Estratto del documento

Linguaggi visivi e videopolitica

I linguaggi della radio e della televisione (Parte Prima)

La televisione ha assunto nella società di oggi un ruolo centrale nella comunicazione e nell’intrattenimento offrendo una vastissima gamma di prodotti. In Italia, negli ultimi trent’anni, il servizio pubblico della RAI è stato affiancato da emittenze commerciali.

I tradizionali “mass media”, quei mezzi di comunicazione rivolti a tutti, negli ultimi anni hanno visto l’entrata in scena dei c.d. “media personali”, mezzi mirati invece su nicchie di utenti, sempre più mobili e interattivi.

Il passaggio al digitale di tutte le tecnologie della comunicazione ha permesso una maggiore circolazione di contenuti da un medium all’altro, un’elevata riproducibilità e possibilità di modifica degli stessi. Grazie al digitale anche utenti non professionisti ora hanno la possibilità di produrre e diffondere contenuti audiovisivi.

Internet ha portato profonde trasformazioni sia nella radio che nella televisione, insieme ad altre tecnologie comparse negli ultimi anni: la televisione digitale, i cellulari.

Linguaggi radio-televisivi

Le forme culturali attraverso cui i due media elettronici comunicano e trasmettono a un pubblico, più o meno vasto, contenuti, testi e messaggi.

Media elettronici: solo radio e televisione, nessun altro. Sono “elettronici” perché utilizzano la proprietà delle valvole termoioniche/elettroniche (tube in inglese).

Forma culturale: il modo in cui un determinato concetto, un contenuto creativo, viene organizzato da uno o più autori per adattarsi al mezzo tramite cui verrà comunicato, al pubblico a cui sarà diretto e al contesto sociale in cui sarà collocato.

Con il tempo i media sono diventati sempre meno dipendenti dalla realtà esterna iniziando a “creare” al loro interno degli eventi, una realtà a parte, un linguaggio proprio, in altre parole dando il via al processo di confezione di eventi in una forma culturale propria. Fondamentale in questo processo è il montaggio perché offre la possibilità di prendere le distanze dall’evento reale.

Tutti i media all’inizio cercano di “cannibalizzare” le forme espressive che li hanno preceduti prendendo da questi idee, tecnici e gli stessi personaggi.

La nascita del World Wide Web

Nel 1992 viene inventato il World Wide Web che consentì di connettere tutte le reti per formare insieme Internet. Questa rappresentò un decisivo fattore di accelerazione nella circolazione internazionale di contenuti audio e video e di potenziamento della capacità dei singoli di diventare editori di contenuti.

Ma il passaggio dall’analogico al digitale era iniziato già negli anni Ottanta per quanto riguardava la produzione di contenuti audio e video, ma la loro diffusione rimaneva tuttavia in forma analogica. Tecnologie digitali per la diffusione televisiva si diffusero alla fine degli anni Novanta, in varie forme: satellitare, digitale terrestre, mobile. Negli stessi anni la tv inizia a circolare anche attraverso Internet, i contenuti di maggior pregio iniziano a diventare a pagamento. Con l’avvento della digitalizzazione i processi di convergenza e integrazione tra i vari media e con le telecomunicazioni si sono decisamente accentuati.

L'integrazione tra radio, televisione e vita sociale

Col passare degli anni l’integrazione tra radio, televisione e vita sociale diventa sempre più stretta.

I media elettronici

Media: strumenti tecnici e apparati di importanza sociale elevata che servono a comunicare. Per “comunicare” si intende ogni scambio di messaggi dotati di significato tra individui che condividono un codice per interpretarli.

La comunicazione può essere...

  • Comunicazione interpersonale: cioè tra due o più persone che si scambiano reciprocamente messaggi in forma di parole. Forma di comunicazione “punto a punto”. Il messaggio non è rivolto a “tutti” ma a un unico destinatario. Ciascuna delle persone coinvolte è di volta in volta emittente e ricevente. Quando il ricevente ha la possibilità di rispondere si dice che la comunicazione è interattiva.
  • Comunicazione di massa: cioè una forma di comunicazione “da uno a molti”. In questo caso le funzioni di emittente e ricevente tendono a fissarsi da una parte o dall’altra senza che ci sia alternanza. Una sola persona è l’emittente, molte altre sono i riceventi. Questa è detta comunicazione unidirezionale perché la maggior parte dei messaggi vanno in una sola direzione. Tra l’una e l’altra tuttavia ci possono essere diverse forme intermedie.

L’invenzione della scrittura (in Occidente la prima forma fu la scrittura cuneiforme dei Sumeri comparsa nel 2000 a.C. circa) può essere definita la prima forma di industrializzazione della comunicazione. Essa consiste in un insieme di segni o simboli attraverso i quali è possibile materializzare e fissare con chiarezza ogni pensiero, sentimento, emozione.

La scrittura fonetica è composta da segni che rimandano al suono delle parole nella lingua cambiata. La parola scritta è logica, razionale, formale e considerata più impegnativa e importante.

L’invenzione della stampa è un ulteriore passo avanti verso l’industrializzazione della comunicazione scritta. L’invenzione della stampa accentua il predominio della scrittura su tutte le altre forme espressive. Tuttavia, un limite non indifferente alla diffusione della comunicazione scritta e della stampa è l’analfabetismo. Quindi nonostante la scrittura e la stampa fossero prevalenti nella cultura e nella comunicazione, escludevano grandi maggioranze di persone per le quali la comunicazione di massa era limitata a pochi eventi.

Le prime forme di comunicazione di massa, cioè quella intesa a raggiungere un vasto pubblico, erano diverse dalla comunicazione scritta. Molte di queste forme sono poi state riprese dai media moderni:

  • Comunicazione orale da uno a molti
  • Arti figurative e architettura
  • Spettacoli
  • Festa e carnevale (momenti di trasgressione, rovesciamento delle regole in cui il confine tra realtà e finzione diventa sempre più ambiguo)
  • Fiera e mercato

Si tratta sempre di atti unici, irripetibili, accadimenti dal vivo, quindi dal carattere “effimero”, al contrario della comunicazione stampata che permetteva la riproducibilità tecnica e la serialità di opere d’arte e frutti dell’ingegno.

Ottocento, secolo dell'elettricità

Nel 1844 compare il telegrafo elettrico di Samuel Morse, nel 1876 Graham Bell inventa il telefono capace di trasmettere direttamente la voce umana e, a differenza del telegrafo che richiedeva l’intervento di un tecnico, il telefono è un mezzo assolutamente privato. Telegrafo e telefono sono media “vuoti” perché non contengono alcun messaggio proprio, ma si limitano a trasmettere i messaggi dei comunicatori. Il giornale, il cinema, la radio, la televisione sono invece media “pieni” perché i comunicatori sono i media stessi: i media fanno/sono il messaggio; questi media trasmettono ai riceventi un proprio contenuto. Ai fini della comunicazione di massa sono i media “pieni” quelli che contano.

Sempre nell’Ottocento compaiono il fonografo, il grammofono, il dagherrotipo e la Kodak. L’Ottocento è il primo secolo in cui la comunicazione ha un uso sociale forte. È il secolo che vede la nascita di una società di massa, l’aggregato umano determinato dalla Rivoluzione industriale, dal passaggio dall’economia agricola a quella industriale e dei servizi, dalla crescita delle grandi città all’interno delle quali si muovono ora grandi folle di persone tra loro sconosciute. In questa nuova società la comunicazione di massa tecnicamente prodotta è il modo più efficace e l’unico possibile di far circolare idee e di tenere unite queste persone.

Spazio pubblico e spazio privato

La metropoli è la città moderna nella quale vi è un vasto “spazio pubblico” ormai sottratto al controllo dei potenti, occupato dall’opinione pubblica, dai movimenti e dalle forze sociali. Questo “spazio pubblico” racchiude due concetti distinti:

  • Sfera pubblica: caratterizzata dalla libera espressione, dalla comunicazione e dalla discussione di idee e progetti attraverso libri, giornali e altri mezzi. Forma di mediazione tra la società civile e lo Stato.
  • Scena pubblica: spazio in cui alcune persone, istituzioni, aziende, oggetti, ottengono visibilità pubblica ma dove sono rappresentati anche gli eventi e i problemi, che diventano così visibili e avvertiti come rilevanti.

Nascono nelle metropoli nuove forme di spettacolo leggero: cabaret, varietà, café chantant… Forme diverse tra loro ma accomunate dalla proposta non di un testo unico, bensì di un insieme di brevi “numeri” in rapida successione tra loro.

Nello stesso spettacolo si poteva assistere all’esibizione di un cantante, di un prestigiatore, allo sketch di un comico, a un balletto, ecc.

Accanto allo spazio pubblico, condiviso da tutti coloro che vivono e lavorano nella città, c’è poi il c.d. “spazio privato”, l’abitazione, il luogo in cui si svolge la vita individuale e familiare, dotato di una sua privatezza preclusa agli altri (privacy). Per rendere l’abitazione un luogo gradevole in cui trascorrere il tempo libero si iniziano a studiare i modi per portare i divertimenti, prima accessibili solo negli spazi pubblici, nell’ambiente domestico (grammofono, pianola, fotografia). Saranno soprattutto la radio e la televisione a portare l’intrattenimento e lo spettacolo all’interno degli spazi privati.

Il cinema

La città è anche la culla del cinema (1895, prime proiezioni cinematografiche pubbliche dei Fratelli Lumiere). Il cinema riproduce e industrializza l’immagine in movimento utilizzando come supporto la pellicola. In questo modo la riproducibilità tecnica e l’industrializzazione giungono anche nello spettacolo. Il cinema nasce come forma di spettacolo pubblico. Rispetto al teatro il cinema è vantaggioso sia sul piano dei costi che su quello della possibilità di diffusione.

Con il cinema compare una forma di comunicazione nuova: lo spettacolo riprodotto, che verrà poi ripresa sia dalla radio che dalla televisione.

Insieme alla diffusione del cinema nasce il c.d. “culto del divo”, la risposta del cinema alla minaccia della perdita di autenticità e autorevolezza rispetto alla rappresentazione teatrale per via della riproducibilità tecnica.

Lo sviluppo del cinema di finzione rappresenta l’esigenza sociale di una rappresentazione narrativa industrializzata e standardizzata, diversa dallo spettacolo teatrale. Tutto sommato, l’impossibilità del teatro di divenite fenomeno industriale riproducibile, se da una parte è il lato debole del teatro, dall’altra è il suo punto forte dal momento che gli da un fascino tutto suo.

Il cinema, rispetto al teatro, coltiva un nuovo tipo di pubblico, si rivolge ai ceti urbani diventando così la prima forma di svago industriale comprensibile a tutti perché fondato sull’immagine e non sulla parola scritta, contrariamente alle altre forme di comunicazione di massa come i giornali.

Nel Novecento iniziano a emergere le potenzialità del cinema come potente mezzo espressivo capace anche di orientare i gruppi sociali.

La televisione

Prima della televisione il cinema muto aveva il monopolio dello spettacolo nello spazio publico e la radio quello dell’intrattenimento domestico, uno si basava sulle immagini, l’altra sui suoni. Nel 1927 il cinema diventò sonoro.

La televisione quando nacque ebbe da subito una funzione stabilita: perfezionare e allargare il ruolo già svolto dalla radio, in continuità con essa dalla quale eredità gli usi sociali potenziando però la concorrenzialità col cinema. Il successo popolare della televisione deriva dal fatto che essa offre una percezione quasi completa unendo suono e immagini. La radio richiedeva invece uno all’ascoltatore di mettere in atto un processo mentale di ricostruzione, partendo dal suono, dell’immagine mancante. Un processo che per alcuni poteva apparire stimolante, ma per altri stancante. La televisione invece non richiedeva sforzo e offriva una sensazione di verità e completezza.

Il decollo della TV si colloca tra il 1948 e il 1952, negli Stati Uniti, mentre in Europa arriva più tardi negli anni Cinquanta. In Italia il servizio televisivo inizia il 3 gennaio 1954, è svolto dalla RAI in regime di monopolio sotto il controllo governativo. Col tempo arrivano il secondo e il terzo canale e il colore.

Tv all’americana

Il sistema televisivo americano, come quello radiofonico, è fondato sulla competizione tra più catene televisive indipendenti (network), finanziate da investitori pubblicitari e gratuite per lo spettatore. Da questa impostazione deriva l’assenza di preoccupazioni pedagogiche e di qualità. L’obiettivo dei network è solamente quello di realizzare il massimo di ascolto e di renderlo costante e fedele, quindi anche prevedibile, perché da ciò deriva il valore degli spazi pubblicitari.

I programmi americani sono basati sull’intrattenimento fondato su game show e quiz show (giochi e quiz), su spettacoli di varietà, sulla narrazione di finzione (fiction) caratterizzata da un’elevata serialità (appuntamenti fissi quotidiani di mezz’ora o un’ora; anche personaggi principali e ambientazioni sono fissi, le vicende narrate cambiano rimanendo però sempre all’interno di una stessa cornice).

Tuttavia viene lasciato anche largo spazio ai notiziari, svolti con indipendenza di giudizio e alto livello (come era per la stampa americana). Figura centrale del notiziario è l’anchorman, personaggio che ha il compito di tenere “ancorati a sé” i telespettatori, quindi deve avere una forte personalità. All’informazione di aggiungono poi eventi spettacolari, sportivi o politici, in diretta.

Tv all’europea

Il servizio di televisione europeo invece era caratterizzato dal monopolio e dalla funzione di servizio pubblico (come era anche per la radio europea). L’offerta televisiva era limitata, non temeva alcuna concorrenza, in bianco e nero e generalmente vi era un solo canale, disponibile per altro in un ristretto numero di ore. Col tempo si aggiungeranno nuovi canali, in Italia il secondo canale seguiva regole di complementarità rispetto al primo, in una logica di programmazione unificata; poi comparirà anche il colore.

Questa televisione aveva un palinsesto settimanale, quindi non giornaliero. Il palinsesto (l’elenco dei programmi) prevedeva che ogni serata fosse dedicata a un diverso genere. Era quindi una televisione di “appuntamenti”, che veniva accesa solo se si era interessata a un determinato programma, non fatta per la fruizione continua, come era invece negli USA.

Gli indici di ascolto non interessavano ai dirigenti delle tv europee, quello che importava era il “gradimento” dei programmi per avere riscontri sulla qualità e la funzione svolta presso il pubblico. La tv europea trasmette le dirette di grandi eventi, cerimonie, cronache di partite sportive, opere teatrali, musicali e letterarie adattate (romanzo sceneggiato o teleromanzo in più puntate), “rubriche” prodotte in studio (trasmissioni settimanali rivolte a varie categorie sociali o a diversi interessi culturali). L’informazione era rigida e ufficiosa, ci sono “rotocalchi” dedicati agli approfondimenti delle notizie.

L’intrattenimento consisteva in misurati spettacoli di varietà con cadenza settimanale, realizzati in studio con il pubblico presente. Spesso venivano acquistati i format (idea e modello della trasmissione), soprattutto dall’America. Si cercava di non fare concorrenza al cinema quindi raramente venivano trasmessi film.

La pubblicità era esigua in Italia, assente in Inghilterra, nettamente separata dal resto della programmazione, come nel programma serale quotidiano Carosello.

La sfida al monopolio televisivo

Negli anni Settanta iniziano a comparire le prime eminenze private che misero in discussione i monopoli televisivi pubblici di tutta Europa. Nasceva il mercato mondiale dei prodotti culturali. Si prefiggono nuovi obiettivi: realizzare grandi profitti attraverso maggiori spazi alla pubblicità.

In Italia ciascuna rete e testata era legata a un partito di riferimento (legge sulla RAI del 1975). Nel 1976 venne ammessa con legge costituzionale l’emittenza privata.

Nel 1984 l’emittenza privata italiana Fininvest raggiunse lo stesso numero di reti nazionali della RAI. Nasce così il duopolio RAI-Fininvest. Questo modificò profondamente i linguaggi e le forme della televisione italiana, i suoi rapporti con il pubblico e il suo ruolo sociale. Questa nuova forma di televisione venne denominata da Umberto Econeotelevisione”, mentre quella del monopolio veniva definita “paleotelevisione”.

La neotelevisione si caratterizza per una generale tendenza dei suoi prodotti verso l’intrattenimento il quale tende ad inglobare gli altri generi diventando il tessuto connettivo della programmazione. Questo non avviene solo nelle televisioni commerciali, ma anche nel servizio pubblico.

La concorrenza della neotelevisione non era soltanto economica (tariffe pubblicitarie con cui si finanziava), era anche culturale (espressiva, creativa) e sociale (rapporto con le tendenze di fondo della società). Per questo tende ad assumere un formato “generalista” cioè con programmi che si presumono graditi alla maggioranza, alla generalità degli spettatori.

Nel 1986 nasce Auditel, l’ente che si occupava della misurazione quantitativa degli indici d’ascolto. Ora non sono più i dirigenti delle reti a decidere cosa il pubblico deve vedere, ma gli indici di ascolto diventano un fattore determinante per le scelte di programmazione.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 28
Appunti di Linguaggi visivi e Videopolitica Pag. 1 Appunti di Linguaggi visivi e Videopolitica Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Linguaggi visivi e Videopolitica Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Linguaggi visivi e Videopolitica Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Linguaggi visivi e Videopolitica Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Linguaggi visivi e Videopolitica Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Linguaggi visivi e Videopolitica Pag. 26
1 su 28
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarah.colognola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi visivi e videopolitica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi della Tuscia o del prof De Rosa Roberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community