Il viaggio a Venezia: ieri, oggi, e forse domani
Venezia: città della libertà, ma allo stesso tempo città nera. Venezia è sempre stata molto abile ad attirare personaggi che producessero reddito e non solo personalità famose. Venezia è stata fino al tempo della Repubblica una città di mercanti.
La storia di Venezia e i mercanti
La città di Lucca nel 1300 viene dominata da un condottiero che perseguita tutti i suoi nemici e manda le loro famiglie in esilio. La Repubblica Marinara capisce che i lucchesi sono molto bravi nella lavorazione della seta quindi, non avendo dei tessitori di seta, apre le porte a questi esuli promettendo loro che se fossero restati dieci anni avrebbe dato loro la cittadinanza, inoltre non avrebbero pagato le tasse. I lucchesi insegnano ai veneziani a tessere e Venezia diviene famosa per le sue sete.
Un altro esempio: nella metà del '400 Gutenberg inventa la stampa. Si tratta di una rivoluzione perché il libro comincia a diventare alla portata di tutti e i veneziani capiscono che questa innovazione può far guadagnare, di conseguenza aprono le porte agli inventori della stampa divenendo il maggior centro d’Europa. Era una città di mercanti nel senso più positivo del termine. Tutti i nobili veneziani dovevano fare esercizio di mercatura, ovvero fare qualcosa di pratico, concreto, reale.
Le impressioni del viaggiatore a Venezia
Nel 1797 Venezia finisce sotto il controllo di Napoleone e cessa di essere uno stato indipendente. Alla fine dell’occupazione austriaca, Venezia diventa parte del Regno d’Italia (1866) e poi della Repubblica italiana (1946). Questo periodo di assoggettamento, prima con i francesi, ma soprattutto sotto gli austriaci, porta a un impoverimento della città. Venezia è un porto ed era ricca grazie alla mercatura via mare. Gli austriaci avevano già un grande porto: Trieste. Favoriscono il loro porto e sfavoriscono Venezia perché i veneziani si ribellano agli austriaci. Nel 1848 la ribellione dura 18 mesi e cessa a causa della pestilenza. Quando la città torna italiana i sindaci cercano di rilanciare la città e viene inventata la Biennale per attirare la gente a vedere l’arte moderna. Siamo arrivati oggi a 27 milioni di turisti all’anno.
Il significato del viaggio
Che cos’è il viaggio? Viaggio significa spostamento il quale si può fare per vari motivi (dovere, obbligo, piacere, guadagno). La parola deriva dal latino viaticum cioè quello che ci si porta dietro quando ci si sposta (provviste). Il viaggio è inizialmente pensato come una cosa lunga, un’idea completamente diversa rispetto all’idea moderna. In italiano questa parola indica il viaggio lungo, ma anche quello corto. Il percorso, il vero viaggio, è rappresentato dalla parola latina iter. L’italiano in questo è diverso dall’inglese dove troviamo voyage o il journey (deriva dal latino attraverso il francese journée; il viaggio che puoi fare in giornata). Noi siamo abituati a viaggiare di notte, ma finché le strade non erano illuminate di notte non si poteva viaggiare perché era buio, il viaggio è diurnum.
Venezia: nascita e sviluppo
Venezia nasce perché le popolazioni scappano dai barbari. Questi ultimi non sanno affrontare l’acqua e le isole circondate dall’acqua erano il luogo ideale per sfuggire alla violenza barbara. I veneziani imparano da subito a vogare guardando avanti, per evitare di incagliarsi nelle zone dove l’acqua è più bassa. Adesso ci sono le briccole che segnano le zone. A Venezia le più grandi attrazioni sono le feste sull’acqua perché l’acqua riflette le luci e i palazzi creano degli effetti che affascinano i viaggiatori da sempre. I veneziani inventano queste feste e le regate (cortei di barche addobbate, gare fra imbarcazioni a remi ed il fresco quando sono finite le gare tutti possono girare per Venezia prendendo il “fresco”). Le regate nella Serenissima sono fatte in primavera e autunno per questioni meteorologiche. Se capitava un personaggio importante si organizzava una regata in suo onore. Il veneziano si sposta in barca finché non viene inventato il motore. La grande diffusione della barca a motore avviene dopo la seconda guerra mondiale. I benestanti avevano il proprio gondoliere molti altri sapevano vogare per diletto.
I primi nuclei importanti e le rivalità
Uno dei primi nuclei importanti è Torcello, successivamente anche Malamocco perché era il punto da cui si partiva per attraversare l’Adriatico. San Marco non è il primo centro. Pianta di Jacopo de’ Barberi (1500): riporta tutta Venezia. Si vedono le barche con la voga alla veneta durante una regata. Da Torcello si spostano nelle isole vicine poiché la popolazione si moltiplica. A Malamocco il mare arriva direttamente e con esso anche i pirati, quindi gli abitanti si spostano in isole più interne alla laguna lasciando il Lido come zona difensiva. Venezia diventa un centro importante di pesca e di scambi perché commercia con l’Oriente. C’è una grandissima contrapposizione con Genova, l’altra Repubblica Marinara. La contrapposizione non interessa tanto la zona dell’Italia, ma avviene in Oriente (Costantinopoli e isole come Cipro) dato che entrambe commerciano con questa zona.
Nel 1300 Venezia vince la guerra di Chioggia contro Genova. In questa guerra viene catturato Marco Polo il quale viene portato in prigione a Genova. Nel 1453 Costantinopoli viene presa dagli ottomani, ma Venezia subito si accorda con la nuova potenza. I veneziani non si possono permettere il lusso di inimicarsi qualcuno che sa andare per mare correndo il rischio di farsi distruggere le navi.
I veneziani, già dalla fine del ‘200, hanno un ambasciatore fisso a Costantinopoli che cerca di mantenere ottimi rapporti per favorire gli scambi commerciali. “Bailo" è il nome che prende l’ambasciatore veneziano a Costantinopoli. L’ambasciata veneziana di un tempo ora è il posto in cui si trova l’ambasciata italiana a Istanbul.
La battaglia di Lepanto
Battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571): battaglia elogiata da tutta la letteratura europea come la vittoria dei cristiani sui musulmani, dell’Occidente sull’Oriente. La battaglia è fatta da un gruppo di Stati che si uniscono per bloccare l’espansione turca. I vari Stati però cominciano a litigare fra di loro e i veneziani fanno un accordo di pace per conto loro con gli ottomani, diventando traditori agli occhi degli alleati. I turchi approfittano delle discordie fra gli alleati e riprendono forza. Nel mondo turco è possibile fare carriera anche se si è di umili origini.
Narrazioni di viaggiatori a Venezia
Dall’XI sec. abbiamo delle narrazioni, resoconti, di viaggiatori a Venezia. Il primo che vedremo è Giovanni Diacono. Costui viene a Venezia e per primo la definisce “aurea”. Rimane assolutamente incantato e comincia a dire che Venezia è d’oro. Quest’immagine di Venezia città d’oro verrà ripresa più volte. Venezia è d’oro innanzitutto per le cupole delle chiese che imitano quelle orientali. San Marco riprende molto Santa Sofia a Istanbul. L’altra cosa che la rende aurea sono i mosaici dorati molto diffusi.
Nel ‘300 Dante si reca a Venezia e ammira la tecnica con cui i veneziani costruiscono le navi. C’è una grande polemica all’epoca fra Venezia e Firenze. Dante fu molto colpito da Venezia ma ad ispirarlo fu soprattutto l’Arsenale, il cantiere dove i Veneziani crearono la loro incredibile flotta e che a quel tempo era in piena attività. Infatti, nel XXI canto dell’Inferno, per spiegare la pena riservata ai barattieri, l’immersione nella pece bollente, Dante evoca proprio un’immagine dell’Arsenale di Venezia:
Quale nell'Arzanà de' Viniziani
bolle l'inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani
Queste tre terzine di Dante si possono leggere su una lapide posta alla sinistra dell‘ingresso principale dell’Arsenale e sulla destra del grande portone di ingresso si può ammirare anche un busto in bronzo del Sommo Poeta. La visita di Dante a Venezia fu involontariamente la causa della sua morte, poiché sulla strada del ritorno, passando nei pressi delle Valli di Comacchio, Dante contrasse la malaria, che lo uccise a Ravenna il 14 settembre 1321.
Nel ‘200 i fiorentini parlano della leggenda “nera” di Venezia: vieni messo in prigione, sono degli imbroglioni, non c’è libertà, è una città brutta. L’autore con cui concludiamo è Boccaccio, il quale scrive due novelle veneziane. Insulta le donne veneziane perché secondo lui sono stupide e sostiene che dei veneziani maschi non ci si può fidare. L’altra novella è quella di Chichibio e la gru. In questa novella emerge che i veneziani riescono a imbrogliare con le battute.
Le celebrazioni di Venezia
Venezia è ricca di celebrazioni: durante il Rinascimento le sue feste godono di una fama che nessuna città, nemmeno Roma, ottiene.
Il viaggio di Michel de Montaigne in Italia
Michel de Montaigne, intorno al 1580, fa un viaggio in Italia: deve passare le Alpi, dunque il suo viaggio non viene avviato durante l’inverno. Nel Settecento e nell’Ottocento vi era il viaggio di educazione: i pargoli di famiglie abbienti completavano la loro educazione con un viaggio in Italia. Erano accompagnati dal loro precettore e la loro nazionalità era tedesca, inglese, francese, etc. Per avere un’educazione bisognava conoscere la realtà del mondo classico: il fine dei viaggiatori non era l’erudizione pura, ma la formazione onnicomprensiva. Un uomo educato completo doveva essere stato in Italia per vedere i resti dell’antichità. Un viaggiatore preferiva recarsi in Italia e non in Grecia, per via delle dominazioni turche. L’Italia ha alcuni rischi: il cibo (si mangia troppa frutta e troppa verdura) e il brigantaggio.
Montaigne giunge in Italia settentrionale e arriva a Venezia passando per Padova: tutti si aspettano una descrizione entusiasta di Venezia. A Vicenza e a Verona sono state dedicate quattro pagine, mentre a Venezia sono poche e critiche. Il viaggio Venezia-Padova via fiume era normalissimo: Carlo Goldoni descrisse questi viaggi. Montaigne, a Padova, arriva con alcuni pregiudizi: ha letto in precedenza delle descrizioni di altri viaggiatori. Nella letteratura di viaggio è fondamentale sapere le fonti che precedono le opere dei viaggiatori e se li hanno condizionati. Le guide turistiche sono nate quando si è sviluppata l’idea di viaggio di piacere: il viaggio diplomatico e di mercatura non avevano bisogno di guide, poiché erano finalizzati ad altro. Il mercante Pitti, da Firenze, si vanta di essere arrivato da Firenze a Venezia in diciassette ore.
La guida turistica nasce nella prima metà del ‘500 ed il primo ad elaborarne una è Robert, un francese che elenca una serie di osterie e alcuni possibili percorsi stradali. I viaggiatori, che si allontanano sempre dalle proprie abitudini, hanno bisogno di sapere quali osterie frequentare. Il viaggio ha anche un’idea di utilità: i mercanti viaggiano e, oltre a vendere le loro merci, si recano presso le istituzioni religiose per ricevere l’indulgenza e garantire la salvezza dell’anima.
Nel 1527, un viaggiatore trova la testa dell’apostolo San Simone, ma ha percorso 120 km e in un’altra chiesa ne ha trovata un’altra: come fa San Simone ad avere due teste? Emerge la ricerca della reliquia dei santi Boccaccio, in una novella, prende in giro questa pratica della ricerca delle reliquie.
Padova e l'impressione di Montaigne
Padova: la basilica di Sant’Antonio colpisce Montaigne. Non è la chiesa più importante della città, non ha una navata unica, ma è costituita come un duomo. A Sant’Antonio nota molte statue, tra cui quella del cardinale Bembo, morto vent’anni prima. Nota la statua di Tito Livio, originario di Padova. La città è sede universitaria, le lezioni si svolgono in latino, dunque l’università è molto frequentata.
L’arcivescovo e consigliere di Massimiliano II, nel 1565, è nato a Spalato, ma ha studiato a Padova: ha imparato latino e italiano e comunica con l’imperatore in latino. Egli nota che gli studenti possono vivere in alloggi a buon mercato.
Montaigne, tra tutte le ville venete, nota l’iscrizione di Enrico III che testimoniava l’alloggio del re in una villa veneta. Enrico III, nominato re di Polonia, sale al potere perché il fratello Carlo IX muore di emorragia cerebrale a causa di una caduta da cavallo. Erede è Enrico III, che lascia la Polonia e torna in Francia per farsi incoronare. Il suo viaggio include come tappa Venezia, in quanto vuole mantenere rapporti equilibrati con la Serenissima. Enrico III giunge per mare e a San Nicolò, in fondo al Lido, i veneziani gli fanno trovare un arco di trionfo di legno costruito dal Palladio. I veneziani fanno trascorrere al re una notte con una famosa cortigiana.
Arrivo a Venezia
Montaigne vede Fusina, luogo di posta dove si cambiano i cavalli: per andare a Venezia bisogna imbarcarsi, perché il ponte che collega Venezia alla terraferma è stato costruito nel 1846. Il raddoppiamento del ponte, con la strada per le automobili, è stato creato nel Novecento.
Arrivato a Venezia, Montaigne si reca presso l’ambasciatore francese: Venezia è un centro importante per tutte le amministrazioni politiche. In seguito si reca a messa e lunedì pranza di nuovo presso l’ambasciata. Montaigne, a Venezia, frequenta soltanto francesi. Definisce i veneziani “sospettosi”. La città frutta alla signoria 1000 scudi e Montaigne se ne sorprende: non perde tempo a descriverne gli aspetti noti, poiché già si conoscono. Egli definisce Venezia “un po’ meno ammirabile”. Apprezza la forma di governo, la posizione, l’arsenale, San Marco e gli stranieri: Venezia è un’oligarchia, mentre in tutta Europa ci sono soltanto monarchie; è l’unica città al mondo che è in mezzo ad una laguna in cui è possibile spostarsi soltanto in barca (tutti i palazzi di Venezia hanno la porta più importante che dà sull’acqua); l’arsenale era il luogo più grande per la costruzione delle navi; San Marco; la folla degli stranieri è apprezzata per il crogiuolo di nazionalità.
N.B A Venezia ci sono undici calli del fornaio o del pistrin (pistrinum): c’erano molti forni, a causa dell’affollamento di persone, o altre calli del vino.
Veronica Franco e la letteratura
Il signor Montaigne riceve un libricino di lettere da Veronica Franco, famosa cortigiana del tempo, ma definita “gentildonna”. Montaigne riceve come omaggio un libro di lettere, genere che sta diventando di moda. Il primo a raccogliere i libri di lettere è Pietro Aretino, che raccoglie quattro volumi di libri di lettere. Vengono cambiate perché qualsiasi lettore possa comprenderle. Veronica Franco dichiara di essere stata frequentata, nella raccolta, soltanto da Enrico.
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