Appunti di
Microbiologia
Clinica
Corso di Medicina di Laboratorio
Diagnosi microbiologica di
una malattia infettiva
L’individuazione di un agente microbico può avvenire secondo due modalità:
ricerca dell’agente patogeno o dei suoi prodotti
- diretta: prevede la (tossine)
direttamente nel campione.
attraverso l’evidenza di un movimento immunitario
- indiretta: (ricerca di anticorpi
liberi nel siero).
Diagnosi indiretta
Nel caso di anticorpi liberi nel siero, ogni classe anticorpale (IgM, IgG, etc) fornisce
indicazioni differenti circa il timing, cioè quando è avvenuto il contatto con il
che l’infezione è datata
microrganismo. Infatti, nel caso in cui sono presenti IgG vorrà dire
nel tempo, mentre se sono presenti IgM probabilmente si tratta di un’infezione più recente o
in atto.
Diagnosi diretta
Può essere: prevede l’applicazione di tecniche (ad es. PCR) che consentono di
RAPIDA (non colturale):
identificare il microrganismo in tempi molto limitati. Tuttavia, tali tecniche non consentono
di valutare la sensibilità dei microrganismi nei confronti degli antibiotici.
TRADIZIONALE: avviene con un approccio multistep, che viene a sua volta suddiviso in
due fasi:
Fase pre-analitica
A. , che comprende:
1) Prelievo del campione: a questo scopo è importante:
→ Eseguire il prelievo sempre prima di iniziare una terapia
antimicrobica;
→ Ottenere dati anamnestici: sulla base dell’anamnesi, infatti, è già
possibile porre un primo sospetto;
→ Prelevare il campione in condizioni di contaminazione controllata
(il “come”, cioè rispettando rigorose norme di asepsi), allo scopo
di evitare l’inquinamento da parte di microrganismi estranei.
Infatti, la crescita di eventuali microrganismi contaminanti
potrebbe:
- inibire o ridurre la crescita del germe di nostro interesse
(come il micobatterio della tubercolosi che è presente in
basse concentrazioni nell’espettorato e nelle urine poiché
risente dell’overcrescita della flora contaminante);
- alterare i rapporti quali-quantitativi fra i componenti della
flora microbica di un determinato campione;
Per ridurre la possibilità di contaminazione, si individuano i siti
(cioè non in contatto con l’ambiente
fisiologicamente sterili
esterno, come il sistema cardiovascolare, sistema nervoso,
scheletro, articolazioni, muscoli, reni-ureteri-vescica e polmoni). In
tal caso, il lavoro del clinico e del microbiologo risulta
avvantaggiato poiché ogni isolamento ha valore eziologico. La
situazione si complica quando il campione viene prelevato da un
sito fisiologicamente non sterile (cute, congiuntiva, intestino,
nasofaringe, orofaringe e mucosa vaginale) poiché bisogna tener
conto della flora potenzialmente contaminante, la quale può avere o
meno un valore eziologico.
→ Prelevare il campione nel momento più appropriato dell’evoluzione
della malattia (il “quando”);
→ Prelevare il campione da un sito altamente rappresentativo della
malattia (il “dove”)
→ Verificare che venga prelevata una quantità di materiale sufficiente
(il “quanto”) o che vi sia una concentrazione sufficiente di
microrganismi nel campione (ad es. nella ricerca del M.
tuberculosis nelle urine è opportuno effettuare dapprima una
centrifugazione, per aumentare la concentrazione, e
successivamente l’esame del sedimento urinario);
→ nell’esecuzione: alcuni microrganismi possono essere
Velocità
piuttosto “fragili” e morire dopo brevi periodi di tempo;
Il campione viene prelevato dal clinico in diverse sedi:
- gola e rinofaringe (tampone sterile ruotato lungo la faringe
posteriore);
- vie aeree inferiori (escreato, aspirato transtracheale,
broncoaspirato);
- urine (mitto intermedio, cateterismo vescicale, puntura
sovrapubica, cateterismo ureterale e sacchetto di plastica adesivo,
per soggetti che non hanno pieno controllo della minzione);
- ferite (aspirazione con siringa o tampone sterile);
- feci (contenitori con cucchiaino raccoglitore: 3-5g o 5-10ml non
oltre 4 ore);
- liquido cefalorachidiano (puntura lombare in prossimità di L3-L4;
3 provette: la terza viene utilizzata per la coltura);
- sangue (prelievo 1-5ml o 10ml);
2) Identificazione: prevede che il campione venga contrassegnato prima
dell’invio al laboratorio con un codice a barre che lo identifica in maniera
univoca;
3) Conservazione dei campioni biologici: nel caso in cui il campione non
possa essere inviato in tempi congrui (2 ore) al laboratorio di
microbiologia clinica;
4) Trasporto dei campioni biologici: può avvenire in terreni (terreni di
trasporto) semi-solidi con agar oppure in terreni liquidi a base di
soluzione tampone priva di sostanze nutritive (brodi di coltura), allo
scopo di evitare lo sviluppo microbico e nel contempo preservare la
vitalità dei batteri durante il trasporto (prolungare la sopravvivenza senza
favorire la crescita microbica, poiché ciò inficerebbe sulle interpretazioni
di tipo quantitativo). Per garantire un corretto trasporto è necessario che
vengano rispettati determinati parametri:
→ i contenitori devono essere adeguati per ogni tipo di campione e di
indagine che si vuole effettuare. Inoltre, devono essere sterili,
monouso, etichettati e con chiusura ermetica;
→ il tempo che trascorre tra la richiesta dell’esame e l’ottenimento del
risultato deve tener conto della gravità del sospetto: in particolare,
si otterranno falsi positivi se il tempo di trasporto supera le 2 ore
(gran parte dei microrganismi a crescita rapida ha un tempo di
generazione di 20-25 minuti e quindi in 2 ore la popolazione sarà
aumentata di 64 volte) e falsi negativi se i microrganismi da
trasportare richiedono condizioni colturali molto stringenti.(ad es.
meningococco e gonococco vanno incontro ad una riduzione del
50-60% della loro carica microbica in caso di trasporto protratto);
→ deve essere mantenuto un range di temperatura adeguato:
generalmente si utilizza la temperatura di frigo, di circa 2-8 °C,
mentre, nel caso del sangue o del liquor, il campione viene
mantenuto a temperatura ambiente;
→ deve essere garantita la sicurezza di tutte le figure che ruotano
all’iter diagnostico, attraverso l’utilizzo di camice,
attorno
mascherine, occhiali e guanti in lattice;
5) Accettazione del campione: viene valutata la conformità del campione
in termini di:
- quantità, tempo e temperatura, con i quali il campione viene inviato
al laboratorio;
grado di contaminazione sull’esterno del contenitore o all’interno
- di esso ad esempio con sangue o pus.
Fase analitica
B. , che comprende:
6) Colorazione:
→ prevede l’utilizzo di un unico agente
colorazione semplice:
colorante, come il cristalvioletto e il blu di metilene;
→ colorazione di Gram (colorazione differenziale): è in grado di
dare informazioni in tempi molto ridotti, fornendo nell’arco di 10-
un’indicazione sull’eziologia microbica in caso di
15 minuti,
positività. Invece, in caso di negatività, essendo la microscopia
scarsamente sensibile, questa indagine deve essere confermata da
tecniche più sensibili. La colorazione di Gram è una tecnica
regressiva, cioè si attua dapprima una ipercolorazione e
successivamente una decolorazione, la quale ci consente di
differenziare i microrganismi in Gram positivi e Gram negativi
sulla base della complessità della parete cellulare. Tuttavia con la
colorazione di Gram non è possibile differenziare un patogeno
dalla flora commensale e non consente di individuare il
Mycoplasma poiché non possiede parete cellulare;
→ colorazione di Ziehl-Neelsen (colorazione differenziale) con
carbolfucsina: è un esame di laboratorio che consente di
riconoscere la presenza dei micobatteri in un campione sfruttando
la caratteristica alcool-acido resistenza di tali microrganismi. I
micobatteri, per la particolare struttura e composizione della parete
cellulare, hanno la capacità di trattenere la colorazione
della fucsina basica di Ziehl anche quando trattati con decoloranti
come l'alcool;
→ colorazione della capsula, con inchiostro di china o rosso Congo:
è una colorazione di tutto ciò che si trova all’esterno della capsula
batterica, poiché il colorante non riesce a penetrare all’interno. E’
importante per porre diagnosi finale di infezioni fungine, dato che
la capsula, nel caso dei funghi, viene prodotta solo da
Cryptococcus Neoformans;
→ colorazione di Albert: importante per targettare i granuli di
volutina, classici del Corinebacterium; diagnosi “presuntiva”,
7) Esame microscopico: consente di effettuare una
non finale, sulla base dell’organizzazione cellulare, della colorazione e
della forma (morfologia). Tale tecnica ha però delle limitazioni in termini
di sensibilità (si osserva solo la millesima parte del campione!), sebbene
si tratti di un esame le cui informazioni abbastanza grossolane possono
indirizzare l’iter diagnostico.
comunque essere utili per
L’esame microscopico può essere effettuato con:
→ Tecniche di microscopia ottica:
- in campo chiaro: è una tecnica preceduta dalla fissazione (in
tal modo le cellule microbiche sono morte e vi è un rischio
più contenuto per l’operatore) e dalla colorazione.
Si parte da una fonte luminosa che, successivamente,
attraverso un sistema di lenti, viene più o meno indirizzata
sul campione. In questo caso i fasci di sorgente luminosa
impattano direttamente sul campione e per ridurre la
dispersione della luce si utilizza olio per immersione. Il
microscopio in campo chiaro non consente lo studio di
materiale biologico “a fresco” poiché fornisce solo un debole
contrasto;
- in campo scuro: è una metodica utilizzata per
microrganismi di difficile colorazione. Infatti, si effettua
non colorati. “A fresco”
generalmente su campioni a fresco,
significa che il campione non subisce il processo della
fissazione, conditio sine qua non per effettuare una
colorazione di Gram o una colorazione di Ziehl-Neelsen.
Pertanto, nel preparato “a fresco” le forme microbiche
conservano la vitalità e quindi può essere individuato, oltre
all’organizzazione e alla forma, anche il tipo di moto
cellulare e la reattività sierologica (interazione
complementare dell’antigene con l’anticorpo).
Nel microscopio in campo scuro si sostituisce il normale
condensatore in campo chiaro con un condensatore
“paraboloide”, in modo tale da creare un cono di luce cavo
l’oggetto con forte obliquità.
che colpisce La luce, colpendo
lateralmente il campione e non verticalmente, viene poi
riflessa dal preparato ma non dal vetrino: in questo modo i
microrganismi appaiono luminosi in un campo scuro.
Pertanto nel campo scuro vengono evidenziati i contorni
cellulari, aumentando notevolmente il potere di risoluzione
(portandolo praticamente al doppio). Ciò permette di
individuare strutture molto sottili, dimensionalmente poco
rilevanti come un Treponema o delle Spirochete.
della microscopia in campo scuro è che la
L’inconveniente
luce non attraversa i campioni e quindi è possibile studiarne
soltanto
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