Le crisi economiche e finanziarie
Interpretazione classica della macroeconomia
Adam Smith 1798: laissez-faire (mano invisibile che rende tutti più felici, ognuno deve massimizzare il proprio interesse). Dalla fine del '700 fino alla grande rivoluzione (derivate), hanno iniziato a parlare di economia. “I mercati tendono all’equilibrio”, ovvero: aggregando i comportamenti individuali si ottengono risultati prevedibili ed auspicabili => laissez-faire. Teoria: i mercati sono in equilibrio fino al successivo shock (ad es. cambio del prezzo di un input). Prima si massimizzava ciò che si voleva massimizzare si aveva equilibrio.
Crisi del '29 – Grande Depressione
Crisi simile a quella del 2008 (vedi successivamente), stessa dinamica ma modi di operare e mezzi finanziari diversi→ alla quale è seguita recessione e disoccupazione.
Teoria generale di Keynes (TG) 1936
Keynes si è occupato di macroeconomia, dopo la crisi del '29, ha spiegato come la mano invisibile di Smith non può valere sempre, la realtà è più complicata di quello che si pensava in passato. Teoria giusta nel momento giusto. L'intuizione della TG: le politiche di fine tuning. Si esce dalla recessione se la domanda aggregata (consumi, investimenti) si riprende. Come? Lo Stato deve contribuire direttamente alla ripresa della domanda aggregata (interventismo). La spesa pubblica/GDP sale dal 16% (1939) al 48% (1944), la disoccupazione scende da 17.2% (1936) al 1.2% (1944)→ MA cresce il debito pubblico, significa traslare il debito sulle generazioni future. Dal punto di vista economico non è stato di grande successo l’utilizzo delle teorie Keynesiane.→Questa teoria la applicheremo nel breve periodo ad applicare queste teorie fu J. F. Kennedy.
Crisi della macro keynesiana: shock petrolifero anni '70
Alta disoccupazione→ inflazione→ altri effetti indesiderati, anche oltre il 20% in alcuni paesi sviluppati. Calo della domanda, meno esigenza di lavoratori, licenziamenti e quindi sempre più recessione, faceva crescere il prezzo dei prodotti poiché costava di più la produzione. Crescita esponenziale dei prezzi (tassi crescenti).
La nuova macroeconomia classica - neoclassica
Dopo le guerre, disoccupazione, inflazione e crisi petrolifera, sono nate le teorie neoclassiche (Harvard, MIT,…). Cercano di spiegare come mai si sono creati quei problemi e cercare soluzioni. Riprendono le teorie classiche MA minor interventismo nella politica economica da parte delle autorità pubbliche, governi e banche centrali, ciò rende meno probabili risultati inattesi e indesiderabili.→ meno incertezza sui mercati→ importante il ruolo delle banche centrali. Questa teoria la applicheremo nel medio periodo. Spendere lo stipendio da impulso agli aggregati economici, meccanismo che va a risolvere problemi dell’economia. Risultati: maggiore stabilità dei prezzi a partire dagli anni '80 (grafico).
Crisi del 2008
Quella del 2008 fu una crisi finanziaria (crisi dei sub-prime) sia per le economie più sviluppate che quelle meno. Periodo in cui le economie basate sui principi neoclassici e sui principi keynesiani. Si stavano stabilizzando i prezzi, l’inflazione era scesa… ma ci si rende conto che non tutti i prezzi erano stabili, i prezzi delle case crollano. Comprare azioni di un determinato settore, perché si vede che i prezzi salgono (mercato immobiliare) ma uno cambia idea, molti lo seguono, allora scende il prezzo di mercato delle case e poi la crisi travolge tutto.
Mutui sub-prime: destinati ad una clientela colta; consistono nel mettere delle tasse basse a persone con un background di studio importante, che quindi si suppone avranno uno stipendio più alto in futuro, devono avere il tempo di guadagnare. Ma sbagliano a individuare queste persone. Con il tempo queste tasse si alzano, contando che queste persone inizino a guadagnare di più dati i loro studi (basso rischio), il problema è che con l’aumento delle tasse finisce che devono pagare più del valore della casa in quel momento, quindi vendono. Solo che molta gente aveva investito su questi mutui, avevano convinto la gente che il rischio era molto basso, ma la gente facendo i conti capisce che non ne valeva la pena, falliscono tutti. Le banche non vengono più pagate e portano giù anche tutte le società di cui erano proprietarie.→ Bolla sul settore immobiliare (mutui) ma è stata una delle concause, altra causa è stata l’innovazione finanziaria.→ →si ripete la storia del '29 si ritorna alle teorie keynesiane.
Barra gialla: stima delle perdite dovute alla crisi del 2008 sul settore in cui si è originata (sui mutui). Sono state molto lieve sul settore colpito. Barra rossa: stima della perdita complessiva GDP (misura di benessere a livello aggregato, PIL) a livello mondiale. Barra blu: perdita in termini di capitalizzazione di borsa (in un anno), supera il 25%. Borse hanno bruciato capitale oltre il 25% del loro totale.
Crisi del 2010 (Europa): crisi sul debito sovrano
I governi (e banche centrali) iniziano a spendere, intervengono Keynesiani (interventisti) o Neoclassici (laissez-faire)? Cambridge (UK) contro Cambridge (US), chi ha ragione? Dipende dall’orizzonte temporale - Keynesiani: orizzonte temporale di breve periodo => il ciclo economico - Neoclassici: orizzonte temporale di medio-lungo periodo => il trend, la crescita.
Recessione = tasso di crescita del PIL negativo per due trimestri consecutivi.
Contabilità nazionale
Solo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si inizia a parlare di contabilità nazionale (produzione aggregata). Prima c’erano misure di produzione aggregata, ma costruivano dati in modo retrospettivo. Come ogni sistema contabile, la contabilità nazionale per prima cosa definisce i concetti utilizzati e successivamente costruisce delle variabili che corrispondono a tali concetti.
La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata prodotto interno lordo (PIL). Produzione aggregata (PIL prodotto interno lordo): valore dei beni e servizi prodotti in un’economia (es. nazione) in un dato arco temporale.= Produzione output delle imprese (beni) = reddito PIL facilmente misurabile perché misura analoga al reddito. PIL non è misura ufficiale di benessere. Con i ricavi un’impresa paga sia le materie prime sia gli stipendi dei dipendenti più si produce più si pagano redditi e più la popolazione si arricchisce.
Beni intermedi: beni che servono nella produzione di un altro bene (non devo contarli due volte nel PIL). Differenza tra PIL e PNL → PIL (prodotto interno lordo) produzione all’interno di un confine geografico. Ciò che viene prodotto da casa madre in Italia fa parte del PIL, ciò che viene prodotto in una filiale in Francia no. PNL (prodotto nazionale lordo) che consiste nel valore dei beni e servizi prodotti dai residenti in un’economia, ovunque essi si trovino. Si riferisce alla nazionalità di chi produce. Ciò che viene prodotto dalla filiale in Francia rientrerebbe nel PNL italiano.
Calcolo del PIL
- Valore dei beni e servizi finali prodotti nell’economia in t (beni finali, non beni intermedi) (vendite al pubblico incluse esportazioni a qualsiasi stadio – importazioni materie prime o beni intermedi). Se ci sono prodotti finiti importati dall’esterno, non devo considerarli. Finali = venduti al pubblico, famiglie (es. auto, non pneumatici), non i beni venduti tra imprese.
- Somma del valore aggiunto dell’economia in t (ricavi) escluse esportazioni – costo materie prime e importazioni di materie prime beni intermedi beni intermedi e/o. Non calcola prodotto finale di un’impresa, vado a calcolare ciò che ogni impresa produce, anche i beni intermedi.
- Somma dei redditi e imposte indirette (es. IVA) dell’economia in t (profitti, salari, stipendi, tasse, imposte). Prodotto di un’economia = somma di tutti i redditi. Parliamo indifferentemente di reddito o prodotto.
2 economie: una integrata e una separata, il PIL è sempre lo stesso. Abbiamo parlato di PIL in valore assoluto, PIL nominale (in soldi).
Calcolo del tassi di crescita del PIL (nominale e reale)
- PIL nominale: quantità prodotte in un anno * prezzi in quell’anno. Somma delle quantità dei beni e servizi finali valutati al prezzo corrente. PIL a prezzi correnti. Il PIL nominale cresce nel tempo perché la produzione cresce nel tempo, e anche il prezzo di beni e servizi. Ma noi vogliamo calcolare solo la crescita della produzione senza tener conto di quella dei prezzi PIL reale.
- PIL reale = PIL reale il suo tasso di crescita reale CR $∙ =∙ = inflazione deriva dal tasso di crescita dei. In percentuale quanta crescita è imputabile al prodotto (PIL reale) e quanta ai prezzi (inflazione)?
PIL reale: quantità prodotte in un anno * prezzi in un anno base (arbitrario, in questo caso 0). Somma delle quantità dei beni e servizi finali valutati a prezzo costante. PIL a prezzi costanti. PIL in termini di beni. PIL aggiustato per l’inflazione. PIL ai prezzi del (anno base). Se calcolo il PIL reale prima con una base (ad es. 0) e poi con un’altra base (ad es. 1), i valori saranno diversi (perché considero prezzi diversi), ma il tasso di variazione da un anno all’altro sarà lo stesso. $ –$ –1 0 1 0 tasso di crescita del PIL (reale o nominale): oppure $ 0 0.
Il PIL reale misura la dimensione economica di un paese (se un paese ha il PIL doppio rispetto ad un altro, allora quel paese sarà economicamente due volte più grande dell’altro). Espansioni = periodi di crescita positiva del PIL (tasso positivo). Recessioni = periodi di crescita negativa del PIL (tasso negativo).
Esempio
Economia unica che produce patate e automobili (prodotto finali), anno 0 e anno 1 calcolo numero 1.
- PIL nominale Anno 0: $ = 100,000 ∗ 1 + 10 ∗ 10,000 = 200,000
- PIL nominale Anno 1: $ = 100,000 ∗ 1,2 + 11 ∗ 10,000 = 230,000
- $ −$ 230,000−200,000 = = = 15% = Tasso di crescita del PIL nominale $$ 200,000
- PIL reale Anno 0: = 100,000 ∗ 1 + 10 ∗ 10,000 = 200,000 è uguale al PIL reale perché stesso anno base
- PIL reale Anno 1: = 100,000 ∗ 1 + 11 ∗ 10,000 = 210,000
- − 210,000−200,000 = = = 5% = Tasso di crescita del PIL reale 200,000
Tasso di inflazione
L’inflazione rappresenta un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi (tasso di inflazione positivo). La deflazione è una riduzione del livello dei prezzi (tasso di inflazione negativo) − − = dove è un indice dei prezzi (numero indice) a scelta tra:
- Deflatore $ = = → $ = 200,000 230,000 = = 1 = = 1,1. Nell’esempio ,0 1200,000 210,0001,1−1 = = 10% che sommato al tasso di crescita del PIL reale `pari al tassi di crescita del PIL nominale1 1 ≈ + quanto più i tassi sono piccoli, più è vera l’uguaglianza$
Il deflatore del PIL contiene informazioni in merito al prezzo medio della produzione, cioè dei beni finali prodotti nell’economia. Tuttavia i consumatori sono interessati al prezzo medio dei beni che consumano; e i beni prodotti non coincidono con i beni acquistati quindi sono due valori diversi.
- Indice dei prezzi al consumo per misurare il prezzo medio al consumo. È un indice calcolato nella stessa maniera del deflatore ma su un paniere di beni che rappresentano il consumo di un consumatore urbano medio (definizione ISTAT). L’ISTAT si occupa della costruzione di tale indice, che riflette le variazioni dei prezzi del paniere di beni tipicamente consumato dalle famiglie italiane. Dopo aver calcolato il CPI per ciascun anno si procede al calcolo dell’inflazione come nell’esempio sopra.
Metodi di calcolo tasso d’inflazione
- Calcolo con il deflatore (metodo standard): Deflatore $ $−1 − $ $ $ − −1 = = = 1 − 1 = −1=ma perché anno base quindi $−1 −1 −1
- Calcolo come differenza tra tasso di crescita del PIL nominale e reale $ $ −$ − $ − −1 −1 ̃ = − $ = ̃ =ma perché all’anno base, quindi −1 −1 $ −1 −1 −1
- Confronto tra i due metodi, danno risultati simili se il PIL reale cresce a tassi ragionevolmente bassi $ − (1+ ) $ − (1 )̃ = = + = ( + ) (1+ ) −1
Esercizio 1
Si consideri il seguente sistema economico in cui operano solamente due (categorie di) imprese, e la cui attività può essere sintetizzata come segue: calcolate il valore del PIL di questa economia usando le tre definizioni possibili.
- Primo modo: produzione finale (beni e servizi finali) A = 600 (vp) + 110 (esp) – 200 (imp) = 510 contributo al PIL da parte dell’impresa A, B = 400 (vp) = 400 contributo al PIL da parte dell’impresa B = + = 910
- Secondo modo: valore aggiunto (valore della produzione meno il valore dei beni intermedi) A = ricavi – costi int = [600 (vp) + 110 (esp) + 200 (ven B)] – [200 + 100] = 610 solo beni/servizi no costi personale, B = [400 (vp) + 100] – [200] = 300 imposte come reddito pubblico quindi non considero = + = 910
- Terzo modo: redditi (profitti = ricavi tot – costi totali ; retribuzioni ; imposte indirette) A = + retrib = [tot ricavi – toto costi] + retrib = [600 + 110 + 200] – [200+100-120] +120 = 490 +120 = 610, B = [400+100]-[200+200+100] + 200 (retr)+ 100 (imp)= 0 + 300 = 300 = + = 910
Esercizio 2
In un sistema economico esistono solo due settori, A e B. In un dato anno il settore A:
- Realizza un valore aggiunto pari a 50;
- Paga retribuzioni per 30;
- Vende beni intermedi al settore B per 15.
Nello stesso anno, il settore B:
- Acquista beni intermedi dal settore A per 15 e dall’estero per 10;
- Paga retribuzioni per 20;
- Vende beni di consumo per 40, di cui 10 all’estero;
- Vende beni di investimento per 10, di cui 5 all’estero.
Calcolate il PIL del sistema economico in tale anno, descrivendo economicamente le definizioni contabili utilizzate.
- Il PIL è la somma del valore aggiunto prodotto in un’economia in un dato periodo di tempo:→ V.A. A = 50; V.A. B = (40 + 10) – (15 + 10) = 25 PIL = 50 + 25 = 75
- Il PIL è la somma dei redditi prodotti in un’economia in un dato periodo di tempo. Calcolo redditi come segue: Profitti A = ricavi – beni intermedi acquistati – retribuzioni – imposte = V.A. A – retribuzioni = 50 – 30 = 20; Profitti B = (40 + 10) – (15 + 10) – 20 = 5 Retribuzioni lavoratori A = 30 ; Retribuzioni lavoratori B = 20; Imposte = 0→ PIL = 20 + 5 + 30 + 20 + 0 = 75
Esercizio 3
Un paese produce tre beni finali: banane, telefoni e ombrelli. Il dipartimento di statistica comunica i seguenti dati:
- Calcolare tasso di inflazione nel periodo 1996-1997 utilizzando il deflatore del PIL, con il 1996 come anno base; Calcolo PIL nominale e reale per entrambi gli anni, e poi calcolo l’inflazione tramite il deflatore. Anno base 1996 (2100 (130$ ∗ 10) + ∗ 160) + (220 ∗ 50) = = = 1,121 1997 (2100 (130 ∗ 10) + ∗ 150) + (220 ∗ 30) Per le banane il prezzo è rimasto uguale, per i telefoni aumenta di poco, gli ombrelli aumentano di molto il prezzo. = 1 perché è nell’anno base 1996 1,121−1→ = = 0,121 = 12,1 %97 1
- Il paniere di base è composto da 10 banane e 2 telefoni (la produzione di ombrelli è completamente esportata perché il paese gode di un clima molto secco). Calcolate il tasso d’inflazione del periodo 1996-1997 utilizzando l’indice dei prezzi al consumo (CPI dall’acronimo inglese) prendendo il 1996 come anno base. Come si spiega il diverso risultato ottenuto al punto
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