Estratto del documento

Appunti di lezione di Raffaele Petitti

Psicologia delle scelte alimentari (prof. Mattavelli)

La modalità di esame è orale. Studiare le slide è sufficiente per passare l’esame. L’articolo scientifico è solo di approfondimento. Le domande fatte all’esame possono essere 3 o 4.

Lezione 1: Psicologia sociale

Definizione (data da Gordon Allport 1935): “È l’indagine di come i pensieri, i sentimenti e i comportamenti degli individui sono influenzati dalla presenza effettiva, immaginata, o implicita degli altri”. Questo significa che la psicologia sociale va a considerare come il nostro comportamento non sia definito solo dallo stimolo che abbiamo di fronte (risposta dell’individuo), ma anche da tutta una serie di variabili che vanno ad intersecarsi tra lo stimolo e l’individuo, il quale sono determinate dagli altri (non devono essere per forza presenti in quella situazione, ma spesso il ruolo degli altri si esercita anche semplicemente sapendo cosa gli altri penserebbero del nostro comportamento se ci vedessero comportare in quel modo).

Per cui l'obiettivo della psicologia sociale è quello di comprendere il comportamento degli individui attraverso l'analisi dei fattori che possono influenzarlo e che hanno origine nel contesto sociale dell’individuo stesso. Chiaramente il ruolo degli altri non può essere per tutti ma ogni individuo avrà un suo contesto sociale di riferimento determinerà un contesto di valori e sentimenti che andrà a determinare le scelte in diverse sfere, tra cui la sfera alimentare. È nel momento in cui la ricerca sposta l’attenzione sull’importanza del sociale che riusciamo a comprendere meglio i fenomeni alimentari.

  • Alimenti come strumenti per comprendere le persone che li mangiano
  • Scelte alimentari come forme di auto-presentazione
  • Autoregolazione del comportamento in funzione al cibo
  • Controllo del peso
  • Rapporto tra stress e cibo (come l’oggetto che ci dà pensieri, preoccupazioni ecc.)

Sull’importanza dei fattori sociali

Nel 1990 Rogers e Blundell definiscono che spesso la scelta alimentare è guidata da considerazioni consapevoli da parte dell’individuo circa gli effetti che si produrranno, con una certa probabilità, dopo il consumo di un determinato cibo. Non ci sono solo fattori fisiologici che vanno a determinare il nostro comportamento alimentare, ma spesso gli individui sono pienamente consapevoli quali sono gli effetti di una determinata assunzione del cibo sul proprio corpo, e in alcuni casi questi tipi di effetti possono agire anche a livello inconsapevole.

L’impatto dei fattori fisiologici come possono essere la fame o la privazione di un determinato cibo sul comportamento ultimo, possono essere mediati dalle influenze sociali e da un sistema di credenze che l’individuo ha nei confronti di un determinato cibo o della alimentazione stessa. Gli effetti possono essere mediati nel momento in cui l’impatto del fattore fisiologico passa attraverso un’attivazione di un’altra variabile come la variabile di natura sociale. Non possiamo spiegare solo con fattori fisiologici o biologici il nostro comportamento alimentare, ad esempio, ci sono diversi studi che hanno dimostrato che gli interventi farmacologici sulla dieta non sono sufficienti a modificare l’individuo. Non basta modificare qualcosa a livello fisiologico per modificare il nostro comportamento. Allo stesso tempo se non comprendiamo i fattori sociali, non riusciamo a comprendere i fattori fisiologici che impattano sul nostro comportamento.

Le nostre valutazioni coscienti sul cibo moderano l’impatto dei meccanismi fisiologici sulle nostre scelte alimentari. Infatti, Teff e Engelman, nel 1996, vanno a vedere cosa potesse determinare la produzione di insulina in risposta ai cibi. Partendo dall’ipotesi che l’assunzione di cibi gradevoli piuttosto che cibi sgradevoli, produceva un maggior rilascio di insulina. L’idea era quella di considerare le caratteristiche del cibo come variabile che potesse determinare l’aumento di insulina nell’individuo.

Quello che hanno fatto è stato alimentare in modo fittizio i soggetti (viene chiesto a loro di assaggiare, masticare e poi sputare il cibo, non veniva data a loro il tempo fisico per metabolizzare cosa stavano mangiando) quello che osservano, non viene trovata nessuna differenza nei livelli di insulina rilasciata determinata dalla gradevolezza del cibo. Inoltre, sono andati a misurare tutto un sistema di credenze del singolo individuo, quale fosse l’atteggiamento dell’individuo nei confronti del cibo. All’aumentare dell’atteggiamento restrittivo da parte dell’individuo nei confronti del cibo (individui che tendevano a porsi dei vincoli alimentari), aumentava anche il rilascio di insulina.

Non è la caratteristica in sé del cibo stesso, ma è come l’individuo costruisce un insieme di credenze che vanno ad influenzare qualcosa a livello fisiologico.

Motivazioni fondamentali per rifiutare il cibo

Rozin e Fallon nel 1987 identificano 3 motivazioni fondamentali (l’origine di queste 3 motivazioni è molto probabilmente comune e di natura evolutiva) che spingono le persone a rifiutare il cibo:

  • Credenze sensoriali (quanto pensiamo che quel cibo sia buono o non buono)
  • Anticipazione delle conseguenze fisiche (quanto pensiamo che un cibo possa essere pericoloso)
  • Motivazioni ideali e concettuali

Queste 3 motivazioni portano a categorizzare i cibi (quelli che vogliamo rifiutare) come:

  • Cibi sgradevoli
  • Cibi pericolosi
  • Cibi inappropriati
  • Cibi ripugnanti

Solo gli uomini possono rifiutare un cibo perché lo reputano inappropriato, e per fare questo, c’è bisogno di un contesto sociale che definisca cosa è appropriato e cosa non è appropriato. Quello che noi decidiamo essere appropriato o inappropriato è determinato da un sistema di credenze (quello che noi pensiamo a livello cognitivo in risposta di un determinato stimolo nei confronti di un determinato cibo) che a sua volta è caratterizzato da un comportamento sociale. Ad esempio, per determinare la sgradevolezza degli insetti, subentra una condizione sociale, perché a seconda che una persona sia nata in una cultura rispetto che ad un’altra.

Lo studio dell’impatto delle credenze sul comportamento, si è concentrato su che cosa la persona pensa rispetto al consumo di un determinato cibo e la conseguenza che questo determinato cibo possa avere e l’importanza di questa credenza che a sua volta possa determinare il consumo di cibo.

Ad esempio, io posso pensare rispetto al consumo di cioccolata, che questa possa far ingrassare. Chiaramente quanto io penso che la cioccolata faccia ingrassare, determinerà quanta cioccolata mangerò (solo nella condizione in cui io penserò che il fatto che la cioccolata faccia ingrassare sia un tema rilevante per me).

Non basta avere cognizione riguardo ad un determinato atteggiamento, ma a determinare il comportamento ultimo, sarà quanto io penso che quella credenza che io ho, sia importante. Rispetto ad ogni oggetto di comportamento, come il consumo di cioccolata (es, consumo di zuccheri), possiamo avere tutto un insieme di credenze rispetto al consumo di cioccolata. Possiamo avere:

  • Credenze positive: ci portano a pensare che la cioccolata abbia un buon sapore, ci sollevi in un momento in cui siamo tristi
  • Credenze negative: come la cioccolata che fa ingrassare ecc.

A determinare il nostro comportamento sarà il peso che noi attribuiamo a ciascuno di queste credenze. Cercare di vedere che l’atteggiamento nei confronti dell’oggetto e il successivo comportamento, come un equilibrio di forze dove la credenza che più esercita una forza sull’individuo, sarà quella più in grado a determinare il comportamento dell’individuo. Riuscire a vedere l’equilibrio di tutte queste forze è importante perché ci permette di capire quali sono le leve sul quale si può intervenire.

Ad esempio, se noi vogliamo ridurre il consumo di cioccolata per le persone, e sappiamo che il motivo per cui loro non riducono il consumo di cioccolata è perché non danno abbastanza importanza sul fatto che la cioccolata faccia ingrassare. Le campagne volte a ridurre il consumo di cioccolata andranno a rendere più salienti gli effetti negativi della cioccolata che può avere sull’individuo.

Molto spesso a determinare se una persona mangerà o quanto mangerà o non mangerà un determinato cibo, sono variabili di natura sociale (anche la parte emotiva influisce su questo). Ad esempio, un effetto molto studiato nella psicologia sociale è la mere-exposure.

Il mere-exposure effect, l’essere esposti (numero di esperienze che abbiamo fatto verso quel determinato cibo) ad un determinato cibo, tende ad aumentare la nostra gradevolezza e al consumare quel determinato cibo fenomeno della neofobia. Altro fattore sociale molto importante è l’imitazione, questo ha dimostrato che per i bambini sotto i 4 anni assaggiano con maggiore probabilità un cibo non familiare se questo è stato prima assaggiato da un genitore (sapere che una persona di cui ti fidi fa quel comportamento, ti porta a rassicurati rispetto a quelle che sono le caratteristiche di quel determinato cibo, questo influisce positivamente l’assunzione del cibo stesso). Anche l’approvazione sociale è un fattore molto importante, le preferenze dei cibi nuovi aumenta se questi cibi vengono scelti anche dai pari.

Le origini

I primi modelli fanno riferimento al comportamentismo, una corrente della psicologia dominata prima dagli studi di Watson e poi di Skinner, basati sul concetto stimolo – risposta, e sul condizionamento operante, ovvero basati sull’idea del comportamento (nelle sue diverse forme), possa essere compreso andando ad analizzare il modo in cui l’individuo risponde agli stimoli e il modo in cui dare un rinforzo in funzione di un determinato comportamento, porti a rendere più probabile quel comportamento in futuro.

La legge della corrispondenza (Marching Law) di Hernestein sostiene che l’animale (quindi l’uomo) cerca di massimizzare il suo successo nella ricerca del cibo (il punto debole di questo modello è che sono tutti studi fatti prima sull’animale, assumendo che ciò che venga fatto sull’animale poi fosse osservato sull’uomo). Ad esempio, se un piccione ottiene la stessa quantità di cibo beccando una volta il pulsante blu e due volte quello rosso, è più probabile che continuerà a beccare il pulsante blu. L’idea era quella che le scelte dell’animale riflettesse l’entità del rinforzo (esito positivo di un comportamento, quando ottengo qualcosa di positivo per me, allora è probabile che rimetta in atto quel comportamento per ottenere di nuovo quello ottenuto prima). All’aumentare del rinforzo (aggiunta di cibo), aumenterà la probabilità che quel comportamento verrà messo in atto.

L’analisi riduce il comportamento a un calcolo aritmetico: Il rapporto tra il cibo 1 e il cibo 2 è dato dal rapporto del rinforzo per il tempo ottenuto per ottenere quel determinato cibo. L’idea è quella di massimizzare il più possibile lo sforzo per ottenere il cibo.

La teoria del foraggiamento ottimale (simile alla legge di prima) sostiene che l’animale e l’uomo cerca di massimizzare i benefici con i minimi costi (massima resa = minima spesa). Tra i costi e i benefici, ci sono diversi fattori tra cui, la distanza fisica, il valore nutrizionale, oppure dalla posizione ottimale. Per cui, secondo questa legge, la scelta migliore è quella con il miglior rapporto energia netta (fa riferimento all’energia garantita dal cibo, pulita dall’energia impiegata dall’animale per ottenere quel determinato cibo) / sforzo maggiore è l’energia netta, più probabile che l’animale si approcci nuovamente a quel cibo.

Quali sono i problemi di queste teorie? Sono entrambe teorie sviluppate sul comportamento animale e non sul comportamento umano, si parte dallo studio animale e si trasferisce al comportamento umano. Una enfatizza la massimizzazione dell’acquisto di cibo, l’altra la mette in relazione allo sforzo compiuto. Nessuno di queste due teorie tiene in considerazione di quelli che possono essere i fattori psico-sociali che possono entrare in gioco nel momento in cui questo comportamento non riguarda più l’animale ma il comportamento umano.

Il modello aspettativa-valore

È una teoria formulata sulla presa di decisione in generale dell’individuo (non solo la sfera alimentare), e si basa sull’assunto che l’individuo cerca di massimizzare la probabilità che si verifichino degli eventi desiderabili e minimizzare la probabilità che si verificano gli eventi non desiderabili. Questo processo porta alla valutazione delle alternative (esempio valutare sia i pro che i contro). Data la scelta tra due cibi, andiamo a mangiare quello valutato più positivamente (rapporto pro/contro più alto). Tale valutazione globale è ciò che definiamo come atteggiamento.

L’idea che l’individuo possa esercitare un controllo su quello che è il comportamento alimentare, sulla base del sistema di credenze nei confronti di quell’oggetto alimentare e del peso che viene dato a quelle determinate credenze. È possibile concettualizzare l’atteggiamento attraverso una formula: è la sommatoria di tutte le credenze relativamente a delle conseguenze che noi abbiamo su un determinato numero di attributi e moltiplicato per l’importanza che noi diamo a queste conseguenze.

Gli atteggiamenti diventano più complessi all’aumentare degli attributi che noi possiamo considerare. Ad esempio, su determinati cibi sarà molto più facile prendere delle decisioni perché avremo pochi attributi su cui andremo a valutare l’atteggiamento. Ambivalenza di atteggiamento: quando nello stesso oggetto ci sono forze che ci spingono o da una parte positiva o da una parte negativa.

Esempio: Se devo scegliere tra formaggio A e B, posso stimare una serie di fattori: - La probabilità che abbiano un sapore intenso - La probabilità che possa essere conservato a lungo - Posso considerare la loro marca (nota o non)

A determinare quale formaggio sceglierò, non sarà semplicemente il modo in cui i formaggi si pongono su ciascuno di questi fattori ma sarà il peso che noi diamo a ciascuno di questi fattori. Sono molte le credenze che possiamo associare a un determinato alimento, ma solo quelle che sono salienti in quel momento e rilevanti, a determinare il nostro comportamento. Esempio, posso considerare che la carbonara sia un piatto calorico e allo stesso tempo molto appetitoso, ma se sono a dieta, sarà la credenza calorica che più influenzerà sul mio comportamento.

Per cui il modello aspettativa-valore è il primo che ci consente di considerare i fattori di natura sociale all’interno del comportamento umano e lo fa attraverso l’introduzione di atteggiamento ed è fondamentale e ci consente di individuare quali sono le variabili su cui noi possiamo andare a modificare o studiare, e quindi agire direttamente sul comportamento stesso.

Perché non si può dire che la credenza non ha un impatto diretto sul comportamento? Definizione di atteggiamento: Allport sostiene che è uno dei concetti più importanti per la psicologia sociale. Ne sono state diverse definizioni, quella più convincente (definita nel 1993 da Egli e Chaicken), perché capace di riflettere meglio quello che sta dietro il concetto di atteggiamento. “E una tendenza psicologica che si esprime nella valutazione di una particolare entità (possiamo misurare l’atteggiamento chiedendo ad una persona che cosa pensi di quell’oggetto) con un certo grado di favore o sfavore. Tale risposta valutativa può essere manifesta o nascosta, cognitiva, affettiva o comportamentale” l’atteggiamento può essere misurabile!

Il modello tripartito dell’atteggiamento

Il modello tripartito dell’atteggiamento, lo definisce come caratterizzato da queste 3 dimensioni:

  • Dimensione cognitiva: quello che noi pensiamo razionalmente sull’individuo (sistema di credenze nei confronti di un determinato oggetto, sistema di credenze nei confronti della pizza per apprezzare la cucina)
  • Dimensione affettiva: emozioni, stati d’animo suscitati da questo stesso oggetto (ogni volta che mangio la pizza provo emozioni)
  • Dimensione comportamentale: tendenze all’azione rispetto a quell’oggetto (esempio promuovere la cena con la pizza)

Quindi l’atteggiamento è la valutazione che noi facciamo nei confronti di un determinato oggetto, questa valutazione può manifestarsi ad un livello più o meno esplicito o manifesto e questo porta ad avere una dimensione cognitiva, o affettiva o comportamentale nei confronti di quell’oggetto.

La relazione atteggiamento-comportamento alimentare

Nel 2000 Conner realizzò una metanalisi che comprende 143 studi che hanno indagato il ruolo tra atteggiamento e comportamento alimentare. La correlazione atteggiamento comportamento identificata in questi studi va dal moderato (0,21 < r < 0,40) all’elevato (0,41 < r < 0,60), in linea con la correlazione media osservata tra i due costrutti in contesti non alimentari. Il fatto che noi riusciamo a spiegare circa il 12% della varianza dei comportamenti, studiando l’atteggiamento, significa che siamo in grado di identificare fattori rilevanti che influenzano il comportamento alimentare.

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 102
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 1 Appunti di lezione di Psicologia Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 102.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di lezione di Psicologia Pag. 91
1 su 102
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Petitti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle scelte alimentari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Mattavelli Simone.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community