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Tasso naturale di disoccupazione e curva di Phillips

È possibile instaurare una relazione tra tasso di disoccupazione (u) e l'indicai dei prezzi (P), in maniera tale da perseguire in un possibile contesto di obiettivi, per ogni qualsivoglia che si adotti un insieme di politica economica finalizzato per esempio alla riduzione del tasso di disoccupazione, queste può essere accompagnate dall'accettazione di una maggiore inflazione. I due rendicoli raccomandano sempre in maniera inversa. L'evoluzione della curva di Phillips implica che inflazione e disoccupazione sono correlate negativamente. Dai prezzi alti poi, si prese del periodo precedente una diminuzione del livello di, disoccupazione venne accompagnato da un aumento del monte salari, ma un aumento salari indurrebbe a un aumento dell'indicai dei prezzi. Perduta della proprietà di omogeneità se aumenta il salario nominale i prezzi aumentano in misura non proporzionale e da due variabili quasi sempre sono collegate in maniera inversa. Se si innesca una spirale prezzi-salari, la possibilità da un aumentare del monte salari si abbia un incremento dell'indice dei prezzi, a questo punto i sindacati chiedono un recupero del potere di acquisto perso attraverso l'aumento dei salari. Ci farebbe, però, aumentare ancora in minure non proporzionata l'indice dei prezzi. Le due variabili non si farmano ormai non finire il recupero del potere di acquisto, finché non si è deciso di partire finché l'incremento automatico dei salari. Il recupero automatico del potere di acquisto sembra conveniente ma si l'inflazione comincia non-monostante si cerca ripercorrere il potere di acquisto aumentando w i prezzi aumentano. L'evidenza empirica de fatto collotte le teorie sulla curva di Phillips si, e verificate durante le crisi petrolifere degli anni '70. Con lo shock poetrili fanno l'ipotesi della relazione inversa tra u e P sembra essere invalidate, perchè si verificò un aumento dei costi di produzione (costi del petrolio), una aumento dei prezzi di mercato (cioè un aumento dell'inflazione) che riduci un aumento del tasso di disoccupazione.

Tasso Naturale di Disoccupazione e Curva di Phillips

È possibile instaurare una relazione tra tasso di disoccupazione (u) e indice dei prezzi (P), in maniera tale da prendere in esame un possibile contesto di obiettivi, per ogni volta si adotti un momento di politica economica finalizzato per esempio alla risoluzione del tasso di disoccupazione questo deve essere accompagnato dall'accettazione di una maggiore inflazione. I due vanno quindi sempre in maniera inversa.

La regola della Curva di Phillips implica che inflazione e disoccupazione sono correlate negativamente. Dai prezzi alti, poi, si prescinde dal periodo precedente in diminuzione del livello di disoccupazione verrebbe accompagnato da un aumento del monte salari, ma un aumento salari indurrebbe a un aumento dell'indice dei prezzi, perciò della promessa di omogeneità se aumenta il salario nominale i prezzi aumentano in misura minore di proporzionale e le due variabili quindi sono ancora lontane in maniera inversa.

Se si innesca una spirale prezzi-salari, è possibile che all'aumentare del monte salari si abbia un incremento dell'indice dei prezzi, a questo punto i sindacati chiedono un recupero del potere di acquisto perso attraverso l'aumento dei salari, che dovrebbe, però, aumentare ancora in misura minore di proporzionale con l'indice dei prezzi, mentre due variabili non si fermano con il meccanismo di recupero del potere di acquisto, finché non si è deciso di porre fine all'incremento automatico dei salari.

Il recupero automatico del potere di acquisto sembra conveniente, ma se l'inflazione comincia, se non arrestata, si cercherà di recuperare il potere di acquisto aumentando i salari. Con l'evidenza empirica che ha fatto crollare la teoria della Curva di Phillips si è verificato durante la crisi petrolifera degli anni '70. Con lo shock petrolifero l'ipotesi della relazione inversa tra u e P sembra essere invalidata, perché si verificò un aumento dei costi di produzione (costo del petrolio), un aumento dei prezzi di mercato (cioè un aumento dell'inflazione) che vide un aumento del tasso di disoccupazione.

La nascita dell'economia si fa risalire al 1776 data del trattato di Adam Smith sulle ricchezze delle nazioni. Per Adam Smith (fondatore della teoria classica) il sistema economico avrebbe sempre operato in condizioni di pieno impiego delle risorse ai fini produttivi se lasciato operare in libera concorrenza, perché secondo la teoria classica, gli esseri umani sono razionali e calcolatori, mossi dalla ricerca del proprio interesse diventano soggetti ottimizzanti in una collettività ottimizzante e nei tar per questo promuovere anche l'interesse collettivo della società. La teoria fondamentale a sostegno di questa legge economica è la LEGGE DI SAY, in base a questa legge la curva di offerta aggregata, l'insieme di ogni i comportamenti ottimizzanti dei soggetti economici, risulta essere una retta verticale sull'asse delle ascisse.

LEGGE DI SAY

L'economia classica segue una definizione di libero mercato, cioè tutti i soggetti economici devono essere lasciati liberi di agire nel mercato e il loro comportamento ottimizzante porterà a un'ottimizzazione collettiva.

Intorno al 1870 nasce la cosiddetta analisi marginalista, in base alla quale nel definire il valore economico di un bene presente nel mercato nasce concetto di UNITÀ MARGINALE che può essere il fatto del consumatore nel momento in cui vole proporzionarsi di quel bene. Non sono prezzi dei fattori della produzione (capitale, lavoro) a stabilire il prezzo delle merce che viene prodotte e vendute nel mercato ma il prezzo delle merce da stabilisce il prezzo dei fatton produttivi cioè in base al valore che il consumatore attribuisce alla merce che ha sul mercato: UTILITÀ MARGINALE.

La scuola Austriaca, un insieme di economisti che si riunirono alla scuola di Vienna, studiò modelli matematici che danno giustificazione alla teoria della massimizzazione del profitto, dell'utilità ed esempio il principio dei rendimenti marginali decrescenti, ecc. Tra il 1923 e il 1929 le teorie classi che venne messe in discussione, perché con la fine della guerra e la crisi economica degli anni '20, che molto agenti nonostante gli agenti seguissero i dettami della teoria classica ci verificano dei fallimenti del mercato, e si arrivò in una situazione di sottooccupazione.

A questo punto storico

A questo punto storico entrò in gioco la seconda scuola economica di riferimento:

la scuola fondata da Keynes. La critica principale della

scuola classica è che questa non prevede l'insorgere di potenziali

equilibri di disoccupazione, cioè nel caso in cui si fosse presente una

situazione nella quale i lavoratori, pur essendo disposti a lavorare il

salario del salario corrente sul mercato, non trovano un'occupazione per

assenza di domanda aggregata. La situazione non poteva essere lasciata

al libero mercato perciò è necessario un intervento pubblico che

stimolando la domanda aggregata facesse ripartire le aspettative degli

imprenditori, stimolando la produzione e il reddito. La scuola

keynesiana ha funzionato fino alla fine degli anni, le spese belliche

hanno distrutto una espansione della produzione, perciò l'intervento dello stato

nell'economia ha favorito il raggiungimento della piena occupazione, questo però

ha sostenuto l'inflazione che si è riversata nel corso degli anni 70

Mediante con l'aumento dell'inflazione, e aumentato la disoccupazione

così tornò in scena la scuola classica, ora la teoria keynesiana, dopolichè di aver portato il sistema all'

iperinflazione e causò dell'eccessiva liquidità immessa nel mercato

come conseguenza dell'intervento pubblico.

Tutti gli 1980 sono stati caratterizzatti effettivamente da una ripresa econo

mica operante del libero mercato. Ita manostre ciò si verifica negli

anni 80-90 la crisi finanziaria del Broker, mutui subprime

che erano stati immessi nel mercato senza garanzie portandomi al disa

orello del sistema finanziario e di nuovo il sistema crolla in sottocap

sone. In America l'intervento pubblico e servito per stimolare l'econo

mie e ridurre la disoccupazione

La sintesi che cerca di unificare la due tarr le teorie principali afferma che

le teorie keynesiane risulterà essere valida nel breve periodo, mentre la

teoria classica per il lungo periodo.

Microfondamenti della Macroeconomia

Analizzare il comportamento ottimizzante dei singoli soggetti che poi possono essere aggregati al livello macroeconomico generale.

Analizzare il comportamento dei singoli soggetti significa studiarne la funzione di utilità.

La funzione di utilità degli agenti economici può dipendere da almeno due elementi: il reddito (Y) e il tempo libero (TL)

U = U(Y, TL)

L'offerta di lavoro, cioè il numero di ore dedicate al lavoro, è la differenza tra il tempo complessivo (TC) e il monte del tempo libero TL.

NS = Tc - Tl

Il reddito e il tempo libero sono beni normali, le utilità marginali sono:

UY > 0 UTL > 0 L'utilità dei soggetti aumenta dall'incremento del reddito è positiva inelchè i soggetti ricavano maggiore utilità dall'aumentare del tempo libero a disposizione.

SHS = dY dTL = -UY < 0

La ricchezza complessiva W ("wealth") dell'economia è il valore di tutti liquidi (P) prodotti dalle imprese (P - P) e del tempo complessivo a disposizione.

Il prezzo di quel tempo avrebbe nel mercato del lavoro (ω)

W = P · Π + ω TC

Il vincolo di bilancio dice che si possano utilizzare le beni reddito e tempo libero entro il limiti delle ricchezze fiscazioni complessive W

W = P · Y + ω (TC - TL) + P · I

⇔ P · Y + ω TL = P · Π + P · I + ω TC - ω TL

⇔ P · Y + ω TL = P · Π + P · I + ω (TC - TL)

⇔ P · Y = P · Π + P · I + ω (TC - TL)

Y = Π + ω (TC - TL) / P relazione tra tempo libero e Y

Rappresentazione grafica della relazione tra i due beni (Y e TL) da cui dipende la funzione di utilità

Il tempo libero a disposizione non può essere infinito perché esiste un limite tecnico dato del tempo complessivo. Nel punto In cui il tempo libero è uguale al tempo complessivo

TL0 = TC ⇒ Y = Y0

Dato un vincolo di bilancio l'allocazione ottima si ha quando

Il vincolo di bilancio è tangente elle curve di indifferenza. Data la funzione di utilità, per ogni dato livello di utilità si possono costruire delle curve di indifferenza. Il punto di tangenza rappresenta l’allocazione ottima di reddito e tempo libero che massimizza la funzione di utilità.

Ricavare la curva di offerta di lavoro nell'economia classica

Siccome le ore dedicate al lavoro (ossia l’offerta di lavoro) è definita come differenza tra tempo complessivo e tempo libero per un dato tempo libero TL, si avrà un’offerta data [dato che l]. Nell’equazione del vincolo di bilancio il saggio del salario reale è presente come il coefficiente angolare del vincolo Graficamente se aumenta il saggio del salario reale aumenta il costo del lavoro per le imprese, questo di conseguenza diminuisce meno profitto Tl si muove rispetto al vincolo di bilancio da un punto maggiore perché (meno) lo aumenta. Se aumenta il saggio del salario reale il reddito per le famiglie aumenta (y). In questo caso si possono avere due direzioni: il reddito è aumentato y1 e il tempo libero è aumentato e TL come allocazione ottima oppure il reddito è aumentato y2 ma le tempo libero si è ridotto tl2. In una condizione economica normale l’aumento del saggio del salario reale spinge le famiglie ad entrare nel mondo del lavoro e quindi il tempo libero si riduce ed è possibile se si procreassero a costruire infinite combinazioni di economie normali e si disponesse insieme si otterrebbe un andamento crescente della curva di offerta di lavoro di tandre che saggio del salario reale w/p per condizione anomale si verifica quando. (il aumento di w/p invente.) Il effetto rilotto vera più possibile, da le condizioni in cui preco lo l’effetto iniziale, anche il aumentero di w/p le

soggetto economico risponde con una diminuzione dell'offerta di lavoro perché

aumenta il tempo libero. La curva quindi retrocede (backward bending)

RAPPRESENTAZIONE DELL'EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE SECONDO L'ECONOMIA

CLASSICA

Dote la domanda di lavoro, la curva di offerta di lavoro è una retta crescente rispetto al

saggio del salario reale. La caratteristica dell'economia classica è che in corrispondenza

di del fattore lavoro impiegato, la funzione di produzione ottiene un livello

di output prodotto Y0, e avrà sempre un andamento crescente, ma diventerà

meno pronunciato in base all'equilibrio nel mercato del lavoro. L'output Y0 definisce

anche la curva di offerta YS e la curva di offerta aggregata secondo

la scuola classica; viene definito come il livello di produzione realizzato nel

momento in cui il mercato del lavoro è in equilibrio. Le curve di offerta aggregata

rispetto le leggi di Say, in base alle quale la produzione nel mercato si stabilizza

in base ai redditi prodotti del mercato del lavoro. Questo significa, secondo la

scuola classica, che l’adozione di manovre di politica economica di tipo espansivo,

che fanno espandere le domande aggregate, hanno effetti nominali, cioè fanno

innalzare il livello dei prezzi, ma non hanno effetti di tipo reale (perché il

reddito in nome aumentato livello degli attino dell'output prodotto). E l’offerta

crea la domanda, cioè distinte spostamenti della curva di offerta sarebbero in grado

di far aumentare i redditi in equilibrio.

L’aumento dell’offerta nell’economia classica può essere raggiunto solamente in due modi:

  • attraverso un'espansione del progresso tecnico.
  • attraverso la modificazione dei gusti delle famiglie.

COME INFLUENZANO IL MERCATO DEL LAVORO I GUSTI DELLE FAMIGLIE

indice dei prezzi atteso

w, w0, w1

L'edificizione i gusti delle famiglie significa intervenire sull'offerta di lavoro, poichél'offerta di lavoro viene definita dalle famiglie, cioè rappresenta il numero di ore destinateal lavoro infatti la domanda di lavoro è il numero di occupati che viene doman-data dalle imprese. l'edificazione i gusti, vedi dire del terzo esempio, indica in presenza di un aumento dei saggi dei salari reali: le famiglie decidono di destinare maggior tempo il tempo libero e ridurre il numero di ore destinate il lavoro. ciò comporta uno spostamento della curva di offerta verso il basso. lo spostamento comporta una riduzione dell'occupazione e produce un nuovo livello di output di equilibrio, che debba luogo a un livello dell'output complessivo prodotti sul mercato, cioè una nuova curva di offerta aggregata accompagnato di un incre- mento dell'indice dei prezzi.

È conveniente il rappresentato sul grafico del mercato del lavoro la relazione tra N e w, e far dipendere le funzioni implicitamente dall'indice dei prezzi.queste verranno spostate nel momento in cui i prezzi di mercato verrannodi aspettative le famiglie formulano sull'andamento delle variabili economiche influenza il comportamento delle mercato del lavoro. siccome le principali variabilidell'economia è l’indice dei prezzi, un mutamento delle aspettative (cioè del valor da si attendono posso avere i prezzi in futuro) potrà fer modificare le combinazione di equilibrio nel mercato del lavoro

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia.sa123 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Bella Giovanni.
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