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Musica sacra

I canti gregoriani

I canti gregoriani sono un esempio di canto monofonico, ovvero quando molte persone cantano la stessa linea melodica. Il nome viene preso dal Papa Gregorio Magno del 5o e 6o secolo, ma nascono nell’età di Carlo Magno nel 9o secolo.

  • I canti gregoriani sono la somma di tutti i canti liturgici, fatti in latino e a cappella. Venivano eseguiti da un coro di voci bianche, maschili o dal celebrante.
  • Caratteristico dei canti gregoriani è l’ordinarium missae (ordinario della messa), che sono le parti sempre presenti all’interno della messa. È formato da 5 blocchi musicali:
    • Kyrie
    • Gloria
    • Credo
    • Santos/Benedictus
    • Agnus Dei

Il libro che raccoglieva l’insieme dei canti dell’ordinario è detto kyriale. La musica sacra era pensata come preghiera, però non era chiara e le parole non venivano capite.

La riforma luterana e la controriforma

La riforma luterana decise che nella messa ci doveva essere la musica, ma doveva cantare l’assemblea, ovvero chi partecipava alla messa. Le melodie dovevano essere facili, così che tutti potessero cantare. Non cantavano più in latino, ma in tedesco.

La Chiesa cattolica, rendendosi conto della sua caduta di prestigio, attuò la controriforma. Furono aboliti tutti gli accompagnamenti musicali, venne proibito l’utilizzo di canti profani nella composizione di messe polifoniche e venne imposto che le parole usate nella musica sacra fossero il più possibile comprensibili. Alla "voce unica" del canto luterano venne contrapposta la polifonia.

Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594)

Il più importante compositore di musica sacra a Roma fu Giovanni Pierluigi da Palestrina. Dopo gli studi diventò maestro di cappella nel duomo della sua città natale. L'arcivescovo del paese divenne Papa e lui ebbe la possibilità di trasferirsi a Roma al suo seguito come cantore nella Cappella Giulia (fondata da Giulio II). Poco dopo divenne cantore della Cappella Sistina, ma venne espulso dopo poco tempo perché già sposato ad un’altra cappella pontificia. Per alcuni anni ebbe incarichi minori in altre cappelle musicali e poi divenne maestro di cappella nella Cappella Giulia.

La sua fama crebbe sempre di più e fu richiesto dal Duca di Mantova, per il quale scrisse le “Messe Mantovane”, e richiesto anche dall’imperatore d’Austria. Muore nel 1594, ma la sua fama continuò anche nel secolo successivo.

La sua produzione

  • Completamente priva di destinazioni e comparse strumentali, ma incentrata su Madrigali spirituali e non, anche inni, mottetti, ma soprattutto messe.
  • 104 messe (numero di voci: da 4 a 8).
  • Tecnica: polifonica.
  • Ottimo melodismo tipicamente italiano e un gusto armonico dolce.
  • Stile esemplare chiarezza ed equilibrio.

Si preoccupò di decidere quali espressioni musicali erano più adatte alle finalità della messa e quali stimolassero unicamente un piacere estetico. Lavorava in varie cappelle e divenne un modello per i successivi compositori.

Cappella musicale

Musica formata da un numero di compositori che cantavano e suonavano per istituzioni religiose temporali o solamente per i nobili.

L'Europa musicale del 1400

Dagli inizi del 1400 alla fine del 1500, la vita musicale europea è dominata da compositori e cantori provenienti da zone dell’Europa nord-occidentale. La fortuna della scuola franco-fiamminga è legata alle cattedrali gotiche che funzionavano come vere e proprie scuole di altissima qualificazione.

Guillaume Dufay (1397-1474)

Un artista importante della scuola franco-fiamminga è Guillaume Dufay, compositore francese che lavora molto in Italia. I compositori franco-fiamminghi insegnavano in Italia composizioni di musica polifonica, musica molto complicata. Passò molti anni in Italia dagli Estensi, dal Papa e dai duchi di Savoia. Scriveva messe, una delle più famose è “Missa l’homme armé”, che si basava su una canzone popolare (l’homme armé), quindi la canzone è mescolata alla messa.

Musica profana

Nelle corti padane (principalmente a Montava, Gonzaga) alla fine del 1400 si forma un genere cortigiano polifonico accordale, la frottola.

  • I testi della frottola potevano essere barzellette, testi di canzoni o letterari.
  • Venivano fatte da compositori locali e fiamminghi arrivati in Italia, come ad esempio Jasquin Desprez (1450 – 1521), che scrisse “El grillo è buon cantor”, vi sono presenti doppi sensi. Per far risaltare una parola venivano fatti virtuosismi con la voce.
  • La frottola veniva cantata da 4 voci accompagnate da strumenti. La struttura della frottola è formata da un certo numero di versi seguito da ritornello, ritmo chiaro e ripetuto e con melodia lineare.

Nel 1508 Ottaviano Petrucci aprì la prima tipografia musicale (è la tecnologia per produrre testi stampati usando matrici in rilievo composte da caratteri mobili) e per prima cosa stampò le frottole.

Madrigale (1530-1630)

Tra il 1520 e il 1530 tra Firenze e Roma nasce il madrigale musicale.

  • Con il termine madrigale si intende una composizione polifonica, inizialmente a 4, poi a 5 voci su testo poetico relativamente breve (es. Sonetto) che veniva musicato frase per frase dall’inizio alla fine, di norma senza riprese né ritornelli.
  • L’effetto doveva essere quello di una sorta di recitazione del testo poetico.
  • La continuità della recitazione era assicurata dal fatto che ogni frase veniva conclusa con una cadenza alla quale partecipavano solo alcune voci, mentre le altre contemporaneamente iniziavano a intonare la frase successiva.
  • Ciò che contraddistingueva il madrigale con altri generi era l’attenzione all’illustrazione del significato delle parole.
  • Per rendere le parole visive e per metterle in evidenza si parla di madrigalismo.

Il madrigale poteva essere eseguito come musica celebrativa o come intermedio teatrale. Machiavelli scrisse un madrigale per la Mandragola e venne musicata dall’amico Philippe Verdelot “O dolce notte”, questo madrigale racconta di quanto è bella la notte. (All’epoca veniva chiamato: Coro, canzona). Uno dei primi madrigali è “Il bianco e dolce cigno” testo di Giovanni Guidiccioni musicata da Jacob Arcadelot. Qua le 4 voci cantano quasi sempre contemporaneamente tranne alla fine quando viene ripetuta la parola mille, per mettere la parola in evidenza.

Claudio Monteverdi (Cremona, 1567-Venezia, 1643)

Claudio Monteverdi nasce a Cremona nel 1567, è stato un compositore italiano. Inizialmente lavora a Mantova alla corte dei Gonzaga in qualità di violinista, in seguito si trasferisce a Venezia dove diventa maestro di cappella a S. Marco dove scrive molta musica religiosa, ma lavora comunque all’opera.

Monteverdi si occupò di madrigali e scrisse 8 libri su questo genere nei primi anni del 1600. Il 4o libro (1604) e il 5o (1605) sono i più importanti. Nel 5o libro i madrigali sono accompagnati da strumenti, quindi troviamo madrigali polifonici in chiave di basso. Questa scelta viene criticata da Artusi (compositore italiano) che pubblica un pamphlet contro Monteverdi in cui lo critica aspramente per le sue scelte compositive: dissonanze, parole non chiare, intervalli melodici bruschi, ma soprattutto Monteverdi non segue esattamente le regole del contrappunto. Monteverdi risponde ad Artusi nell’introduzione del suo 5o libro di madrigali con un libro di scherzi musicali, con la sua discussione sulla suddivisione della pratica musicale in due correnti che definisce: prima pratica e seconda pratica.

  • Prima pratica composta da contrappunti, dissonanze e parità di voci.
  • Seconda pratica era il nuovo stile di monodia e recitativi accompagnati che enfatizzavano le voci di soprano e di basso.

Alcuni suoi madrigali sono:

  • “Ohime! Se tanto amate” (testo di Battista Guarini). È un madrigale poetico con tema amoroso. È molto lineare. La linea melodica viene fatta scendere per far capire che il protagonista muore.
  • “Si ch’io vorrei morire” (testo Maurizio Moro). Madrigale poetico, Monteverdi vuol far provare emozioni a chi sente il madrigale attraverso il cambio di voci. Questo madrigale inizia e si conclude con la stessa frase (si ch’io vorrei morir) queste frasi sono due pilastri che reggono l’intero madrigale.
  • “Piagne e sospira” (testo Tasso) Ottava. Tema principale è la donna piangente che sospira, l’importante era capire la scena principale, non importava capire le singole parole ma il senso. Vuol rappresentare un mondo straziante.

Monteverdi chiese che gli ultimi madrigali del suo volume fossero accompagnati da strumenti, allora usa il basso continuo, costituito da una linea melodica, che faceva da sostegno armonico a tutta la composizione. I libri di Monteverdi furono criticati da Artusi che scrisse un trattato contro di essi. Questo perché Monteverdi nelle sue opere usava dissonanze e le parole non si capivano, oltre a forzare le regole del contrappunto. Monteverdi voleva illustrare la musica e sapeva di aver rotto le regole.

Altri componimenti

  • 1607 “Orfeo”, Mantova
  • 1608 “Arianna” su libretto di Rinucci (giunto soltanto un frammento)

Opere minori:

  • La prospettiva rapita, Armida
  • L’incoronazione di Poppea

Musica sacra

Vespro della Beate Vergine

Melodramma (1600)

Nella seconda metà del 1500 (1570) a Firenze, a casa di Giovanni de’ Bardi, si riunisce un gruppo di letterati, che odiavano la polifonia, dato che erano antiquati, tale gruppo viene chiamato “Camerata dei Bardi”. Studiavano il greco, per loro la parola doveva essere chiara.

Scrivevano musiche monodiche dove la parola si capiva a scapito della melodia. Perché nella musica polifonica non tutto è chiaro ma confuso. Così cercarono di ricostruire la musica greca attraverso le poche testimonianze che avevano. La camerata dei bardi era composta da: Vincenzo Galilei, Jacopo Peri e Giuliano Caccini e tutti volevano riportare in vita l’opera greca.

Gli esperimenti del canto monodico che venivano fatti nella camerata condussero a risultati diversi, cioè alla nascita del melodramma (1600).

  • 1598 primo esempio di melodramma: “Dafne” di Jacopo Peri
  • 1600 prima opera giuntaci interamente “Euridice” di Jacopo Peri (librettista: Ottavio Rinuccini)

Lo stile di canto che nacque da queste esperienze viene designato con il termine <>. Non ha a che fare con la musica greca, si trattava di un canto che tendeva a imitare le inflessioni della parola recitata, stilizzando musicalmente gli accenti durante le sillabe. Nei primi melodrammi lo stile recitativo si alternava sempre con un modo di canto elegante, quasi sempre strofico, si tratta di un canto ritmicamente e formalmente organizzato, l’aria.

Il melodramma fiorentino era ben visto dalle altre corti italiane, tanto che Mantova chiamò Marco da Galliano (fiorentino) e questo musicò la Dafne.

Opere rappresentate successivamente:

  • Nel 1607, sempre a Mantova, venne scritto “L’Orfeo” da Monteverdi. L’Orfeo di Monteverdi è il primo vero melodramma importante, aveva 2 libretti con finali diversi:
    • Orfeo viene sbranato dalle baccanti, ma la musica di questo testo non ci è pervenuta.
    • Orfeo viene assunto in cielo da Apollo, la musica è stata stampata.

Il melodramma inizia con un pezzo strumentale che aveva più funzione pratica (acquistare il pubblico) e viene chiamato toccata o preludio.

Oratorio e cantata

Oratorio (1600)

L’oratorio è un’opera di argomento sacro, non ha scene né costumi, doveva essere uno spettacolo casto. Nasce negli oratori fondati nel fine 1500 a Roma da S. Filippo Neri. L’oratorio è simile all’opera, si diffonde molto a Roma perché c’è il Papa. Durante la Quaresima l’unica cosa che veniva permessa era l’oratorio.

Era rivolto a vari tipi di ceti:

  • Per i ceti più bassi a S. Geronimo della Carità.
  • Per i ceti più alti nell’Oratorio del Crocifisso.

Esempi di oratori

  • Giacomo Carissimi ci ha lasciato diversi oratori in latino, il più famoso “Yephte”, la storia è presa dall’antico Testamento e parla dell’ebreo Yephte che si affisò a Dio durante la guerra e in caso di vittoria promette il sacrificio della prima persona che sarebbe passata. Yephte vince la battaglia e quindi sacrifica così la figlia, e così finisce l’oratorio.
  • Emilio de Cavalieri “Rappresentazione di anima e di corpo”; anima e corpo sono due figure allegoriche che discutono sul fatto che è meglio vivere nella preghiera.
  • Altri autori di Oratori: Stradella “San Giovanni Battista” e Scarlatti con 17 Oratori.

Autori del '600

L’apertura del teatro a pagamento (S. Cassiano - Venezia 1637) porta ad un pubblico più vasto, questo significa che l’opera non era più per una cerchia ristretta ma essendo teatro a pagamento vi potevano accedere tutti tramite un biglietto, quindi chiunque poteva entrarvi, e questo fu un’enorme novità, quindi ci troviamo davanti ad un pubblico più vasto.

Monteverdi scrive 2 opere per il primo teatro pubblico di Opera a pagamento:

  • Il ritorno di Ulisse in Patria, 1640.
  • L’incoronazione di Poppea, 1642 (No soggetto mitologico).

Nel teatro si cercò la vera somiglianza, c’è quindi un’apertura a soggetti storici. Nel teatro d’opera si accetta soltanto di vedere rappresentato soltanto persone di un passato lontano, questo durerà fino alla “Traviata” di Verdi, nel 1850 circa, perché la Traviata è la prima opera che parla del “presente”.

L’opera implica un’impresa che lo gestisca, la quale fa conto sugli incassi e bada a equilibrare le spese. Ci sono artisti che dall’Italia portano l’opera all’estero, ad esempio Luigi Rossi (1647) che musicò l’Orfeo e lo portò a Parigi, i parigini impararono così a scrivere opere, ma non volevano scriverle in italiano, così nacque l’opera francese.

Intorno al '600 nasce: l'armonia e il sistema tonale

  • Tonalità: nota o accordo intorno al quale viene composto e gravita tutto il pezzo.
  • Scala: (maggiore o minore) dipende dall’intervallo delle note.
  • Modulo: per passare da una scala all’altra.
  • T: tonica (prima nota)
  • D: dominante (5 note sopra la tonica), accordo di tensione in cui il brano esplode per poi tornare alla tonica.

Musica tonale T – D – T

Caratteristiche dell’armonia: (Dominante – Tonica – Dominazione) Dura dal ‘600 fino a Wagner, il quale utilizza le modulazioni in maniera meno convenzionale. Scardina i principi dell’armonia, fino ad arrivare a Schonberg che scrive musica atonale.

Opera nel '600 in Italia

Intorno al 1650 a Napoli inizia a svilupparsi l’opera, nasce una scuola che porta Napoli ad essere la capitale mondiale dell’Opera. In Italia autori importanti sono:

  • Luigi Rossi: scrive l’Orfeo, che porta a Parigi, e con questa opera la Francia conosce l’opera e crea un’opera di stampa parigina attorno alla corte del Re.
  • Francesco Cavalli: allievo di Monteverdi, la sua opera più importante è il ”Giasone”.
  • Antonio Cesti: le sue opere più famose sono: “L’orontea”, “La Dory” e “Il pomo d’oro”.
  • Alessandro Stradella: compone molta musica strumentale.
  • Alessandro Scarlatti (1670 – 1725). Fece 3 innovazioni nel campo dell’opera:
    • Recitativo secco: il recitativo che non è più sostenuto solo dal basso continuo, ma dall’orchestra, si parla di recitativo accompagnato e veniva usato in una scena dove c’era molta tensione.
    • Sinfonia: sinfonia introduttiva, era un pezzo che introduceva l’opera, suonato da tante persone. Questa deve avere una struttura standard, doveva avere 3 movimenti: allegro – adagio – allegro.
    • Aria col da capo (A – B – A): l’aria, standardizza l’aria perché era molto libera. Tutte le arie sono col da capo (melodia – sezione – melodia differente/ A – B – A1) A1 è caratterizzato da abbellimento e virtuosismi aggiunti dai cantanti.

Importanza dei castrati: voce perfetta per il concetto di astrattismo angelicato che dovevano avere i protagonisti dell’opera.

Opera nel '600 in Francia

Nel 1500 in Francia erano molto tradizionali le chanson e il ballet de court. Quando però Luigi Rossi portò l’opera in Francia nacque l’opera francese.

Giovanni Battista Lulli (1632-1687)

È il compositore più importante. Dal 1653 al 1672 si dedica alla composizione di musica di scena e di balletti. Assieme a Moliere crea un nuovo genere musicale ovvero la comédie-ballet, uno spettacolo misto di scene in prosa e interventi danzanti. Nel 1674 Lulli prende la patente di compositore nazionale, quindi sarà l’unico che potrà comporre opere francesi.

Venne aperto poi il teatro dell’opera, pagato dal re. Qua potevano essere eseguite opere, libretti ecc. completamente musicati. Ogni anno all’opera venivano fatte due opere, una nuova e una fatta l’anno prima. Lulli dedicò i suoi ultimi 16 anni al nuovo genere della tragédie lyrique. Le sue opere più importanti sono: Alceste 1674, Thésée 1675, Armide 1686, Acis et Galatée.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valerinaaaaaa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Moppi Gregorio.
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