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APPUNTI DI LETTERATURA SPAGNOLA 1 DELLA PROF NOTARO.

la letteratura spagnola è lo studio dei testi letterari scritti in castigliano. Questo corso di letteratura spagnola affronta la letteratura

prodotta in epoca medievale. È noto che convenzionalmente la data che pone fine all’epoca medievale è il 1492. Questa data però

anche fondamentale per la cultura spagnola, infatti, al 1492 risale una serie di avvenimenti: la scoperta dell’America, l’unione delle

corone di Castiglia e Aragona, la stesura della prima grammatica castigliana scritta da Nebrija (e quindi l’ottenimento di un’unità

linguistica), la caduta di Granada (ultima roccaforte araba in Spagna)e la fine della reconquista. Parlando di riconquista è

fondamentale trattare dell’invasione araba in Spagna, perché essa ha portato una serie d’innovazioni e modificazioni che tuttora

possiamo riscontrare nella cultura spagnola. La penisola iberica fu invasa nel 711, e da quel momento gli arabi imposero il nome “al­

andalus” a tutta la Spagna, anche se ora ricorda solo il nome della comunità andalusa che si trova nella Spagna meridionale. Nel

corso degli anni gli studiosi hanno formulato una serie di teorie sulle origini della letteratura:

Marcellino Menéndez y Pelayo propose una teoria tradizionalista, in altre parole che esiste una tradizione letteraria precedente ai testi

che ci sono giunti e che dunque sarebbero una continuazione di una tradizione precedente, quella di antiche popolazioni presenti

nella penisola iberica: l’occupazione romana e visigota. Possiamo dunque parlare di due tipi di culture presenti alle spalle della

letteratura spagnola ovvero le tradizioni ispane­ romane e ispano­visigote.

Ramon Menéndez Pidal conferma la teoria tradizionalista, ma individua anche dei tratti salienti della letteratura delle origini che si

ritroveranno nella letteratura medievale. Tra questi tratti comuni presenti tra letteratura delle origini e letteratura medievale vi sono il

collettivismo (che fu dovuto alla mancanza di un testo scritto infatti, qualora un autore dimenticasse parte del testo, la sostituiva con

elementi inventati e l’opera dunque diventava collettiva),l’anonimato(il primo autore che ha portato la propria firma fu Gonzalo de

Berceo ed egli visse e produsse nel XIII secolo. Prima di quel momento erano presenti solo copisti amanuensi, un esempio di opera

anonima è il cantar de mio Cid) e infine un ultimo tratto in comune era la rima (che permetteva al giullare o a colui che recitava la

poesia di ricordare il testo, le rime più frequenti erano le rime e assonanti, successivamente con il passare del tempo e con il

progredire delle tecniche letterarie si passa alle rime consonanti. Le rime assonanti erano più comuni perché erano quelle più

semplici da ricreare al momento stesso in cui l’opera veniva decantata.)

Inoltre secondo Pidal sono presenti anche delle caratteristiche interne al testo cioè delle caratteristiche che riguardano il livello

tematico del testo. Abbiamo in primo luogo il realismo storico, tendenza molto seguita in Spagna, infatti, le opere spagnole sono

quasi del tutto prive di elementi fantastici. Inoltre una tematica importante è la sobrietà ovvero la semplicità nel contenuto, le opere

dovevano essere facilmente comprese e dunque erano assenti procedimenti retorici complessi. Un ultimo carattere tematico era

l’austerità morale, infatti, le opere spagnole presentano un alto rigore morale, descrivono tematiche moralmente rete. Anche l’amore

viene trattato come qualcosa di puro, onesto e virtuoso.

Secondo Claudio Sanchez Albornoz le opere medievali derivano dall’unione di fattori geografici e storici. La cultura e la letteratura

spagnola derivano da tutte le popolazioni vissute precedentemente in Spagna, non solo romani e visigoti come affermava Pelayo.

Tutto fa parte di un’unica cultura.

Amerigo Castro nell’opera la "realidad historica de España" del 1948 afferma che la letteratura spagnola inizia nel momento in cui gli

spagnoli comprendono, di essere appartenenti a un unico popolo e di avere delle caratteristiche comuni in quanto spagnoli. Secondo

castro avviene al termine della reconquista spagnola, dopo aver cacciato gli arabi nel 1492. Inoltre secondo questo studioso la cultura

medievale spagnola è una commistione di elementi ebrei, arabi e cattolici.

Damaso Alonso che fu un poeta della generazione del 27 afferma invece che la letteratura spagnola è realizzata da una commistione

di realismo e idealismo. Le figure non sono reali ma vengono idealizzate.

Bisogna però approfondire la questione della prima. In spagnolo esistono due tipi di rime: la rima assonante e la rima consonante.

N.B. La rima assonante è presente quando vi è un’identità di vocali dall’ultima vocale tonica del verso. Un esempio di rima assonante

sta nelle parole pane \mare.

La rima consonante invece è presente quando vi è identità di vocali e consonanti dall’ultima vocale tonica del verso. Un esempio di

rima assonanze è fare\mare

Glosas Emilianenses

Sono le prime attestazioni di castigliano antico, furono ritrovate nel monastero di san Millan de la Cogolla e da questo ne prendono il

nome, infatti il nome Millan sarebbe Emiliano. Il loro ritrovamento avvenne nel 1911, furono ritrovate in un codice latino ed erano

degli appunti scritti al margine del suddetto codice. La lingua in cui erano scritti era volgare castigliano. Queste glosse non hanno un

grande valore letterario, ma sono fondamentali dal punto di vista linguistico dato che grazie ad esse possiamo comprendere

l’evoluzione della lingua spagnola.

Jarchas

Le jarchas mozarabiche furono le prime vere attestazioni scritte in una lingua mista tra arabo e spagnolo, che è appunto il mozarabe.

Sono dei ritornelli presenti alla fine di un componimento arabo detto moaxaja (un componimento abbastanza lungo che trattava varie

tematiche dall’amore all’elogio di un signore). la parola araba karga significava ‘’finale’’, una stessa jarcha poteva essere trovata alla

fine di differenti moaxacas e questo ci fa comprendere che probabilmente non ci fosse nessun legame tra il componimento arabo e la

jarcha. Questi componimenti mozarabici sono stati ritrovati da uno studioso ungherese naturalizzato inglese, Samuel Miklos Stern,

nel 1948. Il loro ritrovamento avvenne in maniera casuale, tuttavia ad oggi sono state trovate circa 60 jarchas. queste possono essere

divise in due serie a seconda della tematica: serie araba e serie ebraica. Il tema di base delle jarchas è amoroso, vengono narrati dei

lamenti da parte di fanciulle che piangono l’assenza del proprio amato, un amore non corrisposto o anche la morte di una persona

cara. Le narratrici sono dunque queste fanciulle, che si rivolgono ad altre figure femminili che possono essere madri, sorelle oppure

amiche. Sono spesso presenti sia parole arabe sia ebraiche come per esempio la parola sidi che significa mio signore oppure la parola

“habib” che significa amico o amato.

le jarchas risalgono ad un periodo intermedio che va dal secolo XI al secolo XII. dopo il loro ritrovamento Stern iniziò un lavoro

filologico, ma in primis dovette aggiungere le vocali a quei componimenti dato che la lingua araba non presenta vocali. Come già

detto le jarchas e le moaxajas non avevano un rapporto tematico. La moaxaja aveva una struttura metrica abbastanza uniforme infatti

la parola moaxaja significava giro di perle e come tale questi componimenti, erano formati da versi che si susseguivano come in una

collana. Dal punto di vista metrico le jarchas avevano una rima assonante e una versificazione molto libera. l’origine formale della

jarcha è araba, quella tematica è gallego­portoghese infatti hanno la stessa tematica principale delle composizioni conosciute come

cantigas de amigo che erano appunto di origine gallego­portoghese.

La poesia epica

La poesia epica é la prima attestazione di componimenti più lunghi, si diffuse tra il X è il XIII secolo. la produzione di testi epici

spagnoli fu molto vasta, ma pochi ne sono pervenuti o comunque sono incompleti. Questi componimenti venivano trasmessi

oralmente. La loro origine non è data dal l’influsso arabo ma da quello francese e tedesco. Claudio Sanchez Albornoz sostiene che la

letteratura spagnola abbia inizio con l’epica e non con le jarchas. inoltre possiamo distinguere molti elementi in comune tra l’epica

spagnola e quella francese e germanica. La parola "epica" deriva dal greco epos, discorso narrazione. fanno parte dell’epica i cantares

de gestas. Questi componimenti venivano trasmessi oralmente e cantati dai juglares , uomini di umili origini, spesso di bassa cultura e

raramente erano gli autori dei cantares. Al contrario i trobadores erano coloro che componevano le opere dietro retribuzione e che

spesso vivevano a corte.

Le storie che venivano narrate erano vere, appartenevano ad un passato recente o alla contemporaneità e venivano trasmesse con lo

scopo di informare il popolo. Il giullare imparava a memoria i componimenti e successivamente li cantava.

Il mester de juglaría è l’insieme di poesia epica e lirica popolare che veniva diffusa dai giullari per un pubblico popolare. Le storie

che di base erano reali dovevano interessare il pubblico, ma allo stesso tempo mostrare tramite il comportamento dell’eroe il modo

giusto di agire.

Lo studioso Menéndez Pidal divide i giullari in due categorie:i giullari epici, che erano quelli più numerosi fino al XIII secolo, e i

giullari lirici, che si dedicavano alla poesia lirica e si affermarono tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo. I giullari erano anche

in grado di accompagnare le poesie con la musica, il ballo o semplicemente recitarle. Il verso giullaresco è libero ed è caratterizzato

da un anisosillabismo, cioè il numero di sillabe presenti in un verso è irregolare e oscilla tra 10 e 16, sebbene il più comune fosse il

verso alessandrino che era composto da 14 sillabe. Ogni verso era diviso da una cesura in due emistichi, la rima era assonante, cioè

presentava un’identità di vocali a partire dall’ultima vocale tonica del verso. Questi componimenti sono caratterizzati dal

collettivismo, infatti era facile modificare un testo durante la recitazione. per facilitare la memorizzazione spesso venivano utilizzate

delle formule fraseologiche fisse e ripetute. Il giullare alla fine dell’opera chiedeva del vino ai suoi ascoltatori,è tipico ritrovare questa

richiesta in molte delle copie che a noi sono pervenute e che erano tipiche di questa forma medievale.

Pidal ha effettuato una classificazione dei cantares, secondo questo studioso ogni elemento di questa classificazione era

un’evoluzione del precedente.

1 cantari brevi, erano composti da massimo 500 o 600 versi. erano diffusi tra il 900 e il 1140, la tematica è sulla vita e le azioni dei

personaggi storici come Frenán Gonzales (considerato il fondatore della Castiglia) che vissero un centinaio d’anni prima della

composizione del cantare.

2 cantari lunghi: questi cantari si diffusero tra il 1140 e il 1236. queste due date indicative sono molto importanti,infatti il 1140 è la

data supposta della composizione del cantar de mio Cid, mentre il 1236 è la data di composizione del chronicon mundi. questi cantari

erano ovviamente più lunghi e arrivavano a essere composti da 2000 o 3000. venivano divisi in classe, che erano delle strofe libere

quindi non avevano un numero d versi fissi e ogni lassa rappresentava un argomento a sé, quindi la divisione in lasse era determinata

dal cambio di argomento. i personaggi presenti in questi componimenti sono sempre storici, però sono vissuti in un’epoca più recente

rispetto alla composizione del testo.

3 Las crónicas: sebbene non siano dei cantari Menéndez Pidal le colloca come un’evoluzione dei cantari lunghi. queste cronache si

diffusero tra il 1236 e il 1350. dunque la loro diffusione parte dopo la composizione del chronicon mundi. furono molte le cronache

scritte in questo periodo e uno dei compositori più importanti fu il re Alfonso x. la narrazione di queste cronache è strettamente

storica e le fonti utilizzate sono storiografiche. queste cronache al contrario dei cantari precedenti erano trasmesse attraverso la

scrittura ed erano scritte in prosa. nelle cronache possiamo dunque ritrovare un’evoluzione dei cantari dato che si parla comunque

della storia della Spagna, tuttavia questa è narrata in modo generale ovvero in modo che non vi sia un unico eroe di spicco.

4 cantari drammatici: si diffusero tra il 1350 è il 1450, si allontanano dai vecchi cantares. viene abbandonato il realismo e con esso

l’austerità graz. l’influenza francese penetra in Spagna tramite il cammino diretto a Santiago de Compostela, infatti molti peregrini

francesi entrarono in contatto con quelli spagnoli e attraverso lo scambio di racconti e idee avvenne questa commistione di generi.

questa commistione sarà fondamentale per la nascita dei futuri romances.

per ricapitolare le caratteristiche dell’epica spagnola sono:

1 il realismo infatti le azioni narrate sono tratte dalla storia, sono assenti elementi fantastici ed è presente la religione ma la presenza

di dio non influisce sul destino dell’eroe.

2 tradizionalismo: l’epica spagnola è caratterizzata da un forte tradizionalismo infatti i temi trattati vengono tramandati e si

ripropongono col passare dei secoli, può essere un esempio di ciò la nascita dei romances del 1400 e dei romanzi cavallereschi come

don Quijote del 1500.

3metro irregolare: la metrica è irregolare,è presente la rima assonante e sia la lunghezza delle strofe che la lunghezza dei versi

irregolare.

Cantares de gestas

il cantar più antico è il cantar de los siete infantes de Lara nel quale si narra lo scontro tra le famiglie Lambra e Lara. Questo testo

non ci è giunto completo, ma ci sono dei frammenti riportati in alcune cronache successive o dei riferimenti che ne attestano

l’esistenza. in quell’epoca la poesia epica aveva un intento informativo, ma anche educativo. e proprio per questo è importante la

formazione di questo primo cantare. un altro cantare è il “cantar de Roncesvalles” che fa parte del ciclo carolingio. risale al XIII

secolo, è il primo testo in castigliano del ciclo carolingio. È giunto un solo frammento di 100 versi che corrisponde al momento in

cui Carlo magno vide i cadaveri dei suoi paladini e pianse la loro morte. questi 100 versi probabilmente facevano parte di un cantante

di 500 versi che era la lunghezza tipica dei cantari francesi. nonostante l’affinità con la tematica e la forma francese in questo cantar è

molto forte la presenza del realismo, che era praticamente assente nell’epica francese.

Cantar de mío Cid.

il cantar de mio Cid c’è giunto quasi del tutto integro, mancano le pagine iniziali e alcune pagine centrali. il testo che c’è giunto è

composto da 74 “folios” ovvero un foglio che ha un retro e un verso e che era tipico dell’epoca medievale in cui venivano utilizzate

delle pagine come quelle che noi definiamo spillette o fogli protocollo per comporre i manoscritti, questo spiega la mancanza delle

pagine iniziali dei corrispettivi. il cantar de mio Cid è composto da 3730 versi ed è uno dei cantari più lunghi. manca l’incipit e

l’azione comincia in media res. l’opera presenta ulteriori problematiche, in particolare la datazione e l’autoría, ovvero

l’identificazione dell’autore.

il titolo riprende il nome del protagonista è la parola Cid viene dall’arabo sidi che significava mio signore. la copia che ci è giunta è

stata ritrovata in un codice del 1307. il Cid termina con un colophon che è una parola di origine greca e significa finitura. I colophon

sono annotazioni poste alla fine delle opere e che comunicano alcune informazioni riguardanti il testo. nel colophon del cantar de mio

Cid viene scritto “Per Abate le escribió en el mes de mayo en era de mil CCXLV”.dunque nel testo figura la data 1245.questa data

pone però un ulteriore problema poiché in Spagna gli anni non partivano dall’anno 0, ma dal 38 a.C. anno in cui furono fondate da

Giulio Cesare le prime province romane nella penisola iberica. dunque il corrispettivo della data spagnola dovrebbe essere 1207. ma

il Cid non fu composto nel 1207, fino a quell’anno fu tramandato oralmente. la vita del Cid risale a decenni prima, il personaggio

storico del Cid, Rodrigo Diaz de Vivar, morì tra gli anni 1090 e 1099. il nome Per Abat è il nome di colui che firma il colophon. e

essendo un nome molto diffuso non si conosce la sua precisa identità, si può presupporre che comunque era un personaggio

alfabetizzato, quindi probabilmente un ecclesiastico. Per Abat potrebbe quindi non essere l’autore ma solo il copista, indicativo è il

verbo utilizzato “scribi” che nel medioevo significa copiare mentre per rendere la parola comporre veniva utilizzato il verbo “facer”.

Menéndez Pidal suggerisce due teorie:

1. l’autore era unico, era un giullare che viveva a Medinaceli che si trova in Castiglia e León.

2. analizzando il contenuto e la forma del testo lo studioso ipotizza che gli autori fossero due giullari, ma non dei trovatori dato che

non erano molto acculturati. secondo Pidal i due giullari scrissero l’opera in due momenti differenti. Il secondo giullare apparteneva

alla città di Estebán , che si trovava vicino Medinaceli. Sempre secondo Pidal il Cid è una rielaborazione di un poema anteriore

scritto prima del 1140. secondo lui c’era un poema contemporaneo alla vita di Rodrigo Díaz de Vivar che fu rielaborato dai due

giullari in momenti diversi e successivamente copiato o trascritto, inoltre riteneva che il primo giullare vivesse in un periodo più

vicino a quello della vita del Cid e dunque conosceva meglio gli eventi storici. Il primo cantare e parte del secondo sarebbero stati

scritti da questo primo giullare . il secondo giullare risulterebbe essere vissuto in

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zahravis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Notaro Giuseppina.
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