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La storia dell'archeologia

Dove si colloca l'archeologia?

Nel punto di incontro tra la cosmogonia, il mito da una parte e la storia dall'altra (es. per Platone l'archeologia era il racconto degli eroi antichi; per Giuseppe Flavio "la scienza degli antichi"; per Dionigi di Alicarnasso "la dilatazione a ritroso della storia stessa"). È quindi la conoscenza dell'archè, ovvero delle origini, affidata precedentemente ai miti cosmogonici, perché l'uomo ha sempre cercato di indagare e scoprire il passato.

Scoperte occasionali del passato

Già nel passato, si fecero delle scoperte occasionali, come ad esempio:

  • Quella del mattone di Nabonedo (re babilonese, vissuto nel VI secolo) in Iraq: Nabonedo volle iscriversi nella storia, restaurando un tempio, dove trovò l'iscrizione di Ammurabi, suo antichissimo predecessore, del XVIII secolo a.C. e incaricò lo scriba e gli architetti di inserire in questa costruzione un mattone iscritto, che potesse diffondere la memoria del suo nome e perpetuarla nel tempo. L'importanza di questa vicenda è legata non solamente alla scoperta archeologica ante litteram in sé, ma anche alla consapevolezza di far parte di un flusso storico e di poter incidere sulla sua prosecuzione.
  • Quella della purificazione di Delo (426 a.C.): nel primo libro delle storie, Tucidide parla di alcune tombe ritrovate nella zona e riportate in luce per il loro trasferimento fuori dall'isola, in seguito alla sua purificazione, identificate da quest'ultimo come tombe di Cari e Fenici, deduzione fatta in base alle modalità di sepoltura e in base alle armature seppellite, dati archeologici, che portarono alla considerazione che sull'isola ci fosse stata una dominazione Caria e Fenicia.

Umanesimo e Rinascimento

Con l'Umanesimo e il Rinascimento (1400) avvenne una rivalutazione importante dell'antico in senso collezionistico (cfr. Stanze della Meraviglie), con ricerche condotte in modo sistematico (Roma è un luogo privilegiato in tal senso); l'architetto Pirro Liborio si può considerare il primo archeologo militante ante litteram.

Dal 1500 al 1800

Nel 1500 le ricerche iniziarono a divenire più organiche. Raffaello fu nominato Commissario delle antichità di Roma e ipotizzò un primo progetto di liberazione dei fori, poi rimasto inattuato. Ricordiamo, inoltre, il ritrovamento nel 1506 del Gruppo del Laocoonte, rinvenuto nella zona della Domus Aurea e poi confluito nei Musei Vaticani. La nascita però dell'archeologia moderna (= scientifica) si colloca tra il 1700 e il 1800.

  • Le grandi missioni esplorative in Egitto e in Mesopotamia: la stele di Rosetta e la decifrazione dei geroglifici da parte di Champollion; gli scavi di Ercolano e Pompei e l'operato di Winkelmann: La storia delle arti figurative presso gli antichi e la sua classificazione dei periodi dell'arte antica.
  • La seconda metà del 1800 coincise con l'approfondimento degli studi preistorici, le cui ricerche erano orfane dal punto di vista filologico rispetto all'archeologia classica e non riuscivano a emanciparsi dalle letture bibliche; alcuni studiosi ancora nel 1800 dividevano la storia in due partizioni, un prima e un dopo il diluvio.

Archeologia moderna

In questo periodo, tuttavia, l'archeologia si identificava ancora con la storia dell'arte, in una prospettiva quindi estetizzante. Fu Jefferson (anni 40 del 1800-anni 20 del 1900), futuro presidente degli Stati Uniti, a condurre il primo scavo scientifico dell'archeologia (fine della fase speculativa): scavò con metodi assolutamente moderni una collinetta funeraria ubicata nelle sue proprietà in Virginia, che gli permise di riconoscere, grazie all'accuratezza con cui fu condotto, diversi livelli nella trincea e di notare che le ossa umane presenti erano conservate meno bene a livelli inferiori, il che gli permise di dedurre che quel luogo era stato utilizzato come sepoltura in momenti diversi.

Geologia e nuove scoperte

Nello stesso periodo si sviluppò anche la geologia: James Hutton, attraverso lo studio della stratificazione delle rocce stabilì i principi basilari della geologia e dimostrò che tale stratificazione delle rocce era dovuta a processi ancora in atto nei mari, nei fiumi nei laghi (principio dell'uniformitarismo), secondo il quale i processi geologi sono sostanzialmente simili o addirittura identici rispetto a quelli della nostra epoca.

Queste idee contribuirono a porre le basi della definizione dell'antichità dell'umanità, secondo la quale, grazie al ritrovamento di manufatti umani in pietra scheggiata con ossa di animali estinti, si giunse finalmente a indicare che l'essere umano esisteva già molto tempo prima del Diluvio Universale ed emerse quindi la necessità di parlare di una preistoria dell'essere umano. Tali idee si armonizzavano con i risultati dello studioso Charles Darwin, il quale formulò il concetto di evoluzione, prima di tutte le specie vegetali (l'origine della specie) e animali e poi della specie umana (l'origine dell'uomo).

Il contributo degli etnografi

Fu questo il periodo in cui l'archeologia pensò di servirsi dell'operato degli etnografi sulle comunità primitive ancora esistenti in molte parti del mondo, come punto di partenza per spiegare i modi di vivere dei primi abitanti del loro paese, i quali disponevano di uguali strumento e abilità tecniche semplici. Fu, quindi, messo a punto un nuovo strumento concettuale, che contribuì a rendere scientifica la disciplina, insieme allo scavo di Jefferson e alla definizione dell'antichità dell'umanità, ovvero il sistema delle tre età di Thomsen, secondo il quale è possibile dividere le collezioni in materiali risalenti all'Età della pietra (più tardi si parlerà di Paleolitico e Neolitico), del bronzo e del ferro.

Attraverso lo studio e la classificazione dei manufatti di epoca preistorica si poteva arrivare dunque a dedurre una sequenza cronologica e a svolgere diverse considerazioni rispetto ai periodi in questione (si può parlare di periodo storico-classificatorio, poiché volto appunto alla definizione di una serie di sequenze cronologiche e interessato soprattutto alla cronologia).

Evoluzione delle forme dei manufatti

Con gli studiosi Pitt Rivers e John Evans, si elaborarono schemi per spiegare l'evoluzione delle forme dei manufatti, gettando le basi del metodo della tipologia, elaborato più compiutamente in seguito da Oscar Montelius: egli si appellò, per comprendere come il meccanismo evolutivo partì da un organismo semplice per arrivare a un organismo complesso, all'evoluzione dei mezzi di trasporto del suo tempo, ovvero le carrozze ferroviarie. Tale metodo fu fondamentale per le successive elaborazioni di cronologie assolute, per le quali dobbiamo citare a titolo esemplificativo, Flinders Petrie, il quale incrociò i materiali egizi e greci ricavandone delle cronologia assolute, utili per ancorare a una griglia i vari tratti della preistoria del Mediterraneo dislocati tra la Grecia, l'Egitto e l'Oriente.

Archeologia e etnologia

È doveroso poi citare lo studioso Kossina, il quale, al fine di dimostrare la superiorità della razza germanica, negli anni 90 dell'800 compì l'errore di accostare l'etnologia all'archeologia, dimostrando che una determinata produzione culturale fosse specifica di una determinata etnia, quando in realtà si scoprì poi che una produzione culturale può essere condivisa da più etnie.

Grandi scoperte e missioni archeologiche

È questo inoltre anche il periodo delle grandi scoperte e missioni archeologiche che si associano alla nascita di Istituti e Società archeologiche:

  • Scavi di Delfi ad opera della Scuola Francese
  • Scavi di Olimpia della Scuola Tedesca
  • Lo scavo più celebre della Scuola Americana, ovvero quello dell'agorà di Atene
  • Gli scavi inglesi in diverse zone della Grecia
  • La Scuola archeologica italiana ad Atene, ancora oggi attiva

Il caso di Lord Elgin

Lord Elgin, ambasciatore inglese a Costantinopoli, prelevò 12 statue dal Partenone, parte dei fregi dorico e ionico e una cariatide dell'Eretteo, confluiti nel British Museum. Sarà Melina Mercuri, attrice e poi ministro della cultura, a tentare il recupero infelicemente.

Dopo la seconda guerra mondiale

Dopo la seconda guerra mondiale, molti studiosi iniziarono a mettere in dubbio gli approcci tradizionalisti: influente pensatore di questo periodo fu l'antropologo William Steward, il quale rilevò che le culture non interagiscono solamente fra loro, ma anche con l'ambiente circostante, ovvero l'adattamento all'ambiente può determinare mutamenti culturali (ecologia culturale). L'archeologo Clark trasferì quindi l'approccio ecologico al lavoro sul campo, sostenendo appunto che si potevano comprendere molti aspetti della società antica attraverso lo studio del modo in cui le popolazioni si erano adattate all'ambiente in cui vivevano.

Fisica, chimica e archeologia

Ancora più importante poi fu l'applicazione all'archeologia della fisica e della chimica:

  • La datazione con il metodo del radiocarbonio sviluppata da Willard Libby, la quale permise di ottenere radiazioni assoluti senza complicati confronti interculturali.
  • L'analisi degli elementi tracce per identificare la materia prima di certi manufatti e le zone di provenienza.

Insoddisfazione verso la ricerca archeologica

Negli anni 60 emerse così una certa insoddisfazione verso i modi di condurre la ricerca archeologica:

  • L'avvento del radiocarbonio e quindi la conseguente rapidità con cui divenne possibile elaborare cronologie assolute, permise ai ricercatori di farsi domande diverse e anche più complesse.
  • Creò poi insoddisfazione il fatto che l'archeologia, in una mentalità fortemente pessimista, sembrava adatta a rispondere solamente a domande che riguardassero migrazioni di popoli e presunte influenze. Si avvertì la necessità di adottare un sistema combinato che prendesse in considerazione tutti gli aspetti di un sistema culturale.

L'approccio della New Archaeology

La risposta fu fornita, almeno in parte, negli Stati Uniti da un gruppo di giovani archeologi, guidati da Lewis Binford, che propose un nuovo approccio ai problemi dell'interpretazione archeologica, chiamato poi New Archaeology (Archeologia processuale):

  • L'archeologia non deve solo descrivere il passato e il modo in cui vivevano gli esseri umani, ma spiegare il cambiamento nel passato: le conclusioni quindi non dovevano basarsi solo sulla personale interpretazione e autorevolezza dello studioso, ma su un intreccio di argomentazioni logiche rese esplicite.
  • Di farlo, come in ogni scienza, operando valide generalizzazioni: l'archeologia tradizionale era indirizzata alla formulazione di una spiegazione storica, mentre la New Archaeology pensò in termini di processo culturale, cioè del modo in cui avvengono i mutamenti economici e sociali.
  • Se gli archeologi tradizionali vedevano il compito dell'archeologia nel ricomporre pazientemente i pezzi del passato, oggi si ritiene che il procedimento più corretto sia quello di formulare ipotesi, che devono essere verificate, per poi giungere alla conclusione: le ricerche archeologiche devono essere pianificate per rispondere a specifiche domande e non per ottenere informazioni varie che potrebbero non essere pertinenti.
  • L'atteggiamento pessimistica dell'archeologia tradizionale secondo la quale la disciplina archeologica non era in grado di ricostruire l'organizzazione sociale o i sistemi cognitivi fu sostituito con un più concreto ottimismo, che sosteneva fosse impossibile giudicare la difficoltà di questi compiti se prima non si cercava di risolverli.

Conseguenze sul campo

L'approccio della New Archaeology portò a importanti conseguenze sul campo:

  • Crebbero i progetti operativi con obiettivi di ricerca ben definiti, volti a rispondere a domande specifiche sul passato.
  • In base alle nuove intuizioni date dell'approccio ecologico, divenne chiaro che sarebbe stato possibile ottenere molte più risposte, indagando su intere regioni, anziché sui singoli siti.
  • Si capì che per raggiungere questi obiettivi erano necessarie nuove tecniche di ricognizione del territorio e di scavo selettivi. L'applicazione di questi elementi portò alla formazione di un'archeologia mondiale, ovvero un'archeologia capace di abbracciare tutto il mondo e di spingerci nel tempo fino ai primordi dell'esistenza umana.

Nuove tendenze della ricerca archeologica

Le ricerche in Africa e in Australia esemplificarono l'espandersi delle frontiere dell'archeologia e misero in luce due importanti tendenze della moderna ricerca archeologica: la nascita dell'etnoarcheologia (ovvero la ricerca etnografica in ottica archeologica) e il crescente dibattito su chi dovesse avere accesso a questo passato e fosse il proprietario di esso, dal momento che presso queste società primordiali viventi iniziò a svilupparsi una certa consapevolezza della propria eredità culturale.

Correnti di pensiero postprocessuali

Intorno agli anni 80 e 90 del 900 si svilupparono nuove correnti di pensiero, definite collettivamente postprocessuali, le quali hanno messo in luce che non esiste una sola modalità corretta di inferenza e che è impossibile raggiungere l'oggettività, poiché i dati archeologici sono carichi di teoria e quindi possibili di tante letture. Uno dei punti di forza di questo approccio interpretativo è il porre al centro dell'attenzione le azioni e i pensieri degli individui del passato (dobbiamo essere empatici e porci nell'ottica dei nostri antenati). Esso inoltre rifiuta spesso il confronto fra culture e le spiegazioni che si basano sulla generalizzazione (I diversi gruppi sociali hanno diverse prospettive, poiché non tutte le persone fanno esperienza del passato allo stesso modo).

Ricognizione e scavo di siti e di elementi archeologici

La ricerca archeologica parte sempre da un progetto di ricerca, che comprende sostanzialmente quattro fasi:

  • Si sceglie una questione, un'ipotesi o un'idea particolare da verificare e si formula una strategia adatta per rispondere ad essa.
  • Si raccolgono e si documentano le testimonianze archeologiche, attraverso o una ricognizione o uno scavo e entrambi.
  • Si elaborano i dati raccolti, si analizzano e infine si interpretano.
  • I risultati vengono pubblicati.

Fase di scoperta e localizzazione

Concentriamoci sulla fase 2: uno dei principali compiti dell'archeologo è la scoperta e la localizzazione di siti e/o elementi archeologici. Per individuarli due sono le strategie, usate o singolarmente o più abitualmente insieme:

  • La scoperta fatta a livello del suolo (indagine al suolo).
  • La scoperta fatta dal cielo o dallo spazio (ricognizione aerea).

Indagine al suolo

L'indagine al suolo (per scoprire siti) comprende:

  • L'uso delle fonti scritte, tra cui a titolo esemplificativo si può citare Omero per Schliemann, l'Antico e il Nuovo Testamento, possibile fonte per i siti collocati nel Vicino Oriente (sebbene si rischi che la fede assoluta in questi testi possa influenzare il reale accertamento della verità), la toponomastica (ad esempio molte tombe preistoriche di pietra in Europa sono state ritrovate grazie ai nomi antichi scritti su vecchie mappe in cui comparivano termini locali che designano "pietra" o "tomba"), le antiche mappe, i nomi antichi delle strade, ecc.
  • L'archeologia preventiva, in cui il ruolo dell'archeologo è quello di individuare e documentare il maggior numero di siti prima che vengano distrutti dalla costruzione di nuove infrastrutture o da opere di bonifica e simili (siti scoperti in tal modo possono richiedere la sospensione o nuove strategie di costruzione, poiché potrebbe anche essere necessario uno scavo).
  • La ricognizione territoriale, un'analisi approfondita del territorio che permette la scoperta di quei siti che in superficie non sono visibili se non come manufatti sparsi e inoltre prevede la documentazione anche di quelle aree definite extra situ, in cui la concentrazione di materiale è più scarsa, ma comunque importante testimonianza dell'attività umana. Essa inoltre può essere preliminare ad uno scavo oppure usata come mezzo d'indagine autonomo: lo scavo permette una ricerca più approfondita di un'area relativamente poco estesa, con un grande dispendio di tempo e denaro, mentre la ricognizione consente una ricerca su più ampia scala ma meno specifica, meno costosa e più veloce (ad esempio la ricognizione di superficie è molto usata per gli studi regionali, che richiedono uno studio di aree ampie e non del singolo sito!).

Procedura di ricognizione

La ricognizione segue questa procedura:

  • Delimitazione della regione da sottoporre a ricognizione, con confini che siano naturali (ad esempio una valle) oppure culturali (si vuole indagare l'area di distribuzione di manufatti di un determinato stile) o arbitrari.
  • Esaminazione della storia dello sviluppo dell'area, per informarsi su indagini condotte precedentemente, ma anche per stabilire se si tratta di aree in cui i materiali di superficie possono essere stati coperti o asportati in seguito a processi geomorfologici.
  • Valutazione del tempo e dei fondi a disposizione e della facilità con cui si può raggiungere e documentare il sito: il caso più frequente è che il sito comprenda aree paesaggistiche molto diverse e quindi le strategie di ricognizione devono essere molteplici.
  • Decisione riguardante i materiali, se occorre raccoglierli o solo esaminarli, lasciandoli nel contesto, e se, nel caso, tale raccolta debba essere totale o parziale.

Tipologie di ricognizione

La ricognizione può essere:

  • Asistematica, che consiste nel camminare in ogni settore dell'area esaminando la striscia di terreno sulla quale si cammina, raccogliendo o esaminando sul posto i manufatti trovati e registrando la loro ubicazione. Questo metodo può portare a travisare i risultati, poiché si tende a cercare i reperti e a concentrarsi quindi su quelle aree che potrebbero esserne più ricche, non riuscendo ad ottenere quindi campioni realmente rappresentativi.
  • Sistematica: l'area viene divisa in settori e questi sono esaminati in modo sistematico utilizzando una griglia o una serie di stazioni.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/10 Metodologie della ricerca archeologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jessicagentile di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca archeologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Chiesa Federica.
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