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Imprese nei mercati internazionali

Economia internazionale

L'economia internazionale si occupa delle interazioni economiche (scambi di beni e servizi, mobilità dei fattori produttivi capitale e lavoro) che hanno luogo tra nazioni indipendenti. Il processo di integrazione economica mondiale (globalizzazione) accresce il ruolo e l'interesse dell'economia internazionale.

Perché focalizziamo l'attenzione sull'economia internazionale? Perché la mobilità internazionale di beni, servizi e fattori produttivi è limitata a causa di:

  • Fattori naturali (geografia, clima, lingua, cultura)
  • Politiche adottate dai governi (ad es. dazi, limitazioni all’immigrazione…)
  • Limitata enforceability dei contratti internazionali

Perché i paesi commerciano tra di loro?

Le determinanti/cause del commercio internazionale sono:

  • Benefici della specializzazione (commercio internazionale di tipo intersettoriale): La specializzazione produttiva è la tendenza di una determinata nazione o di una regione a concentrare le sue attività produttive in particolari settori. Il beneficio della specializzazione sta nel fatto che specializzandosi e scambiando (ponendo quindi attenzione sia alle importazioni che alle esportazioni) si può aumentare il benessere e ottenere un beneficio a livello aggregato (Modello di Ricardo).
  • Rendimenti di scala crescenti (commercio internazionale di tipo intra-settoriale): Se il processo produttivo è caratterizzato da rendimenti di scala crescenti, aumentando la produzione diminuisce il costo medio: ciò permette una maggiore efficienza nella produzione. Sono collegati all’internazionalizzazione perché all’aumentare della dimensione del mercato, aumentano anche i rendimenti di scala crescenti. Commercio intra-settoriale: scambio di beni dello stesso settore merceologico.

Perché i paesi esportano/importano certi prodotti piuttosto che altri?

I fattori rilevanti sono molteplici:

  • Risorse naturali
  • Produttività del lavoro
  • Tecnologia
  • Dotazione fattoriale relativa (confronto tra Paesi): Forza lavoro, capitale, quantità della terra sfruttabile.
  • Dimensione del mercato (con il vantaggio della grande dimensione della domanda domestica e, quindi, la possibilità di sfruttare le economie di scala interne anche in autarchia).
  • Circostanze storiche e/o fattoriali.

Effetti del commercio internazionale sul benessere dei paesi

Quali sono gli effetti del commercio internazionale sul benessere dei paesi in aggregato?

Quali sono gli effetti del commercio internazionale sulla distribuzione del reddito tra i fattori produttivi all'interno di ciascun paese? Tutti ne beneficiano o qualcuno è danneggiato?

Le due domande devono essere considerate in modo autonomo: analizzare gli effetti dell’integrazione internazionale sul benessere in aggregato di un paese è diverso da analizzarli in relazione a ciascun paese. Quello che ci dicono i modelli è che se i paesi si aprono al commercio internazionale (grazie alla specializzazione e allo sfruttamento dei rendimenti di scala crescenti) accrescono in aggregato il loro benessere. I problemi nascono dal fatto che il commercio internazionale, pur aumentando le dimensioni della torta del benessere, porta un problema legato alla distribuzione di questi benefici: c’è chi si avvantaggia e c’è chi può essere danneggiato. Nel caso un paese ne sia danneggiato, la soluzione non è il protezionismo ma una politica che regoli queste transazioni con politiche di aggiustamento, politiche di accompagnamento all’apertura e politiche mirate ai settori o ai fattori produttivi che vengono danneggiati.

Perché solo poche imprese esportano?

Perché le imprese che esportano sono molto diverse da quelle che si rivolgono esclusivamente al mercato domestico (in termini di produttività, impiego di forza lavoro qualificata, ecc.)? Esportare è necessario per crescere e/o sopravvivere?

I modelli tradizionali descrivono una situazione in cui esiste un’impresa che rappresenta il settore e si ipotizza che tutte le imprese si comportino come quella rappresentativa. I dati mostrano che i flussi di modello internazionale di un certo settore non dipendono da tutte le imprese del settore, ma da un piccolo gruppo, cioè che sono poche le imprese che esportano.

Politiche commerciali e commercio internazionale

Come le politiche commerciali influenzano il commercio internazionale? Dazi e quote che limitano le importazioni sono giustificati? Come influenzano l’attività delle imprese? Cosa è e che effetti ha la crescente tendenza al “regionalismo”?

Motivazioni delle imprese multinazionali

Cosa spinge le imprese a diventare multinazionali? Quali sono gli effetti della presenza delle multinazionali sui paesi investitori e di destinazione? I lavoratori all’estero sostituiscono quelli del paese della casa-madre?

Frammentazione internazionale della produzione

Perché e come è frammentata internazionalmente la produzione? Quali sono gli effetti della frammentazione della produzione?

Gli USA hanno un grosso disavanzo commerciale nei confronti della Cina che diminuisce se si ragiona in termini di commercio in valore aggiunto. Cosa vuol dire trading value added? La produzione di un prodotto può essere segmentata in paesi diversi, e, quello stesso prodotto subisce in ogni paese una fase di lavorazione e poi passa ad un altro paese. Supponiamo che il paese A produca dei componenti del valore 100 che li esporti al paese B che a sua volta li lavorerà ma in maniera limitata in termini di lavoro aggiunto (ad esempio assembla semplicemente i componenti). Il valore aggiunto del lavoro generato nel paese B è solo 10. Successivamente il prodotto viene esportato nel paese C. Il flusso che viene registrato nelle bilance commerciali sarà 110. Il paese C quindi importa 110. Dal punto di vista del commercio bilaterale B-C sembrerebbe che il paese C abbia un deficit di bilancia commerciale di 110, ma in realtà, in termini di quello che realmente ha fatto il paese B è solo 10. Il problema è che il paese A sparisce dalle statistiche internazionali a meno che non si esegua un’indagine sulla singola società esportatrice. Per interpretare correttamente le interdipendenze tra i paesi si devono analizzare i flussi in termini di value added, non solo i flussi lordi.

Fatti stilizzati sulla globalizzazione

Crescente integrazione economica internazionale dei mercati. Le esportazioni mondiali di merci sono cresciute molto di più del PIL: è la globalizzazione dei mercati. L’accentuazione internazionale è spiccata a partire dal 1985-90. Nonostante la crisi del 2008-2009, il trend rimane comunque crescente. Negli ultimi decenni, a parità di produzione, gli scambi internazionali di quegli stessi beni sono aumentati. Nel momento in cui il bene non è prodotto in un solo Paese, ma è prodotto in modo frammentato, lo stesso attraversa i confini nazionali diverse volte, aumentando i volumi delle esportazioni rispetto alla produzione mondiale. Il grado di apertura di un Paese è misurato come e rappresenta quanto pesano le esportazioni in un Paese. La crisi ha il processo di apertura dei Paesi, ma non è avvenuta un’inversione del trend. Sempre di più i Paesi dipendono gli uni dall’altro e sono tra loro legati. La crisi sta solo rallentando il processo di integrazione, ma non chiudendo i Paesi in loro stessi: l’integrazione sta diventano un aspetto strutturale dei Paesi. Prima della crisi finanziaria globale, il commercio globale si stava espandendo ad un tasso doppio rispetto a quello del PIL. Oggi, la crescita dei tassi è quasi la stessa (convergenza).

Imprese multinazionali e frammentazione internazionale della produzione

La produzione delle MNEs rappresenta circa ¼ del GDP mondiale (stime UNCTAD riferite al 2010). Le MNEs sono coinvolte in circa l’80% dei flussi di commercio internazionale a livello mondiale (stime UNCTAD riferite al 2010).

Tre fasi di globalizzazione

La globalizzazione è un fenomeno strutturato in fasi di espansione e di rallentamento. Nelle fasi storiche di guerre (prima e seconda guerra mondiale) e di grave recessione (1929-1930) i Paesi tendono a chiudersi alle relazioni internazionali generali, in particolare negli scambi commerciali (esempio USA, 1929, dazi elevati sulle importazioni di prodotti esteri). La tendenza generale è di aumentare il grado di apertura verso gli scambi e il commercio internazionale, ma ogni specifico Paese ha il suo grado di apertura verso l’estero, dovuto al tipo di economia nazionale. Per esempio, gli USA hanno un basso grado di apertura perché è relativamente più autosufficiente data la sua grandezza. Al contrario il Canada ha un grado di apertura più elevato perché la sua economia è per lo più basata sulla produzione di prodotti legati al legno e quindi necessita delle altre risorse che nel suo territorio non sono presenti.

Tutti i Paesi tendono a crescere ma in misura differente. Perché?

  • Dimensione del paese
  • Grado di sviluppo
  • Posizione geografica

I Paesi più piccoli sono tendenzialmente più aperti di quelli grandi a parità di sviluppo. Il grado di sviluppo sembra contare molto: i Paesi in via di sviluppo hanno un basso rapporto esportazioni su GDP, sia a causa delle barriere all’ingresso, sia a causa del loro lento sviluppo. Anche la distanza geografica conta molto, come per esempio l’Australia che ha una bassa percentuale del rapporto tra esportazioni e GDP. Caso Belgio: alcuni Paesi, come anche Singapore, hanno il ruolo di “Paese di passaggio”, ove giungono i prodotti per poi ripartire ruolo di intermediario commerciale, quindi i prodotti non sono creati, ma lì “sostano” solamente.

Le principali cause della globalizzazione dopo la fine della II Guerra Mondiale

  • Progresso tecnologico e “diminuzione dei costi di trasporto”
  • Diminuzione barriere tariffarie e non tariffarie
  • Sviluppi politici che hanno reso possibile una maggiore integrazione

Membri WTO (2017): 164 membri, rappresentando il 98% del commercio mondiale contro l’88% del 1995.

Modello di Ricardo

Vantaggi comparati e benefici del commercio internazionale

Le teorie sulle determinanti del commercio possono essere ricondotte a due categorie:

  • Sono le differenze tra nazioni nelle dotazioni relative di lavoro, capitale fisico, risorse naturali e tecnologie a creare vantaggi produttivi per i paesi e, quindi, l’interesse a scambiare
  • Sono le economie di scala (“produrre di più è più efficiente”) a creare vantaggi produttivi per i paesi.

La prima categoria di teorie spiega come le differenze fra paesi creino il commercio internazionale e fa dipendere l’esistenza del commercio estero dai vantaggi comparati.

  • Il modello di Ricardo afferma che le differenze nella produttività relativa del lavoro tra paesi determinano differenze nella specializzazione produttiva, che conducono a guadagni dallo scambio. Le differenze nella produttività sono in genere dovute a differenze nelle tecnologie.
  • Il modello di Heckscher-Ohlin afferma che differenze nella dotazione relativa di lavoro, qualifiche lavorative, capitale fisico e terra tra paesi determinano differenze nella specializzazione produttiva, che conducono a guadagni dallo scambio.

Il modello di Ricardo è un modello di fine ‘700 - inizio ‘800 (pubblicato nel 1817). Seppur datato, alcuni suoi aspetti sono ancora validi: non è il vantaggio assoluto a determinare la convenienza ad aprirsi al commercio ma i vantaggi comparati (ovvero le differenze tecnologiche). Per differenza tecnologica si intende la capacità produttiva.

Come mai Ricardo si pone il problema delle relazioni internazionali e formula questo concetto di vantaggio comparato? L'idea precedente era che l'esportazione era positiva perché permetteva di far confluire oro all'interno del paese: proprio per questo si tendeva a ostacolare le importazioni in quanto comportavano una fuoriuscita di oro dal paese (opinione mercantilista). Quello che invece mostra Ricardo è che il paese beneficia degli scambi internazionali anche nel caso in cui le importazioni siano uguali alle esportazioni. Ciò che determina un vantaggio sono le specializzazioni: un paese esporta un bene la cui produzione gode di un vantaggio comparato ed importa quelli la cui produzione gode di uno svantaggio comparato.

Un paese ha un vantaggio comparato nella produzione di un bene se il costo opportunità di produrre quel bene è inferiore che in altri paesi. Un paese con un vantaggio comparato nella produzione di un bene usa le sue risorse nel modo più efficiente quando produce quel bene rispetto a quando produce gli altri beni.

Ipotesi

  1. Due beni: X e Y (beni omogenei), due paesi: H e F, un fattore produttivo: L
  2. La tecnologia è diversa tra i due Pesi (produttività del lavoro differisce tra i Paesi ma è costante in ciascun Paese, non dipende dalla quantità prodotta)
  3. Concorrenza perfetta sul mercato dei beni e del fattore produttivo L
  4. Rendimenti di scala costanti (se aumento gli input del 5%, l’output aumenta del 5%)
  5. Fattore produttivo L perfettamente mobile tra i due settori e immobile tra i due paesi
  6. Il lato della domanda è identico tra i due Pesi
  7. Regime di libero scambio
  8. Assenza di costi di trasporto, dazi o altri impedimenti al libero scambio.

Tecnologia

Le differenze tecnologiche sono generate da una diversa produttività. I coefficienti tecnici o coefficienti di lavoro (a e aLx) rappresentano la quantità di L necessaria a generare un’unità di produzione di un bene. Il lavoro impiegato per unità di prodotto è quindi il numero (costante) di ore di lavoro necessarie a produrre un’unità del bene.

  • aLx lavoro impiegato per unità di prodotto nella produzione del bene x
  • aLy lavoro impiegato per unità di prodotto nella produzione del bene y.

Un numero elevato di ore di lavoro per unità di prodotto significa bassa produttività del lavoro. La produttività del lavoro è calcolata con il prodotto marginale del lavoro: 1/L. L = Lx + Ly condizione di piena occupazione.

Autarchia (Paese Home)

La frontiera delle possibilità produttive (FPP) di un’economia mostra il massimo ammontare di beni e servizi che possono essere prodotti con l’ammontare dato di risorse e le tecnologie disponibili. Se Qx rappresenta la quantità di x prodotta e Qy rappresenta la quantità di y prodotta, la frontiera delle possibilità produttive dell’economia è definita dall’equazione:

L = aLx Qx + aLy Qy

Qx = 0 Qy = L / aLy quantità massima di y che può essere prodotta

Qy=0 Qx = L / aLx quantità massima di x che può essere prodotta

equazione della FPP (funzione di domanda) = − ( ) pendenza − ( ) costo opportunità di x rispetto a y

MPLy/MPLx

Quando l’economia utilizza tutte le sue risorse, il costo opportunità della produzione di un’ulteriore unità di x è uguale alla quantità di y che si rinuncia a produrre: (aLx / aLy). Quando l’economia utilizza tutte le sue risorse, il costo opportunità di x è uguale al valore assoluto della pendenza della FPP (ed è costante se la FPP è una linea retta). La retta indica la quantità massima di x che Home può produrre per ogni dato livello di produzione di Y e viceversa.

Il costo-opportunità del cibo è rappresentato dalle unità di x che si smette di produrre per ottenere un’unità in più di y: aLx / aLy. Il costo-opportunità di x in termini di y è costante perché il numero di ore lavoro è costante per entrambi i beni. Il costo-opportunità di x corrisponde al valore assoluto della pendenza della frontiera delle possibilità produttive. Produrre un’altra unità di x richiede aLx ore di lavoro. Ogni ora utilizzata nella produzione di x avrebbe potuto essere utilizzata per produrre un certo ammontare di y, uguale a: 1 ora/(aLy ore/Qy) = (1/aLx) Qx

In generale, l’ammontare di produzione domestica è definito da:

aLx Qx + aLy Qy ≤ L

Questa relazione descrive ciò che un’economia può produrre, ma per determinare cosa l’economia effettivamente produca dobbiamo derivare i prezzi dei beni. Per l’ipotesi di concorrenza perfetta:

  • I salari orari dei produttori di x sono uguali al valore di mercato di x prodotto in un’ora: Px/aLx
  • I salari orari dei produttori di y sono uguali al valore di mercato di y prodotto in un’ora: Py/aLy

Poiché i lavoratori preferiscono salari elevati, essi lavoreranno nel settore che paga i maggiori salari orari:

  • 1 (Px / Py) > (aLx / aLy): Se il prezzo di x relativo a quello di y è superiore al costo-opportunità di produrre X: I salari nel settore di x supereranno quelli di y Px/aLx > y /aLy. I lavoratori produrranno solo x e l’economia si specializzerà nella produzione di x.
  • 2 (Px / Py) < (aLx / aLy): Se il prezzo di x relativo a quello di y è inferiore al costo-opportunità di produrre X: I salari nel settore di x saranno inferiori a quelli di y Px/aLx < y /aLy. I lavoratori produrranno solo y e l’economia si specializzerà.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maddylubrini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Imprese dei mercati internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Scienze economiche Prof.
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