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ASINIO POLLIONE

Historiae

Scrisse in 17 libri (a cui accenna Orazio nel primo carme del II libro

delle Odi). L’opera iniziava nel 60 a.C. (primo triumvirato) e narrava le guerre

civili forse fino alla battaglia di Filippi (42 a.C.). Abbiamo pochissimi frammenti,

tra cui un epitaffio di Cicerone.

POMPEO TROGO

Narbonese, scrisse la prima storia universale in latino, che conosciamo grazie

Prologi

al compendio di Marco Giuniano Giustino (II-III secolo) e ai dei singoli

libri. Historiae Philippicae

L’opera, in 44 libri, si intitolava e narrava la storia di tutti i

popoli dalle loro origini. Il titolo trae quindi spunto probabilmente dal fatto che i

popoli di cui si parla vivevano in quei territori che fecero poi parte dei regni

ellenistici.

La storia romana è relativamente poco presente, forse per atteggiamento

polemico nei confronti dei suoi esaltatori ( ).

LIVIO

RES GESTAE DIVI AUGUSTI

Iscrizione su bronzo commissionata da Augusto originariamente diffusa in tutto

Monumentum

l’impero, a noi pervenuta grazie a una di queste copie detta

Ancyranum, in cui ripercorre brevemente tutte le tappe della sua carriera

politica e militare.

-

SENECA PADRE

Nato a Cordoba intorno al 58-55 a.C., morì fra il 37 e il 41. Conobbe quindi due

Oratorum et rhetorum

generazioni di oratori, di cui parlò nella sua opera

sententiae divisiones colores, dedicata ai tre figli. controversiae,

L’opera è divisa in due parti: la prima è dedicata alle orazioni

fittizie di genere giudiziario pronunciate da accusatori o difensori in un processo

suasoriae,

immaginario; la seconda alle discorsi deliberativi in cui l’oratore

finge di consigliare o di dissuadere un personaggio storico o mitico in procinto

di prendere una decisione importante.

controversiae suasoriae

Vi erano 10 libri di e ce ne sono giunti 5; di abbiamo 1

libro ma non sappiamo quanti fossero in tutto.

sententiae,

L’opera è ricca di secondo quel gusto che venne poi apprezzato e

ripreso da filosofo. Erano frasi o battute dense di concetti, secondo lo

SENECA Brutus

stile asiano (Cicerone stesso nel affermava che lo stile asiano era

sententiae

caratterizzato proprio da brevi e pregnanti, retoricamente

elaborate).

A questa tendenza si opponeva il movimento neoatticista, fautore della

semplicità espressiva, ma fu lo stile asiano a prevalere, almeno fino all’età

augustea.

La lettura delle declamazioni fittizie mostra come l’oratoria si fosse allontanata

dalla concretezza e dalla pragmaticità a causa del principato: spesso si trovano

assurdità, come appunto i personaggi mitologici o leggi greche applicate in un

controversiae suasoriae

contesto romano. Ma è importante notare che e

facevano parte di un gioco di emulazione centrale nella cultura letteraria

classica. Era quindi una tendenza per certi versi “barocca”, che voleva

dimostrare le potenzialità della parola.

Historiae

Scrisse anche delle pubblicate dal figlio dopo la sua morte: in

quest’opera la storia è paragonata alle età dell’uomo. L’epoca di Seneca Padre,

secondo quest’ultimo, sarebbe stata la vecchiaia.

MARCO VITRUVIO POLLIONE

De architectura

Autore di un pubblicato intorno al 25 a.C., Vitruvio fu un

ufficiale dei genieri di Cesare in Gallia, preposto alla costruzione di macchine da

guerra. Era architetto e ingegnere (due ambiti non distinti nell’antichità) e

collaborò anche con Augusto durante lo sviluppo edilizio: la sua opera è

dedicata proprio al princeps.

È in 10 libri, che trattano la storia delle tecniche architettoniche, gli edifici sacri,

quelli pubblici, le case, la rifinitura e la decorazione degli edifici, le opere

idrauliche e gli acquedotti, le meridiane, le macchine per usi civili e militari.

Con magniloquenza rivendica l’importanza e la dignità dell’architettura: la

cultura ufficiale infatti disprezzava le competenze tecniche, viste come puro

artigianato.

-

LA POESIA EPICO-DIDASCALICA

MARCO MANILIO

Astronomica,

Autore degli poema in 5 libri. Del poeta non sappiamo nulla, ma

l’opera era dedicata ad Augusto e fu scritta in parte sotto Tiberio.

Libro I: temi filosofici e astronomici di carattere generale.

Libri II-III-IV: temi astrologici.

Libro V: costellazioni extrazodiacali e i loro influssi.

Numerose le fonti, e di ogni tipo: probabilmente lo stoico Posidonio (I sec. a.C.)

che aveva rivalutato l’astrologia in base alla teoria stoica della “simpatia

cosmica” (legame tra uomo e universo).

Gli astrologi venivano consultati tanto dalle classi basse quanto da personaggi

come Cesare, Augusto e Tiberio, il quale però nel 16 li bandì perché i loro

oroscopi fornivano strumenti agli oppositori del regime, profetizzando

sconvolgimenti politici. Era dunque un argomento di attualità all’epoca.

Manilio si preoccupa di conferire tono filosofico all’argomento trattato, con

chiari riferimenti alle dottrine stoiche: è un poema didascalico-filosofico, come

Georgiche, De rerum natura Fenomeni

le il e i di Arato di Soli; è infatti evidente

l’ambizione di poesia alta, artisticamente impegnata.

Modelli stilistici sono e , sempre presenti con citazioni e allusioni,

VIRGILIO OVIDIO

e Lucrezio come modello didascalico più che artistico: come quest’ultimo,

Manilio si sente un vate, fiero di svelare ai lettori i misteri del cosmo. Il poeta

invita i lettori ad accettare il destino (stoicismo) attraverso la conoscenza delle

Sors est sua cuique ferenda.

leggi naturali: è inutile ribellarsi al fato.

GIULIO CESARE GERMANICO Fenomeni

Figlio di Druso, vissuto tra il 15 a.C. e il 19 d.C, tradusse i di Arato di

Soli, poema astronomico lodato da Elvio Cinna, già tradotto da Cicerone e

Georgiche.

Ovidio e usato da Virgilio come una delle fonti delle

Phaenomena

I di Germanico erano composti di 725 esametri e correggevano

lievemente il poeta ellenistico in base alle nuove conoscenze in campo

astronomico.

L’opera si apre con un proemio contenente dedica (a Tiberio, padre adottivo

dell’autore), invocazione alla divinità e indicazione del modello. Rivolgendosi a

Tiberio, lo apostrofa con connotati divini, esattamente come fece Manilio

secondo una prassi tipica dell’encomiastica della prima età imperiale.

Lo stile segue le orme di , ma anche , distaccandosi così dalla

VIRGILIO OVIDIO

traduzione arcaizzante fatta da . Germanico inserisce inoltre brevi

CICERONE

digressioni mitologiche, del tutto assenti nel modello greco.

FEDRO

Macedone, venne a Roma da bambino molto probabilmente come schiavo (i

libertus Augusti:

codici contenenti il suo opus lo chiamano è possibile che

Augusto l’abbia affrancato per la sua cultura). Fu forse un insegnante: le favole,

tanto in Grecia quanto a Roma (dove giunsero proprio con Fedro), erano infatti

strumenti didattici. Alcuni componimenti avevano inoltre carattere satiricio,

motivo per cui fu perseguitato da Seiano, ministro di Tiberio: nel prologo del III

libro, Fedro lamenta l’ingiustizia del processo, Seiano era quindi indubbiamente

già morto e quindi possiamo datare il libro al 31 d.C. o poco dopo.

Ci sono pervenuti 5 libri di favole in senari giambici, e una trentina di favole in

dall’Appendix Perottina,

più proviene trascritta nel XV secolo da Niccolò Perotti

da un codice perduto. Il genere non era comunque del tutto nuovo a Roma:

fecero infatti uso di favole , e .

ENNIO LUCILIO ORAZIO

Nel prologo del primo libro Fedro presenta Esopo come suo modello,

nonostante egli scrivesse in prosa. Le favole, un centinaio in totale se si

escludono quelle dell’appendice perottina, sono brevi racconti di fantasia il cui

significato è esplicitato alla fine da una morale. Protagonisti sono in genere

animali parlanti, che rappresentano virtù e vizi degli uomini, ma anche

personaggi umani o divini come Esopo, Socrate, Giove, Mercurio, personaggi

mitologici e civili, come la vedova e il soldato di una favola che riprende la

Satyricon

novella della matrona di Efeso presente nel di .

PETRONIO

monere,

Scopo di Fedro era ma divertendo, quindi voleva conciliare diletto e

Ars poetica.

utilità secondo la posizione espressa da Orazio nell’ Tipiche della

varietas brevitas,

favola sono e ma non manca un’elaborazione stilstica.

Ricche di proverbi e dialoghi semplici ma ricchi di significato, le favole

coincidono con una visione della vita popolare, fatta di oppressi e oppressori, i

quali ultimi vincono sempre. Fedro è consapevole della carica di protesta

sociale contenuta nei suoi componimenti: fu infatti egli stesso uno schiavo,

come anche Esopo. È quindi una morale pessimista, rinunciataria, che deplora

il male ma lo ritiene inevitabile.

LA STORIOGRAFIA NELLA PRIMA ETÀ IMPERIALE

I contestatori del principato si occupavano principalmente di storia recente e

contemporanea, e la contestazione avveniva sempre in modo indiretto, ad

esempio esaltando i cesaricidi, come fecero Aulo Cremuzio Cordo e Mamerco

Emilio Scauro, di fatto condannando al rogo le loro opere.

VELLEIO PATERCOLO

Campano, Velleio intraprese la carriera militare, e fu per una decina d’anni al

fianco di Tiberio, in qualità di prefetto o legato, in Germania, Pannonia e

Dalmazia: partecipò al trionfo dell’imperatore nel 13 e fu pretore due anni

dopo. Historiae Romanae ad Marcum Vinicium consulem libri duo

Scrisse le , dedicato

al nuovo console. Il primo libro ci è giunto mutilo dell’inizio e con una grossa

nostoi

lacuna centrale, e va dai degli eroi troiani alla distruzione di Cartagine e

di Corinto nel 146 a.C, data in cui Velleio fa partire il periodo di decadenza di

Roma in cui “si abbandonò la virtù e ci si precipitò nei vizi”, secondo un

pensiero tipicamente sallustiano. Il secondo libro, più ampio, prosegue

l’esposizione fino al 30.

Come è tipico dell’annalistica romana, la narrazione diventa man mano meno

sommaria.

L’opera si inserisce nel filone della storiografia encomiastica: esalta infatti la

clemenza di Cesare, la pace e il welfare sotto Augusto, e le abilità militari di

Tiberio, secondo ricordi autobiografici. La parte conclusiva dell’opera

costituisce un continuo panegirico dell’imperatore, esteso anche al suo ministro

Seiano (lo stesso che perseguitò Fedro). Tiberio, secondo Velleio Patercolo,

avrebbe riportato benessere e pace, ma soprattutto avrebbe ripristinato il

rispetto e l’amore per le virtù, ignorate da dopo le guerre puniche.

L’idea complessiva è quella secondo cui sono i grandi personaggi a muovere la

storia, come ritenevano anche Ennio, Sallustio e Cornelio Nepote. Sono infatti

presenti molte notizie biografiche nei ritratti fisico-morali dei grandi

personaggi. homines novi

Velleio Patercolo non nasconde le sue simpatie per gli e gli Italici:

homines novi

è anche presente un breve excursus in cui passa in rassegna gli

più importanti della storia romana, tra cui Catone, Mario e Cicerone. Tale

simpatia è da collegare alla volontà di Tiberio di rinnovare la classe dirigente

homo

dell’aristocrazia senatoria anche con provinciali: Velleio stesso era un

novus, quindi non esita a evidenziare i pregi della sua classe d’appartenenza.

Si riscontra un certo gusto erodoteo per l’aneddotica e si trovano una serie di

considerazioni di carattere letterario, tra cui quella secondo la quale “la

perfezione è racchiusa entro limiti di tempo ristrettissimi” ai quali segue il

declino. È, tra l’altro, la questione trattata con maggiore profondità nel trattato

Sul sublime, di poco successivo all’opera di Velleio Patercolo.

FENESTELLA AUFIDIO BASSO

E Annales Bellum

Rispettivamente scrissero degli e una monografia, il

Germanicum, probabilmente sulle recenti campagne di Druso, Tiberio e

Germanico.

VALERIO MASSIMO

Dictorum et factorum memorabilium libri novem

Autore di , dedicati a Tiberio.

exempla

Trattasi di un repertorio di positivi e negativi: non è propriamente

storiografia, infatti l’intento è pratico, volendo essere una raccolta per i retori e

una lettura edificante per un pubblico vasto (di nuovo, diletto + utilità).

L’opera è in 9 libri, ed è divisa in una 90ina di rubriche tematiche divise in

exempla romani e stranieri (quasi sempre greci). L’autore si preoccupa di

exemplum,

esplicitare, per ogni il suo significato e la sua morale. Spesso ricorre

mos maiorum

all’apostrofe e aderisce al e a un’idea nazionalista.

CURZIO RUFO

Historiae Alexandri Magni,

Scrisse le probabilmente tra i principati di Caligola e

Claudio.

In 10 libri (di cui non abbiamo i primi 2), iniziano la narrazione nel 333 a.C,

quindi alla vigilia della battaglia di Isso, e terminano con la morte del generale

dieci anni dopo.

Il tema principale è lo scontro tra Alessandro e Dario: l’autore si sposta da un

personaggio all’altro più volte, narrando le loro vicende parallelamente.

L’opera non è del tutto attendibile: ci sono numerosi errori, confusioni,

omissioni e molti elementi sono indubbiamente leggendari (come l’incontro del

Macedone con la regina delle Amazzoni), ma è un pregevole esempio di

storiografia drammatica, “romanzata” diremmo oggi, finalizzata al diletto del

lettore. La drammatizzazione è ottenuta soprattutto con i discorsi e la

caratterizzazione dei personaggi.

La figura di Alessandro è delineata attraverso le sue azioni: egli è presentato

come coraggioso, quasi eroico, e dotato di incredibili capacità militari. Conosce

e ama i suoi soldati, è un nemico cavalleresco e leale, e sebbene spesso

crudele, è rispettoso nei confronti dei vinti. La sua è, insomma, una figura

complessa e viva, comunque non priva di difetti e debolezze.

Numerosi gli excursus geografici ed etnografici; lo stile si rifà a .

LIVIO

-

LA PROSA TECNICA

Agli scrittori romani non interessava approfondire le questioni o apportare

nuovi contributi, ma mettere a disposizione dei lettori i principali risultati già

acquisiti dalla scienza: è massima perciò l’attinenza a trattati e manuali già

esistenti.

Libri ad Marcum filium Disciplinae Compositiones

Esempi: di , di ,

CATONE VARRONE

De re coquinaria De Chorographia

(ricette mediche) di , di ,

SCRIBONIO LARGO APICIO

di (la più antica trattazione geografica in latino che si sia

POMPONIO MELA

conservata).

AULO CORNELIO CELSO Artes,

Aulo Cornelio Celso scrisse sotto Tiberio le che trattavano di agricoltura,

medicina, retorica, filosofia, giurisprudenza e scienza militare. Ci è giunta solo

la parte sulla medicina.

In 8 libri, le fonti erano principalmentee greche e il pubblico era “universale”,

non specialistico.

Nella prefazione, Celso espone le due posizioni teoriche e metodologiche della

medicina antica: quella dei razionalisti, secondo cui occorreva indagare sulle

cause delle malattie per poterle curare, e gli empiristi, i quali invece ritenevano

impossibile trovare le cause profonde e basavano la propria arte medica sulla

pratica e sui rimedi già rivelatisi efficaci con l’uso. In tale contesto, Celso

assume una posizione mediana, appellandosi spesso al buon senso.

Lo stile è chiaro, limpido ma accurato: Celso fu definito dagli umanisti “Cicerone

dei medici”.

LUCIO GIUNIO MODERATO COLUMELLA De re rustica.

Scrisse ai tempi di Claudio e Nerone il trattato tecnico-didascalico

Columella nacque a Cades (Spagna) e fu militare in Asia Minore e latifondista in

Italia.

L’opera, in 12 libri, non è un dialogo come l’opera omonima di VARRONE REATINO

ma un’esposizione fatta in prima persona dall’autore e rivolta all’amico Publio

villa,

Silvino. Vengono elencati i requisiti della si leggono suggerimenti sulla

coltivazione dei cereali e dei legumi, sulla viticoltura, sulla coltivazione di alberi

da frutto e sull’allevamento.

Il libro X, dedicato alla coltivazione di orti e giardini, è in esametri: Columella

nella prefazione spiega di aver voluto accogliere il suggerimento di , che

VIRGILIO

Georgiche

nel IV libro delle aveva solo accennato alla cura degli orti, lasciando

espressamente agli altri il compito di sviluppare l’argomento.

vilicus

Il libro XI tratta dei compiti del (il fattore), il XII espone i compiti della

vilica (la moglie del fattore) e dà una serie di ricette per conservare e preparare

vari prodotti.

L’autore si rivolge non al contadino, come , ma al grande proprietario

VIRGILIO

terriero, seguendo i criteri dell’utile e del guadagno.

Nel prologo dell’opera Columella inserisce un elogio dell’agricoltura, asserendo

inoltre che l’arte agricola, moralmente preferibile ad attività come la guerra e il

commercio, è priva di maestri esperti, contrariamente alle altre scienze. Come

, rimpiange il buon tempo antico e deplora la corruzione dei costumi.

CATONE

Lo stile è semplice e chiaro.

SENECA

Lucio Anneo Seneca nacque a Cordoba forse nel 4 a.C. da una famiglia di rango

equestre. Giunto molto giovane a Roma, studiò con Papirio Fabiano, lo stoico

Attalo e il neopitagorico Sozione. Fu questore ed ebbe rapporti aspri con gli

imperatori: Caligola progettò di farlo uccidere ma fu dissuaso da una donna

potente a corte. Claudio lo esiliò in Corisa dal 41 al 49 avendolo accusato di

adulterio con Giulia Livilla, sorella di Caligola. Rientrato a Roma, per volere di

Agrippina, divenne precettore di Nerone e in seguito consigliere imperiale. Nel

59 Nerone iniziò la sua serie di omicidi, e nel 62 Seneca si ritir&og

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Appuntomaster di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Malaspina Ermanno.
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