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Appunti di Narrazione di viaggio e turismo sp.(lezioni complete) Appunti scolastici Premium

Lezioni complete del corso di Narrazione di viaggio e turismo sp. dell'anno accademico 2016/2017.


Il contenuto del corso è tuttora valido e riguarda Venezia, le regate storiche e la letteratura di viaggio. Valutazione conseguita: 30/30 L. Università di Venezia - Ca' Foscari. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Narrazione di viaggio e turismo docente Prof. D. Perocco

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ESTRATTO DOCUMENTO

combatte in modo egregio. Nel mondo ottomano, Solimano viene chiamato Il legislatore: ha

unificato l’impero, occupando gran parte dell’Egitto e dopo il 1571 anche Cipro. Chi giunge

dall’Oriente fa parte dell’impero ottomano: vi è una grande espansione che implica la possibilità di

conservare i confini. L’esercito riesce a mantenere i confini, a ingrandire lo stato e, pur facendo ciò,

istituisce delle leggi per cui varie popolazioni si sentono

parte di un grande impero.

Lo stato di Venezia è sempre rappresentata al femminile,

è una regina della terra e delle acque. Quando si vuole

indicare che Venezia sta perdendo le si toglie l’acqua o

la terra. Venezia ha il simbolo di San Marco, il leone

alato. Emerge una commistione tra l’elemento religioso,

uno dei quattro evangelisti, e quello politico.

I turchi vengono rappresentati con il turbante, insieme

di fasce di lino che vengono fermate da uno spillone

ornato da una pietra preziosa. Usano navi a due alberi e

hanno abitudini particolari: siedono a gambe incrociate

o sulle ginocchia. Un veneziano, trasferitosi in Turchia,

disegna una serie di illustrazioni per insegnare ai

veneziani come rapportarsi con i turchi.

Rappresentazione del divano: sala del regno 

contrariamente a ciò che succede in Europa, il signore si

fa vedere il meno possibile. Le persone, sedute, discutono, ma il signore si trova dietro una grata:

ascolta senza farsi vedere. In città, il mercante veneziano troverà un mercato simile a quello di

Rialto.

Immagine in cui è disegnata Venezia: si vede il campanile di San Marco le due colonne di San

Marco e di San Todaro e il palazzo ducale. Quando si vuole iniziare un viaggio, magari di

conversione verso gli indiani, i turchi e i neri, si parte da Venezia.

Rappresentazione, di Cesare Vecellio, di un turco di grado in

casa: il turco posa sui tappeti, essi hanno enorme fama e

diffusione a Venezia.

Rappresentazione del franco: di un europeo. Avevano vesti

lunghe, delle palandrane estremamente decorate con

passamanerie e bottoni. Le maniche larghe potevano

contenere vari strati di abbigliamento. Battaglia di Lepanto

(Veronese): la battaglia

viene letta come frutto della volontà dei santi e dalla Madonna.

Essi pregano per la vittoria e supplicano la Madonna: la vittoria

è il giorno della festa della Madonna del Rosario, Santa

Giustina. 7

Predica di San Marco in Alessandria (Giovanni Bellini): San Marco predica ai turchi. San Marco è

vestito come un romano, indossa una toga e un mantello, ma di fianco è ascoltato dai nobili

veneziani, che saranno poi devoti a lui. San Marco viene portato a Venezia, secondo la leggenda,

sotto della carne di porco: i maomettani lasciano per questo condurre a Venezia il corpo. Le donne

vengono rappresentate, nel Cinquecento, completamente velate, gli uomini sono separati. Vediamo

inoltre Santa Sofia, non trasformata in moschea. Notiamo infine una giraffa: non ce ne erano in

Italia, una è stata regalata a Lorenzo il Magnifico, che muore dopo poco tempo.

Nell’accordo di pace tra Selim e Massimiliano II, dopo gli scontri, viene richiesta una giraffa in

omaggio. La giraffa, però, non venne più data (serviva per l’esercito).

I turchi, quando raccontano di Venezia e dei veneziani, li definiscono “infedeli eccellenti”. I turchi

utilizzano le cartine europee e aggiungono delle didascalie in turco. Abbiamo una famosa carta

geografica turca di Castaldi, che ne riprende una europea, ed è a forma di cuore: è conservata su una

base di legno presso la Biblioteca marciana. Venezia era il centro della stampa, non solo di libri di

testo o immagini, ma di carte geografiche. In questa carta geografica, negli angoli, ci sono delle

scritte in turco, dove il sultano viene descritto per grandezza e definito pari ad Alessandro Magno.

Nell’orlo in alto rispetto a Venezia vi è una descrizione:

“La città di Venezia è di tutte la più ricca e fulgida di splendore. I signori di Venezia, oltre ai

possedimenti di terra ferma, dominano l’Istria e la Dalmazia, detengono isole grandi e piccole, in

particolare governano quelle di Cipro, Creta e altre. Poiché hanno sul mare una flotta potente e

numerosi eserciti sul continente, ai signori di Venezia rendono rispetto tutti i soldati franchi.”

Chi scrive la didascalia è stato comprato da un franco, ma dichiara di essere sempre stato un bravo

islamico. Cita i nomi dei grandi filosofi greci, Platone e Socrate, e due filosofi arabi. Ammette di

aver tradotto dall’italiano al turco, poiché il turco è la lingua che domina il mondo.

Il mondo turco assorbe la realtà occidentale, accettandole gli aspetti a cui tende, ma che non riesce a

recepire completamente: la carta geografica tiene conto di un autore che tiene conto di Giovan

Battista Ramusio, scrittore di viaggio, del cartografo Castaldi, i tipografi e i dragomanni. I

dragomanni erano gli interpreti, essi conoscevano le lingue orientali. Il più importante dragomanno

veneziano è Michele Membré.

Lettura della narrazione del mercante turco Piri Reis: i signori di Venezia sono dei pescatori

infedeli, la loro città è divenuta importante a causa del furto del corpo di San Marco da

Costantinopoli. San Marco viene definito uno dei dodici apostoli e il doge un membro del consiglio

dei dodici. Si sottolinea che Venezia è un’oligarchia di mercanti e non di sangue. L’elezione dei

dogi viene vista come un gioco di dadi: in realtà era un’elezione con delle “bae”, non un gioco di

dadi. Si riferisce che Venezia non abbia acqua potabile: ciò è falso, Venezia era dotata di pozzi. Si

arriva a Venezia attraverso quattro stretti: sono le bocche di porto, ma vengono chiamate come gli

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stretti di Costantinopoli. La bocca di porto, al Lido, c’è la chiesa di Santa Maria Elisabetta: secondo

l’autore lo stretto è di Santa Elisabetta. Le caracche sono descritte come molto grandi: navi pesanti

che portano molte merci e che dispongono di un profondo pescaggio. A causa delle secche, le

caracche non possono entrare in laguna, mentre le goche (specie di maone, navi più piccole)

possono entrare. Un'altra bocca di porto è a Malamocco, in essa entrano le barche piccole e da

trasporto. Viene citata Chioggia e il suo porto, a Sud c’è il canale di Brondolo, dove entrano le

piccole navi. A Sud di Brondolo, provincia di Rovigo, inizia il ducato di Ferrara. Il mare Adriatico è

territorio di Venezia: Venezia ha potere sul mare, come i principi lo hanno sulle loro terre. Le terre

della Serenissima sono il mare. I turchi copiano i veneziani nella costruzione delle navi: assoldano

esperti veneziani e calafatieri e imparano a costruire le navi. In particolare, Selim I è interessato alla

loro costruzione.

Venezia è criticata per i suoi costumi: la sovranità non si trasmette padre-figlio, ma tramite le

elezioni. I dogi, doj, discutono nelle assemblee e ciò sembra stranissimo ai turchi.

Il primo Corano arabico è stampato a Venezia. 10/10/2016

Venezia nell’Ottocento

Nasce un mito dicotomico di Venezia: da una parte abbiamo la Venezia suggestiva e affascinante,

dall’altra la Venezia materiale. Inizialmente, i viaggiatori cercano a Venezia una realtà incantevole.

Venezia, sotto l’influenza asburgica, ha un forte crollo economico, in quanto la casata d’Asburgo

utilizza Trieste come porto franco, spostando gli interessi veneziani dal mare alla terra. Gli Asburgo

collegano Venezia alla terra, modificandone anche la viabilità terrena: è possibile spostarsi grazie al

“rio terà”. Venezia era abitata da 100mila persone ed i visitatori dell’epoca non percepivano le

difficoltà della città, che veniva definita “città morta”, a causa della crisi.

Turner dà un’immagine incantevole di Venezia, pare quasi avvolta da una nebbia fascinosa, che

appartiene tuttora al nostro immaginario collettivo. Lo stesso luogo viene ripreso e iterato: in

genere, il pittore, ritornato in patria, replica più volte la stessa veduta, in questo caso veneziana,

dando vita ad un mito soffuso di languore. (Verga, Sulle lagune)

Venezia è considerata una città talmente romantica da ospitare, per volere di Turner, Giulietta e

Romeo: l’amore per eccellenza viene riferito a Venezia, nonostante Giulietta sia veronese.

Ambientato a Venezia è l’Otello, che celebra l’amore tormentato tra il moro di Venezia e la moglie

Desdemona. In Canal grande, troviamo la casa di Desdemona, creata nell’Ottocento. L’opera

shakespeariana non si è svolta a Venezia, ma per volere del pubblico e della passione popolare,

viene traslata a Venezia, come si evince dai libretti dell’opera di Verdi e Rossini.

Lord Byron aveva iniziato ad amare Venezia grazie alle testimonianze dei grandi letterati, tra cui

Shakespeare: aveva trascorso cinque anni a Venezia, durante i quali aveva avuto numerose relazioni

amorose, inserendosi all’interno del luogo. Byron impara l’italiano, il veneziano e l’armeno. L’isola

di San Lazzaro degli armeni era stata donata dalla Repubblica di Venezia, nel 1701, al fondatore del

convento, che aveva raccolto un gruppo di cultura armena. Byron si innamorò dell’idea di

conoscere questa cultura e, oltre a documentarsi presso la biblioteca dell’isola, conosceva la

tipografia presente in loco.

Charles Dickens definisce Venezia un sogno indescrivibile che fa dubitare della sua realtà: “sogno

sull’acqua senza avere la certezza che essa sia ancora lì e che il suo nome sia Venezia”. “Mai mi

ero trovato prima di fronte a qualcosa che mi ispirasse il timore di darne una descrizione”: emerge

un senso di irrealtà che suscita Venezia e che, nei secoli precedenti, non era percepito.

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The stones of Venice di John Ruskin: questo testo cambia il modo di vedere Venezia, in quanto egli

non solo la descrive, ma elabora una serie di disegni suggestivi che la raffigurano. Ruskin esalta la

Venezia medievale, contrapponendola a quella rinascimentale e barocca. Critica il Palladio, che era

stato già disprezzato dai veneziani, i quali avevano bocciato il suo progetto del ponte di Rialto. I

disegni di Ruskin sono evocativi e sottolineano l’affinità con il movimento pre-raffaelita inglese.

Gli edifici veneziani, dopo l’apparizione di questo libro, cominciano ad essere considerati quasi

miracoli, perdono completamente il fascino di riflesso dell’oriente. Il testo ha un enorme successo,

viene tradotto in francese, ed è letto da Marcel Proust, che si sente condizionato nella sua scelta.

Il turismo di questi letterati e eruditi è stanziale e consapevole.

I miti di Venezia

Rimangono alcuni miti, come quello dei gondolieri che recitano la Gerusalemme liberata a

memoria. In realtà i gondolieri, a pagamento, recitano alcuni poemi in ottave, che non sono

necessariamente di Tasso. Questa pratica è ammirata da Goethe, Wagner etc. e criticata da Ippolito

Pindemonte.

Un altro mito, contemporaneo, è quello della Venezia gotica e nera: mentre nel Cinquecento

Venezia è lo stato col miglior governo possibile, nell’Ottocento è considerata pericolosa per l’anima

e per il corpo. I governatori tengono Venezia in uno stato di perenne inganno, un covo di delazione.

I due Foscari (Verdi, da libretto di Francesca Maria Piave): il Foscari doge buono, che condanna a

morte suo figlio, protagonista di una congiura contro lo stato, e quello maligno, che condanna il

figlio in quanto voleva liberare la città dal dominio delle famiglie nere. *Hayez e Delacroix

rappresentano I due Foscari.

Byron scrive due tragedie su questi argomenti.

Un ulteriore mito, ripreso da Shakespeare, Il mercante di Venezia: luoghi neri, l’episodio

dell’usuraio Shylock, che vengono intercalati dalla descrizione di luoghi positivi. La decadenza è

attraente e suggestiona il lettore. Venezia viene letta come una grande cortigiana che aveva

alternato le vesti sdrucite dell’antico splendore, ai segni della decadenza.

I veneziani, col passare del tempo, vengono visti come pigri ed indolenti. Si riteneva che i veneziani

avessero permesso di svendere la città allo straniero.

Mito per eccellenza nell’Ottocento è quello della gondola: era un mezzo di trasporto, un luogo

segreto protetto da sguardi indiscreti. Con la gondola ci si può allontanare dal mondo verso la

laguna e tornare ogni qual volta si desideri. Il gondoliere è considerato parte integrante del mezzo e

non come il testimone di ciò che accade sotto “el Felze”, il telo che in passato ricopriva la gondola e

sotto il quale poteva succedere di tutto.

Il Gran Tour

Prevedeva il giro dell’Italia da Bologna fino a Napoli; l’Italia meridionale non era considerata. Da

Napoli si ritornava a Roma e si poteva costeggiare l’Adriatico, passando per Bologna, ed in seguito

visitare Venezia. La visita a Venezia poteva essere collocata al termine del tour o all’inizio.

Nelle grandi guide turistiche vengono indicate le stagioni migliori per visitare Venezia: Pasqua,

periodo primaverile e Carnevale. Il periodo estivo era sconsigliato.

Molti viaggiatori, nell’Ottocento, giungevano a Venezia per mezzo della barca: da Marghera, con

delle barche attrezzate, raggiungevano Venezia. Nel viaggiatore c’è un’enorme meraviglia dovuta

all’arrivo presso una città che sorge tra le acque.

Nella seconda metà dell’Ottocento, Thomas Cook si inventa il viaggio organizzato: una delle prime

mete che inserisce nei suoi viaggi è Venezia. Egli trasporta “docili mandrie di turisti in luoghi di cui

ignorano quasi tutto e in cui da soli non si sarebbero mai sognati di andare”. Il turismo porta una

crescita economica a Venezia: in questi anni viene creata dal sindaco la Biennale. Nel 1895 abbiamo

il primo anno della Biennale. 17/10/2016

Le feste veneziane

Le feste tengono il popolo unito e la più importante festa a Venezia è la regata:

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- corteo;

- gara di barche;

- fresco: le barche possono andare in giro per i canali, una volta finita la gara;

Le regate, come gare, vengono fatte anche dalle donne. La prima attestazione di poema sulla regata,

dove partecipa anche una donna, si attesta intorno alla fine del Quattrocento. I regatanti sono sia

uomini che donne, usualmente lavorano al mercato e sono abituati alla fatica, in quanto non abitano

a Venezia centro, e sono allenati a vogare.

I signori veneziani indicono le regate per ottenere consensi e onore, ma anche per onorare il popolo.

Una delle prime attestazioni visive è di Jacopo de’ Barberi, che ha rappresentato una pianta di

Venezia: si vedono uomini che regano alla veneta (guardando sempre avanti, devono stare attenti al

tragitto e non andare nella zona bassa).

Venezia, nel Cinquecento, era pensata come un insieme di isole, dove non si poteva camminare

passando i ponti: sotto il dominio asburgico sono stati interrati tantissimi canali. All’epoca, le regate

non avvenivano in occasioni stabilite, ma venivano indette per eventi particolari. Per esempio per la

moglie di Ludovico il Moro.

Ricordiamo la prima e la seconda regata storica, insieme alla regata delle donne. Il vincitore aveva

diritto ad un ritratto con una bandiera. Maria Boscolo, per esempio, aveva vinto cinque regate ed era

stata ritratta in tenuta elegante come vincitrice.

Per l’arrivo di Caterina Cornaro, regina di Cipro, si dice che sia stata indetta una regata, ciò in realtà

è falso, è una strategia per attirare turismo. 7/11/2016

C S , L’Italia del Grand Tour: da Montaigne a Goethe

ESARE DE ETA

In generale, nei secoli passati, ma anche fino al Novecento, il viaggio è un’idea che implica molte

destinazioni. Solitamente i viaggiatori non sono spagnoli, ritenevano di poter osservare l’antichità

nel loro territorio, senza aver bisogno di spostarsi in Italia ed avevano un atteggiamento molto

nazionalista. Contribuiscono le scoperte del 1738 e 1748 di Ercolano e Pompei: questi siti

contribuiranno a spostare il percorso dal Nord al centro e Sud Italia.

Edward Gibbon, viaggiatore inglese, nel 1764, soggiorna in Italia per nove mesi. La durata del

viaggio è da notare: all’inizio del Settecento il gran tour durava anche cinque anni, mentre con il

trascorrere del Settecento vediamo che il lasso di tempo è sempre più breve. Gibbon attraversa il

centro ed il Nord Italia: egli prende numerosi appunti, dettagliati, ma anche veloci, probabilmente

non erano destinati alla pubblicazione. Gibbon visita i punti di interesse artistico e architettonico: si

reca a Firenze e ritorna agli Uffizi una decina di volte. Apprezza l’Italia, ma critica lo stile gotico, il

giudizio negativo promana da ciò che non rispecchia l’antichità; per esempio giudica negativamente

Giotto, ma apprezza Michelangelo e Raffaello. Gibbon osserva il paesaggio di campagna: vede

Piacenza, Parma e anche Torino. Quest’ultima, fino all’inizio del Seicento, era completamente

orientata verso la Francia, in seguito, con Eugenio di Savoia si volta verso l’Italia: per sottolineare

questa indipendenza chiama i migliori architetti del tempo. Ciò ha un’immediata risonanza europea.

Torino non è più una città di passaggio.

Charles Burney, musicologo inglese, che nel 1770 effettua un viaggio di sei mesi, tra Francia e

Italia, per raccogliere materiali per i suoi scritti di musica. Visita l’Italia perché in essa la musica,

rispetto ad altre arti, continua ad essere un punto fondamentale dell’arte italiana. Egli paragona gli

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aspetti artistici e architettonici all’armonia e al piacere della musica. Come punto di riferimento

utilizza il libro di Lalande, una guida molto dettagliata e utilizzata dai vari viaggiatori. Bologna, per

la musica, viene elogiata: tutta la zona emiliana e romagnola vede la presenza degli ultimi cantanti

castrati. I castrati permangono fino all’Ottocento a Roma. Rossini doveva essere castrato per

volontà del padre, ma la madre si oppose. Burney si concentra sulle campagne, esalta la laboriosità

della vita nei campi e prende in considerazione di imitare il metodo con cui gli italiani sfruttano la

campagna, per riproporlo in Inghilterra. Dà un giudizio negativo a ciò che è gotico o non medievale,

per esempio Milano viene criticata per il suo duomo, che non è abbastanza monumentale. Critica

Venezia per San Marco, essa è ricca fino all’eccesso di ornamenti di tutti i tipi, che distraggono il

visitatore. L’eccesso di San Marco crea molta confusione, nonostante gli oggetti presenti abbiano un

valore intrinseco inestimabile. Considera Napoli positivamente, la esalta e la paragona alle

principali metropoli europee come Londra e Parigi.

Jerome Lalande scrive Voyage en Italie, egli compie il suo viaggio nel 1765. Nella sua guida dà

delle vere e proprie indicazioni per visitare l’Italia. Per scrivere questa enciclopedia si documenta su

fonti italiane e straniere approssimative e incomplete, per questo decide di sviluppare un’opera

completa (sono sette volumi che comprendono arte, storia, tradizione). Nel Settecento l’asse di

viaggio non è più Venezia-Roma, ma Roma-Napoli. Torino è importante, mentre Venezia decade

progressivamente. Nella seconda metà del Settecento si cominceranno a visitare i vari paesi del Sud

Italia.

Johann Hermann von Riedesel nel 1766 si dedicherà al Sud Italia, in particolare alla Sicilia e alla

Puglia. Esalta Napoli, Lecce ed Otranto. Il Sud Italia è una base per effettuare un ulteriore viaggio,

Riedesel ipotizza il viaggio insieme a Goethe.

Abate Saint-Non ingaggia un’équipe di studiosi per studiare il Sud Italia. Scrive il Voyage

pittoresque in cui vuole dedicarsi al Regno delle due Sicilie.

Wofgang Goethe compie il suo viaggio in Italia nel 1786, effettua un resoconto sistematico del

viaggio, si dedica soprattutto alla geologia e agli aspetti ambientali. Da Roma prosegue fino al Sud

Italia, la sua opera stabilisce il passaggio di interesse dal Nord al Sud.

Johann Gottfried Seume fa, per sei mesi, un viaggio a piedi, il suo unico bagaglio è uno zaino

contenenti testi classici, Omero, Virgilio, Tacito etc.

Thomas Cook, nel 1841, fa il primo viaggio organizzato. Esso rientra nella tipica mentalità dell’era

industriale: si sviluppano ferrovie che rendono possibili gli spostamenti. Nel 1846 Venezia non è

più una città di mare, ma ben collegata alla terraferma.

Maselli, autore de Il burattino veridico, comprende l’utilità di scrivere la durata degli spostamenti

da un luogo all’altro e descriverne le strade. Maselli è il primo italiano a scrivere una guida per il

viaggio. Era il responsabile degli spostamenti dei messaggi del Papa ed aveva girato gran parte

dell’Europa.

**A Venezia si recano tedeschi, polacchi e russi. Lo zar Pietro il Grande voleva recarsi come

privato a Venezia per apprendere le tecniche di navigazione e creazione delle navi, ma non riesce a

visitarla. La sua attesa era prevista e Venezia aveva organizzato una regata per celebrarlo. Evento

ricordato da Goldoni. Venezia è una città dove si imparano le tecniche più all’avanguardia.

Venezia non è una meta ultima o religiosa, come lo è Roma, ma i viaggi verso la terra santa iniziano

da Venezia. I veneziani mercanti partivano pieni di pellegrini e tornavano con le merci. Ai pellegrini

piacciono le reliquie: la reliquia dava al pellegrino la sicurezza che il Santo, venuto il giorno del

Giudizio, lo grazi per la sua vicinanza all’oggetto. I veneziani hanno cercato di comprare reliquie

per esporle nelle loro chiesa: Venezia era un’attrazione per i credenti e per i viaggiatori. A San

Michele, prima di esserci il cimitero, c’era un monastero di frati camaldolesi. Nella chiesa c’era una

reliquia della croce di Cristo, arrivata miracolosamente in una cassetta che galleggiava sulle onde ed

era stata maneggiata soltanto dal preposto dei frati.

12 28/11/2016

19 dicembre alle ore 14.

(continua il 21 dicembre dalle 9.)

16 gennaio 2° appello.

J R , Le pietre di Venezia

OHN USKIN

Ruskin è un pittore e scrittore inglese, egli ha scritto una guida turistica colta di Venezia. Ruskin

giunge a Venezia nel 1849 dopo la restaurazione, ad opera di Daniele Manin, della Repubblica di

Venezia, durata soltanto diciotto mesi. La Venezia che si presenta agli occhi di Ruskin è umiliata e

povera. In seguito ai bombardamenti dell’esercito austriaco, i palazzi veneziani sono danneggiati;

ciò nonostante, Venezia appare come luogo privilegiato dell’aristocrazia inglese. Ruskin ha scritto

quest’opera, in seguito a I pittori moderni e Le sette lampade dell’architettura, per dare un monito

agli inglesi. Egli descrive Venezia grazie all’architettura.

Il punto di vista di Ruskin è diverso da quello dei suoi predecessori. L’opera non è ascrivibile ad

una categoria precisa: è una guida turistica, ma anche una critica estetica e filosofica. Ruskin vuole

mostrare che il declino dell’arte sia strettamente connesso alla crisi dello stato. I tre periodi di

ascesa veneziana sono: 1) architettura bizantina; 2) architettura gotica; 3) architettura

rinascimentale.

Il pensiero di Ruskin elude la massa in quanto ritiene che l’architettura bizantina sia il precedente

dell’architettura gotica, che è considerata l’espressione più alta dell’architetto, ma anche del

connubio tra natura e divinità. Il sentimento si disperde con l’architettura rinascimentale, che tende

a sostituire l’importanza del credo religioso con la centralità dell’uomo. In un’epoca in cui l’operaio

medio inglese era considerato parte di un meccanismo d’alienazione, Ruskin elabora una teoria

romantica e retorica, che dà valore all’ingegno.

Il libro si snoda dalla nascita di Venezia, passando per Torcello e la chiesa di Santa Maria Assunta,

che è celebrata per la sua ariosità e luminosità, soffermandosi su San Marco. L’arte bizantina è

un’arte che seppure non sia capace di sviluppare una raffigurazione verosimile, è perfettibile in

quanto si avvicina a Dio. Basti pensare a San Marco; la basilica nasce a partire dall’XI secolo, è

ricca di mosaici e cromatismi. Ruskin sottolinea che nel periodo della costruzione di San Marco

emerge un’ascesa della città. Vediamo il fondaco dei Turchi, di matrice bizantina, che differisce dal

fondaco dei tedeschi.

L’esempio che secondo Ruskin è uno degli esempi più pregni delle tre arti è Palazzo Ducale: esso è

il prototipo di una tradizione architettonica gotica; tra tutti i palazzi esso esalta questo stile.

Vediamo uno stile quasi contraddittorio per le regole dell’architettura ottocentesca: al piano terra

vediamo un “senso di vuoto”, mentre ai piani superiori abbiamo una decorazione sempre più fitta e

particolare, di “pieno”. Gli architetti veneziani non possono creare strutture troppo pesanti poiché

devono sempre tenere conto del contesto.

Nell’813, quando lo stato veneziano pone la capitale presso Rialto, viene costruito il Palazzo

Vecchio a cui viene affiancato Palazzo Ducale. Nel 1301 iniziarono i lavori per questo monumento;

tra XIV e XV secolo abbiamo un periodo di splendore per Venezia: Ruskin vede un giro di volta nel

1423, quando la storia di Venezia, che prima tendeva all’ascesa, comincia a declinare. All’esigenza

di allargare le sale del Palazzo Vecchio, a partire dal lato destro del monumento, vengono costruite

altre sale: quella del Senato, quella del Maggior Consiglio (1301) e via via discorrendo.

La costruzione del palazzo è difficile: nel 1419, quando un incendio colpì la basilica e il Palazzo

Vecchio, i veneziani proposero la demolizione del Palazzo. Secondo Ruskin, il colpo di martello che

ha colpito Palazzo Vecchio, rappresenta la conclusione dell’epoca gotica, il rintocco funebre

dell’arte veneziana e della stessa Venezia. Fino ad allora, i veneziani avevano rispettato le radici

della cultura veneziana. Con il Grande incendio dei veneziani, che ha provocato enormi danni alla

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AUTORE

Erichto

PUBBLICATO

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in filologia e letteratura italiana
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Erichto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Narrazione di viaggio e turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Perocco Daria.

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