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Apicoltura (Prof. Porporato)

Introduzione

La più antica testimonianza dell’interesse dell’uomo per le api è una pittura rupestre rappresentante la raccolta del miele e risalente circa al 6º secolo a.C. Si trova nella Grotta del Ragno a Bicorp (Valencia). In questa immagine si vede una persona ed una colonia di api che vivono allo stato selvatico. Veniva fatta la caccia al miele, infatti le persone andavano alla ricerca di colonie di api nascoste nelle cavità delle rocce e raccoglievano i favi. Ancora oggi, nei paesi asiatici, alcuni clan familiari vivono praticando la caccia alle api, utilizzando sistemi del tutto analoghi a quelli dei nostri antenati.

In Africa, l’apicoltura è praticata ancora con metodi tradizionali. Gli apicoltori lavorano senza alcun tipo di protezione. Nella parte occidentale del mondo, è possibile osservare forme di apicoltura estremamente sviluppate. In molte nazioni, infatti, gli apicoltori sono in grado di gestire migliaia di alveari per il servizio di impollinazione e/o produrre decine di quintali di miele. In Nordamerica la coltura che richiede questo servizio per essere produttiva è quella del mandorlo (California).

Sistematica

Reperti fossili testimoniano la presenza di un progenitore dell’ape a partire dall’Eocene, 40 milioni di anni fa circa. Si presume che il genere Apis (il gruppo tassonomico comprendente le cosiddette api da miele) abbia compiuto i primi passi evolutivi nell’era Terziaria (13-65 milioni di anni fa). La classificazione tassonomica consente di evidenziare l’attuale collocazione sistematica del genere Apis:

  • Regno Animalia
  • Philum Arthropoda (raggruppa i 5/6 delle specie di tutto il regno animale)
  • Classe Insecta (800 000 specie in 32 ordini)
  • Ordine Hymenoptera (insetti che posseggono ali membranose. Questi insetti hanno come caratteristiche salienti la metamorfosi completa nello stadio pupale, 2 paia di ali membranose, partenogenesi frequente, apparato boccale di tipo masticatore lambente)
  • Sottordine nell'ambito dell’ordine Hymenoptera si trovano 2 sottordini:
    • Simphita non esiste netta separazione tra torace ed addome, in genere sono fitofagi
    • Apocrita netta separazione tra torace ed addome (mediante peduncolo più o meno allungato), presenza di larve vermiformi
  • Sezione all'interno del sottordine Apocrita si trovano 2 sezioni:
    • Terebrantes parassiti di altri insetti
    • Aculeata nelle femmine l'ovopositore si è trasformato in aculeo e le larve sono apode
  • Superfamiglia
    • Chrysidoidea
    • Scolioidea
    • Formicoidea raggruppa tutte le formiche (insetti sociali)
    • Vespoidea vespe, calabroni (insetti sociali)
    • Pompiloidea
    • Sphecoidea
    • Apoidea raggruppa circa 20 000 specie suddivise in circa 700 generi. Comprende le "api" in senso lato che possono avere un comportamento sia solitario sia sociale. Le femmine possono sviluppare covata occupandosi da sole di allestire celle pedotrofiche oppure possono vivere all'interno di colonie composte da migliaia di individui. Tutti questi insetti si nutrono di nettare e di polline. L'esigenza di raccogliere grandi quantitativi di nettare e polline per nutrire la loro prole e sviluppare la colonia li rendono fondamentali per l'impollinazione
  • Famiglia
    • Stenotritidae
    • Colletidae
    • Andrenidae
    • Halictidae
    • Mellittidae
    • Megachilidae
    • Apidae api a ligula lunga e a nidificazione variabile (api mellifere, melipone, bombi)
  • Sottofamiglia
    • Xylocopinae
    • Allodapinae
    • Nomadinae
    • Apinae api mellifere (api da miele) che vivono tutte in modo sociale e sono produttrici di cera
  • Tribù
    • Bombini
    • Meliponini
    • Apini

I nomi con i quali vengono nominati gli insetti (anche altri animali) derivano dalle regole del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica in modo che sul pianeta terra ogni singola specie possa essere individuata in modo univoco, in base a regole comuni e non a quelle personali di singoli individui. Nella tribù degli Apini si trova il genere Apis Linnaeus, così come definito da Linneo nel 1758.

Il genere Apis è suddiviso, a sua volta, in sottogeneri:

  • Micrapis (definito da Ashmead nel 1904)
    • Apis (Micrapis) florea (definito da Fabricius nel 1787) cosiddette api nane
    • Apis (Micrapis) andreniformis (definito da Smith nel 1858)
  • Megapis (Ashmead, 1904)
    • Apis (Megapis) dorsata (Fabricius, 1903)
  • Apis (Linnaeus, 1758)
    • Apis (Apis) mellifera (Linnaeus, 1758)
    • Apis (Apis) cerana (Fabricius, 1793)
    • Apis (Apis) koschevnikovi (Enderlein, 1906)
    • Apis (Apis) nigrocincta (Smith, 1861)

Nel genere Apis si trova il massimo livello di organizzazione sociale tra gli apoidei. Sono comprese le colonie permanenti che si moltiplicano per sciamatura (permanenti significa che durano teoricamente all'infinito nel tempo rigenerandosi continuamente). Nel genere Apis si trovano le seguenti specie:

  • Apis mellifera (Linnaeus, 1758) cosmopolita, è la specie di maggiore importanza economica
  • Apis andreniformis (Smith, 1858)
  • Apis cerana (Fabricius, 1793)
  • Apis dorsata (Fabricius, 1793) Queste specie hanno diffusione limitata al continente asiatico
  • Apis florea (Fabricius, 1787)
  • Apis koschevnikovi (Enderlein, 1906)
  • Apis nigrocincta (Smith, 1861)

Sulla base delle modalità di nidificazione e di come viene sviluppata la colonia, si possono distinguere le specie di Apis in 2 gruppi:

  • Specie che nidificano all'aperto su unico favo (diffuse solo nelle regioni tropicali e, in piccola parte, nelle aree sub-tropicali dove le condizioni climatiche consentono di poter vivere senza aver bisogno di un riparo)
    • A. dorsata
    • A. florea
    • A. andreniformis
  • Specie che nidificano all'interno di cavità, costruendo più favi per colonia (in particolare tra queste Apis mellifera e Apis cerana sono quelle che hanno avuto la possibilità di diffondersi a nord, anche oltre il 30º parallelo, sviluppando caratteristiche di adattamento al clima, infatti sono in grado di termoregolare il nido)
    • A. mellifera
    • A. cerana
    • A. koschevnikovi
    • A. nigrocincta

Dal punto di vista morfologico, le principali specie di Apis sono ben distinguibili fra loro. Per quanto riguarda gli insetti, normalmente non si misura la loro lunghezza. Il corpo degli insetti è costituito da diverse parti collegate tra loro da membrane intersegmentali elastiche, quindi la loro dimensione può variare a seconda delle condizioni fisiologiche. Normalmente, infatti, si misura la larghezza alare (si effettuano anche altre misurazioni). In queste immagini sono raffigurati insetti di collezione (spillati nel torace e poi fotografati cercando di mantenere i rapporti di dimensioni reali).

Per quanto riguarda l’adattamento ecologico, vi sono 2 tipi comportamentali:

  • Tipo tropicale queste colonie di api sono a condotta migratoria (come anche in altri animali, a seconda delle stagioni, si possono avere degli spostamenti di queste colonie che si muovono alla ricerca di ambienti più favorevoli per la loro sopravvivenza), hanno un elevato tasso di riproduzione (a causa della maggiore pressione anche di predazione, quindi si devono riprodurre molto perché la specie possa sopravvivere nel tempo), una scarsa tendenza all'accumulo di scorte (qualcosa riescono a trovare sempre) ed un pronunciato comportamento difensivo (spesso capita di essere attaccati prima di essere arrivati vicino alle colonie)
  • Tipo temperato (es: sottospecie di Apis mellifera che vivono in Europa) queste colonie sono a condotta stazionaria, hanno un basso tasso di riproduzione (perché non vi è una pressione selettiva elevata), un’elevata tendenza all’accumulo di scorte (nel periodo invernale devono avere scorte di cibo) ed un comportamento difensivo debole o moderato

Apis florea (Fabricius, 1787)

È di piccola taglia, infatti è conosciuta come “ape nana” (più piccola conosciuta attualmente). Le ali anteriori sono lunghe 6,06 - 6,86 mm e il labbro inferiore è lungo 3,44 mm. Vive generalmente al di sotto dei 500 m sul livello del mare, ma può arrivare a 1900 m di quota durante le migrazioni stagionali estive che vengono eseguite per cercare di spostarsi in luoghi con un clima meno torrido. Queste colonie raggiungono al massimo 18 000 individui/kg (questo parametro è interessante perché, per esempio, in 1 kg di Apis mellifera europea ci sono circa 10 000 individui, quindi si capisce come queste api siano circa la metà di quelle dei nostri ambienti).

I loro nidi sono costituiti da favi singoli, mediamente non più grandi del palmo di una mano (quindi intorno ai 25 cm di larghezza). Normalmente le colonie contengono da 6000 a 7000 operaie con punte superiori a 20 000. In immagine si può vedere come si presenta un favo che assume una struttura particolare. È costruito solitamente attorno a rametti, ma a volte viene attaccato anche alle pareti. La parte superiore è sostanzialmente un manicotto (usato per immagazzinare il miele) che avvolge il ramo, al di sotto del quale si trova una lamina verticale che viene utilizzata per allevare le nuove api, perciò ospita la covata.

Queste api sono considerate relativamente primitive. La sommità del nido costituisce una sorta di piattaforma orizzontale sulla quale le api compiono la danza dell’addome (comunicano alle compagne dove hanno trovato il cibo per invogliarle a seguirle in questa attività di raccolta). Le colonie costruiscono i nidi all’interno di fitti cespugli oppure appesi a piccoli alberi, a volte a pareti rocciose o a muri. Il Ø delle cellette da operaia e da fuco misura rispettivamente 2,9 e 4,6 mm.

Una caratteristica morfologica di queste api è che il basitarso del 3º paio di zampe del maschio ha la forma di un guanto muffola. Queste api hanno sviluppato efficaci meccanismi di raffreddamento del nido che consentono loro di sopravvivere in regioni a clima molto caldo e secco (Asia sud-orientale, Golfo Persico), arrivando a tollerare temperature di 50°C. Il tasso riproduttivo molto elevato è finalizzato esclusivamente alla sciamatura, infatti serve per garantire la sopravvivenza in condizioni molto critiche. Si tratta in generale di un’ape molto docile che tende ad abbandonare il nido piuttosto che difenderlo quando arriva un predatore (uomo compreso). I favi vengono poi esposti nei mercati per essere venduti, infatti vengono consumati nella loro interezza (sia il miele che è immagazzinato nella parte superiore sia la covata che si trova nella lamina inferiore).

Apis andreniformis (Smith, 1858)

Si tratta di una specie simile ad Apis florea dal punto di vista morfologico, biologico ed ecologico. Anche questa ape costruisce nidi (non superano 15 cm di diametro) all'aperto di un solo favo con la medesima struttura, a circa 3 m dal suolo. Ha un apparato boccale molto breve, inferiore a 2,41 mm. Le colonie producono circa 0,5 kg di miele 2-3 volta l’anno in corrispondenza dei diversi periodi di fioritura. A. Andreniformis è diffusa nell’Asia tropicale, in particolare India, Penisola dell’Indocina, Malaysia, Sumatra, Giava, Borneo, Isola di Palawan nelle Filippine.

Le differenze maggiori rispetto ad A. florea consistono in:

  • Endofallo con caratteristiche diverse
  • Orario dei voli di accoppiamento sfalsato
  • Operaie più piccole e con maggiore quantità di pigmento nero sui tergiti addominali con uno scutello tendente al giallo

Apis dorsata (Fabricius, 1793)

È la cosiddetta ape gigante, in quanto le api operaie sono lunghe circa 16 mm (lunghezza delle api è sempre relativa al fatto che la dimensione del loro corpo può cambiare con la presenza di segmenti rigidi e di membrane intersegmentali). Apis dorsata è rappresentata da 4 sottospecie: A. d. dorsata, A. d. laboriosa, A. d. binghami (isola di Sulawesi) e A. d. breviligula (Filippine).

Si trova in Asia sud-orientale (Filippine, India, Indonesia, Nepal, Malesia, Sri Lanka, penisola dell’Indocina, paesi a sud dell’Himalaya). Dal punto di vista morfologico, le sottospecie sono abbastanza diverse. Le ali anteriori sono lunghe 12,5 - 14,5 mm. Il labbro inferiore è molto lungo, infatti è di 6,45 mm. All'interno di queste diverse sottospecie ci sono differenze: A. d. breviligula (da cui il nome) ha un labbro inferiore di 4,65 mm e A. d. binghami di 6,27 mm. Il corpo è di colore giallo con i tergiti 2 e 3 bruno rossicci, peluria color ruggine ed ali con sfumatura nerastra.

Essendo abbastanza grandi, in 1 kg ci sono normalmente 6500 individui. Queste api compongono delle colonie che raggiungono grandi dimensioni con un minimo di 5000 individui ed un massimo di 70 000. I favi sono di forma semicircolare oppure sono cuneiformi e possono superare anche il m² di superficie e raggiungere 20 kg di peso. Le cellette delle operaie e dei maschi hanno uguale dimensione, infatti il diametro del cerchio inscritto nella celletta esagonale varia da 5,35 a 5,64 mm. Le cellette da covata sono profonde 16 mm.

Queste api sono caratterizzate dall'eseguire migrazioni stagionali per recarsi in ambienti con condizioni più favorevoli. Possono percorrere anche 150 – 200 km in base ai ritmi climatici, anche con spostamenti di quota (1700 – 2000 m). Queste api hanno la tendenza a non allontanarsi troppo nella fase di sciamatura, quindi vengono costituite delle colonie per gemmazione da quella principale che si fermano nelle vicinanze (per cui possono esserci alberi pieni di colonie).

Si tratta di un’ape molto aggressiva che si difende con repentini attacchi in gruppo di lunga durata e a grandi distanze dal nido. Queste colonie costruiscono dei nidi all'aperto di un solo favo, appesi a rami di alberi oppure anche a costoni di roccia. È frequente l’aggregazione di numerose colonie. Il glomere, cioè il gruppo di api che si trova sul favo, è composto da una sorta di schermo formato dall’80-90% delle api della famiglia, che sono disposte in 3-6 strati con funzione protettiva e dalle api a contatto del favo addette alla covata e alla costruzione del nido.

In sostanza formano una sorta di parete mobile che crea un ambiente riparato tra la cortina (schermo di api) e il favo e mantiene condizioni più o meno costanti e adatte allo sviluppo delle nuove generazioni. Le api operaie si dedicano alla cura della covata. In questa sezione trasversale è possibile vedere la parte scura più in alto composta dalle cellette contenenti il miele e la lamina inferiore in cui avviene l'allevamento delle nuove generazioni.

A. d. laboriosa (Smith, 1871)

Questa sottospecie è conosciuta come ape gigante dell'Himalaya. Vive a quote elevate fino a 3500 m di quota, nell'area montuosa che si estende dall'India settentrionale fino al confine con il Laos. Queste api sono di colore scuro, in modo da poter assorbire i raggi solari e, quindi, migliorare la possibilità di riscaldarsi durante il giorno. Anche queste api tendono a rimanere aggregate e sono molto aggressive.

Sono oggetto di raccolta da parte di clan familiari specializzati in questo tipo di attività. In alto a sinistra si vede il momento in cui viene staccata la parte di favo che contiene il miele, invece, in alto destra, come viene agganciato e poi calato a terra. In basso a destra vi è la rappresentazione di come questi favi vengono trasportati al villaggio e ai mercati. Siccome la covata di api fornisce un apporto proteico molto interessante (paragonabile a quello di una bistecca di bovino), le popolazioni, soprattutto asiatiche, sono solite consumarla. In basso a sinistra si vedono alcuni componenti del villaggio che cercano di raccogliere tutto il miele che nel frattempo cade a terra (a volte si trovano anche decine di metri più in basso).

Apis cerana (Fabricius, 1793)

Nella regione asiatica troviamo questa specie che in passato veniva chiamata A. indica. È conosciuta anche come ape orientale ed è considerata la specie sorella della occidentale Apis mellifera (è, però, più piccola). Mediamente 1 kg di queste api contiene 13 200 individui. L'organizzazione sociale di Apis cerana è analoga ad Apis mellifera, ma le colonie sono normalmente meno popolose. Nidificano all'interno di cavità costruendo favi di cera con celle di dimensione più ridotta rispetto ad A. mellifera (Ø celle da operaia di 4,2 - 4,7 mm; Ø celle da fuco 7,08 mm).

Apis cerana è caratterizzata dal fatto di non produrre resine, quindi non utilizza la propoli. Una caratteristica di queste api è legata alle attività di raffrescamento del nido, mediante ventilazione che viene eseguita da api che mantengono il capo rivolto verso l'esterno dell'ingresso dell'arnia (quindi ventilano all'indietro - Apis mellifera ventila in avanti, cioè l’aria viene spinta dal capo, rimanendo con esso rivolto verso l’interno).

La differenza più evidente, dal punto di vista anatomico, con A. mellifera risiede nei genitali maschili. Un'altra curiosità è legata al fatto che la covata dei fuchi presenta un piccolo foro (Ø 0,25 x 0,5 mm) praticato dalle operaie 1- 3 giorni dall'opercolatura (= chiusura della celletta). Non è ancora completamente chiaro il motivo di questo forellino. Queste api sono normalmente abbastanza docili.

Apis cerana è dotata di grandi capacità di adattamento. Si trova nella fascia tropicale e subtropicale, è diffusa dall'Afghanistan fino all'Arcipelago Malese e verso nord si spinge fino al 46º parallelo, interessando Giappone e Cina.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ede99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Apicoltura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Porporato Marco.
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