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La nascita della letteratura per l'infanzia

La disciplina della letteratura per l'infanzia nasce storicamente a livello accademico molto tardi. Essa nasce per merito di uno studioso di nome Antonio Faeti che, negli anni Ottanta, ebbe la prima cattedra in Italia di letteratura per l'infanzia. La disciplina a lungo è stata molto sottovalutata perché ai primi del Novecento la letteratura per l'infanzia venne stigmatizzata per Benedetto Croce. Croce e Gentile rappresentarono l'alta cultura italiana, cioè il punto di riferimento di un'Italia laica. Benedetto Croce disse che la letteratura per l'infanzia non era letteratura, ma era letteratura minor, cioè per i più piccoli. Nel 1815 disse anche che non è letteratura perché ha alle spalle la musa della pedagogia. L'Ottocento è stato il secolo di una letteratura considerata strumento di formazione. Gli adulti veicolavano messaggi formativi e stili comportamentali.

Origini e sviluppo nel tempo

Dal punto di vista letterario, la letteratura per l'infanzia è rivolta ai bambini e l'intenzionalità di rivolgersi ai bambini nasce alla fine del Seicento. Il 1697 è l'anno in cui nasce e letteratura per l'infanzia e in cui vengono pubblicati I racconti di Mamma Oca. Le fiabe sono di Charles Perrault ed ebbero un pubblico non più di adulti ma di bambini. C'è una profonda svolta nella scrittura e nel pubblico a cui si rivolge. L'infanzia e la scoperta dell'infanzia, da un punto di vista pedagogico, motivano la letteratura per l'infanzia. La scoperta dell'infanzia avviene attraverso la lettura e l'interpretazione pedagogica di Rousseau. Nell'Emilio, Rousseau scopre l'infanzia, ovvero scopre che il bambino non è un adulto in miniatura e tanti storici hanno colto l'idea di bambino come adulto in miniatura. L'infanzia, nella sua diversità psicologica ed emotiva, viene scoperta da Rousseau che dice che il bambino è altro e non è l'adulto in miniatura.

Il contributo di Piaget

Nasce una pedagogia che considera il bambino come un alter-ego dell'adulto perché il bambino è altro dall'adulto. Con Piaget arriveremo ad avere un'idea del bambino cognitivo, che si sviluppa attraverso gradi di sviluppo, cioè dalla psicomotricità fino al pensiero astratto.

La fiaba e la favola

Le fiabe di Perrault iniziano una produzione che oggi è esponenziale. La fiaba è un genere antichissimo. La fiaba, come la favola, il mito e la leggenda, sono generi che nascono con l'uomo. I generi più antichi diventano patrimonio della letteratura per l'infanzia. La fiaba è un racconto fantastico in cui si miscelano elementi realistici. I personaggi sono reali e fantastici: esiste il fenomeno dell'antropomorfizzazione, cioè prendono vita oggetti ed elementi della natura e questi elementi sono pervasi dall'animismo. Dal punto di vista strutturale, la fiaba è un racconto che inizia con l'allontanamento: inizia un'avventura e un viaggio che si conclude con il lieto fine che fa trionfare il protagonista perché la fiaba è centrata sul protagonista. La fiaba è racconto fantastico e realistico insieme dove c'è l'antropomorfizzazione e l'animazione. La fiaba non vuole lanciare messaggi educativi, a differenza della favola. La favola è costruita per dare indicazioni comportamentali.

L'evoluzione della fiabistica

La fiabistica è un genere antichissimo che dopo Perrault vede una crescita esponenziale di produzione e il secolo d'oro della fiabistica è l'Ottocento. Il genere per i bambini nell'Ottocento è la fiaba e nasce anche il romanzo per l'infanzia. Dal punto di vista del contenuto, la fiaba è un racconto breve, non è una novella e ha un inizio, cioè l'allontanamento, e il lieto fine. La letteratura per l'infanzia nel Novecento vede una svolta riguardo alle tematiche, ai generi e allo stile.

La letteratura dell'Ottocento e del Novecento

L'Ottocento è rappresentato innanzitutto da Carlo Collodi, alias Carlo Lorenzini. Collodi scrive il modello letterario per l'infanzia del Novecento e che dura tutt'oggi. Collodi scopre l'infanzia vera che è giocosa, disobbediente e che va oltre gli impegni scolastici. De Amicis invece crea un modello ideologico d'infanzia voluto dalla borghesia dell'Ottocento, cioè quello di un bambino obbediente e che rispetta tutte le regole. Nel Novecento, la letteratura per l'infanzia abbandona il modello precettistico e comincia a guardare al mondo e alle problematiche della società. La fiaba diventa anche sofisticata e filosofica. Nella fiaba de Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry parla della condizione di solitudine dell'uomo tipica dell'esistenzialismo. Secondo questa corrente, l'uomo è un'entità sola. La fiaba diventa più sofisticata e molte figure sono cariche di significato. Il Novecento rappresenta l'ampliamento anche delle tematiche: si parla senza tabù. Su questo argomento, Freud scrisse Totem e tabù. Nella nostra tradizione, il sesso e la morte sono i due tabù più radicati.

Rappresentare la società

La letteratura per l'infanzia toglie i tabù del sesso e della morte: essi formano il bambino nel profondo. Oggi abbiamo una grande produzione che parla di formazione alla sessualità: questi romanzi aiutano molto gli adolescenti. Roberto Piumini scrisse Lo stralisco che è un testo sulla morte che mette a fuoco un concetto nuovo di morte: la morte è un evento biologico che però non recide il rapporto di affetto e di amore con chi non c'è più. C'è sempre un ponte tra chi c'è e chi non c'è più ed è rappresentato dai ricordi. Piumini ci dà l'immagine di un trapasso che non è definitivo e ciò stempera il dolore. Con i bambini si può e si deve parlare di tutto. Rappresentare la società è la nuova frontiera della letteratura di oggi.

Il simbolismo in "Lo stralisco"

Tornando al titolo dell'opera, lo stralisco è una pianta immaginaria che ha una luce eterna. Il protagonista de Lo stralisco è un bambino che ha una malattia irreversibile agli occhi ed è condannato alla morte. Il babbo, per quel periodo doloroso che prelude la morte, chiama un pittore che vive al buio nel castello con il bambino. Il pittore dipinge continuamente quello che c'è fuori e gli rappresenta quello che non vede. Via via che la malattia si aggrava, la serenità è portata al bambino dal cantastorie che, ad un certo punto, gli dice che vedrà un prato di stralischi, cioè di piante che danno luce eterna.

L'espansione della produzione editoriale

La letteratura amplia i generi perché, per l'infanzia, abbiamo tanti romanzi per generi come per gli adulti. Esistono libri per ogni età: da 0 a 18 anni. La letteratura per l'infanzia vale per un'età estesa e quindi fino alla giovinezza. Oggi la produzione editoriale è anche sopra alle esigenze di mercato ed ha avuto uno sviluppo esponenziale. Un grande incremento della produzione letteraria si è vista nella fascia dagli 0 ai 6 anni e ciò è dovuto a dei motivi psico-pedagogici.

Il contributo di Piaget e le esigenze editoriali

Piaget non era né psicologo, né pedagogista, ma era un malacologo, cioè studiava le conchiglie. Le conchiglie non hanno cerchi regolari, ma ci sono delle sovrapposizioni geometriche e circolari. Come malacologo, Piaget ha immaginato lo sviluppo dell'uomo come quello delle conchiglie, cioè per stadi. Piaget teorizza lo sviluppo del bambino secondo degli stadi a cui corrisponde un tipo di formazione. Ci dev'essere tra lo sviluppo psico-cognitivo del bambino e i programmi della scuola dell'infanzia una sorta di adeguatezza. Dagli 0 ai 6 anni, il bambino non ha ancora il pensiero astratto e quindi non è possibile proporre delle metafore. In quel periodo è nello stato della psicomotricità e quindi è gioco, azione e sensi. L'editoria deve piegarsi su queste esigenze e promuovere lo sviluppo dei sensi. La letteratura per l'infanzia si adegua agli stadi di sviluppo. Dagli 0 ai 3 anni abbiamo lo stadio della psicomotricità e poi abbiamo lo stadio delle azioni concrete. Successivamente, quindi, tutto deve essere indirizzato alla concretezza e al realismo.

L'ingrediente del non-sense

Quarzo parla di non-sense che è un ingrediente che entra spesso nella produzione per i più piccoli: le filastrocche spesso hanno un non-sense che viene dall'Inghilterra. Bruno Tognolini è uno scrittore che ha avuto un passato di insegnante e scrive in relazione alla realtà sociale di oggi. Il primo accenno di intercultura si deve invece a Gianni Rodari. Andrea Rauch è un illustratore che ha fondato la raffinatissima casa editrice Prìncipi e princìpi. Chiara Carrer è inoltre una delle illustratrici più innovative di oggi.

La fiabistica e le sue varianti

Max Lüthi ha studiato le varianti della fiaba che per ragioni religiose, politiche, culturali, ecc. è cambiata nel tempo. La fiabistica orale è sottoposta al cambiamento. Con il Re Sole la fiabistica diventa divertimento e svago di corte. Nel 1697 arriva la prima importante svolta della fiaba con Perrault. La seconda svolta importante nella storia della fiabistica avviene nel Novecento con Antoine de Saint-Exupéry. Quest'ultimo era un nobile decadente che precipita da aviatore nei fondali della costa azzurra, morendo alla metà del Novecento. Negli anni Trenta, in Francia, il movimento dell'esistenzialismo ispira tutta la cultura di quel momento. Antoine de Saint-Exupéry coglie il pessimismo insito nell'uomo riguardo alla sua solitudine: l'uomo è un essere solo. La noia rappresenta l'incomunicabilità del soggetto umano. Antoine de Saint-Exupéry rende più raffinata la fiaba che diventa un concetto più filosofico e attinge all'idea del destino dell'uomo e del concetto di umanità che è profondamente legata alla solitudine.

La struttura della fiaba secondo Propp

Propp è stato uno studioso che scrisse Le radici delle fiabe in cui si studia in maniera scientifica la struttura della fiaba. La struttura della fiaba, in tutte le fiabe, è la stessa e si ripete da una fiaba all'altra. All'inizio di una fiaba c'è l'incipit dove troviamo un allontanamento, una fuga da dove inizia il viaggio. La fiaba è poi costituita da 29 funzioni che si diversificano da fiaba a fiaba. Ad esempio, nelle fiabe di magia appare l'oggetto magico che ha dei poteri superiori alla normalità. Altre funzioni possono essere un duello, un pericolo, ecc. Una fiaba può anche non avere tutte le 29 funzioni, ma ci deve essere sempre una conclusione. La fiaba ha sempre un lieto fine, ad eccezione delle storie di Andersen che non sono quindi delle storie per bambini. Il lieto fine rassicura il bambino. Nel momento in cui inizia il viaggio, troviamo un progetto di forte identificazione con il protagonista. La fiaba ruota intorno ad un solo protagonista e il bambino, nel pieno del suo stadio egocentrico, percorre quello che Cambi chiama un "viaggio iniziatico alla vita". Il lieto fine fa rientrare la tensione che il bambino accumula tra un evento e l'altro.

Le origini delle fiabe nell'Ottocento

Nell'Ottocento si cominciano a studiare le origini delle fiabe. Nel panorama della fiabistica per la connessione tra radici culturali e popolari e la fiabistica sono i fratelli Grimm. I fratelli Grimm erano due professori universitari che cominciarono a raccogliere fiabe. I fratelli Grimm organizzarono una rete di persone che raccoglievano le fiabe che le persone raccontavano. I testi delle fiabe venivano rielaborati e pubblicati in strenne. Le strenne erano esili raccolte di racconti di fiabe e discorsi che venivano regalati ai cittadini. La prima edizione fu una strenna che esaltava lo spirito tedesco della Germania medievale. Pollicino è la testimonianza della miseria e dello stato di fame del popolo tedesco che deve sopprimere un figlio abbandonandolo nel bosco. Wilhelm ripropose in forma letteraria le fiabe.

Il ruolo di Italo Calvino

Italo Calvino è stato un uomo della casa editrice guidata da Giulio Einaudi. Einaudi, dopo la II Guerra Mondiale, fonda una casa editrice che è stata fucina culturale, ideologia e laica dove ritroviamo un gruppo di intellettuali che fecero emergere una cultura ampia e libera. Gli autori americani, come Hemingway e Lorenz, vengono tradotti. Einaudi affida a dei collaboratori di prestigio, come Calvino, la traduzione di molti testi. Italo Calvino è diventato poi scrittore di Einaudi. Negli anni Cinquanta, Calvino ebbe un'ambiziosa proposta da Einaudi di raccogliere le fiabe italiane. Anche Calvino, come i fratelli Grimm, raccolse le fiabe, ma attinge alla raccolte di autori affidabili, cioè alle raccolte più note di filologi e studiosi locali. Calvino inoltre traduce letteralmente dal vernacolo, cioè dal dialetto, in italiano le fiabe senza mettere la mano dello scrittore. Il lavoro è complesso perché dura due anni e questo lavoro di traduzione comporta la pubblicazione di un'immensa raccolta intitolata Sulla fiaba.

Il contributo di Hans Christian Andersen

Hans Christian Andersen si ritrova in un'immagine metaforica del brutto anatroccolo. Il brutto anatroccolo è una fiaba di metamorfosi perché l'anatroccolo diventerà un cigno. Andersen è un autore romantico ed era anche un uomo brutto, ma godette di una grande notorietà internazionale. Andersen era figlio di un ex soldato di Napoleone. Nella sua vita divenne aiutante in un circo, farà rappresentazioni teatrali e scriverà commedie e tragedie. Benchè nell'Ottocento andavano scemando i gran tour, cioè un mezzo di formazione delle giovani generazioni dei nobili europei che consisteva in un viaggio di formazione che durava degli anni. Anche Andersen farà il suo gran tour visitando Venezia, Firenze e Roma, senza tralasciare Pisa. Questo viaggio lo influenzerà perché troviamo nelle sue storie molti contesti geografici, come il Nord che è caratterizzato da un biancore quasi accecante e il Sud che è caratterizzato dal sole. Viaggio in Italia descriverà questo suo viaggio. Andersen è un'eccezione rispetto alla struttura classica della fiaba perché non c'è lieto fine e ciò lascia sospeso il lettore bambino in una forma che non è quella di una rassicurazione appagante. Andersen è un maestro nell'animazione di cose, oggetti e piante.

Il romanzo fiaba e Collodi

La fiaba è un racconto breve che ha fantasia e realtà miscelati. La lunghezza di una fiaba ricorda un racconto breve o una novella. Esiste però un'eccezione, cioè il romanzo fiaba. Nel romanzo fiaba c'è l'elemento fantastico e l'elemento realistico. Pinocchio è un romanzo fiaba e il personaggio di Pinocchio è considerato l'infanzia reale che è disobbediente e disinteressato riguardo alla scuola e vuol soltanto giocare. Collodi rompe gli schemi di una società che insegnava attraverso le fiabe ad essere obbedienti. In Collodi c'è il dialogo diretto che si articola tra battuta e risposta. L'infanzia che ci propone Collodi ha tanti volti: da un lato c'è l'infanzia storica che consiste nella contestualizzazione della società povera e dall'altro c'è l'infanzia universale che consiste nel fatto che Pinocchio è un classico letterario.

Il contesto sociale dell'Ottocento

Nell'Ottocento, la borghesia diventa la classe dirigente e desidera vivere e crescere i figli come facevano i nobili: tutto era ad imitazione della nobiltà settecentesca. Charles Dickens scrisse un capolavoro romanzo David Copperfield viene scritto alla metà dell'Ottocento e racconta la storia di un autore borghese che crede nell'ascesa di una classe pulita. David Copperfield è il romanzo dell'escalation della borghesia, cioè di una società che progredisce nella seconda metà dell'Ottocento verso il trionfo delle macchine. Charles Dickens ebbe un padre carcerato e dovette iniziare a lavorare in una fabbrica fin da piccolo: anche lui ha scalato la società e non proviene da una classe agiata. David Copperfield raggiungerà il successo economico e sociale che, nella condizione di gentiluomo, vivrà la sua giornata scandita con i ritmi della classe agita di un tempo. Nell'Ottocento c'era una grande separatezza tra infanzia e adulti, poiché c'erano spazi per i piccoli e spazi per i grandi, mentre nelle classi popolari i bambini vivevano e dormivano sempre insieme agli adulti. David Copperfield rappresenta un testo di formazione per l'intera classe borghese dell'Ottocento.

La pubblicazione a puntate

Come David Copperfield in Inghilterra, in Italia molti giornali cominciarono a pubblicare i romanzi a puntate. In una rivista c'era una pagina che era dedicata alla puntata di un romanzo. Collodi pubblicò a puntate il suo romanzo su un giornale per bambini diretto dal giornalista toscano Ferdinando Martini, che era anche ministro della pubblica istruzione. Paggi è stato l'editore di colori e fondamentale a Firenze per quanto riguarda la pubblicazione di libri per l'infanzia e sussidiari. Gli editori si riunivano e discutevano, ma avvenne un giorno drammatico che coincide con la quindicesima puntata di Pinocchio in cui Collodi decise di porre fine alla storia. Il giornale per bambini ricevette tantissime richieste di continuare la storia e così Collodi fece. Ciò ha fatto capire come Pinocchio era una storia in puntata così nota già al tempo della sua scrittura.

La fiaba nel Novecento

Nel Novecento la fiaba evolve da fiaba classica ad elemento dei romanzi. La fiaba è universale ed eterna: passano i secoli, ma la fiaba continua ad essere letta. Nelle fiabe, non sono descritte le figure umane in dettaglio perché non c'è la storicizzazione del personaggio. L'opera completa pubblicata da Paggi di Pinocchio, che in un primo tempo aveva il titolo Le avventure di Pinocchio, esce in volume nel 1863.

Edmondo De Amicis e il romanzo "Cuore"

Edmondo De Amicis, famoso autore del romanzo Cuore, è stato inviato speciale de La Nazione di Firenze e anche in guerra. De Amicis tenne per 7 anni il romanzo nel cassetto e lo pubblicò infine, apportando un importante contributo alla letteratura per ragazzi con il suo stile e i suoi messaggi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bacchetti Flavia.
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