ACCENNI SULL’ORGANIZZAZIONE DI IMPRESA
Perché le imprese esistono?
Secondo Coase, esistono per Secondo Williamson, Secondo Alchain e Demsetz,
i costi di transazione (quei esistono per quattro fattori: esistono per la necessità di
costi associati allo scambio irrazionalità e opportunismo svolgere lavoro di squadra,
di prestazioni), che si degli individui; l’incertezza data l’esigenza di combinare
sommano al prezzo della del mercato ed i piccoli gli input nella produzione, e
prestazione, se le transazioni numeri. L’uomo tende a di controllare tale lavoro
sono regolate dal mercato. perseguire il suo personale (agente centralizzato) –
Se, invece, esse sono interesse, sostituendo il esigenze efficientiste
stabilite da un soggetto mercato con le gerarchie (risparmio di costi di
come l’impresa, essi saranno (impresa), cercando di controllo).
inclusi nel corrispettivo del eliminare l’incertezza e la
dipendente rischiosità del mercato.
L’IMPRESA IN RAPPORTO ALL’ESTERNO
L’impresa è un’organizzazione di persone e beni rivolta alla creazione di valore (scopo
produttivo avente contenuto economico). Ha tre requisiti:
ORGANIZZAZIONE + PROCESSI PRODUTTIVI + FINALITÀ ECONOMICA DEL REDDITO
Ogni impresa si compone, di fatto, di un’azienda, come unità produttiva e base dei sistemi
produttivi, considerato come l’insieme delle relazioni tra unità produttive. Quindi, l’azienda è
il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per esercizio dell’impresa, unità decisionale
e base dei sistemi economici, considerato come l’insieme delle relazioni tra unità
formule imprenditoriali
economiche. Esistono diverse (o business ideas), cioè quell’insieme
di fattori specifici dai quali l’impresa trae la sua differenza competitiva rispetto alla
concorrenza. Esse si caratterizzano per:
➢ orientamento strategico,
Soggettività, cioè il potere decisionale → cioè la selezione delle
idee guida, valori e atteggiamenti che creano l’identità dell’impresa
➢ Ambiente, ovvero il mercato ed il contesto socio-culturale) in cui si trova l’impresa →
condotta strategica, ovvero l’attività di interazione con l’ambiente competitivo*
➢ posizionamento strategico,
Sistema, l’insieme di organizzazione e razionalità → mediante
il quale l’impresa si colloca nelle aree di rischio o potenzialità in modo pianificato.
L’imprenditore è, quindi, in generale un vero stratega aziendale, colui che assume decisioni
strategiche, ovvero le caratteristiche strutturali e comportamentali dell’impresa, per
ottimizzare la compatibilità con l’ambiente e raggiungere le finalità imprenditoriali.
In base alle relazioni tra tali variabili, individuiamo tre tipi di razionalità prevalente, che non è
altro che la formula imprenditoriale scelta, ovvero il modello con il quale l’impresa interagisce
con l’ambiente e persegue le sue finalità imprenditoriali. Le tre razionalità si diramano in
forme forti e deboli:
▪ Razionalità soggettiva – l’impresa dipende dal soggetto di comando al fine di raggiungere
un suo scopo. Nella forma forte, egli assume un comportamento razionale
(massimizzazione dei profitti sotto determinati vincoli), mentre nella forma debole, a
causa dell’incertezza dell’ambiente, egli adotta un comportamento soddisfacentista (non
più razionale). Vi è un’ulteriore forma debole, quella della razionalità intersoggettiva, in
cui gli stakeholders attenuano il ruolo del leader.
▪ Razionalità sistemica – l’impresa come sistema, autonoma di operare (e quindi
complessa); per questo è caratterizzata da rigidità e crescita inerziale. Nelle forme deboli,
per la teoria delle contingenze, le turbolenze dell’ambiente vengono internalizzate
oppure, per la teoria delle transazioni, si sviluppa il coordinamento tra l’impresa ed altri
sub-sistemi (razionalità intersistemica).
▪ Razionalità evolutiva – l’impresa e l’ambiente in rapporto interattivo. È una soluzione
intermedia alle prime due: sia il soggetto che il sistema hanno potere contrattuale.
Le teorie sull’impresa fanno comprendere, in generale, che sussiste un rapporto tra impresa
ed ambiente: l’impresa si evolve in relazione al contesto e alle opportunità che esso offre,
mentre l’ambiente, inteso come sistema politico, demografico-naturale, socio-culturale ed
economico, viene modificato dall’operato dell’impresa stessa. Si dice, quindi, che l’impresa è
un sistema aperto di tipo socio-tecnico: da un lato l’impresa è un sistema che interagisce con
sistemi più ampi (aperta), dall’altro è un sistema costruito su risorse tecniche ed umane
(socio-tecnica).
FORZE ESTERNE (AMBIENTE ESTERNO) > L’impresa percepisce le regole del gioco e cerca di
trarle a suo vantaggio mediante FORZE INTERNE > INFLUENZA DELL’AMBIENTE AZIENDALE
(mercato/ambiente competitivo)
DECISIONI VERSO L’INTERNO + DECISIONI VERSO L’ESTERNO
(miglioramento dei processi produttivi, (funzioni sociali finalizzate a modificare
adeguamento, innovazioni, …) il mercato agendo sulle attese dei
consumatori o volgendo a proprio
vantaggio l’azione dei concorrenti)
*L’ambiente competitivo è definito da sei forze: rivalità tra concorrenti attuali; minaccia dei
potenziali entranti; minaccia dei prodotti sostitutivi venduti dai competitors indiretti; potere
contrattuale dei clienti; potere contrattuale dei fornitori; potere contrattuale degli
intermediari commerciali. L’ambiente è dinamico e, pertanto, comporta un rischio per
l’impresa, che assume decisioni in regime di incertezza, al fine di ridurre il grado di rischio,
gestendo i rapporti con le forze competitive, oppure può ridurre gli effetti negativi,
prevenendoli o controllandoli (contratti di assicurazione, pianificazione e controllo…).
L’insieme delle decisioni costituisce la gestione d’impresa, della quale individuare tre aspetti
– gestione finanziaria, monetaria ed economica; distinguiamo le decisioni in tre classi:
▪ Decisioni strategiche, prettamente centralizzate e a lungo termine, non evidenti e non
ripetitive;
▪ Decisioni organizzativo-amministrative, ovvero il mezzo mediante il quale raggiungere
le prime;
▪ Decisioni operative, che riguardano l’utilizzo ottimale delle risorse e, pertanto, sono note
e ripetitive.
finalità imprenditoriali,
Circa le questi sono gli scopi che spingono ad organizzare e a dirigere
l’attività produttiva. In particolare, quelle storicamente rilevanti sono tre:
▪ Massimizzazione del profitto, al fine di remunerare non solo i fattori produttivi ma anche
l’imprenditore per il rischio assunto;
▪ Massimizzazione del fatturato: teoria della sopravvivenza aziendale e dello sviluppo
dimensionale, per la quale è necessario lo sdoppiamento tra imprenditore e gestori
dell’impresa al fine di porre in essere un’attività in continuità e perdurabile nel tempo; ci
si sposta dalla massimizzazione del profitto alla massimizzazione del fatturato, cioè dello
sviluppo dimensionale;
▪ Massimizzazione del profitto condizionato, cioè almeno soddisfacente: teoria dei limiti
sociali alla massimizzazione del profitto di Simon, per cui il reddito è condizionato
dall’ambiente , dagli stakeholders e dalle condizioni di mercato.
In realtà, l’imprenditore si pone sempre tali obiettivi, senza escluderli: SOPRAVVIVENZA +
REDDITIVITÀ (o riduzione del rischio) + SVILUPPO DELL’IMPRESA
IL SISTEMA INFORMATIVO AZIENDALE ED I PROCESSI DECISIONALI
L’informazione è un insieme di dati variamente manipolati ed analizzati affinché siano
funzionali allo specifico processo decisionale. Deve essere di qualità, cioè deve derivare da
fonti affidabili, sia interne che esterne. Il sistema informativo aziendale garantisce un flusso
di informazioni adeguato tra le varie aree funzionali d’impresa: elabora i dati e li archivia;
gestisce le informazioni, per pianificazione e controllo; supporta le decisioni dei manager.
Quindi, la decisione è la risultante di un processo complesso, alla cui base vi è un sistema
informativo adeguato, costituito da diverse fasi:
1. scelta ed elaborazione delle informazioni – in tal fase si intende semplificare la realtà, che
è troppo complessa; si utilizzano scorciatoie, senza, però, recar danno alla razionalità,
mediante modelli algoritmici – se si tratta di decisioni programmate – o mediante
l’euristica/l’esperienza/la creatività – se si tratta di decisioni non programmate ed
improvvise;
2. analisi delle alternative;
3. decisione;
4. azione.
Criterio di convenienza nell’assumere delle decisioni per le imprese composto da:
EFFICIENZA + EFFICACIA + REDDITIVITÀ
Produzione di reddito rispetto al
(1) produttività + (2) capitale investito. Il reddito può
Raggiungimento degli
economicità in ambito endo- essere misurato in:
obiettivi strategici in
aziendale – connessione a - tasso di profitto
rapporto all’ambiente
decisioni organizzativo- (profitto/capitale proprio);
esterno per sopravvivere e
amministrative ed operative - margine di profitto
svilupparsi – connessione a
(1) Massimo risultato e (profitto/fatturato)
decisioni strategiche
minimo sforzo (riguarda le
risorse)
(2) Minimizzare i costi di
produzione dato il livello di
produttività
Non viene contemplata l’equità, che tuttavia è sempre più presente (soprattutto nelle
imprese benefit) al fine di generare sviluppo e non solo crescita. Le ricerche devono essere
fatte in modo prudente per non incorrere in errori che potrebbero essere contrarie allo
stesso criterio della convenienza (Edsel, coke).
LE FORME ORGANIZZATIVE
L’organizzazione è la combinazione di risorse e persone ordinate secondo funzioni e una
gerarchia al fine di raggiungere obiettivi intermedi, strumentali al perseguimento delle finalità
imprenditoriali. L’organizzazione stabilisce per le persone: il soggetto che ha il potere
decisorio; la possibilità che il decisore usufruisca di deleghe; i rapporti potere-dovere tra i
soggetti coinvolti. Inoltre, l’organizzazione individua la struttura dell’impresa (capitale
finanziario, industriale, umano) e gli elementi di condotta.
MARKETING
Il marketing utilizza una serie di strategie al fine di promuovere beni e servizi da offrire sul
mercato, basate sulle esigenze dei consumatori, per i quali si cerca di creare valore per loro.
Per descrivere il marketing, vengono utilizzati una serie di costrutti, cioè di concetti definiti
prima teoricamente e poi empiricamente grazie all’indagine. Quindi, un costrutto ha natura
biunivoca, ovvero teorica e pratica. L’insieme dei costrutti, cioè l’articolazione delle
sottodimensioni di un concetto, ci permette di definire quelle dimensioni che da sole sono in
grado di definirne i confini. In questo modo il concetto di marketing diviene un paradigma,
ovvero tutto ciò che è necessario per definire un costrutto.
Se in passato ci si basava sulla legge di Say, per la quale l’offerta determina la domanda, oggi
si è dell’idea opposta: è la domanda a creare l’offerta; quindi i beni devono incontrare le
marketing
esigenze dei consumatori, facendo leva sugli aspetti psicologici e creando il cd.
consent. A differenza di ciò che pensavano i sostenitori di Say, i beni non sono intercambiabili
tra di loro, anzi, secondo Hemerson un’impresa per vendere un suo prodotto deve fare la
trappola migliore.
Se inizialmente il produttore crea l’offerta in linea ai desideri del consumatore,
successivamente, grazie al marketing e alle tecniche di manipolazione e persuasione, il
produttore tenderà a fare i propri interessi e non più quelli dei consumatori, ormai clienti.
→
Manipolazione influenza
Perché? Per i limiti cognitivi degli individui che tendono ad una semplificazione della realtà
(→ sequenzialmente, non simultaneamente).
comportamentismo:
Fondamentale è il fenomeno del è una questione di premi e punizioni,
associati al bene/servizio acquistato e poi usufruito. i primi comportano una reiterazione,
mentre le seconde un’interruzione dell’acquisto.
TRE DEFINIZIONI PARADIGMATICHE
Il marketing si è evoluto, nella teoria e nella pratica, nel corso del tempo secondo un ordine
cronologico: prima transazionale, poi relazionale e infine induzionale. Tuttavia, ciò non
esclude che le aziende attuali non possano considerare sincronicamente tali definizioni,
attuando molteplici approcci di marketing o, ancora, che nel mercato imprese competitors
adottino approcci differenti.
Marketing transazionale
1. Il facilita le transazioni (gli scambi) in modo che tutte le parti
coinvolte siano soddisfatte. In tale definizione, il marketing è visto come un processo di
pianificazione ed esecuzione di concetti, prezzo, promozione e distribuzioni di idee, beni
e servizi per creare scambi che soddisfino sia i fini degli individui, sia quelli
dell’organizzazione. Si tratta, quindi, di un marketing focalizzato sulle strategie, le quali
modello delle 4P,
vengono sintetizzate nel introdotto da Cotler:
▪ Product;
▪ Price;
▪ Placement (distribuzione);
▪ Promotion (comunicazione).
In questo caso, sono i venditori sono i soggetti che ne traggono i maggiori vantaggi,
perché non sempre i consumatori sanno definire i loro bisogni e le loro esigenze e di
conseguenza diffondere delle informazioni che verranno utilizzate dalle imprese.
Tuttavia, secondo alcuni pensatori, questa definizione di marketing è incapace di
funzionare come paradigma (non risulta paradigmatica), perché non sono sufficienti
queste 4P per definire il marketing, con la necessità di aggiungere altre P (packaging,
partners, positioning, pubbliche relazioni). Nonostante ciò, ancora oggi viene utilizzata
questa definizione.
Marketing relazionale
2. Il intende stabilire, mantenere ed accrescere le relazioni con i
clienti (marketing di consumo – B to C) ed i partners (parte del marketing industriale – B
to B), in modo che gli obiettivi delle parti coinvolte siano raggiunti. Si basa quindi su
acquisti ripetuti da parte del consumatore, diventato ora cliente, in quanto l’impresa l’ha
prima attratto e successivamente ha costruito con lui una relazione duratura,
fidelizzandolo. Il marketing relazionale è alla base del customer relationship marketing
(CRM), che consiste appunto nello stabilire, mantenere ed accrescere le relazioni con
clienti e partners, dati dei presupposti:
▪ Fidelizzazione;
▪ Orientamento pervasivo in tutta l’impresa;
▪ La “doppia responsabilità” di ciascun dipendente dell’impresa; quindi, il marketing
non è delegabile solo ad un dipartimento di marketing.
Il CRM si basa su tre elementi: (1) identificazione e costruzione di un database dei
consumatori che incroci le informazioni demografiche e d’acquisto; (2) considerazione di
ciascuna relazione, per monitorare il costo dell’acquisizione di un consumatore ed il
lifetime-value dei suoi acquisti; (3) trasmissione di messaggi differenziali a questi
consumatori, in base alle loro preferenze e caratteristiche.
3. Il superamento di questi marketing nasce dallo sviluppo di approcci di marketing post-
moderno, incentrati su:
▪ consumo di simboli più che di prodotti;
▪ frammentazione dei bisogni dei consumatori;
▪ necessità di personalizzare l’offerta;
▪ creare esperienze di consumo;
▪ essere vicini in tempo reale alla comunità dei consumatori.
Marketing induzionale (competitivo)
Il definisce il marketing come induzione a
vendere, collaborare, cooperare con l’impresa. In questo tipo di marketing, tutti i soggetti
(consumatore finale, fornitore, alleato, distributore, concorrente, dipendente, ...)
iniziano a fare gli interessi dell’impresa, che li induce a collaborare e, di conseguenza, a
reiterare il loro acquisto. Questo accade perché il marketing induzionale fa lea su
comprensione e coinvolgimento dei clienti: manipola i loro desideri (non preferenze!),
aspettative e percezioni delle esperienze di consumo. Per fare ciò, il produttore agisce
non sui prodotti e sulla qualità oggettiva, bensì sulla mente dei consumatori. Il vero
output dei processi di trasformazione delle imprese coincide proprio con questo risultato:
la percezione dei consumatori del loro cambiamento soddisfacente; quindi il
consumatore è il vero prodotto delle imprese, poiché la fruizione dei beni ne cambia
attese e percezioni (es: i campioncini). Effettivamente, un consumatore non sa valutare
oggettivamente un prodotto e la sua qualità, ma basa tale valutazione sul modo in cui
egli si sente, sulla nuova percezione di sé stesso a seguito dell’utilizzo del bene.
della discrepanza)
L’esito positivo di un confronto tra percezione ed attese (paradigma
circa il consumo di un bene rappresenta la soddisfazione avvertita dal consumatore. Si
tratta di una grandezza di stock che si forma inconsciamente. Quindi l’azione del
marketing induzionale è duplice:
▪ fa leva sulle attese; da un lato riformando le aspettative, con diversi stimoli, e
dall’altro cambiando i desideri, con tecniche di persuasione;
▪ fa leva sulla percezione dell’esperienza di consumo – marketing esperienziale.
Negli anni 50’ per Levi, i prodotti dovevano guardare alle esigenze dei consumatori altrimenti si
attenzione delle imprese deve spostarsi dal colmare il gap tra
era miopi; oggi invece l’
attese e pe
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.