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Etnomusicologia 6 CFU

Scaldaferri - II semestre - Lezione #1 - 18.02.2014

Unità didattiche A-B

  • Lettura dei saggi contenuti nella raccolta di materiali didattici (saggi di M. Agamennone, J. Hains, J.J. Nattiez, R. Murray Shafer, F. Faeta, A. Ricci, F. Scianna) disponibile presso la Biblioteca di Musica e Spettacolo (via Noto 6, secondo piano), e presso la segreteria didattica (via Noto 8, quinto piano, orari lun- mer- ven dalle ore 10 alle 13 e mar- giov dalle ore 12 alle ore 14).
  • Visione e ascolto dei seguenti materiali presenti sul sito www.leav.unimi.it, nella sezione Ricerche: Il Baan a Karankasso Sambla; Famiglia Mirkovic; Diaspora albanese; Samaritani.
  • Studio dei seguenti due testi: Nicola Scaldaferri, Due ritratti dal Ghana, Squilibri, Roma 2013, con DVD allegato; Nicola Scaldaferri e Stefano Vaja, Nel paese dei cupa cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana, Squilibri, Roma 2006, con CD allegato. Questi due testi, oltre che in libreria, sono disponibili, a prezzo scontato, sul sito www.squilibri.it.

*vedi in copisteria di Via Noto

Definizione di "musica"

Secondo la definizione di John Blacking, per musica s’intende un suono umanamente organizzato. In tale definizione si hanno tre elementi: suono, componente umana ed organizzazione; dunque quando si parla di musica si parla di prodotti umani e con un’intenzionalità (=organizzazione).

Il cupa cupa è un tamburo a frizione costituito da un barile con pelle alle estremità ed al centro una canna che viene sfregata (inizialmente non suonato dalle donne per le allusioni sessuali); è diffuso in varie parti del mondo con vari nomi, come nell’Italia centrale dove nell’area lucana ha tale nome; è usato nel carnevale.

Negli anni ‘50 Dumax fece importanti ricerche sulla musica etnica italiana: importanti sono i “canti della tonnara” dei pescatori durante la mattanza dei tonni con il capo pranza che invita a voce unica e gli altri in coro, dunque un movimento ritmico coordinato che seguiva a coordinare le forze per sollevare la rete.

Si ricorda anche Steven Feld per la sua indagine in Papua e Nuova Guinea dove non ha solo documentato le forme musicali, ma ha approfondito il rapporto tra uomini e natura: in una sua registrazione si sente che durante il taglio delle palme le donne cantano insieme ad un uccello alternativamente e particolare è l’interazione che vi è tra loro in quanto l’uccello si sintonizza con l’intonazione e ritmo delle donne.

Lezione #2 - 19.02.2014

Definizione #1 di "etnomusicologia"

Per etnomusicologia s’intende lo studio della musica nel contesto naturale. L’etnomusicologia è un confine tra musicologia ed antropologia.

Due ritratti del Ghana - Video

Le due figure principali nel video di “Due ritratti del Ghana” sono un suonatore di “tamburi parlanti” ed il fondatore di una chiesa carismatica pentecostale (d’ispirazione protestante alle quale si riferiscono i gospel) dove la musica ricopre un ruolo molto importante.

Alaji Abubbakari Lunna

Il suonatore è Alaji Abubbakari Lunna che è un nome tripartito: la prima parte, Alaji, è una specie di titolo onorifico e che viene attribuito a tutti coloro che hanno effettuato il pellegrinaggio alla Mecca ed è dunque un personaggio che ha a che fare con l’Islam; la seconda parte, Abubbakari, è un nome molto diffuso in Ghana e la terza parte, Lunna, è il nome dello strumento che suona. Dunque vi è una relazione tra l’uomo e lo strumento.

Aveva 5 mogli e 27 figli, 12 femmine e 15 maschi; in tale sistema familiare l’uomo era considerato anche padre dei figli delle sorelle: 27 sono suoi figli ufficiali e poi si aggiungevano i figli di una sorella; dunque era un vero e proprio clan che vede riscontro nella struttura del villaggio fatto come una specie di corte con un pozzo centrale, un cancello, case monocellulari circolari una per ciascuna moglie e una casa quadrata di Alaji. In questo sistema il matrimonio è raramente frutto d’amore, ma una contrattazione e negoziazione molto serrata. Queste zone hanno una forte poligamia giustificata da fatti culturali, ma anche per la sopravvivenza a causa dell’alta mortalità. Aveva un ruolo fondamentale nel clan in quanto era colui che prendeva le decisioni; inoltre il suo ruolo di “cantore”, detto “griò” (=tamburo parlante), era fondamentale in quanto come memoria della tradizione, delle genealogie di principi, degli eventi ecc. Alaji, morto da pochi anni, apparteneva alla popolazione dei Dagomba che abita nella parte nord del paese e vive attorno alla città di Tamale, seconda città più importante del Ghana: è una tribù islamizzata (*sincretismo culturale basato sulla mescolanza di animismo e religioni locali). È una figura importante anche perché ha frequentato il mondo accademico occidentale.

Il “griò” è un tamburo parlante, ovvero uno strumento molto diffuso in quest’area geografica; sono tamburi che comunicano ovvero hanno un ruolo semantico e cioè messaggi in quanto in questa realtà la musica parla. Questo è possibile perché il sistema linguistico di questa zona è tonale, ovvero cambiando il tono di una parola cambia il significato; per tale motivo si può “parlare” con gli strumenti, comunicando qualcosa che va al di fuori della dimensione quotidiana, ma cose profondamente legate a situazioni più intime della tribù; queste figure sono per tale motivo molto importanti. Si tratta di un tamburo a clessidra, è in pelle di capra: esercitando una pressione col braccio avviene una variazione di tono. Ogni volta che viene preso in mano questo strumento, prima di suonarlo, bisogna fare un’invocazione a Dio. Nessuna persona estranea alla famiglia e nemmeno le donne possono toccare questi strumenti musicali; importante è il rapporto familiare, di fatti Alaji afferma che per dire qualcosa di una persona bisogna partire dai suoi avi per risalire indietro nell’albero genealogico per creare l’identità della persona. Tra insegnante ed allievo si crea un legame ed avviene un’imitazione del secondo del primo e una coordinazione ritmica. Il ruolo di depositario della conoscenza viene sottolineato dal cantore quando afferma “ti racconto chi era tuo nonno” anche se non lo conosceva; dunque egli costruisce la storia e questa sua autorità è riconosciuta dai membri della tribù. Afferma poi che è difficile imparare a suonare tale strumento, riferendosi al fatto che bisogna saper raccontare le cose; afferma infatti di non essere un “musicista”, ma bensì un suonatore di tamburo inteso come conservatore della conoscenza.

Lezione #3 - 20.02.2014

Il tamburo a clessidra prende tale nome dalla sua struttura interna lignea di tale forma mentre sulle due estremità ci sono due membrane di pelle di capra (=simbologia) e sono collegate da cinghie di antilope. Si suona tenendolo sotto il braccio e viene esercitata una tensione che altera la tensione della pelle, più si stringe più il suono è acuto e meno si stringe più il suono è grave. Si suona poi con un bastone ricurvo, ma la cosa importante non è tanto la percussione ma il movimento delle braccia. Nella musica occidentale c’è uno strumento molto simile che sono i timpani che hanno una propria partitura su pentagramma in quanto suona note precise diverse e sono costruiti poi sulla tonica e la dominante. Un altro strumento che suona in coppia al lunna è un tamburo bipelle a forma cilindrica in legno scavato detto “G” e che effettua solo il ritmo. Il tamburo non è uno strumento da passatempo e sviluppa invece un linguaggio rituale; anche la costruzione di tale strumento è particolare in quanto al suo interno vi si mette sempre qualcosa noto solo al costruttore; il tamburo ha dunque un suono proprio che rivela il suo elemento posto all’interno. Questo oggetto viene concepito come un’identità indivisibile con una propria anima che anche se non suonato, ma semplicemente mosso, si fa sentire e questa dimensione di mistero va rispettata (nemmeno il suonatore lo sa) e romperlo per scoprire cos’ha dentro significa ucciderlo (essere vivente).

A cominciare dal 1988 Alaji va in Massachusetts per tre mesi a dare lezioni di lunna. Alaji afferma che la musica occidentale è “percepibile” in quanto coinvolge, ma non è “comprensibile” inteso che quel che dici lo riconosci nella musica ovvero non trasmette contenuti semantici (=stretto collegamento tra parlare, cantare e suonare). Dunque per lui la musica occidentale non ha senso. Afferma poi che per insegnare a suonare il tamburo non lo si fa vedere ma si dice parlando di imitare col suono il parlato.

Chitam

A sud la capitale è Akra e prevale il cristianesimo anche se particolare; nell’Africa Subsahariana sono diffuse le chiese pentecostali, ovvero unità religiose senza una gerarchia, ma basate su una lettura abbastanza libera delle Sacre Scritture. Chitam è la guida di una di queste collocata nei sobborghi della capitale e si è autoproclamato vescovo.

Lezione #4 - 25.02.2014

Il cristianesimo del Ghana è strettamente legato alla musica che non è mai assente, anche durante la preghiera; di fatti Chitam afferma che chi vuole far musica deve farla religiosa. Egli parla della spiritualità di Dio, ma lo fa parlando subito della musica. Vi è poi una sua esigenza di spiegare come stanno le cose propria del suo ruolo di predicatore. Vi è un’insistenza intensiva sull’importanza della musica e su come questa sia il legame tra l’umano ed il divino. Il suono non è effimero, ma ha un potere addirittura fisico (“distrugge le mura di Gerico”) tanto che anche gli animali la sentono e dunque permette di esercitare un potere su di essi (su tale affermazione si ricordano di fatti varie favole come “Il Pifferaio Magico”). Sottolinea soprattutto come una comunità di preghiera si possa formare solo con la musica, di fatti parte proprio da essa per “attirare” le persone.

Afferma che quando ha deciso di fondare la chiesa è partito proprio dalla musica come strumento per glorificare Dio; interessante è la sua definizione di preghiera: è danzare tutti insieme con fazzoletti e lo si fa con tutto il corpo e con tutto l’essere (=si prega fisicamente). La danza è giustificata, secondo Chitam, dall’inventato (lo dice il pastore, ma in realtà non è così anche se l’idea della danza nel Cristianesimo è sempre presente) passo della Bibbia quando David danza per glorificare Dio anche dopo che non ha ascoltato le sue preghiere per non far morire suo figlio, ma perché quella è stata la sua volontà; dunque la Bibbia afferma che la domenica non bisogna fare nulla se non andare a pregare e glorificare Dio. Tali danze sono molto dilatate ed il ritmo degli strumenti aumenta quando sta per finire il canto/ballo; si formano gruppi di preghiera (vicini di casa, compagne di scuola, famigliari ecc.) vestiti uguali per gruppo ed essi girano attorno ad un vaso con le offerte (che servono per la chiesa) sempre procedendo per gruppi.

Per quanto riguarda gli strumenti, è da notare come siano usati strumenti moderni (chitarre elettriche, tastiere ecc.) e non rudimentali o tradizionali. In seguito propone un altro passo della Bibbia, ma a modo suo, riguardante Myriam la moglie di Mosè che creò quello che è oggi il tamburello attaccando degli orecchini ad un piatto e poi ha iniziato a scuoterlo, “suonando”, per ringraziare Dio dopo averli fatti passare nel Mar Rosso (=miracolo dell’apertura delle acque); afferma dunque che Myriam fu la prima a produrre suoni armoniosi (=idea di un mito di fondazione di uno strumento).

Vi è poi l’“innerself”, una preghiera a voce alta da parte di ognuno ed urlando crea un qualcosa di incontrollabile: ognuno stabilisce un legame diretto con Dio (=questa è l’essenza della chiesa pentecostale). Vi è poi una specie di rito simile alla nostra cresima, ma reinventata ad uso locale come se fosse una sorta di esorcismo ed è interessante che viene fatta tutte le domeniche: questo è un evidente risultato del sincretismo religioso. La preghiera, inoltre, non è concepita individualmente, ma dev’essere sempre collettiva perché Chitam afferma che da soli sia triste (=importanza della dimensione collettiva): l’idea di felicità nell’anima è provocabile solo se si prega insieme.

Dunque i punti strutturanti questa religiosità sono: musica, corpo e collettività. Da sottolineare è anche la presenza di parlato e cantato dove varie sono le melodie coloniali derivanti dagli inglesi; di fatti il dialogo con Dio nell’Innerself convoglia poi in un canto come da rendere più efficace la preghiera rendendola più intensa ed accedere ad un livello superiore dove non è più sufficiente parlare (= “jubeo del core” di Jacopone da Todi o Sant’Agostino; fattore diffuso in tutte le religioni). Ciò ricollega ai tamburi parlanti dove parlato e cantato non sono separati ed i confini tra essi sono abbattuti.

Lezione #5 - 26.02.2014

Definizione #2 di "etnomusicologia"

È la disciplina che si occupa dell’alterità musicale, dei fenomeni musicali in altre culture diverse da quella occidentale. Uno dei fattori che determina tale diversità è la percezione che si ha dei suoni. Vanno dunque delineati dei contorni contestuali, cosa che in passato non veniva fatta ed era un grande errore in quanto le spiegazioni non erano oggettive. Dunque importante è il contesto culturale non solo sull’aspetto teorico di nomi ecc., ma anche nel pratico in quanto la concezione e percezione dei fenomeni sono diverse da cultura a cultura. Tuttavia vengono spesso create delle strutture che fanno interpretare in modo errato e dunque bisogna entrare in contatto nel maggior modo possibile con l’oggetto analizzato anche perché fattori, come i legami familiari o altri, sono fondamentali per una comprensione pertinente che cada a capire l’essenza intima.

Anche il linguaggio non è astratto in quanto strettamente legato ai concetti, ma spesso in alcune culture non esiste nemmeno la parola “musica” (Alaji: io faccio quella cosa che voi occidentali chiamate musica). Quando gli strumenti musicali vengono decontestualizzati viene fatto un errore enorme in quanto perdono significato o lo cambiano, anche in modo opposto (Alaji: quando suona negli USA, anche se gli strumenti sono gli stessi che suona in Ghana, il loro significato non viene percepito); l’aspetto semantico viene perso, così come viene perso anche il legame religioso: per esempio i tamburi parlanti diventano soltanto strumenti ritmici protagonisti di una semplice performance musicale, quando invece in Ghana aveva un significato profondo.

Elemento da considerare in primis è dunque la pertinenza delle categorie, non usando mai quelle scontate che fanno parte del nostro bagaglio culturale, ma cercare di capire come stanno le cose altrove annullando una barriera tra soggetto ed oggetto ed un legame/contatto con gente di altre culture.

La scrittura musicale è diversa dalla pratica musicale in quanto avviene un’interpretazione; quando si parla della musica occidentale si analizza la musica scritta, ma quando si ha a che fare con le realtà di interesse etnologico spesso si tratta di realtà che non conoscono la scrittura: hanno altri metodi di conservazione del sapere come una forte tradizione orale basata spesso sull’imitazione (Alaji: il bambino guardava i grandi e poi li imitava). Non va però fatto l’errore di dar troppo peso al testo scritto in quanto, come diceva Alaji, la storia non è fissa ma in continua costruzione; in altre culture non serve un sistema semiografico come nella nostra per creare un fenomeno musicale.

Il balafon - Video

Il “balafon” è uno strumento come una sorta di xilofono fatto in legno su una cornice e da cui pendono delle zucche. È nel gruppo dei Sambla, in Burkina Faso, caratterizzato da animismo locale e che parlano una lingua tonale e dunque gli strumenti suonano e parlano; il rapporto è più sofisticato di quello tra tamburi cantanti e parola in quanto in questo caso si tratta di una tastiera molto lunga che imita il parlato ma può anche creare percorsi più complessi. Tale strumento è usato prevalentemente nei funerali, momento in cui si fa più musica nell’Africa Occidentale; viene inoltre usato durante il lavoro nei campi e ciò evidenzia il rapporto con il passato americano. Il funerale, come nelle chiese pentecostali, è una festa dove vi suona tale strumento oltre ad altri.

Una delle caratteristiche importanti del balafon è che suonato da fermo si suona in tre (il rapporto tra strumentista e strumento non è univoco come lo è nella nostra tradizione), ma quando si suona camminando si suona da soli. La costruzione parte dal taglio di un albero fino all’applicazione finale delle zucche che vengono bucate e dotate di membrana; l’“accordatura” avviene con la modellatura dei pezzi in legno con degli attrezzi taglienti. Il ritmo del lavoro nei campi è dettato dal suonatore di balafon che è fondamentale e non può mancare; tale strumento però non detta solo il ritmo, ma la lingua tonale che parlano viene riprodotta dallo strumento e dunque chiama proprio i lavoratori uno per uno per controllarli e spronarli. Tale uso dello strumento è molto lontano dal nostro.

L’intonazione dello strumento, come sistema di fissazione dei suoni (accordatura, armonia), è da collegare agli inizi dell’Ottocento quando viene smentita che l’intonazione sia musicale in quanto si fa sempre riferimento a qualcosa di artificioso che viene cultur...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/08 Etnomusicologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaChiariello93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnomusicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scaldaferri Nicola.
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