Il Canzoniere
Composizione del Secretum
Nel 1347 inizia a comporre il Secretum, dialogo tra Petrarca e Sant'Agostino davanti alla verità, muta. Sant'Agostino individua delle colpe in Petrarca, ovvero l’amore per la gloria, quello per Laura e l’accidia. La composizione è concomitante alla svolta del Canzoniere.
Titolo del Canzoniere
Canzoniere è un titolo dato in una delle edizioni del primo ‘500 da Francesco Griffo (1516). Il titolo del principale manoscritto d’autore testimone del Canzoniere, conservato a Roma nella biblioteca vaticana (Codice Vaticano Latino 3195) è in realtà Rerum vulgarium fragmenta.
Composizione
Composto da 366 componimenti senza titolo (con assetto metrico vario):
- 317 sonetti
- 29 canzoni
- 9 sestine
- 7 ballate
- 4 madrigali
Bipartizione
Il Canzoniere è bipartito (parte prima: 1-263; parte seconda: 264-366). Nel Cod.Vat.Lat. dopo il componimento 263 vi sono due pagine bianche, divisione autorevole perché dell’autore. La divisione non ha a che fare con i componimenti prima e dopo la morte di Laura ma nel ‘400 un lettore del codice scrive tra le pagine bianche “Finiscono i sonetti di Francesco Petrarca intorno alla vita della sua Laura. Amen e grazie”.
Innovazione
Petrarca è un innovatore della tradizione lirica. Se la lirica medievale è frammentaria, ogni componimento è autonomo e le rime non sono ordinate, nel Canzoniere i singoli componimenti hanno un ordine studiato. Essi mantengono una propria autonomia ma acquistano un nuovo significato se messi in relazione con il macrotesto. Petrarca inoltre unisce la narrazione e la lirica (l’introspezione), una novità assente nei modelli classici. Tra i contemporanei Guittone d’Arezzo, Guiraut Riquier e Nicolò de’ Rossi tentarono di narrare una storia nelle loro opere liriche. Petrarca, però, non fa riferimento a loro, bensì alla Vita Nova di Dante. Si tratta di un prosimetro (insieme di prosa e lirica) composto tra il 1293 e il 1295 con liriche incastonate in parti in prosa che fungono da raccordo narrativo (una sorta di autocommento stilistico che aggiunge ciò che la lirica non dice).
Canzoniere e Vita Nuova
- Amore sublimato che continua dopo la morte della donna
- Petrarca rinuncia alla prosa: autonomia della lirica
- Valenza simbolica dell’opera, tentativo di rifondazione spirituale del protagonista-autore
- Petrarca accentua la sensualità e la rappresentazione di un io davvero diviso (con sensualità si intende l’opposizione all’amore platonico e idealizzato di Dante)
- Varietà metrica
- Spunti narrativi di contorno (tendenza non assolutamente monotematica; es. Canzoniere: sonetti antiavignonesi)
Itinerario Compositivo
Il Canzoniere è il risultato di un itinerario dove ha rilevanza la progressiva maturazione di un più ampio progetto autobiografico (l’offerta del ritratto di sé ai posteri). L’obiettivo è di rinnovare l’immagine del letterato e della letteratura. Petrarca inizia a scrivere versi tra il 1320 e il 1326 ma per sua volontà nulla ci è pervenuto di quanto precede la data dell’incontro con Laura (6/4/1327). I componimenti più antichi sono scritti tra il 1332-1333 e sono il 27, 28 e 103. Nel 28 si accenna ad altre compagne, altre liriche (non pervenute).
Le schedulae sono fogli sparsi sul quale Petrarca componeva e correggeva i componimenti, che una volta giunti a compimento venivano ricopiati a gruppi senza un ordine preciso sulle cosiddette raccolte di riferimento. Sappiamo dell’esistenza sicura di quattro di esse: 1336-38, 1359, 1359-60, 1366-68. I componimenti presenti nelle raccolte ma non utilizzati nel Canzoniere sono chiamati Rime disperse.
Una seconda fonte di componimenti del Canzoniere è il codice degli abbozzi (Cod. Vat. Lat. 3196), utilizzato dal 1336 al 1374, fu disperso inizialmente ma poi ritrovato nel ‘500 da Bembo. Interamente autografo, contiene approssimativamente 20 carte (fogli scritti fronte e retro) da cui circa 57 poesie o parti di esse sono state prese per essere inserite nel Canzoniere.
Il Canzoniere è innovativo anche perché si tratta di una raccolta scelta e ordinata dall’autore. La selezione (o silloge) avviene per la prima volta nel 1342, con una silloge di rime composta da soli 13 pezzi con tema amoroso-ossessivo che avrà riprese nel Canzoniere (es. Mito di Dafne e Apollo). Quest’ultima si apre con l’attuale sonetto 34, che inizia con un vocativo ad Apollo. Si tratta di una silloge che non è ancora Canzoniere perché i componimenti non sono ordinati.
Tra il 1348 e il 1350 la raccolta di rime inizia a far parte del suo progetto autobiografico, inizia ad essere pensata e riordinata secondo un disegno. Nel 1342 (anno dopo l’incoronazione) Petrarca ha una crisi letteraria, interrompe tutti i lavori iniziati in precedenza (es. Africa) e ne inizia di nuovi. In questi anni si avvicina allo stoicismo cristiano e medita sulla morte. Nel 1347 inizia a scrivere il Secretum. Nel 1348 vi è la peste in Europa, fatto traumatico che lo segnerà.
Nel 1350 scrive una lettera all’amico Socrate (Ludwig van Kempen) dove racconta di aver perso molti amici e la sua Laura.
Forme e Stesura
Nel 1350-51 ricomincia a lavorare sulla raccolta di rime volgari.
- Redazione Correggio: 1356-58: la prima vera “forma” o redazione del Canzoniere è la Redazione di Correggio (omaggio ad Azzo di Correggio). Non pervenuta, sappiamo della sua esistenza grazie ad altri manoscritti. Contiene 171 componimenti che corrispondono a quelli che attualmente vanno dall’1 al 142 (ad eccezione del 121, qui la ballata “Donna mi viene”, che è sostituita da un altro componimento). Secondo molti studiosi non era bipartita.
- Forma del canzoniere: il termine “forma” individua l’assetto della raccolta di rime in una silloge (raccolta selecta) già orientata verso la narrazione (forma del romanzo).
- Forma Chigi (1359-63): Seconda forma, pervenuta, conservata nella biblioteca di Roma, facente parte del fondo Chigi. (Cod. Vat. Chigi LV -cinquantesimo quinto- 176). Ci è pervenuta una copia autografa di Boccaccio. Nel 1359 Petrarca e Boccaccio si incontrano e quest’ultimo legge una copia della Forma Chigi e la ricopia. Sono presenti cambiamenti sostanziali ed è bipartita (204 componimenti, 163+41).
- Cod. Vat. Lat. 3195: terza, quarta e quinta forma. È in parte autografo e in parte no, trasmette tre forme del Canzoniere (riconosciute grazie a studi sul manoscritto, non già divise nel codice).
- Forma di Giovanni (1366-67): la prima parte comincia a vergarla (scriverla) Giovanni Malpaghini, assistente di Petrarca, che riversa sotto stretto controllo dell’autore (ha quindi valore autografo) il risultato della rielaborazione del Canzoniere.
- Forma pre-malatestiana (1372): ci sono delle aggiunte e delle correzioni che sono estese dal ’67 al ’72.
- Redazione vaticana (1373-18 luglio 1374, conformazione finale del Canzoniere): non vi sono più solo aggiunte ma soprattutto cambiamento di posizione dei componimenti.
Tra le tre forme del Cod. Vat. Lat. 3195 si aggiungono altre due forme:
- Forma Malatesta (1371/72-73): documentata da un manoscritto del tardo ‘400, Laurentiano 41.7. (biblioteca laurenziana firenze) che presenta una variazione dell’ordine dei testi rispetto alla forma pre-malatestiana.
- Forma queriniana (1373): testimoniata da tre manoscritti (due a Brescia e uno a Milano) che si integrano ancora e vi è ancora una variazione di ordine.
Solo con la redazione vaticana (18 luglio 1374) Petrarca impone l’effetto voluto, riordina gli ultimi 31 componimenti e porta a termine la sua opera. La Canzone della Vergine (con 10 stanze- una rarità) rimaneva isolata nella stesura precedente ma in questa no, appare “preparata” dai componimenti che la precedono. Fino al componimento 366 Petrarca non si arrende alla morte, non se ne fa una ragione. Nella canzone alla Vergine, canzone di “redenzione”, aspira a superare il lutto e a staccarsi dalle ossessioni terrene. L’itinerario tra il giovenile errore e il pentersi risulta compiuto (sonetto 1).
La bipartizione del Canzoniere segna il compimento dei 40 anni da parte di Petrarca, ossessionato dalla morte. Fragmentorum Liber è il primo titolo che assegna al Canzoniere (ma non nella prima redazione bensì nella Chigi o nella Malatesta). La Forma Corregio è ambientata tra il 44 e il 45 (265-266). L’ultimo componimento è l’attuale 292, componimento scritto dopo la morte di Laura. La vita di Petrarca è un tormento, scrive or si ha qui fine del mio amoroso canto. Con queste parole prende atto che il passato non torna e alla morte non si sfugge.
Non vi è alcuna possibile redenzione, Petrarca è sopraffatto dal dolore. La sua è una resa, non è la conclusione che si preannuncia nel primo sonetto, è in conflitto con esso. La bipartizione avverrà quando Petrarca compirà 40 anni. La svolta è improntata su un dato biografico (topos, anche Dante lo fa). Inizia da qui un itinerario in cui tenta di ritrovare se stesso. Alla fine del testo Petrarca ritrova la via (ultimi 30 componimenti).
Tempo della storia
Il tempo della storia è diverso dal tempo di composizione. Le vicende che Petrarca racconta occupano un tempo preciso, e l’autore non esita a darci delle indicazioni. La cronologia degli avvenimenti è scandita da componimenti anniversario (incontro e morte di Laura, ad es - dell’incontro ne parla nel componimento 211). La storia comincia il 6/04/1327. Nel sonetto 266 dice che è da 15 anni che ha rapporti con i Colonna e da 18 anni che conosce Laura. Nel sonetto 364 afferma che l’amore per Laura ha 21 anni ed è 10 anni che la piange (da 1327 a 1358).
Sonetto 1 (I sospiri)
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
O voi che ascoltate il suono di quei sospiri con il
dei quei sospiri ond’io nudriva ’l core quale io nutrivo il mio cuore durante il mio primo
in sul mio primo giovenile errore errore giovanile, quando ero in parte uomo diverso
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono: da quel che sono, in rime sparse:
del vario stile in ch’io piango et ragiono, spero di trovare compassione (pietà=pìetas) nonché
fra le vane speranze e ’l van dolore, perdono del vario stile nel quale io piango e discorro
ove sia chi per prova intenda amore, (parlo), tormentato tra inutili speranze e dolore
spero trovar pietà, nonché perdono. inutile, da parte di chi conosce l’amore perché l’ha
provato.
Ma ben veggio or sì come al popol tutto Ma io vedo bene (capisco ora) come sono stato
favola fui gran tempo, onde sovente favola (oggetto di dicerie) per tutti, per cui
di me medesmo meco mi vergogno; (onde=cosa per la quale) spesso mi vergogno con
me (dentro di me) di me stesso
et del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto, e del mio delirio la vergogna è il frutto
e ’l pentérsi, e ’l conoscer chiaramente e insieme alla vergogna il pentirsi e capire in
che quanto piace al mondo è breve sogno. maniera inequivocabile che tutto ciò che è gradito al
mondo (le cose terrene) è un sogno (labile) e breve.
Analisi e Interpretazione
Composto probabilmente nel 1347 (anni della crisi) o nel 1349-50 (a ridosso con la ripresa dei lavori sul Canzoniere). Sonetto di apertura in cui Petrarca si rivolge ad un pubblico di ascoltatori più che di lettori (v1 voi ch’ascoltate in rime sparse); egli sottolinea la sonorità dei suoi sospiri, ovvero le sue poesie. Il tema dei sospiri è ricorrente in Dante come espressione dei sentimenti, del tormento e dell’anelito amoroso e si collega alla concezione medievale di sentimenti in parte interiorizzati ed in parte materializzati. In Petrarca questo concetto medievale è tenue ma i sospiri restano la manifestazione di sentimenti legati alla sofferenza.
Rime sparse non si riferisce ai componimenti ma all’io frammentato e non lineare dell’autore, è quanto esprimono i componimenti che è sparso, diviso, non i componimenti stessi. Il significato è anche formale, data la nascita frammentaria dell’opera. La divisione dell’io è espressa tramite le fluctuationes dell’animo, l’andamento altalenante tra l’aspirazione a Laura ed a valori superiori.
Nel v1 troviamo un vocativo irrelato (voi ch’ascoltate), ovvero isolato al primo verso. Il sonetto si chiude con una massima, riprendendo il topos letterario della vita come sogno.
Il primo periodo sintattico occupa due quartine, il soggetto spera di trovar pietà nonché perdono, la principale è quindi alla fine del periodo. La sintassi si sottrae alle regole comuni dell’italiano, la posizione delle parole è importante ma il poeta non è obbligato a seguire la sintassi tradizionale (iperbato: scardinamento della sintassi). La poesia è contenuto e forma, hanno la stessa importanza, senza la forma non si ha poesia.
L’importanza di questo sonetto sta nella sua posizione, essendo il sonetto proemiale. Il contenuto è perfettamente dipartito tra le quartine e le terzine, che trattano due argomenti diversi seppur collegati.
Il sonetto si apre con un voi, un soggetto fittizio, che mette in rilievo il destinatario dell’opera. Il pubblico di ascoltatori è limitato: tutti possono ascoltare le rime, ma solo chi ha provato le pene d’amore ha la possibilità di trovare la compassione (cum patior, soffrire insieme) e il perdono. Petrarca chiede pietas e perdono per il vario stile in cui piange e parla.
Il giovenile errore (v3) è l’essersi abbandonato alla passione nel periodo della giovinezza, fase acuta della perdizione amorosa, che si protrae però anche nell’età adulta (fino ai quarant’anni, cesura del Canzoniere). Errore è un termine polisemico, può significare sbaglio, quindi la passione amorosa è uno sbaglio, o può riferirsi all’errare, il vagare senza meta, la perdita di sé nell’amore.
Le terzine si aprono con un Ma, una congiunzione avversativa che segna lo stacco non solo tra fronte e sirma ma anche tra l’allora (il momento in cui la passione lo ha catturato) e l’adesso. Nota Ma ben veggio or. L’autore afferma che fu favola del volgo (al popol tutto favola fui gran tempo), con quel fui rilega la sofferenza in un passato ormai chiuso, che però induce ancora vergogna di se stesso. Il tema che collega le due terzine è proprio la vergogna (spogliata dell’accezione negativa odierna). Nel v11, in chiusura della prima terzina, la vergogna è del passato, mentre nel v12 è attuale, la conseguenza di quello smarrimento. La vergogna è il primo passo per il cambiamento, seguita dal pentimento che porta alla consapevolezza che tutto ciò che è terreno è breve sogno, indistinto, fugace ed ingannevole. Oltre che di un’introduzione si tratta anche di un bilancio, senza però una svolta.
Analisi Formale
Si tratta di un sonetto, quindi con forma metrica chiusa (due quartine e due terzine), composto da versi endecasillabi (l’accento metrico cade sulla decima sillaba). Non sempre l’accento metrico coincide con la divisione in sillabe della grammatica (elisione o dialefe -contrario dell’elisione- sono strumenti per modificare la divisione in sillabe tradizionale). Il sonetto si divide in fronte (insieme delle quartine) e sirma (insieme delle terzine).
Lo schema rimico è ABBA ABBA CDE CDE. La rima è l’identità dall’accento tonico in avanti, ad esempio cóno e sóno. Sóno significa suono, da non confondere con sòno, parola omografa ma non omofona (la prima o è chiusa, la seconda è aperta).
Per il verso endecasillabo ci si riferisce allo schema rimico con la lettera maiuscola (minuscola per i settenari). La lettera uguale corrisponde alla stessa rima. Lo schema ABBA è chiamato rime incrociate o abbracciate. L’inventore del sonetto, Giacomo da Lentini, utilizzava uno schema rimico ABAB, Petrarca utilizza più volentieri lo schema moderno ABBA. CDE CDE è uno schema a rime ripetute.
Rime
core, dolore, vergogno, errore, amore, sogno
La serie in -ore ribatte sul concetto di stretta relazione tra tema della vanità di tutte le cose con il sogno, la visio, amore come sofferenza errore del passato (esistenza come sogno) e produttiva vergogna del presente (che porta al cambiamento).
Allitterazioni
- V.1-2: ascoltate in rime sparse il suono - cura formale nel sonetto: l’allitterazione della s dà l’idea dei sospiri, foneticamente sta sospirando (importanza del suono).
- V.5-6: vario-vano-van
- V.8: pietà-perdono mette in rilievo i termini centrali della terzina.
- V.10: favola-fui - compito di mettere in rilievo il fatto di essere stato scherno nel passato (fui); memoria oraziana “favola vulgi”.
- V.11: me medesimo meco - serie allitterante in m, concentrata sui pronomi personali di prima persona; mi vergogno lo scopo è porre l’accento sull’interiorità, il processo di vergogna, pentimento e consapevolezza è suo.
- V.12: vaneggiar-vergogna - la passio come furor, se l’amore non è temperato, il cuore senza ragione è follia; l’innamorato è demens o amens, allontanamento dalla mente; il saggio non può permettersi il delirio amoroso, la virtù è il saper controllare le proprie passioni.
Componimenti 2-10
I componimenti dal 2 al 10 non raccontano ancora la storia, si tratta di un proemio allungato. Nel sonetto 2 spiega perché il dio Amore ha colpito proprio lui (Amore si vendica perché lui si è mostrato indifferente).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Letteratura italiana sul Canzoniere di Petrarca
-
Canzoniere, Petrarca - Appunti
-
Appunti Letteratura italiana - Modulo A
-
Letteratura italiana - Appunti ed esercitazioni