La narrativa inglese tra le due guerre mondiali
La narrativa inglese tra le due guerre mondiali va dal 1918 al 1940. Uno dei più famosi poeti di questo periodo è Eliot con "La terra desolata", ma anche Yates e Hardy. In questo periodo nascono nuovi generi letterari, come la letteratura di viaggio (Travel writing), importantissimi per l’Inghilterra. C’è una fondamentale differenza tra il 1930 e il 1850. Un secolo prima esisteva soltanto un genere di intrattenimento, che era il romanzo; si pensi a Charles Dickens che scriveva romanzi a puntate e li sviluppava a seconda delle reazioni delle riviste. Questi romanzi venivano poi pubblicati per intero, con una dimensione molto ampia.
Il genere del romanzo era un genere di intrattenimento che non aveva rivali e, soprattutto, era così ampio perché si aveva molto tempo per leggerli. Lo scrittore poteva scrivere di getto e non aveva una particolare necessità di condensare il proprio messaggio. Trollope scriveva una pagina in bella copia dei propri romanzi ogni quarto d’ora, e poi andava a lavorare, pubblicando romanzi con una regolarità invidiabile. Questo ci fa pensare che la forma di questi romanzi, scritti di getto, non fosse propriamente perfetta. Nel 1930 tutto questo è radicalmente cambiato: incominciamo ad avere la radio e il cinema. In un famoso saggio, "The Modern Essay", Virginia Woolf, figlia del più grande critico d’arte della seconda metà dell’Ottocento, spiegava che questi saggi non li può leggere più nessuno, e i saggi devono essere al massimo dieci pagine perché i ritmi della vita sono cambiati e perché iniziano ad esserci temibili concorrenti della lettura (radio, cinema, e poi la televisione).
Il cambiamento nella narrativa e nell'editoria
Siamo quindi in un secolo in cui lo spazio della lettura, sebbene importante, inizia a ridursi e questo costringe gli scrittori a immaginare un modo diverso di raccontare (modernismo della letteratura che nasce da una crisi di valori e da una crisi di spazio, di importanza, in una concorrenza con altri generi letterari più agili e immediati). Non c’è sempre stato lo stesso spazio per la letteratura. Ad esempio, la letteratura in Inghilterra ha avuto un’importanza maggiore rispetto all'Italia. L’Inghilterra è sempre stata poverissima di musicisti e pittori, per questo la letteratura ha svolto un ruolo decisivo. Solo nel '700 c’è stata una scuola di pittori (Reynolds e Gainsborough, e poi nell’800 Turner e Constable). L’800 è dominato dalla letteratura e, in particolare, dal teatro (oltre 6000 drammi scritti in circa 60 anni).
Quindi quello che accade nel '900 in Inghilterra è una novità: la letteratura piano piano incomincia a sentire la concorrenza di altre forme espressive che poi inevitabilmente prenderanno il sopravvento. Un’altra novità è che è proprio in questi anni che passiamo dalla letteratura inglese alla letteratura in inglese, due cose diverse. Parlare di letteratura inglese significa legare il concetto di letteratura alla nazione; quando parliamo della letteratura in inglese parliamo della letteratura scritta in lingua inglese, anche da individui di altre nazionalità. Si pensi a Katherine Mansfield, scrittrice neozelandese. Londra è la capitale letteraria di un mondo che va al di là della Gran Bretagna.
L'evoluzione del lettore e della narrativa
Cambiano anche le dimensioni del testo, nel senso che i romanzi si rimpiccioliscono, e cambia anche il lettore implicito: un interlocutore immaginato nel momento in cui si scrive, un lettore che implicitamente conosce ciò che si nomina e ciò di cui si parla. Woolf dà per scontato che il lettore possa dare per scontato tutti i riferimenti presenti in "Mrs Dalloway", che il lettore però non potrebbe conoscere; si fa riferimento a molti luoghi di Londra che a noi non potrebbero dire nulla se non siamo stati a Londra. Non c’è un tipo di comunicazione che non abbia questo tipo di referente. Abbiamo dunque un pubblico di lettori molto diverso dal pubblico vittoriano, che era un pubblico di media-alta borghesia, gentiluomini, che hanno tempo da perdere, che possono leggere con calma, pieni di pregiudizi e che cercano nel romanzo spesso e volentieri una conferma ai loro valori. I romanzi si concludono quasi sempre con un happy ending, conferma nel lettore che se si comporta in un determinato modo e che i suoi gesti avranno un esito felice.
Nei romanzi del '900 si chiede al lettore una partecipazione maggiore, una partecipazione attiva e intelligente, per via delle inevitabili sintesi che il romanzo subisce: tipico aspetto di qualsiasi processo di comunicazione. Ciò avviene soprattutto in due scrittrici: Mansfield e Woolf che fanno uso della tecnica del non dire e del lasciare al lettore la capacità di colmare i vuoti narrativi (derivata da "Orgoglio e pregiudizio", in cui Jane Austen dice ciò che è necessario e non una virgola in più). Sarà soltanto negli anni ’60 che la critica darà una forma teorica a questo aspetto: c’è bisogno di qualcuno che scrive e che legge (e interpreta in base alle sue conoscenze) il libro, ruolo influenzato da moltissime cose (si pensi all’influenza della copertina di un libro).
Lavoro editoriale e lettura nel '900
Tutti gli scrittori devono scrivere una narrazione più agile, più sintetica, spesso più complicata (con distopie) e devono fare grande affidamento sul lettore. C’è quindi da un lato un grande ampliamento del pubblico dei lettori (ormai quasi tutti vanno a scuola), e dall’altro una richiesta più elevata a questi lettori: si immagina che questi lettori siano sostanzialmente esperti. Negli anni ’30 ci sono migliaia e migliaia di scrittori, rispetto ai circa 800 dell’800. Le grandi case editrici fanno i soldi non con Mansfield o Woolf, ma con decine di migliaia di scrittori sconosciuti che vendono i loro libri nell’ordine di migliaia di copie (si pensi ad Agatha Christie che in vita sua ha venduto più di due miliardi di copie di libri, al secondo posto dopo la Bibbia, scrittrice tuttavia meno rilevante di Mansfield).
La letteratura inglese si è sempre basata sul pubblico, e non, come in Italia, sul finanziamento di mecenati, conti, nobili, etc. Nella tradizione inglese la Christie è molto importante. La short story ha una vita più breve del romanzo: in Inghilterra ha un inizio con Edgar Allan Poe, poi ha un secondo inizio verso la fine dell’Ottocento con scrittori come Conrad, Stevenson, Hardy e James, produttori di racconti comunque lunghi e complessi. Proprio nel '900 si afferma come un genere letterario di proprio conto.
Impatto storico e sociale
L’Irlanda in questo periodo diventa indipendente, ed è uno dei grandi traumi dell’Inghilterra di questo periodo. Noi abbiamo in questo periodo due grandi autori distopici: Huxley e Orwell (con il resoconto giornalistico). Isherwood era il compagno di Auden, poeta importantissimo; Isherwood fa le valigie negli anni ’30 e va a Berlino, in cui in quegli anni regna un’atmosfera di libertà pressappoco assoluta, in cui un omosessuale come lui può muoversi liberamente senza rischi. Isherwood racconta la sua esperienza in Goodbye Berlin. "Mrs Dalloway" e "Party Going" sono due romanzi sperimentali. In questo periodo si sviluppa anche tutta una generazione di scrittrici.
Contesto storico
Con la fine della Prima guerra mondiale finisce a tutti gli effetti l’epoca vittoriana. Definiamo generalmente l’epoca vittoriana dal giorno in cui la regina Vittoria ascende al trono fino a quando muore. In realtà l’età vittoriana continua anche dopo la morte della regina e per molti la partecipazione alla guerra mondiale è il culmine di quest’epoca, perché rispecchia i valori tipici di quel periodo (Inghilterra come grande potenza del mondo, come guardiano del globo, l’idea che la guerra si poteva fare senza pensarci due volte; è proprio durante l’epoca vittoriana che l’impero britannico si estende a dismisura).
Nei primi 20 anni del '900 si sostituisce al clima “bacchettone” dell’Inghilterra con l’idea che la donna è l’angelo del focolare, casta, virtuosa, etc., un’epoca di grandissima libertà sessuale (Mansfield, per dire, è stata una scrittrice bisessuale; si è sposata con il critico letterario Middleton Murry, ma ha avuto una vita sentimentale ricchissima, così anche Woolf e Bowen, e i membri del circolo Bloomsbury). Si respira insomma un’aria più libera dell’epoca vittoriana. La Prima guerra mondiale inizia con grande entusiasmo: si ha l’apice del nazionalismo, che ha pochissimi oppositori, tra i quali i membri del gruppo Bloomsbury. Alla fine della guerra, cambia la situazione. Nel 1918 esce Eminenti vittoriani di Strachey che consiste in quattro ritratti di quattro protagonisti e idoli dell’epoca vittoriana, che l’autore prende in giro e svergogna in maniera inimmaginabile. Questo libro segna il momento in cui si volta pagina.
Nonostante ciò, la guerra è stata anche l’occasione di grandissimi cambiamenti: l’Inghilterra prima della Grande guerra era liberale e era un paese in cui l’intervento dello stato era ridotto al minimo, c’era il libero mercato ed esistevano grandi discriminazioni e grandi differenze di reddito tra classi basse e alte; la più grande discriminazione era che le donne non potevano avere accesso all’istruzione (la stessa Woolf non andò a scuola ma fu istruita dai genitori intelligenti e molto ricchi). Con la Grande guerra, gli uomini partono per la guerra e improvvisamente succede che nel giro di pochissimi anni si compie un salto precedentemente inimmaginabile, e cioè che le donne incominciano ad avere accesso alla vita pubblica e al lavoro: si innesta un processo di emancipazione irreversibile. Nel 1918 viene riconosciuto alle donne sopra i 30 anni il diritto di voto, 10 anni dopo questo diritto viene esteso a tutte le donne dai 18 anni in su. È proprio la guerra che rende possibile una novità di queste dimensioni. Qualcosa di analogo accade per l’Irlanda, che era stata per secoli una colonia dell’Inghilterra, con periodiche stragi di cattolici ad opera dei protestanti (l’Irlanda è un paese cattolico), e c’erano stati svariati tentativi di indipendenza, tutti quanti andati a male. L’ultimo avviene nel 1916, represso brutalmente dall’esercito inglese. Nel '22, dopo due anni di guerra civile tremenda, alla fine l’Irlanda diviene un paese indipendente. Per l’immagine della Gran Bretagna è un grandissimo colpo perché si incomincia a intravedere quello che è il suo inevitabile futuro di declino che si compirà del tutto con la Seconda guerra mondiale. La Gran Bretagna vince la guerra, ma perde tutti i suoi possedimenti coloniali alla fine della seconda guerra mondiale.
Da un punto di vista politico c’è un radicale cambiamento: dopo la guerra i radicali scompaiono quasi del tutto e la scena politica si polarizza attorno a due partiti, i conservatori e i laburisti (versione inglese dei socialisti europei). Negli anni ’20 i laburisti incominciano ad avere un successo inatteso, e in un paio di occasioni vanno anche al governo. Ma è in questo periodo che in Inghilterra i sindacati diventano una grandissima forza nazionale e nel '26 c’è lo sciopero nazionale di tutto il Paese. Periodo anche di grandi tensioni sociali, e tuttavia nell’insieme l’Inghilterra è un paese fondamentalmente pacifico, stabile, dove emerge una borghesia medio-piccola che incomincia ad avere un certo potere d’acquisto (crescente consumismo) e complessivamente una situazione che sembra stabile e duratura, pur in complesso di inarrestabile e lento declino. Tutto questo va avanti fino al 1929, quando c’è la crisi di Wall Street e di tutta quanta l’economia mondiale. Dopo il '29 anche in Inghilterra ci sono anni molto difficili che però non minano la stabilità del potere.
Fino a quasi la metà degli anni Trenta prevale il sentimento di odio della guerra e di smilitarizzazione del paese. L’esercito inglese è ridotto ai minimi termini, impiegato nelle colonie e, quando Hitler incomincerà a riarmarsi, gli inglesi non sono pronti. Solo qualche anno dopo, il paese si muove tutto insieme, comincia a riarmarsi per combattere la Seconda guerra mondiale, con pochissime obiezioni (quella più forte è quella di Woolf nelle "Tre ghinee", in cui supera l’idea di pacifismo perché la fa attraversare dall’idea di gender; dice “quanto mai tutto ciò può interessare alle donne dal momento che le donne non hanno mai deciso di politica e sono fuori da questo tipo di decisioni”. Propone un pacifismo radicale e disperato). C’è quindi una prima parte negli anni ’20 in cui non si percepisce il senso del pericolo e una seconda parte negli anni ’30 in cui si percepisce il senso che ormai non c’è più nulla da fare perché si va contro alla prova ultima e decisiva della nostra civiltà. Un elemento che si trova in alcuni di questi romanzi è un elemento di nostalgia per il passato.
Katherine Mansfield: “Prelude”
Mansfield è una delle più grandi scrittrici di short stories della letteratura inglese, e di questo lei non era contenta perché si sentiva una scrittrice di "serie b". Scrisse gran parte dei suoi racconti immediatamente dopo la Prima guerra mondiale. In generale, la short story è di per sé un genere letterario che si associa alla sperimentazione, e questi anni tra le due guerre sono anni di grande sperimentazione narrativa. La Mansfield è nata in Nuova Zelanda: questo è un fattore importante perché la letteratura inglese in questi anni inizia ad aprirsi. Nel caso della Mansfield parliamo di letteratura "coloniale". Nel caso della Mansfield è presente una nota nostalgica perché tutto avrebbe voluto fare che tornare in Nuova Zelanda.
La Mansfield nasce nel 1888, di qualche anno più giovane di Woolf, a Wellington, la capitale della Nuova Zelanda, in una delle famiglie più ricche e potenti del paese. Come era costume nelle famiglie ricche dell’impero, a una certa età viene mandata in Inghilterra: all’età di 15 anni di trasferisce a Londra dove studia al Queens College. Lei che nasce nella periferia della periferia dell’impero, da questo punto di vista Mansfield gode di un privilegio negato alla maggior parte delle ragazze del suo periodo, ossia poter andare a scuola. Sempre in questi anni, tra il 1903 e il 1906, oltre a studiare, viaggia anche molto in Europa. Torna nel 1906 in Nuova Zelanda e il padre scopre che aveva una relazione con una ragazza maori; lei stessa non aveva intenzione di rimanere lì e quindi le dà un appannaggio di 100 sterline all’anno e ritorna a Londra. Non rimetterà più piede in Nuova Zelanda. Questi anni, dopo il 1906, sono gli anni in cui alla fine decide di dedicarsi alla narrativa. Fino a quel momento era una violoncellista di altissimo livello, quindi il suo futuro era diviso tra la musica e la letteratura. Scopre in questo periodo tanti scrittori e soprattutto Čechov. In questi anni la letteratura russa viene tradotta in inglese. Uno dei limiti dell’insegnamento della letteratura è prendere la nazione come punto di riferimento.
Nel caso della letteratura italiana, il 60-65% dei libri di narrativa in Italia sono traduzioni dall’inglese. Lo stesso discorso si può fare per le altre letterature. Un genio come Shakespeare non sarebbe esistito se all’epoca non fossero esistite le traduzioni di Boccaccio, Petrarca e Dante. L’800 inglese da questo punto di vista è un’eccezione perché nell’800 inglese gli scrittori sono chiusi in un ambito nazionale; verso la fine dell’800 si incominciano a scoprire però i grandi scrittori russi, Tolstoj per primo. Non a caso la Woolf tradurrà gli scrittori russi più importanti e imparerà il russo. Quindi Mansfield scopre Čechov e cambia radicalmente il suo modo di scrivere racconti.
Il punto di svolta nella carriera di Mansfield
Il vero punto di svolta avviene nel 1918, quando Woolf le chiede un racconto da pubblicare con la sua casa editrice (messa su insieme al marito, Hogarth Press, grazie alla quale Woolf poteva pubblicare i suoi libri senza dover sottostare alle altre case editrici tradizionali). Proprio la Hogarth Press pubblicherà alcuni degli scrittori più importanti di questi anni: Lehmann, Greene, Eliot, etc. Tra la Woolf e la Mansfield c’era una certa rivalità. In questa occasione la Mansfield riscrisse "Prelude" che segna un punto di svolta nella sua carriera letteraria. Purtroppo, l’anno prima, nel 1917, le viene diagnosticata la tubercolosi all’età di 29 anni e gli ultimi anni fino al 1922 sono anni di grandissima prolificità: scrive tutti i suoi racconti più belli, cercando disperatamente di sfuggire al destino tragico. Per fare questo si trasferisce in Europa ed esplora anche cure strane e insolite; ma non c’è nulla da fare e nel 1923 muore.
"Prelude": non c’è una vera e propria trama. Il racconto è diviso in 12 sezioni. Inizia con la famiglia Burnell che trasloca. Nella prima scena si vede il carro stracolmo di cose con tutti i membri della famiglia sopra, tranne le due figlie più giovani, Kezia e Lottie, per le quali non c’è posto sul carro, e per questo staranno da una loro vicina di casa. Dopo essere state qualche ora dai Josephs, Kezia ritorna nella casa e abbiamo alcune immagini della casa ormai vuota, finché Lottie non la viene a chiamare, salgono sul carro e vanno nella casa nuova. In questo tragitto abbiamo l’unico riferimento a un luogo vero: quando il traslocatore accenna al faro dell’isola Quarantine a Wellington. Arrivano a casa e sono accolte da...
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