Autore: Gaudio Giovanni
Appunti di
Macchine a Fluido 2 e
Sistemi Energetici 2
REVISIONE
28 ottobre 2019
2
4
Indice
I Macchine a fluido 2 7
1 Motori aeronautici 9
1.1 Funzionamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.2 Sistemi di raffreddamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
1.3 Tenute a labirinto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
1.4 Generatori di potenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
2 I compressori assiali 23
2.1 Il blockage . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
2.2 Effetti della tridimensionalità del flusso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
2.3 Design del flusso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
2.4 Progetto del compressore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
2.4.1 Dimensionamento compressore e scelta di N . . . . . . . . . . . . . . 34
2.4.2 Stima del numero di stadi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
2.4.3 Triangoli di velocità a r m
2.4.4 Triangoli di velocità tra root e tip della pala . . . . . . . . . . . . . . 46
2.4.5 Progetto della pala . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52
2.4.6 Calcolo delle prestazioni di stadio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
2.4.7 Performance in off-design . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64
2.5 Caratteristica del compressore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66
2.6 Tecniche costruttive avanzate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69
3 Le turbine assiali 73
3.1 Progetto della turbina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 78
3.1.1 Dimensionamento, scelta di N e calcolo dei triangoli a r . . . . . . . 79
m
3.1.2 Triangoli di velocità tra root e tip della pala . . . . . . . . . . . . . . 84
3.1.3 Progetto della pala . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 86
3.1.4 Calcolo delle prestazioni di stadio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
3.1.5 Performance in off-design . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99
4 Il matching di turbogas e derivati 101
4.1 Generatore di gas monoalbero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 102
4.2 Generatore di gas con turbina di potenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 108
4.2.1 Equilibrio del generatore di gas . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
4.2.2 Equilibrio della turbina di potenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 110
4.2.3 Metodo semplificato di matching . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 112
4.2.4 Calcolo SFC, potenza e rendimento utile . . . . . . . . . . . . . . . . 114
4.3 Confronto tra monoalbero e turbina di potenza . . . . . . . . . . . . . . . . 118
4.4 Metodi di spostamento della ERL . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 120
5
4.4.1 Valvola di blow-off . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121
4.4.2 Statori a geometria variabile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 122
A Richiami di termodinamica 125
A.1 Equazione di Eulero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 125
A.2 Comprimibilità dei gas . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 125
A.3 Il ciclo di pompaggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 129
A.3.1 Analisi dinamica del fenomeno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 130
A.3.2 Influenza del parametro µ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 131
B Gasdinamica degli ugelli 135
C Eserciziario 177
Bibliografia 222
Elenco delle figure 224
Elenco delle tabelle 228
6
Parte I
Macchine a fluido 2
7
Capitolo 1
Motori aeronautici
Tra i motori aeronatici a reazione più adottati in ambito civile troviamo i motori turbojet
(figura 1.1), generalmente i più semplici dei motori a reazione, ed i turbofan (figura 1.2) il
cui rendimento propulsivo è più alto. Si tratta di motori a ciclo continuo che sfruttano il
Ciclo di Brayton-Joule per produrre la spinta necessaria a far muovere un aereo. Il motore è
sostanzialmente costituito da una presa d’aria, da un compressore assiale, da una camera di
combustione, da una turbina (seguita in alcuni casi da un eventuale postbruciatore) e da un
ugello di scarico terminale che fornisce la spinta. Questi organi, assieme ai numerosi organi
Figura 1.1: Esempio di sezione di un turbojet
accessori, quali motorino d’avviamento, pompe per i lubrificanti ed i liquidi di raffreddamento,
sistemi di spillamento dal compressore, sono contenuti in un involucro metallico di forma
aerodinamica posto a seconda dell’aereo nell’ala, di fianco alla fusoliera, entro la fusoliera
oppure sopra la coda del velivolo. Rispetto ai motori turbojet, i motori turbofan invece
montano un grande ventilatore anteriore comandato dalla turbina del motore stesso che aspira
e comprime parzialmente l’aria in ingresso, direzionandola poi in due flussi d’aria separati. Il
primo flusso, detto flusso attraversa tutti gli stadi del motore (presa d’aria, compressore,
caldo,
camera di combustione, turbina e l’ugello di scarico), mentre il secondo flusso detto freddo
invece attraversa solo fan ed ugello (figura 1.2). Il rapporto tra la portata in massa di flusso
9
Figura 1.2: Esempio di sezione di un turbofan
freddo e flusso caldo si dice (o e nei motori più recenti la
rapporto di diluizione bypass ratio)
tendenza è quella di far passare sempre più aria da inviare ai sistemi di raffreddamento e
spinta. In una tipica turbina si possono identificare cinque principali componenti: la cassa e
la struttura portante, i dischi e gli incastri, gli alberi e le schiere statoriche e rotoriche. La
Figura 1.3: Componenti interne di una turbina
cassa forma la struttura esterna della turbina, racchiude i gas caldi uscenti dal combustore
e contiene i detriti nei casi di avaria o rotture. Essi sono normalmente costruiti in acciaio
forgiato o leghe di nichel abbastanza forti da sopportare la pressione interna del gas. La
10
cassa deve. Sono progettati per trasmettere e reagire a carichi assiali e torsionali derivanti
dal funzionamento della turbina. La struttura invece rappresenta il sistema di collegamento
tra la cassa ed i cuscinetti montati sull’albero interno, ed ha la funzione di trasmettere i
carichi alla cassa e conferire rigidezza a tutto l’assieme. I sistemi di raffreddamento ad aria e
lubrificazione cuscinetti, passano attraverso sia la cassa che la struttura. Componenti statici
montati nella cassa sono le schiere statoriche, guarnizioni ed anelli di tenuta. Questi ultimi
in particolare formano tipicamente un anello di materiale abradibile attorno alle punte delle
lame rotanti: è essenziale controllare la dilatazione termica della pale rotoriche in modo che
il loro segmento di tenuta, entrando nei vani del segmento di tenuta della cassa, riduca al
minimo il gioco e quindi le perdite per riflusso (figura 1.3.b). Tale dilatazione è controllata
Figura 1.4: incastro
in tempo reale da termocoppie e baroscopi, che aumentano o riducono la portata di aria
trasmessa dal sistema di raffreddamento che passa nella cassa. I dischi sono sostanzialmente
componenti che permettono di connettere la base delle pale all’albero mediante appositi
incastri con disegno a (fir-tree) come quello riportato in figura 1.4: essi
pino rovesciato
permettono pertanto la trasmissione delle grandi forze centrifughe verso l’albero. I dischi,
tipicamente ottenuti mediante forgiatura e costituiti da lega di nichel, sono attentamente
progettati prodotti e meticolosamente selezionati e controllati per verificare l’assenza totale
di difetti.
1.1 Funzionamento
Il principio di funzionamento del turbofan è del tutto analogo a quello di un turbojet.
L’aria viene convogliata in una presa d’aria dinamica (un diffusore nel turbojet ed un grosso
ventilatore nel turbofan) che inizia una prima compressione, ed inviata al compressore (o ai
compressori di bassa e dopo di alta pressione) il quale continua e completa la compressione.
Da qui viene inviata alla camera di combustione, dove si miscela con il combustibile nebu-
lizzato dagli iniettori ed incendiato da una candela. La combustione continua provoca un
notevole innalzamento della temperatura dell’aria e viene inviata verso la turbina dove si
espande cedendo a questa la propria energia. Entrambi i motori rispondono, dal punto di
vista termodinamico, al ciclo di Brayton e pertanto, come macchine termiche, raggiungono
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rendimenti tanto più elevati quanto più elevati sono i rapporti di compressione e le tempera-
ture massime del ciclo (a pari temperatura minima). La realizzazione di tali motori è quindi
basata sull’ottenimento dei più elevati rendimenti possibili dei compressori, delle turbine a
gas e delle camere di combustione mantenendno contemporaneamente le temperature il più
alte possibili, compatibilmente con il punto di fusione delle leghe metalliche con cui viene a
contatto il gas caldo. Per poter lavorare al massimo delle loro prestazioni quindi i motori
aeronautici a reazione hanno la necessità di mantenere sotto controllo le temperature dei
propri componenti: sopra e sotto la turbina, infatti, ci sono due corridoi dove passa l’aria
fredda per raffreddare il tutto. Nella maggior parte dei motori turbofan è comune ritrovare
motori multialbero, cioè composti da diversi alberi coassiali che connetto tra loro coppie di
turbogas meccanicamente indipendenti, ognuno lavorante in un regime di pressione differente:
vi ritroviamo un compressore di bassa pressione connesso con un albero ad una turbina di
bassa pressione, un secondo compressore di alta pressione connesso con un albero ad una
turbina di alta pressione, e cosı̀ via (figura 1.5). Sui turbofan multialbero, le turbine guidano
Figura 1.5: Particolare di turbina trialbero con sezioni LP, IP e HP
sia il compressore di bassa pressione (LP) ed il ventilatore (producendo molta della spinta del
motore) che il compressore di alta pressione (HP), che aspira e comprime l’aria preparandola
per la combustione (può essere previsto anche un terzo albero che collega meccanicamente un
compressore ed una turbina a pressione intermedia - IP). Per raggiungere questo obiettivo, il
flusso d’aria viene suddiviso in parte verso il ventilatore per poi attraversare un condotto
esterno alla turbina ed al combustore, mentre la parte rimanente passa attraverso il nucleo
del motore. Il numero di stadi di una turbina dipendono molto dal parametri come la potenza
necessaria, la velocità di rotazione dell’albero e il diametro della turbina consentito. Le
turbina LP in motori civili possono essere progettate anche senza sistemi di raffreddamento
◦
raggiungendo in uscita temperature di 500 C (turbine con sistemi di raffreddamento possono
◦
ridurre la temperatura sino a 400 C). Le turbine ad uso militare invece non presentano il
fan e le loro dimensioni non superano mai gli 0.4 m con diametri di 0.75 m (l’obiettivo è la
massimizzazione della potenza e dell’agilità del velivolo) rispetto alle turbine per l’ambito
civile che raggiungono dimensioni massime di 1.4 m con diametri di 1.3 m (gli elicotteri
montano turbine molto più piccole rispetto alle precedenti, e presentano anche un riduttore
connesso all’elica esterna). I compressori assiali hanno generalmente il rotore costituito da una
struttura cilindrica o tronco-conica cui sono applicate le palette, oppure da una serie di dischi,
ciascuno dei quali porta le palette, e che, serrati gli uni contro gli altri, vengono collegati
all’albero della turbina. Le palette possono essere realizzate in lega leggera, in acciaio ed in
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titanio, soprattutto quelle dei primi stadi, più soggette al pericolo di danni per l’ingestione di
oggetti estranei, e quelle degli ultimi, dove l’aria compressa raggiunge temperature anche
di qualche centinaio di gradi centigradi. Tra i materiali impiegati nella costruzione dei
compressori stanno facendosi largo la fibra di carbonio e il kevlar. Tali materiali permettono
di costruire ed utilizzare pale a corda larga per le grandi ventole dei motori turbofan. Le
ventole cosı̀ realizzate si sono rivelate estremamente resistenti agli urti contro volatili e corpi
esterni. Risultano anche migliorate le doti di sopravvivenza del motore al distacco di una
di queste pale, che ha come conseguenza una delle avarie in assoluto più pericolose per un
turboreattore. La tenuta tra le palette e la carcassa del compressore è realizzata mediante
anelli di materiale abradibile (in genere teflon) nei quali le palette scavano la propria traccia.
Il compressore ha la funzione di alimentare con aria sotto pressione, captata dalla presa
anteriore, le camere di combustione, in cui viene bruciato il cherosene nebulizzato mediante
speciali iniettori. La maggior parte dell’aria proveniente dal compressore (il 75%) viene
impiegata per diluire i prodotti della combustione stessa e per raffreddare le pareti esterne
delle camere. Queste sono costituite da più involucri anulari, contenuti l’uno dentro l’altro, e
collegano l’uscita del compressore con l’ingresso in turbina, convogliando verso di questa i
gas che si formano durante la combustione. Data l’elevata temperatura di combustione, le
camere sono realizzate in leghe ad alto tenore di nichel, capaci di resistere a temperature
◦
anche abbondantemente superiori ai 1200 C.
1.2 Sistemi di raffreddamento
Le turbine possono infatti funzionare a temperature superiori al punto di fusione delle
principali leghe a base di nichel, fino a circa 2000 K. Pertanto pale ed elementi di tenuta sono
raffreddati internamente ed esternamente con aria di raffreddamento spillata dal compressore
ad una temperatura di circa 1000 K e alla pressione di circa 2 bar superiore alla pressione
di ingresso della turbina. La decisioni di come e quanto raffreddare una schiera palare
dipende dal tipo di materiale, dall’utilizzo o meno di metodi avanzati di rivestimento delle
pale (barriera termica a rivestimento ceramico - TBC), dalle prestazioni fluidodinamiche
richieste e soprattutto dai costi. In termini di materiali adottati le leghe più diffuse sono
Figura 1.6: Sistema di raffreddamento interno con tecnologia film cooling
quelle di nichel grazie alla loro ineguagliabile resistenza al creep e le ottime caratteristiche
meccaniche. Possiamo distinguere il caso di turbine ad alte temperature e quello di turbina e
a temperature più modeste. Nel primo caso è necessario adottare complessi e costosi sistemi
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di raffreddamento come ad esempio il che permette di avvolgere la pala con
film cooling
un sottile film di aria più fredda schiacciata dal flusso del gas combusto più caldo in arrivo
sul leading edge (che è la zona più termicamente più sollecitata): ciò si ottiene mediante
l’emissione, attraverso appositi forellini, di aria fredda sul leading edge, alimentata da un
sistema di canalizzazioni interne alla pala (figura 1.6). Quando le temperature invece non sono
cosı̀ alte possono essere impiegate pale senza sistema di canalizzazione interna ottenute per
fonderia. Le più comuni sono quelle (in ordine di costo crescente) a
equiassiali, solidificazione
e le più performanti a che risultano avere una resistenza
unidirezionale singolo cristallo
molto elevata al fenomeno di creep e permettono a parità di deformazione di raddoppiare la
vita della paletta rispetto alle equiassiali grazie alla loro particolare struttura del reticolo
cristallino. Anche in questo caso comunque si cerca di mantenere una temperatura più bassa
Figura 1.7: Fenomeno del creep per pale senza canalizzazioni interne
possibile raffreddando la base delle pale fino a 200 K con aria (1000 K e pressione di circa
2 bar superiore alla pressione all’ingresso della turbina) spillata al compressore e fatta passare
all’interno del tamburo della turbina in zone molto vicino agli incastri.
1.3 Tenute a labirinto
Nella progettazione delle turbine a vapore, nelle quali c’è il rischio di un trafilamento di
vapore all’esterno (in corrispondenza alla testata anteriore) o, peggio ancora, di rientrate di
aria (presso la testata posteriore) che potrebbero alterare il valore della pressione di scarico, le
tenute a labirinti sfruttano il principio che costringe il vapore a laminarsi più volte (perdendo
cosı̀ progressivamente di pressione) nel passaggio attraverso varchi piccolissimi ricavati fra
l’albero e una serie di anelli fissi alla cassa, il cui bordo sfiora la superficie rotante. Le
tenute a labirinto ad alberi rotanti forniscono un’azione di tenuta senza contatto controllando
il passaggio di fluido attraverso il moto centrifugo di una varietà di camere, nonché dalla
formazione di vortici controllati del fluido. A velocità superiori, il moto centrifugo spinge il
liquido verso l’esterno e quindi lontano da eventuali passaggi. Analogamente, se le camere a
labirinto sono progettate correttamente, qualsiasi liquido che è sfuggito dalla camera principale
viene intrappolata in una camera a labirinto, dove è costretto in un movimento vorticoso.
Questo agisce per impedirne la fuga, e agisce anche per respingere qualsiasi altro fluido.
Poiché queste tenute a labirinto sono senza contatto, differentemente dalle tenute striscianti
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che permettono di ottenere tenute complete, non si usurano e risultano meno costose. Molte
turbine a gas aventi elevate velocità di rotazione utilizzano le tenute a labirinto in virtù della
loro mancanza di attrito e quindi di lunga durata. Il principio di funzionamento di una tenuta
Figura 1.8: Particolare delle tenute adoperate nella struttura di una turbina
a labirinto è quello di frazionare la caduaa di pressione esistente tra due ambienti che si vuole
isolare, disponendo in serie un certo numero di strozzamenti, seguiti e preceduti da vani in
cui l’energia cinetica acquistata nell’attraversamento della sezione ristretta viene dissipata, a
pressione costante, in moti turbolenti dissipativi. A parità di sezione di passaggio del fluido,
la portata che la attraversa è tanto più piccola quanto più piccola è la caduta di pressione tra
monte e valle di essa. Si capisce perciò c
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