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Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda (International accounting)

Introduzione per lo studente

La presente dispensa riporta con accuratezza i contenuti del corso di Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda (International Accounting) relativi all'insegnamento parallelo del prof. Giussani. Dal momento che le lezioni seguono fedelmente la struttura proposta dalle slide messe a disposizione del docente, questa dispensa si propone di essere un'ampia integrazione delle stesse, da leggere in parallelo con le medesime, ed è strutturata proprio a tal fine. La trattazione discorsiva e ricca di esempi rende facilmente intellegibile quanto schematicamente riportato nelle slide, e si qualifica come supporto particolarmente utile alla luce dell'assenza di un testo bibliografico di riferimento.

IAS 29 – Bilanci di iperinflazione

Alcuni anni fa l'inflazione in alcuni Paesi del mondo era molto, molto elevata (a doppia cifra anche in Paesi occidentali quali Italia ed Inghilterra, in cui negli anni '70 si superava il 20%), dunque il Board si è premurato di emettere un principio che si occupasse di questa hyperinflation, per evitare distorsioni nella rappresentazione della realtà, soprattutto nell'ottica del consolidamento. In situazione di iperinflazione, lo IAS 29 prevede che i valori patrimoniali ed economici vengano riespressi in base ad un restatement, ossia ad un "rifacimento", che tenga conto dell'andamento generale dei prezzi. Tale tecnica prende il nome di current purchasing power.

La regola è simile a quella della conversione dei bilanci in valuta straniera: lo SP viene convertito in base all'indice di inflazione di fine anno; il CE viene convertito in base alla media dell'inflazione annuale. Tale meccanismo permette per altro di isolare i cosiddetti "holding gains" ed "holding losses": in situazioni di inflazione debiti e crediti tendono a perdere di valore rispetto al momento in cui vengono liquidati, per cui una buona gestione del circolante, tale per cui si mantengono più debiti che crediti, permette di generare un utile (poiché si paga in moneta svalutata più di quanto si incassa in moneta svalutata).

Oggi parlare di iperinflazione pare anacronistico, soprattutto considerando alcuni indicatori contenuti nello IAS 29, tra cui quello che identifica l'iperinflazione in situazione di aumento dell'inflazione del 100% in tre anni. Recentemente, tuttavia, Venezuela ed Argentina, che presentano un alto tasso di inflazione, inferiore però al 100% in tre anni, hanno chiesto di rivedere questo indicatore (la cui presenza è stata sinora ritenuta necessaria per l'applicazione del principio), abbassandolo o abolendolo, per adattare il principio al momento storico attuale. La proposta non ha riscosso grandi entusiasmi da parte del Board, soprattutto per il fatto che metter mano ad un principio per venire incontro alla necessità di solo un paio di Paesi potrebbe creare un precedente "pericoloso" per il Board stesso in termini di richieste future.

Si tenga conto che il modo corretto per rappresentare la situazione reale in condizioni di inflazione è l'utilizzo del cosiddetto current replacement cost: per rivedere i valori di bilancio non va preso in considerazione un indice generale dei prezzi, poiché lo stesso considererebbe un paniere generale di beni di cui farebbero inevitabilmente parte elementi aventi un andamento inflazionistico tra loro anche totalmente diverso; per riesprimere il bilancio è dunque opportuno valutare i costi di sostituzione bene per bene.

IFRS 11 – Joint arrangements

Dello IAS 11 si è già parlato tempo fa, analizzando controllo, collegamento, e controllo congiunto, e dunque il bilancio consolidato. In questa sede il docente si è semplicemente premurato di aggiungere, a titolo più che altro di curiosità, che in sede di emissione dell'IFRS 11, all'ultimo momento e senza alcun dibattito, fu inserita una frase che ha creato e continua a creare parecchi problemi nel nostro Paese: "e, tra l'altro, tali regole si applicano anche al bilancio separato".

Ciò costituisce un problema in Italia poiché, dal momento che le joint operations sono simili ad un consolidamento proporzionale, un conto è fare tale consolidamento nell'ambito di un bilancio consolidato, mentre ben altra cosa è trasferirlo in un bilancio individuale (ossia il bilancio separato) al posto della partecipazione, o addirittura duplicando la partecipazione. L'OIC ha fatto presente il problema al Board, ma tale organismo, nonostante la promessa di tener conto della legittima richiesta di chiarimenti, non ha per il momento provveduto in alcun senso.

IAS 33 – Utile per azione

Lo IAS 33, relativo all'earning per share, prevede che in calce al CE dei bilanci redatti secondo gli IAS/IFRS debba obbligatoriamente essere fornita a titolo di informativa l'indicazione dell'utile per azione. Tale indicatore deve essere calcolato da un lato sia con riferimento al bilancio consolidato, che con riferimento al bilancio separato (quando redatto e reso pubblico), e dall'altro lato sia secondo modalità "diluite", che secondo modalità "non diluite" (vedremo tra poco di cosa si tratta).

In assenza di casistiche particolari, il calcolo di tale indicatore risulta da una semplice divisione tra l'utile complessivo ed il numero di azioni. Va tuttavia tenuto presente che l'utile complessivo dev'essere depurato da eventuali rami in dismissione*, poiché il calcolo deve avere una capacità predittiva del futuro, e che il numero d'azioni dev'essere considerato come media ponderata (in base al numero di giorni) delle azioni in circolazione durante l'esercizio, per tener conto dell'eventuale andamento instabile conseguente ad operazioni quali nuove emissioni di capitale, rimborsi di capitale, esercizio di stock options, ecc.

*[Esiste un apposito standard relativo ai rami in dismissione, ossia l'IFRS 5].

Poiché non è raro che un'impresa emetta strumenti finanziari originariamente di debito, ma che consentono ai titolari degli stessi di convertirli in capitale (es. prestito obbligazionario convertibile*), esiste la possibilità che il capitale, e dunque il numero di azioni, sia alterato dall'esercizio di tale facoltà. Ne risulterebbe una variazione dell'indice oggetto del principio in analisi, e per questo lo IAS 33 prevede che tale indicatore debba essere calcolato non solo utilizzando il numero di azioni effettivamente in circolazione (indicatore non diluito), ma anche tenendo conto della possibilità che la conversione in capitale degli strumenti emessi contemplando tale possibilità effettivamente avvenga, con conseguente aumento del numero delle azioni (indicatore diluito).

Il calcolo richiederebbe in tal caso di considerare al numeratore l'utile al netto dei rami in dismissione maggiorato degli interessi sugli strumenti finanziari considerati (in quanto non più da pagare in caso di conversione); ed al denominatore il numero medio ponderato delle azioni, maggiorato delle azioni convertibili ad inizio anno e delle eventuali altre emissioni nel corso dell'anno, ma diminuito delle conversioni esercitate nell'anno (ottenendo in sostanza il numero di azioni potenzialmente convertibili a fine anno).

[Cfr. formula alla Slide 72]

*[Naturalmente possono esserci anche altri strumenti oltre alle obbligazioni convertibili che danno diritti a chi li acquista o sottoscrive di divenire azionista; tra questi particolare rilievo hanno le opzioni put. Qualora le stesse siano in-the-money occorre ripercorrere il calcolo dell'utile diluito sin qui descritto; qualora invece le stesse siano out-of-the-money, per ipotesi di comportamento razionale (essendo inconveniente il loro esercizio), non occorre fare il calcolo dell'utile diluito].

IAS 34 – Bilanci intermedi

Lo IAS 34 si occupa di disciplinare le situazione in cui un'impresa redige, oltre al bilancio di fine esercizio, anche bilanci infra-annuali. Va detto al riguardo che nella logica di riduzione dei costi per le imprese recentemente adottata dal legislatore, è stato proprio negli scorsi giorni (fine Aprile 2016) eliminato l'obbligo per le società quotate europee* di fornire informazioni dettagliate in sede trimestrale. Ad oggi trimestralmente risulta dunque sufficiente indicare il livello delle vendite, salvo che i singoli Paesi membri richiedano maggiore informativa (es. Spagna). La CONSOB ha appena avviato una consultazione pubblica in merito, per cui non è ancora noto quale sarà la posizione italiana al riguardo.

Nulla è cambiato invece con riferimento all'obbligo per le società quotate di redarre la relazione semestrale.

*[Negli USA, che non adottano gli IAS/IFRS, l'obbligo rimane poiché è consuetudine d'oltre-oceano distribuire dividendi trimestralmente, senza aspettare la fine dell'esercizio, e per farlo è necessario che ci sia un bilancio che attesti esistenza ed entità dell'utile stesso].

I bilanci infra-annuali devono seguire le stesse regole sin qui illustrate per il bilancio annuale, e devono dunque:

  • Rispettare tutti gli IAS/IFRS.
  • Seguire i medesimi principi/criteri utilizzati per il bilancio d'esercizio precedente (salvo naturalmente il caso di entrata in vigore di nuovi standards).
  • Rispettare strettamente la competenza economica, esattamente come per le chiusure di fine esercizio, anche qualora l'impresa abbia un ciclo stagionale.
  • Indicare le imposte utilizzando l'aliquota fiscale presunta di fine anno, dal momento che le imposte sono calcolate sull'utile di fine anno e sulle rettifiche fiscali effettuabili in base alla situazione di fine anno (es. facoltà di utilizzare le perdite).

[E' questa l'unica deroga al principio di stretta competenza. Si tenga per altro conto del fatto che]

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SimoGR di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di International Accounting e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Giussani Alberto.
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