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-se il progetto viene RESPINTO o se il proprietario non adempie nei tempi e nelle

modalità stabilite, si procede con l’ESECUZIONE DIRETTA. In ogni caso, in caso di

URGENZA, il sopraintendente può

adottare immediatamente le misure conservative necessarie.

SEZIONE III-ALTRE FORME DI PROTEZIONE

ART. 45 PRESCRIZIONI DI TUTELA INDIRETTA

1. Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette

ad evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia

danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di

decoro. 2. Le prescrizioni di cui al comma 1, adottate e notificate ai sensi degli

articoli 46 e 47, sono immediatamente precettive. Gli enti pubblici territoriali

interessati recepiscono le prescrizioni medesime nei regolamenti edilizi e negli

strumenti urbanistici.”

COMMENTO…

Per vincolo indiretto si intende quella serie di prescrizioni limitative che vengono

imposte a beni diversi da quello culturale oggetto di tutela, che si trovano in relazione

spaziale con quest'ultimo.

Es. proibizione di costruire cantiere vicino ad un BC.

-Prescrizione che GRAVA su un bene che NON è culturale, funzionale alla tutela di un

bene culturale. Si riferisce al DECORO di un bene culturale.

-Se il bene è tutelato in forma indiretta non c’è né obbligo di conservazione e non è

necessaria neanche la denuncia (il bene NON è culturale).

-Il bene sotto tutela indiretta può essere espropriato, ma non c’è una prescrizione

specifica, valgono le norme vigenti per le altre categorie di beni.

-In caso di vendita del bene a tutela indiretta non c’è prelazione dello Stato.

-Il proprietario non necessita di autorizzazione per costruire

Caso particolare di tutela indiretta: VINCOLO DI FACCIATA. In questo caso il bene ha

comunque un interesse culturale, ma non abbastanza per una protezione diretta.

Questo bene avrà una tutela ambientale.

Es. palazzi di pregio di cui bisogna tutelare solo la facciata in quanto l’interno è stato

bombardato.

ART. 46 PROCEDIMENTO PER LA TUTELA INDIRETTA:

1. Il soprintendente avvia il procedimento per la tutela indiretta, anche su motivata richiesta

della regione o di altri enti pubblici territoriali interessati dandone comunicazione al

proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell'immobile cui le prescrizioni si

riferiscono. Se per il numero dei destinatari la comunicazione personale non è possibile o

risulta particolarmente gravosa, il soprintendente comunica l'avvio del procedimento

mediante idonee forme di pubblicità. 2. La comunicazione di avvio del procedimento

individua l'immobile in relazione al quale si intendono adottare le prescrizioni di tutela

indiretta e indica i contenuti essenziali di tali prescrizioni.

3. Nel caso di complessi immobiliari, la comunicazione 6 inviata anche al comune e alla città

metropolitana.

4. La comunicazione comporta, in via cautelare, la temporanea immodificabilità

dell'immobile limitatamente agli aspetti cui si riferiscono le prescrizioni contenute nella

comunicazione stessa. 5. Gli effetti indicati al comma 4 cessano alla scadenza del termine

del relativo procedimento, stabilito dal Ministero ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in

materia di procedimento amministrativo.

COMMENTO…

Stesso procedimento della dichiarazione di interesse culturale.

-Effetto: limitazione che grava sul GODIMENTO del bene, non sulla proprietà.

-Anche in questo caso la procedura in corso deve essere NOTIFICATA mettendo a

conoscenza il proprietario degli ipotetici vincoli (ART. 47: NOTIFICA DELLE PRESCRIZIONI

DI TUTELA INDIRETTA).

-Si può fare ricorso al provvedimento MA in questo caso esso, durante il periodo di

transizione, non

comporta la sospensione degli effetti del provvedimento impugnato.

-Il provvedimento è trascritto sui registri e vale per i successivi proprietari.

TUTELA DIRETTA:

-Definisce il bene come culturale.

-Grava sul proprietario l’obbligo di TUTELA e CONSERVAZIONE.

-Per trasferimento a titolo oneroso del bene esiste il diritto di PRELAZIONE dello STATO.

-Obbligo di DENUNCIA al Ministero degli atti che trasferiscono PROPRIETà, POSSESSO e

DETENZIONE.

CAPO IV- CIRCOLAZIONE IN AMBITO NAZIONALE (esiste anche quello

internazionale)

Dei diritti inerenti il bene culturale ( proprietà, detenzione, possesso)

2 sezioni: trasferimento di proprietà, detenzione e possesso di beni PUBBLICI ( dal art.

PRINCIPIO CHE REGOLA LA CIRCOLAZIONE DEI BENI

53 al 58) E PRIVATI (dal 59 al 62) 

CULTURALI A LIVELLO NAZIONALE è L’INALIENABILITA’ : né formare diritti a favore di

terzi (come ad esempio l’ipoteca, perché astrattamente la banca potrebbe diventrarne

proprietaria)

SEZIONE I-ALIENAZIONE E ALTRI MODI DI TRASMISSIONE

ART. 53 BENI DEL DEMANIO CULTURALE

“1) I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici

territoriali che rientrino nelle tipologie indicate all’Articolo 822 del codice civile

costituiscono il demanio culturale.

2) I beni del demanio culturale NON possono essere alienati, né formare oggetto di

diritti a favore di terzi, se non nei limiti e nelle modalità previste dal presente codice”.

COMMENTO…

PREMESSA: [- art 822 C.C. Demanio pubblico. Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio

pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite

pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale. Fanno parimenti parte del

demanio pubblico, se appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi;

acquedotti; gli immobili riconosciuti d'interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in

gli

materia , le raccolte dei musei, delle pinacoteche degli archivi, delle biblioteche; e infine gli altri beni che

sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico.

- art 823 C.C. Condizione giuridica del demanio pubblico. I beni che fanno parte del demanio pubblico,

sono

inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti

dalle leggi che li riguardano. Spetta all'autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno

parte del demanio pubblico. Essa ha facoltà sia di procedere in via amministrativa, sia di valersi dei

mezzi ordinari a difesa della proprietà e del possesso regolati dal presente codice.]

Nell’art. 10 troviamo l’elenco di tutti quei beni culturali che formano il demanio

culturale.

DEMANIO CULTURALE: è quella categoria di beni demaniali, beni culturali e pubblici a

cui è assegnata la funzione del soddisfacimento degli interessi/esigenze pubbliche.

- parte di patrimonio incedibile, invendibile, inalienabile dello Stato (art. 822 CC)

( montagne, spiagge, palazzi, autostrade, ferrovie, aeroporti, acquedotti, sono

demaniali = proprietà dello stato).

-funzione della categoria giuridica del demanio: assicurare la fruizione pubblica, vincolo

di destinazione a uso pubblico.

- la caratteristica fondamentale dei beni demaniali è l’inalienabilità, perché sono

pubblici inetresse collettivo preservare la memoria dello stato. La cessione

 

(affitto/locazione) verso terzi prevista SOLO secondo i principi del Codice dei beni

culturali.

Questo esclude per esempio gli interventi legislativi sulla dismissione di immobili

pubblici che si sono susseguiti dal ’90 in poi.

-art. 822: elenca quali tipi di beni fanno parte del demanio pubblico (tra questi: gli

immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in

materia).

-il DEMANIO CULTURALE è concepito come unico e viene disciplinato in quanto tale. Si

trova all’interno del demanio dello Stato, importante è il suo aspetto temporale, è una

categoria con composizione progressiva e automatica.

- questi beni soddisfano interessi/esigenze collettive.

LA DEMANIALITA’ E’: Valutazione dell’ordinamento non caratteristico del bene. (es.

spiaggia)

Essa è VOLUTA dall’ordinamento , ci sono ordinamenti come quello Anglosassone che

non concepiscono questo concetto, hanno solo il concetto di “opera pubblica”. Dunque

quest’idea è voluta dall’ordinamento.

SDEMANIALIZZAZIONE, quando un bene non è più demaniale, quindi proprietà dello

stato: es. caserme militari, perché non è più obbligatorio il servizio militare.

Per desmanializzare un bene, la provincia deve attuare la verifica per poi procedere.

Ad es. se vi è un acquedotto di 74 anni che nel 2016 diventa di 75 anni, diventa

demanio pubblico di proprietà della provincia di Milano. Ma se Milano non vuole poiché

l’acquedotto non vale nulla, deve attuare la verifica e procedere con la

desmanializzazione.

Non tutti i beni pubblici sono demaniali, ma c’è anche il patrimonio pubblico disponibile.

Art. 54 BENI INALIENABILI (ASSOLUTO DIVIETO DI ALIENAZIONE) ( non la devi sapere a

memoria la lista)

“1. Sono inalienabili i beni del demanio culturale di seguito indicati

a) gli immobili e le aree di interesse archeologico;

b) gli immobili dichiarati monumenti nazionali a termini della normativa all'epoca vigente;

c) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche;

d) gli archivi.

d-bis) gli immobili dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi dell'articolo 10,

comma 3, lettera d);

d-ter) le cose mobili che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad

oltre cinquanta anni, se incluse in raccolte appartenenti ai soggetti di cui all'articolo 53.

2. Sono altresì inalienabili:

a) le cose immobili e mobili appartenenti ai soggetti indicati all’articolo 10, comma 1, che

siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, fino

alla conclusione del procedimento di verifica previsto dall'articolo 12. Se il procedimento si

conclude con esito negativo, le cose medesime sono liberamente alienabili, ai fini del

presente codice, ai sensi dell'articolo 12, commi 4, 5 e 6;

b) (omissis)

c) i singoli documenti appartenenti ai soggetti di cui all’articolo 53, nonché gli archivi e i

singoli documenti di enti ed istituti pubblici diversi da quelli indicati al medesimo articolo 53;

…..”

C0MMENTO…

Elenco di beni inalienabili (che quindi non possono essere oggetto di deroghe).

In particolare, essendo parte del demanio culturale:

-immobili e aree di interesse archeologico

-immobili riconosciuti come monumenti nazionali con atti aventi forza di legge

-raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche

-archivi

Comma 3: I beni e le cose di cui ai commi 1 e 2 possono essere oggetto di

trasferimento tra lo Stato, le

regioni e gli altri enti pubblici territoriali.

Comma 4: I beni e le cose indicati ai commi 1 e 2 possono essere utilizzati

esclusivamente secondo le

modalità e per i fini previsti dal Titolo II della presente Parte.

ART. 55 ALIENABILITA’ DI IMMOBILI APPARTEMENTI AL DEMANIO CULTURALE (SI PUO’

SOLO CON AUTORIZZAZIONE)

“1) I beni culturali immobili appartenenti al demanio culturale e non rientranti tra

quelli elencati nell’Articolo 54, commi 1 e 2, non possono essere alienati senza

l’AUTORIZZAZIONE del Ministero.

Se vi è l’autorizzazione si può procedere con l’alienazione del bene tramite la vendita

(trasferisco la proprietà dallo Stato a chi compra) (art 55), la locazione o la concessione in uso

(trasferisco l’uso) (art 57 bis)

2) La richiesta di autorizzazione ad alienare è corredata:

a- dalla indicazione della destinazione d'uso in atto;

b- dal programma delle misure necessarie ad assicurare la conservazione del bene;

c- dall'indicazione degli obiettivi di valorizzazione che si intendono perseguire con

l'alienazione del bene e delle modalità e dei tempi previsti per il loro conseguimento;

d- dall'indicazione della destinazione d'uso prevista, anche in funzione degli obiettivi di

valorizzazione da conseguire;

e- dalle modalità di fruizione pubblica del bene, anche in rapporto con la situazione

conseguente

alle precedenti destinazioni d'uso.

3. L'autorizzazione è rilasciata su parere del soprintendente, sentita la regione e, per

suo tramite, gli altri enti pubblici territoriali interessati.

….

3-bis. L'autorizzazione non può essere rilasciata qualora la destinazione d'uso proposta sia

suscettibile di arrecare pregiudizio alla conservazione e fruizione pubblica del bene o

comunque risulti non compatibile con il carattere storico e artistico del bene medesimo. Il

Ministero ha facoltà di indicare, nel provvedimento di diniego, destinazioni d'uso ritenute

compatibili con il carattere del bene e con le esigenze della sua conservazione. 3-ter. Il

Ministero ha altresì facoltà di concordare con il soggetto interessato il contenuto del

provvedimento richiesto, sulla base di una valutazione comparativa fra le proposte avanzate

con la richiesta di autorizzazione ed altre possibili modalità di valorizzazione del bene. 3-quater.

Qualora l'alienazione riguardi immobili utilizzati a scopo abitativo o commerciale, la richiesta di

autorizzazione è corredata dai soli elementi di cui al comma 2, lettere a), b) ed e), e

l'autorizzazione è rilasciata con le indicazioni di cui al comma 3, lettere a) e b). 3-quinquies.

L'autorizzazione ad alienare comporta la sdemanializzazione del bene cui essa si riferisce. Tale

bene resta comunque sottoposto a tutte le disposizioni di tutela di cui al presente titolo. 3-

sexies. L'esecuzione di lavori ed opere di qualunque genere sui beni alienati è sottoposta a

preventiva autorizzazione ai sensi dell'articolo 21, commi 4 e 5 .

COMMENTO…

Comma 1. SOGGETTO PUBBLICO che intende alienare un bene del demanio

Il

culturale (ma che non rientra nell’art.54) è OBBLIGATO a richiedere l’AUTORIZZAZIONE

al MINISTERO, prima (ex ante) della alienazione (=vendita, cessione, donazione,

leasing, ipoteca…). Peri i beni culturali privati è evidente che non si necessiti di alcuna

autorizzazione per l’alienazione.

In questo caso l’ipotetico compratore privato avrà l’obbligo di assicurare tutela,

fruizione e VALORIZZAZIONE del bene.

Comma 2. (da sapere!) il codice stabilisce il contenuto e la procedura che il ministero

deve rispettare, cioè stabilisce l’effetto della autorizzzazione.

-La richiesta d’autorizzazione è presentata dall’ENTE cui i beni APPARTENGONO.

-indicazione della DESTINAZIONE D’USO e PROGRAMMA degli INTERVENTI NECESSARI.

- distinzione tra PROPRIETA’ E USO (specificità del codice dei beni culturali rispetto al

CC)

Qui c’è un cardine fondamentale: LA MATERIALE DISPONIBILITA’ DEL BC.

ESEMPIO: Il vincolo culturale diretto protegge l’integrità e la corretta utilizzazione del

bene culturale 

l’Ente Pubblico vende a Paolo un bene culturale. Se l’ente pubblico lo affitta, la

materiale disponibilità del bene ce l’ha sempre Paolo anche se non è proprietario.

(cessione del POSSESSO del bene).

Tutti gli atti di trasmissione dei diritti di proprietà devono essere autorizzati. E anche

per quelle procedure che non trasferiscono i diritti di proprietà, basta il possesso.

-ALIENAZIONE BENE PUBBLICO: REGIME PREVENTIVO D’AUTORIZZAZIONE. Si estende

anche a

tutti i casi di separazione della PROPRIETA’ dall’USO, qui si intende per alienazione

TUTTI i casi in cui il

destinatario dell’USO non coincide con il PROPRIETARIO.

-ALIENAZIONE BENE PRIVATO: DENUNCIA SUCCESSIVA ALL’ATTO COMPIUTO (ex post).

La denuncia va presentata solo nel casi di trasferimento di PROPRIETA’ o DETENZIONE.

Il codice detta:

1. Contenuti minimi della richiesta

2. Contenuto minimo della risposta

Cinque sono i requisiti della richiesta indicati nell’art.55, e si dividono in 2 gruppi:

-Indicazioni afferenti allo status quo del bene

-Indicazioni afferenti al futuro del bene con un requisito centrale (n3) che é causale.

ELEMENTI DELLA RICHIESTA ( Indicazioni afferenti allo status quo e al futuro del bene

stesso con requisito centrale che è causale) di alienabilità che attengono alla:

-Situazione iniziale (di fatto) a) indicare DESTINAZIONE D’USO del bene (es. se è

museo, teatro..quindi com’è utilizzato).

b) descrivere il PROGRAMMA delle misure di CONSERVAZIONE per l’integrità artistica e

culturale del bene.

-Motivazione c) spiegare il NESSO tra VALORIZZAZIONE e ALIENAZIONE. In base a

questo otterrò o meno

l’autorizzazione. (perché devi vendere il bene per raggiungere gli obiettivi di fruizione,

valorizzazione…).

Dopo aver chiesto l’autorizzazione il legislatore non lascia libero arbitrio al ministero.

L’autorizzazione deve contenere proposte di fruizione, valorizzazione… il ministero

deve analizzarle e cambiarle se necessario.

-Situazione finale d) indicare DESTINAZIONE D’USO PREVISTA e) MODALITA’ di

FRUIZIONE PUBBLICA del bene anche in rapporto con le precedenti destinazioni d’uso.

CONTENUTO (minimo) DELLA RISPOSTA del Ministero:

Il Ministero detta le PRESCRIZIONI per la CONSERVAZIONE

o stabilisce le CONDIZIONI di FRUIZIONE

o si pronuncia sulla congruità dei TEMPI e delle MODALITA’ previsti per il

o conseguimento degli obiettivi divalorizzazione indicati nella richiesta.

Esiti possibili della risposta (riforma 2008):

Sì, con gli elementi dell’autorizzazione uscita dal demanio del bene, diventa di

 

utilità privata ma il bene NON CESSA DI ESSERE BC. Mutamento in ordine alla

proprietà, non alla natura del bene.

NO, perché DESTINAZIONE D’USO non idonea, con facoltà di indicare la

 destinazione d’uso gradita.

NO, concordando il contenuto o comparando l’alienazione con altre forme di

 valorizzazione (es.

invece che alienare, valorizzare creando un consorzio).

art. 55 comma 3 bis. L’autorizzazione non può essere rilasciata qualora la

destinazione d’uso proposta sia suscettibile di arrecare pregiudizio alla

conservazione e fruizione pubblica del bene o comunque risulti non compatibile con il

carattere storico e artistico del bene medesimo.

art. 55 comma 3 ter. Infine, il Ministero ha la facoltà di concordare con il soggetto

interessato il contenuto del provvedimento richiesto, sulla base di una valutazione

comparativa fra le proposte avanzate con la richiesta di autorizzazione ed altre possibili

modalità di valorizzazione del bene. In virtù dell’art. 12, se il bene non “vive” come BC

(es. adibito ad abitazione), la richiesta non deve contenere destinazione d’uso prevista

e nesso tra valorizzazione e alienazione (c,d), MA è necessario indicare le modalità di

FRUIZIONE.

ISCRIZIONE: il contenuto dell’autorizzazione va ISCRITTO nell’ATTO DI VENDITA.

ART. 55-bis CLAUSOLA RISOLUTIVA

“1) Le prescrizioni e condizioni contenute nell'autorizzazione di cui all'articolo

55 sono riportate nell'atto di alienazione, del quale costituiscono obbligazione ai

sensi dell'articolo 1456 del codice civile ed oggetto di apposita clausola risolutiva

espressa. Esse sono anche trascritte, su richiesta del soprintendente, nei

registri immobiliari.

2) Il soprintendente, qualora verifichi l'inadempimento, da parte dell'acquirente,

dell'obbligazione di cui al comma 1, fermo restando l'esercizio dei poteri di tutela, dà

comunicazione delle accertate inadempienze alle

amministrazioni alienanti ai fini della risoluzione di diritto dell'atto di alienazione”.

COMMENTO…

Premessa: le CLAUSOLE (“condizioni”) sono di due tipi:

 SOSPENSIVE: sospendo il contratto

 RISOLUTIVE: quando si verificano il contratto si annulla. (stiamo considerando

queste)

Le prescrizioni e le condizioni contenute nell’autorizzazione DEVONO ESSERE

RIPORTATE NELL’ATTO DI ALIENAZIONE. Quindi le prescrizioni e le condizioni

costituiscono delle condizioni dell’atto e il mancato rispetto delle stesse comporta la

risoluzione immediata del contratto con retro passaggio della proprietà in capo al

soggetto alienante (si ristabilisce lo status quo ante). Le 3 condizioni dettate dal

Ministero sono CONDIZIONI DI VALIDITA’ DELL’ATTO. Se non vengono rispettate è nullo

l’atto e quindi anche la compravendita. Le clausole vengono trascritte nei registri

immobiliari

Di solito le clausole risolutive espresse sono pattuizioni tra le parti, è contenuto

eventuale del contratto, sono le parti a decidere di apporre una clausola o meno, qua

no.

1)La clausola non è posta in modo volontario dalle parti, ma è OBBLIGATORIA

(CLAUSOLA DI LEGGE).

2) C’è un TERZO che non c’entra nulla, IL SOPRINTENDENTE. Anche il soprintendente

infatti può

rilevare l’inadempimento, oltre alle singole parti. (Di solito invece l’eventuale

inadempimento può essere fatto valere solo dalle parti contraenti).

Se non riporto la clausola nel contratto la alienazione è nulla. Meccanismo diverso dal

C.C.!

Riassumendo…

Nel C.C. le condizioni/clausole sono:

o -volontarie

-l’inadempimento delle condizioni può essere fatto valere solo dalle parti

contraenti.

Nel CDBC le condizioni/clausole sono:

o -obbligatorie

-anche il soprintendente può notare l’inadempimento. questa è una deviazione

del C.C. che trova però copertura nell’art. 9 della costituzione. – prevale il diritto

pubblico si quello privato.

Tutto ciò è stato fatto per un’ulteriore tutela nei confronti dei BC.

Se io soggetto privato, compro un BC pubblico, mi porto la destinazione d’uso pubblica

di quel bene, cioè l’obbligo di conservazione e fruizione del bene. Se invece io sogg

privato sono sempre stato proprietario di un BC pubblico ho solo obbligo di

conservazione.

Mi ritrovo ad essere proprietario di un bene culturale privato a destinazione d’uso

pubblica, stabilita dal

ministero. Polemica 2008 in realtà non c’è svendita del patrimonio in quanto il bene

rimane CULTURALE.

Inoltre il privato, con il procedimento di autorizzazione, si “accolla” gli obblighi dell’ente

pubblico quindi non solo quello di conservare, ma anche fruizione pubblica e

valorizzazione.

LIMITAZIONI: - il bene resta CULTURALE con obblighi di fruizione, valorizzazione e

conservazione in capo al privato.

-CLAUSOLA RISOLUTIVA ESPRESSA obbligatoria.

-l’INADEMPIMENTO può esser fatto rilevare daun SOGGETTO ESTERNO, cioè dal

SOVRAINTENDENTE a fine dell’annullamento del contratto.

-tutta la procedura si applica anche in caso di DISMISSIONE DEI BENI PUBBLICI

(necessità di far cassa nello Stato), MA anche nei casi di CONCESSIONE e LOCAZIONE

(anche a TITOLO GRATUITO).

Art. 56 ALTRE ALIENAZIONI SOGGETTE AD UTORIZZAZIONE

1.È altresì soggetta ad autorizzazione da parte del Ministero: a) l'alienazione dei beni culturali

appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali, e diversi da quelli

indicati negli articoli 54, commi 1 e 2, e 55, comma 1. b) l'alienazione dei beni culturali

appartenenti a soggetti pubblici diversi da quelli indicati alla lettera a) o a persone giuridiche

private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.

2.L'autorizzazione è richiesta inoltre: a) nel caso di vendita, anche parziale, da parte di soggetti

di cui al comma 1, lettera b), di collezioni o serie di oggetti e di raccolte librarie; b) nel caso di

vendita, da parte di persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti

ecclesiastici civilmente riconosciuti, di archivi o di singoli documenti.

(…..)

COMMENTO…

Elenco di altre situazioni in cui è necessaria l’autorizzazione per alienare.

ART. 57-bis PROCEDURE DI TRASFERIMENTO DI IMMOBILI PUBBLICI

“1) Le disposizioni di cui agli articoli 54, 55 e 56 si applicano ad ogni procedura di dismissione o

di

valorizzazione e utilizzazione, anche a fini economici, di beni immobili pubblici di interesse

culturale, prevista dalla normativa vigente e attuata, rispettivamente, mediante l'alienazione

ovvero a concessione in uso o la locazione degli immobili medesimi.

2) Qualora si proceda alla concessione in uso o alla locazione di immobili pubblici di interesse

Culturale per le finalità di cui al comma 1, le prescrizioni e condizioni contenut

nell'autorizzazione sono riportate nell'atto di concessione o nel contratto di locazione e sono

trascritte, su richiesta del soprintendente, nei registri immobiliari. L'inosservanza, da parte del

concessionario o del locatario, delle prescrizioni e condizioni medesime, comunicata dal

soprintendente alle amministrazioni cui i

beni pertengono, dà luogo, su richiesta delle stesse amministrazioni, alla revoca della

concessione o alla

risoluzione del contratto, senza indennizzo”.

ART. 58 AUTORIZZAZIONE ALLA PERMUTA: nel caso di SCAMBIO di beni.

1. Il Ministero può autorizzare la permuta dei beni indicati agli articoli 55 e 56 nonché di singoli

beni appartenenti alle pubbliche raccolte con altri appartenenti ad enti, istituti e privati, anche

stranieri, qualora dalla permuta stessa derivi un incremento del patrimonio culturale

nazionale ovvero l'arricchimento delle pubbliche raccolte.

COMMENTO…

PERMUTA: attivata prima dell’atto, ex ante

Per quanto concerne i beni pubblici :

1. Serve l’autorizzazione del Ministero

2. la permuta può aver luogo solo se essa crea arricchimento del patrimonio

culturale nazionale, ovvero arrichimento delle pubbliche raccolte (NO

scambio alla pari)

Ulteriore DEVIAZIONE DEL CODICE DEI BC dal C.C. dove non è così.

-C.C. se c’è un arricchimento, c’è un conguaglio. (es. non posso permutare un

appartamento con dei cellulari; Stesso valore e stesso genere - posso scambiare un

bene privato con uno pubblico, quello privato diventa pubblico e quello pubblico

diventa privato) ci deve essere equivalenza fra le cose scambiate.

-CDBC L’incremento non tiene conto solo del valore economico del bene ma

soprattutto della funzione di memoria che il bene ha per il territorio. La permuta è a

vantaggio dello stato, dve aumentarne il partimonio economico, culturale, artistico…

Tutto ciò si applica solo al proprietario pubblico.

ART. 59 DENUNCIA (= portare a conoscenza di qualcuno un atto già avvenuto)

DI TRASFERIMENTO

“1. Gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o,

limitatamente ai beni mobili, la detenzione di beni culturali sono denunciati al

Ministero. 2. La denuncia è effettuata entro trenta giorni: a) dall'alienante o dal cedente

la detenzione, in caso di alienazione a titolo oneroso o gratuito o di trasferimento della

detenzione; b) dall'acquirente, in caso di trasferimento avvenuto nell'àmbito di procedure di

vendita forzata o fallimentare ovvero in forza di sentenza che produca gli effetti di un contratto

di alienazione non concluso; c) dall'erede o dal legatario, in caso di successione a causa di

morte. Per l'erede, il termine decorre dall'accettazione dell'eredità o dalla presentazione della

dichiarazione ai competenti uffici tributari; per il legatario, il termine decorre dalla

comunicazione notarile prevista dall'articolo 623 del codice civile, salva rinuncia ai sensi delle

disposizioni del codice civile. 3. La denuncia è presentata al competente soprintendente del

luogo ove si trovano i beni. 4. La denuncia contiene: a) i dati identificativi delle parti e la

sottoscrizione delle medesime o dei loro rappresentanti legali; b) i dati identificativi dei beni; c)

l'indicazione del luogo ove si trovano i beni; d) l'indicazione della natura e delle condizioni

dell'atto di trasferimento; e) l'indicazione del domicilio in Italia delle parti ai fini delle eventuali

comunicazioni previste dal presente Titolo. 5. Si considera non avvenuta la denuncia priva delle

indicazioni previste dal comma 4 o con indicazioni incomplete o imprecise.”

COMMENTO… BENI CULTURALI PRIVATI!

Abbiamo visto che esiste la Proprietà Privata dei beni culturali e il C.C. prevede la

libertà della Proprietà Privata (libertà contrattuale). Per contemperare il rispetto di

questo principio consacrato nel CC e nella Costituzione, e anche per garantire le

esigenze di tutela del bene, viene applicato un regime che è l’opposto

dell’autorizzazione, LA DENUNCIA.

Riguarda la proprietà PRIVATA. Il Ministero deve sapere chi è il soggetto tenuto agli

obblighi di tutela e conservazione del bene culturale. È il vincolo di culturalità che

impone l’obbligo.

La denuncia è da presentare successivamente all’atto di trasferimento compiuto. (EX

POST) – al contrario accade per il trasferimento dei beni pubblici (EX ANTE), perché non

posso impore ai sogg privati l’autorizzazione visto che si parla appunto di Proprietà

Privata. Si fa quindi la denuncia di traferimento.--> si denuncia un fatto già accaduto;

dopo di che si apre il procedimento.

“1) Gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte” 

-Comma l’oggetto o l’immobile…

“a QUALSIASI titolo”,  gratuito, o oneroso (vendita, affitto, prestito, dono…)

“la proprietà o, limitatamente ai beni mobili, la detenzione di beni culturali sono

denunciati al Ministero”.

Atto a TITOLO GRATUITO e a TITOLO ONEROSO:

-entrambi devono essere DENUNCIATI

-nel caso di atto a titolo ONEROSO scatta la PRELAZIONE dello Stato.

-nel caso di atto a titolo GRATUITO la denuncia non comporta nessuna coonseguenza; è

mera comunicazione al Ministero.

Nel 2015 CDBC: se si trasferisce la proprietà si deve denunciare sia per i beni mobili

(quadri, statue), che immobili (edifici, case, palazzi..) – se invece si trasferisce solo la

detenzione (il possesso) si deve denunciare solo per i beni mobili se prendo in affitto

una casa (immobile), nel contratto c’è scritto che chi ci va ad abitare deve mantenere

in buono stato la casa…

SCOPO DELLA DENUNCIA: TENERE AGGIORNATO IL MINISTERO SULLA PROPRIETA’ DEL

BC. Se non si denuncia il contratto di vendita, passaggio di proprietà… è nullo. Deve

essere fatta dall’acquirente entro 30 giorni.

ANCHE in caso di VENDITA AUTORIZZATA C’E’ OBBLIGO DI DENUNCIA, in quanto il

Ministero deve sapere se alla fine c’è stata o meno la compravendita. Inoltre il Ministero

può rettificare l’autorizzazione.

SOGGETTI CHE DENUNCIANO:

in caso di alienazione volontaria (vendita, prestito, donazione…), il cedente o

o l’alienante deve denunciare l’alienazione ( chi vende o chi compra denuncia).

in caso di alienazione coattiva, (= vendita all’asta; acquisto forzoso) chi acquista,

o cioè il tribunale, denuncia l’alienazione

in caso di acquisto mortis causa, chi denuncia è l’acquirente Due casi con

o differenti TERMINI:

- l’erede subentra nei diritti e doveri el morto, suo successore a carattere

universale - il termine per la denuncia (30 gg) decorre dall'accettazione

dell'eredità e dalla presentazione dell’atto di successione.

- il legatario (soggetto che succede nella propietà di un bene a titolo

particolare, solo per oggetti/immobili nello specifico): denuncia entro 30

giorni da quando il notaio notifica al legatario la sua posizione (riforma 2006).

Ex: “lascio tutto a Paolo (erede), ma il mio amato quadro di Picasso a Matteo”

(legatario) entrambi hanno l’obbligo di denunciare se possiedono BC.

-La denuncia presentata fuori termine comporta l’annullamento dell’atto di

trasferimento.

La denuncia è presentata al competente soprintendente del luogo ove si trovano i beni,

e la denuncia contiene tutti i dati identificativi, comprese le indicazioni del domicilio. Il

contenuto della denuncia prevede:

1) i dati identificativi delle parti e la sottoscrizione delle medesime o dei loro

rappresentanti legali;

2) i dati identificativi dei beni;

3) l'indicazione del luogo ove si trovano i beni;

4) l'indicazione della natura e delle condizioni dell'atto ditrasferimento;

5) l'indicazione del domicilio in Italia delle parti ai fini delle eventuali comunicazioni

previste dal presente Titolo.

Se una di queste indicazioni, manca o è imprecisa, o è incompleta, la denuncia risulta

non presentata omessa denuncia nullità dell’atto responsabilità penale.

  

L’atto di compravendita quindi risulterà nullo. La continuità delle denunce è

fondamentale, perché se manca anche una su 34, comporta la nullità delle trascrizioni

successive.

DIFFERENZA col C.C. se non si denuncia, l’atto è nullo e la nullità degli atti è data da

un vizio di struttura dell’atto stesso, non deriva da qualcosa di esterno all’atto.

CDBC la nullità può derivare da un qualcosa di successivo all’atto (ex: mi dimentico di

fare la denuncia o la faccio male/errata, l’atto è nullo). Si ritiene essenziale far sapere al

ministero chi è il proprietario, se non lo denuncio o lo faccio male, l’atto è nullo. atto

sanzionatorio ( la nullità è una sanzione)

SEZIONE II- PRELAZIONE

ART. 60 ACQUISTO IN VIA DI PRELAZIONE

“1. Il Ministero o, nel caso previsto dall'articolo 62, comma 3, la regione o gli altri enti

pubblici territoriali interessati, hanno facoltà di acquistare in via di prelazione i beni

culturali alienati a titolo oneroso o conferiti in società, rispettivamente, al medesimo

prezzo stabilito nell'atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell'atto di

conferimento. 2. Qualora il bene sia alienato con altri per un unico corrispettivo o sia

ceduto senza previsione di un corrispettivo in denaro ovvero sia dato in permuta, il valore

economico è determinato d'ufficio dal soggetto che procede alla prelazione ai sensi

del comma 1. 3. Ove l'alienante non ritenga di accettare la determinazione effettuata

ai sensi del comma 2, il valore economico della cosa è stabilito da un terzo, designato

concordemente dall'alienante e dal soggetto che procede alla prelazione. Se le parti non si

accordano per la nomina del terzo, ovvero per la sua sostituzione qualora il terzo nominato non

voglia o non possa accettare l'incarico, la nomina è effettuata, su richiesta di una delle

parti, dal presidente del tribunale del luogo in cui è stato concluso il contratto. Le

spese relative sono anticipate dall'alienante. 4. La determinazione del terzo è impugnabile in

caso di errore o di manifesta iniquità. 5. La prelazione può essere esercitata anche quando il

bene sia a qualunque titolo dato in pagamento.”

COMMENTO…

La denuncia assolve a un altro compito solo per atti a titolo oneroso (=intento

speculativo, ex: vendita): trasferire il diritto di proprietà in cambio di denaro. Il

ministero in questo caso si può sostituire all’acquirente ed entrare nel contratto.

Il ministero diventa proprietario con:

(-acquisto da sé, ma raro)

(1) -esproprio

(2) -diritto di prelazione

(2) L’ente pubblico interessato, ha diritto di PRELAZIONE sui beni culturali alienati a

TITOLO ONEROSO (non sempre il corrispettivo è in denaro). Quindi quando ad essere

denunciato è un atto a titolo oneroso, fa scattare in capo al Ministero (o enti territoriali)

il diritto di prelazione. Il diritto di prelazione esiste perché si presuppone che il ministero

sia il miglior acquirente che svolga l’attività di conservazione del BC. Se il ministero

rinuncia alla prelazione può cedere il diritto di prelazione al comune, provincia o regione

(=soggetti localmente interessati) devono allegare un documento di bilancio per dire

o meno se hanno i soldi per pagare il cedente/venditore quando acettano la prelazione.

DIFFERENZA TRA C.C. E CDBC:

-C.C.: il diritto di prelazione è volontario sono le parti che decidono se far subentrare

o meno il ministero

-CDBC: il diritto di prelazione è obbligatorio il ministero interviene anche senza il

consenso delle parti; ma CDBC mette dei limiti: entro 60 gg dalla denuncia il ministero

deve comunicare se entra o meno nel contratto. Se sbaglio la denuncia si rinviano i 60

gg del ministero dal momento in cui viene presentata la denuncia corretta. Durante i 60

gg l’atto è SOSPENSIVAMENTE CONDIZIONATO (=sono sospesi gli efetti del contratto) e

al cedente è vietata la cessione del bene. Se il ministero non interviene si può

procedere alla vendita.

Fino al 2004 errore: nel Testo Unico del 1999 l’atto era “INEFFICACE” invece che

“SOPSESO”:

-“INEFFICACE” non produceva effetti

-“SOPSESO” produce due effetti: 1) il sogg acquirente o venditore può difendere il

diritto a acquistare o vendere se il bene è mal conservato – 2) si può cedere la

posizione di acquirente, poiché un diritto da un contratto sospeso può essere ceduto.

- il valore: stesso prezzo stabilito nell’atto di alienazione. Riforma 2008: prelazione vale

anche nel caso di conferimento a società (non previsto fino al 2004) - conferimento ad

una società del bene creata ad hoc e successiva vendita di partecipazioni e azioni ci

può essere prelazione dello Stato. In questo caso lo Stato si impegna a dare anche gli

utili. È considerato un titolo oneroso poiché vengono emesse (date) delle azioni di ugual

valore del bene in questione allo stato. A fronte del conferimento vengono date delle

quote che sono dei titoli di credito in quanto mi permettono di partecipare agli utili della

società.

Riassumendo…

Il ministero può diventare proprietario con:

(-acquisto da sé, ma raro)

-esproprio

-diritto di prelazione

Condizioni della prelazione:

60 gg di tempo per intervenire

 Prelazione al medesimo prezzo stabilito nell’atto

 Pagamento può avvenire attr denaro o non denaro:

- bene culturale alienato con altri a fronte di un unico corrispettivo (ex: vendo 10 quadri, ma

solo 2 sono vincolati, il ministero determina il prezzo solo per i 2 vincolati)

- Permuta o prestazione di servizi

- in denaro

Presenza di un diritto di prelazione su una parte del bene è il Ministero che determina il prezzo

del bene.

Il valore è stabilito d’ufficio dal soggetto che procede alla prelazione.

Se l’alienante/venditore non ritiene giusto il valore attribuito d’ufficio al bene, il valore

economico può essere stabilito da un terzo. Se non ci si accorda sulla scelta del terzo esterno,

la nomina è effettuata dal tribunale del luogo in cui è stato concluso il contratto.

La determinazione del terzo è impugnabile/contestabile sia dal venditore che dal ministero, ma

solo in 2 casi: per errore (ex: si sbaglia l’autore dell’opera), per manifesta iniquità/discrepanza

di prezzo.

Il diritto di prelazione del ministero sussisste anche quando il ministero stesso autorizza la

vendita, chiesta da un ente privato che vende un BC? l’autorizazione a vendere non limita la

possiblità di prelazione: il ministero quando autorizza si preoccupa della tutela del bene. Inoltre

la prelazione c’è perché il ministero è considerato il sogg proprietario migliore ministero può

esercitare la prelazione anche quando ha autorizzato la vendita del bene.

Caso frequente DATIO IN SOLUTUM: posso dare un BC al posto del denaro.

ART. 61 CONDIZIONI DELLA PRELAZIONE

“1)La prelazione è esercitata nel termine di sessanta giorni dalla data di ricezione

della denuncia prevista dall’Articolo 59. 2). Nel caso in cui la denuncia sia stata omessa o

presentata tardivamente oppure risulti incompleta, la prelazione è esercitata nel

termine di centottanta giorni dal momento in cui il Ministero ha ricevuto la denuncia

tardiva o ha comunque acquisito tutti gli elementi costitutivi della stessa ai sensi

dell'articolo 59, comma 4.

3) Entro i termini indicati dai commi 1 e 2 il provvedimento di prelazione è notificato

all’alienante ed all’acquirente. La proprietà passa allo Stato dalla data dell’ultima notifica.

4) In pendenza del termine prescritto dal comma 1 l’atto di alienazione rimane

condizionato sospensivamente all’esercizio della prelazione e all’alienante è vietato

effettuare la consegna della cosa.

5) Le clausole del contratto di alienazione non vincolano lo Stato.

6) Nel caso in cui il Ministero eserciti la prelazione su parte delle cose alienate, l’acquirente ha

facoltà di recedere dal contratto”.

COMMENTO…

Se il Ministero decide di utilizzare il diritto di prelazione, l’alientante riceverà un decreto

e basterà la sola notifica, essa comporta il trasferimento della proprietà bene, non c’è

bisogno di un atto di compravendita.

Nei 60 giorni di tempo succede che: l’atto rimane condizionato sospensivamente

(sospesi gli effetti dell’atto) e la cosa non può essere consegnata :

- prima del 99’ sospensione degli effetti sottoposto a condizione sospensiva

  

alcuni effetti ce li ha

- dal 99’ al 2004 atto inefficacie non produce nessun effetto

 

- dal 2004 in poi l’atto non è inefficace ma gli effetti sonosospensivamente

condizionati.

Alcuni effetti ce li ha : il bene può essere difeso cioè posso attuare tutte le misure

cautelari ( a difesa dell’aspettativa di diventare proprietari, a difesa di un diritto), può

essere ceduto ( possono essere ceduti i diritti ad esempio A vende a B nei 60gg e B

cede a C. quest’ultimo dovrà aspettare altri 60 gg oltre quelli di B). Se dopo i 60gg non

è arrivata alcuna notifica al 61esimo gg posso chiedere info riguardo al diritto di

prelazione. I Ministeri pagano il prezzo dell’atto di compravendita su cui hanno il diritto

di prelazione in base alla disponibilità della contabilità dello Stato; quindi possono

pagare con delle tempistiche molto lunghe, per questo spesso intervengono le banche.

Il diritto di prelazione quindi è la piena manifestazione del potere dello Stato di

vigilanza sull’integrità e il correto uso dei BC, ha una sua fonte infatti nel diritto

pubblico infatti non ha un corrispettivo nel CC.

ART. 62 PROCEDIMENTO PER LA PRELAZIONE

“1) Il soprintendente, ricevuta la denuncia di un atto soggetto a prelazione, ne dà

immediata comunicazione alla regione e agli altri enti pubblici territoriali nel cui

ambito si trova il bene.

Trattandosi di bene mobile, la regione ne dà notizia sul proprio Bollettino Ufficiale ed

eventualmente mediante altri idonei mezzi di pubblicità a livello nazionale, con la descrizione

dell’opera e l’indicazione del prezzo.

2) La regione e gli altri enti pubblici territoriali, nel termine di venti giorni dalla

denuncia, formulano al Ministero una proposta di prelazione, corredata dalla

deliberazione dell’organo competente che predisponga, a valere sul bilancio

dell’ente, la necessaria copertura finanziaria della spesa indicando le specifiche

finalita' di valorizzazione culturale del bene. 3) Il Ministero puo' rinunciare

all'esercizio della prelazione, trasferendone la facolta' all'ente interessato entro venti

giorni dalla ricezione della denuncia. Detto ente assume il relativo impegno di spesa, adotta il

provvedimento di prelazione e lo notifica all’alienante ed all’acquirente entro e non oltre

sessanta giorni dalla denuncia medesima. La proprietà del bene passa all’ente che ha

esercitato la prelazione dalla data

dell’ultima notifica. 4) Nei casi di cui all’Articolo 61, comma 2, i termini indicati al comma 2 ed

al comma 3, primo e secondo periodo, sono, rispettivamente, di novanta, centoventi e

centottanta giorni dalla denuncia tardiva o dalla data di acquisizione degli elementi costitutivi

della denuncia medesima”.

CAPO VII- ESPROPRIAZIONE. Il codice prevede l’espropriazione (1) dei BC in

due modi:

1. ART. 95 ESPROPRIAZIONE DI BENI CULTURALI

“1) I beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero

per causa di pubblica utilità,

quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le

condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi.

2) Il Ministero può autorizzare, a richiesta, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali

nonché ogni altro ente ed istituto pubblico ad effettuare l’espropriazione di cui al

comma 1. In tal caso dichiara la pubblica utilità ai fini dell’esproprio e rimette gli atti

all’ente interessato per la prosecuzione del procedimento.

3)Il Ministero può anche disporre l’espropriazione a favore di persone giuridiche private

senza fine di lucro, curando direttamente il relativo procedimento”.

COMMENTO…

Schema:

-Stato: può diventare proprietario di BC:

a) perché i beni fanno parte del demanio

b) a fronte dell’esercizio del diritto di prelazione

c) per espropriazione

-per i BC esiste:

1) espropriazione del bene culturale lo stato diventa proprietario del bene

vincolato

2) espropriazione per il bene culturale esproprio un bene che culturale non è a

favore di un bene culturale per tutelarlo (ex: c’è un monastero medievale sul cucuzzolo

della montagna e c’è una strada che va su… un pezzo della strada è pieno di buche e

rende poco accessibile il bene… lo stato espropria il pezzo di terreno su cui giace la

strada bucata, per rifarla e tutelare il bene rendendolo di nuovo accessibile)

3) espropriazione per fini archeologici se nel terreno ci sono beni archeologici,

che sono di proprietà dello stato

ESPROPRIAZIONE DI BENI CULTURALI:(in senso stretto) (prevista dalla Costituzione),

trasferimento nel vero senso. Procedimento speciale: ablazione della proprietà privata e

attrazione alla proprietà pubblica.

Espropriazione è sempre stata prevista, in termini generali, dal nostro ordinamento. A

fronte della

necessità di soddisfare interessi pubblici, viene sacrificata la proprietà privata.

Attraverso un

procedimento di acquisto coattivo viene tolta la proprietà al privato e data allo Stato.

(ex: esproprio di terreni per fare strade, ponti..)

Due CONDIZIONI per espropriare che si trovano anche nella Costituzione italiana:

-la legge deve prevedere l’espropriazone

-questa legge è legittimata solo se prevede il pagamento di un’INDENNITA’ di esproprio

(= giusto prezzo pagato in una compravendita tra privati senza finalità speculative –

non è il valore di mercato/commerciale del bene espropriato) – ex: se catastalmente il

bene vale 100, sul mercato vale 200, te lo do a 150 = “giusto prezzo”. L’apposizione

dell’esproprio a un bene fa sospendere gli effetti del decreto. La pubblica

amministrazione attua procedure nell’attesa: la soprintendenza mette in sicurezza

l’immobile, in modo che il bene espropriando non subisca danni.

Nel caso dei BC Il legislatore ha potuto inserire ulteriori requisiti rispetto alla “normale”

espropriazione.

Quando il Ministero può espropriare? Non si può esproriare solo perché il bene è mal

conservato ma quando vi è:

 interesse a migliorare le condizioni del bene

 rendere fruibile pubblicamente il bene

comma 1:

Dev’esserci una “causa di PUBBLICA UTILITA’” esso deve essere presupposto di

 PUBBLICA FRUIZIONE, non basta che consisti in un miglioramento delle condizioni

di tutela. Ex: ti esproprio del quandro tenuto male (tutela), perché lo voglio

mettere in una raccolta civica (pubblica fruizione).

Privato: se non tutela il bene ci sono molti altri mezzi per far si che adempia a tale

obbligo. Se lo

Stato è interessato solo alla tutela non può espropriare, può far uso di tale istituto solo

ai fini della

pubblica fruizione.

Codice interviene anche sotto il profilo del soggetto espropriante (=Ministero).

L’ espropriazione può non copmetere solo al ministero. Infatti il Ministero:

Può espropriare lui stesso

o può delegare l’esproprio a regioni, province e comuni, che non possono

o espropriare di per sé (comma 2).

può espropriare nell’interesse di regioni, province e comuni.

o può delegare l’esproprio a persone giuridiche private e culturali, senza scopo di

o lucro (ex: FAI) equiparazione delle persone giuridiche private e culturali a enti

pubblici.

Ministero:

1. espropria e diventa proprietario

2. espropria per altri enti pubblici o per persone giuridiche senza scopo di lucro. Nel

primo caso il Ministero delega l’esproprio; nel secondo, invece, non può esserci una

delega a persone giuridiche senza scopo di lucro, quindi è il Ministero che espropria per

loro. “Giusto prezzo” il parametro per l’indennità è il sacrificio patito dal soggetto

privato e l’ammontare dovrebbe corrispondere a una compravendita senza carattere

speculativo. Si cerca quindi di avvicinarsi il più possibile al valore oggettivo del bene,

senza prendere in considerazione le variazioni di mercato.

ART. 96 ESPROPRIAZIONE PER FINI STRUMENTALI ( = vincolo indiretto, per la tutela del

BC)

“1) Possono essere espropriati per causa di pubblica utilità edifici ed aree quando ciò

sia necessario per isolare o restaurare monumenti, assicurarne la luce o la prospettiva,

garantirne o accrescerne il decoro o il godimento da parte del pubblico, facilitarne

l’accesso”.

COMMENTO…

Oggetto dell’esproprio è un bene vicino a quello culturale, che viene espropriato per

favorire

tutela, valorizzazione ecc..del BC.

Vengono espropriati tutti quei beni che sono in un RAPPORTO di MEZZO-FINE per il BC.

Se il ministero autorizza la compravendita, rinuncia al diritto di prelazione ?

l’autorizzazione ad alienare non comporta decadenca del diritto di prelazione, ma

obbliga la denuncia dell’effettivo atto di trasferimento e siccome è un’atto è a titolo

oneroso lo Stato può esercitare il diritto di prelazione.

ART. 97 ESPROPRIAZIONE PER INTERESSE ARCHEOLOGICO

“1) Il Ministero può procedere all’espropriazione di immobili al fine di eseguire

interventi di interesse

archeologico o ricerche per il ritrovamento delle cose indicate nell’Articolo 10”.

ART. 98 DICHIARAZIONE DI PUBBLICA UTILITA

“1. La pubblica utilità è dichiarata con decreto ministeriale o, nel caso dell'articolo 96,

anche con provvedimento della regione comunicato al Ministero.

2. Nei casi di espropriazione previsti dagli articoli 96 e 97 l'approvazione del progetto

equivale a dichiarazione di pubblica utilità”.

COMMENTO…

RETROCESSIONE (art. 46-48 decreto del Presidente della Repubblica n. 327/2001): Se

l'opera pubblica o di pubblica utilità non è stata realizzata o cominciata entro il termine

di dieci anni, decorrente dalla data in cui è stato eseguito il decreto di esproprio, ovvero

se

risulta anche in epoca anteriore l'impossibilità della sua esecuzione, il proprietario

espropriato può chiedere che sia accertata la DECADENZA DELLA DICHIARAZIONE DI

PUBBLICA UTILITà e che sia disposta la RESTITUZIONE del bene espropriato.

Inoltre il proprietario espropriato può chiedere una SOMMA A TITOLO DI INDENNITA’.

Analoga disposizione è prevista nel caso in cui una parte del bene non sia stata

utilizzata.

ART. 99 INDENNITA’ DI ESPROPRIO PER I BENI CULTURALI

( giusto prezzo che il bene avrebbe in una libera contrattazione di compravendita

all’interno dello Stato)

“1) Nel caso di espropriazione previsto dall’Articolo 95 l’indennità consiste nel giusto

prezzo che il bene avrebbe in una libera contrattazione di compravendita all’interno

dello Stato.

2) Il pagamento dell’indennità è effettuato secondo le modalità stabilite dalle

disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità”.

ART. 100 RINVIO A NORME GENERALI

1. Nei casi di espropriazione disciplinati dagli articoli 96 e 97 si applicano, in quanto

compatibili, le disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità.

COMMENTO…

L’art. rinvia a disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità per

quanto riguarda

l’individuazione di norme PROCEDURALI e dei criteri per la DETERMINAZIONE

DELL’INDENNITà.

In particolare il rinvio fa rimento soprattutto ale norme di determinazione del valore

ddel bene e di commisurazione dell’indennità di espropriazione contenute nel T.U. delle

disposizioni legislative e regolamenti in materia di espropriazione per pubblica utilità.

TITOLO II- FRUIZIONE E VALORIZZAZIONE

CAPO I- FRUIZIONE DI BENI CULTURALI

SEZIONE I- PRINCIPI GENERALI

Art. 101 – Istituti e luoghi della cultura

Art. 102 – Fruizione degli istituti della cultura ad appartenenza pubblica

Art. 103 – Accesso agli istituti ed ai luoghi della cultura

Art. 104 – Fruizione di beni culturali di proprietà privata

Art. 105 – Diritti di uso e godimento pubblico

Premessa: In questa parte del codice il legislatore distingue tra fruizione e

valorizzazione di:

1) proprietà privata

2) proprietà pubblica

1) il sogg privato ha l’obbligo di tutela e conservazione, non fruizione, né

valorizzazione. Nessuno può imporre al sogg privato di aprirlo al pubblico. Il legislatore

invita a offrire anche la fruizione e valorizzazione, lo stato premia il sogg che le fa con

incentivi fiscali.

2) Prima il codice dà una definizione di istituti e luoghi della cultura – poi cosa si intende

per fruizione e valorizzazione – procedure e contenuti per fruizione e valorizzazione –

infine indica le forme e gli istituti giuridici che devono perseguire l’attività di fruizione e

valorizzazione. Il legislatore può dare ordini, il sogg pubblico di un BC DEVE tutelare,

conservare, valorizare e far fruire il bene.

Art. 117 della costituzione disciplina competenze regiorni – stato:

 Legislatore dello stato /ministero fruizione e

 Legislatore delle regioni valorizzazione principio di

 

sussidiarietà

ART. 101 ISTITUTI E LUOGHI DELLA CULTURA

“1. Ai fini del presente codice sono istituti e luoghi della cultura i musei, le biblioteche e

gli archivi, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali. 2. Si intende per:

a) «museo», una struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone

beni culturali per finalità di educazione e di studio; b) «biblioteca», una struttura permanente

che raccoglie, cataloga e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni,

comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di

promuovere la lettura e lo studio; c) «archivio», una struttura permanente che raccoglie,

inventaria e conserva documenti originali di interesse storico e ne assicura la consultazione per

finalità di studio e di ricerca. d) «area archeologica», un sito caratterizzato dalla presenza di

resti di natura fossile o di manufatti o strutture preistorici o di età antica; e) «parco

archeologico», un àmbito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e

dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo

all'aperto; f) «complesso monumentale», un insieme formato da una pluralità di fabbricati

edificati anche in epoche diverse, che con il tempo hanno acquisito, come insieme, una

autonoma rilevanza artistica, storica o etnoantropologica. 3. Gli istituti ed i luoghi di cui al

comma 1 che appartengono a soggetti pubblici sono destinati alla pubblica fruizione

ed espletano un servizio pubblico. 4. Le strutture espositive e di consultazione

nonché i luoghi di cui al comma 1 che appartengono a soggetti privati e sono aperti

al pubblico espletano un servizio privato di utilità sociale.”

COMMENTO…

In questo articolo vengono elencati i luoghi deputati alla fruizione e valorizzazione dei

beni culturali e poi vengono definiti. Sono istituti e luoghi di cultura i MUSEI, le

BIBLIOTECHE e gli ARCHIVI ( queste 3 sono strutture permanenti: permamenza e

continuità d’esercizio), le AREE e i PARCHI ARCHEOLOGICI, i COMPLESSI MONUMENTALI.

L’ articolo al comma 2 definisce detti beni. Nei commi 3 e 4 c’è la prima distinzione tra

privato e pubblico (viene ripreso art.10) 2 regimi di fruizione diversi:

-Gli istituti e i luoghi di cultura che appartengono a SOGGETTI PUBBLICI sono

destinatinati alla PUBBLICA FRUIZIONE.

-Gli istituti e i luoghi di cultura e le strutture espositive e di consultazione che

appartengono a SOGGETTI PRIVATI, SE sono aperti al pubblico, espletano un servizio

privato di UTILITA’ SOCIALE. Non hanno l’obbligo ma possono essere aperti al pubblico

(non viene riconosciuta la pubblicità di servizio e fruizione)

ART. 102 FRUIZIONE DI ISTITUTI E DEI LUOGHI DELLA CULTURA DI APPARTENENZA

PUBBLICA

“1. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali ed ogni altro ente ed istituto

pubblico, assicurano la fruizione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi indicati

all'articolo 101, nel rispetto dei principi fondamentali fissati dal presente codice. 2. Nel

rispetto dei principi richiamati al comma 1, la legislazione regionale disciplina la fruizione

dei beni presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non appartenenti allo Stato

o dei quali lo Stato abbia trasferito la disponibilità sulla base della normativa

vigente. 3. La fruizione dei beni culturali pubblici al di fuori degli istituti e dei luoghi di cui

all'articolo 101 è assicurata, secondo le disposizioni del presente Titolo, compatibilmente con lo

svolgimento degli scopi istituzionali cui detti beni sono destinati. 4. Al fine di coordinare,

armonizzare ed integrare la fruizione relativamente agli istituti ed ai luoghi della cultura di

appartenenza pubblica lo Stato, e per esso il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici

territoriali definiscono accordi nell'ambito e con le procedure dell'articolo 112. In assenza di

accordo, ciascun soggetto pubblico è tenuto a garantire la fruizione dei beni di cui ha

comunque la disponibilità. 5. Mediante gli accordi di cui al comma 4 il Ministero può altresì

trasferire alle regioni e agli altri enti pubblici territori di, in base ai principi di sussidiarietà,

differenziazione ed adeguatezza, la disponibilità di istituti e luoghi della cultura, al fine di

assicurare un'adeguata fruizione e valorizzazione dei beni ivi presenti.”

COMMENTO…

Gli enti pubblici assicurano la PUBBLICA FRUIZIONE e definiscono ACCORDI (art. 112)

per coordinare ed integrare la fruizione. Mediante detti accordi il Ministero può

trasferire la DISPONIBILITA’ dei luoghi di cultura a Regioni ed enti territoriali al FINE di

assicurare un ADEGUATA FRUIZIONE e VALORIZZAZIONE di questi beni. La legge 241

del ’90 (sul procedimento amministrativo) individua degli strumenti tra cui accordi tra

le pubbliche amministrazioni (CDBC si rifà a questa legge generica). Il termine di tale

procedimento è di 90 o 120gg anziché 30gg. Il comma 5 si rifà al principio di

sussidiarietà. Richiamo agli art. 117/118 della costituzione. In base all’art 117 viene

separata la tutela (cui fa capo lo Stato e comprende le attività di fruizione,

valorizzazione e conservazione che vengono fatte dagli enti regionali e messe in pratica

dagli enti locali più vicini ) e le altre attività. La legislazione regionale disciplina in modo

specifico la fruizione

ART. 103 ACCESSO AGLI ISTITUTI ED AI LUOGHI DI CULTURA

1. L'accesso agli istituti ed ai luoghi pubblici della cultura può essere gratuito o a pagamento. Il

Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono stipulare intese per coordinare

l'accesso ad essi. 2. L'accesso alle biblioteche ed agli archivi pubblici per finalità di lettura,

studio e ricerca è gratuito. 3. Nei casi di accesso a pagamento, il Ministero, le regioni e gli altri

enti pubblici territoriali determinano: a) i casi di libero accesso e di ingresso gratuito; b) le

categorie di biglietti e i criteri per la determinazione del relativo prezzo. Il prezzo del biglietto

include gli oneri derivanti dalla stipula delle convenzioni previste alla lettera c); c) le modalità

di emissione, distribuzione e vendita del biglietto d'ingresso e di riscossione del corrispettivo,

anche mediante convenzioni con soggetti pubblici e privati. Per la gestione dei biglietti

d'ingresso possono essere impiegate nuove tecnologie informatiche, con possibilità di

prevendita e vendita presso terzi convenzionati. d) l'eventuale percentuale dei proventi dei

biglietti da assegnare all'Ente nazionale di assistenza e previdenza per i pittori, scultori,

musicisti, scrittori ed autori drammatici. 4. Eventuali agevolazioni per l'accesso devono essere

regolate in modo da non creare discriminazioni ingiustificate nei confronti dei cittadini degli

altri Stati membri dell'Unione europea.

COMMENTO…

- L’accesso può essere GRATUITO o a PAGAMENTO.

- L’accesso a biblioteche o archivi per finalità di lettura, studio e ricerca è

GRATUITO.

Nel caso di accesso a pagamento gli enti pubblici determinano i casi di libero accesso,

di ingresso gratuito, il prezzo, modalità di distribuzione ed emissione dei biglietti ed

eventuale percentuale da assegnare all’Ente di previdenza per artisi.

Le agevolazione non devono creare discriminazioni ingiustificate nei confronti dei

cittadini dell’ UE.

Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono stipulare intese per

coordinare l'accesso

ad essi.

ART. 104 FRUIZIONE DI BENI CULTURALI DI PROPRIETA’ PRIVATA

1. Possono essere assoggettati a visita da parte del pubblico per scopi culturali: a) i beni

culturali immobili indicati all'articolo 10, comma 3, lettere a) e d), che rivestono interesse

eccezionale; b) le collezioni dichiarate ai sensi dell'articolo 13. 2. L'interesse eccezionale degli

immobili indicati al comma 1, lettera a), è dichiarato con atto del Ministero, sentito il

proprietario. 3. Le modalità di visita sono concordate tra il proprietario e il soprintendente, che

ne dà comunicazione al comune e alla città metropolitana nel cui territorio si trovano i beni. 4.

Sono fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 38.

COMMENTO…

Alcuni beni privati possono essere soggetti a visita da parte del pubblico per scopi

culturali.

L’interesse eccezionale è dichiarato da ATTO del MINISTERO, sentito il proprietario.

Modalità di visita: concordate tra proprietario e sopraintendente (che comunica al

comune o alla città metropolitana di appartenenza). Si può coordinare dunque la

fruizione con un ente

pubblico

Rimando all’art. 38 se lo Stato contribuisce alla conservazione o al restauro del bene

privato, il proprietario è OBBLIGATO ad aprire al pubblico. Non sottosta più all’art 104

ma al 38, come se diventasse un bene

pubblico di cui viene garantita la fruizione.

Art. 105 DIRITTI DI USO E GODIMENTO PUBBLICO

1. Il Ministero e le regioni vigilano, nell'àmbito delle rispettive competenze, affinché siano

rispettati i diritti di uso e godimento che il pubblico abbia acquisito sulle cose e i beni soggetti

alle disposizioni della presente Parte.

COMMENTO…

1) Il Ministero e le regioni vigilano, nell’ambito delle rispettive competenze, affinché

siano rispettati i

diritti di uso e godimento che il pubblico abbia acquisito sulle cose e i beni soggetti alle

disposizioni della presente Parte.

CAPO II- PRINCIPI DELLA VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI

Art. 111 – Attività di valorizzazione

Art. 112 – Valorizzazione di beni culturali di appartenenza pubblica

Art. 113 – Valorizzazione di beni culturali di proprietà privata

Art. 114 – Livelli di qualità di valorizzazione

Art. 115 – Forme di gestione

Art. 116 – Tutela dei beni culturali conferiti o concessi in uso

Art. 117 – Servizi per il pubblico

Art. 120 – Sponsorizzazione dei beni culturali

Art. 121 – Accordi con le fondazioni bancarie

ART. 111 ATTIVITA’ DI VALORIZZAZIONE (imp)

“1. Le attività di valorizzazione dei beni culturali consistono nella costituzione ed

organizzazione stabile

di risorse, strutture o reti, ovvero nella messa a disposizione di competenze

tecniche o risorse finanziarie o

strumentali, finalizzate all'esercizio delle funzioni ed al perseguimento delle

finalità indicate all'articolo 6. A tali attività possono concorrere, cooperare o

partecipare soggetti privati.

2. La valorizzazione è ad iniziativa pubblica o privata.

3. La valorizzazione ad iniziativa pubblica si conforma ai principi di libertà di

partecipazione, pluralità dei

soggetti, continuità di esercizio, parità di trattamento, economicità e trasparenza della

gestione.

4. La valorizzazione ad iniziativa privata è attività socialmente utile e ne è

riconosciuta la finalità di

solidarietà sociale.”

COMMENTO…

Art. da 111 a 115: VALORIZZAZIONE, la più importante delle 3 azioni ( fruizione,

valorizzazione e conservazione) – contenuto minimo essenziale dettato dal legislatore.

Definizione di attività di valorizzazione che può essere di due tipi ad INIZIATIVA

PUBBLICA o PRIVATA.

descrive gli interventi e le attività che entrano tra le attività di valorizzazione.

INIZIATIVA PUBBLICA la gestione deve essere trasparente, in base ai principi che

 regolano la pubblica

amministrazione.

INIZIATIVA PRIVATA il Codice riconosce la valorizzazione del privato come

 ATTIVITA’

SOCIALMENTE UTILE e ne è riconosciuta la finalità di SOLIDARIETA’ SOCIALE.

Il privato NON è obbligato a compiere opere di VALORIZZAZIONE, quindi se il

privato compie ATTIVITA’ SOCIALMENTE UTILI può usufruire di SGRAVI FISCALI

e AGEVOLAZIONI (ONLUS: Organizzazioni Non Lucrative con Utilità Sociale). Inoltre il

privato può cooperare alla valorizzazione di beni pubblici.

Rimando all’art. 6 finalità della valorizzazione

Comma 4: tali enti sono detassati e le donazioni sono deducibili (onlus come teleton…),

ma anche per i beni culturali ci sono benefici fiscali.

ART. 112 VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI DI APPARTENENZA PUBBLICA (imp!)

“1. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali assicurano la valorizzazione

dei beni presenti negli istituti e nei luoghi indicati all'articolo 101, nel rispetto dei

principi fondamentali fissati dal presente codice. 2. Nel rispetto dei principi richiamati al

comma 1, la legislazione regionale disciplina le funzioni e le attività di valorizzazione

dei beni presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non appartenenti allo Stato o

dei quali lo Stato abbia trasferito la disponibilità sulla base della normativa vigente. 3. La

valorizzazione dei beni culturali pubblici al di fuori degli istituti e dei luoghi di cui all'articolo

101 è assicurata, secondo le disposizioni del presente Titolo, compatibilmente con lo

svolgimento degli scopi istituzionali cui detti beni sono destinati. 4. Lo Stato, le regioni e gli

altri enti pubblici territoriali stipulano accordi per definire strategie ed obiettivi

comuni di valorizzazione, nonché per elaborare i conseguenti piani strategici di sviluppo

culturale e i programmi, relativamente ai beni culturali di pertinenza pubblica. Gli accordi

possono essere conclusi su base regionale o subregionale, in rapporto ad ambiti

territoriali definiti, e promuovono altresì l'integrazione, nel processo di valorizzazione

concordato, delle infrastrutture e dei settori produttivi collegati. Gli accordi medesimi

possono riguardare anche beni di proprietà privata, previo consenso degli interessati. Lo

Stato stipula gli accordi per il tramite del Ministero, che opera direttamente ovvero d'intesa con

le altre amministrazioni statali eventualmente competenti. 5. Lo Stato, per il tramite del

Ministero e delle altre amministrazioni statali eventualmente competenti, le regioni

e gli altri enti pubblici territoriali possono costituire, nel rispetto delle vigenti

disposizioni, appositi soggetti giuridici cui affidare l'elaborazione e lo sviluppo dei

piani di cui al comma 4. 6. In assenza degli accordi di cui al comma 4, ciascun soggetto

pubblico è tenuto a garantire la valorizzazione dei beni di cui ha comunque la disponibilità. 7.

Con decreto del Ministro sono definiti modalità e criteri in base ai quali il Ministero costituisce i

soggetti giuridici indicati al comma 5 o vi partecipa. 8. Ai soggetti di cui al comma 5

possono partecipare privati proprietari di beni culturali suscettibili di essere oggetto

di valorizzazione, nonché persone giuridiche private senza fine di lucro, anche

quando non dispongano di beni culturali che siano oggetto della valorizzazione, a

condizione che l'intervento in tale settore di attività sia per esse previsto dalla legge o dallo

statuto. 9. Anche indipendentemente dagli accordi di cui al comma 4, possono essere stipulati

accordi tra lo Stato, per il tramite del Ministero e delle altre amministrazioni statali

eventualmente competenti, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali e i privati interessati, per

regolare servizi strumentali comuni destinati alla fruizione e alla valorizzazione di beni culturali.

Con gli accordi medesimi possono essere anche istituite forme consortili non imprenditoriali per

la gestione di uffici comuni. Per le stesse finalità di cui al primo periodo, ulteriori accordi

possono essere stipulati dal Ministero, dalle regioni, dagli altri enti pubblici territoriali, da ogni

altro ente pubblico nonché dai soggetti costi tuiti ai sensi del comma 5, con le associazioni

culturali o di volontariato, dotate di adeguati requisiti, che abbiano per statuto finalità di

promozione e diffusione della conoscenza dei beni culturali. All'attuazione del presente comma

si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione

vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.”

COMMENTO…

Modificazioni del 1999, 2004, 2006, 2008.

Gli art. 112 e 115 sono strettamente collegati mentre il primo detta i contenuti e

principi, il secondo detta le procedure (sostanza + modalità di esercizio).

1)La valorizzazione è un’ATTIVITA’ di CONCERTAZIONE (contrattuale): si stipulano degli

accordi che devono definire obiettivi, programmi, strategie sulla tutela e la

valorizzazione dei BC di un determinato territorio.

Prevede procedura di COMPARTECIPAZIONE di enti pubblici e privati. Non è più soltanto

un’istituzione che

decide , ma è a livello integrato. Nell’articolo si invita il privato a collaborare in sede di

FORMAZIONE dell’ACCORDO.

2) L’attività di valorizzazione NON DEVE ESSERE SPORADICA E ISOLATA, occorre che

l’attività sia

correlata al concetto di continuità di esercizio proprio perché tende alla fruizione.

3) Possibilità di partecipazione del privato in questi processi di valorizzazione ad

iniziativa pubblica.

I soggetti pubblici hanno invece l’OBBLIGO di valorizzazione anche se adibiti ad attività

istituzionali.

Tutti hanno l’obbligo di svolgere attività di valorizzazione ma chi, a livello non centrale,

ha potere legislativo è la regione, è lei che interverrà alla valorizzazione.

Questo articolo si riferisce ad una GESTIONE DIRETTA DELL’ATTIVITA’ DI

VALORIZZAZIONE del

PUBBLICO.

Come deve svolgersi quest’attività?

Comma 4 (è il più imp) : Stato, Regioni ed enti pubblici territoriali stipulano ACCORDI

per definire OBIETTIVI e STRATEGIE COMUNI di valorizzazione ed elaborare programmi.

 CONTRATTO: tra soggetti privati, su base volontaria

 ACCORDI: tra soggetti pubblici, NON è su base volontaria.

Quindi l’accordo si configura come un contratto obbligatorio tra soggetti pubblici

(possono cooperare anche privati e possono essere coinvolti beni culturali privati ma

solo previa autorizzazione

dello stesso).Gli accordi stabiliscono OBIETTIVI e MODALITA’ di valorizzazione. Il

legislatore vuole che ci sia un programma concordato che non escluda sogg privati, in

particolare: proprietari di BC e infrastrutture di settori produttivi collegati albergatori,

rifare le strade per migliorare l’accesso al bene… nella logica che il BC non è a sé

stante dal contesto in cui è inserito.

2 profili: temporale ( tempi e modalità in funzione degli obiettivi)+ spaziale ( possono

essere stipulati

su base regionale e infraregionale). Gli accordi devono avere un contenuto minimo che

è dettato da questo art. importanti sono le attività di integrazione con le realtà locali.

Se prevedo l’obbligo di stipulare accordi, ai fini dell’attività di valorizzazione, devo

anche porre il problema della non compiutezza di questo obbligo.

Comma 5 in ALTERNATIVA agli ACCORDI le attività del comma 4 si possono svolgere

anche costituendo un ENTE AD HOC di qualsiasi natura giuridica (apposito istituto

giuridico, fondazione, consorzio …) che individuerà obiettivi e modalità di

valorizzazione. L’ente viene istituito per dare attuazione ai programmi di cui al comma

4 (es. Triennale, Fondazione Museo Egizio di Torino, il Vittoriale). Se nel contenuto degli

accordi di cui al comma 4 fa capolino il privato, questo deve essere considerato nella

costituzione dell’ente ad hoc.

(Legge finanziaria 2004: il Ministero per le Infrastrutture deve dare il 3% dei fondi

statali ricevuti al Ministero dei BC. Può partecipare alla stipula degli accordi per la

valorizzazione.)

Comma 6 In ASSENZA di ACCORDI ciascun soggetto è comunque obbligato ad

adempiere alla valorizzazione dei beni ad esso appartenenti.

In generali ci si pongono 2 poblemi:

1) Il contenuto

2) I soggetti

1)se viene creato un ENTE AD HOC per fruizione e valorizzazione, nell’art. 112 NON SI

PARLA DI TUTELA E CONSERVAZIONE. infatti il comma 4 dice che la finalità non è la

tutela ma definire strategie per la valorizzazione. E’ l’art. 6 CDBC che definisce che

cos’è valorizzazione: “essa può comprendere anche il sostegno alla tutela” (art 6). Può

un accordo e la creazione di un ente ad hoc riguardare solo la tutela? NO!

Comma 8: possono partecipare anche propreitari privati di beni e organismi collettivi

(ex: FAI) e enti a scopo di lucro all’ente ad hoc.

ART. 113 VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI DI PROPRIETA’ PRIVATA

1. Le attività e le strutture di valorizzazione, ad iniziativa privata, di beni culturali di proprietà

privata possono beneficiare del sostegno pubblico da parte dello Stato, delle regioni e

degli altri enti pubblici territoriali.

2. Le misure di sostegno sono adottate tenendo conto della rilevanza dei beni culturali ai

quali si riferiscono.

3. Le modalità della valorizzazione sono stabilite con accordo da stipularsi con il

proprietario, possessore o detentore del bene in sede di adozione della misura di

sostegno.

4. La regione e gli altri enti pubblici territoriali possono anche concorrere alla

valorizzazione dei beni di cui all'articolo 104, comma 1, partecipando agli accordi ivi previsti

al comma 3.

COMMENTO…

Attività che può beneficiare del SOSTEGNO PUBBLICO (la valorizzazione non è

obbligatoria per il privato).

Le modalità della valorizzazione sono stabilite con accordo da stipularsi con proprietario

in sede di adozione della misura del sostegno. vengono posti dei criteri generali ma non

si specifica come attuare la valorizzazione.

Art. 114 LIVELLI DI QUALITA’ DELLA VALORIZZAZIONE

“1) Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche con il concorso delle

università, fissano i livelli minimi uniformi di qualità delle attività di valorizzazione su

beni di pertinenza pubblica e ne curano l'aggiornamento periodico.

2. I livelli di cui al comma 1 sono adottati con decreto del Ministro previa intesa in sede

di Conferenza unificata.

3. I soggetti che, ai sensi dell'articolo 115, hanno la gestione delle attività di

valorizzazione sono tenuti ad assicurare il rispetto dei livelli adottati.”

ART. 115 FORME DI GESTIONE (imp e piace al prof)

1. Le attività di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica sono

gestite in forma diretta o indiretta. 2. La gestione diretta è svolta per mezzo di

strutture organizzative interne alle amministrazioni, dotate di adeguata autonomia

scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile, e provviste di idoneo personale

tecnico. Le amministrazioni medesime possono attuare la gestione diretta anche in forma

consortile pubblica. 3. La gestione indiretta è attuata tramite concessione a terzi delle

attività di valorizzazione, anche in forma congiunta e integrata, da parte delle

amministrazioni cui i beni pertengono o dei soggetti giuridici costituiti ai sensi

dell'articolo 112, comma 5, qualora siano conferitari dei beni ai sensi del comma 7,

mediante procedure di evidenza pubblica, sulla base della valutazione comparativa

di specifici progetti. I privati che eventualmente partecipano ai soggetti indicati

all'articolo 112, comma 5, non possono comunque essere individuati quali

concessionari delle attività di valorizzazione. 4. Lo Stato, le regioni e gli altri enti

pubblici territoriali ricorrono alla gestione indiretta al fine di assicurare un miglior

livello di valorizzazione dei beni culturali. La scelta tra le due forme di gestione indicate ai

commi 2 e 3 è attuata mediante valutazione comparativa in termini di sostenibilità economico-

finanziaria e di efficacia, sulla base di obbiettivi previamente definiti. La gestione in forma

indiretta è attuata nel rispetto dei parametri di cui all'articolo 114. 5. Le amministrazioni cui i

beni pertengono e, ove conferitari dei beni, i soggetti giuridici costituiti ai sensi dell'articolo

112, comma 5, regolano i rapporti con i concessionari delle attività di valorizzazione mediante

contratto di servizio, nel quale sono determinati, tra l'altro, i contenuti del progetto di gestione

delle attività di valorizzazione ed i relativi tempi di attuazione, i livelli qualitativi delle attività

da assicurare e dei servizi da erogare, nonché le professionalità degli addetti. Nel contratto di

servizio sono indicati i servizi essenziali che devono essere comunque garantiti per la pubblica

fruizione del bene. 6. Nel caso in cui la concessione a terzi delle attività di valorizzazione sia

attuata dai soggetti giuridici di cui all'articolo 112, comma 5, in quanto conferitari dei beni

oggetto della valorizzazione, la vigilanza sul rapporto concessorio è esercitata anche dalle

amministrazioni cui i beni pertengono. L'inadempimento, da parte del concessionario, degli

obblighi derivanti dalla concessione e dal contratto di servizio, oltre alle conseguenze

convenzionalmente stabilite, determina anche, a richiesta delle amministrazioni cui i beni

pertengono, la risoluzione del rapporto concessorio e la cessazione, senza indennizzo, degli

effetti del conferimento in uso dei beni. 7. Le amministrazioni possono partecipare al

patrimonio dei soggetti di cui all'articolo 112, comma 5, anche con il conferimento in uso dei

beni culturali che ad esse pertengono e che siano oggetto della valorizzazione. Al di fuori

dell'ipotesi prevista al comma 6, gli effetti del conferimento si esauriscono, senza indennizzo, in

tutti i casi di cessazione dalla partecipazione ai soggetti di cui al primo periodo o di estinzione

dei medesimi. I beni conferiti in uso non sono assoggettati a garanzia patrimoniale specifica se

non in ragione del loro controvalore economico. 8. Alla concessione delle attività di

valorizzazione può essere collegata la concessione in uso degli spazi necessari all'esercizio

delle attività medesime, previamente individuati nel capitolato d'oneri. La concessione in uso

perde efficacia, senza indennizzo, in qualsiasi caso di cessazione della concessione delle

attività. 9. Alle funzioni ed ai compiti derivanti dalle disposizioni del presente articolo il

Ministero provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a

legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica

COMMENTO…

Si riferisce alle attività di valorizzazione dei beni ad appartenenza PUBBLICA. Si riferisce

a quali sono le

forme di attuazione e gestione.

Può essere:

1. GESTIONE DIRETTA: attività di valorizzazione svolta dall’ente pubblico in prima

persona.

-Attività svolta da strutture organizzative INTERNE, dotate di AUTONOMIA (tecnica,

economica, scientifica). Struttura interna all’amministrazione, specificatamente

dedicata (es. Castello Sforzesco)

-In forma CONSORTILE con altre organizzazioni pubbliche (unione di più

amministrazioni). Consorzio tra privati : 2 o più imprenditori mettono in comune fasi

delle relative imprese per ridurre i costi; stessa cosa fanno gli enti pubblici. Non viene

creato un ente diverso.

2. GESTIONE INDIRETTA: l’ente pubblico attua una CONCESSIONE A TERZI, diverso

dal soggetto proprietario, delle attività di valorizzazione. Fino al 2006 gestione

indiretta avveniva attr a) concessione a terzi e b) costituzione ente ad hoc – dopo

2006 solo concessione a terzi). Individuazione del soggetto terzo di qualsiasi

natura giuridica (fondazione, quotata, privata… :

-attraverso una GARA D’APPALTO: la procedura deve essere di evidenza pubblica. La

gara d’appalto è gestita da chi ha la DISPONIBILITA’ del bene. (contenuto essenziale)

-Individuato il soggetto, definizione di OBIETTIVI e modalità attraverso il CONTRATTO DI

SERVIZIO che disciplina il contenuto dell’attività di valorizzazione (tempi, modalità,

scadenze, penali...).

Con il contratto di servizio si chiude la procedura di cessione a terzi.

Le concessioni a terzi le possono fare solo le amministrazioni pubbliche (PA)?

No, perché potrebbero aver costituito un ente ad hoc. Tale ente può fare anche lui la

gara d’appalto, qualora a questo ente sia dato l’uso del BC.

2 ipotesi:

a) La PA fonda un ente che non usa il bene, ma elabora solo le strategie per

valorizzazione. Ma tale ente non può concedere il bene a terzi, lo può fare solo la

PA

b) La PA fonda un ente che può usare il bene. Tale ente ha facoltà di concedere l’uso

del bene a terzi. MA MODIFICA DEL CDBC nel 2006 tutta una serie di forme di

valorizzazione erano illegittime.

Come individuo il terzo? E’ scelto mediante procedure di evidenza pubblica si fa un

bando di gara.

(momenti importanti individuazione del 3^ e stipula di contratto)

CASI POSSIBILI:

• STIPULAZIONE CONTRATTO (ACCORDI ai sensi dell’art. 112): serve per far accordare

Comuni, Regione,

Provincia ecc.. sugli OBIETTIVI COMUNI. Una volta stipulato il contratto, ogni ente

gestirà la valorizzazione

nella FORMA (diretta o indiretta) voluta. L’accordo ha funzione di COORDINAMENTO.

Esempio: Provincia

Art. 115: forma direttaContratto (ai sensi dell’art. 112)

• CREAZIONE ENTE AD HOC (ai sensi dell’art. 112): la P.A. non è più “proprietaria” degli

obiettivi del

programma. L’ente ad hoc è creato alternativamente all’accordo. Esso deciderà quale

tipo di FORMA di

gestione adottare (diretta o indiretta). La creazione dell’ente ad hoc è un’ECCEZIONE

del principio

e deve essere MOTIVATA.

-se l’ente NON è CONFERITARIO DELL’USO del bene deciderà che tipo di gestione

adottare (diretta o indiretta). Successivamente la gestione della valorizzazione tornerà

in capo agli enti pubblici che adotteranno la forma di gestione prescelta dall’ente ad

hoc.

-se l’ente è CONFERITARIO DELL’USO ( uso conferito a patrimonio dell’ente il quale avrà

beni propri e “valori in uso”) del bene può:

1. Scegliere la FORMA DIRETTA: si annulla il conferimento del bene ed esso torna alle

P.A.

2. Scegliere la FORMA INDIRETTA: l’ente farà la gara Comune Regione

Art. 115: forma indiretta

Art. 115: forma indiretta d’appalto.

3. Scegliere di procedere lui stesso alla valorizzazione.

Perché l’ente deve fare la gara d’appalto se viene costituito appositamente per gestire

la valorizzazione?

Disciplina 2004 La forma indiretta poteva essere:

cessione a terzi

 ente ad hoc

L’ente ad hoc capitava che veniva costituito dalle PA insieme al privato. Il privato

magari aveva una sua struttura per valorizzare e quindi l’ente subappaltava al privato,

violando le procedure di pubblica evidenza (senza gara).

Con un caso specifico accaduto in Veneto si è creata una disciplina.

Disciplina 2006 La forma indiretta è gestita tramite concessione a terzi.

-se la disponibilità del bene è in capo alle PA, esse stesse gestiranno la gara d’appalto.

-se la disponibilità del bene è in capo all’ente ad hoc, esso gestirà la gara d’appalto.

Il problema sorgeva in quanto c’erano degli enti ad hoc già costituiti. Ma ha senso

concedere l’uso con divieto di uso? NO, se l’ente viene costituito con disponibilità del

bene (diritto d’uso) non ha senso obbligarlo a fare la concessione a terzi. Inoltre il

valore d’uso è una POSTA PATRIMONIALE del BILANCIO (concretezza di disponibilità dei

beni) la PA può partecipare al PATRIMONIO dell’ente ad hoc anche mediante il

“conferimento in uso dei BC”. Il valore di tale “USO” viene imputato nella voce di S.P.

dell’ente.

Ma Quando l’ente ad hoc è CONFERITARIO DELL’USO del bene e lo scrive a S.P può

gestirla lui la valorizazione o è costretto a fare la gara?

Due casi:

a) l’uso del bene viene conferito all’ente solo ai fini dell’esercizio della gara

b) l’uso del bene viene conferito all’ente in modo definitivo, può agire in due modi:

1) indice la gara e cede a terzi l’uso del bene (FORMA PRINCIPALE)

2) scegliere di gestire lui il bene, dato che è conferitario dell’uso non può

esistere un conferimento d’uso con divieto d’uso! Se si è data la concessione

all’ente non gli si può impedire di fare valorizzazione, a meno che le parti non

abbiamo deciso diversamente. (FORMA ECCEZIONALE che si applica solo

quando l’ente sia conferitario dell’uso). Non è una terza forma, non è né

diretta né indiretta, ma è un caso eccezionale. Se c’è CONCESSIONE D’USO

ALL’ENTE è necessaria l’AUTORIZZAZIONE ad ALIENARE.

Qualora tale ente con il conferimento d’uso proceda con la gara, i sogg privati

che fanno parte dell’ente (soprattutto se a scopo di lucro) non possono

partecipare alla gara, altrimenti non ci sarebbe un soggetto terzo.!

Disciplina 2008 La creazione dell’ente ad hoc è un’ECCEZIONE del principio e deve

essere MOTIVATA.

Es. Il comune e la provincia non possono decidere di costituire due enti ad hoc. L’ente

ad hoc deve creare un programma integrando il territorio. Quindi comune e provincia

potranno INSIEME creare un solo ente ad hoc. Misure di controllo:

-creazione ente ad hoc motivata

-richiesta autorizzazione ad alienare

-il sovraintendente può sciogliere il contratto

Schema riassuntivo..

gestione diretta creazione ente ad hoc

 

gestione indiretta solo concessione a terzi

 

-chi fa la gara? La stazione appaltante il sogg/ente ad hoc con uso del bene,

sarà lui a fare la concessione a terzi .

-se ho creato l’ente ad hoc, conferitario dell’uso del bene deve fare

obbligatoriamente la gara? No, può anche farla l’ente stesso la valorizzazione,

perché non è possibile dare un conferimento d’uso con divieto d’uso, a meno che

le parti non abbiamo deciso di far fare all’ente la gara. Qualora tale ente con il

conferimento d’uso proceda con la gara, i sogg privati che fanno parte dell’ente

(soprattutto se a scopo di lucro) non possono partecipare alla gara, altrimenti non

ci sarebbe un soggetto terzo.!

ART. 116 TUTELA DEI BENI CULTURALI CONFERITI O CONCESSI IN USO VA RICORDATO

CHE L’ESTERNALIZZAZIONE NON COMPORTA LA PRIVATIZZAZIONE DEL BENE.

“1) I beni culturali che siano stati conferiti o concessi in uso ai sensi dell'articolo 115,

commi 7 e 8, restano a tutti gli effetti assoggettati al regime giuridico loro proprio. Le

funzioni di tutela sono esercitate dal Ministero in conformità alle disposizioni del

presente codice. Gli organi istituzionalmente preposti alla tutela non partecipano agli

organismi di gestione dei soggetti giuridici indicati all'articolo 112, comma 5”.

COMMENTO…

Tutte le ipotesi in cui vi è un distacco del bene dal soggetto proprietario lasciano

invariata la definizione che quel bene sia un BC.

Gli articoli 55, 56 e seguenti si riflettono negli articoli 112, 115, 116, infatti:

art. 55, 56 sbaglio a indicare le misure di conservazione, non vale niente di

se

o tutto il resto, men che meno l’alienazione/vendita del bene

art.112, 115, 116 Tutti i conferimenti d’uso e le concessioni devono essere

o preceduti da un procedimento richiesta di autorizzazione ad alienare. Se la

procedura di autorizzazione per la concessione d’uso non è eseguita

correttamente “non vale” l’art. 115.

Il legislatore esplica il valore di valorizzazione: in ogni caso i BC restano assoggettati al

loro regime. Se l’uso di un bene è di un sogg privato, ques’ultimo devo seguire cmq il

regime pubblico e la tutela contunua a sussistere. I sogg che esercitano la tuela non

possono far parte dell’ente ad hoc costituito. L’unico sogg che NON può partecipare

all’ente è il ministero, nonostante sia titolare della tutela.

Laddove la P.A. volesse procedere con conferimento o concessione, deve presentare al

Ministero l’istanza di

previsione ad alienare.

L’ente costituito ad hoc non può avere al suo interno ad esempio la Soprintendenza,

questa essendo preposta alla tutela e al controllo non può partecipare agli enti.

Art. 117 SERVIZI AGGIUNTIVI

1) Negli istituti e nei luoghi della cultura indicati all’Articolo 101 possono essere istituiti

servizi di

assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico. 2) Rientrano tra i servizi di cui al

comma 1:

a- il servizio editoriale e di vendita riguardante i cataloghi e i sussidi catalografici,

audiovisivi e

informatici, ogni altro materiale informativo, e le riproduzioni di beni culturali;

b- i servizi riguardanti beni librari e archivistici per la fornitura di riproduzioni e il

recapito del

prestito bibliotecario;

c- la gestione di raccolte discografiche, di diapoteche e biblioteche museali;

d- la gestione dei punti vendita e l’utilizzazione commerciale delle riproduzioni dei beni;

e- i servizi di accoglienza, ivi inclusi quelli di assistenza e di intrattenimento per

l’infanzia, i servizi

di informazione, di guida e assistenza didattica, i centri di incontro;

f- i servizi di caffetteria, di ristorazione, di guardaroba;

g- l’organizzazione di mostre e manifestazioni culturali, nonché di iniziative

promozionali.

3) I servizi di cui al comma 1 possono essere gestiti in forma integrata con i servizi di

pulizia, di

vigilanza e di biglietteria. 4) La gestione dei servizi medesimi è attuata nelle forme

previste dall’Articolo 115.

5) I canoni di concessione dei servizi sono incassati e ripartiti ai sensi dell’Articolo 110.

[ Art. 118 PROMOZIONE DI ATTIVITA’ DI STUDIO E RICERCA

1) Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche con il concorso delle

università e

di altri soggetti pubblici e privati, realizzano, promuovono e sostengono, anche

congiuntamente,

ricerche, studi ed altre attività conoscitive aventi ad oggetto il patrimonio culturale. 2)

Al fine di garantire la raccolta e la diffusione sistematica dei risultati degli studi, delle

ricerche e delle altre attività di cui al comma 1, ivi compresa la catalogazione, il

Ministero e le regioni possono stipulare accordi per istituire, a livello regionale o

interregionale, centri permanenti di studio e documentazione del patrimonio culturale,

prevedendo il concorso delle università e di altri soggetti pubblici e privati.

Art. 119 DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA DEL PATRIMONIO CULTURALE NELLE SCUOLE

1)Il Ministero, il Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca, le regioni e gli altri

enti

pubblici territoriali interessati possono concludere accordi per diffondere la conoscenza

e favorire

la fruizione del patrimonio culturale da parte degli studenti.

2) Sulla base degli accordi previsti al comma 1, i responsabili degli istituti e dei luoghi

della cultura

di cui all’ Articolo 101 possono stipulare con le scuole di ogni ordine e grado,

appartenenti al 47 sistema

nazionale di istruzione, apposite convenzioni per la elaborazione di percorsi didattici, la

predisposizione di materiali e sussidi audiovisivi, nonché per la formazione e

l’aggiornamento dei

docenti. I percorsi, i materiali e i sussidi tengono conto della specificità della scuola

richiedente e

delle eventuali particolari esigenze determinate dalla presenza di alunni disabili. ]

Art. 120 SPONSORIZZAZIONE DI BENI CULTURALI

1) E’ sponsorizzazione di beni culturali ogni forma di contributo in beni o servizi da

parte di

soggetti privati alla progettazione o all’attuazione di iniziative del Ministero, delle

regioni e degli

altri enti pubblici territoriali, ovvero di soggetti privati, nel campo della tutela e

valorizzazione del

patrimonio culturale, con lo scopo di promuovere il nome, il marchio, l’immagine,

l’attività o il

prodotto dell’attività dei soggetti medesimi.

2) La promozione di cui al comma 1 avviene attraverso l’associazione del nome, del

marchio, dell’immagine, dell’attività o del prodotto all’iniziativa oggetto del contributo,

in forme compatibili con il carattere artistico o storico, l’aspetto e il decoro del bene

culturale da tutelare o valorizzare, da stabilirsi con il contratto di sponsorizzazione.

3) Con il contratto di sponsorizzazione sono altresì definite le modalità di erogazione

del contributo nonché le forme del controllo, da parte del soggetto erogante, sulla

realizzazione dell’iniziativa cui il contributo si riferisce.

Art. 121 ACCORDI CON LE FONDAZIONI BANCARIE

1) Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, ciascuno nel proprio ambito,

possono stipulare, anche congiuntamente, protocolli di intesa con le fondazioni

conferenti di cui alle disposizioni in materia di ristrutturazione e disciplina del gruppo

creditizio, che statutariamente perseguano scopi di utilità sociale nel settore dell’arte e

delle attività e beni culturali, al fine di coordinare gli interventi di valorizzazione sul

patrimonio culturale e, in tale contesto, garantire l’equilibrato impiego delle risorse

finanziarie messe a disposizione. La parte pubblica può concorrere, con proprie risorse

finanziarie, per garantire il perseguimento degli obiettivi dei protocolli di intesa.

Schema riassuntivo fino ad ora…

- primi 10 articoli del codice sono da sapere!

- Denominatore comune tra beni pubblici e privati definizione di patrimonio

nazionale e finalità del patrimonio ( i 2 concetti sono =) vd. Art 9 costituzione….

- Differenze procedurali premessa: i BC hanno 2 tipo di proprietari:

1) Pubblici

2) Privati hanno 2 meccanismi diversi.

- Ma che cos’è un BC?

Per 1) Artt. 10-12

Per 2) art. 13

- Diversità di circolazione dei diritti relativi al BC: affitto, vendita, donazione,

concessione d’uso…

1) se il BC è pubblico procedura di autorizzazione prima di operare in qualsiasi

ambito dei BC, perché i BC pubblici costutuiscono il demanio culturale (art. 55

e seguenti). per vendere e per oncessione d’uso

Autorizzazione

è possibile sono se ciò che lo stato incamera incrementa il

Permuta

partimonio nazionale, questa è una differenza rispetto al C.C., dove si

scambiano beni di ugual valore

2) se il BC è privato procedura tramite la denuncia di un atto compiuto (dopo

che ho venduto, donato, affittato… lo denuncio). La denuncia di qualsiasi atto

(oneroso o gratuito) ha come obiettivo/effetto primario informare la P.A. circa

la natura del soggetto che si occupa di tutela e conservazione. Un secondo

effetto, che vale nel caso di cessione del bene solo a titolo oneroso è il diritto

di prelazione, che si attua in modo diverso dal C.C.. infatti:

- il ministero non è titolare

- problema della determinazione del prezzo quando non è in denaro o

quando di deve decidere il prezzo per un complesso di beni prelazione

parziale (un solo quadro su 5 è vincolato come BC e solo su quello il ministero

può decidere il prezzo).

non esclude il diritto di prelazione!

l’autorizzazione

procedura di autorizzazione ad alienare genera una terza tipologia di

la

proprietà:

3) proprietà privata con obbligo di valorizzazione a metà tra pubblico e privato

– quando un soggetto privato compra dal pubblico (art. 57bis, indica gli

obblighi di tale privato).

- Fruizione evalorizzazione:

2)per proprietari privati il legislatore non prevede obblighi di valorizzazione, se i

privati la fanno ricevono dei finanziamenti pubblici e le modalità di valorizzazione

vengono stabilite con la soprintendenza.

1)per proprietari pubblici il legislatore dà delle precise indicazioni sulla

valorizzazione (art 6): cos’è, perché, modalità… impostazione concertata tutti si

mettono d’accordo per definire programmi di valorizzazione, con la possibilità di creare

un ente ad hoc….

Modalità la valorizzazione è gestita in modo:

Diretto

o Indiretto concessione a terzi

o C’è una zona intermedia tra 1) e 2) del CDBC: BC delle confessioni

forzatura

religiose non sono né pubblici né privati. Il legislatore dice che tali beni sono

culturali, quindi la vigilanza su di essi spetta al ministero. L’unico limite posto al

ministero è il rispetto delle esigenze di culto.

( inoltre gli enti senza scopo di lucro vengono assorbiti nel quadro pubblico,

perché la loro finaità è il pubblico interesse.)

PARTE TERZA-BENI PAESAGGISTICI

Il Paesaggio e i beni paesaggistici NON sono considerati beni culturali, ma si devono

comunque proteggere. La preoccupazione dunque non è quella di proteggere

fisicamente il bene, ma con il vincolo paesaggistico si vogliono tutelare i valori a quale

esso rimanda. ( rarefazione del concetto di cultura ). Quando si parla di paesaggio si fa

riferimento ad un pezzo del territorio dello Stato italiano. Con il termine bene

paesaggistice si prescinde da un canone estetico, infatti tale paesaggio può non

necessariamente essere bello.

Paesaggio:

-normativa edilizia PGT= piano di gestione del territorio e urbanistica ordinaria

-reati ambientali se si tratta di un bene paesaggistico ci sono delle aggravanti

Le caratteristiche di questa terza parte sono:

 l’autorità di riferimento NON è il Ministero dei BC, ma il proprietario del territorio,

ovvero la Regione (autorità amministrativa). Ministero interviene al massimo se ci

sono dei BC all’interno del bene paesaggistico.

La soprintendenza dei beni paesaggistici c’è, ma spesso capita di trovare in un

territorio beni paesaggistici singoli che non hanno un valore culturale tale da

giustificarne il vincolo culturale, non hanno un interesse culturale specifico.

Concetto di bene paesaggistico= bene singolo portatore di interesse non così

specifico e non così generico. Ex: villa con parco – se devi potare gli alberi ti devi

far autorizzare, se devi vendere non c’è diritto di prelazione di nessuno.

CDBCconservare la memoria della comunitò nazionale, proteggere il bene in

quant con la sua culturalità rimanda alla memoria, non in quanto bene in sé. Il

massimo grado di smaterializazione lo troviamo nei beni paesaggistici:

proteggere i valori che esprimono, consentendono l’utilizzazione.

 vincolo di culturalita (artt 12-13) statico che tende a circostanziare

vincolo

l’utilizzo del BC, non si può applicare al bene paesaggistico perché il proprietario

dei BC è lo stato. Inoltre non si può applicare ai beni paesaggistici perché non può

essere statico impedendo il transito, costruzione, l’accesso…

vincolo paesaggistico non è statico ma presuppone e impone dinamicità, segue

l’utilizzazione dell’area/territorio, non si può bloccare l’utilizzo di quell’area, si può

addirittura prevedere la distruzione di quell’area (ex: bonifiche), ma comunque

mira a mantenere lo status quo, con l’obiettivo di riportare l’ambiente a una

condizione magari presistente, eliminando per ex le costruzioni abusive.... È

fondamentale quando viene posto un vincolo paesaggistico, darne notizia, infatti

ha un forte regime di pubblicità. (es. vincolo paesagg. Su Brera e sui Navigli). Con

il vincolo possono essere sviluppati ed individuati altri nuovi valori paesaggistici.

Vi è dunque una radicale differenza rispetto al vincolo posto sui BC; il vincolo

paesaggistico non esclude la presenza di altri vincoli, inoltre è per sua natura

compromissorio in quanto da un lato mira a tutelare ma dall’altro non impedisce

l’utilizzo.

Nel CDBC il vincolo paesaggistico viene chiamato “vincolo di notevole

interesse pubblico”:

proteggo il territorio perché portatore di un notevole interesse pubblico,

 non necessariamente estetico, biologico, morfologico, ma riguardante la

sfera collettiva.

“legittimamente adottato per esigenza pubblica”: riguarda tutti quelli che

 hanno a che fare col bene paesaggistico direttamente e non + deve essere

dato l’avviso su tutti i siti relativi e almen su due quotidiani nazionali, sulla

gazzetta ufficial e su un quotidiano regionale – riguarda la generalità dei

cittadini. Questo avviene perché il vincolo comporta alcuni limiti sul tale

territorio vincolto (magari d’accesso, di edificazione, d’utilizzo..) che devono

essere conosciuti da chiuque, dato che si tratta di suolo pubblico.

Nella procedura possono intervenire istituzioni tipo WWF… per la decisione

di apporre il vincolo o a critica dello stesso.

artt. 131, 134, 135, 136, 137, 138, 139, 140, 143, 146

TITOLO I- TUTELA E VALORIZZAZIONE

CAPO I- DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 131 - Paesaggio

Art. 134 – Beni paesaggistici

Art. 135 – Pianificazione paesaggistica

ART. 131 SALVAGUARDIA DEI VALORI DEL PAESAGGIO (imp)

“1) Per paesaggio si intende il TERRITORIO espressivo di IDENTITA’, il cui

carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro

interrelazioni. 2) Il presente Codice tutela il paesaggio relativamente a quegli

aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione MATERIALE e visibile

dell'IDENTITA’ NAZIONALE, in quanto espressione di VALORI culturali. 3) Salva

la potestà esclusiva dello Stato di tutela del paesaggio quale limite all'esercizio delle

attribuzioni delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano sul territorio,

le norme del presente Codice definiscono i principi e la disciplina di tutela dei beni

paesaggistici [comma dichiarato costituzionalmente illegittimo «nella parte in cui

include le Province autonome di Trento e di Bolzano tra gli enti territoriali soggetti al

limite della potestà legislativa esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, 4)

lettera s), della Costituzione»: così Corte cost., sentenza 14 -22 luglio 2009, n. 226].

La tutela del paesaggio, ai fini del presente Codice, è volta a RICONOSCERE,

SALVAGUARDARE e, ove necessario, RECUPERARE i valori culturali che esso

esprime. I soggetti indicati al comma 6, qualora intervengano sul paesaggio,

assicurano la CONSERVAZIONE dei suoi aspetti e caratteri

peculiari. 5) La valorizzazione del paesaggio concorre a promuovere lo SVILUPPO

della CULTURA. A tale fine le amministrazioni pubbliche promuovono e sostengono,

per quanto di rispettiva competenza, apposite attività di conoscenza, informazione

e formazione, riqualificazione e fruizione del paesaggio nonché,

ove possibile, la realizzazione di NUOVI VALORI paesaggistici coerenti ed

integrati.

La valorizzazione è attuata nel rispetto delle esigenze della tutela.

6) Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché tutti i soggetti che,

nell'esercizio di pubbliche funzioni, intervengono sul territorio nazionale, informano la

loro attività ai principi di uso


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domsa

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo (Facoltà di Economia e di Lettere e Filosofia) (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher domsa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Florian Francesco.

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