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Storia della lingua italiana: aspetti interni ed esterni

Quando parliamo di una lingua, dobbiamo tenere in considerazione due aspetti:

Storia interna di una lingua

La storia interna è la storia dei fenomeni grafici, morfologici, sintattici e lessicali e come questi si sono modificati nel tempo. Lo studio della storia interna è possibile grazie all'uso di testi.

Storia esterna di una lingua

La storia esterna è la storia del contesto politico, sociale, religioso… in cui una lingua si sviluppa ed ha il suo corso. Il fondatore della storia della lingua italiana è stato Bruno Migliorini dell'Università di Firenze: scrisse infatti un testo che suddivise per secoli. Ogni capitolo riguarda un secolo ed è introdotto da lunghi ed articolati paragrafi di ciò che accadeva o influenzava la lingua italiana di quel secolo.

Da Migliorini in poi è cambiato il modo di pensare la lingua, in particolare con Tullio De Mauro che scrisse "Storia linguistica dell’Italia Unita" (1963), dove organizzava il modo di studiare l’italiano dall’Unità d’Italia in poi. Inoltre, scrisse "Storia linguistica dell'Italia repubblicana". De Mauro fu il primo a dare grande valore ai dati statistici al fine dello studio della lingua. I suoi studi erano indirizzati prevalentemente allo studio della lingua scritta.

Derivazione delle lingue romanze

Tutte le lingue romanze (italiano, spagnolo, francese, rumeno, portoghese) derivano dal latino. Il latino si è modificato nel parlato e nell’uso e si è stabilizzato in queste nuove lingue. L’Italia non è diventata unitaria fino al 1861 e ogni area della nostra nazione ha avuto un percorso diverso. Ciò ha determinato il mantenimento di lingue diverse: i dialetti. L’Italia è stata una grande “officina” di dialetti. Oggi, i dialetti si sono trasformati in quello che è l’italiano.

Fino al 1500 abbiamo le lingue volgari, cioè del popolo, parlate dalle persone. L’Italia è il primo territorio di conquista di zone in cui c’erano altre popolazioni. Ciascuna popolazione aveva una propria lingua. Il prestigio del popolo romano, vincitore di queste terre, imponeva come lingua ufficiale il latino. La lingua originaria di queste popolazioni ha comunque influenzato l’apprendimento del latino. In questo modo si sono formati i volgari.

Volgarizzamenti e allotropi

I volgari romanzi e italiani hanno una derivazione di tradizione popolare: alcune parole latine non sono state mai abbandonate, ma sono state sempre tenute vive grazie al parlato. Altre parole hanno avuto una traduzione dotta: sono parole di un lessico più astratto e tecnico. Esse sono state tramandate per via scritta e per questo si sono mantenute più simili alla forma originaria. Volevano quindi indicare qualcosa di preciso o essere usate in ambito colto. Questa coppia di parole si chiamano allotropi:

  • Derivazione popolare: cosa (forma più lontana) - Causa derivazione dotta: causa (forma più ricercata)
  • Derivazione popolare: pieve - Plebe derivazione dotta: plebe
  • Derivazione popolare: pesare - Pensare derivazione dotta: pensare

Ciò non si ha solo per singoli nomi, ma anche per quanto riguarda alcuni nomi e aggettivi di relazione corrispondente:

  • Aggettivo di relazione: mensile (da mensis) - Nome: mese
  • Aggettivo di relazione: oculare (da oculus) - Nome: occhio
  • Aggettivo di relazione: floreale (da florem) - Nome: fiore
  • Aggettivo di relazione: equino (da equus) - Nome: cavallo (da caballus)
  • Aggettivo di relazione: aureo (da aurum) - Nome: oro

Influenze linguistiche e latinismi

Alcuni latinismi ci sono arrivati dall’inglese, come computer: in latino il verbo computare voleva dire calcolare. L’inglese ha quindi formato questa parola sulla base del latino. Ciò vale anche per mass media: media deriva da medium, cioè mezzo.

Fonologia e morfologia delle vocali

Le vocali toniche sono le vocali sulle quali può cadere l’accento senza essere scritto, come tàvolo o sèdia. Le vocali toniche dell’italiano sono 7. Le vocali atone, cioè le vocali dove l’accento non cade, sono 5.

Il sistema latino delle vocali toniche è:

  • Lunga: Una vocale lunga veniva pronunciata con una durata un po’ più lunga.
  • Breve: Una vocale breve veniva pronunciata con una durata un po’ più breve.

Quando la vocale cambia, cambia il significato delle parole, come nei seguenti esempi:

  • di pésca (pescare) - di pèsca (frutto)
  • di bòtte (cazzotti) - di bótte (cisterna)

Appendix Probi

A Probo è stata attribuita un’appendice per i suoi allievi denominata Appendix Probi. Lì ci sono indicazioni molto precise perché aveva notato che alcune sillabe venivano pronunciate male. Al tempo di Probo (III secolo d.C.) alcune parole venivano già pronunciate in maniera differente da un’altra. Ad esempio:

  • Columna, non colonna perché la v stava già diventando una o.
  • Turna, non torna
  • Auris, non orcia (orecchio)
  • Calida, non calda
  • Frigida, non frigda (freddo)
  • Speculum, non speclum (specchio)
  • Vetulus, non vetlus (vecchio)

Studi fonologici e morfologici

La fonologia è l’ambito che studia i suoni di una lingua. Anche in italiano non c’è perfetta corrispondenza tra suono e grafia. La morfologia sono le forme della lingua, cioè le singole sequenze dotate di significato. I suoni non hanno significato. Il morfema è la sequenza minima che dà un significato. Il morfema finale delle parole ci permette di coniugare i verbi, capire se è femminile o maschile o formare nuove parole. La sintassi è la combinazione tra parole nelle frasi.

Testi latini e lingua parlata

Alcuni testi latini sono stati scritti riprendendo la lingua parlata. Grazie a questi testi possiamo avere informazioni sulla lingua parlata in passato. L’idea di un italiano solo scritto e solo letterario è da rivedere. La lingua doveva servire non solo a una comunicazione locale, ma ad una comunicazione più ampia.

Prendiamo la parola puzzo, dal latino putere. Il sostantivo di questo verbo in latino non esisteva. Dobbiamo ipotetizzare quindi una parola dalla quale deriverà poi puzzo. Molte altre parole hanno cambiato significato come testum. Oggi significa testa, ma in latino voleva dire vaso di coccio. In passato si ironizzava sul concetto di testa, paragonandola a un vaso di coccio.

In Italia, a seconda della regione in cui ci troviamo, verrà usato più capo o più testa. Entrambi vogliono dire la stessa cosa. Altro esempio è la parola domus, che significa casa e l’aggettivo più vicino è domestico.

Testi storici e la loro importanza

Indovinello veronese

L’indovinello veronese è scritto a margine di un codice. Si chiama veronese perché è conservato alla Biblioteca di Verona. L’indovinello veronese è collocabile a fine VIII - inizio IX secolo ed è il primo testo in volgare. La frase scritta vuole una risposta.

Alcuni considerano la terza riga scritta da un’altra mano ed esterna all’indovinello.

  • ✝ 1 SEPAREBABOUESALBAPRATALIAARABA & ALBOUERSORIOTENEBA & NEGROSEMEN 2 SEMINABA ✝ 3 GRATIASTIBIAGIMUSOMNIP(OTEN)SSEMPITERNED(EU)S
  • Spingeva avanti i buoi, arava i campi bianchi e teneva un aratro bianco e semina nero seme. Rendiamo grazie a te onnipotente sempiterno Dio.

In questo testo capiamo che sono sparite le consonanti finali. Versorio è l’aratro che gira la terra: dovrebbe essere versorium, ma la parola è stata trasformata.

Placiti di Capua

I placiti di Capua (960) sono atti giudiziari discussi in tribunale davanti a un giudice.

«SAO KO KELLE TERRE PER KELLE FINI QUE KI CONTENE, TRENTA ANNI LE POSSETTE PARTE S(A)NC(T)I BENEDICTI»

«So che quelle terre, entro quei confini che qui si descrivono, trent’anni le ha tenute in possesso l’amministrazione patrimoniale di San Benedetto»

Questo riguarda la causa tra l’abate del monastero di Montecassino e un privato. La causa riguarda dei possedimenti terrieri. Tutto il documento è redatto in latino. Ci sono parti molto brevi in cui la lingua cambia: alcune frasi o pezzettini riguardano la dichiarazione di un testimone locale non colta che è un caso particolare perché la sua testimonianza viene trascritta come lui l’ha pronunciata.

La k è un’occlusiva venale sorda che vuole rappresentare un suono molto antico. I problemi riguardano il rapporto tra la pronuncia e la grafia e il rapporto tra giudici e notai. Si pensa che la pronuncia sia stata un po’ diversa da ciò che poi è stato scritto.

Il termine parte è un termine tecnico per indicare il possedimento, cioè ciò che è sotto la giurisdizione di un monastero. Gli italianismi sono sao, che in latino troviamo sapio. Questo era l’inizio della formula del testimone che si ripete 12 volte in tutti i placiti. L’esito di sao è il nostro so, in senso di sapere. Il passaggio da q a k è tipico della zona nella quale sono stati ritrovati i placiti. Contenere è un riferimento al testo, che contiene, che tratta l’argomento.

I placiti di Capua sono un primo esempio di dislocazione, cioè spostare nel testo alcuni elementi che occupano una certa posizione. In italiano la disposizione della frase è soggetto, verbo, oggetto (ex. Marco mangia la mela), ma è possibile anche spostare l’ordine (ex. Le mele le ha mangiate Marco) per attirare l’attenzione su un altro oggetto (le mele). Il pronome (le) è utile a dare senso alla frase. Nel testo succede esattamente questo: so che quelle terre, trent’anni le ha tenute…

Possette deriva da possedette. Nell’iscrizione di San Clemente (fine XI - inizio XII secolo), alcune parole sono in latino, altre in volgare.

Dialoghi di San Clemente

La scena rappresenta un patrizio che ha ordinato ai servi di catturare Clemente, ma i servi trasportano una colonna. Al momento della cattura di Clemente, questo si è trasformato in una colonna e i servi hanno difficoltà a trascinarla.

Nei dialoghi si alternano latino e volgare:

  • Volgare A: «FALITE DERETO/CO LO PALO/CARVON/CELLE!» «Stagli sotto col bastone o meritate di trasportare sassi»
  • Latino B: «D/U/R/I/TIAM COR/DIS/V(EST)/RIS» «Per la durezza dei vostri cuori»
  • Latino C: «S/A/X/A/TRAERE/MERUI/S/TIS» «Vi meritate di trasportare sassi»
  • D: «ALBERTEL/TRAI(TE)» «Arbetello, tirate»
  • E: «GOS/MARI.»
  • F: «SISIN/IUM»
  • G: «FILI/DELE/P/U/T/E/TRA/I/TE.» «Figli di puttana, tirate»

La frase A è in volgare perché è detta dagli schiavi. Alcuni invece ritengono che le frasi in volgare siano state dette da Sisinnio, il patrizio. In questa rappresentazione non è fissato il rapporto tra personaggio e didascalia. La forma vestris non è corretta. Falite deriva da faculli ed è un modo colloquiale. Deretro deriva dal latino de retro con la caduta della seconda e (de reto). Fili era sicuramente già pronunciato figli. Carvoncelle diventa carboncelle, dove la v si trasforma in b.

Iscrizione della catacomba di Commodilla

L’iscrizione della catacomba di Commodilla è un graffito inciso su una parete di una catacomba che risale al IX secolo d.C. Francesco Sabatini studiò questo graffito nel 1966. Anche queste sono tracce di lingue parlate. Si pensa inoltre che questo documento sia precedente ai placiti di Capua. L’iscrizione recita: Non dice reil lese crita abboce. Letteralmente vuol dire: Non dire quei segreti a voce alta. I segreti sono orazioni della messa che i recitanti dovevano dire a voce bassa.

La trascrizione interpretativa è: Non dicere ille secrita a (b)boce. Ci sono due cose importanti:

  • Ille non vuol dire quelle segrete, ma vuol dire le segrete. Qui inizia ad avere valore l’articolo determinativo e indeterminativo che in latino non esisteva.
  • A (b)boce vuol dire a voce. C’è il passaggio dalla b alla v. Sembra non ci sia distacco tra la a e la b. Questo è il fenomeno fonetico del raddoppiamento sintattico (in cui abbiamo una vocale e poi una parola che inizia con consonante e poi vocale). Il suono consonante ne risulta raddoppiato.

La i breve di secrita va' pronunciata e chiusa.

Il periodo di latenza del volgare

Il 1000 e il 1200 è un periodo decisivo per la storia della lingua italiana. All’inizio, questo periodo è stato chiamato periodo di latenza del volgare e alcune città italiane vedono un grande sviluppo che porta alla nascita del nuovo ceto sociale mercantile. La borghesia mercantile si afferma nelle città marinare e in alcune città fiorentine: nel 1200 Firenze era il centro dei commerci, dei mercanti e dei viaggiatori. Anche sotto un punto di vista culturale, Firenze fu il centro della formazione dei maggiori artisti.

I mercanti hanno bisogno di tenere i conti e di comunicare. Vengono quindi istituite delle scuole di mercatura e d’abaco. Queste sono scuole alternative allo Studio (universitario) e la differenza non era anche nelle discipline che si studiavano (ai mercanti bastava imparare a leggere e a scrivere in volgare). Lo Studio dava la propria formazione in latino, mentre la scuola di mercatura in volgare. La scuola d’abaco insegnava a contare. La scuola di mercatura e la scuola d’abaco permettevano ai mercanti, che avevano i soldi per pagare l’istruzione, di acquisire le competenze necessarie per gestire le loro attività.

I primi testi volgari di mercanti li abbiamo in Toscana, primo in assoluto è il Conto navale pisano, ovvero un conto di un costruttore di navi chiamato Pisano. Il Conto navale pisano risale al XII secolo, intorno al 1100 ed è stato studiato dal linguista Enrico Castellani. A Firenze, il primo testo è un conto di banchieri del 1211.

Manuali e volgarizzamenti

In questo periodo si producono due tipi di testi:

  • Manuali epistemolografici: manuali che venivano usati in scuola di mercatura che servivano a scrivere lettere di tipo commerciale (che servivano per il lavoro) e private (che servivano a comunicare con la famiglia). Queste lettere avevano una loro struttura precisa. Anche alcune donne impararono a scrivere per comunicare con i loro mariti mercanti. Un autore importante di questi manuali si chiama Guido Faba e scrisse molte opere in latino e due manuali in volgare. Anche all’interno di opere in latino Faba inseriva degli inserti in volgare, uniformate da uno schema particolare. Le opere di retorica le scrisse in latino. Così facendo, questi formulari furono utilizzati anche da chi non sapeva il latino.
  • Volgarizzamenti: volgarizzamenti significa letteralmente traduzioni dal latino al volgare. Le grandi opere e manuali, che erano traduzione scritta o letteraria, erano scritte in latino. Si inizia quindi a tradurre dal latino al volgare tutto ciò che era scritto in latino. In particolare a Firenze, quest’opera di volgarizzamento viene spinta da Brunetto Latini, un grande amico e collega di Dante. Latini scrisse il libro Retorica che era un manuale di retorica scritto in volgare. Fu un’opera di grande successo e diffusione perché permise anche a chi non sapeva il latino di utilizzarla.

In questo momento, la necessità della scrittura è una necessità legata a ragioni pratiche: non si indagano più gli aspetti di correttezza formale, ma il testo doveva essere efficace e comprensibile per l’uso che se ne doveva fare. Il problema di una grammatica non corretta passava decisamente in secondo piano.

Diffusione del volgare toscano

Il volgare cambia da zona a zona a seconda del volgare parlato dai mercanti. In realtà Firenze e la Toscana sono il centro di molta della produzione scritta di questi due secoli. Questa sarà la base per promuovere e diffondere il volgare toscano anche al di fuori della Toscana. Il Fiorentino e il Toscano sono le lingue principali per comunicare con i mercanti fiorentini e toscani qualora si volesse fare affari con questi.

Il contatto tra lingue diverse fa sì che ci siano lingue anche vicine e confinanti che hanno grande influenza. C’è la cultura provenzale che è molto vicina a noi e questo volgare che si stava affermando in Francia stava dando luogo a un’esperienza poetica.

Scuola poetica siciliana

Nella prima metà del Duecento, prende vita la Scuola poetica siciliana. Era una scuola poetica fatta da uomini a servizio della corte di Federico II che iniziano a dilettarsi nel comporre poesia. Questa è la prima esperienza di scuola poetica laica e quindi non religiosa. I primi componimenti poetici religiosi li troviamo invece nel Centro Italia. La Scuola poetica siciliana è essenzialmente poesia amorosa: vengono inventati generi di componimento che rimarranno alla base della nostra esperienza letteraria. In particolare, Giacomo da Lentini, uno dei notai di Federico II, inventò il sonetto.

La Scuola poetica siciliana è limitata nel tempo e nello spazio. Nel tempo perché è limitata al periodo di potere di Federico II. Federico II fu un uomo di cultura che promuove attività culturali nella sua corte, così come anche il figlio Manfredi. Nello spazio perché è un’esperienza limitata alla Sicilia: nel momento in cui sono attivi questi poeti, la poesia siciliana non esce molto dai confini della Sicilia e non viene nemmeno tanto considerata importante, a tal punto da non vedere questa poesia come modello. Bisognerà aspettare Dante per cogliere e rielaborare ciò che prima di lui è stato fatto. La poesia siciliana sarà da Dante molto studiata.

I poeti siciliani si ispirano in parte alla poesia trobadorica francese dal punto di vista linguistico: alcune espressioni linguistiche diffuse dai provenzali vengono accolti dai siciliani. Per questi componimenti francesi, i provenzali si ispirano alla lingua parlata.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Setti Raffaella.
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