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Il Novecento letterario

Prof. Bernardini - 2o semestre - Filologia moderna

1a lezione

Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1888, figlio di gente umile: il padre lavora nello scavo del Canale di Suez e muore quando Giuseppe ha soli 3 anni; la madre aprirà un forno e non farà mancare nulla ai figli, i quali verranno istruiti al collegio Jacod di lingua francese. Per Ungaretti il francese sarà una lingua fondamentale. Al collegio Jacod conosce i figli di gente importante e ad Alessandria incontra i figli di fuoriusciti politici e professionisti, tra cui i fratelli Thuille, figli di un ingegnere che lavorava agli scavi per riportare alla luce la vecchia città e il vecchio porto pre-tolemaico. I Thuille avevano una grande casa ai margini del deserto, tappezzata di libri, che Ungaretti leggerà durante l’adolescenza.

Egli legge Mallarmé, Rimbaud, i simbolisti, e così via. Grazie ai fratelli Thuille, frequenta un ambiente culturalmente molto elevato: egli avrà una cultura europea di notevoli dimensioni. Quando lascia l’Egitto per l’Europa, Ungaretti avrà una cultura straordinaria e sostanzialmente bilingue. Viene in Europa con l’amico Mohamed Sheab, il quale partì prima di Ungaretti per andare a Parigi. Il poeta passa per l’Italia, facendo un pellegrinaggio nella terra dei suoi avi (Lucca), quindi si trasferisce a Parigi dove si laurea in lettere alla Sorbona. A Parigi, Mohamed Sceab si uccide (vivevano insieme in Rue des Carmes) e Ungaretti spiegherà il suicidio dell’amico nella prima poesia del Porto Sepolto.

Laureato, si sposta in Italia, a Torino, dove prende l’abilitazione per l’insegnamento del francese. Entra nell’ambiente delle avanguardie precedenti al Futurismo. Quando Ungaretti arriva a Milano frequenta i futuristi e inizia a scrivere poesie (anche se è molto probabile che già in Egitto avesse scritto alcuni abbozzi, raccontini, scritti d’attualità, saggi, recensioni e testi creativi in prosa). In Italia, prima della guerra, Ungaretti scrive varie poesie legate alle esperienze intellettuali vissute: si ispira un po’ a Palazzeschi, ai futuristi e soprattutto ad Apollinaire.

Pubblicherà le sue prime poesie su Lacerba, fondata nel 1913 e che ospiterà soprattutto i futuristi, ma anche alcuni vociani. Lacerba poi entrerà in rotta di collisione con Marinetti dopo la pubblicazione dei manifesti futuristi, i quali imponevano un certo modo di far poesia. Così Papini e Soffici escono dal Futurismo, sostenendo che quelli di Marinetti è “Marinettismo” e che il vero futurismo è quello fiorentino. Ungaretti pubblica le sue poesie nel 1915: alcune sono acerbe, mentre altre più mature, come la poesia “Paesaggio” in cui racconta e rappresenta con nostalgia i ricordi egiziani, con un intento di ricerca delle proprie origini.

Egli è un deraciné, uno sradicato, figlio di emigranti che deve ritrovare il rapporto con la madre patria. Il primo obiettivo di Ungaretti è quello di riannodare i fili della sua origine. Egli ha una crisi d’identità: è figlio del mondo, non legato necessariamente a una nazionalità. La guerra sarà l’esperienza per ritrovare le sue antiche radici e per affermare la sua identità italiana. Ungaretti parte subito volontario; aveva preso parte all’interventismo. Per lui la guerra significa rientrare a far parte del popolo italiano: è una riscoperta di sé secondo testa origine italiana, che è anche un’origine culturale; partecipare alla guerra significa quindi per lui riappropriarsi della cultura italiana.

Viene arruolato nel XIXo fanteria. Essendo laureato, avrebbe potuto fare l’ufficiale: fu infatti costretto a seguire il corso di allievi ufficiali a Campolongo (egli si lamenta continuamente di questa costrizione); supera l’esame ma si rifiuta di diventare sottotenente, perciò ritorna nel XIX fanteria. “Vivendo con il popolo” è il primo articolo di “Vita d’un uomo. Saggi e interventi” nel quale Ungaretti rappresenta il fante italiano in guerra eroismo inconsapevole del fante italiano che si esalta e canta per la conquista del S. Michele.

Ungaretti vuole lottare a fianco del popolo italiano. Questa esperienza segnerà il cammino per la conquista dell’identità di uomo e di poeta (riconquistare la propria identità di uomo coincide con il ritrovamento dell’identità di italiano e di poeta). Il Porto Sepolto narra quindi l’esperienza della guerra: dal dicembre del 1915 Ungaretti sarà in prima linea, fino alla fine della guerra; gli ultimi mesi verrà spostato sul fronte francese. Solo le ultime settimane, in preda allo stress e al nervosismo, supplica gli amici di aiutarlo (tra cui Soffici). Lo aiuterà soprattutto Casati, che lo farà mandare nelle retrovie in Francia durante le ultime settimane di guerra. Le poesie del Porto Sepolto vanno dal dicembre del 1915 al novembre del 1916: narrano l’esperienza del primo anno di guerra.

Ungaretti ha una sua posizione di ricerca ed è legato a vari ambienti: si trova immerso nella cultura della crisi, il cui punto estremo è rappresentato da “La voce bianca” di De Robertis, per cui l’intellettuale vive drammaticamente la perdita di valore del ruolo socioculturale del poeta e della poesia l’arte entra nel mercato e acquista un valore materiale. Il poeta (e l’artista) che rifiuta il mercato è destinato alla desolazione. L’arte acquista una dimensione metaletteraria e metapoetica: c’è un io forte che amministra la materia narrativa e il sistema di idee.

Quando Ungaretti arriva al 1915, gli intellettuali hanno dichiarato l’impossibilità di conoscere la realtà. Tutti i nuovi valori saranno quelli materici. Ungaretti si muove tra due poli: i futuristi che hanno eliminato il soggetto, e i vociani che tentano di restituire dignità al soggetto. Non ha un’identità nazionale, non ha un sistema di valori di riferimento: parte dalla crisi. Ungaretti ha definito il Porto Sepolto come un “diario di guerra”: queste poesie nascono dalla terribile situazione della guerra. Ma Ungaretti non le vuole pubblicare, anzi sono poesie che indirizza agli amici più intimi, tra cui Marone. Non le voleva pubblicare anche perché quello era un momento di pudore e di silenzio. L’origine delle poesie è cronologico.

Il Porto Sepolto viene pubblicato in autoedizione, soprattutto grazie al tenente Ettore Serra, in una tiratura di 80 copie da una tipografia di Udine. L’ordine cronologico in realtà sembra non reggere perché il libro è in realtà molto costruito. Ungaretti, rimaneggiando il libro, ha spostato delle poesie, cambiandone la data: si pensi a “I fiumi”, da cui toglie la data; nel 1919 inoltre divide una poesia in due e di altre due ne inverte la posizione. Il Porto Sepolto è una sorta di romanzo di formazione in versi: è la rifondazione dell’identità che coincide con il superamento della crisi e la rifondazione del valore assoluto dell’arte e della poesia.

La condizione per superare la crisi è proprio la guerra. La guerra segna una cesura rispetto all’epoca precedente, ma è anche la condizione per la quale Ungaretti può sentirsi italiano.

2a lezione

La ricerca di Ungaretti parte da una dimensione negativa che ritroviamo nella poesia “In memoria”, la quale tratta del suicidio dell’amico Mohamed Sheab (è, perciò, una poesia che non parla di guerra). Si trova all’inizio della raccolta perché la vicenda di Sheab è uguale e contraria a quella di Ungaretti: uno sradicato dalla sua patria che si trasferì in Francia; ma non era francese, pur non essendo più arabo. La poesia utilizza una tecnica teorizzata da Bergson, ossia l’affermazione per negationem, perché non si sa più chi si è (lo stesso farà Montale). Nel raccontare il destino dell’amico, Ungaretti in controluce ci racconta il proprio, dicendoci che, a differenza di Sheab, egli ha saputo sciogliere il “canto dell’abbandono” e inizia il percorso di conquista dell’identità che si compie nella penultima poesia del Porto Sepolto, rifondando così l’identità di poeta, di uomo e di italiano.

L’identità di poeta è stata dunque riconquistata attraverso la guerra e la poesia. La seconda poesia del Porto Sepolto è metapoetica perché parla di cosa significa la poesia per il poeta: il poeta arriva nel porto sepolto in fondo al mare, porta la poesia alla luce e la disperde (metafora del viaggio marino di superficie e in fondo al mare; si riallaccia alla fine del Voyage di Baudelaire, il cui viaggio però si ferma in fondo al mare: al contrario, il viaggio di Ungaretti torna alla luce, in superficie). All’uomo resta la possibilità della poesia, che è un “inesauribile segreto”, ed è un “nulla” perché è qualcosa di spirituale, ossia l’ispirazione. Il Porto Sepolto è la metafora della poesia, ma anche dell’inconscio in senso freudiano: la poesia nasce da qualcosa interiore che non si conosce, ed è segreto.

Questa poesia si ricollega all’ultima del Porto Sepolto, “Commiato”, la quale teorizza cos’è la poesia, cosa significa e come nasce: la poesia è l’umanità, il mondo, la propria vita (componente autobiografica esibita che sottolinea l’esserci). Il valore assoluto dell’arte non è scindibile dall’aspetto storico e umano dell’uomo: questo rapporto Ungaretti lo sottolinea attraverso l’uso degli avverbi di tempo e segnalatori di presenza. La parola è “scavata come un abisso”: la parola è una parola essenziale, ridotta al minimo. “La limpida meraviglia / di un delirante fermento”: la poesia nasce dal fermento, dal torbido, che è delirio dei sensi, ciò che è legato agli eventi della vita quotidiana. L’ispirazione, quindi, comunica qualcosa che è torbido, da chiarire e purificare al punto da destare meraviglia (qui il poeta si richiama anche all’estetica barocca). Ungaretti, attraversando la guerra, restaura il valore della poesia e il ruolo del poeta.

Nel dopoguerra, Ungaretti si avvicina alla Ronda, scrivendo alcune poesie in prosa ritmica. “Allegria di naufragi” non è un libro compatto come il Porto Sepolto, è una raccolta vera e propria, divisa in sezioni, di cui la prima è intitolata “Ultime” e l’ultima “Prime” (poesie scritte prima della guerra e che risentono molto del Crepuscolarismo e Futurismo, e in cui c’è molta ironia palazzeschiana).

Si chiama “Ultime” perché sono poesie che Ungaretti non scriverà più, anzi sono una sorta di laboratorio in cui il poeta si è formato. La sezione “Il Porto Sepolto” è il nucleo più riuscito e importante. Le sezioni successive affrontano ancora il tema della guerra e soprattutto quello del viaggio, simbolo ricorrente tanto importante da indicare simbolicamente l’intera esistenza. Ogni libro di poesie di Ungaretti sarà un tempo della “Vita d’un uomo” (allegoria delle età dell’uomo e delle stagioni dell’anno). Il motivo del “ciclo” è fondamentale in Ungaretti. Il secondo libro si intitola “Allegria di naufragi” perché tutto è naufragio e perdita; “naufragi” si riferisce sicuramente a Leopardi (il “naufragio dolce”), ma anche a Mallarmé e Rimbaud piacere di naufragare e di abbandonarsi al mare.

In Mallarmé il mare acquista un significato ideologico profondo perché lui cerca la perfezione assoluta; perciò la poesia è un tentativo di avvicinarsi alla perfezione senza però successo, da cui anzi scaturisce il fallimento e il naufragio. “Allegria” è la felicità della creazione, della poesia raggiunta. Dal 1919 in poi la poesia di Ungaretti diventerà sempre più concentrata e simbolica, con parole dense di significato; tuttavia Ungaretti non è un ermetico perché l’Ermetismo è una corrente degli anni '30 che si ispira al Simbolismo, alla poesia pura e prende come punto di riferimento “Sentimento del Tempo”.

La poetica di Allegria di naufragi è rappresentata proprio dalla poesia “Allegria di naufragi”, composta da 6 versi, che in origine erano la parte finale di una lunga poesia. La poesia inizia con “E”: caratteristica del primo Ungaretti che articola la sua poesia attraverso frammenti, i quali insieme costituiscono un discorso unitario, ininterrotto. C’è stato un naufragio, dopo il quale il superstite riprende subito il viaggio, metafora della poesia. L’ultima sezione de L’Allegria si intitola “Prime”, che raccoglie poesie scritte in parte a Parigi e in parte a Milano nel 1919, dopo la guerra. Si intitolano “Prime” perché sono le prime di una nuova moda poetica; infatti hanno poco a che fare con le poesie di guerra; si collegano a Sentimento del Tempo, che inizia appunto con la sezione “Prime” anch’esso. Sono poesie per lo più prosastiche, talvolta con componente narrativa, talvolta con una concentrazione poetica e simbolica.

La prima poesia è “Ritorno” di quattro versi molto lunghi che richiamano nuclei semantici soprattutto del Porto Sepolto. Il senso non è immediatamente comprensibile. Nel primo verso, “assenze” è molto importante perché rimanda alla poesia dell’assenza. “Le cose trinano”: la trina è fatta di molti vuoti e pochi pieni, indica quindi che le cose sono separate tra di loro; perciò la realtà è fatta da tante cose (oggetti ed eventi) separate tra loro però al tempo stesso collegate. La realtà è estesa e monotona ma fatta di assenze: qui Ungaretti prende una svolta verso il petrarchismo europeo. Ungaretti torna indietro nella tradizione a Dante e, in questo periodo, soprattutto a Petrarca, il Petrarca dei Trionfi: quando Petrarca scrive i Trionfi, Laura è morta, allora la poesia recupera la forma assente e la rende viva in poesia.

Quest’assenza che diventa presenza è una costante di Sentimento del Tempo (ritornano i ricordi dell’infanzia, gli amori e addirittura gli “echi d’innanzi nascita”, una memoria storica, poetica e culturale l’antichità. La poesia recupera l’assenza rendendo attuale ciò che non c’è più, la memoria di un mondo ormai assente. “Ora è un pallido involucro”: la realtà è un contenitore senza colore. “L’azzurro scuro della profondità si è franto”: si può guardare dentro la profondità. “Ora è un arido manto”: l’azzurro è un arido manto (ossimoro: l’acqua non può essere arida). Quest’ultimo verso si collega alla poesia “Lindoro di deserto”, terza poesia del Porto Sepolto “mi copro di un tiepido manto / di lind’oro”: il poeta si veste del manto dell’alba, un manto d’oro che poi diventerà arido e pallido.

Quindi la nuova stagione poetica si inaugura con poesie fondate sulla disarmonia. Segue “L’affricano a Parigi” che ha una struttura prosastica, ma in cui ci sono degli a capo all’interno di periodi molto lunghi. Parigi è il contrario di Alessandria d’Egitto: il grigio di Parigi contrasta con l’esultanza della terra africana. Segue “Ironia”, che ha degli a capo con finalità ritmica; è una parte di una lettera inviata a Soffici. Si conclude con una dimensione gnomica: il bianco come elemento della violenza. Qui Ungaretti ha restaurato la punteggiatura. Segue “Un sogno solito”, il sogno di un’immagine africana. Sono versi brevissimi e ripetitivi. Segue “Lucca”, un testo importante contenuto in una lettera inviata a Soffici (“squarci d’eloquenza sacra”; Ungaretti chiama queste poesie “ritmiche”).

È un testo importante perché segna il ritorno all’ordine. È un testo di straordinaria densità in cui Ungaretti ci descrive il suo ritorno a Lucca, dopo il pellegrinaggio: segna il passaggio dall’avanguardia all’ordine, alla tradizione. Il poeta rifiuta l’avanguardia e si indirizza verso la tradizione: si passa dalle avventure della giovinezza e degli amori e dalla lode della vita, alla considerazione della morte di chi ha programmato la sua discendenza. Ungaretti si rende conto di essere mortale e riallaccia le radici del passato a quelle del futuro (dei suoi figli), emerge il tema della continuità della specie (presente anche in Pavese). Il proprio passato è allegoria del ritorno all’ordine e alla tradizione.

3a lezione

Un altro tema di “Lucca”, meno insistito, è quello che emerge dalla traduzione dei versi di Mallarmé, che segnano la fine dell’avanguardia e il ritorno alla tradizione. Ungaretti accenna solo questo tema. Del ritorno all’ordine Ungaretti parlerà in vari scritti e soprattutto in “Ragioni di una poesia”. Il tema dell’amore carnale e puro viene affrontato nella poesia in prosa ritmica “Scoperta della donna”: emerge il tema notturno (Ungaretti è un poeta notturno, come Campana, vs Montale che è poeta diurno). “Ora” segna delle fasi di passaggio. L’amore coniugale è fecondo, è confidenza, è amicizia e abbandono all’altro. “Preghiera” è l’ultima poesia della sezione: non c’è punteggiatura però ha recuperato una metrica più tradizionale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giovyviv94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Poesia italiana del Novecento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bernardini Francesca.
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