INFERMIERISTICA APPLICATA ALLA MEDICINA GENERALE
ASSISTENZA AI PROCESSI DIAGNOSTICI: Si definisce diagnostica strumentale
quando si utilizzano apparecchiature o strumenti particolari (la maggior parte eseguiti
dal medico o dal tecnico, in altri l’infermiere ha la responsabilità diretta come ega,
glicemia, spirometria). La diagnostica clinica si basa invece, sull’esame diretto del
paziente.
DIAGNOSTICA PER IMMAGINI (IMAGING): processo attraverso il quale è possibile
osservare un'area di un organismo non visibile dall'esterno. La radiologia è la branca
della medicina che principalmente si occupa di diagnostica per immagini (ecografia,
radiografia, tac, rm, angiografia, mammografia, scintigrafia, pet), come anche
l’endoscopia (colonscopia, broncoscopia, cistoscopia, laparoscopia…).
Il concetto di INVASIVITA’ di una indagine diagnostica è legata al danno potenziale che
può derivarne al paziente. È in rapporto a:
• Energia meccanica e fisica impiegata: ultrasuoni, radiazioni, introduzione di
strumenti, sonde e cateteri attraverso orifizi naturali o creati artificialmente.
• Disagio soggettivo del paziente: dolore, stress, agitazione, ansia, ecc. variabili a
seconda dei fattori emotivi, culturali, storia clinica, età, personali del soggetto.
• Rischio di provocare complicanze statisticamente quantificabile.
PRIMA dell’indagine diagnostica: Verificare la documentazione clinica e la presenza del
consenso informato, Verificare l’eventuale preparazione del paziente per l’esame,
Considerare il livello intellettuale del paziente e la sua capacità di comprendere (es. pz
con barriere uditive, difficoltà nel linguaggio), Spiegare l’esame adattando l’uso di
termini tecnici alla capacità di comprensione del soggetto: cosa accadrà, dove, chi
eseguirà l’esame, chi altro sarà presente, quanto tempo durerà per ridurre paure e
ansie, Spiegare al paziente il comportamento che dovrà tenere durante l’esame (es.
trattenere il respiro, girarsi, mantenere una posizione, ecc.), Descrivere le sensazioni
che potrà avvertire relativamente a disturbi fisici e dolore, informarlo se sono
disponibili sedativi o antalgici, Rassicurarlo sulla nostra disponibilità ad aiutarlo e
sostenerlo, Somministrare i farmaci eventualmente prescritti.
Nel paziente ricoverato, dopo la prescrizione del medico, l’infermiere deve fissare
l’appuntamento per i vari esami a cui il paziente sarà sottoposto, e deve stabilire
l’ordine appropriato dei test. Quando è compito
dell’infermiere, come nell’endoscopia, si deve assicurare che tutto il necessario sia
disponibile e funzionante. Verificare e mantenere l’asepsi degli strumenti, Tenere a
disposizione materiale per necessità impreviste (lampade, teli, ecc.), Verificare che
l’apparecchiatura di emergenza sia disponibile e pronta all’uso.
Organizzare il tipo di trasporto più adatto al paziente e alla tipologia di esame che
deve effettuare: letto o barella, presenza di infermiere e/o personale di supporto.
Raccogliere e verificare la documentazione clinica richiesta dal centro, Valutare la
necessità di assistenza presso il centro dell’esame.
DURANTE l’indagine diagnostica: Tenere sotto osservazione il paziente e comunicare al
medico eventuali reazioni negative: pallore, sudorazione, nausea, > o < della
frequenza cardiaca, respiratoria e della PA, dolore, e qualsiasi variazione significativa
dello stato del paziente. Assicurare al paziente una giusta temperatura e proteggerlo
da un’esposizione eccessiva. Provvedere al cambio della posizione o alla
somministrazione di antalgici o farmaci necessari durante il test. Descrivere al
paziente con un linguaggio idoneo ciò che si sta facendo. Rassicurarlo sull’andamento
dell’esame e sostenerlo anche con un contatto fisico terapeutico (es. tenere la mano)
e/o parlando con il paziente per aiutarlo a rilassarsi se gradito al paziente stesso.
DOPO l’indagine diagnostica: Verificare i parametri vitali e le condizioni generali
facendo attenzione ai segni indice di eventuali complicanze. Mantenere il paziente
comodo e protetto, ed aiutarlo nell’igiene personale se necessario. Assistere ed
incoraggiare il paziente se deve mantenere una data posizione, somministrare farmaci
e analgesici, applicare una compressione nella sede di punture. Assicurarsi che sia
completamente sveglio, che sia presente il riflesso laringeo e possa deglutire e tossire
senza difficoltà prima di offrire bevande o alimenti. Informare i familiari che l’esame è
terminato. Documentare il procedimento. Riordinare il materiale utilizzato.
ASSISTENZA ALLE INDAGINI RADIOLOGICHE ED ECOGRAFICHE: la responsabilità
dell’infermiere si configura su due livelli:
ORGANIZZATIVA: Raccolta e sollecito inoltro delle richieste di indagini radiologiche, per
facilitare le Radiologie e ridurre i tempi di attesa e di degenza dei pazienti;
Accertamento e preparazione accurata dei pazienti per i test, secondo le indicazioni
dei centri; Verifica e conservazione dei referti nella documentazione clinica del
paziente.
ASSISTENZIALE: Varia in base all’Unità Operativa di attività. L’infermiere è
responsabile dell’osservazione, istruzione, controllo e benessere del paziente e dei
familiari nelle varie fasi dei test diagnostici. L’infermiere è tenuto al controllo ed
istruzione del paziente per la prevenzione delle complicanze. L’infermiere deve
collaborare con le altre figure professionali coinvolte nella prestazione diagnostica:
radiologo, medico, tecnico, infermieri, OSS ecc.
ECOGRAFIA: è un sistema di indagini diagnostica che utilizza ultrasuoni e si basa sul
principio dell’emissione di eco e della trasmissione delle onde ultrasonore. Considerata
esame di base routinario, anche perché non ha evidenziato danni alle persone.
Possono essere studiati: mammella, tiroide, tessuti muscolari e articolari, vasi
superficiali e profondi, addome colecisti reni e vescica, gravidanza. (gli ultrasuoni non
attraversano l’aria e l’osso).
Per lo studio dell’addome superiore è richiesto il digiuno da almeno 6 ore, ed è
consigliabile l’utilizzo di sostanze assorbenti (dimeticone, carbone vegetale) per
ridurre i gas almeno 48 ore prima, in alcuni casi anche un clistere di pulizia.
Per lo studio dell’addome inferiore (vescica, prostata, utero e ovaie) è necessario che
la vescica sia piena, questo perché l’esame è possibile in quanto gli ultrasuoni
riescono a passare attraverso la vescica distesa ma non attraverso i gas intestinali. È
necessario quindi non urinare da almeno 5 o 6 ore e bere circa un litro d’acqua non
gassata durante l’attesa per il test.
Per lo studio della prostata, anche transrettale è richiesto un clistere di pulizia.
L’esame richiede la collaborazione del pz che deve rimanere fermo e di trattenere il
respiro se necessario. La durata dell’esame ecografico dipende dalla struttura o
strutture da esaminare, in genere varia da pochi minuti a 30 minuti. Terminato l’esame
non sono necessarie precauzioni e il paziente può riprendere la normale attività.
ESAMI RADIOLOGICI TRADIZIONALI: studio del torace, dei segmenti ossei, dell’addome,
dei denti.
RX TORACE: Si basa sull’utilizzo dei raggi X, che sono radiazioni ionizzanti e permette
di visualizzare le strutture del torace, in particolare: I polmoni, il cuore e i vasi del
mediastino, alcune strutture scheletriche come le coste e le vertebre di un tratto di
colonna vertebrale. -Scopo
diagnostico: trauma, tosse persistente, dolore toracico, febbre persistente, difficoltà
respiratoria, patologie cardiache, sistemiche o oncologiche, ecc.
-Follow up pre e post-operatorio, monitoraggio di pazienti critici.
-Controllo del posizionamento di accessi vascolari centrali, pace-maker, drenaggi, ecc.
La radiografia del torace non richiede nessuna preparazione specifica. La persona
deve togliere alcuni indumenti e gli oggetti metallici nell’area interessata, è necessario
informare il tecnico della presenza di clips o protesi metalliche. Le donne in età fertile
devono essere certe di escludere una gravidanza, per il danno potenziale al feto, in
corso di gravidanza l’esame si esegue solo se assolutamente necessario.
ESECUZIONE: La radiografia si esegue preferibilmente in posizione eretta, ma se
necessario può essere eseguita anche a letto del paziente con apparecchiature
portatili. Si chiede al paziente di fare una inspirazione profonda e poi mantenere
l’apnea per alcuni secondi. Generalmente vengono effettuate 2 proiezioni, una frontale
e una laterale, se necessario in casi particolari si acquisiscono ulteriori proiezioni.
DOPO L’ESAME Il paziente attende in sala d’attesa la verifica da parte del tecnico e
quindi ritorna alla normale attività.
ESAMI RADIOLOGICI CON MDC: I MdC sono, da un punto di normativo,
medicinali/farmaci a tutti gli effetti. I mezzi di contrasto ad uso intravascolare sono
farmaci iniettati in larghe dosi e spesso a velocità estremamente rapida, quasi sempre
a concentrazioni elevate e non hanno l’obiettivo di determinare effetti farmacologici.
Realizzando un incremento di contrasto si ottengono visualizzazioni anatomo-
morfologiche e visualizzazione di funzioni di escrezione, di trasporto, di diffusione,
metaboliche.
Radiologia del tubo digerente: si utilizza solfato di bario che ingerito per bocca
permette lo studio degli organi cavi come l’esofago, lo stomaco e l’intestino tenue.
Mediante clistere si esegue il clisma opaco che permette lo studio di colon e retto, al
solfato di bario può essere aggiunta una miscela gassosa per ottenere il doppio
contrasto.
Per effettuare un RX del tubo digerente con MdC il paziente deve essere a digiuno da
almeno 6-8 ore, evitando anche l’eccessiva assunzione di liquidi. Il mdc può essere
assunto con diverse tempistiche: simultaneamente all’acquisizione delle immagini per
le alte vie digestive, qualche ora prima per l’intestino tenue e la sera prima per il
colon.
Non ci sono particolari indicazioni dopo l’esame, il mdc viene normalmente eliminato
con le feci e nei giorni seguenti non possono essere svolte indagini per la presenza di
residui. Non si possono effettuare gli esami in caso di gravidanza, nei soggetti poco
collaborativi, nel sospetto di occlusione, perforazione intestinale o appendicite acuta.
Radiologia dell’apparato urinario : pielografia ev che permette la visualizzazione di reni,
ureteri e vescica; urografia escretoria che fornisce una stima della funzionalità renale;
pielografia perfusionale che permette di valutare la dilatazione delle vie escretrici;
cistografia che valuta il reflusso vescico-ureterale e i danni alla vescica; angiografia
renale che permette di visualizzare le arterie renali. Valutare la presenza di allergie
(soprattutto allo iodio) e di insufficienza renale.
Mammografia: permette lo studio del seno e rappresenta l’indagine più affidabile per il
rilievo dei tumori della mammella. È l’unico esame in grado di riconoscere il tumore in
fase preclinica, non ancora rilevabile con la palpazione, poiché presenta misure
inferiori ai 5 mm, utilizza bassissime dosi di raggi X e quindi non espone le pazienti a
rischi significativi.
Prima di sottoporsi a mammografia è indispensabile esibire gli esami senologici. La
refertazione dell’esame si basa sul confronto con le immagini precedenti.
Non occorre il digiuno. Le fasi del ciclo mestruale non condizionano la qualità
dell’immagine. In presenza di mastodinia (dolore alla mammella) è consigliabile
eseguire l’esame dal 7° al 12° giorno del ciclo mestruale. Evitare nelle ore precedenti
l’esame qualsiasi tipo di cosmetico ad uso locale come creme, talco, olii. Nei giorni
seguenti non ci sono indicazioni particolari da seguire, può residuare una leggera
dolenzia.
Tomografia computerizzata: effettua una valutazione statistico-matematica
computerizzata dell’assorbimento dei raggi X da parte delle strutture corporee
esaminate in sessioni successive ed assiali. Si può effettuare con o senza MdC: Il MdC
contribuisce alla differenziazione tra tessuto sano e tessuto patologico e, nel
patologico, tra tessuto fortemente vascolarizzato e tessuto a scarsa o nulla
vascolarizzazione.
PRIMA DELL’ESAME: Sono richiesti creatinina e tracciato elettroforetico delle proteine
effettuati in data non antecedente 1 mese, altri esami su indicazione. La persona deve
essere a digiuno da almeno 6 ore, ma può assumere i farmaci abituali secondo
indicazione medica. Togliere tutti gli oggetti metallici. Posizionare un CVP prima
dell’ingresso in sala diagnostica. Il MdC si inetta attraverso una pompa siringa, è
possibile percepire un lieve senso di calore e formicolio locale e diffuso in tutto il
corpo, nonché un sapore metallico in bocca. Le sensazioni sono del tutto normali e non
devono creare allarme nel paziente. DOPO
L’ESAME: Il paziente viene accompagnato nel reparto di degenza, se ricoverato. Se
l’esame è ambulatoriale, dopo aver verificato lo stato del paziente e la possibilità del
rientro a casa, la persona ed i familiari vengono istruiti sulle precauzioni e gli
atteggiamenti da seguire una volta a domicilio. Generalmente si consiglia di bere
molta acqua nelle ore successive per favorire l’eliminazione del MdC, indicazioni per il
ritiro dei referti e quant’altro necessario.
Risonanza magnetica: Durante la risonanza magnetica (RM), il paziente viene a
trovarsi all’interno di un campo magnetico molto forte. Gli atomi che costituiscono il
nostro organismo, più precisamente i protoni, acquistano energia e si orientano
secondo l’andamento del campo magnetico. Quando il campo viene disattivato, gli
atomi tornano al loro orientamento naturale, cedendo l’energia accumulata ed
emettendo un segnale che viene intercettato e trasformato nelle immagini di RM.
È necessaria la valutazione della funzionalità renale prima del test. La RM è
assolutamente controindicata nei portatori di pace maker cardiaco o neurostimolatori.
Altra controindicazione importante è la presenza di clips o stent vascolari, protesi
articolari, valvole cardiache metalliche, protesi del cristallino, pompe impiantate,
frammenti metallici interni. I cerotti transdermici (nicotina, nitroglicerina, scopolamina,
ecc.) devono essere rimossi prima dell’esame e valutata la terapia. Invitare la persona
a rimuovere protesi, oggetti metallici e trucco per il viso. Se lo desidera, far indossare
cuffie o tappini auricolari per diminuire il rumore prodotto dalla macchina. Nei soggetti
poco collaboranti può essere necessaria una sedazione. Il pz può comunicare con i
tecnici attraverso i microfoni e può attivando l’allarme, interrompere il test in qualsiasi
momento.
La persona può tornare in reparto o a domicilio dopo la verifica dello stato del paziente
e dei parametri vitali.
Scintigrafia: si basa sull’utilizzo di isotopi radioattivi e si utilizza per rilevare la
dislocazione di strutture anatomiche, le alterazioni delle dimensioni degli organi, la
presenza di neoplasie o altre lesioni. Viene prelevato un campione di
sangue, che viene mescolato con una sostanza radioattiva e reiniettato alla persona,
gli accumuli anomali della sostanza si rilevano 24-48 ore dopo l’iniezione. La
rilevazione dei raggi gamma emessi dagli organi in esame si effettua attraverso una
camera di scintillazione gamma, ottenendo una rappresentazione visiva della
concentrazione degli stessi. DOPO
L’ESAME: Svuotare la vescica negli appositi servizi igienici dell’UO di Medicina
nucleare. Evitare il contatto stretto con bambini e donne in gravidanza nelle prime 24
ore. Attualmente la quasi totalità dei radiofarmaci che viene utilizzata ha un’emivita
molto bassa, le precauzioni variano dunque in base al farmaco, ma nella maggior
parte degli esami si tratta di precauzioni semplici.
Pet
: si basa sulla somministrazione ev di radiofarmaci: fluoro 18, carbonio 11, ossigeno
15 o azoto 13. Possono essere utilizzati sia a scopo diagnostico che terapeutico.
Fornisce informazioni di tipo funzionale, la scansione localizza e visualizza le aeree di
accumulo del radiofarmaco, queste ‘zone calde’ verranno valutate dal radiologo o
dall’oncologo. È un esame che espone a radiazioni ionizzanti e dovrebbe essere
eseguito solo in caso di un fondato sospetto clinico.
La procedura inizia con l’iniezione di un radiofarmaco al paziente a cui è chiesto di
attendere il verificarsi dell’effetto dello stesso. Durante l’attesa, si raccomanda al
paziente di stare fermo e di non parlare, per evitare fattori confondenti dovuti alla
intercettazione del tracciante da parte degli organi corporei. Il tempo
necessario all’espletamento delle acquisizioni delle immagini varia dai 20 ai 40 minuti.
Al paziente è chiesto, successivamente, di bere molta acqua e di urinare al fine di
eliminare il tracciante iniettato. Dopo l’esame è possibile riprendere le comuni attività,
il tracciante non ha effetti di rilievo.
REAZIONI AL MDC: stravaso (reazione locale con edema, arrossamento fino a
ulcerazioni gravi); reazioni allergiche; nefrotossicità. Le reazioni avverse si dividono in
Chemiotassiche: tipo A, dipendenti dalla dose e dalla concentrazione del farmaco.
Anafilattoidi: tipo B, non dose-dipendenti, imprevedibili, che possono indurre il rilascio
di istamina o serotonina, prostaglandine, ecc. solitamente attivi nei fenomeni allergici.
ASSISTENZA ALLE INDAGINI ENDOSCOPICHE: visualizzazione di organi interni
dell'organismo mediante apposito strumento: l’endoscopio. Quando possibile, gli
endoscopi si inseriscono per vie naturali, come quella orale. A volte, invece, è
necessario creare un accesso artificiale tramite un'incisione, come nel caso della
toracoscopia o della laparoscopi
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