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Appunti di Istologia

Appunti sui tessuti epiteliale, connettivi e nervoso, con cenni sul tessuto muscolare. Lo studio di questi appunti, correlato ad un lavoro di integrazione con immagini e risorse multimediali fornite dalla professoressa, è sufficiente per superare l'esame di istologia integrato nel modulo di Anatomia Umana del Corso di Laurea di Scienze Infermieristiche.

Esame di Anatomia e istologia docente Prof. L. Mattii

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Infatti, ciascuna delle subunità polipeptidiche che la compongono presenta un gruppo eme, che contiene uno

ioni ferro in grado di interagire con una molecola di ossigeno. Con l’emoglobina viene trasportato anche circa

il 25% di anidride carbonica. Infatti, la maggior parte dell’anidride carbonica viene trasportata sotto forma di

ione bicarbonato, perché non lega a sufficienza con l’emoglobina: ciò è possibile perché nei globuli rossi è

presente anidrasi carbonica, un enzima che consente la formazione dello ione bicarbonato all’interno

dell’eritrocita; dall’eritrocita lo ione fuoriesce nel plasma una volta formatosi, per poi rientrare nell’eritrocita

a livello degli alveoli, in modo che riavvenga la trasformazione in anidride carbonica.

Gli eritrociti sono prodotti continuamente a livello del midollo osseo: la loro produzione è controllata da

diversi fattori, come l’eritropoietina e le vitamine del gruppo B. Hanno una vita breve di circa 120gg, dovuta

ai frequenti stress a cui sono sottoposti, al termine della quale vengono fagocitati dai macrofagi o si rompono

a causa di un cambiamento della loro forma. Quasi tutte le componenti che li formano sono riutilizzate,

tranne il gruppo eme, che viene trasformato in bilirubina, eliminata poi con la bile. Gli eritrociti non maturi

sono detti reticolociti, e contengono ancora organuli cellulari.

Sulla membrana degli eritrociti sono presenti proteine dette glicoforine che legano esternamente una

molecola di acido sialico, rendendo tutti gli eritrociti in circolo con uguale carica esterna. Ciò assicura, dato

che gli eritrociti viaggiano a stretto contatto, che vi sia una minima repulsione tra cellule, che impedisca loro

di venire a contatto e la conseguente conglutinazione. Un’altra proteina esclusiva dei globuli rossi è la

spectrina, che ne forma il citoscheletro. Quando una delle proteine presente negli eritrociti è in difetto si ha

un’anemia, perché il globulo rosso perde la sua forma caratteristica. Si ha, ad esempio, sferocitosi ereditaria,

in caso di difetto di spectrina, anchirina o proteine di banda III. Anche l’anemia falciforme, dovuta ad una

mutazione genetica, e la talassemia, comportano la mutazione della forma dei globuli rossi.

Il plasmalemma degli eritrociti è implicato anche nella determinazione dei gruppi sanguigni. Infatti, i gruppi

sanguigni sono determinati dalla presenza o dall’assenza di specifici antigeni di superficie, chiamati anche

agglutinogeni, sulla membrana degli eritrociti. I principali agglutinogeni sono l’agglutinogeno A, B o D.

Nell’ambito del sistema AB0 i corrispettivi agglutinogeni sono dovuti alla presenza di tre geni: i geni A e B,

codominanti, e il gene 0, recessivo. Un individuo con gruppo sanguigno A avrà la combinazione genotipica

AA o A0; un individuo con gruppo sanguigno B avrà invece la combinazione BB o B0; un individuo di fenotipo

AB avrà genotipo AB, mentre un individuo di fenotipo 0 avrà genotipo 00. Il sangue di tipo A presenta sulla

membrana degli eritrociti l’agglutinogeno di tipo A, quello di tipo B presenta l’agglutinogeno di tipo B. Il

sangue di tipo AB presenterà invece entrambi gli agglutinogeni, mentre il sangue di tipo 0 non avrà alcun tipo

di agglutinogeno di membrana. La presenza dell’agglutinogeno D, noto come fattore Rh, è indicato con il

termine di Rh positivo in caso di presenza, Rh negativo in caso di assenza. È dovuto alla presenza di due geni,

D e d, uno dominante e uno recessivo.

Di vitale importanza il fatto che la presenza di un determinato agglutinogeno sulla membrana corrisponde

alla presenza di anticorpi nel plasma che vanno ad attaccare altri gruppi agglutinogeni. Ad esempio, individui

di fenotipo A avranno nel plasma anticorpi del tipo anti-B, mentre individui di fenotipo 0 avranno anticorpi

di tipo anti-A e anti-B. Per questo non possono essere trasfusi gli eritrociti con uno specifico antigene di

superficie ad un soggetto che possegga i corrispettivi anticorpi, poiché si avrebbe una reazione emolitica.

Da questo deriva, ad esempio, che un individuo di gruppo 0 possa donare a individui di gruppo A, B, AB e 0

(è un donatore universale), mentre un individuo di gruppo A può donare solo ad individui di gruppo A e AB.

I leucociti sono cellule responsabili della difesa dell’organismo attraverso l’immunità naturale, o aspecifica

(granulociti e monociti), e l’immunità specifica. Hanno inoltre il compito di rimuovere tossine, sostanze di

rifiuto e cellule danneggiate o alterate. Sono completi di tutti gli organuli cellulari, e il loro numero globale

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varia da 5000 a 9000 per mm di sangue. I leucociti possono essere classificati in linfociti, monociti e

granulociti, e i granulociti classificati ulteriormente (in base all’affinità tintoriale dei loro granuli specifici) in

eosinofili, neutrofili e basofili. Sono chiamati neutrofili i leucociti che hanno organuli citoplasmatici che non

si colorano. Gli eosinofili hanno granuli che si colorano con l’eosina mentre i basofili hanno granuli che si

colorano con l’ematossilina. I vari tipi di leucociti sono presenti in percentuali diverse ma costanti: si chiama

formula leucocitaria il rapporto % tra i diversi tipi di leucociti nel sangue. La formula leucocitaria è la seguente:

neutrofili (65%), linfociti (25%), monociti (5%), eosinofili (3%) e basofili (1%).

I granulociti neutrofili sono cellule sferiche con diametro di circa 15um. Hanno un nucleo plurilobato, che

possiede un massimo di 5 lobi, per questo sono definiti polimorfonucleati. Sono cellule mobili dotate di

attività fagocitaria che intervengono nella fase iniziale della risposta infiammatoria. Il citoplasma è ricco di

organuli al cui interno sono presenti enzimi litici, perossidasi e altri enzimi antibatterici, come il lisozima e la

fagocitina. Esercitano la loro azione mediante fagocitosi per poi degenerare (a differenza dei macrofagi),

formando il pus. Dopo la loro morte, i neutrofili formano una rete di cromatina battericida, che gli consente

di continuare a svolgere la loro funzioni.

I granulociti eosinofili hanno forma sferica, diametro di circa 15um e un nucleo bilobato. I granuli specifici

contengono proteine basiche (atte a degradare i parassiti elminti) e l’enzima istaminasi, che degrada

l’istamina regolando la risposta innescata da mastociti e da granulociti basofili: riducono l’infiammazione

controllandone la diffusione ai tessuti adicenti.

I granulociti basofili hanno forma sferica, hanno un diametro di circa 15um e un nucleo bilobato. I granuli

citoplasmatici specifici contengono istamina ed eparina, sostanze implicate nel processo infiammatorio:

l’istamina provoca vasodilatazione, mentre l’eparina impedisce la coagulazione del sangue. Hanno funzione

simile a quella dei mastociti, che hanno la capacità di richiamare nel sito dell’infezione rilasciando specifiche

sostanze.

Linfociti e monociti sono cellule che non contengono granuli specifici. I monociti sono i leucociti con le

dimensioni maggiori, avendo diametro di circa 20um. Hanno un nucleo voluminoso e reniforme, localizzato

su un lato della cellula. Sono i precursori dei macrofagi (liberi), cellule fagocitarie mobili che svolgono anche

un importante ruolo di attivazione dei linfociti. Fanno parte del sistema monocito-macrofagico, ad esempio,

anche le cellule del Langherans (epidermide), le cellule della microglia, o le cellule di Kupffer (fegato). I

linfociti sono invece cellule con diametro variabile da 7 a 12 um, e hanno nucleo molto grande che occupa

quasi tutto il citoplasma. Sono le vere cellule della risposta immunitaria, perché sono antigene-dipendenti:

la risposta immunitaria è specifica e si ha la memorizzazione dell’infezione, che consente in caso di seconda

infezione una risposta immunitaria rapidissima. I linfociti possono essere classificati in linfociti B, T e NK. I

linfociti di tipo B si trasformano in plasmacellule e provvedono a produrre anticorpi circolanti (risposta

umorale) in grado di distruggere antigeni localizzati in distretti lontani. I linfociti di tipo T attaccano invece

direttamente le cellule estranee e quelle dell’organismo che sono già state infettate. Infine, i linfociti NK sono

responsabili della sorveglianza immunitaria e della distruzione di ogni tipo di cellula anormale; sono di vitale

importanza nella prevenzione del cancro.

Per quanto riguarda l’aumento del numero di leucociti nel sangue, si ha un maggior numero di neutrofili in

caso di infezione batterica; i linfociti e monociti aumentano invece in caso di infezione virale, mentre gli

eosinofili in caso di infezione parassitaria. Nei bambini si hanno molti linfociti e monociti a causa del maggiore

rischio di infezioni virali.

I trombociti, o piastrine, sono frammenti cellulari circondati da membrana e hanno forma a lente biconvessa.

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Presenti nel numero di circa 300 000 per mm di sangue, svolgono la funzione dell’emostasi, evitando cioè la

formazione di emorragie da danno vascolare nel caso di rottura del rivestimento endoteliale. Le piastrine

formano il tappo bianco e stimolano la formazione del coagulo e la riparazione del tessuto. Le piastrine

originano dalla frammentazione del citoplasma dei megacariociti, cellule di grandi dimensioni presenti a

livello del midollo osseo. Hanno vita media di circa 15 giorni e vengono trattenute in gran parte in organi

come la milza, per essere rilasciate in caso di crisi circolatoria. La trombocitosi può essere sintomo di infezioni,

infiammazioni o tumori.

Il processo di coagulazione del sangue richiede, oltre all’intervento delle piastrine, quello di alcune proteine

plasmatiche. Tuttavia le piastrine sono le protagoniste del processo di emostasi, nel quale intervengono

rilasciando ormoni in grado di controllare il processo di coagulazione, formando un tappo temporaneo (tappo

piastrinico) aggregandosi nel sito danneggiato e contraendosi grazie a filamenti di actina e miosina presenti

al loro interno, in modo da ridurre la dimensione del coagulo e di avvicinare i margini del vaso leso.

Tutti gli elementi del sangue sono prodotti nel midollo osseo, ricco di cellule staminali mesenchimali (se

sottoposte a stimoli specifici si possono differenziare in ogni tipo di cellula presente nell’organismo). Il

midollo si trova nelle cavità midollari delle ossa lunghe (diafisi) e tra le trabecole delle ossa spugnose.

Il midollo rosso è attivo nell’emopoiesi mentre il midollo osseo giallo è formato da cellule adipose. Nel

neonato è presente solo midollo rosso, mentre dopo i 20 anni di vita il midollo permane solo in alcune zone.

Scompare ad esempio a livello delle ossa lunghe.

La linfa è un liquido alcalino ricco di acqua che contiene zuccheri, proteine, sali, lipidi, amminoacidi, ormoni,

vitamine e globuli bianchi. Circola nei vasi linfatici, che formano un sistema circolatorio dove la linfa scorre

solo in direzione del cuore. I capillari linfatici raccolgono la linfa a livello dei tessuti grazie al loro endotelio

fenestrato, estremamente permeabile. La linfa viene riammessa nel circolo sanguigno da due grossi dotti che

si trovano nella regione toracica, ed è deputata a raccogliere i liquidi in eccesso a livello dei tessuti e tutti i

microorganismi patogeni, che vengono convogliati negli organi linfatici, ricchi di linfociti.

LA CARTILAGINE

La cartilagine è un tessuto connettivo di sostegno come il tessuto osseo, con il quale partecipa alla

costituzione di una struttura molto resistente che sostiene il resto del corpo. Più in particolare, la cartilagine

ha funzione di sostegno dei tessuti molli, è importante per il movimento delle ossa a livello delle articolazioni

e indispensabile per l’accrescimento delle ossa lunghe. La componente cellulare è rappresentata

esclusivamente da condrociti e condroblasti. Per quanto riguarda la componente fibrillare, essa è formata

principalmente da fibre collagene e fibre elastiche, mentre la componente amorfa è costituita da abbondanti

GAG (solforati, molto acidi, che legano più saldamente con le molecole d’acqua) e da acido ialuronico. A

differenza di tutti gli altri tipi di tessuto connettivo, la cartilagine non è né vascolarizzata né innervata: lo

scambio di sostanze trofiche e di rifiuto con il tessuto connettivo avviene per diffusione attraverso la matrice.

Non si hanno tessuti cartilaginei estremamente estesi, perché sarebbe difficile per le sostanze di nutrimento

diffondere nella totalità del tessuto, data la consistenza gelatinosa della matrice extracellulare. Quasi la

totalità delle cartilagini sono circondate da pericondrio, una membrana di tessuto connettivo denso

vascolarizzato, che garantisce l’apporto di sostanze trofiche alla cartilagine stessa. Nello strato più interno

del pericondrio, chiamato strato cellulare, sono localizzate cellule staminali condrogeniche, che possono

differenziarsi in condroblasti (in seguito a specifici stimoli) quando la cartilagine si deve accrescere o subisce

delle lesioni.

Nel nostro organismo si descrivono tre tipi di cartilagine: la cartilagine ialina, fibrosa ed elastica.

La cartilagine è detta ialina se le tre componenti (componente cellulare, fibrillare e sostanza amorfa) che la

formano si equivalgono. La sua componente fibrillare è formata da fibre collagene strettamente

impacchettate; la fibra collagene è solitamente formata da molecole di collagene di tipo II. La sostanza

amorfa presenta invece tipicamente il proteoglicano aggregano, formato da GAG solforati, aggregati

proteoglicanici formati da assi di acido ialuronico su cui si legano gli aggregani, e la glicoproteina

condronectina (che si comporta da trasduttore del segnale trasmettendo ai condrociti informazioni sulle

forze applicate al tessuto). La cartilagine ialina costituisce lo scheletro dell’embrione e del feto, e durante lo

sviluppo è sostituita quasi completamente da tessuto osseo; permane a livello delle ossa lunghe per tutto il

periodo di accrescimento come cartilagine di coniugazione. La cartilagine di coniugazione è localizzata al

confine tra epifisi e diafisi ed è presente fino a circa 20-25 anni di vita. Nell’adulto costituisce inoltre la

cartilagine del naso, della trachea, della laringe, dei bronchi, dei punti di intersezione delle coste sullo sterno

e delle articolazioni mobili. Le fibre collagene a livello della cartilagine ialina sono di tipo II.

Per quanto riguarda le articolazioni, la cartilagine ialina riveste le ossa a livello delle articolazioni mobili per

favorire lo scorrimento delle superfici ossee. In questo caso il pericondrio è assente, e viene sostituito da

liquido sinoviale, formato da acqua, sali e acido ialuronico, che rende lubrificata la capsula articolare e si

occupa del nutrimento della cartilagine per diffusione dai connettivi circostanti. Mancando il pericondrio, a

livello delle cartilagini articolari non si ha la possibilità di rinnovare lesioni estese (a causa dell’assenza di

cellule condrogeniche), per cui è richiesto l’intervento chirurgico.

La cartilagine è detta fibrosa quando si ha la prevalenza della componente fibrillare sulle altre componenti.

Quest’ultima è formata prevalentemente da fibre collagene, costituite a loro volta da molecole di collagene

di tipo I. È localizzata sulle continuazioni dei tendine a livello dell’attacco sull’osso e sulla sinfisi pubica; forma

i dischi intervertebrali, fornendo resistenza alla compressione, ammortizzando gli urti e prevenendo lesioni

da contatto tra due ossa. L’erniazione dell’anello intervertebrale è causata dallo schiacciamento dell’anello

fibroso e consiste nella fuoriuscita dall’asse della colonna del disco intervertebrale. Ciò può provocare una

stimolazione dell’anello (o del nucleo polposo, nel caso in cui si abbia una rottura dell’anello fibroso) sui nervi

circostanti. Come la cartilagine articolare, anche la cartilagine fibrosa non è circondata da pericondrio.

Infine, la cartilagine è detta elastica quando si ha anche in questo caso una prevalenza della componente

fibrillare, formata però da fibre elastiche. Circondata sempre da pericondrio, forma i padiglioni auricolari,

l’epiglottide, il condotto dell’orecchio medio e le cartilagini cuneiformi della laringe.

IL TESSUTO OSSEO

Il tessuto osseo è un tessuto connettivo mineralizzato: è un tessuto resistente, ma con un certo grado di

flessibiità e leggerezza. Ha funzione di sostegno, movimento e protezione dell’organismo, e riveste un ruolo

fondamentale nel metabolismo del calcio e nel processo di emopoiesi.

La matrice extracellulare del tessuto osseo è formata da una componente organica e da una inorganica. Per

quanto riguarda la matrice organica, si ha una componente fibrillare formata da fibre collagene (collagene

del tipo I), fibre elastiche a livello delle fibre perforanti di Sharpey, e fibre reticolari a livello delle cellule

osteocondrogeniche e in prossimità dei vasi. La sostanza amorfa è formata invece da proteoglicani solforati,

come biglicano e decorina, e da glicoproteine come l’osteonectina, che favorisce la mineralizzazione

dell’osso, e la fibronectina, coinvolta nei processi di organizzazione e adesione alla matrice delle cellule

dell’osso. La matrice inorganica consiste invece in cristalli di sali di calcio presenti sotto forma di cristalli di

idrossiapatite, e rappresenta il 65% del peso secco.

La componente cellulare del tessuto osseo è formata invece da osteociti, osteoblasti, osteoclasti e da cellule

osteocondrogeniche.

Il tessuto osseo, a livello macroscopico, si distingue in tessuto spugnoso e compatto. Il tessuto spugnoso,

dove presente, è sempre circondato dal tessuto compatto. Le ossa possono invece essere classificate in ossa

lunghe, corte o piatte. Le ossa lunghe presentano un segmento centrale, la diafisi, e due estremità, le epifisi.

La diafisi è formata da osso compatto a circondare la cavità midollare, mentre le epifisi sono formate da

tessuto osseo spugnoso rivestito da tessuto osseo compatto. Il tessuto osseo compatto della diafisi e

dell’epifisi sono in continuità. Le ossa corte hanno struttura simile a quella delle epifisi delle ossa lunghe:

sono formate da tessuto osseo spugnoso rivestito da tessuto osseo compatto. Infine, le ossa piatte sono

costituite da due strati (tavolato interno ed esterno) di tessuto osseo compatto, e da uno strato centrale

(diploe) di tessuto osseo spugnoso.

L’osso compatto ha una struttura rigorosamente schematizzabile. Partendo dall’esterno si trova il periostio,

formato da due componenti: una esterna, formata da tessuto connettivo fibrillare denso e ricca di fibre

collagene (con funzione protettiva), e una interna, formata da uno strato di cellule osteocondrogeniche,

cellule staminali capaci di differenziarsi in osteociti e in condrociti. Il periostio è ancorato al sistema

circonferenziale esterno mediante fasci di fibre chiamate fibre perforanti di Sharpey. Il periostio è

attraversato da vasi, che penetrano poi all’interno dell’osso.

Il sistema circonferenziale esterno è formato da 5-7 lamelle concentriche al canale midollare. Tra le lamelle,

in spazi detti lacune, si trovano le cellule del tessuto osseo, gli osteociti, che comunicano tra loro attraverso

canalicoli che si irradiano nella matrice calcificata da lacuna a lacuna, e che contengono prolungamenti

citoplasmatici e sostanza amorfa. La struttura lamellare caratterizza quasi tutto il tessuto osseo dell’adulto,

ma non è presente nel labirinto osseo e nelle suture del cranio.

Più internamente, il tessuto osseo è organizzato in osteoni, strutture cilindriche con asse parallelo alla

superficie dell’osso. Gli osteoni sono formati da molte lamelle concentriche ad un canale centrale, detto

canale di Havers, il quale contiene uno o più vasi sanguigni che vascolarizzano l’osteone. I canali di Havers di

osteoni adiacenti sono messi in comunicazione da canali perforanti, perpendicolari alla superficie dell’osso,

chiamati canali di Volkmann, che hanno il compito di distribuire il sangue agli osteoni più profondi e alla

cavità midollare interna. I canali di Volkmann e di Havers sono tappezzati internamente da endostio. Gli spazi

tra osteoni adiacenti sono occupati da tessuto osseo a costituire la breccia.

Ancora più internamente, tra il sistema di osteoni e l’endostio che riveste il canale midollare, si ha il sistema

circonferenziale interno, formato da 3-4 lamelle concentriche al canale midollare. L’endostio, che delimita il

canale midollare e i canali di Havers e di Volkmann, è costituito da cellule osteocondrogeniche e da

componente fibrillare di fibre reticolari.

L’osso spugnoso, a differenza dell’osso compatto, è formato da una fitta rete tridimensionale di strutture

dette trabecole, o spicole, costituite da tessuto osseo lamellare non organizzato in osteoni. Le trabecole

delimitano spazi comunicanti tra loro contenenti vasi e midollo osseo, e non è necessario quindi che siano

attraversate da vasi sanguigni come nel caso del tessuto osseo compatto.

La componente cellulare è, come già visto, formata da osteociti, osteoblasti, osteoclasti e cellule

osteocondrogeniche. Gli osteociti sono cellule appiattite incluse nella matrice calcificata, localizzate in spazi

interlamellari detti lacune. Dal loro corpo cellulare dipartono numerosi prolungamenti citoplasmatici che

vanno ad inserirsi nei canalicoli, permettendo la comunicazione tra osteoni attraverso la matrice calcificata.

Gli osteoblasti sono responsabili della sintesi della matrice extracellulare e della regolazione della

mineralizzazione. Quando gli osteoblasti iniziano la secrezione di matrice extracellulare rimangono

intrappolati nell’osteoide (matrice non ancora mineralizzata) in via di calcificazione, divenendo osteociti.

Gli osteoclasti, che derivano dai monociti del sangue e appartengono alla famiglia dei macrofagi, sono cellule

deputate al rimodellamento osseo e alla rimozione di matrice calcificata. Sono cellule mobili che, se presenti,

alloggiano in lacune dette lacune di Howship, che esse stesse si scavano. Sono cellule polinucleate che

possiedono numerosi mitocondri e lisosomi. Sono cellule polarizzate funzionalmente: presentano sul lato di

adesione al tessuto osseo una membrana caratterizzata da numerose invaginazioni, necessarie per l’adesione

alla matrice calcificata e per sigillare la zona dove si avrà l’azione erosiva. Contengono anidrasi carbonica,

un’enzima che permette la sintesi di acido carbonico (acido debole), riversato nello spazio extracellulare

insieme agli enzimi lisosomiali per degradare i cristalli di idrossiapatite e la matrice organica. Tale processo,

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fondamentale nel metabolismo del calcio, consente l’immissione di ioni Ca nel circolo sanguigno. È regolato

da due ormoni, la calcitonina e il paratormone. La calcitonina agisce direttamente sull’osteoclasto,

inibendone l’azione, mentre il paratormone agisce sugli osteoblasti, in grado di rilasciare il fattore stimolante

per gli osteoclasti (M-CSF). IL TESSUTO NERVOSO

Il tessuto nervoso è un tessuto altamente specializzato: la sua funzione fondamentale è quella di ricevere,

trasmettere ed elaborare gli stimoli interni ed esterni del corpo e di regolare tutte le attività dell’organismo.

È costituito da cellule chiamate neuroni, che possono eccitarsi in base a specifici stimoli, creando un

potenziale d’azione sulla loro membrana, che sono in grado di trasferire ad altri neuroni e a specifiche cellule

di tessuti diversi. Il tessuto nervoso comprende anche altri tipi di cellule, dette della neuroglia o cellule gliali,

che svolgono funzione di morfogenesi, sostegno, trofismo e fagocitosi

Il neurone presenta un corpo cellulare, detto soma o pirenoforo, dove è localizzato il nucleo e il citoplasma,

detto pericarion. Sono individuabili diversi prolungamenti del corpo cellulare: l’assone e i dendriti. L’assone

(o cilindrasse) è unico, e può essere lungo anche diversi centimetri. Perché si parli di neurone, il cilindrasse

deve sempre essere presente. L’assone conduce l’impulso nervoso in direzione cellulifuga; quanto è

maggiore il calibro del cilindrasse tanto è maggiore la velocità di conduzione dell’impulso. I dendriti sono

invece prolungamenti più corti, ma altamente ramificati; ogni ramificazione presenta processi detti spine

dendritiche, ovvero estroflessioni del plasmalemma. Conducono l’impulso in direzione cellulipeta e nel SNC

sono localizzati, insieme al soma, nella sostanza grigia, mentre gli assoni si ritrovano esclusivamente nella

sostanza bianca. Nei neuroni, il reticolo endoplasmatico ruvido è disposto a zolle nel soma, mentre negli

assoni è assente. Gli assoni, avendo lunghezze importanti, che possono raggiungere anche il metro, hanno

all’interno una struttura formata da microtubuli e neurotubuli, disposti parallelamente gli uni agli altri e

stabilizzati da proteine specifiche (come le proteine tau), necessaria per il trasporto rapido di sostanze lungo

l’assone. Ciò avviene grazie a proteine motrici ATPasi dipendenti, chinesina e dineina, che sfruttano tale

struttura per spostarsi lungo l’assone. Tale processo è chiamato flusso assonico ed è fondamentale per il

trasporto di materiale citoplasmatico da e verso il soma.

I neuroni possono essere classificati in base al numero di prolungamenti in neuroni unipolari, bipolari o

multipolari. Le cellule nervose unipolari sono le cellule sensitive primarie, ovvero quelle visive (coni e

bastoncelli nella retina) e quelle olfattive. Mancano di dendriti e sulla parte apicale presentano l’articolo

esterno, atto a percepire gli stimoli e diverso a seconda del tipo di stimolo che deve recepire. Sono cellule

ricche di mitocondri, in modo da produrre l’energia necessaria per amplificare lo stimolo e per trasformarlo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicolalazza98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia e istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Mattii Letizia.

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