permette interpretazioni diverse da quelle che rappresentano. Il vissuto
soggettivo è qualcosa di totalmente diverso: è in rapporto dialettico e creativo con il
percorso di vita. Si intende l’interpretazione che il soggetto dà della propria storia, quindi
con il rapporto del percorso di vita. Il soggetto descrive quindi il proprio percorso. La
cognizione della storia personale è il vissuto però inevitabilmente racconteremo il nostro
percorso di vita.
Il vissuto è sempre un’interpretazione, interpretazione libera e creativa ed è anche una
narrazione
continua reinterpretazione. Non solo, ma la e l’auto-narrazione che facciamo a
selezione.
noi stessi, è sempre una La narrazione però è sempre una riduzione rispetto al
vissuto, il quale è sempre enormemente più vasto. Potremmo dire che se da una parte vi è
quel segmento del tempo dove vi sono degli eventi, il vissuto è raffigurabile come una nuvola
che sta sopra questa retta e l’accompagna; è una dimensione cognitiva interiore e che sta
dentro ognuno di noi.
La caratteristica principale del vissuto è quella di riportarci ad una reinterpretazione del
passato (malattia cronica). Il vissuto è una interpretazione privata dei soggetti, le esperienze
possono essere magari le medesime ma ogni soggetto ne può fare un’interpretazione diversa.
Vi possono essere filoni comuni tra soggetti, ma non è detto che tutti inizino a parlarne subito
dipende tutto da come scegliamo di essere
come elemento principale; nella prospettiva del
percorso di vita. Il vissuto sotto questo profilo è collegato ad una dimensione precisa, ovvero
l’identità. Parlare di vissuto può riferirsi quindi alla cosiddetta identità auto-perfetta.
Goffman è lo studioso che parla di questa identità auto-perfetta. G. è uno degli esponenti
della scuola di Chicago e in un testo del 63 dice che l’identità ha molto a che fare con
l’apparenza e l’informazione che gli altri dispongono di noi stessi. Una prima dimensione è
l’identità sociale: come gli altri mi vedono, quello che in una cerchia sociale si sa a
proposito di un soggetto. Spesse volte è coincidente con la dimensione lavorativa, ma non è
assolutamente detto. L’identità sociale è quello che dentro un certo contesto si sa o si crede
di sapere di quella persona. Il secondo tipo di identità porta la questione su un piano diverso,
quando conosciamo qualcuno e quindi abbiamo un contesto informativo più completo
abbiamo una identità personale; l’identità personale è quell’insieme di tutte quelle
esperienze fatte certificabili, e quindi coincide con il percorso di vita. La terza identità è quella
auto-percepita ed è il vissuto: il nostro vissuto alla fine atro non è quel senso che noi diamo,
quel seno che possediamo man mano nel corso della vita. Lo stesso identico episodio può
rivestire un’esperienza centrale per un soggetto, per un altro invece può essere totalmente
dimenticato.
Tornando alla seconda definizione di conoscenza:
principio di Thomas
2. A W. Thomas dobbiamo la definizione del che costituisce a seconda
definizione di conoscenza: se un gruppo di persone definisce qualcosa come vero
o reale, questo qualcosa sarà vero e reale nelle sue conseguenze sociali. Il
“vero” si riferisce alla dimensione credenza-conoscenza, reale si riferisce alla credenza
di un ente. È ovvio che la semplice ideazione non produce affatto mutamento nella
realtà, ma produce mutamento negli stati interiori del soggetto. Definire quindi
qualcosa di vero e reale è molto più forte rispetto ai piani della realtà.
Mondo interno di ognuno di noi non è altro che la nostra personale interiorità, è il
nostro vissuto, quello che viviamo e a nostra temporalità. Noi conosciamo il mondo
dalla nostra capacità di interpretarlo e siamo soggetti del mondo e rappresentiamo il
mondo esterno dentro noi stessi (percorso di vita). Noi siamo molto convinti che le
dimensioni materiali, pratiche dell’azione siano il vero motore del mondo; anche la
sociologia in molti modi di approcciare
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