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Macroeconomia

L'economia politica è la scienza che studia il modo in cui le società umane si organizzano per produrre e distribuire, attraverso l'uso di risorse scarse e soggette ad usi alternativi, i beni necessari al soddisfacimento dei bisogni individuali e collettivi. Qualsiasi società umana, anche di piccole dimensioni, è caratterizzata dalla divisione del lavoro tra i soggetti che la compongono, ovvero dalla specializzazione degli stessi nelle diverse attività produttive. La società deve quindi risolvere un problema preliminare: il coordinamento delle decisioni.

Forme di organizzazione economica

Sotto il profilo del coordinamento nella storia dell'umanità si distinguono tre forme principali di organizzazione, basate rispettivamente:

  • Sulla tradizione (scelta dell'attività produttiva e specializzazione tramandate di padre in figlio e in cui l'innovazione e il cambiamento sono valori negativi)
  • Sul comando o piano (società organizzata in modo gerarchico e in cui le decisioni su chi fa che cosa sono imposte dall'alto)
  • Sull'economia di mercato

Economia di mercato

L'economia di mercato è il sistema più recente ed è basato sulla libertà d'impresa e sulla ricerca e la massimizzazione dell'utilità da parte dei consumatori, e del profitto da parte degli imprenditori. La flessibilità dei prezzi assicura che le risorse produttive siano utilizzate e spostate in base alla domanda dei beni ed ai gusti dei consumatori. Le decisioni sono decentrate e il coordinamento è assicurato dalle forze impersonali della domanda e dell'offerta (mano invisibile di Adam Smith).

Il sistema di mercato deve essere inquadrato in un contesto legale istituzionale che assicuri la tutela dei diritti civili fondamentali e stabilisca le regole per lo svolgimento delle attività economiche in concorrenza. È compito dello Stato fornire la cornice istituzionale. Lo Stato deve anche sopperire alla fune del mercato con la politica economica e sociale, come la redistribuzione del reddito e la tutela dell'ambiente.

Microeconomia e macroeconomia

Un sistema economico si riferisce generalmente ad un paese: nazione, regione o confederazione. Con il termine paese si intende un'estensione di terre comprese entro determinati confini e abitate da una popolazione dotata di un'organizzazione statale. L'economia politica si suddivide in due branche principali:

  • Microeconomia che si occupa del comportamento dei singoli mercati di beni o servizi e dei singoli operatori economici (imprese, consumatori...)
  • Macroeconomia che studia il funzionamento del sistema economico nel suo insieme e delle variabili aggregate

Obiettivi e vincoli della politica economica

Gli obiettivi della politica economica sono la piena occupazione dei fattori produttivi, in particolare della forza lavoro, e lo sviluppo economico inteso come un processo di incremento costante della capacità produttiva del sistema con conseguente ampliamento sia delle quantità sia delle varietà dei beni prodotti quindi come crescita economica, sia in senso lato come miglioramento delle condizioni di vita della popolazione non necessariamente legato alle possibilità, a parità di reddito, di comprare più beni ma più che altro ad avvertire benessere (durata della vita, stato di salute, istruzione, qualità dell'ambiente...)

I vincoli alla politica economica sono la stabilità monetaria, interna ed esterna, data dalla stabilità dei prezzi, dall'equilibrio di bilancio della pubblica amministrazione e dal pareggio tendenziale della bilancia dei pagamenti ovvero dal conto che registra i movimenti di merci, servizi, trasferimenti e capitali da e verso il resto del mondo. Quindi, bisogna tenere elevata l'occupazione e la crescita mantenendo la stabilità dei prezzi ovvero evitando l'inflazione, bisogna equilibrare i bonus, le entrate e le uscite della pubblica amministrazione e bisogna fare in modo che ci sia un equilibrio fra importazioni ed esportazioni. Altri vincoli alla politica economica sono l'equa distribuzione del reddito, la tutela del patrimonio artistico, l'equilibrio ambientale...

Strumenti della macroeconomia

La macroeconomia fornisce gli strumenti concettuali per comprendere l'andamento dei sistemi economici e per guidare le scelte di politica economica principalmente attraverso la contabilità nazionale e l'analisi teorica. La finalità principale della contabilità nazionale è la rilevazione e lo studio del prodotto aggregato dei sistemi economici.

Per prodotto aggregato si intende la somma dei beni finali del sistema economico in un determinato periodo. I beni finali sono destinati al consumo o all'investimento, escludendo dal calcolo, per evitare duplicazioni, i beni intermedi utilizzati per la produzione dei beni finali.

Calcolo del prodotto aggregato

Per calcolare il prodotto aggregato si indica con il prodotto aggregato dell'anno 0: Z0 = P1,0Q1,0 + P2,0Q2,0 + ... + Pn,0Qn,0, dove Q1,0, Q2,0, ..., Qn,0 sono le quantità dei beni finali 1, 2, ..., n, il secondo suffisso si riferisce al periodo di riferimento, nel caso specifico all'anno 0 (anni base) e P sono i prezzi dei singoli beni. Il prodotto aggregato Z è una misura dell'attività economica svolta da un paese.

Le variazioni di Z dipendono sia dal mutamento delle quantità sia dal mutamento dei prezzi. Se si considera un prodotto a prezzi costanti, solo l'aumento delle quantità è indicatore di sviluppo economico, di maggior benessere della popolazione. L'aumento dei prezzi rappresenta invece un fenomeno di inflazione. Per misurare le variazioni delle quantità si usano i prezzi di un anno base per valutare le quantità degli anni seguenti.

Prodotto reale e nominale

Ad esempio, se il periodo 0 è scelto come base, Z1 = P1,0Q1,1 + P2,0Q2,1 + ... + Pn,0Qn,1, dove Z1 è il prodotto a prezzi costanti o prodotto reale dell'anno 1. In esso si considerano le quantità dell'anno corrente e i prezzi dell'anno base.

Si definisce quindi prodotto a prezzi correnti o prodotto nominale dell'anno 1, Z1 = P1,1Q1,1 + P2,1Q2,1 + ... + Pn,1Qn,1, e prodotto a prezzi costanti o prodotto reale dell'anno 1, Z1 = P1,0Q1,1 + P2,0Q2,1 + ... + Pn,0Qn,1, dell'anno base.

La variazione del prodotto nominale ΔZ = Z1 - Z0 ha due componenti: la variazione reale (dovuta alle sole quantità) ΔZr = Z1 - Z0, e la variazione dovuta ai soli prezzi ΔZp = Z1 - Zr.

Indicatori economici

L'indicatore della crescita economica è dato dal tasso di variazione del prodotto reale: Tr = (Z1 - Z0) / Z0. Il tasso di inflazione è dato da: Tp = (P1/P0) - 1, dove P1 è l'indice implicito dei prezzi o deflatore del prodotto aggregato.

Il prodotto pro-capite a prezzi costanti è pari al rapporto fra prodotto aggregato reale e popolazione. È l'indicatore più usato per lo sviluppo economico di un paese e misura la quantità di beni e servizi mediamente a disposizione del cittadino in un certo periodo.

Analisi teorica

L'analisi teorica consiste in rappresentazioni del mondo reale (modelli) atti ad interpretare l'economia di un paese, formulare previsioni, proporre azioni di politica economica, su tre principali oggetti della macroeconomia: la crescita economica, l'occupazione e l'inflazione.

Ciclo economico

La crescita economica non segue un andamento regolare e costante, ma è caratterizzata da fluttuazioni nel tempo. Si definisce ciclo economico l'alternarsi di fasi di espansione (ripresa) e contrazione (recessione) del prodotto reale intorno alla sua tendenza di crescita (trend) di lungo periodo. Il ciclo economico di un paese influisce sulle fasi economiche degli altri paesi. In prossimità del punto di massimo di un ciclo la domanda superiore all'offerta potenziale stimola l'inflazione, mentre in prossimità del punto di minimo la bassa domanda genera disoccupazione.

Si definisce il gap di produzione la differenza fra la produzione potenziale, corrispondente al pieno impiego delle risorse disponibili, e la produzione effettiva. Ci possono essere momenti in cui pur potendo produrre di più, l'occupazione non è ai valori massimi, ad esempio per un disallineamento fra il personale richiesto e il personale in cerca di lavoro. Il gap di produzione può divenire molto consistente nei periodi di crisi, come nella grave recessione del 2008-2010 che ha colpito tutto il mondo e in particolare l'Italia, che non ha ancora recuperato la capacità produttiva del 2006/2007.

Inflazione e disoccupazione

L'inflazione è uno dei principali problemi macroeconomici ma i suoi effetti sono considerati meno critici della disoccupazione. Nel breve periodo la capacità produttiva è data, il livello dei prezzi è rigido, soprattutto verso il basso, la produzione e l'occupazione dipendono dalla domanda aggregata. La curva di offerta aggregata è orizzontale fino al livello di piena occupazione, poi diventa verticale (prodotto potenziale fisso).

La produzione effettiva e l'occupazione dipendono dal livello della domanda aggregata, rappresentata da una curva inclinata negativamente, a meno che la curva di domanda salga oltre il prezzo potenziale (tratto verticale della curva di offerta): in tal caso si parla di inflazione da domanda. Se la domanda aggregata è inferiore al prodotto potenziale si avrà la recessione. Uno spostamento verso il basso della curva di domanda provoca una caduta della produzione senza effetti sul livello dei prezzi, mentre uno spostamento verso l'alto entro il prodotto potenziale aumenta il prodotto ma non i prezzi e invece oltre il potenziale determina l'inflazione.

Capacità produttiva nel medio periodo

Nel medio periodo la capacità produttiva è data, i prezzi e salari sono parzialmente flessibili e la produzione, l'occupazione e i prezzi dipendono dalla domanda aggregata. La curva di offerta aggregata cresce fino al livello di piena occupazione, poi diventa verticale. Quindi non solo la produzione effettiva, ma anche il livello dei prezzi dipende dalla domanda aggregata: se la domanda aggregata è inferiore al livello di piena occupazione i prezzi e salari dovrebbero diminuire ma in realtà si ha inflazione anche in presenza di un certo grado di disoccupazione poiché la discesa dei prezzi/salari è detta viscosa ovvero c'è un'imperfezione del mercato del lavoro (disoccupazione frizionale) e ci sono conflitti distributivi fra lavoratori e datori di lavoro.

Se la domanda aggregata è inferiore al prodotto potenziale si avrà la recessione. Uno spostamento verso il basso della curva di domanda provoca una caduta della produzione con effetti sul livello dei prezzi mentre uno spostamento verso l'alto entro il prodotto potenziale aumenta il prodotto e i prezzi e invece oltre il potenziale determina l'inflazione.

Capacità produttiva nel lungo periodo

Nel lungo periodo la capacità produttiva e il prodotto potenziale sono variabili, le fluttuazioni della domanda aggregata non influenzano il trend di crescita del prodotto, i fattori produttivi sono pienamente impiegati, la produzione è sempre al suo livello potenziale ovvero la curva di offerta aggregata è verticale ma si sposta nel tempo e i periodi di espansione e di recessione si compensano: di studiano i fattori della crescita.

La teoria della crescita studia i fattori che aumentano il prodotto potenziale nel lungo periodo come l'accumulazione del capitale e il progresso tecnologico. L'andamento del livello dei prezzi dipende dai rapporti che si instaurano in ciascun periodo fra domanda e offerta aggregata.

Sviluppo, occupazione, inflazione

I nostri redditi sono più elevati di quelli dei nostri antenati, quelli dei paesi avanzati sono maggiori di quelli in via di sviluppo: questo si spiega con la contabilità della crescita e con la teoria della crescita. La contabilità della crescita studia come i diversi fattori produttivi contribuiscono all'incremento della produzione totale (PIL) e quindi misura fenomeni per costruire teorie e ipotesi.

La teoria della crescita studia come le decisioni economiche influiscono sull'accumulo dei fattori produttivi (lavoro e capitale) e quindi sul benessere della popolazione. La crescita economica è l'aumento della capacità di offrire, quindi di produrre e vendere, beni economici sempre più differenziati alla popolazione.

Condizioni della crescita economica

Questa si basa su due condizioni necessarie: il progresso tecnologico, il quale è un fattore permissivo cioè una condizione necessaria ma non sufficiente, e l'adattamento istituzionale e ideologico, ovvero il fatto che oggi pratiche come schiavitù, mancanza di istruzione, discriminazione e fanatismo religioso non sono più compatibili ovvero c'è una separazione fra la gestione sociale e religione/ideologie.

Lo sviluppo economico moderno inizia in Europa nel 1500 ovvero nel Rinascimento, secolo in cui si hanno le grandi scoperte geografiche e quindi inizia la globalizzazione. La crescita economica accelera a metà del 1700 con l'Illuminismo e in particolare con la rivoluzione industriale e si sviluppa maggiormente nel 1900 con la nascita della Management science. La crescita economica comporta la ricerca di metodi di produzione efficienti e nuovi prodotti e si distingue per caratteristiche quantitative, strutturali e di diffusione internazionale.

Caratteristiche della crescita economica

Le caratteristiche quantitative permettono un'accelerazione nella crescita del PIL pro capite, ovvero di quell'insieme di beni e servizi rapportato al numero di persone che compongono il sistema economico, e permette la transizione demografica, ovvero un forte aumento della popolazione per abbassamento del tasso di mortalità, la successiva stabilizzazione con forte riduzione del tasso di natalità fino a un saldo negativo e il contemporaneo aumento della vita media attesa e dei flussi migratori.

Un'altra importante caratteristica quantitativa che si registra nella crescita è l'aumento della produttività dei fattori, ovvero l'aumento dell'output per unità di input, con conseguente aumento del reddito pro capite cioè a parità di input ottengo una maggiore quantità di output. Inoltre, i tassi di occupazione restano costanti ma si ha una riduzione delle ore medie lavorate e ci sono delle trasformazioni nella composizione del tasso di occupazione ovvero ci sono meno giovani e anziani, poiché si lavora nella fascia centrale di vita, e ci sono più donne.

Caratteristiche strutturali della crescita

Le caratteristiche strutturali sono invece la diminuzione di addetti e del valore aggiunto dell'agricoltura in favore dell'industria e, poi, dei servizi; il passaggio da piccole imprese familiari a grandi imprese manageriali; la trasformazione dei consumi, ovvero la perdita di rilievo di prodotti alimentari in favore di istruzione, sanità e servizi alla persona; i mutamenti sociali e nei costumi: l'urbanizzazione, la laicizzazione, la secolarizzazione, il passaggio dalla famiglia patriarcale a quella nucleare, il nuovo ruolo della donna nell'economia nella società.

Diffusione internazionale della crescita

Infine abbiamo le caratteristiche di diffusione internazionale. La comunicazione di massa crea un mondo sempre più omogeneo, dove i Paesi arretrati imitano quelli avanzati, che registrano tenore di vita crescenti senza precedenti nella storia. Questa omogeneità diventa man mano sempre più evidente e andando avanti nel tempo ci sarà un unico governo mondiale. Tuttavia, il divario tra Paesi sviluppati e paesi avanzati ha stentato a ridursi per molto tempo ed è tuttora molto ampio: i motivi attirano ancora oggi l'attenzione degli studiosi.

Il divario tra Paesi avanzati e resto del mondo dovrebbe ridursi, come ipotizzato nella teoria di convergenza di Abramovitz e David del 1999, secondo cui vi sono quattro motivi per cui Paesi poveri, partendo da situazioni di svantaggio (gap nei fattori), possono crescere più rapidamente dei ricchi:

  • Il capitale fisico e i modelli organizzativi sono obsoleti
  • Vi è un basso livello di capitale per addetto
  • Ci sono molti addetti in agricoltura e servizi di basso livello
  • La crescita del reddito porta ad un ampliamento del mercato interno (economie di scala) contribuendo allo sviluppo: si instaura quindi un circolo virtuoso.

Il divario fra paesi avanzati e il resto del mondo è invece cresciuto perché il potenziale di crescita dei Paesi poveri (teoria di convergenza) dipende da due elementi:

  • Congruenza tecnologica, ovvero quanto le tecnologie avanzate sono adatte anche al Paese inseguitore
  • Capitale sociale del Paese arretrato in termini di istruzione, istituzioni, assetto giuridico, valori sociali e religiosi...

Tuttavia, negli ultimi vent'anni per la prima volta in due secoli si è notata un'inversione di tendenza, dovuta prevalentemente a Paesi asiatici tra cui India e Cina in cui ci sono circa 3 miliardi di persone: in particolare la Cina è diventata la prima economia mondiale.

Definizione di forza lavoro

Definiamo forza lavoro gli occupati e i disoccupati. In particolare, gli occupati sono le persone con più di 15 anni occupate o che hanno effettuato ore di lavoro nella settimana di riferimento, mentre i disoccupati sono persone con più di 15 anni non occupate ma alla ricerca di un lavoro. Definiamo non forza lavoro la popolazione sotto i 15 anni e la popolazione sopra i 15 anni che non cerca lavoro perché sopra 64 anni oppure studenti, casalinghe, scoraggiati.

La forza lavoro potenziale è data dalle persone che non cercano lavoro attivamente ma sono disponibili, oppure cercano ma non sono subito disponibili poiché magari ne cercano uno in particolare. Si definisce tasso di attività il rapporto fra la forza lavoro e popolazione, tasso di inattività il rapporto fra non forza lavoro e popolazione, tasso di occupazione il rapporto fra occupati e popolazione.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marsgabriella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Garavelli Claudio Achille.
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