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6. Scarso consumo di frutta e verdura

7. Inattività fisica

Le malattie croniche

Le malattie croniche sono quelle patologie che hanno la caratteristica di essere dovute non ad un

singolo fattore eziologico, ma ad una pluralità di fattori di rischio; inoltre, queste patologie sono

permanenti, lasciano una disabilità residua e sono causate da alterazione patologiche non reversibili.

Queste malattie si curano bene, ma non guariscono.

La medicina di attesa attende che sia il malato a rivolgersi al sistema sanitario. Oggi stiamo

cercando di passare da questa ad una medicina di iniziativa. La prima è un intervento del servizio

sanitario, che è nato per rispondere alle esigenze di cura delle malattie acute: il servizio risponde

quando è la persona ad andare a richiedere l’intervento (il servizio sanitario attende). Questo

modello funziona abbastanza bene quando siamo nel caso di una malattia acuta. In una malattia

cronica, invece, che si sviluppa perché la persona sta sostenendo uno stile di vita non corretto nel

corso di svariati anni, questo modello di medicina non va bene. Per esempio, una persona con

scompenso cardiaco va all’ospedale, viene momentaneamente “curato” e viene rimandato a casa;

dopo poco, però, questa persona dovrà

ritornare all’ospedale. In questo modo non

si segue il soggetto e si aumentano anche i

costi. Il metodo della medicina di attesa,

applicato al malato cronico, riesce ad

intercettarlo solo nel momento in cui

questo presenta uno scompenso. Questo

significa rinunciare alla prevenzione, al

trattamento adeguato della malattia

cronica e alla prevenzione delle

complicanze. La scommessa è, quindi,

quella di seguire un programma chiamato

Chronicle Model. Secondo uno studio,

infatti, il 70-80% delle persone con malattie croniche rappresentano casi con un basso livello di

gravità che, con un adeguato supporto (follow-up, educativo, ecc.) possono autogestire la propria

condizione.

Al livello un po’ superiore troviamo, poi, coloro che, invece, sono casi ad alto rischio, che

assiduo nell’ambito di specifici

richiedono un monitoraggio più percorsi diagnostico - terapeutici

assistenziali. Infine, al vertice della piramide troviamo tutti quelli che rappresentano casi

estremamente gravi (2-3%).

L’importante è evitare che le persone che si trovano ai livelli più bassi della piramide non si

spostino verso livelli più alti. interviene prima che sia il paziente a richiedere l’intervento;

La medicina di iniziativa, o pro-attiva,

le sue caratteristiche, infatti, sono:

1. La valutazione dei bisogni della comunità

L’attenzione ai determinanti della salute, compresi quelli socio-economici

2. secondo percorsi assistenziali basati sull’evidenza (evidence based)

3. Attività programmata,

4. Interventi pro-attivi (gli infermieri svolgono un ruolo attivo, che possono andare a contattare

un certo numero di persone, al fine di capire come queste si alimentano, se fumano, se sia

l’infermiere è il

necessario effettuare dei controlli di colesterolo, glicemia, ecc.): cardine di

queste nuove esperienze, in cui nuove competenze di counselling e educazionali stanno

diventano di primaria importanza

Interventi rivolti a tutti (equità nell’accesso alle cure)

5.

6. Gestione in team multi-professionali

7. Richiede nuove competenze, principalmente educative e di counselling

L’infermiere, quindi, mira ad un’assistenza

facendo sempre riferimento al profilo professionale,

infermieristica preventiva, curativa, palliativa, riabilitativa e di natura tecnica relazionale ed

l’assistenza dei

educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, malati e dei

disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria.

Educare per potenziare, mantenere e gestire la salute

Quando parliamo di educazione, se dovessimo far riferimento alla pedagogia, vedremmo come

molte delle definizioni fanno riferimento al fatto che una persona senta, dopo un intervento o

un’esperienza, di essere cambiata (anche interiormente). C’è un apprendimento quando, in relazione

ad un’esperienza, si ha un cambiamento interiore di comportamento della persona. Per quanto

riguarda la salute, è possibile che la persona cambi, inizialmente, il modo di pensare e, in seguito, le

proprie abitudini di vita: soprattutto questo è molto importante. dell’assistente sanitario,

Molto spesso, tuttavia, la motivazione al cambiamento non è un problema

non si impegna ad impegnarsi ad essere impegnato nell’impegno

ma del paziente stesso, che

dell’impegno impegnoso della salute.

Ma quali sono gli aspetti che influenzano il comportamento?

La cultura locale e nazionale (costumi), i comportamenti socialmente accettati (status symbol), i

modelli e le abitudini familiari (vita quotidiana), livello di istruzione, l’autostima, la sicurezza, la

fiducia, l’identità, i modelli di consumo, e la qualità dell’informazione

la quantità (questa è

sicuramente influenzata dal livello di istruzione e cultura).

Il concetto di salute è costruito socialmente: ognuno di noi, come individuo, lo apprende dai

genitori, dall’ambiente e dal contesto in cui nasce e, contemporaneamente, li trasmette agli altri: per

poter intervenire da un punto di vista educativo, quindi, è necessario studiarne le rappresentazioni

soggettive e sociali. Ecco che, dunque, oggi non ci limitiamo alla sola considerazione delle scienze

mediche, ma anche alla psicologia, all’antropologia, alla sociologia e alla pedagogia.

La sociologia: il contesto di vita quotidiana, le rappresentazioni mentali e sociali

avvicinandosi all’importanza di quello che

La sociologia studia il contesto di vita quotidiana,

succede nelle relazioni fra individui, che tipo di vincoli si creano, come si formano le interazioni

condivise all’interno di ciò che succede tutti i giorni, nei momenti quotidiani fra le persone.

“Quotidie” rappresenta quello che succede ogni giorno e che riguarda ogni persona: sono, infatti,

all’individuo; rompere la routine, invece, implica una perdita di

azioni che donano sicurezza

sicurezza da parte del soggetto.

E’ in quest’ambito di routine che si (come l’alimentazione)

vengono a strutturare le nostre abitudini

e i comportamenti che influiscono sulla salute. Cambiare le proprie abitudini psicologicamente crea

una vera e propria incertezza e disorientamento, implica una scelta forzata, uno sforzo cognitivo e

di volontà.

Le rappresentazioni mentali e sociali che si vengono a creare, riguardo al concetto di salute, hanno

la funzione di organizzare la percezione del mondo: servono da codice condiviso per la

comunicazione sociale.

Da alcuni studi che sono stati fatti, sono emersi alcuni concetti-tipo di salute, come:

1. Valore, bisogno, desiderio centrale

2. Benessere psicofisico

3. Ottimizzazione delle prestazione (bellezza)

4. Condizione di sviluppo per le proprie potenzialità

5. Bene prezioso da non affidare agli altri (ipercriticità contro il sistema sanitario, ricerca di

informazioni sul web, associazioni di auto-aiuto, ecc.)

6. Illusione di eterna giovinezza, rimozione della morte, aspettative irrealistiche nei confronti

del sistema sanitario

L’interpretazione attribuita alla malattia ha implicazioni per le decisioni circa i comportamenti da

Negli anni ’90, per esempio, il

intraprendere nonché sulle relazioni con le persone ammalate.

concetto di categoria comportava la possessione di un marchio sociale di soggetti a rischio di

malattia (omosessuali, tossicodipendenti, ecc.): ciò ha provocato la nascita di una credenza, secondo

la quale, se non si apparteneva a queste “classi”, non si era a rischio. Oggi, invece, il messaggio

informative è “siamo ciascuno è invitato ad adottare

delle campagne tutti a rischio”:

comportamenti adeguati al fine di prevenire la diffusione del contagio.

Psicologia: percezione del controllo

Dalla psicologia deriva l’importanza rispetto alla possibilità di cambiare le proprie abitudini alla

salute, grazie alla percezione del controllo. Questa si basa sulla capacità di agire in modo efficace,

controllando gli eventi e trasformando la propria vita, indirizzandola verso giuste strade e

comportamenti corretti. La percezione di efficacia influenza significativamente il miglioramento: se

una persona crede realmente di potercela fare, sarà molto più propensa a collaborare.

Si parla, infatti, di locus of control. Questo può essere:

1. Interno: gli eventi sono conseguenza delle proprie azioni (per esempio, devo studiare al fine

di superare un esame; la conseguenza di superare l’esame, dipende da me).

le cause degli eventi riguardano fattori fuori dal controllo personale (l’esito

2. Esterno:

dell’esame deriva necessariamente dal contesto, dalle domande che capitano, dalla fortuna,

ecc.).

Coloro che hanno un locus of control interno tendono di più a sentirsi direttamente responsabili dei

propri andamenti di salute e, di conseguenza, sono portati più volentieri a cambiare i propri stili di

vita, ad impegnarsi e a collaborare. Laddove, infatti, è presente la percezione di potenziale controllo

degli eventi, è molto più semplice far fronte allo stress in modo adeguato. Tuttavia, se anche con

l’impegno, si ha una ricaduta, questo tipo di comportamento può portare ad un auto-colpevolizzarsi

e ad un atteggiamento di sfiducia nei confronti degli operatori.

Quelli che, invece, possiedono un locus di control esterno, hanno un atteggiamento più passivo,

meno disponibile a mettere in atto comportamenti preventivi o di autogestione. Questi, infatti,

sentono di non poter controllare gli eventi della propria vita, attribuendo molta importanza alla

fortuna, alla sorte o a Dio. Tuttavia, queste persone hanno una maggiore capacità di accettare

insuccessi inaspettati.

La reattanza psicologica

La teoria della reattanza psicologica parte dalla constatazione che ogni individuo, fin dall’infanzia,

dispone di un certo numero di libertà che sa di potere controllare ed esercitare in ogni momento,

anche per il futuro.

L’eliminazione, o anche la sola minaccia di eliminazione, di qualcuna di queste libertà, suscita nella

persona uno stato motivazionale definito appunto reattanza psicologica.

Quest’ultima è una reazione che si può osservare fin dai bambini più piccoli che, di fronte ad

un’imposizione, reagiscono con un “NO”, cercando di affermare il proprio (“sono io che posso

decidere”). Gli individui adulti, che hanno necessità di conferire senso e coerenza alle loro azioni,

tendono logicamente a fornire spiegazioni razionali a posteriori, nei confronti di queste ribellioni.

Noi, quindi, come educatori alla salute, dobbiamo riuscire ad avere un ruolo positivo, cercando di

evitare il più possibile questa reattanza psicologica (questa, infatti, porterebbe a conseguenze

opposte a quelle da noi previste e volute). “tanto

Brehm parla, infatti, di effetto boomerang: maggiore è la pressione esercitata affinché la

persona compia o non compia determinate azioni, tanto maggiore sarà la sua reattanza psicologica”.

Questo può portare ad atteggiamenti di sfida, rabbia e non cooperazione.

La percezione del rischio

La percezione del rischio e della propria vulnerabilità varia molto da persona a persona. Nei

bambini più piccoli e negli adolescenti, infatti, la percezione del rischio è molto attenuata, rispetto

agli anziani. I giovani, infatti, sono molto lontani dai ragionamenti sulla vecchiaia e sulla morte;

questo li porta a stare meno attenti e a valutare meno i rischi che, invece, sono quotidianamente

Le persone anziane, invece, possedendo molta più esperienza ed avendo un’età avanzata,

presenti.

passano molto del loro tempo a ragionare su questioni come la morte e la vecchiaia e questo li porta

a prestare molta più attenzione.

Uno dei fattori molte volte indispensabile al fine di valutare correttamente una situazione pericolosa

la motivazione a mettere in atto un’azione preventiva compare solo dopo il

è la paura:

raggiungimento di un certo grado di attivazione emotiva.

A volte, inoltre, molte persone sono riluttanti a considerarsi personalmente a rischio (negazione

difensiva).

La consonanza cognitiva e il modello delle credenze della salute

Nell’ambito dell’educazione sanitaria vi è ancora la convinzione che basti far conoscere alle

persone gli effetti negativi del loro comportamento sulla salute, a breve o a lungo termine, per

indurli a modificarlo. Questi tipi di interventi si basano su una teoria ingenua del funzionamento

della psiche. In realtà, infatti, secondo il fenomeno della consonanza cognitiva, le persone tendono

ad ignorare le informazioni e le conoscenze che sono contrastanti con le loro azioni, quando si

rendono conto che è per loro emotivamente e socialmente difficile cambiare queste ultime.

Secondo il cosiddetto modello delle credenze della salute, la probabilità che una persona adotti il

comportamento raccomandato, dipende dalla valutazione del grado di minaccia della malattia,

derivante dalla percezione della gravità della malattia e dalla percezione della propria vulnerabilità

alla malattia (se io penso, infatti, che una determinata malattia non mi possa toccare, questo mi

porta necessariamente ad agire in maniera non preventiva). La valutazione del grado di minaccia

della malattia, infatti, è sempre contrapposta, nei normali ragionamenti delle persone, alla

valutazione dei costi/benefici dell’azione preventiva. Se un individuo non si sente esposto ai fattori

all’azione preventiva solo come

di rischio per una particolare malattia, guarda ad un costo e ad uno

spreco di fatica. Se, invece, una persona si sente esposta al rischio di sviluppare questa malattia,

l’azione preventiva non sarà vista più come un costo e uno spreco di tempo e di risorse, ma come

una vera e propria difesa personale.

Il modello transteoretico degli stadi del cambiamento (TTM)

Secondo questo modello, il cambiamento è un processo dinamico composto da diverse fasi che la

persona attraversa al momento in cui modifica un comportamento:

1. Precontemplazione: la persona è poco motivata o resistente al cambiamento

2. Contemplazione: la persona comincia a prendere in considerazione la possibilità di cambiare

(magari comincia a leggere a riguardo, ne parla con amici e familiari, si sofferma sempre di

più su quest’idea, ecc.)

3. Determinazione: la persona comincia a decidere e a pianificare il metodo da adottare, al fine

di cambiare

4. Azione: La persona mette in atto una strategia pratica

5. Mantenimento: La persona cerca di far diventare il nuovo comportamento una vera e propria

abitudine

Educazione alla salute

L’educazione è l’insieme delle opportunità di apprendimento

alla salute consapevolmente costruite,

a migliorare l’alfabetizzazione

che comprendono alcune forme di comunicazione finalizzate alla

ivi compreso l’aumento delle

salute, conoscenze e a sviluppare capacità di vita (life skills) che

contribuiscano alla salute del singolo e della comunità. (O.M.S.).

Ma perché consapevolmente costruite: perché fatte da agenzie educative, operatori sanitari e non

(la salute viene promossa, infatti, anche dai vigili urbani, vigili del fuoco, operatori ecologici, ecc.);

queste conoscenze base sono condivise col fine di educare le persone alla salute e al suo

mantenimento. E’ necessario prendere in considerazione gli

Ma prima di progettare, che cosa è necessario fare?

indirizzi contenuti negli strumenti di programmazione e nei progetti a livello nazionale, regionale o

locale. Qui, infatti, vengono listati tutta una serie di obiettivi da raggiungere in campo sanitario (per

esempio, ora come ora le malattie croniche rappresentano uno dei punti più importanti per la

prevenzione).

Nel 2007, per esempio, l’Italia si pone alcuni obiettivi principali, attraverso il documento

“Guadagnare Gli obiettivi sono:

salute, rendere facili le scelte salutari”.

1. Rendere facili ed accessibili le scelte salutari (creare delle condizioni alla base, per cui il

l’attività

fatto, per esempio, di mangiare bene, sia reso semplice per i cittadini o, magari, per

fisica, ci siano le piste ciclabili, i giardini, ecc.)

2. Promuovere campagne di informazione

Modificare i comportamenti che favoriscono l’insorgere di malattie cronico-degenerative

3.

L’aspetto interessante, inoltre, è che questo approccio alla salute è intersettoriale, eseguito

attraverso alleanze e accordi con aziende alimentari, mondo della scuola e del lavoro, tabaccai,

produttori di bevande alcoliche e grandi catene di ristorazione.

Passi… per l’Italia: un sistema di sorveglianza per gli stili di vita

è l’attività

Un primo fattore fisica.

Si può essere fisicamente attivi attraverso:

L’attività lavorativa

1.

2. Il trasporto attivo (camminare, andare in bicicletta)

3. Le attività del tempo libero

Dunque, si può essere fisicamente attivi anche senza fare sport! Inoltre, è possibile che chi fa sport

solo saltuariamente, può essere meno attivo di chi, invece, va in bicicletta o cammina tutti i giorni.

L’attività fisica svolta con regolarità induce numerosi benefici per la salute, aumenta il benessere

In aggiuntiva, l’attività

psicologico (è un antidepressivo naturale) e proviene una morte prematura.

fisica riduce significativamente il rischio di avere problemi di ipertensione arteriosa, malattie

cardiovascolari, ictus, diabete, cancro al seno e al colon.

un’attività fisica più intensa per bambini e ragazzi

Le linee guida internazionali raccomandano

movimento o attività sportive), un’attività vigorosa, con esercizi di

(attraverso, magari, giochi di

rafforzamento dei maggiori gruppi muscolari, per gli adulti e, infine, per gli anziani, è presente

l’indicazione di svolgere attività fisica per l’equilibrio, al fine di prevenire le cadute.

che non esiste un livello minimo al di sotto del quale l’attività fisica non

Ciò che è certo, tuttavia, è anche un’attività minimale è sempre meglio che stare fermi.

produce effetti positivi per la salute:

Passi considera attivo:

1. Chi svolge un lavoro pesante

Chi aderisce alle linee guida sull’attività fisica

2.

Parzialmente attivo:

1. Chi non svolge un lavoro pesante, ma fa qualche attività fisica nel tempo libero

Sedentario:

1. Chi non svolge un lavoro pesante e che, nel tempo libero, fa meno di 10 minuti di attività

fisica

In Italia, circa 1/3 della popolazione è risultata attiva, 1/3 parzialmente attiva e 1/3 sedentaria. Si

osserva, inoltre, un chiaro gradiente Nord-Sud con una prevalenza di sedentari significativamente

superiore nelle regioni meridionali. aumenta con l’età, nelle donne (queste

La sedentarietà, come è possibile notare da molti grafici,

smettono prima), in coloro che hanno meno istruzione, chi presenta difficoltà economiche, ecc.

Gli operatori sanitari, paradossalmente, eseguono pochissima attività fisica.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BORGO SAN LORENZO, EMPOLI, FIGLINE VALDARNO, FIRENZE, PISTOIA, PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Riassuntiinfermieristica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica applicata alla sanità pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Cianfanelli Silvia.

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