MESCH
Prof.ssa Fanchi
Abc dell’industria creativa
La sfida è come misurare l’impatto dei contenuti mediali: come calcolare il
valore economico, culturale, sociale dei contenuti generati in tutte le forme
possibili dai media.
L’obiettivo primario è capire come generare valore e come misurarlo.
Ci sono 3 pilastri che regolano il funzionamento delle industrie culturali mediali
contemporanee e che quindi dobbiamo avere presente sia nel momento in cui
immaginiamo, diffondiamo dei contenuti sia nel momento in cui proviamo a
valutarne gli impatti.
everyone,
Primo pilastro: è il fatto che le industrie culturali mediali possono
contare su numero ampissimo di creatori di contenuti. Tutti siamo inseriti nel
processo di creazione, tuttavia questo contributo è quasi mai individuale: noi
siamo stati abituati a considerare la creazione di contenuti come fatto legato al
talento di un singolo, ma le industrie mediali sempre più in modo chiaro
funzionano sulla base di reti, il singolo da solo non produce nulla l’dea è che
cluster
la creatività nasca sempre e solo all’interno di network detti . I nuovi
modelli di industria culturale creativa si pongono obiettivo di riconoscere,
attivare cluster capaci di attivare nuovi contenuti, nuovi prodotti, e spingere
l’innovazione. everything,
Secondo pilastro: tutto è parte dell’industria culturale creativa;
dobbiamo assumere come principio che ogni oggetto ha un valore che può
essere trasformato in un oggetto-atto creativo e può essere posseduto da
soggetti istituzionali e non. L’industria creativa culturale non include solo i
contenuti o i prodotti, ha un orizzonte di pertinenza molto più ampio, considera
oggetti appartenenti a diversi tipi e livelli di produzione, incoraggiando modelli
produttivi e di business diversificati, ibridi, in cui soggetti legati ai tradizionali
passaggi della produzione culturale si mescolano in forme nuove.
everywhere,
Terzo pilastro: avviene una ramificazione e diffusione all’interno
di contesti culturali e geografici molto distanti rispetto ai classici luoghi della
produzione culturale: queste industrie creative emergenti stanno cambiando la
faccia, il nostro gusto oltre che alcuni equilibri non solo legati alla cultura o
diffusione di nuovi linguaggi ma anche geopolitici. I cluster sono reti che
uniscono soggetti, istituzioni, di natura molto diversa e sono presenti, dislocate
ovunque. Il cluster non è costituito solo da chi produce ma anche da chi
consuma: autore/regista da una parte ma anche fruitori dall’altra. Il cluster
comprende frame produttivo, che dà impulso alla formazione ideativa anche in
modalità non ortodosse, e frame di consumo. Tutto quello che viene prodotto è
una sorta di carburante per le imprese, per ogni iniziativa di ogni impresa
produttiva. 26-2-19
Everywhere: ogni luogo indipendentemente dal fatto di possedere
infrastrutture produttive è in grado di allestire una scena creativa e quindi di
generare contenuti mediali, di diffonderli anche al di fuori del perimetro locale
nel quale il cluster è stato costituito. Non c’è linearità: lo scenario cambia, non
c’è un prima meglio, dopo peggio, c’è una trasformazione in corso in cui
bisogna sapere riconoscere le logiche in gioco, e quindi la ratio che guida la
trasformazione e il cambiamento. Esistono 2 modelli:
- Modello della fasazione, prevede delle fasi, consiste in una
trasformazione dei modelli dell’industria culturale mediale che è più o
meno avanzata, con esiti più o meno avanzati; tre fasi: conversione,
immersione, fusione. Modello illustra come il cambiamento può avere
ricadute sul modo in cui le industrie generano valore e possono essere
gestite internamente.
- Modello ecologico, le imprese mediali si trovano in condizione di poter
unire, mescolare sia forme di gestione tradizionali che innovative; uno
stesso editore è in grado di utilizzare tutte queste stesse forme fino a
perdere la propria identità di brand.
brand equity
La poggia interamente sul rapporto tra brand e cliente,
come il brand viene esperito dai suoi utilizzatori: è in essa che si
costruisce il valore. Il rapporto tra fruitore di contenuti audiovisivi e un
player come Netflix si crea in ragione non solo dei contenuti, delle sue
campagne di comunicazione ma anche nella relazione con cui Netflix
interagisce con i suoi user. Questo rapporto aveva dei tratti e una
caratterizzazione molto specifiche per ogni brand Le imprese mediali
questo rapporto lo stanno differenziando, con forme di interazione
differente con i propri utenti.
Modello di Potts e Banks (2009): tutti i processi, le logiche maturate in seno a
studi economici e che riguardano gestione di impresa e strategia di marketing,
tutto questo know how deve essere messo in dialogo costante con quello
sviluppato viceversa in ambito sociologico e antropologico. Non è più possibile
fare business senza avere presente che le logiche strategiche non possono
essere fatte utilizzando logiche e criteri propriamente economici: se non si fa i
conti con dimensione relativa al cambiamento dei soggetti, della cultura, ciò
che si profila all’orizzonte è il fallimento. Non è più possibile fare business
senza unire competenze economiche e un sapere ampio, analitico che riguardi
ambito antropologico, sociale e culturale.
Modello di fasazione prevede le fasi di connessione, immersione, fusione:
ciascuna di queste segna un differente grado di inclusione della componente
antropologica nella componente gestionale. Viene trovata una rosa di indicatori
che consentano di misurare quanto questa inclusione sia avanzata. Analisi fatta
da due autori sul mercato discografico musicale: il mercato discografico non è
morto ma il suo modello gestionale si è rivitalizzato dando più spazio alla
componente antropologica e meno a quella gestionale, creando valore,
guadagnando dalla creazione di comunità non più dalla vendita di album.
Due canali di guadagno per le etichette: concerti e musica live + piattaforme
come Spotify, che funzionano economicamente non tanto sulla vendita del
contenuto ma offrendo un’esperienza ripulita da elementi di disturbo come
pubblicità, personalizzata e con possibilità di creare relazioni (es. condivisione
di playlist).
Il contenuto mediale non è il solo elemento che genera valore. Risalendo da
logica propriamente economica ad una logica socio-antropologica, non ci sono
più imprese pure.
L’impresa mediale è indietro se non è capace di trasformare in valore il network
che è in grado di generare; è avanti, invece, se ha incluso in modo più
completo le opportunità che gli ambienti di rete le stanno offrendo.
Connessione: livello base in cui impresa continua a funzionare come una volta,
cioè producono contenuti, danno loro valore e chiedono ai loro clienti che
questi vengano pagati; l’impresa mediale poggia su proventi di vendita del
contenuto.
Immersione: Il business è interamente online, l’attività dell’impresa è fondata
sulla vendita di contenuti e le forme premium prevedono la possibilità di
migliorare il servizio; l’interazione con gli utenti e le forme di customizzazione
sono avanzate.
Fusione: il contenuto è come uno specchietto per allodole, l’impresa non
guadagna dalla vendita del contento, che anzi distribuisce in modo gratuito, il
suo business si colloca altrove, sulla pubblicità e sulla vendita della propria
rete, vende servizi per trasformare questa rete in una community, vende
elementi che rendano permanenza del cliente all’interno di questa rete più
gradevole harbouring
Es. 1 Netflix: no accesso free, catalogo
immersione: piattaforma che utilizza nuovo modello gestionale, freemium,
costi contenuti per accedere a una pletora, ampissima gamma di contenuti,
catalogo molto articolato, elemento che ha distinto Netflix da Arcadia ha a che
fare con gestione del dato personale, gestione dei metadati, processo di
customizzazione, ci sono raccomandazioni, ricostruzione di un sistema che cura
la persona, singolo cliente diventa centrale.
Es. 2 Multisala Arcadia: vendita dei biglietti anche attraverso modalità
intermediate dalla rete
connessione: business tradizionale, vende il contenuto attraverso la vendita
dei biglietti + vendita online, audience developement attraverso strumenti
della rete con newsletter, è un modello di business che ha implementato
componente antropologica ma che resta tradizionale.
Es. 3 Film Free way: piattaforma che si propone di dis-intermediare, mettendo
in relazione registi agli inizi di carriera che non hanno un distributore ma
neanche un produttore (fanno film autoprodotti) coi festival e svolgendo un
ruolo utile per entrambi i soggetti (da un lato promuove opere dell’autore che
nessuno vedrebbe mai, dall’altro il festival ottiene contenuti risparmiando sula
figura del direttore artistico, che i festival dovevano pagare per un intero anno
per cercare film da presentare al festival). Altra piattaforma è Withoutabox,
acquistata da IMD.
fusione: non si vende un contenuto, si vende una relazione, un contatto,
elemento decisivo è la comunità, la rete, il fatto di essere in contatto; come fa
Film Free Way a generare guadagno? Vendendo i suoi dati, non chiede fee.
Withoutabox raccoglie festival e autori, ma diversamente da Film Free Way
chiede il pagamento di una fee consistente al soggetto economicamente più
forte, cioè al festival, che per accedere ai contatti coi registi deve pagare una
fee annuale.
Le grandi compagnie oscillano tra queste fasi, può capitare che chi sia nella
fase della connessione provi ad avanzare a immersione e poi torni indietro:
posizionare in modo netto le imprese in una di queste fasi non sempre riesce,
non sempre è facile.
Le imprese mediali, le company sono sempre più spesso delle imprese dalla
struttura proteiforme, non hanno un unico business, ne hanno diversi, spesso
nello stesso momento attivano iniziative che si distendono su tutte e tre le fasi.
Larga parte delle imprese mediali negli anni hanno differenziato i loro business
diventando ibridi mostruosi in grado di muoversi in tutte e 3 le fasi.
Modello clessidra: nella storia di un contenuto cinematografico c’è una fase
iniziale larga rappresentata da chi produce, poi una stretta, a imbuto,
rappresentata da chi distribuisce, e poi parte ancora più larga rappresentata
dall’esercizio. Il modello a clessidra è esistito dagli anni ’20 fino alla fine degli
anni ’90, poi si è sgretolato: ora non c’è più bisogno di un distributore,
possiamo vedere un film su OTT senza che nessuno lo abbia distribuito.
Modello ecologico di Deuze trasforma le tre fasi in altrettante aree di un
quadrato, di uno spazio cartesiano, rendendo intuibile il fatto che imprese
mediali possano adottare simultaneamente strategie e modelli gestionali.
Closed media-Open media è la coppia sull’asse verticale, indica disponibilità
delle imprese mediali a includere o non includere contenuti che provengano
fuori dall’impresa: closed media non includono nulla che provenga dagli utenti
nel modello di business e sostenibilità, open invece tendono a includere
contenuto che viene dall’esterno, essenzialmente dall’utente.
Consumption-Production sull’asse orizzontale: l’utente con cui l’impresa si
interfaccia può essere produttore o consumatore, non sono tratti ontologici
dell’utente, ma solo modi con cui impresa può guardare e mettersi in relazione
col proprio utente attraverso modalità closed, controllata, o open. Quello che D.
invita a fare è considerare cosa la stessa impresa può trarre da ciascuno di
questi incroci, come un’impresa grossa mediale si trovi in una zona ibrida in cui
può includere componente antropologica.
Amazon ha attive una serie di iniziative di business che si collocano in ciascuno
di questi quadranti: Closed media-Consumption E-Commerce, raccolta dati
utente (Amazon prime è ibrido, resta sempre nel quadrato closed media);
Open media-Production Sistema di rating;
Closed media-Production Self-publishing;
Open media-Consumption Pilot season. 1-3-19
2 ore di incontri_ 4-3-19
È importante prevedere affondi su settori diversi dell’industria culturale
creativa.
L’editoria è settore fondamentale che ha subito come altri settori mediali un
cambiamento consistente. Trasformazioni hanno innescato uno smottamento
nelle imprese mediali che hanno dovuto rivedere i loro modelli di gestione,
hanno rivisto pratiche, modi di produrre risorse.
Lettura di Potts e Banks rileva importanza di mantenere il dialogo tra criteri più
legati alle variabili di carattere economico e variabili e criteri di carattere
antropologico e sociale.
Modello coevolutivo, già il titolo è indicativo, sottolinea la necessità per
un’impresa che voglia evolvere in senso positivo l’esigenza di tenere insieme le
due anime; modello della fasazione deriva da una proposta di El Savy che
distingue le imprese in base al diverso grado di implementazione delle
tecnologie della comunicazione nell’impresa stessa, e classifica le imprese in
base al grado di integrazione delle tecnologie digitali, della web culture, della
cultura della partecipazione, all’interno del modello di gestione stessa.
Fasi di connessione, immersione (modello di business diviso, vendita di
contenuto con guadagno dalla capitalizzazione della rete, del network), fusione
(non si vendono più contenuti, l’impresa non chiede più esborso di denaro per
accedere a contenuti, ma per offrire user experience più qualificata). Il
posizionamento delle imprese oggi è un modello variabile, per sopravvivere le
imprese devono essere leggere e flessibili, devono essere in grado di
modificare il loro modello di business. Bisogna prevedere forme diverse di
valorizzazione del contenuto.
Una stessa impresa può capitalizzare il rapporto con contenuto e fruitore in
modo diverso e in momenti diversi della propria storia.
Es. Amazon
Closed media consumption: ecommerce
Closed media production: contenuto generato da utente, piattaforme di self
publishing
Open media production: score, raccomandazioni, giudizi dati da utenti,
valorizzazione aperta non controllata del contributo dato da utenti.
Open media consumption: pilot season.
Editoria: settore che ha patito molto dalla trasformazione delle pratiche di
consumo e dei metodi di acquisizione dell’informazione (quotidiani, saggi,
romanzi).
Settore della produzione libraria: saggistica e romanzi. Quello che vogliamo
fare è capire sia il grado di inserimento e integrazione della web culture nel
settore editoriale, sia quali sono i segnali che ci consentono di cogliere
quest’incontro, per lungo tempo apparso impossibile, di cogliere l’inclusione
progressivamente più forte della cultura partecipativa nell’attività editoriale.
1. Casi di creatività in franchise: situazioni in cui vengono inglobati in modo
sistematico e strutturale anche i contenuti generati dagli utenti, esistono forme
virtuose di dialogo e inclusione rispetto ai contenuti generati dagli utenti.
Attenzione al caso della Sustained autorship: modello elaborato a partire da
un genere letterario, quello dei manuali dei giocatori di poker, che ha offerto un
modello implementabile in qualsiasi genere.
2. Casi di creatività diffusa: sono quelle forme di produzione letteraria che
coinvolgono in modo diretto il lettore, sono i grandi progetti sviluppati dai
collettivi, strumenti finalizzati a consentire e a rendere replicabili i progetti di
scrittura a più mani.
3. Casi di creatività dal basso, come le piattaforme di self publishing
(20lines).
Creatività in franchise: editoria, trasformazioni da tenere presenti sono quelle
elencate da Skains.
Quello che ha cambiato il volto dell’editoria sono tre assunti:
1. Trasformazione del rapporto lettore-autore: passaggio da rapporto
fandom
fidelizzato a un tipo di relazione che Skains chiama ; il fan
rispetto al lettore si aspetta un canale il più possibile diretto e immediato
di risposta, di relazione, più personale, più intimo con l’autore: il fan
vuole sapere tutto del suo autore, non vuole solo vederlo in libreria, vuole
sapere qual è il retroscena dell’elaborazione dei suoi libri.
2. Trasformazione che investe l’autore, che passa da avere uno statuto di
scrittore best seller, di magister, punto di riferimento che può
rapportarsi coi lettori in modo molto istituzionale, ad avere uno statuto di
celebrità; trasformazione nel modo di porsi e agire con la sfera pubblica.
Es. Ferrante-magister/Fabio Volo-celebrità.
3. Il prodotto editoriale esce dalle pagine del libro e diventa una struttura
molto simile al franchise: i libri di grande successo hanno possibilità
oggi di figliare, generare pluralità di contenuti,
transmedialità/crossmedialità.
È un cambiamento che genera smottamenti, sta producendo trasformazione
che assume forme più o meno avanzate, si creano spazio di interazione degli
autori coi propri lettori, come apertura di siti web o profili social. Due tipologie
static interactive
di presenze sul web: , chi usa il web come vetrina, e ,
presenza che si apre a opportunità di crescita e cambiamento della scrittura.
• La prima modalità è la presenza più semplice sulla rete dell’autore, con il
proprio sito web o la pagina creata dall’editore con cui ha il contratto. In questi
siti troviamo info molto neutre, liste di libri pubblicati, apertura molto semplice
che consente dialogo fittizio col proprio lettorato.
• La
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di MESCH (Media studies and cultural history), prof.ssa Fanchi (I Semestre)
-
Appunti - Media Studies and Cultural History, M. Fanchi
-
Appunti completi del corso di Cultura inglese II (secondo semestre)
-
Appunti completi II semestre