Italo Svevo e il contesto multietnico di Trieste
Italo Svevo vive in un contesto multietnico e multiculturale, inserito in un clima cosmopolita e problematico. La sua cultura gravita al Nord. Trieste, fino al 3 novembre del 1918, faceva parte dell'impero austro-ungarico. Si pensava che Svevo scrivesse male, ma dobbiamo distinguere tra narratore e scrittore. L'italiano di Zeno non è quello di Svevo e di Ettore Schmitz.
Contesto triestino
Ci troviamo in un contesto particolare e affascinante. Nella Storia d’Italia della Einaudi abbiamo vari volumi sulle regioni italiane, nei due volumi del FVG ci sono delle pagine riservate alla cultura e alla letteratura. Trieste e Udine sono due mondi diversi poiché il Friuli occidentale fino al 1797 faceva parte della Repubblica di Venezia, mentre il territorio triestino-goriziano faceva parte dell'impero.
Trieste: ponte tra culture e postazione di confine
- Trieste è una città italiana multiculturale e cosmopolita, soprattutto prima della Prima guerra mondiale. Era il porto franco dell'impero austro-ungarico, creata artificialmente per volere di Carlo VI. Trieste ha richiamato persone di diverse etnie da diverse parti d'Europa. La popolazione italiana a Trieste era minoritaria.
- Fino al 1918, Trieste ha un ruolo importante, per poi cadere in secondo piano, perdendo il primato economico ottenuto sotto l'impero.
Letteratura triestina
- Triestinità: sembra una categoria astratta e fuori dal tempo, un carattere particolare di tutte le manifestazioni culturali di Trieste e dintorni.
- Letteratura triestina: letteratura nata e prodotta a Trieste, ma altri critici usano tale definizione in senso più ampio per indicare la cultura letteraria di una zona più estesa. Questa aria più ampia comprende Michelstaedter (Gorizia), Biagio Marin (Grado) e degli scrittori fiumani (istriani). Emerge una omogeneità per cui Trieste costituiva un punto di riferimento.
- Letteratura giuliana: alcuni studiosi usano tale definizione con significati diversi. L'accezione più semplice è la letteratura della Venezia Giulia: ci si riferisce a una definizione di metà Ottocento di Ascoli. Nel 1863 Ascoli propone di chiamare il litorale austriaco la Venezia Giulia. Tale proposta non aveva finalità irredentiste.
Ai tempi di Augusto (7 d.C) vi fu una riorganizzazione amministrativa dell'impero, una macro-regione che comprendeva questi territori era la decima regione (Venetia ed Histria).
- Venezia Giulia (Friuli orientale, Trieste, Istria e parti della Carniola). La Carniola è il nucleo fondamentale dell'attuale Slovenia.
- Venezia tridentina (Trentino).
- Venezia propriamente detta (Friuli e Veneto).
Questi territori hanno subìto vicende diverse: finita la grande guerra viene annessa Trieste, insieme all'Istria. Alcuni, per letteratura giuliana, intendono la letteratura e cultura sviluppata in tali territori. La definizione non è meramente geografica, ma è fondata sull'omogeneità culturale.
C'è chi intende tale letteratura in senso più complesso: Bruno Maier è l'artefice di tale visione. Egli intendeva come letteratura giuliana l'insieme delle manifestazioni letterarie del territorio giuliano, secondo la definizione dell'Ascoli. Bruno Maier distingue la letteratura triestina da quella giuliana: quella triestina si riferisce a una stagione ben determinata, quella di Svevo e Slataper.
- Letteratura di frontiera: significa divisione, ma anche possibilità di contatto tra diverse culture.
- Letteratura dell'esodo: letteratura prodotta da scrittori che vengono dall'Istria e dalle zone di nazionalità italiana. Abbiamo un forte esodo nel 1945: un numero ampio di persone lascia l'Istria perché vengono meno le condizioni per vivere in libertà.
Quando nel 1945 arrivarono le truppe di Tito, molti lasciarono la propria casa e la propria storia. Questo esodo non è stato unico e immediato, ma è avvenuto in diversi momenti. Da una parte è stata una risposta immediata all'arrivo delle truppe, d'altra parte tale esodo si è protratto nel tempo. Alcuni scrittori hanno scelto di fermarsi e lavorare a Trieste: Fulvio Tomizza, nativo di Umago (Istria), nel 1954 si stabilisce a Trieste. Il tema costante della sua narrativa è la perdita di identità dei profughi istriani. La sua è una letteratura dell'esodo, ma anche di frontiera. Nel 1987 è stato pubblicato da Einaudi un libretto di Claudio Magris intitolato Trieste. Un'identità di frontiera.
- Letteratura del Nord-est: coincide con l'attuale Friuli, ma si prolunga anche con i paesi confinanti, con cui ha condiviso l'appartenenza a una compagine statuale più ampia.
- Letteratura veneta: Vicenza, Rovigo, Padova, l'attuale Veneto e la Venezia Giulia. Il dialetto triestino appartiene ai dialetti veneti. Emerge l'elemento unificante della lingua.
Riprendendo l'opinione di Maier, secondo il docente la letteratura triestina ha avuto il suo massimo picco a cavallo della Grande Guerra. Saba appartiene alla letteratura triestina, ma dal punto di vista linguistico si riferisce alla tradizione italiana.
Articolo di Pietro Pancrazi e gli autori triestini
16 giugno 1930: interessante articolo di Pietro Pancrazi intitolato Scrittori triestini. C'è una affermazione singolare: il critico afferma che si respiri un'aria di famiglia. Pancrazi si riferiva a un fatto importante, ovvero che questi scrittori fossero plurilingui. Tali scrittori conoscevano il tedesco e potevano entrare in contatto con grandi scrittori: Ibsen, Strindberg, Hebbel (teatro) Weininger e Freud.
Questi ragazzi facevano della cultura un uso vitale e non professionale: essa era uno strumento per cercare quei valori assoluti e non condizionati dalla relatività e dalla necessità. Ibsen è uno dei maestri di vita, degli educatori: è servito come altri autori per cercare una strada al valore. Hebbel è un drammaturgo tedesco che è stato studiato da Slataper, egli dopo il liceo andò a studiare a Firenze. Non essendoci un'università a Trieste, i giovani triestini si recavano presso l'Istituto Superiore fiorentino.
Scipio si propone per collaborare alla Voce e, nel febbraio del 1909, esce il suo primo articolo: esso provoca a Trieste grande crisi, il titolo dirompente è Trieste non ha tradizione né cultura. Scipio ha fatto la tesi di laurea su Ibsen, essa è stata pubblicata postuma nel 1916.
Weininger era un giovanissimo filosofo viennese e sconcertante, ha scritto Sesso e carattere e Delle cose ultime. Egli a ventitré anni si spara. Freud è uno psicoanalista, entra in contatto nel 1908 con Svevo poiché un parente era nevrastenico. Il cognato di Svevo esce distrutto dalla terapia psicoanalitica, essa viene ridotta a semplice strumento di conoscenza di sé da parte dell'autore.
La psicoanalisi a Trieste
La psicoanalisi entra in Italia attraverso Trieste, la porta orientale dell'Italia. Giorgio Voghera, ne Gli anni della psicoanalisi a Trieste, racconta di come la psicoanalisi sia entrata a Trieste, ci si riferisce prevalentemente all'ambiente ebraico. Saba parlava della psicoanalisi in modo tormentato, lui sognava e analizzava i suoi deliri onirici. Edoardo Weiss, un allievo di Freud, aveva iniziato a praticare la psicoanalisi a Trieste. Qualcuno ha voluto vedere in questo dottore il dottor S. di Zeno.
Questi scrittori, accomunati da queste conoscenze e da una cultura di spessore, avevano in comune una sorta di anti-letterarietà, essi rifiutavano il modo di scrivere che nasconde il vuoto e il falso. Abbiamo una anti-letterarietà intesa come autenticità e spinta da un assillo morale costante. Come devo vivere? Si ricerca un valore assoluto. Sono accomunati da una attenzione molto viva verso la particolare situazione politico-sociale di Trieste. Anche Pancrazi, quando parlava di triestinità, non la intendeva come qualcosa di astratto.
Influenza degli autori russi
26 febbraio 2016: Tolstoj con Guerra e pace è riuscito a costruire una trama con quattrocento personaggi; Anna Karenina, Resurrezione, ecc. Egli in Europa costituiva un rinnovamento religioso e morale; allora non circolavano traduzioni italiane, i ragazzi preferivano leggere tali testi in lingua tedesca. Nel 1885 Tolstoj entra in una grande crisi esistenziale, si rende conto di aver rincorso valori effimeri, non assoluti. Egli si converte e rinnega tutta la sua produzione letteraria precedente: tutto il suo impegno diventa di riforma religiosa e sociale. Tolstoj polemizza contro la chiesa ortodossa, essa ha tradito il Vangelo e si è trasformata in istituzione e sistema di potere.
La letteratura triestina e la cultura a Trieste
Una vita (1892); Senilità (1898) e La coscienza di Zeno (1923). La letteratura triestina, da manifestazione attardata della letteratura italiana, recupera quasi istantaneamente il ritardo e ne diventa l'avanguardia. La coscienza di Zeno è l'incarnazione dell'avanguardia, ecco perché non viene assolutamente apprezzata. Il testo è pubblicato sempre a spese dell'autore, Svevo invia una copia a Joyce: i due si confidano reciprocamente la propria ambizione letteraria. Dopo lo scoppio della guerra Joyce, irlandese ma cittadino britannico, deve lasciare Trieste e si stabilisce a Parigi. Joyce fa leggere il testo a degli esperti di letteratura francese: l'apprezzamento della sua opera viene dall'estero, la sua opera era troppo avanzata rispetto ai gusti della critica. L'opera di Svevo non ha incontrato l'orizzonte d'attesa del pubblico e della critica: essi si attendevano un altro tipo di letteratura.
Scipio scrisse una lettera al Papini e parlò dell'imbroglio intellettuale ed etnico: la conflittualità tra la nazionalità italiana e slovena. Periodicamente, a Trieste, dal momento in cui comincia questo veloce sviluppo, si ha una tendenza letteraria. Lorenzo Rondolini faceva parte della prima accademia letteraria sorta tra Gorizia e Trieste: una associazione di intellettuali che si riuniva con un obiettivo di carattere culturale. Nel 1689 abbiamo la nascita dell'Arcadia che porta alla nascita di filiali che vengono dette colonie.
A Trieste la prima accademia nasce nel 1780 a Gorizia: Arcadia romano-sonziaca (dall'Isonzo Sontium). Siamo in un momento di grande arretratezza della cultura locale rispetto a quella nazionale, tale cultura è in fase di superamento, in Italia. Ormai siamo in periodo illuministico. Nel 1808 una figura importante della storia culturale di Trieste è Domenico Rossetti: egli pone il problema della necessità di una vera cultura nella città, e lo esprime in una delle sette lettere inedite di argomento municipale. Egli parla della trasformazione totale di questo ex borgo medioevale "allorché scelse e costituì Trieste come culla per creare il commercio dell'impero austriaco", "questa artificialità deve trovare un compenso: la creazione di una solida e duratura prosperità della presente artificiale presenza di TS facendo nascere una cultura con caratteristiche proprie e che questa cultura si radichi stabilmente e si diffonda nel tessuto cittadino."
"Le scienze e le arti belle verranno finalmente a fare dimora di questa città dove sono ancora straniere". Il problema della cultura a Trieste ritorna: emerge la necessità di una cultura triestina propria e radicata nel tessuto cittadino. Nel 1914 Slataper, ventiseienne, scrive un articolo intitolato Per l'università commerciale Revoltella: Pasquale Revoltella era un ricco industriale che, dopo la morte, lasciò un patrimonio per l'istituzione di una scuola. Questo istituto sarà il primo nucleo dell'Università di Trieste. In questo articolo, Scipio auspica "la formazione di una generazione di giovani colti di tipo diverso da quelli tradizionali, giovani che siano mossi da interessi intellettuali, ma anche di tipo economico". A Trieste commercio e cultura, in questo modo, non sarebbero stati più dei mondi separati. Potenziare lo studio della storia e della civiltà contemporanea: geografia economica, costituzione, diritto, lo stato e la cultura dei popoli e il carattere.
Trieste è in una particolare situazione geografica, per questo deve impostare gli studi in questo modo, per aprirsi alla zona geografica dell'est europeo. "I giovani avrebbero dovuto studiare meno letteratura, ma più storia". Storia della civiltà in rapporto con il contesto triestino.
In queste lettere abbiamo una proposta di arte nuova che deve essere capace di esprimere il tipo triestino, ovvero di ricreare la convulsa e affannosa vita dell'uomo. Serve una letteratura che sia in grado di esprimere la complessità della situazione triestina. Emerge una visione militante dell'intellettuale. Scipio dice che Trieste debba trasformare in vantaggio la sua particolare condizione: in quegli anni si acuisce il contrasto tra italiani e sloveni. Bisognava operare nel proprio contesto, capire e farsi capire.
Intervista su Trieste di Bobi Bazlen (1930)
Egli consigliò La coscienza di Zeno a Montale. In città a Trieste si parla un dialetto veneto, mentre nel contado lo sloveno. La borghesia si sente staccata dal paese cui crede di appartenere per lingua e per cultura. Tutti questi elementi i triestini non sanno fonderli in qualcosa di omogeneo: a Trieste un "tipo triestino" forse non si è mai prodotto. Figure mai completamente definite.
Bobi ricorda Svevo: egli è stato uno dei pochissimi contributi vivi che la letteratura di lingua italiana abbia dato all'Europa in quegli anni. Svevo scrive in italiano, ma di italiano nella sua cultura non c'è quasi nulla. La singolarità di Trieste viene confermata dal fatto che qui vive e scrive il suo capolavoro uno scrittore che non viene assolutamente capito.
Saba: Storia e cronistoria del Canzoniere
"Dal punto di vista della cultura, nascere a Trieste nel 1883 era come nascere altrove nel 1850". Quando si è formato ha studiato precedentemente dai classici: Leopardi, Foscolo e Petrarca. Mancano i contemporanei che allora erano Carducci, Pascoli, D'Annunzio. I modelli con cui è cresciuto erano i classici. Dal 1899 venne pubblicato l'Archeografo triestino, periodico ancora esistente. Domenico Rossetti fu tra i fondatori. A metà degli anni '60 (1865) le attività presero slancio in occasione del sesto anniversario della nascita di Dante. Viene promosso l'insegnamento della lingua straniera. Nel 1885 viene fondata la Pro patria, viene istituita dagli irredentisti, ma tale associazione viene soppressa dalle autorità austriache. Tale iniziativa risorge con il nome di Lega nazionale.
Movimento socialista e cultura a Trieste
In quegli anni si afferma anche il movimento socialista che sta prendendo una grande importanza: nasce la Società operaia triestina nel 1869. Numerosi membri di tale società avevano delle idee mazziniane e garibaldine, quindi orientate all'affermazione e alla difesa della nazionalità. Tale società si proponeva di sviluppare la coscienza italiana nei ceti operai. Nel 1883 viene fondata l'Unione ginnastica, essa sosteneva la politica del movimento nazionale. Nel 1899 abbiamo il Circolo di studi sociali: questa associazione era molto importante, emergeva una circolazione di idee molto forte grazie ai cicli di conferenze. Slataper definisce il merito di questo circolo poiché faceva sì che il movimento sociale d'Italia, giunto allo Iudrio, non rinculasse. Cita Salvemini, Lombroso, Ferri, ecc.
Il circolo di studi sociali aveva istituito una biblioteca a prestito seria, senza romanzi da appendice, costituita da più di 2000 opere, l'unica che potesse servire per studi di sociologia ed economia. L'ultima è l'Università del popolo, fondata nel 1899 da figure del partito nazionale, si poneva un obiettivo culturale tramite attività teatrali. Emerge la volontà di educazione popolare.
Trieste e il carattere plurilingue
4 marzo 2016: A Trieste abbiamo un Loyd austriaco che si interessa di stampare testi letterari, periodici e riviste in italiano, sloveno, greco ed ebraico. Il carattere plurilingue si adatta a Trieste. Ricordiamo due riviste: La favilla (1836 – 96) e Letture di famiglia (1852 – 1862). Abbiamo il passaggio della casa editrice Treves alla Garzanti, egli iniziò a scrivere presso tali periodici. Tale casa editrice pubblicò la collana Biblioteca classica italiana, essa venne stampata tra il 1856-59, ma rimase interrotta. Il curatore della collana, Antonio Racheli, professore di letteratura al ginnasio di Trieste, lasciò la città per arruolarsi nelle truppe che combattevano gli austriaci.
Queste opere uscivano a dispense ogni quindici giorni, esse si rivolgevano ad un pubblico molto ampio. Tale collana fu elogiata dal Carducci che la definì la più bella ed economica e compita allora esistente. Prima di arrivare alla creazione di grandi case editrici si dovrà aspettare il secondo Novecento. Anita Pittoni, moglie di Stuparich, fonda la casa editrice Edizioni dello Zibaldone. Uno studioso nel 1983 aveva calcolato che Trieste fino ad allora aveva avuto la pubblicazione di oltre 1500 periodici. Esse erano plurilingue. Anche le varie comunità religiose avevano molte riviste di riferimento nelle loro lingue (vedi comunità ebraica).
La Favilla si diffonde anche oltre il territorio triestino e vi collaboravano molti poeti e letterati italiani. Anche Graziadio Isaia Ascoli vi pubblicò scritti. Anche su questa rivista troviamo scrittori triestini e italiani, ricordiamo come organo di Minerva l'Archeografo triestino, dove tuttora vengono pubblicati saggi di storia. Importante è anche Libert.
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