Appunti a cura di Federica Cecchetelli delle lezioni di Modelli Bioecologici dello Sviluppo umano e
dei Processi Educativi. Prof. Michele Capurso
APPUNTI DI MODELLI BIOECOLOGICI DELLO SVILUPPO UMANO E PROCESSI EDUCATIVI
[01/10/2018]
TEORIA DEI SITEMI EVOLUTIVI
Questo libro cerca di mettere in ordine l’essere umano in quanto sistema.
Un argomento chiave è il punto di vista.
Tutti i concetti che vedremo, li potremmo applicare a noi stessi, in quanto esseri umani, sistemi, in continua
evoluzione.
Hanno scritto questo libro per cercare di mettere in ordine una situazione caotica in merito di metodologia ed
epistemologia della psicologia.
Gran parte dei problemi derivano da un modo di operare che la psicologia ha mutuato dalle ‘’scienze fredde’’, ovvero
fisica, chimica… quelle che cercano il funzionamento della natura, creando dei laboratori, isolando l’oggetto dalle
variabili, cercando di trovare una causa unica che crea una risposta all’oggetto osservato.
Si applica una logica lineare a queste scienze: c’è una causa che determina un effetto.
La logica lineare funziona male quando si va ad applicare ai sistemi, perché nei sistemi l’effetto modifica la causa, e
quindi la causa determina un effetto, che va poi a modificare la stessa causa.
La psicologia non può più omettere di confrontarsi con problemi di tipo sistemico.
Quindi la logica lineare applicata alla psicologia trova dei limiti.
Gli esseri umani sono dei sistemi aperti e complessi, complesso che è fatto di tante parti con tante interazioni.
Sistema aperto: il sistema scambia continuamente con l’esterno informazioni, materiali ed energia. Queste sono le 3
componenti della persona in quanto sistema. È impossibile non comunicare.
In particolare, in psicologia ci sono 2 aspetti molto importanti: retroazione, è un processo di ritorno, che dall’elemento
effetto, torna indietro a modificare la causa; feedforward, l’ante-azione, un qualcosa che sta nel futuro (che non esiste
ancora) arriva a modificare me stesso oggi, qui ed ora.
Hanno importantissime conseguenze sul piano clinico-terapeutico.
La psicologia è ancora legata a modelli causali di tipo classico e lineare, e questo pone un grosso problema
metodologico, perché all’interno dei sistemi i modelli causali lineari non funzionano o funzionano solo in parte.
Non avremo mai una spiegazione al 100%.
L’osservatore viene modificato dall’oggetto osservato, c’è uno scambio bidirezionale.
Nello sviluppo, questo problema è ancora più complesso, c’è un altro elemento di variabilità, il tempo. L’uomo in
quanto sistema, nel corso del tempo, modifica continuamento la propria struttura e il proprio funzionamento come
pure il suo ambiente di vita. L’uomo è forgiato dal suo ambiente di vita, se tu cambi il tuo ambiente, l’ambiente stesso
cambia te.
Dunque la psicologia in generale, ma soprattutto la psicologia del ciclo di vita, studia qualcosa che cambia
continuamente.
Definizione di sistema: ‘’un sistema è un insieme di elementi che interagiscono tra di loro e che costituiscono una
totalità organizzata’’.
La vita è l’interazione degli elementi, non la quantità degli elementi; questa interazione non è caotica, ma costituisce
una totalità organizzata. Proprio in forza di queste due cose, gli elementi hanno delle leggi universali che ne regolano il
funzionamento.
Esempi di sistemi? Ecosistema, economico, un’azienda, la famiglia…
Il sistema, proprio in virtù di questa organizzazione tra le parti, lo fa con il principio dell’equilibrio; il sistema tende a
mantenere uno stato di equilibrio.
Esempi di teorie, modelli, procedure che ignorano la natura sistemica delle cose? Il modello biomedico, tende ad
applicare una logica lineare.
Quando i sistemi sono molto complessi, si arriva a parlare dei sistemi caotici.
Ragionare in termini sistemici è ragionare su che cosa succede in futuro come conseguenza a quello che faccio nel
presente.
Il modo di percepire il mio passato e il mio futuro, influenza il mio presente. 1
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Il sistema banale, è quel sistema prevedibile: ad ogni input o un output. [03/10/2018]
I CAPITOLO – IL PASSATO COME PROLOGO AL PRESENTE
Parla di come noi percepiamo il mondo. Chiunque va a fare ricerca, o un intervento, nel momento stesso in cui arriva
ha già una percezione del mondo che non è neutra.
La percezione del mondo va a modificare la percezione, ciò che io vedo e che non vedo.
Ci porta quindi al problema ‘’A priori della conoscenza’’ che è un dibattito da sempre presente nella filosofia.
Già Aristotele divideva la conoscenza che proviene da ciò che è prima e la conoscenza che segue l’esperienza.
La filosofia moderna: l’a-priori= ciò che si può conoscere indipendentemente dall’esperienza (es. matematica);
a-posteriori= tutto il sapere basato sui dati sensibili assunti tramite l’esperienza.
Ogni nostro agire si basa sempre su una qualche immagine del mondo a-priori. L’osservazione non è mai neutra, è una
scelta di campo, e deriva dal meta-modello che io esplicitamente ho, e va ad influenzare i mei metodi.
Anche la comprensione dello sviluppo umano, che si basa sempre su qualche assunzione filosofica iniziale riguardo la
natura degli esseri umani.
La formulazione delle ipotesi e la scelta del metodo di ricerca vanno ad influire sui dati raccolti, sui risultati e sulla loro
interpretazione.
Io non possono non avere un meta-modello, è che parte di questo meta-modello, non è consapevole, lo metto in atto
inconsapevolmente, e la chiave di un bravo ricercatore è sapere e dichiarare il proprio meta-modello all’inizio, e fare
uno studio coerente con questo.
Le ‘’assunzioni guida’’ (guiding assumptions) sullo sviluppo umano influenzano le scelte di cosa osservare, quali
risultati aspettarsi, come interpretiamo noi stessi e il mondo.
È quasi inevitabile, che ci fa ricerca, va a scegliere i dati che si accordano al proprio meta-modello.
Meta-modello:
vengono chiamati ‘’visioni del mondo’’, guida molto le nostre scelte delle variabili considerate importanti e dei tipi di
spiegazione considerati plausibili e coerenti.
La psicologia di oggi, si basa sulla storia evolutivi che loro stessi hanno avuto, e siccome anche i meta-modelli si
evolvono, fa sì che la psicologia di oggi si basa sul passato.
Per questo è utile analizzarli per lo sviluppo umano che sono risultati più influenti dal punto di vista storico.
Meta-modelli di importanza storica:
1. Organismico
2. Meccanicismo
3. Dialettico
4. Contestualismo
5. Contestualismo evolutivo
2 cambiamenti radicali tra gli anni 70-90:
• La presa di coscienza del fatto che le teorie dello sviluppo dovevano sottostare alla filosofia della scienza; che
mi orientasse la visione dello sviluppo umano
• Gli studiosi dello sviluppo hanno esplorato l’integrazione di idee e dati con diversi quadri di riferimento
filosofici, in particolare per i temi di plasticità e multidirezionalità delle relazioni tra soggetti in via di sviluppo
e contesti di vita
1. Organismico:
teorie olistiche, unità di analisi (che cosa guardo della persona, può andare dal livello molecolare, sono tutte scelte di
livelli di unità di analisi diverse).
Es. Piaget, Freud, Erickson…
L’unità di analisi è l’organismo vivente, tengono conto di parti diverse che vanno a formare un sistema integrato.
C’è una sequenzialità di stadi. Hanno la visione ad imbuto che lo sviluppo umano va verso lo stadio più alto.
Lo sviluppo si muove verso uno stadio conclusivo predeterminato su base ereditaria e maturativa.
Stadi qualitativamente discontinui. 2
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Secondo questi modelli, ambiente ed esperienza giocano un ruolo secondario sullo sviluppo che è guidato su base
genetica evolutiva. (gli stadi comandano, tu puoi solo seguirli o meno e le esperienze di vita si collocano sullo stadio in
cui tu sei).
Le tappe evolutivi, sono predeterminate (stadi di Piaget, Freud…)
Le costanti universali di Piaget: invarianti funzionali.
Abbiamo un carattere teleologico: lo sviluppo di tutti gli esseri umani ha un punto di arrivo comune.
(teleologico: tende ad uno stato finale predefinito). Le differenze tra le persone riguardano la velocità dello sviluppo,
ma la direzione è uguale per tutti, quindi le differenze inter-individuali non sono considerati importanti.
2. Meccanicistico:
il comportamentismo è molto legato a questo meta-modello. Quindi cerco legami lineari tra causa-effetto.
Abbiamo teorie atomistiche, isolo le parti per poter studiare il loro funzionalmente indipendente, quindi faccio
ricerche in laboratorio.
Le singole componenti come unità di analisi.
Nel comportamentismo, lo stimolo viene dall’ambiente esterno, quindi c’è un primato delle componenti ambientali,
che determina il comportamento.
Lavora in modo sommativo.
Viene trascurata tutta la vita mentale, le funzioni psichiche superiori.
Il comportamento è funzione dello stimolo.
Inseriscono anche le teorie sociogenetiche, dove il primato sono le istituzioni sociali sovraordinate: tu ti comporti così
perché la società ti forma per comportarti in quel determinato modo.
3. Dialettico:
parliamo di dialettica Hegeliana: tutte le cose sono in sé stesse contradditorie. La contraddizione è la radice di ogni
realtà. Questa contraddizione si risolve secondo un processo di sintesi, che è il momento in cui elementi contraddittori
confluiscono e creano qualcosa di nuovo.
Secondo Hegel c’è una tesi, c’è una antitesi, che si incontrano e generano la sintesi. Non è la somma matematica, ma è
una combinazione di entrambe.
Nella Teoria dei Sistemi Evolutivi, l’autore di riferimento è Riegel, che riprende Piaget e ritiene che i processi di
assimilazione e accomodamento possono essere visti in modo dialettico. C’è la realtà, ci sono gli schemi, entrambi si
incontrano e se lo schema è in grado di dare senso alla realtà do l’assimilazione, se non dà senso alla realtà devo
cambiare gli schemi quindi avrò l’accomodamento.
I sistemi tendono alla stabilità, fanno resistenza a cambiare, per indurre il cambiamento all’altro lo devo
disequilibrare. È comunque un processo di sofferenza, perché una parte deve cambiare.
Secondo Riegel, questo tipo di dialettica piagettiana ha due limiti:
1. Analizza il rapporto del soggetto con un mondo fatto di oggetti e leggi fisiche, ma trascura la dimensione
sociale
2. La teoria piagettiana descrive gli stadi ma non i processi di mutazione e trasformazione
Riegel poi utilizza la dialettica per elaborare il concetto di crisi, il momento del cambiamento, in cui queste due forze
dialettiche mi portano in una condizione in cui io sono costretto a cambiare.
È il contrario all’equilibrio o alla stasi; mi porta ad avere esiti evolutivi, a sviluppare una nuova visione del mio
rapporto col mondo e col contesto.
Crisi ed equilibrio sono due modi diversi dell’essere umano, c’è sempre quest’alternanza.
Questo meta-modello dialettico si può applicare allo sviluppo umano secondo 2 idee fondamentali:
1. Studio del cambiamento e non della stasi
2. Ciascun livello di organizzazione umana (dal cellulare al sociale) influenza ed è influenzato dagli altri livelli.
Qualunque livello è influenzato dagli altri, e li influenza a sua volta.
Lo studio della persona diventa evolutivo e contestualizzato.
L’individuo è una maglia di una rete di influenze amplissima.
Ci sono dei limiti sul modello dialettico e sul contestualismo. Anche questo modello ha una visione teleologica, verso
questa sintesi univoco dello sviluppo umano.
Questi ci introducono un concetto: non c’è la persona, e il cambiamento, ma c’è la persona nel contesto; non posso
spiegare aspetti dell’individuo estrapolandoli dal contesto in cui sono avvenuti.
Nei meta-modelli teleologici: il processo tramite il quale lo stato finale dell’evoluzione (il telos evolutivo) si realizza è
un processo dialettico, che quindi è esso stesso di natura teleologica. 3
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Questo implicitamente mi portano a giudicare tutti quelli fuori il telos errati, quindi mi porta a discriminazioni molto
pesanti.
Questa visione è incapace di spiegare alcuni aspetti che invece risultano essere determinati nello sviluppo umano: la
plasticità del cambiamento, la multidirezionalità dello sviluppo, l’accentuarsi, con l’avanzare dell’età, delle differenze
inter-individuali.
3. Contestualismo
Per risolvere queste contraddizioni dei meta-modelli organistici o dialettici molti studiosi si sono orientati verso una
visione del mondo capace di spiegare la plasticità e multidirezionalità dello sviluppo.
Secondo il contestualismo gli individui esistono in un contesto. Il contesto crea allo stesso tempo specifiche
opportunità per lo sviluppo e limitazioni di esso.
Esiste anche un elemento casuale che si intromette nella nostra evoluzione.
L’essere umano, è incompleto perché ha bisogno di elementi che vengono dal contesto, che mi nutrono, ma facendo
questo orientano i miei principi.
Lo sviluppo individuale è forgiato del contesto in cui tale sviluppo avviene, e questo è soggetto a continui
cambiamenti.
Il contestualismo, se adottato come meta-modello per una teoria evolutiva, consente di prevedere la plasticità, la
multidirezionalità e le differenze inter-individuali, ma lo fa in modo troppo estremo. Risulta troppo dispersivo perché i
legami tra uno stadio successivo e precedente non sono delineati.
La plasticità del contestualismo tende ad essere infinita.
C’è plasticità dello sviluppo, ma è sempre una plasticità relativa, non è mai assoluta.
La natura e i livelli di organizzazione che costituiscono la struttura di un evento avvenuto nel tempo vincolano e allo
stesso tempo permettono il verificarsi di particolari occasioni di cambiamento. [04/10/2018]
4. Contestualismo evolutivo
Questo insieme di strutture vincolanti e facilitanti promuovono o impediscono determinate modalità o direzioni del
cambiamento evolutivo.
Tutto questo si intreccia con variabili contestuali, biologiche e sociali, che rendono allo stesso tempo ciascuno di noi:
• Diverso da tutti gli altri per certi aspetti;
• Diverso da qualcuno per determinati aspetti;
• Simile a tutti gli esseri umani per altri aspetti ancora.
Il contestualismo evolutivo rappresenta un meta-modello collegato al contestualismo, alla teoria dei sistemi, alla
visione epigenetico-probabilistica della struttura del funzionamento degli organismi.
Epigenetica: indica tutte quelle modificazioni che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza originale
del DNA. È legata quindi al mio rapporto con l’ambiente, come il mio DNA va ad interagire con l’ambiente circostante.
Secondo Gottlieb il rapporto tra struttura e funzione nel corso dello sviluppo è di tipo bidirezionale.
Il genoma è parte di un sistema di sviluppo olistico e bidirezionale dell’organismo, aperto ai segnali che hanno origine
all’interno della cellula stessa (citoplasma) o dall’esterno della cellula (ormoni), così come dai segnali che provengono
dall’ambiente esterno dell’organismo.
Tanto il meta-modello del contestualismo evolutivo, sia le conseguenti spiegazioni dei processi di sviluppo che ne
derivano e che sono chiamate ‘’Quadro di riferimento dei sistemi viventi’’, pongono l’accento sull’influenza reciproca
tra i processi biologici-psicologici e le condizioni ambientali ove la persona vive.
Si esce quindi da un modello lineare tipico delle analisi della varianza. Si sostiene che gli aspetti della persona e il suo
contesto di vita si influenzano a vicenda. Sono ‘’in transazione’’ o in ‘’interazione dinamica’’. Ogni elemento viene
continuamente influenzato e trasformato dagli altri; oltretutto nell’essere umano c’è della consapevolezza, io so di
modificare il pensiero di altri, e che il pensiero altrui modifica il mio.
In una interazione lineare, variabili contestuali e fattori individuali si considerano separatamente e si considerano
causa dei cambiamenti comportamentali.
In una visione ‘’convenzionale’’ di interazione, contesto e organismo influenzano il comportamento ma né il contesto
né l’organismo vengono considerati trasformati dal comportamento finale. Nella interazione dinamica, invece,
anche le variabili organiche e quelle contestuali vengono alterate.
Questa posizione ‘’riscopre’’ le idee dei teorici russi dello sviluppo della prima metà del 1900.
CONFRONTO TRA I META-MODELLI
Per comprendere la differenza tra i meta-modelli (‘’visioni del mondo’’), li confronteremo sulla base di 4 aspetti:
• Le variabili
• Le unità di analisi 4
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• La forma dei processi di cambiamento
• La questione della continuità/discontinuità dello sviluppo
Questo serve a provare come il meta-modello adattato è il più giusto.
ESERCITAZIONE ‘’GEMELLI DIZIGOTI’’ CO
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