Estratto del documento

Introduzione

Oggetto della macroeconomia

La macroeconomia è lo studio dell’economia nel suo complesso, di fenomeni come la crescita del reddito, le variazioni dei prezzi e il tasso di disoccupazione. Si occupa dei grandi aggregati economici. Gli eventi macroeconomici possono apparire astratti, ma hanno ripercussioni sulla nostra vita quotidiana. Le questioni macroeconomiche sono sempre al centro del dibattito politico nazionale e internazionale e le scelte in tale campo sono affidate ai leader politici. La spiegazione del funzionamento dell’economia, invece, è affidata agli studiosi di macroeconomia. A questo scopo essi raccolgono dati in diversi periodi e in diversi paesi, e tentano di formulare teorie generali che contribuiscano a dare una spiegazione all’andamento di tali dati, osservando le differenze tra un sistema economico e un altro e la loro evoluzione nel tempo.

La macroeconomia è una scienza giovane e imperfetta, ma gli economisti conoscono molto bene i meccanismi che regolano il funzionamento dell’economia. Perciò essi riescono a formulare provvedimenti di politica economica. Le circostanze macroeconomiche si evolvono nel tempo, spesso cambiando radicalmente. I principi di base della macroeconomia non cambiano di decennio in decennio, ma gli economisti devono applicarli con flessibilità e creatività a fronte di circostanze mutevoli. La macroeconomia si propone di spiegare gli accadimenti economici e di individuare provvedimenti volti a migliorare l’andamento del sistema.

Economisti: come pensano

La teoria come costruzione di modelli

Gli economisti ricorrono a modelli per capire il mondo, fatti di simboli e equazioni: formulazioni teoriche che semplificano la realtà in modo da rivelare come le variabili esogene influenzino quelle endogene. Gli economisti costruiscono i propri sistemi per spiegare il comportamento di variabili macroeconomiche quali il PIL, il tasso di inflazione e la disoccupazione. I modelli economici spiegano, spesso in termini matematici, il rapporto che lega due o più variabili. Si possono classificare le variabili in due categorie:

  • Variabili endogene: trovano una spiegazione nell’ambito del modello. Sono determinate dal modello e ne rappresentano i fattori in uscita.
  • Variabili esogene: vengono prese per date dal modello. Sono esterne al modello e ne rappresentano i fattori in entrata.

Il modello di domanda e offerta

La quantità domandata di un bene, Qd, dipende dal prezzo, P, e dal reddito aggregato, Y. Questa relazione è espressa dall’equazione: Qd = D(P,Y), dove D() rappresenta la funzione di domanda.

La quantità offerta dello stesso bene, Qo, dipende dal prezzo, P, e dal prezzo delle materie prime Pm. Questa relazione è espressa dall’equazione: Qo = O(P, Pm), dove O() rappresenta la funzione di offerta.

L’economista potrebbe supporre che il prezzo si aggiusti in modo da portare in equilibrio domanda e offerta: Qd = Qo. Queste tre equazioni compongono il modello del mercato di un determinato bene. Gli economisti rappresentano visivamente questo modello ricorrendo a un grafico domanda-offerta.

  • La curva di domanda mostra la relazione che intercorre tra la quantità domandata e il prezzo, mantenendo inalterato il reddito aggregato. Essa ha pendenza negativa, perché quanto più elevato è il prezzo, tanto più i consumatori sono indotti ad acquistare altri beni.
  • La curva di offerta mostra la relazione che intercorre tra la quantità offerta e il prezzo, mantenendo inalterato il prezzo delle materie prime. Essa ha pendenza positiva, perché quanto più il prezzo è elevato, tanto maggiore è il profitto che si ottiene dalla vendita e tanto più le imprese sono incentivate a produrre.

Il mercato è in equilibrio al prezzo e alla quantità in corrispondenza dei quali la curva di domanda e la curva di offerta si intersecano: in equilibrio, i consumatori domandano esattamente la quantità che i venditori sono disposti ad offrire.

  • Due variabili esogene: il reddito aggregato e il prezzo delle materie prime. Il modello non cerca di dare spiegazione di queste variabili, ma le considera determinate da fattori esterni;
  • Due variabili endogene: il prezzo del bene e la quantità scambiata. Sono queste le variabili che il modello cerca di spiegare.

Il modello può essere usato per dimostrare come la variazione di una delle variabili esogene influenzi entrambe le variabili endogene. Nello studio dell’economia bisogna saper decidere quando un’ipotesi semplificatrice contribuisce alla chiarezza della spiegazione e quando invece è fuorviante. La semplificazione è un fattore necessario per la costruzione di un modello: un modello costruito per essere realistico sarebbe troppo complicato e dunque incomprensibile. Ma comunque si deve tener conto degli elementi importanti del fenomeno da analizzare.

Una molteplicità di modelli

Gli economisti studiano molte diverse sfaccettature dei sistemi economici. Poiché nessun modello può dare risposte adeguate a tutte le domande, la macroeconomia ricorre a modelli diversi per rispondere a domande diverse. Un modello può considerarsi valido se si fonda su ipotesi semplificatrici valide.

Prezzi flessibili e vischiosi

Gli economisti presumono che i prezzi di beni e di servizi si aggiustino istantaneamente, in modo da garantire sempre l’uguaglianza tra quantità domandata e quantità offerta. Questa ipotesi è detta di market clearing e ipotizza che i prezzi siano flessibili. Ma questa ipotesi non si verifica nella realtà perché i prezzi sono vischiosi, in quanto non si adattano istantaneamente alle variazioni di domanda e offerta, ma gli aggiustamenti avvengono con molta lentezza. Quindi i modelli di market clearing descrivono l’equilibrio a cui tende il sistema economico; l’ipotesi di prezzi flessibili è adatta allo studio dell’economia nel lungo periodo. Mentre l’ipotesi di vischiosità dei prezzi è più adatta ad un’analisi di breve periodo.

La microeconomia

La microeconomia è lo studio del modo in cui gli individui e le imprese prendono le proprie decisioni di produzione e di consumo, e di come tali decisioni si influenzano reciprocamente. Dato che gli eventi macroeconomici sono il risultato di un’infinità di interazioni microeconomiche, tutti i modelli macroeconomici devono essere coerenti con i fondamenti microeconomici, anche quando tali fondamenti sono soltanto impliciti.

In sintesi

  • La macroeconomia è lo studio dei fenomeni che riguardano il sistema economico nel suo complesso, come la crescita del reddito, le variazioni dei prezzi e il tasso di occupazione. La macroeconomia si propone di spiegare gli accadimenti economici e di individuare provvedimenti volti a migliorare l’andamento del sistema.
  • Per capire il funzionamento del sistema economico, gli economisti si affidano ai modelli: formulazioni teoriche che semplificano la realtà in modo da rivelare come le variabili esogene influenzino quelle endogene. Il talento dell’economista sta nel sapere valutare se un modello riesce a spiegare adeguatamente le interrelazioni tra le variabili che analizza; poiché nessun modello può dare risposte adeguate a tutte le domande, la macroeconomia ricorre a modelli diversi per rispondere a domande diverse.
  • Una caratteristica fondamentale dei modelli macroeconomici è l’ipotesi di flessibilità o di vischiosità dei prezzi. Secondo la maggior parte degli economisti, i modelli con prezzi flessibili sono più adatti a descrivere l’economia nel lungo periodo, mentre quelli con prezzi vischiosi offrono una migliore descrizione dell’economia nel breve periodo.
  • La microeconomia è lo studio del modo in cui gli individui e le imprese prendono le proprie decisioni di produzione e di consumo, e di come tali decisioni si influenzano reciprocamente. Dato che gli eventi macroeconomici sono il risultato di un’infinità di interazioni microeconomiche, tutti i modelli macroeconomici devono essere coerenti con i fondamenti microeconomici, anche quando tali fondamenti sono soltanto impliciti.

I dati

Le tre misure statistiche che gli economisti e i politici utilizzano più spesso sono:

  • Il PIL, cioè il prodotto interno lordo, che misura il reddito totale della nazione e la spesa totale per l’acquisto di beni e servizi;
  • L’IPC, cioè l’indice dei prezzi al consumo, che misura il livello dei prezzi;
  • Il tasso di disoccupazione, che misura la quota di lavoratori privi di occupazione.

PIL

Il PIL rappresenta il valore di mercato di tutti i beni e i servizi finali prodotti (beni e servizi di produzione corrente) in un sistema economico in un dato periodo di tempo. Il PIL è considerato la misura più affidabile dell’andamento del sistema economico. L’obiettivo del PIL è quello di riassumere in un unico numero il valore monetario dell’attività economica in un dato periodo di tempo. Inoltre il PIL calcola il flusso dei beni prodotti in un anno, misura l’andamento dell’economia ed è considerato un indicatore imperfetto di benessere. Al PIL vengono date due interpretazioni: la prima considera il PIL come il reddito totale di tutti coloro che partecipano al sistema economico; la seconda lo considera come la spesa totale per l’acquisto di beni e servizi finali prodotti dal sistema economico. Il reddito totale e la spesa sono in realtà la medesima cosa.

La contabilità nazionale è il sistema utilizzato per misurare il PIL e le statistiche ad esso collegate.

PIL = REDDITO TOTALE = SPESA TOTALE

PIL PRO-CAPITE = PIL : numero di abitanti

Regole di calcolo del PIL

  • Per calcolare il valore di beni e servizi diversi, la contabilità nazionale ricorre ai prezzi di mercato. Il PIL si calcola moltiplicando il prezzo di un bene per la quantità prodotta di tale bene; eseguendo la stessa operazione per tutti i beni e sommando i risultati, si ottiene il valore del PIL.
  • La vendita di beni usati non rientra nel calcolo del PIL.
  • Un investimento in scorte da parte di un’impresa viene considerato una spesa dei proprietari dell’impresa stessa. La produzione che va a finire in magazzino fa aumentare il PIL tanto quanto la produzione che viene venduta. Di conseguenza, una vendita di beni a magazzino non influenza il PIL.
  • Non bisogna aggiungere il valore del bene intermedio a quello del bene finale perché questo comporterebbe una doppia contabilizzazione, in quanto nel prezzo del bene finale è già incorporato il valore del bene intermedio. Un altro modo per contabilizzare beni e servizi finali prodotti nel sistema economico è sommare il valore aggiunto in ciascuna fase della produzione. Il valore aggiunto di un’impresa è il valore del suo prodotto meno il valore dei beni intermedi che ha dovuto acquistare per realizzarlo. Per l’economia nel suo complesso, la somma di tutto il valore aggiunto è pari al valore di tutti i beni e servizi finali. Dunque il PIL è anche il valore aggiunto totale di tutte le imprese che operano in un sistema economico.
  • Per i beni e i servizi che non vengono scambiati sul mercato e che quindi non hanno un prezzo di mercato, bisogna stimare il loro valore che prende il nome di valore di imputazione. Le imputazioni sono importanti per determinare il valore dei servizi abitativi, per i servizi pubblici.
  • Non è data alcuna imputazione per il valore dei beni e dei servizi scambiati nell’economia sommersa, ovvero in quella parte del sistema economico, detta mercato nero, che viene sottratta al controllo dello Stato per evadere l’imposizione fiscale o perché il suo soggetto è illecito. Comunque gli economisti tentano di stimare il peso dell’economia sommersa, che può rappresentare una parte significativa del PIL.

PIL reale e PIL nominale

  • Il PIL nominale è il valore totale dei beni e dei servizi misurato a prezzi correnti. Misura il valore monetario corrente della produzione aggregata dell’economia.
  • Il PIL reale è il valore dei beni e dei servizi calcolato a prezzi costanti. Esso illustra cosa accadrebbe all’economia se cambiassero le quantità, non i prezzi. Per calcolare il PIL reale bisogna considerare un anno base, cioè l’anno di riferimento per la determinazione dei prezzi. Poi si sommano beni e servizi dell’anno di cui si intende calcolare il PIL valorizzati ai prezzi dell’anno base. Il PIL reale varia di anno in anno soltanto nella misura in cui variano le quantità prodotte. Misura il valore della produzione aggregata a prezzi costanti.

Il deflatore del PIL

Il deflatore del PIL è il rapporto tra PIL nominale e PIL reale. Esso è un indicatore dell’andamento del livello generale dei prezzi di un sistema economico. Misura il prezzo della produzione aggregata in rapporto ai prezzi dell’anno base.

Deflatore del PIL = PIL nominale / PIL reale

PIL nominale = PIL reale x deflatore del PIL

PIL reale = PIL nominale / deflatore del PIL

Il deflatore del PIL viene utilizzato per deflazionare (depurare dall’inflazione) il PIL nominale e ottenere così il PIL reale.

Le misure concatenate del PIL reale

L’ISTAT e le altre agenzie statistiche in passato aggiornavano periodicamente i prezzi utilizzati per calcolare il PIL reale. Ogni cinque anni si sceglieva un nuovo anno base; i prezzi venivano considerati fissi e utilizzati per misurare la variazione della produzione aggregata di beni e servizi di anno in anno, fino all’aggiornamento seguente.

A partire dagli anni ’80 le diverse agenzie statistiche ricorrono a misurazioni concatenate del PIL reale. L’anno base viene cambiato continuamente: per esempio, i prezzi medi del 2006 e del 2007 vengono utilizzati per misurare la crescita reale tra il 2006 e il 2007. Questi diversi tassi di crescita di anno in anno vengono poi raccolti per formare una “catena” a cui si fa riferimento per confrontare la produzione aggregata di beni e servizi tra due date qualunque. Queste nuove misure garantiscono che i prezzi utilizzati per il computo del PIL siano sempre aggiornati.

Le componenti della spesa e la contabilità nazionale

Il PIL è suddiviso in tre grandi categorie di spesa:

  • Spesa per consumi finali: è la spesa per beni e servizi finalizzata al consumo. Può essere suddivisa sulla base del soggetto che effettua la spesa:
    • Nuclei familiari, ulteriormente suddiviso in:
      • Beni non durevoli: hanno durata limitata;
      • Beni durevoli e semidurevoli: hanno durata superiore ad un anno;
      • Servizi: includono il lavoro svolto da individui e imprese a favore del consumatore.
    • Istituzioni senza scopo di lucro;
    • Pubblica amministrazione.
  • Questa voce include anche l’effetto netto del turismo, pari al consumo di prodotti nazionali da parte di turisti stranieri meno il consumo di prodotti esteri da parte di turisti nazionali.
  • Formazione lorda di capitale: è un modo per definire l’investimento totale, cioè quella parte della spesa che ha come finalità la produzione futura o il consumo futuro. Si divide in:
    • L’investimento fisso lordo che si può dividere in investimento fisso delle imprese, della pubblica amministrazione e in abitazioni.
    • L’investimento in scorte: è pari all’aumento o alla diminuzione delle scorte delle imprese.
  • Esportazioni nette: corrispondono al valore dei beni e dei servizi esportati in altri paesi, meno il valore dei beni e dei servizi importati da altri paesi.

Nello studio della macroeconomia, queste categorie vengono leggermente modificate:

  • L’investimento (I), che include quello delle imprese e dei nuclei familiari;
  • Il consumo (C), che raccoglie i consumi finali;
  • Le esportazioni nette (NX), calcolate come differenza delle esportazioni meno le importazioni, più il saldo netto dei flussi turistici;
  • La spesa pubblica (G), che comprende la spesa per consumi finali e per investimento delle pubbliche amministrazioni.

Y = C + I + G + NX (Identità contabile del reddito nazionale)

IPC

La misura del livello dei prezzi più comunemente utilizzata è l’IPC, cioè l’indice dei prezzi al consumo. L’IPC trasforma i prezzi di una molteplicità di beni e servizi in un unico indice che misura il livello generale dei prezzi. Viene calcolato il prezzo di un paniere di beni e servizi acquistato dal consumatore medio: l’IPC è il prezzo relativo di questo paniere rispetto al medesimo paniere dell’anno base.

IPC =

(quantità del bene 1 x prezzo corrente del bene 1) + (quantità del bene 2 x prezzo corrente del bene 2)

(quantità del bene 1 x prezzo dell’anno base del bene 1) + (quantità del bene 2 x prezzo dell’anno base del bene 2)

L’IPC e il deflatore del PIL

Il deflatore del PIL e l’IPC offrono informazioni in qualche misura diverse di ciò che accade al livello generale dei prezzi nel sistema economico.

  • Il deflatore del PIL misura il livello dei prezzi di tutti i beni e servizi prodotti nel sistema economico, mentre l’IPC misura il livello dei prezzi di quelli acquistati dai consumatori.
  • Il deflatore del PIL comprende solo i beni e i servizi prodotti all’interno dei confini nazionali. Variazioni di prezzi di prodotti importanti pertanto provoca solo una variazione dell’IPC.
  • L’IPC è calcolato sulla base di un paniere fisso di beni, mentre il deflatore del PIL fa variare la composizione del paniere in funzione della variazione della composizione del PIL.

L’IPC sovrastima l’inflazione?

L’indice dei prezzi al consumo è uno degli indicatori dell’inflazione più seguiti e perciò è importante che questo indicatore dei prezzi sia accurato nel rappresentare l’aumento del costo della vita.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mek_29 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Potestio Maria Paola.
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