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Appunti di Igiene: esame opzionale 6 CFU Appunti scolastici Premium

Appunti di igiene basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Carducci dell’università degli Studi di Pisa - Unipi, Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali, Corso di laurea in scienze biologiche e molecolari. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Igiene docente Prof. A. Carducci

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contraevano il vaiolo bovino (meno grave). Chi contraeva il vaiolo bovino non si ammalava mai di

vaiolo classico.

OBBIETTIVI DELLE VACCINAZIONI

- Protezione di un individuo

- Protezione di un gruppo a rischio: si va ad identificare il fattore di rischio, come ad esempio

esposizione professionale e zone endemiche.

- Protezione universale: si valuta l’importanza sociale della malattia e la valutazione

costo/beneficio, come ad esempio si fa con la poliomielite, difterite, tetano, epatite B. Sono

vaccinazioni obbligatorie: i bambini al terzo mese vengono vaccinati. La scelta va in base al

fatto che queste 4 malattie sono molto gravi nei neonati piuttosto che negli adulti.

- Eradicazione di una malattia: obbiettivo difficilmente raggiunto. Consiste nell’eliminazione

completa dell’agente patogeno nel pianeta. Ad oggi sono state eradicate vaiolo e

poliomielite (parzialmente). Il vaiolo è dovuto ad un virus che infetta solamente l’uomo e si

riuscì a immunizzare la popolazione. A differenza del vaiolo, la poliomielite presenta più vie

di trasmissione, comprendenti quelle ambientali e animali.

I vaccini sono dei preparati costituiti da:

- Microrganismi

- Tossine

- Costituenti microbici

I costituenti di questo elenco vengono modificati in modo tale che la loro introduzione nell’uomo

provochi la comparsa di immunità (produzione di anticorpi specifici) senza che insorga la malattia.

Gli agenti microbici sono modificati, privati della componente di patogenicità e si mantiene la parte

antigenica.

I vaccini sono:

- Antibatterici: antimeningococco ad esempio

- Antivirali: esempio antifluenza

- Antitossici: esempio anti-tetano

Un vaccino, una volta somministrato, presenta una efficacia che dipende da fattori legati all’ospite

e quelli legati alla vaccinazione. Per quanto riguarda quelli legati all’ospite, la cosa più importante è

l’età dell’individuo: l’età più “giovane” per fare i vaccini è dai 3 mesi di vita in su, poiché prima si ha

l’azione degli anticorpi materni. Un’altra caratteristica importante risiede nelle caratteristiche

genetiche di una persona: ci possono essere persone che hanno una risposta immediata al

patogeno ed altri con deficit genetici che non sono in grado di fare ciò. Anche l’alimentazione è una

caratteristica importante: ci sono molti nutrienti che contribuiscono al miglioramento del nostro

sistema immunitario. Si hanno poi le patologie concomitanti: se una persona è affetta e

somministra il vaccino in quel momento, esso sarà meno efficiente.

Per quanto riguarda i fattori legati alla vaccinazione, i vaccini sono classificati in base all’antigene

contenente che può essere un microrganismo ucciso, un microrganismo attenuato, anatossina,

componenti microbiche come DNA ricombinante e polipeptidi sintetici e idiotipici. Inoltre, sono

classificati in base agli adiuvanti, che sono soluzioni con il compito di aiutare il vaccino nella sua

distribuzione nell’organismo. Possono essere fosfato di alluminio, liposomi, polimeri a rilascio

controllato. Un altro aspetto da considerare è come viene somministrato il vaccino: dose, numero

di dosi, intervalli fra le dosi, vaccini associati o combinati.

I vaccini sono classificati in prima e seconda generazione. Quelli di prima generazione sono i primi

scoperti e prodotti. Essi contengono microrganismi interni inattivati o uccisi o vivi attenutati.

L’inattivazione si ha con trattamenti fisici o chimici; l’antigene non deve essere modificato. Lo

svantaggio è che, essendo non replicativo, occorre somministrare un’elevata carica antigenica.

Per quanto riguarda i microrganismi inattivati o uccisi abbiamo:

- Costituenti ottenuti per ricombinazione genetica (esempio: vaccino acellulare della

pertosse)

- Esotossine proteiche inattivate (anatossina antitetanica)

- Antigeni proteici ricombinanti (vaccino per l’epatite B)

- Antigeni costituiti da carboidrati solubili purificati (polisaccaride capsulare di S.pneumoniae)

- Coniugati a proteine di trasporto

Per i vivi attenuati: esempio del morbillo

Inoltre, se si ha l’iniezione di microrganismi uccisi, essi si degradano e quindi tenderà a

scomparire piano pianto anche la risposta immunitaria.

Ad eccezione dei vaccini di natura polisaccaridica, i vaccini inattivati richiedono somministrazioni

multiple per indurre una risposta efficace.

I vaccini attenutati presentano dei vantaggi, come il fatto che la replicazione in vivo determina

l’incremento della carica antigenica in grado di stimolare il sistema immunitario dell’ospite. Quindi

conferiscono protezione per un lungo periodo di tempo con una sola somministrazione.

Gli svantaggi invece stanno nel fatto che sono controindicati in linea di massima nelle

immunodeficienze, primitive e secondarie, neoplasie generalizzate.

Gli adiuvanti (visti prima) stimolano il sistema immunitario aumentando e potenziando la risposta

umorale e cellulo-mediata verso il vaccino attraverso 3 meccanismi:

- Effetto deposito: che consiste nella graduale e continua liberazione dell’antigene nel sito

della vaccinazione

- Mitogenicità: che consiste nell’irritazione locale (simulando effetto infiammatorio dovuto

al’infezione) e nel facilitare l’incontro dell’antigene con le cellule APC con conseguente

fagocitosi e attivazione non specifica dei linfociti

- Modulazione e aumento del tipo di risposta immunitaria indotta dall’antigene

I vaccini di seconda generazione sono preparati con l’impiego di proteine carrier o con tecniche di

ingegneria genetica e del DNA ricombinate, che comprendono:

- Anatossine modificate geneticamente

- Vaccini coniugati

- Vaccini peptidici

- Vaccini a subunità

- Vaccini a DNA

- Vaccini con vettori vivi ricombinanti (batterici o virali)

La creazione di vaccini di pertosse si usa DNA ricombinante. Il gene che codifica per la pertosse

viene mutato e reinserito nel batterio. Questo fa si che il batterio mutato produca una tossina

modificata che ha perso la tossicità ma ha conservato proprietà antigeniche.

Creazione del vaccino per la difterite: la tossina difterica è un polipeptide di 535 aa ed è costituita

da due subunità (A e B) dove la A è la componente tossica. La tossina viene mutata sostituendo la

glicina in posizione 52 con l’acido glutammico, perdendo la sua tossicità, ed il gene viene reinserito

nel batterio. La tossina ricombinante viene chiamata CRM197.

VACCINI CONIUGATI FORMATI DA POLISACCARIDI: vaccini come quella da pneumococco,

meningococco sono basati su antigeni polisaccaridici della capsula. Questi antigeni non sono

immunogeni e devono essere associati ad una molecola carrier che in questo caso è costituita

dall’anatossina difterica (CRM197) oppure dall’anatossina tetanica.

VACCINI PEPTIDICI O SINTETICI: se si è in grado di identificare nella struttura completa di una

proteina gli epitopo o determinanti antigenici di interesse immunologico si può riprodurre la

sequenza tramite sintesi chimica e realizzare un peptide di sintesi identico a quello del virus.

Questi peptidi per essere immunogeni devono comunque essere coniugati con una molecola

carrier.

PRODUZIONE DI UN VACCINO MEDIANTE INGEGNERIA GENETICA: la tecnica del DNA

ricombinante si basa sulla produzione di una proteina o più proteine di un agente infettivo senza

usare il microrganismo, mediante tecniche di ingegneria genetica che clonano (inseriscono) ed

esprimono il gene corrispondente in diversi vettori di espressione in vitro. Così si producono grandi

quantità di un’unica proteina (subunità) o di diverse proteine di un agente infettivo che possono

essere usate come vaccini a subunità. Le fasi di questa metodologia sono le seguenti: una volta

identificata la proteina di interesse immunologico di un patogeno e la sua sequenza, è possibile

isolare il gene che codifica la suddetta proteina ed inserirlo in un plasmide (plasmide ricombinante)

il quale agisce da molecola di trasferimento per l’inserimento in un vettore di espressione (il tipo di

plasmide usato dipende dal tipo di vettore). I vettori di espressione maggiormente usati sono i

batteri (E.coli), i lieviti (saccaromices cerevisiae) e i baculovirus. I batteri presentano problemi nel

glicosilare correttamente i polipeptidi prodotti, per questo motivo le proteine ottenute presentano

una minore capacità immunogenica, mentre lieviti e baculovirus possono glicosilare correttamente

le proteine.

(Vaccino a subunità per l'epatite B).

VACCINI GENETICI O A DNA NUDO: Nei vaccini genetici il gene di interesse, batterico o virale,

viene introdotto (clonato) in un plasmide batterico, il plasmide ricombinante viene amplificato in

cellule procariotiche e il DNA ricombinante viene purificato in apposite colonne cromatografiche di

affinità. Il DNA ricombinante viene usato come vaccino somministrandolo per via intramuscolare,

intradermica associato a microscopiche particelle inerti che vengono inviate ad elevata velocità

all'interno della superficie cutanea mediante l'uso di specifici strumenti o per via intradermica

associato a liposomi. L'inoculazione dei plasmidi ricombinanti in esperimenti preclinici (animali da

laboratorio) e clinici (piccoli gruppi di individui volontari) ha dimostrato la capacità delle cellule

ospiti di esprimere il gene esogeno o di evocare sia la produzione di anticorpi (immunità umorale)

che di cellule citotossiche (immunità cellulo-mediata). Attualmente sono in corso numerose

ricerche per aumentare il carattere immunogeno dei vaccini genetici attraverso il contemporaneo

inserimento , nel plasmide, assieme al gene di interesse anche di geni codificanti per specifiche

citochine e/o chemochine.

I vantaggi di questi vaccini sono:

1) Sicurezza pari a quelli a subunità

2)Scarsa attività immunogena intrinseca degli acidi nucleici

3)induzione di risposta immunitaria a lungo termine

4)Induzione di risposta immunitaria umorale e cellulare

5) Possibilità di costruire plasmidi a più epitopi

6)Temostabilità

7)Facilità di produzione su ampia scala.

Invece gli svantaggi sono:

1)Effetti sconosciuti dell'espressione a lungo termine

2) Non si conosce il destino al quale va incontro il DNA introdotto

3)Possibile formazione di anticorpi anti- acidi nucleici

4) Possibile integrazione del DNA del vaccino nel genoma dell'ospite

5) Limitazione ad antigeni peptidici e proteici.

16/11/2015

VACCINI VIVI RICOMBINANTI O VETTORI VACCINICI: si sfrutta il virus come se fosse un vettore.

Sono agenti virali modificati geneticamente. Si sfrutta la loro capacità di infettare cellule e di

penetrarle. Questi vaccini possono essere ottenuti da microrganismi (virus e batteri) non patogeni,

o resi tali mediante tecniche del DNA ricombinante. Nel genoma del vettore microbico si

introducono i geni di altri patogeni (esogeni o eterologhi) che esprimono antigeni con

caratteristiche e modalità simili a quelle dell'infezione naturale e che pertanto stimolano risposte

immunitarie sia di tipo umorale che cellulare. Il vettore più utilizzato è il Vaccinia virus che, oltre ad

aver permesso l'eliminazione del vaiolo, ha assunto nuova importanza nelle biotecnologie come

vettore di geni eterologhi. Il Vaccinia virus appartiene alla famiglia dei poxvirus e possiede un

genoma a DNA a doppia elica. Il gene eterologo è introdotto nel genoma virale mediante

ricombinazione omologa in vivo per ottenere un vettore ricombinante che viene usato come

vaccino. Vaccinia virus ingegnerizzati esprimono antigeni di HIV, virus dell'epatite B e C.

Costruzione di un vettore vaccinico: Si inserisce, in un plasmide, il gene codificante per la proteina

immunogena, a valle di un promotore e all'interno di un gene non essenziale del virus (gene per la

timidina-chinasi-TK). Il plasmide contenente il gene esogeno ed il DNA del virus vengono utilizzati

per trasformare una cellula ospite, all'interno della quale avviene la ricombinazione del DNA

plasmidico e virale con formazione di un virus ricombinante. L'omologia tra le sequenza tk del

plasmide e quelle tk del virus vaccinico permettono una ricombinazione omologa specifica. La

proteina estranea sarà espressa dal virus ricombinante che viene prodotto dalla cellula trasdotta.

COME VENGONO SOMMINISTRATI I VACCINI? La via di somministrazione determina in parte la

rapidità e la natura della risposta immunitaria ai vaccini. Si hanno 5 linee di somministrazione:

- Orale

- Intranasale (molto raro)

- Intradermica

- Sottocutanea

- Intramuscolare

La via orale è quella più studiata perché la più semplice e meno invasiva. Un altro aspetto dei

vaccini è che molti di questi possono essere somministrati insieme: sono i vaccini combinati o

associati. Quelli combinati contengono diversi antigeni: un esempio è il vaccino MPR. Se invece si

vogliono iniettare più vaccini contemporaneamente si usano vaccini associati: più fiale

somministrate nello stesso momento per vie diverse (parenterale e orale). I vaccini associati,a

differenza degli altri, devono essere studiati prima affinchè l’insieme dei vaccini non rechi un

danno.

Le reazioni indesiderate sono di due tipi: locali o generali. Quelle locali sono legate a dove viene

fatta la somministrazione (soprattutto intramuscolare e intradermica). Comportano conseguenze

lievi o gravi; le prime sono dolore, rossore, impotenza funzionale o indurimento, le seconde sono

rossore esteso, contratture muscolari, lesioni del tronco nervoso, ascessi batterici o sterili,

emorragie intramuscolari.

Per quanto riguarda le reazioni generali, le conseguenze possono essere lievi, moderate o gravi.

Per le lievi abbiamo febbre sotto i 39, anoressia, cefalea, vomito, diarrea, stipsi e tumefazioni dei

linfonodi; per le moderate abbiamo febbre sopra i 39 e convulsioni. Per le gravi abbiamo collasso,

paralisi flaccida.

Le vaccinazioni hanno anche delle controindicazioni: bisogna capire quando si può vaccinare una

persona. Quando la persona ha una febbre, il suo sistema immunitario è già “occupato” e si

preferisce non vaccinare per non recare altro stress al sistema immunitario. Un altro limite è una

serie di effetti generali, come alterazioni o lesioni (turbe generali giudicate clinicamente importanti).

Ci possono essere controindicazioni temporanee o permanenti relative a stati di

immunodepressione (primitiva, secondaria a patologie, in seguito a trattamenti farmacologici) o

allergia a costituenti di vaccini con possibili reazioni locali o sistemiche da componenti del vaccino

(antigeni proteici), antibiotici aggiunti o residuati delle colture cellulari, conservanti e stabilizzanti.

RISPOSTA IMMUNE AI VACCINI

La risposta si classifica in due gruppi: timo indipendente e T- dipendente. La differenza è il

coinvolgimento delle cellule T-helper che hanno il compito di aumentare la proliferazione delle

cellule B e citochine. Il primo tipo di risposta coinvolge solo i linfociti B che producono direttamente

gli anticorpi. Se intervengono i T-helper, sono importanti per la formazione delle cellule di memoria,

che poi ad un secondo contatto con lo stesso antigene, fanno ricordare l’antigene al sistema

immunitario e ci sarà risposta più rapida e immediata. Quindi, nella risposta di tipo timo

indipendente l'antigene stimola direttamente le cellule B a produrre anticorpi, mentre nella risposta

di tipo T-dipendente la produzione di anticorpi è stimolata dalle celule T-helper e assicura la

mobilizzazione di una maggior quota di cellule memoria.

Risposta primaria ai vaccini: nella fase iniziale si ha una risposta con la produzione di IgM che

manifestano solitamente una bassa affinità per l’antigene. Dopo due settimane si ha il cambio a

IgG. Il picco si raggiunge tra la seconda e la quarta settimana Invece per gli antigeni timo

dipendenti, sono i T-helper che inducono il passaggio di produzione dalle IgM alle IgG. Tuttavia ci

sono individui che non rispondono al contatto con un antigene vaccino, forse perchè privi dei

determinanti delle MHC necessari per riconoscere l'antigene. Tale situazione è nota come

fallimento primario della vaccinazione.

Risposta secondaria:dopo la vaccinazione, c’è una seconda esposizione (un'altra dose di vaccino

e diretto contatto) allo stesso antigene. In questo caso c’è una risposta anamnestica che, a

differenza della primaria, si ha dopo quattro o cinque giorni e si ha subito la produzione delle IgG.

Essa dipende dalla memoria immunologica dopo la prima esposizione ed è caratterizzata da una

marcata proliferazione dei linfociti B con successiva produzione di anticorpi e di cellule T effettrici.

Tuttavia ci sono alcuni vaccini, come quelli polisaccaridici di S.pneumoniae, che evocano risposte

immunitarie che non dipendono dalle cellule T. Il legame covalente dei polisaccaridi alle proteine li

converte in antigeni dipendenti dalle cellule T, che inducono memoria immunologica e risposta

secondaria alla vaccinazione.

I livelli di anticorpi indotti dal vaccino possono diminuire nel tempo (fallimento secondario della

vaccinazione). La rivaccinazione o l'esposizione al microrganismo possono sollecitare una risposta

secondaria rapida e protettiva con produzione di anticorpi IgG con livelli bassi o non rilevabili.

Questa risposta anamnesica indica che l'immunità è persistita.

Prima di essere commercializzato, un vaccino deve essere testato e deve essere verificata:

- Innocuità

- Efficacia

- Praticità di impiego

- Basso costo

Innocuità: si sperimenta in vitro, su cavie e su gruppi di volontari. È un indice deve evidenziare che

il vaccino non provoca effetti dannosi alla salute. Per i vaccini, ciò che si va a valutare, è se gli

effetti collaterali sono dannosi rispetto a quelli che da la malattia. Si compie un controllo

dell’innocuità per i vaccini inattivati (assicurare assenza di replicazione dei ceppi vaccinali in

appropriati substrati) e per quelli attenuati (controllo in animali e in gruppi di volontari per

reattogenicità, eventuale eliminazione degli stipiti vaccinati e stabilità genetica di questi ultimi). I

vaccini non dovrebbero provocare reazioni collaterali sproporzionate ai vantaggi che si possono

ottenere.

Controllo dell'innocuità

a)Vaccini inattivati: assicurare assenza di replicazione dei ceppi vaccinali in appropriati substrati

(terreni da batteriologia, animali, colture cellulari)

b) Vaccini attenuati: controllo, se possibile, in animali e in gruppi di volontari per reattogenicità,

eventuale eliminazione degli stipiti vaccinali e stabilire la genetica di questi ultimi.

Controllo dell’efficacia dei vaccini:

a) Controllo dell'antigenicità (capacità di provocare la formazione di anticorpi) e della

immunogenicità (protezione di fronte ad una infezione sperimentale nei vaccinati) in animali da

esperimento.

b)Controllo della antigenicità e, per malattie non gravi, si conduce un trial valutando l'incidenza

della malattia in gruppi di vaccinati e in gruppi di controllo non vaccinati

c) Per i vaccini contro malattie gravi (rabbia, poliomielite) il confronto viene effettuato tra i tassi di

incidenza rilevati prima e dopo l'introduzione della vaccinazione.

Valutazione sul campo (epidemiologica, clinica) di una vaccinazione

- Abilità di un vaccino nel prevenire la malattia dipende dalla sua potenza (capacità immunogena) e

da una appropriata somministrazione ad un soggetto in grado di rispondere

- Il successo di una vaccinazione condotta in condizioni pratiche può essere controllato misurando

la protezione contro la malattia clinica con metodiche epidemiologiche che non richiedono il

supporto del laboratorio.

Lo scopo della valutazione epidemiologica è verificare se il comportamento di una malattia in una

popolazione è consistente con l'impiego di un vaccino efficace. I risultati di questa verifica

forniscono elementi preziosi alla sanità pubblica quando si verificano situazioni preoccupanti (ad

esempio comparsa di malattia in vaccinati) la cui frequenza dipende sia dall'efficacia del vaccino,

sia dalla copertura vaccinale nella popolazione. Di fronte ad una efficacia su campo inferiore a

quella attesa, si possono apportare cambiamenti e/o effettuare modifiche nei programmi di

vaccinazione (modalità di conservazione del vaccino, schedula vaccinale, ecc).Il giudizio

sull'efficacia di un vaccino deve essere basato dai dati dell'applicazione sul campo e non solo dalla

capacità di suscitare una valida risposta immunitaria in situazioni sperimentali.

I fattori che influenzano questi studi sono:

- Definizione dei casi: deve essere sensibile, specifica ed uniforme per tutti i soggetti in

studio come ad esempio il morbillo.

- Esantema generalizzato della durata (maggiore o uguale a 38.3)

- uno o più dei seguenti sintomi

PRINCIPALI VACCINI ANTIBATTERICI

I progressi nella conoscenza dei meccanismi patogenetici di numerose malattie infettive di origine

batterica e del sistema immunitario negli ultimi dieci anni, nonché gli avanzamenti biotecnologici

hanno reso possibile, accanto ai vaccini di "prima generazione" lo sviluppo di nuovi vaccini ad

elevata sicurezza ed efficacia. Esempi ne sono i vaccini anti-pertosse acellulari, i glicoconiugati

anti-emofilo, antimeningococco di gruppo C. Per altri microrganismi batterici responsabili di

patologie gravi ed ancora diffuse quali la tubercolosi lo studio di idonee formulazioni vaccinali è

ancora in corso.

PRINCIPALI VACCINI ANTIVIRALI

L'efficacia nell'uso di vaccini, nella prevenzione delle infezioni virali che , successivamente

all'infezione acuta, inducono immunità di lunga durata. è stata considerevole e ha portato

all'eradicazione di alcune delle più importanti malattie infettive come il vaiolo. I numerosi vaccini

virali sono basati sull'applicazione di tecnologie di coltivazione di cellule e di espressione in vitro di

geni virali. Sono costituiti da: particelle virali attenuate (anti-morbillo, anti-poliomielitico), da

particelle virali inattivate (anti-rabbia, anti-epatite A), da preparazioni di proteine virali purificate o

peptidi prodotti per espressione genica (anti-epatite B e anti-papillomavirus). Questi vaccini si sono

aggiunti a vaccini virali già globalmente usati da più di cento anni (anti-vaioloso, anti-influenza).

VACCINAZIONE ANTITETANICA

Presenta anatossina o tossoide. È una vaccinazione diventata obbligatoria dal 1968, viene

somministrata insieme all’antidifterica e all’anti pertussica. È obbligatoria soprattutto per gli affiliati

al CONI e per soggetti a rischio professionale. Le dosi sono 4: terzo e quinto mese, 11/12 mese e

sesto anno. La dose di richiamo si ha a non più di 5 anni dalla quarta somministrazione; si hanno

rivaccinazioni ogni 10 anni.

VACCINAZIONE ANTIDIFTERICA: una persona è immune quando il livello di antitossina è

maggiore di 0.1 UI/ml. Se questo valore è maggiore di 1 si ha protezione a lungo termine.

VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE: riduce l’ospedalizzazione degli anziani e le patologie

respiratorie collegate ad essa. I soggetti a questa influenza sono:

- Soggetti di età pari o superiore a 65 anni

- Bambini reumatici soggetti a ripetuti episodi di patologia disreattiva che richiede prolungata

somministrazione di acido acetilsalicilico e a rischio di Sindrome di Reye in caso di

infezione influenzale

- Soggetti in età infantile e adulta affetti da: malattie croniche a carico dell'apparato

respiratorio, cicrolatorio, uropoietico, Malattie degli organi emopoietici, diabete e altre

malattie dismetaboliche, sindromi da malassorbimento intestinale, fibrosi cistica, malattie

congenite o acquisite che comportano carente o alterata produzione di anticorpi inclusa

l'infezione da HIV, patologie per le quali sono programmati interventi chirurgici.

Le categorie a cui va offerta la vaccinazione influenzale:

- Persone che possono trasmettere l’influenza a soggetti ad alto rischio (personale sanitario

o contatti familiari)

- Addetti ai servizi pubblici di primario interesse collettivo

- Personale che è a contatto con animali che possono essere vettori influenzali.

Ci sono vaccinazioni consigliate agli adulti, tra cui lo Pneumococco. La sua infezione non è molto

grave nei bambini ma è più grave negli anziani. È consigliatala vaccinazione anche a sofferenti di

malattie croniche e delitanti a carico dell'apparato cardiovascolare, polmonare, renale, a persone

con asplenia (mancanza della milza) funzionale o a seguito di un intervento chirurgico o a persone

HIV positive.

VACCINAZIONI RACCOMANDATE PER CATEGORIE: per la vaccinazione anti-meningococcica si

hanno le seguenti categorie a rischio:

a) contatti di caso di meningite in aree a elevato rischio epidemico

b)militari

c)Viaggiatori diretti in zone endemiche (Africa subsahariana)

d) personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni biologici

e) deficit del complemento o soggetti con asplenia

VACCINAZIONI OBBLIGATORIE PER CATEGORIE: esempio della vaccinazione anti-tubercolare

a) Studenti di medicina

b) Allievi infermieri

c) Personale sanitario impiegato in ospedali, cliniche e istituti psichiatrici

d) reclute all'atto dell'arruolamento.

La vaccinazione antitubercolare è controindicata nei paesi a bassa endemia, sia negli adulti che

nei bambini con infezione da HIV. Nei paesi ad alta prevalenza di TBC, soprattutto in età

pediatrica, L'OMS raccomanda la vaccinazione dei soggetti con infezione da HIV asintomatici allo

scopo di prevenire forme tubercolari disseminate. L'efficacia del vaccino è dubbia negli adulti con

infezione da HIV.

Per quanto riguarda la vaccinazione ANTITIFICA, essa è obbligatoria per:

a)Addetti alla manipolazione degli alimenti

b) Addetti ai servizi di disinfezione e di lavanderia negli ospedali

c) Addetti alla raccolta e trasporto e smaltimento di rifiuti urbani solidi e liquidi

d) Militari

e) Viaggiatori in zone endemiche per febbre tifoide

C'è la disponibilità di due vaccici anti-tifici: Si ha il vaccino parenterale contenente il polisaccaride

capsulare tifoide Vi che induce una efficacia protettiva maggiore del 70% sette giorni dopo la

somministrazione, e si ha il vaccino orale contenente S.typhi Ty21a viva ed attenuata (3

compresse a giorni alterni) che induce elevata protezione 10 giorni dopo l'assunzione della terza

dose. La durata di protezione in questo caso è stimata intorno ai 3 anni.

VACCINAZIONI CONSIGLIABILI PER IL VIAGGIATORE INTERNAZIONALE: epatite A, epatite B,

febbre tifoide, influenza (pneumococco), colera, tetano-difterite, polio, rabbia, encefalite

giapponese, encefalite europea da zecche.

VACCINAZIONE ANTI-EPATITE A: vaccino a virus interi inattivati, elevata immunogenicità, due

dosi da somministrare a 6-12 mesi di distanza, recente dimostrazione di efficacia nella profilassi

post-esposizione in conviventi familiari di malati. In caso di partenza improvvisa verso un'area

endemica contemporaneamente si possono associare immunoglobuline umane. Per quanto

riguarda questo vaccino per il viaggiatore, considerato che l'epatite A ha un'incubazione media di

28 giorni, la prima dose di vaccino anti-epatite A deve essere somministrata ugualmente in

qualunque momento possibile prima della partenza, perfino il giorno stesso della partenza, perchè

ciò fornirà comunque una protezione al viaggiatore. Si ha protezione per almeno 20-25 anni

stimata con modello matematico.

Per la VACCINAZIONE ANTICOLERICA abbiamo due tipi di modalità di vaccino: una parenterale

(vaccino a cellule intere inattivato) che da un'efficacia protettiva modesta di breve durata, minore di

6 mesi, e due vaccini orali uno dei quali è stato recentemente registrato in Italia. Si ha efficacia

protettiva, durata della protezione e comodità dell'assunzione.

FATTORI DI CUI BISOGNA TENER CONTO NELLA FORMULAZIONE DEL CALENDARIO

VACCINALE DELL’INFANZIA

- EPIDEMIOLOGICI: l'immunizzazione deve avvenire prima dell'esposizione al rischio,

efficacia protettiva del vaccino, la copertura vaccinale deve raggiungere i livelli richiesti per

conseguire l'obbiettivo prefissato

- IMMUNOLOGICI: maturità del sistema immunitario, interferenza con anticorpi di origine

materna, numero di dosi e relativi intervalli richiesti per conseguire la protezione,

compatibilità tra diversi vaccini che potrebbero essere somministrati nella stessa seduta.

- PRATICI: numero di vaccini da inserire nel calendario, disponibilità di vaccini combinati,

numero di richieste di accessi al servizio di vaccinazioni, conservabilità del vaccino.

Il PIANO NAZIONALE VACCINI è un documento elaborato da una commissione di esperti nel

1999 e vagliato dalla conferenza stato-regioni e dal ministero della salute, che rappresenta gli

obbiettivi, i modi e i tempi delle strategia vaccinali nazionali come riferimento per un’attività

omogenea su tutto il territorio. Il CALENDARIO VACCINALE è elaborato nel 1999 e poi modificato,

e prevede che le somministrazioni dei vaccini siano articolate in modo da terminare la serie entro

la fine delle scuole dell’obbligo per poter avere un migliore controllo sui vaccinati e in modo tale da

richiedere il minimo numero efficace di visite vaccinali ambulatoriali.

IMMUNOPROFILASSI PASSIVA: consiste nel conferire una protezione temporanea nei confronti

di un agente infettivo utilizzando anticorpi prodotti da un altro individuo di specie identica o diversa.

L'immunoprofilassi passiva ha una durata breve (4/6 settimane per le Ig umane e 2 settimane per i

sieri eterologhi) e deve essere considerata un intervento da effettuare in emergenza e a volta da

affiancare alla vaccinazione post-esposizione per permettere una copertura immunitaria anche a

breve termine.

Caratteristiche dell'immunoglobulinoprofilassi: le Ig sono ottenute dal plasma umano grazie al

frazionamento a freddo con etanolo. Possono essere:

a) Normali: ricavate dal frazionamento del plasma che deve risultare proveniente da un elevato

numero di donatori per essere sicuri della presenza di anticorpi contro i microrganismi patogeni più

diffusi nella popolazione. Si usano contro il morbillo e epatite A in soggetti con documentato deficit

immunitario.

b)Iperimmuni: ottenute dal plasma di soggetti con elevato titolo anticorpale verso un dato

microrganismo per un'infezione o una vaccinazione recente. Sono usate contro il morbillo, rosolia,

parotite, varicella, epatite B, rabbia, tetano.

EFFETTI INDESIDERATI DELLE Ig: le Ig possono dar luogo a reazioni indesiderate locali e

generali. Le reazioni locali sono spesso dovute a inoculazioni di grandi volumi per via i.m. o a

rezioni anafilattiche per somministrazioni e.v. , specie in soggetti con ipogammaglobulinemia. Le

reazioni sistemiche in genere consistono in atralgie, febbre e diarrea e insorgono dopo qualche ora

o giorno dall'inoculazione (un episodio ogni 500-1000 inoculazioni.

SIERI IMMUNI: sono sieri che contengono un livello molto elevato di Ac specifici nei confronti di un

determinato Ag (batteri, tossine, virus, veleni). Possono essere eterologhi o omologhi, a seconda

che siano ricavati da specie animali diverse o dalla stessa specie sulla quale vengono utilizzati, e

monovalenti o polivalenti, a seconda se possiedono elevati titoli anticorpali contro un solo Ag o

contro più Ag. I sieri immuni utilizzati nell'uomo in genere si ottengono dal cavallo. per le reazioni

che si possono però manifestare dopo la loro inoculazione, l'utilizzo nei sieri nell'uomo è sempre

più raro ed è limitato al siero antibotulinico e al siero antitifico.

Effetti indesiderati dei sieri eterologhi: si possono verificare reazioni di natura immunologica che

vengono distinte in tardive (se i sintomi si manifestano da poche ore ad alcuni giorni dopo

l'iniezione) ed immediate (se i sintomi compaiono entro le prime due ore). Appartengono al primo

gruppo la malattia da siero e le reazioni locali di natura allergica, al secondo lo shock anafilattico.

La malattia da siero si manifesta 7-10 giorni dopo l'inoculazione ed è dovuta alla deposizione nei

tessuti di complessi immuno-solubili formati per eccesso di Ag. I sintomi principali sono: orticaria,

adenopatie, dolori articolari e febbre, associati a diminuzione del complemento nel siero e ad

albumina transitoria. Lo shock anafilattico è una reazione di tipo immediato che compare da pochi

minuti a due ore dall'inoculazione del siero eterologo; il processo è scatenato dalla combinazione

delle molecole proteiche del siero iniettato (Ag) ed i corrispondenti Ac IgE fissati sulla superficie

delle cellule sedi di deposito di istamina ed altri mediatori (mastociti e basofili) e alla successiva

liberazione delle sostanze vasoattive. Il quadro clinico è caratterizzato da dispnea e collasso e può

evolvere fino alla morte senza intervento tempestivo.

CHEMIOPROFILASSI PRIMARIA: somministrazione di chemioterapici o antibiotici a persone,

recentemente esposte a un rischio di contagio, con lo scopo di bloccare lo sviluppo del processo

infettivo. La protezione ha in genere la durata del trattamento, pertanto bisognerà poi eliminare il

contatto con le persone malate per evitare il rischio di malattia in seguito alla sospensione del

trattamento.

CHEMIOPROFILASSI SECONDARIA: somministrazione di chemioterapici o antibiotici a persone

con processo infettivo già in atto, ma in cui la malattia non sia ancora clinicamente manifestata e

che quindi abbiano un aspetto apparentemente sano (esempio: isoniazide a bambini con recente

positività del test tubercolare. Anche nei sieropositivi per HIV viene praticata la chemioprofilassi

secondaria grazie alla precoce somministrazione di farmaci anti HIV per rallentare l'instaurarsi

dell'immunodeficienza e dell'AIDS.

MALATTIE PREVENIBILI CON CHEMIOPROFILASSI:

a) AIDS: In caso di puntura accidentale di ago infetto o contaminazione di membrane o mucose è

disponibile una chemioprofilassi (start-kit) che si è dimostrata utile nel ridurre il rischio di infezione.

Prevede l'uso di due inibitori della trascrittasi inversa associati ad un inibitore della proteasi.

b)CARBONCHIO: la profilassi si esegue con ciprofloxacina oppure doxiciclina o amoxicillina per

almeno 4 settimane in tutti gli esposti. Va effettuata anche senza diagnosi eziologica di fronte a

sintomi compatibili con la malattia in soggetti esposti o in cui sia stata sospesa la profilassi.

c) CONGIUNTIVITE GONOCOCCICA: la profilassi oculare consiste nella singola applicazione

negli occhi del neonato di una soluzione di povidone iodato, tetracicline o gocce di nitrato d'argento

entro un'ora dalla nascita per evitare che si sviluppi l'infezione contratta al momento del passaggio

attraverso il canale del parto

d) DIFTERITE: è prevista una singola dose di penicillina i.m. o un ciclo di 7/10 gg di eritromicina

per os per tutte le persone esposte a un caso di difterite indipendentemente dallo stato vaccinale.

e) INFLUENZA DI TIPO A: Amantidina o rimantidina, somministrate entro 48 ore dall'esordio e

proseguite per 3-5 giorni riducono la sintomatologia. Determinano una protezione del 75-90% dei

casi inibendo la penetrazione del virus nelle cellule. E' però una profilassi costosa da riservare a

casi selezionati.

18/11/2015

MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE

Malattie che non rappresentano un gruppo nosologico ben definito, ma, in un’ottica igienista, tale

denominazione riunisce patologie caratterizzate da:

- Patogenesi su base degenerative

- Evoluzione cronica

- Eziologia multifattoriale

- Importanza sociale per gravità, diffusione e costi

Gli esempi sono:

- Malattie cardiocircolatorie

- Tumori

- Diabete

- Broncopneumopatie cronico-ostruttive

- Cirrosi epatica

Le più importanti sono le malattie cardiocircolatorie (in termini di incidenza). Poi ci sono i tumori:

sono al secondo posto perché le malattie cardiocircolatorie causano un numero maggiore di morti.

Se invece consideriamo gli anni potenziali perduti, i tumori salgono al primo posto, perché l’età di

morte per tumore è inferiore. Poi si ha al terzo posto il diabete (una persona affetta da diabete è

soggetta a malattie cardiovascolari). Successivamente si hanno le bronco pneumopatie cronico-

ostruttive e cirrosi epatica.

Un altro esempio di malattie croniche sono le artropatie.

Sono malattie che riguardano principalmente l’età avanzata. Con l’aumento della durata media

della vita si è avuto più tempo per sviluppare la malattia ma anche più occasioni per essere esposti

alla malattia. Le malattie cronico degenerative sono aumentate anche per una serie di condizioni

che sono legate al comportamento: abitudini personali, come alimentazione, fumo, alcool e

sedentarietà. C’è anche l’aumento di contaminazione ambientale, soprattutto di carattere chimico,

che influiscono sull’incidenza di queste malattie (inquinamento atmosferico, idrico, contaminazione

alimentare). Le donne hanno una percentuale maggiore per quanto riguarda lo sviluppo di questa

malattie.

Quali sono le caratteristiche di queste malattie rispetto a quelle acute? Il periodo di latenza è

lungo, l’esordio è subdolo e lento. La manifestazione dei sintomi può essere graduale oppure

improvvisa e drammatica. Il decorso è lento e l’esito consiste in una stabilizzazione o progressivo

peggioramento; in molte forme si ha il decesso a distanza di anni o decenni. I fattori causali sono

molteplici.

CARDIOPATIE ISCHEMICHE: è la malattia del cuore che determina una ischemia del miocardio

(mancanza di raggiungimento del muscolo cardiaco da parte del flusso sanguigno per ostruzione

delle coronarie). Può portare a situazioni di scarsa ossigenazione ma la parte più grave è l’infarto

del miocardio. Si ha un’alterazione del cuore che non va incontro a guarigione che può portare a

grave invalidità o a morte. I maggiori fattori di rischio per questa patologia sono:

- Alterazione del metabolismo lipidico: in particolare la colesterolemia. Si ha deposizione di

grasso sulle pareti dell’arterie con conseguente occlusione del lume arterioso. il tasso di

colesterolo nel sangue che fa aumentare il rischio è spesso modificato (in discesa).

- Ipertensione arteriosa: è un fattore di rischio non solo per le cardiopatie ma anche per altre

malattie come ictus cerebrale.

- Fumo

- Età

- Sesso: l’infarto nell’uomo ha una manifestazione più riconoscibile rispetto alle donne.

- Ereditarietà

- Sedentarietà

- Stress psichici: riguardano persone che sono sotto una grande pressione psicologica.

- Altre patologie (diabete)

- Dieta

PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO DEI TUMORI UMANI

- TABACCO: le principali neoplasie associate sono: polmone, faringe, laringe, esofago,

pancreas, cavità orale.

- ALCOOL: soprattutto nelle sedi di diretta esposizione, cavità orale, fegato, esofago, faringe,

laringe.

- ALIMENTAZIONE: interviene a tanti livelli. Apparato digerente, corpo dell’utero, mammella,

cistifellea

- RADIAZIONI IONIZZANTI UV: leucemia, mammella, tiroide, ossa, cute, fegato

- FATTORI OCCUPAZIONALI: vescica, cute, polmone

- INQUINAMENTO AMBIENTALE: polmone

- FATTORI IATROGENI: derivanti da varie terapie e diagnosi. (esami radiologici, farmaci

presi troppo a lungo)

- ORMONI ENDOGENI, FATTORI RIPRODUTTIVI E ABITUDINI SESSUALI: cervice

uterina, endometrio, ovario, pene, mammella, testicolo

- FATTORI EREDITARI: colon

Le radiazioni UV hanno un basso potere di penetrazione ma sono importanti per i cancri alla pelle,

come il melanoma cutaneo. Le persone che si espongono con particolare intensità e frequenza a

radiazioni solari senza protezione sono più inclini a sviluppare melanomi. Altri fattori di rischio per i

tumori sono le sostanze chimiche che si trovano nell’ambiente in cui si vive (ambito occupazionale)

come il cancro dello scroto degli spazzacamini: la fuliggine, andandosi ad annidare in aree meno

soggette a pulizia continua, provocavano questo tipo di tumore. Anche l’amianto è un fattore di

rischio: esso veniva usato per costruire teli ignifughi che erano usati per le assi da stiro. Ci sono

dei virus oncogeni, come il sarcomadi Raus, noti da tempo, ma anche quelli dell’epatite B e C che

possono produrre una epatite cronica che degenera in tumore. Il papilloma virus può provocare il

carcinoma del collo dell’utero.

RISCHI ASSOCIATI ALLE CARNI ROSSE SECONDO LA VALUTAZIONE DELL’IARC (AGENZIA

INTERNAZIONALE PER LA RICERCA SUL CANCRO): la IARC, per carni rosse intende tutte le

carni di mammiferi che la maggior parte della popolazione mangia (bovini, suini, equini, ovini). Le

carni processate sono le carni che subiscono una lavorazione con processi di salatura,

affumicatura, stagionatura. Fanno parte di questa categoria gli insaccati, i wurstel, la carne in

scatola e quella essiccata. Una commissione internazionale nel 2014 aveva raccomandato che la

carne rossa e quella processata fossero valutate prioritariamente dalla IARC perché molti studi

suggerivano una relazione tra il consumo di questo alimento e un aumento del rischio seppur

modesto in alcuni tumori. Un incremento modesto che interessa però una popolazione molto vasta,

in crescita soprattutto in quei paesi a basso e medio reddito.

PREVENZIONE PRIMARIA DEI TUMORI BRONCO POLMONARI, GASTRICI, DELLA

MAMMELLA, DEL GROSSO INTESTINO-> fattori da incoraggiare e evitare.

Fattori da evitare

- Fumo

- Alcool

- Introdurre eccessivi grassi (saturi e insaturi)

- Introdurre eccessive calorie

- Inquinamento atmosferico

- Inquinamento idrico

- Eccessivi esami radiologici

- Esposizione professionale a sostanze cancerogene

Fattori da incoraggiare:

- Introdurre abbondanti quantità di fibre (frutta e verdura fresca)

- Integrare eventualmente la dieta con vitamine A, C e B2

- Assicurare una congrua presenza nella dieta degli oligoelementi selenio, ferro, iodio

- Favorire tutte le condizioni che riducono l’iper-estrogenismo nella donna

PREVENZIONE SECONDARIA: la prevenzione secondaria viene fatta con campagne di screening

per le persone considerate a rischio per una certa patologia: per il carcinoma della mammellare

donne dopo i 35 anni devono fare una mammografia una volta l’anno. Il test di screening non deve

dare né falsi positivi né falsi negativi. i falsi positivi determinano la specificità del test, i falsi negativi

determinano la sensibilità del test. Se il test non è specifico, avrò maggiori disagi per le persone e

un costo maggiore. Il test deve essere quanto più economico in termini di soldi e personale, deve

essere semplice da fare e non invasivo né deve procurare un danno. Lo screening deve quindi

essere fatto solo in alcuni casi, come per malattie ereditarie.

FATTORI DA CONSIDERARE IN UNA CAMPAGNA DI SCREENING

- Aumento significativo della durata e della qualità della vita

- Sensibilità, specificità e i valori predittivi del test

- Disponibilità di mezzi diagnostici per esaminare i positivi al test

- Problemi psicologici legati alla falsa positività

- Costo del test, del personale impiegato e della conferma diagnostica

- Modalità e tecniche di esecuzione del test

- Invasività e dannosità del test

AMBIENTE: tutto quello che sta intorno all’uomo. Le leggi sull’ambiente si distinguono in due

gruppi: leggi ambientali e leggi sanitarie. L'ambiente corrisponde ad un insieme di componenti che

possono essere biotiche o abiotiche. L'ambiente è un fattore importante per la salute infatti l'OMS

ha messo al primo posto la prevenzione di malattie legate all'ambiente. Si stima che nei paesi

industrializzati, circa il 30% delle malattie possa essere attribuita all'ambiente.

23/11/2015

Lo IARC (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha posto le carni rosse (carni di

mammifero che riguardano bovini, suini, equini e ovini) nel gruppo 2° (cancerogeno probabile).

Anche le carni processate (salatura, affumicatura, stagionatura) sono stati classificati come

probabili come cancerogeni, come gli insaccati, i wurstel, la carne in scatola e quella essiccata.

Questo incremento di rischio ha fatto in modo che una commissione di esperti abbia chiesto allo

IARC tale classificazione. Se uno deve considerare il rischio cancerogeno occorre anche stare

attenti alla quantità di queste carni che viene ingerita.

Alla base della definizione della nocività di una sostanza cosa c’è? Gli effetti delle sostanze che

inquinano sono diversi, ma per stabilire gli effetti sull’uomo e i limiti con cui queste sostanze

possono essere tollerate si devono avere dei parametri. Il nostro pianeta è contaminato quasi

completamente, soprattutto da quelle sostanze non biodegradabili, liposolubili. il DTT è

un’insetticida molto usato negli anni 60, ed è stato riscontrato oggi nel grasso di pinguini. Quindi la

contaminazione è planetaria. Di inquinamento si parla prevalentemente in relazione alle sostanze

chimiche, ma si può parlare di una certa sorta di inquinamento anche relativamente ad aspetti fisici

e biologi. Per ora consideriamo le caratteristiche chimiche. Si distinguono globalmente due grandi

gruppi di effetti: tossici e cancerogeni. L’effetto tossico va ad agire su parti diverse di organi o

cellule impedendone o rallentandone il funzionamento con effetti di tipo patologico; ad esempio

l’ossido di carbonio si lega all’emoglobina al posto dell’ossigeno. Esso non può effettuare gli stessi

scambi respiratorie dell’ossigeno e la persona muore asfissiata. Questo è un effetto tossico; in

genere gli effetti tossici sono acuti e si manifestano in tempi brevi. Quindi l’effetto tossico intacca

l’attività di cellule e enzimi. Una sostanza tossica, introdotta nell’organismo, non per forza

immediatamente produce un danno perché in genere l’organismo è in grado di detossificarla a

livello epatico. In molti casi, per vedere se una persona è stata esposta a dei tossici, si vanno ad

analizzare le urine. C’è quindi una sorta di tolleranza da parte degli individui: tuttavia anziani e

bambini saranno più sensibili. Si individua quindi una dose soglia al di sotto della quale non si ha

alcun effetto. Le sostanze cancerogene hanno attività diversa: si ha una fase di iniziazione e una di

produzione. La prima è quella che crea la prima cellula cancerosa e questa fase ha un

meccanismo di tipo stocastico (probabilistico). La probabilità che una esposizione singola a una

sostanza cancerogena provoca l’iniziazione del processo è correlata alla potenza cancerogena del

prodotto stesso. Se aumenta la dose, aumenta la probabilità che una delle varie molecole riesca a

sviluppare cancerogenesi. La dose soglia non può essere stabilita come per le sostanze tossiche e

siamo costretti a stabilire dei limiti anche per quelle cancerogene ma sono sempre molto bassi.

Come si stabilisce, per le sostanze tossiche, la dose di non effetto? Si basa su studi effettuati su

animali, dove quantità scalari della sostanza sono somministrate a gruppi di animali (in genere

roditori perché hanno meccanismi di metabolismo dei tossici più simili all’uomo) e poi si seguono

nel tempo per vedere gli effetti. Gli effetti possono essere disturbi nell’accrescimento, modificazioni

cliniche, variazioni del tasso di mortalità, alterazioni biochimiche e fisiologiche, influenze negativi

sulla riproduzione e quando accade, eventi cancerogeni. Da questi studi derivano dei valori; uno di

questi è il NEL (no effect level): quantità della sostanza che somministrata per un certo periodo di

tempo a gruppi di animali non produce alcun effetto tra quelli elencati. Il NEL può essere misurato

a due tempi diversi: dopo novanta giorni e vita intera. Questi tempi si devono rapportare all’uomo.

Noi li esprimiamo in dose/kg di peso corporeo. Questi NEL devono essere divisi per dei fattori di

correzione.

NEL/100= ADI (dose giornaliera accettabile): quanta sostanza un essere umano può introdurre

senza avere effetto sulla salute. Un’altra misura di tossicità che non è di non effetto ma di effetto, è

la DL50: dose a cui muore la metà di animali sottoposti a esperimento.

Per ogni sostanza bisogna notare la sua distribuzione nelle matrici: se una sostanza è volatile sarà

prevalentemente in aria. Il tasso di distribuzione nelle matrici serve per distribuire l’adi nelle varie

matrici.

In base alle conoscenze scientifiche disponibili, possono essere definiti tre tipi di ADI: definitiva,

condizionata, temporanea .

LIMITI: Da una decina d’anni c’è un regolamento europeo, reach, che classifica le sostanze

chimiche e tutte le nuove sostanze immesse sul mercato devono essere valutate per la loro

tossicità. I limiti in molti casi non sono riconosciuti o lo sono in analogia con sostanze conosciuta.

Questi limiti, sabiliti su studi tossicologici, devono essere rivisti in base all’epidemiologia. Quando è

possibile avere dei dati epidemiologici può evidenziarsi qualche variazione.

ACQUA

L’acqua è importante per la vita ed è soggetta, sulla superficie terrestre, all’evaporazione, e

successive precipitazioni. Come accumuli di acqua si hanno ghiacciai e laghi. L’acqua è presente

su tutta la biosfera. Si possono individuare vari usi dell’acqua, e tra questi si considerano quelli che

necessitano di un attingimento di acqua dalle fonti in cui si trova a livello planetario. Dove si trova

l’acqua e che tipo di acqua ci serve? Ci serve acqua dolce con basso contenuto salino. Tuttavia

molte riserve di acqua non sono buone per i nostri consumi. Per noi servono le acque superficiali e

profonde. Oggi l’acqua è detta “oro blu” e c’è la tendenza a dire che il possesso dell’acqua è

diventato una fonte di potere. L’accesso all’acqua (fonti utilizzabili non necessariamente potabili)

comporta cambiamenti nel livello di salute di una popolazione. Passando da una percentuale del

44% di un paese che ha accesso all’acqua e ha stato di salute cattivo, la situazione dei paesi

sviluppati è molto migliore. La mancanza di acqua è un determinante di non salute. L’acqua è un

importante veicolo d’infezione: questa sua proprietà è importante dove essa è poco trattata, senza

grandi tutele igienico sanitario. I paesi sottosviluppati hanno un elevato carico di malattie infettive

perché trasmesse da acqua. L’OMS ha stimato che il trattamento di disinfezione dell’acqua è

l’evento che ha prodotto maggiore miglioramento della salute anche più dei vaccini che sono al

secondo posto. Sulla terra abbiamo 1,39 miliardi di metri cubi di acqua: il 3% è dolce, il resto è

salata. Quella dolce è per la maggior parte sotto forma di ghiaccio. Le attività umane hanno

condizionato il ciclo dell’acqua.

- Fabbriche, case e automobili che bruciano combustibili fossili e rilasciano nell’atmosfera

anidride solforica e ossidi di azoto

- Per effetto dell’energia solare queste sostanze reagiscono con l’acqua formando acido

solforico e acido nitrico

- L’acqua acida giunge a terra sotto forma di pioggia: piante e animali vengono gravemente

danneggiati dalle piogge acide

- Terra, aria e acqua sono collegate nel ciclo dell’acqua. non solo le autorità ma anche i

singoli cittadini devono impegnarsi attivamente per ridurre l’inquinamento

Disponibilità idrica:

- Oceani e mari

- Calotte polari e ghiacciai

- Biosfera e atmosfera

- Sottosuolo

- Fiumi e laghi

Si hanno 4 categorie di fonti utilizzabili per uso umano:

- Meteoriche: questa acqua è generalmente pura in quanto deriva dalla condensa delle nubi.

Fanno parte di questa fonte pioggia, grandine ecc. Ha due fonti di inquinamento: Una è

quando scende nell’atmosfera, che può essere carica di sostanze tossiche e acide (piogge

acide). L’altra fonte di inquinamento per l’acqua meteorica sono le superfici di raccolta che

possono essere contaminati da animali e polveri. Questo secondo problema si può

risolvere con l’allontanamento delle prime acque di pioggia.

- Superficiali: insieme alle profonde, sono le fonti più utilizzabili. Fiumi, laghi e bacini

superficiali. Il problema è che non sono acque protette perché ricevono varie fonti

inquinanti. Quando ci sono acque profonde utilizzabili e di buona qualità si usano prima

quelle di queste. In italia c’è stato un impoverimento delle fonti profonde. Se c’è un

eccessivo prelievo di acqua rispetto a quanta ne arriva, si ha questa situazione.

- Sotterranee: si distinguono in due grandi categorie, delle falde o delle vene rocciose.

Possono essere contenute nei terreni sciolti permeabili all’acqua, sedimentari, sedimentati

sul fondo marino o dei fiumi. I terreni sciolti possono essere sabbia, ghiaia e argilla fatta da

silicati di alluminio: quando i silicati si idratano, l’argilla diventa la pasta che conosciamo.

Una volta bagnata è impermeabile all’acqua e nei terreni sciolti si hanno strati di

composizione diversa. Alcuni saranno permeabili e atri argillosi e quindi impermeabili.

L’acqua che scende sottoforma di pioggia incontra il primo strato di terreno che è quello

costituito dalla mineralizzazione delle sostanze organiche. Sotto può incontrare altri strati.

L’acqua cola e arriva allo strato impermeabile e si accumula ma questo strato può avere

una rottura e pendenza e l’acqua trova un altro strato impermeabile e così via. Si ha quindi

una stratificazione di accumuli di acqua che sono le falde. La prima falda che si incontra è

quella freatica o superficiale e quelle successive sono dette falde profonde

indipendentemente dalla distanza dal suolo. L’acqua dalle falde viene presa con dei pozzi.

Ci sono vari modi di scavare pozzi ma sostanzialmente viene fatto un buco circondato da

un tubo. Normalmente dai pozzi l’acqua viene prelevata con delle pompe ma in alcune

condizioni l’acqua è messa in condizioni dinamiche particolari con cui l’acqua esce

spontaneamente. Questi pozzi sono i pozzi artesiani. Ci sono casi in cui uno stesso pozzo

pesca più falde con il rischio che la qualità delle falde superficiale non danneggi la qualità di

quelle più profonde. diversa è la situazione delle vene rocciose: acque che stanno in terreni

rocciosi. La filtrazione di queste acque viene fatta con materiale di piccole dimensioni come

la sabbia che stanno negli interstizi delle rocce. Le acque di vena rocciosa avranno una

qualità e una composizione che dipende dalle rocce in cui si trova. Si parla di vene silicee e

calcaree, anche se una roccia è formata da una grande quantità di sostanze (guarda anche

dispense).

- Marine: ci sono stati che utilizzano l’acqua di mare, la dissalano e la distillano e ne fanno

acqua potabile.

25/11/2015

Le acque destinate all’uomo sono tutte le acque qualunque ne sia l’origine, allo stato in cui si

trovano o dopo trattamento, che siano:

- Fornite al consumo

- Utilizzate da imprese alimentari mediante incorporazione o contatto per la fabbricazione, il

trattamento, la conservazione, l’immissione di prodotti e sostanze destinate al consumo

umano e che possano avere conseguenze per la salubrità del prodotto alimentare finale.

Per i controlli in questo campo si deve far riferimento al D.Lgs 2 febbraio 2001 n.31: disciplina le

acque trattate o non trattate per uso potabile; stabilisce i parametri microbiologici, chimici e di

radioattività ai quali le acque devono sottostare. Introduce la ricerca di E.coli, al posto di quella dei

coliformi e e degli enterococchi al posto degli streptococchi fecali. Contempla la ricerca di

Pseudomonas aeruginosa e il limite è zero: non devono esserci questi batteri in 250 mL di acqua.

Le acque destinato al consumo umano non sono minerali. L’acqua deve essere trasparente,

incolore, senza odori sgradevoli, non deve contenere sostanze tossiche, deve avere una

composizione chimica ben tollerata dall’organismo e non deve veicolare microrganismi patogeni.

L’acqua viene considerata al punto di uscita e quello di entrata dove se ne fa uso. Ci sono

trattamenti durante questo percorso; per arrivare a questo serve un percorso di gestione del

rischio, piano sicurezza dell’acqua, stabilito dall’OMS. Nel 2001 è stato fatto un decreto che

esprime i requisiti di potabilità. Il giudizio di potabilità è comunque complessivo e richiede più

prelievi. Bisogna capire da dove proviene l’acqua, quali sono le caratteristiche del suolo (ispezione

idrologica del suolo), si va a vedere se ci sono fonti di inquinamento nelle zone di ispezione da cui

voglio prelevare l’acqua. Per le acque profonde (ma volendo anche per quelle superficiali) serve lo

studio geologico del suolo. Si seguono 4 parametri :

Organolettici: colore, odore sapore. L’acqua deve essere incolore, inodore e insapore. I colori

spesso derivano dai costituenti del suolo come i Sali di ferro e componenti di clorofilla in caso di

contaminazione vegetale. A volte si hanno colori derivati dalle rocce. Metodo colorimetrico:

riferimento standard platino colbalto. Gli odori erbacei indicano la presenza di residui vegetali in

dissoluzione. Non c’è un modo per misurare l’odore ma si cerca di diluire l’acqua e annusare a 2

temperature: 12 e 25 gradi. L’apprezzamento dell’odore che si ha a temperatura ambiente può

essere tollerato se nella diluizione 1:2 a 12 non si percepisce e in quella 1:3 non si percepisce. I

sapori possono derivare da sostanze chimiche come il ferro. La limpidezza è un parametro

organolettico ma anche fisico: la torbidità di un’acqua può essere originata da varie cause alcune

delle quali non hanno alcun significato dal punto di vista igienico. Si possono distinguere:

TORBIDITA’ PERMANETE, causata da sospensioni di argilla allo stato colloidale o da

precipitazioni di Sali di ferro e manganese. Se supera determinati limiti l’acqua diventa

organoletticamente poco accetta. Si distingue poi una TORBIDITA’ TRANSITORIA causata da

repentine variazioni di portata e di temperatura, in correlazione a periodi di piogge, e un FALSA

TORBIDITA’ in acque che arrivano alla luce sottopressione: è dovuta a minutissime bollicine

gassose che si liberano in breve tempo dopo la raccolta.

- Fisici: temperatura, limpidezza e conducibilità elettrica. La temperatura dell’acqua tende ad

essere uguale a quella dell’ambiente circostante. Se l’acqua è superficiale ha il contatto

principale con l’aria e la temperatura dell’acqua è lievemente superiore a quella dell’aria.

Occorre tenere di conto anche della profondità dell’acqua: l’acqua che è in profondità ha la

temperatura del terreno che le circonda e tale terreno ha varie temperature; il suolo

superficiale risente della temperatura esterna e ha una inerzia termica maggiore e tende ad

avere una temperatura variabile con le stagioni. Invece le acque più profonde, dopo 30 m,

sono acque a temperatura costante. Il suolo che raggiunge questi livelli non risente degli

sbalzi di temperatura esterna. La temperatura di un’acqua profonda viene misurata con

delle sonde con il termometro “a bicchiere”. Sotto la zona della temperatura costante si

possono avere varie tipologie di temperatura: acque fredde e acque termali. La torbidità

presenta particelle in sospensione a cui si può attaccare di tutti: maggiore veicolazione di

microrganismi e sostanze tossiche. La torbidità è data da particelle di argilla allo stato

colloidale, Sali di ferro calcio e manganese (si parla di torbidità permanente). Invece la

torbidità transitoria è causata da repentine variazioni di portata e di temperatura, in

correlazione a periodi di piogge. La falsa torbidità si ha in acque che arrivano alla luce sotto

pressione: è dovuta a minutissime bollicine gassose che si liberano in breve tempo dopo la

raccolta. La conducibilità elettrica è la capacità di portare corrente e dipende dal contenuto

ionico: più la conducibilità è elevata, maggiore è la presenza di ioni. La conducibilità è un

parametro che è in rapporto al contenuto salino delle acque ed ha un comportamento

analogo alla temperatura in relazione al tipo di acqua considerata. Acque profonde e ben

protette presentano, nel tempo, sempre lo stesso valore di conducibilità elettrica, mentre le

acque superficiali sono soggette a repentine e notevoli variazioni, in seguito all’immissione

di componenti estranei. La conducibilità elettrica è importante per la classificazione delle

acque minerali-terapeutiche. Per quanto riguarda la determinazione della conducibilità

elettrica, essa viene effettuata usando conduttimetri con cella ad elettrodi plastinati. Valori

ottimali di conducibilità elettrica dovrebbero oscillare intorno ai 400 microS/cm a 20°C.

- Chimici: presentano 3 gruppi fondamentali. Caratteri normali dell’acqua che non

comportano un danno alla salute, caratteri indesiderati e caratteri tossici. Quelli normali

sono il pH, durezza (in parte) e residuo fisso, che è l’espressione del contenuto salino

totale dell’acqua. il residuo fisso dell’acqua potabile e tra 100 e 500 mg/l; se è o troppo o

poco presente il contenuto salino crea problemi. Si ha acqua oligominerale se è minore di

100 mg/l. Queste acque non fanno male ma sono molto diuretiche. Tra 100 e 500 si parla di

acque medio minerali e al di sopra di 500 si parla di acque minerali propriamente dette con

contenuto salino alto. La durezza è dovuta al contenuto in Sali alcalino terrosi. Le acque

dure hanno alcuni inconvenienti: determinano un consumo maggiore di sapone. Quindi le

acque dure hanno svantaggi di carattere economico più che sanitario. La durezza

dell’acqua si misura in gradi: titolazione fatta considerando o la parte elettrica dell’acqua o

la proprietà delle acque dure di neutralizzare i saponi. I gradi usati sono quelli francesi che

corrispondono ad una certa quantità di bicarbonato di calcio. Per quanto riguarda le

sostanze indesiderabili: queste sostanze sono nitrati, nitriti e ammoniaca, che derivano

spesso dal metabolismo delle proteine. Poi si ha l’idrogeno solforato, che deriva dalle

proteine e del metabolismo delle parti dove ci sono ponti disolfuro che vengono scissi da

batteri anaerobi e da questi ponti si forma l’idrogeno solforato. Ma in certi casi deriva anche

dal sottosuolo. Si hanno poi tensioattivi, composti alogenati. Inoltre c’è ferro, rame, zinco,

fosforo, fluoro e cobalto che sono sostanze che devono esserci ma non devono superare 1

mg/l altrimenti la dose assunta è eccessiva. Si ha anche cloro residuo libero, materie in

sospensione e argento. Per valutare gli indici di inquinamento organico si procede alla

valutazione del contenuto totale di sostanze organiche ossidabili e dei prodotti derivanti

dalla loro degradazione quali: ammoniaca e suoi prodotti di ossidazione biologica (nitriti e

nitrati), fosfato e idrogeno solforato. L’ammoniaca è l’espressione di una decomposizione

in atto di sostanze organiche azotate di origine animale, quindi la sua presenza, anche in

tracce nelle acque profonde, assume un significato sfavorevole a meno che non si possa

dimostrare una sua origine da sostanze organiche vegetali (torba). I nitriti rappresentano

un prodotto intermedio di ossidazione dell’ammoniaca, per cui ne assumono lo stesso

significato; in condizioni ottimali dovrebbero essere assenti, vengono tollerate quantità

molto basse fino a 0,1 mg/I NO2. I nitrati rappresentano l’ultimo stadio del processo di

mineralizzazione delle sostanze azotate; per cui se non sono associati a concentrazioni

significative di ammoniaca e nitriti non hanno alcun valore sfavorevole ma indicano

inquinamento remoto; possono avere un’origine minerale o derivare da scarichi agricoli,

vengono tollerati in quantità discrete nell’acqua (50 mg/l) e hanno azione

metaemoglobinizzante nei neonati. I nitrati si ritrovano anche in alimenti. L’idrogeno

solforato è uno dei prodotti di degradazione putrefattiva delle sostanze organiche

soprattutto di natura proteica; può avere anche una origine minerale e trovarsi associato a

Sali ferrosi in acque batteriologicamente pure provenienti da strati ricchi di solfuri di metalli

alcalino terrosi. La normativa prevede che H2S non debba essere rilevabile

organoletticamente. Un altro indice è la presenza di detergenti (la loro presenza indica

l’avvenuta infiltrazione di scarichi urbani ma anche industriali), che devono essere

degradabili almeno per l’80% quali sono gli alchilsolfonati a catena lineare (LAS) che hanno

sostituito i vecchi detergenti, gli alchilbenzensolfonati (ABS). Per quanto riguarda i

parametri concernenti le sostanze tossiche si hanno: idrocarburi policiclici aromatici,

composti organo clorurati e la loro proprietà oncogena. I composti organo alogenati si

formano durante le fasi di clorazione delle acque e sono il risultato di reazioni chimiche tra il

cloro e gli acidi umici e fulvici che costituiscono l’80% delle sostanze organiche naturali

presenti nelle acque. Il National Cancer Institute nel 1976 pubblicò i risultati dell’azione

cancerogena del cloroformio su ratti e topi; studi epidemiologici successivi dimostrarono

una correlazione tra presenza di trialometani nelle acque e aumento del rischio di cancro a

livello dello stomaco, retto, intestino, esofago, seno. Nelle acque clorate si possono

ritrovare in ordine decrescente di concentrazione i seguenti trialometani: cloroformio,

diclorobromometano, dibromoclorometano, bromoformio (l bromo si produce per azione

ossidante del cloro sui bromuri presenti normalmente nelle acque).

- Batteriologici: analizzare un’acqua dal punto di vista microbiologico significa valutare

qualitativamente e quantitativamente l’eventuale presenza in essa di microrganismi

patogeni di natura batterica e/o virale. Tuttavia, se da una parte il loro rilevamento in

un’acqua è un indice della loro presenza, dall’altra non si può dire che un risultato negativo

deponga sicuramente per la loro assenza.

È necessario distinguere acque nuove e conosciute: le nuove sono quelle che si esaminano per la

prima volta e occorre il rilievo del maggior numero possibile di caratteri e necessitano di esami

successivi in epoche diversi al fine di poter stabilire la costanza o meno di suddetti parametri. Nel

caso di acque già conosciute, gli esami per il controllo della salubrità delle stesse si limitano ai

cosiddetti esami di routine con i quali si controllano pochi caratteri. Ciascun parametro può

assumere valori tali da rendere l’acqua inidonea ma più frequentemente il giudizio di potabilità o

meno nasce dalla conoscenza di tutti i caratteri.

Occorre considerare lo studio del terreno per vedere se ci sono fonti di contaminazione.

I concetti più importanti introdotti dalla legge sono:

-concentrazione massima ammissibile, che rappresenta un livello di rischio a cui l’uomo non può

essere sottoposto nemmeno per un breve periodo di tempo. Pertanto tale valore non deve essere

superato in alcun caso.

- valore guida VG: rappresenta il livello di sicurezza che dovrebbe essere mantenuto

costantemente, ossia è il valore ottimale al quale deve tendere l’Ente preposto alla

potabilizzazione.

Inoltre la legge obbliga sia i gestori degli acquedotti che i servizi pubblici della prevenzione a

controlli periodici delle sorgenti e degli impianti in base al numero degli abitanti serviti.

RICERCA DEI PATOGENI: possono essere presenti con discontinuità negli effluenti e

conseguentemente nei corpi idrici riceventi; inoltre la massiccia presenza di flora contaminante

accessoria interferisce spesso con la reale possibilità di evidenziare i patogeni anche quando essi

sono presenti. Pertanto, a causa della discontinuità della loro presenza e delle difficoltà tecniche

legate al loro isolamento nell’ambiente idrico, la ricerca di questi microrganismi non potrà tanto

avere il significato di controllare la qualità delle acque quanto finalità epidemiologiche, offrendo la

possibilità di individuare uno degli anelli della catena attraverso la quale avviene la diffusione degli

agenti patogeni responsabili delle malattie infettive di origine idrica.

INDICATORI DI CONTAMINAZIONE DA PATOGENI ENTERICI:

Requisiti:

- L’indicatore dovrebbe essere sempre presente quando sono presenti agenti patogeni

- Dovrebbe esistere correlazione fra la quantità di indicatore e la presenza di agenti patogeni

- L’indicatore dovrebbe essere più facile da rilevare e misurare rispetto agli agenti patogeni

Problemi: gli agenti patogeni sono molti e diversi tra loro

- Caratteristiche biologiche

- Resistenza

- Epidemiologia

- Ecologia

E’ necessario studiare attentamente:

- Similitudini fra i vari indicatori ed i patogeni riguardo a resistenza e diffusione

- Le correlazioni fra presenza e quantità di indicatore e presenza di patogeno

- La facilità d’uso

- La rappresentatività verso più tipi di patogeno

MICRORGANISMI (INDICATORI CONTAMINAZIONE MICROBICA DELLE ACQUE)

COLIFORMI: gruppo di indicatori ormai quasi abbandonato. E’ un batterio che ha le caratteristiche

più grossolane simili a quelle dell’E.coli. Se trovo un batterio che proviene dall’intestino umano

nell’acqua, l’indicazione è sulla contaminazione fecale. Questi microrganismi sono appartenenti

alla famiglia delle Enterobactariaceae, sono bacilli gram negativi, fermentano il lattosio con

produzione di gas e acido e rappresentano un gruppo eterogeneo a cui appartengono le specie dei

generi Escherichia, Citrobacter, Enterobacter e Klebsiella.

STREPTOCOCCHI FECALI: cocchi gram positivi e generalmente indicano di più una flora per

animali a sangue caldo. Sono un gruppo omogeneo con varie specie come E.faecalis, E. faecium.

E. faecalis ed E. faecium sono le specie più frequentemente isolate dal tratto gastrointestinale e

quindi la loro presenza nell’ambiente è correlabile con certezza a contaminazione fecale. Gli

enterococchi si identificano come quelle specie incluse nel nuovo genere enterococcus.

CLOSTRIDI SOLFITO-RIDUTTORI E SPORE: servono per vedere un inquinamento remoto.

Supponiamo che ci sia inquinamento intermittente: si cercano le spore di questi microrganismi in

terreni idonei per vedere la loro capacità di ridurre solfito a solfuro. Se l’acqua è contaminata in

maniera intermittente, come quando piove, analizzando l’acqua potrei non trovare E.coli ed

enterococchi ma posso trovare i clostridi (anche se l’acqua è stata contaminata molto tempo

prima). Sono bacilli gram positivi, anaerobi obbligati in grado di ridurre i solfiti in solfuri e sono

mobili per flagelli peritrichi. Producono endospore ovoidali o sferiche che possono deformare o no

il corpo bacillare. Comprendono le specie C. perfigiens e si ritrovano nell’intestino di alcuni animali

compreso l’uomo. Il loro numero delle feci rispetto ai coliformi e agli enterococchi è inferiore in

rapporto rispettivamente di circa 1/100 e 1/10.

CARICA BATTERICA DELL’ACQUA: tutte le acque naturali hanno batteri. Non è indice di

contaminazione ma serve ad indicare la componente microbica dell’acqua. cosa altera la carica

microbica totale? La disinfezione. Ci sono dei limiti di carica dovuti al fatto che si veda che

un’acqua è disinfettata. La carica microbica totale è data dai batteri emersi da piastre in doppio:

una a 22 gradi e una a 36. Quella a 22 gradi mostra i microrganismi ambientali, mentre in quella a

37 gradi ci crescono più facilmente i batteri mesofili, adattati a 37 gradi dell’organismo umano. La

carica batterica totale indica il numero di batteri. Si ottiene seminando 1 mL di acqua in una piastra

agar, poi si mescolano agar ed acqua ad una temperatura tale da non uccidere i batteri (poco

superiore a quella di solidificazione), poi si contano le colonie dopo l’incubazione a due

temperature:

- 22°C: microrganismi di origine ambientale

- 36°C: microrganismi di origine umana o animale.

Il dato si ricava in scala logaritmica in modo tale da avvicinarsi ad una distribuzione normale e fare

analisi statistiche.

SALMONELLE: La presenza di salmonelle nell’acqua non ha il significato della presenza di

escherichia coli. Questa analisi ha meno sensibilità perché la salmonella è più labile nell’ambiente

e muore facilmente. Le salmonelle quindi si ricercano ma la loro presenza è sufficiente per dire che

l’acqua è a rischio. Sono bacilli gram negativi, appartengono alla famiglia delle

Enterobacteriaceae, fermentano il glucosio e producono idrogeno solforato. La loro presenza

nell’ambiente indica l’esistenza di una contaminazione fecale primaria (immissione diretta di acqua

di scarico) o secondaria (dilavamento di suoli). E’ stato stimato che l’1% della popolazione umana

e animale è portatrice di salmonelle.

26/11/2015

PSEUDOMONAS AERUGINOSA: germe ambientale; ha la caratteristica di colonizzare i sistemi

idrici attraverso la costituzione del biofilm (infatti è uno dei principali componenti del biofilm). È

gram negativo, diffuso anche nelle feci, è anche un indicatore di scarichi. È un microrganismo

opportunista, può infettare le ferite, oppure con inalazione di aerosol contaminato può dare

infezioni ai seni nasali di una certa gravità. Il fatto di trovarlo in condutture, significa che il

trattamento compiuto non è efficace; servono trattamenti drastici come calore. La sua presenza è

quindi indice di inefficaci trattamenti di potabilizzazione. E’ diffuso nel suolo, nell’acqua, nell’aria

ma anche nelle feci. La presenza di questo microrganismo non è legata a quella dei più usuali

indicatori di inquinamento fecale. Ha la capacità di proliferare in mezzi minimi e il fattore che

determina il potere del patogeno è la sua resistenza ad un grande numero di antibiotici , antisettici

e disinfettanti.

STAPHYLOCOCCUS AUREUS: gram positivo con una grande frequenza di portatori nasali. È

anche presente sulla cute del capo, sugli abiti a contatto sulla cute: indica quindi contaminazione

da presenza dell’uomo. Si trova infatti in zone con grandi concentrazioni di persone. Si trova anche

in ambienti non ben puliti. Appartienealla famiglia delle Micrococcaceae ed è l’unica specie

patogena per l’uomo con una frequenza di portatori nasali di circa il 20%. La presenza degli

stafilococchi patogeni rivela scadenti condizioni igieniche dell’ambiente di produzione e degli

impianti e può inoltre essere causa di contaminazione degli alimenti che possono favorire la loro

riproduzione.

INDICATORI E IL LORO SIGNIFICATO

CARICA BATTERICA: indica lo stato microbico generale dell’acqua.

COLIFORMI TOTALI: non possono essere considerati indicatori di contaminazione di sicura origine

fecale; utili come indicatori dell’integrità delle reti idriche.

COLIFORMI FECALI: Rappresentano dei buoni indicatori di contaminazione fecale in atto e

indicano una contaminazione in prevalenza di origine umana.

ENTEROCOCCHI: rappresentano dei buoni indicatori di contaminazione fecale recente e

dell’efficienza dei trattamenti di potabilizzazione delle acque. Indicano una contaminazione in

prevalenza di origine animale.

CLOSTRIDI: la presenza di spore e/o forme vegetative può fornire indicazione di inquinamento

remoto o intermittente e risulta quindi utile, accanto ai classici indicatori di contaminazione fecale,ai

fini del controllo dello stato igienico-sanitario delle acque potabili e delle condizioni delle reti

idriche.

D.Lgs. 2 febbraio 2001 n.31

Disciplina tutte le acque trattate e non trattate per uso potabile destinate all’utilizzo per cibi,

bevande, o altri usi domestici e industriali, fornite per mezzo di reti di distribuzione, cisterne

bottiglie o contenitori di varia specie, con l’intento di garantirne la salubrità e la pulizia a tutela della

salute del consumatore.

Stabilisce i parametri microbiologici, chimici e di radioattività a cui le acque devono mostrarsi

conformi.

Abolisce alcuni parametri perché ritenuti poco indicativi e ne introduce altri. In particolare, in

relazione ai parametri microbiologici:

- Introduce la ricerca di Escherichia coli

- Prevede la ricerca degli enterococchi e non degli streptococchi fecali

- Contempla la ricerca di Pseudomonas Aeruginosa

VALORI DI PARAMETRO

Per i microrganismi presi in considerazione precedentemente, il valore di parametro è 0 in 250 ml

di acqua. quindi non ci devono essere. Diverso è il discorso per la carica microbica totale perché,

come abbiamo visto, presentano una certa concentrazione di microrganismi.

Frequenza dei controlli e tipi di controlli da fare sull’acqua destinata al consumo umano. L’acqua

viene fornita da aziende che provvedono al prelievo o acquedotti. Se l’acquedotto da acqua fino a

500 persone non c’è bisogno di controllo frequente ma vengono fatti controlli ogni tanto ad opera

del gestore. Il numero dei controlli si basa sulle persone perché si basa sulla mole di acqua fornita

ad ogni persona. La legge dice che si deve tenere sotto controllo la popolazione che si serve

dell’acquedotto. Quanto più è grande la popolazione, tanto più frequenti dovranno essere i controlli

da parte della ASL. Il controllo minimo prevede la ricerca degli indicatori classici alle due

temperature dette precedentemente

- Sotto i 500 abitanti: controlli a discrezione

- Tra i 500 e i 5000 abitanti: controlli minimi 6 volte l’anno

- Tra i 5000 e i 10000 abitanti: controlli minimi 12 volte l’anno (in cui 6 sono i controlli minimi

+ carica microbica e gli altri 6 sono per i clostridi)

- Oltre un milione di abitanti: controlli ogni giorno.

Vi sono anche controlli accessori che si fanno occasionalmente: non sono obbligatori, si fanno solo

se ritenuti utili. In base ai valori di questi parametri progressivamente peggiori, si classificano le

acque in 4 classi: A1, A2, A3 e A4. Le acque A1 sono le più pure e le A4 non sono potabilizzabili.

TRATTAMENTI

L’acqua difficilmente si trova già potabile. L’acqua potabile è SEMPRE trattata. La complessità di

questo trattamento dipende dal tipo di acqua che abbiamo. C’è una legge per le acque superficiali

da adibire a scopo potabile in cui esse sono divise in 4 classi, A1 A2 A3 A4: le a1 sono le più pulite

e a4 più sporche, che non possono essere potabilizzate. Mano a mano che aumenta

l’inquinamento devono esser fatti trattamenti sempre più spinti. I trattamenti di potabilizzazione

sono a volte detti correzione di caratteri. Ci sono trattamenti che agiscono su più fronti e compiono

più correzioni. Il primo che si fa, solitamente, è la chiarificazione dell’acqua, ovvero l’abbattimento

della torbidità. Si fa con dei sistemi abbastanza antichi:ci sono filtri detti “a sabbia” che sono grandi

vasche riempiti di sabbia e granulometria decrescente dal basso verso l’alto. Sulla superficie di

queste vasche su cui è posta la sabbia, si immette l’acqua che percorre il filtro. C’è una

depurazione simile a quella che avviene in un terreno sabbioso ma ci sono due modalità: filtri lenti

o inglesi e filtri rapidi o americani. Una superficie solida, a contatto con l’acqua, forma biofilm,

pellicola biologica (caso di filtrazione lenta). in questo caso aumenta la filtrazione: si forma un

ecosistema fatto da batteri, alghe ecc che contribuisce a mineralizzare la sostanza organica. I filtri

lenti si usano per piccoli impianti ma negli acquedotti no: i filtri rapidi prendono l’acqua in arrivo che

viene addizionata con flocculanti (ad esempio l’alluminio): in acqua si ha idrossido di alluminio. La

parte portata al filtro a sabbia con granulometria più grossa: i fiocchi si sedimentano sulla

superficie formando una pellicola chimica che opera migliore filtrazione. Si possono poi avere

deferrizzazione o demanganizzazione. Poi c’è l’addolcimento, ovvero la riduzione di durezza e si

tratta di allontanare calcio e magnesio.

FILTRAZIONE A CARBONE ATTIVO: utile per l’eliminazione delle sostanze organiche dall’acqua.

ciò aumenta l’efficacia della disinfezione perché se i disinfettanti trovano sostanza organi, si

formano composti secondari e i disinfettanti vengono disattivati.

DISINFEZIONE DELL’ACQUA

I caratteri dell’acqua possono essere corretti con molti sistemi, ma per l’acqua adibita al consumo

umano, la cosa più importante è la disinfezione, uccisione di microrganismi patogeni. La

disinfezione si compie con vari sistemi: il composto più usato è il cloro. La clorazione delle acque si

esegue con cloro gassoso (l’attività disinfettante è svolta dall’ipoclorito, che si scinde in H e ione

ipoclorito e questo da disinfezione a livello dell’acqua). lo stesso ione è prodotto dagli ipocloriti

dove rimane sempre come elemento attivo della disinfezione lo ione ipoclorito (cloro attivo).lo

stesso si ritrova anche in cloramine, che si formano introducendo ione ipoclorito o acido ipocloroso

in presenza di ammoniaca che si lega al cloro formano, se una sola molecola, monocloramina, se

sono due, dicloramina, se sono 3, tricloramina. La formazione delle cloramine determina una

perdita di attività del cloro, ma mentre la triclorammina non ha attività disinfettante, le altre due si.

Cloro attivo libero e combinato: importante differenza. Se c’è ammoniaca o sostanza organica, il

cloro ci si lega prima di altre cose. Con questo legame, il cloro produce composti secondari che

vengono detti cloro derivato organici e hanno odori sgradevoli e azioni mutagene. Occorre quindi

o ridurre la sostanza organica in partenza (carbone attivo) oppure far avvenire delle reazioni che

inattivino i composti secondari. Tutto ciò si ottiene con una saturazione di questi composti con l’uso

del cloro (cloramine).

PRINCIPALI DISINFETTANTI: l’ozono è fortemente ossidante che viene formato in natura quando

si hanno scariche elettriche in aria secca. Altre fonti di ozono sono le reazioni fotochimiche

dell’ossigeno dell’aria tipico dell’inquinamento atmosferico. L’ozono è molto instabile e un gas

tossico. Anche se l’acqua è disinfettata con ozono, vengono prodotti composti secondari diversi da

quelli che venivano prodotti con il cloro e alcuni sono nocivi come alcune aldeidi.

I raggi ultravioletti non formano sostanze tossiche nell’acqua ma presentano criticità: non essendo

penetranti disinfettano bene l’acqua limpida e per pochi centimetri.

ACQUE DI SORGENTE E MINERALI: quelle di sorgente sono acque da tavola, quindi acque da

bere. Sono di buona qualità che non necessitano di trattamenti chimici anche se devono rispettare

dei parametri e si vendono in bottiglia. Invece l’acqua minerale è considerata un “farmaco”. Le

acque minerali si chiamano minerali e naturali perché hanno l’autorizzazione come acque

mediche. Non sono quindi acque da tavola ma medicamentose. Il fatto che siano autorizzate

implica un controllo estremo, vengono trattate come alimenti da un punto di vista igienico-sanitario.

Non possono inoltre subire alcun tipo di trattamento. Le loro caratteristiche chimiche e

microbiologiche devono rimanere inalterate nel tempo.

Le ricerche dei patogeni devono essere fatte solo quando si notano particolari criticità.

DECRETO LEGISLATIVO 4 AGOSTO 1999, NUMERO 339

Acqua sorgente: acque destinate al consumo umano, allo stato naturale e imbottigliate alla

sorgente che, avendo origine da una falda o da un giacimento, provengano da una sorgente con

una o più emergenza naturali perforate.

Le caratteristiche delle acque di sorgente sono valutate sulla base dei seguenti criteri:

- Geologico e idrogeologico

- Organolettico, fisico, fisico-chimico, e chimico

- Microbiologico

30/11/2015

Un altro tipo di acqua posto sotto normativa sanitaria sono le acque di balneazione. La normativa è

stata recentemente modificata in maniera importante, perché adesso, come principio

fondamentale, ci si basa non più sulla valutazione di parametri anche chimici ma su due parametri

microbiologi che sono l’escherichia coli e gli enterococchi. Ci sono delle classi di qualità. La nuova

normativa stabilisce una classificazione di queste acque in 4 categorie: eccellente, buona,

sufficiente e scarsa. Le prime tre sono acque balneabili, mentre nella categoria scarsa le acqua

non sono balneabili. La classificazione deriva da una serie storica di campionamenti di almeno 5

anni in base ai quali, se non si supera il 95 esimo percentile, si rimane nella categoria migliore.

Questi prelievi sono fatti durante la stagione balneare (maggio-ottobre) e vengono fatti per aree

omogenee: zone nella costa dove si riconoscono le stesse condizioni tenendo conto delle aree a

maggior rischio di contaminazione. La foce di un fiume, una area vicino a una zona portuale

saranno più rischiose di aree al di fuori delle zone abitati e ci saranno prelievi più ravvicinati.

Questi prelievi possono anche dar luogo a dei divieti temporanei di balneazione.

La legge precedente prevedeva di fare prelievi più fitti senza tener conto delle aree a maggior

rischio e prevedeva di fare i prelievi lontano dalle mareggiate (almeno 3 giorni dopo il maltempo).

Questo impediva di mettere in evidenza episodi di inquinamento di breve durata dovuto alla

piovosità. Con la nuova legge, il prelievo deve esser fatto quando è stato stabilito

indipendentemente dalle condizioni atmosferiche.

Cosa accade alle acque utilizzate? I reflui sono rappresentati dall’acqua scaricata dai vari tipi di

utilizzi. Si dividono in reflui civili, industriali e agricoli. Consideriamo prima i reflui civili. La

concentrazione del liquame dipende dalla quantità di acqua usata per lo scarico; all’aumentare

della concentrazione del liquame aumenta il pH. Si ha poi un parametro BOD, richiesa di ossigeno

biochimico. La sostanza organica biodegradabile viene bi ossidata dai microrganismi presenti nel

liquame e nell’acqua. i microrganismi ossidano la sostanza organica trasformandola in acqua,

solfati, nitrati, fosfati, quindi sostanze mineralizzate e ossidate a patto che ci sia ossigeno.

All’aumentare della concentrazione del liquame, il BOD aumenta. Diverso significato ha il COD,

richiesa chimica di ossigeno, quantità di ossigeno che serve al dicromato di potasso per ossidare

le sostanze presenti nei liquami. L’ossidazione chimica ossida tutte le sostanze ossidabili e non

solo quelle degradabili quindi solitamente il COD è maggiore del BOD. Il parametro successivo è il

rapporto BOD/COD che aumenta nei liquami di minore concentrazione. Questo rapporto da una

misura della biodegradabilità del liquame. Il fosforo totale deriva dalle proteine, i cloruri che

derivano dalle urine principalmente e poi una serie di sostanze, in particolare sostanze solide

sospese o sedimentabili. Sono particelle o molto fini o più consistenti che tendono a sedimentare.

tutti questi parametri sono quelli usati per definire la concentrazione del liquame e per vedere

come il liquame viene depurati.

Gli scarichi industriali invece non sono solo composti dalla sostanza organica. Per uno scarico

industriale si può stabilire l’abitante equivalente: si fa un paragone a quante persone corrisponde

uno scarico industriale.

La parte che non può essere trattata come sostanza organica deve essere separata prima dello

scarico all’esterno. Questi scarichi vengono immessi nelle fognature, rete di canali che trasporta i

reflui. Le fognature possono essere statiche, che sono le fosse settiche, separate e miste. L’uso di

fognature miste è considerato poco adatto. Le acque bianche (piogge) e nere vengono separate.

C’è da ricordare però che difficilmente un sistema separato ha una separazione assoluta, questo

perché le reti non sono a tenuta stagna e ci possono essere penetrazioni dall’esterno o fuoriuscite

di liquami.

Qual è il destino di questi liquami? Consideriamo le acque nere. Ci sono sostanze organiche

derivanti da feci, urine e lavaggi, ci saranno anche tensioattivi, microrganismi che derivano dalle

feci o dai lavaggi. Il liquame viene portato al punto dove avviene il suo trattamento; gli impianti di

trattamento sono caratterizzati dalla riproduzione artificiale di processi che avvengono

normalmente in natura, come degradazione aerobia della sostanza organica. Se la sostanza

organica è in carenza di ossigeno, non vengono fatte le reazioni ma partono quelle anaerobie.

Quello anaerobio è un processo lungo, non completa la mineralizzazione della sostanza organica.

I sistemi più usati sono quelli ossidativi, quelli dove si instaurano reazioni aerobiche. Variando la

presenza di ossigeno si decide se far partire un metabolismo aerobioo o anaerobio; tuttavia se un

liquame ha iniziato metabolismo anaerobio, sarà difficile ritornare a quello aerobio perché

dovremmo cedere ossigeno anche per contrastare la formazione dei prodotti ridotti.

IMPIANTO DI DEPURAZIONE DI LIQUAMI URBANI: si fa arrivare il liquame e poi si ha il

sollevamento a livello del suolo. Nel liquame ci possono anche essere solidi grossolani come

plastica, stoffa. Quindi dopo il sollevamento c’è una prima grigliatura di ferro che ha delle maglie

fini in modo da trattenere questi oggetti. Le griglie sono periodicamente pulite da pettini automatici

che fanno cadere il materiale grossolano in dei contenitori portati poi allo smaltimento dei rifiuti

solidi. Queste sostanze possono anche essere messe nel trituratore per poi ricadere nel liquame.

Ci sono più griglie: possono essere molto sottili. Il liquame poi è immesso nella vasca di

sedimentazione primaria (prima ci può essere un dissabbiatore). È in genere rotonda in cui il

liquame viene rallentato. Con lo stesso meccanismo di rallentamento si cerca di far riaffiorare gli

oli. L’allontanamento degli oli è la disolea tura. Gli oli sono un problema perché possono impedire

l’instaurarsi dei fenomeni aerobi. Il liquame viene rallentato, le particelle solide precipitano e il

liquame tende a uscire dalla vasca chiarificato. A questo punto una parte consistente della

sostanza organica e dei microrganismi se ne sono andati. Si fa poi intervenire il trattamento

biologico- ossidativo. Si ha la biomassa aerobia presente nel liquame in due modi diversi:

biomassa adesa ad un substrato o biomassa sospesa. Quella adesa si forma come il biofilm:

pellicola biologica sopra qualcosa di solido (come un disco rotante) e il liquame ci scorre sopra:

nel mentre i microrganismi depurano il liquame. La biomassa sospesa invece avviene quando il

liquame viene areato con insufflatori di aria e tengono in agitazione il liquame. Il fango attivo è

costituito da sostanza organica, batteri e protozoi che collabora in questo metabolismo ossidato.

La parte fondamentale del fango attivo è il fiocco di fango, fatto da sostanza organica tenuta

insieme da filamenti di batteri che prendono il nome di stroma. L’aria ossigena queste vasche, ma

dopo lo stazionamento in esse, il liquame tende a portarsi verso l’uscita e va in una seconda vasca

di sedimentazione secondaria dove si divide in una parte sedimentata che è il fango secondario e

una parte più limpida che è l’effluente secondario. I fanghi secondari sono fanghi attivi

sedimentati: devono essere smaltiti ma in parte vengono riciclati, quindi vengono rimandati agli

inizi della vasca di aerazione per dare l’avvio ad altri fanghi attivi (sono quindi fanghi di ricircolo).

L’effluente del liquido della vasca di sedimentazione secondaria è un liquame che ha già subito

depurazione importante meno che dei microrganismi che rimangono presenti.

Degli studi fatti hanno dimostrato che al centro dell’ecosistema fango attivo ci sono i protozoi che

hanno azione di predazione del fango che li rende importanti. Si da un giudizio alla quantità del

fango in base a quale è la dominanza di protozoi. I protozoi ciliati sono presenti in maggioranza nei

fanghi buoni, in particolari i sessibili e mobili di fondo, meno presenti i natanti. Un buon fango deve

essere sedimentabile.

Quali sono le caratteristiche che influiscono sul buon funzionamento del fango attivo? Il fango

attivo è un ecosistema. In primis agisce la temperatura: per avere accrescimento e metabolismo

batterico la temperatura mesofila è quella migliore (30°C). il pH deve essere intorno alla neutralità

e leggermente alcalino ma non acido. Può accadere che per uno sversamento di qualche sostanza

industriale: l’arrivo di acido al depuratore può uccidere la biomassa al depuratore. Questo vale

anche per le sostanze tossiche. Il carico organico è strettamente correlato con la quantità di

nutrienti. Se il COD è alto rispetto al BOD ci possono essere sostanze tossiche inorganiche o non

biodegradabili che determinano il blocco dell’attività di depurazione. Un altr fattore è il tenore di

ossigeno: se l’ossigeno è troppo si formano pochi batteri filamentosi e pochi liberi e non ha un

fiocco ben sedimentato ma una polverina. Se ce n’è troppo poco si ha rigonfiamento del fango,

dove si formano molti batteri dello stroma e si hanno schiume sopra la superficie delle vasche.

La clorazione dei liquami si fa al liquame che esce dal depuratore ed è indicata soprattutto quando

il corso d’acqua finisce in mare. Non si devono formare composti tossici, sottoprodotti secondari

tossici.

Nella fossa settica ha il metabolismo anaerobio.

I fanghi primari sono ricchi d’acqua, putrescibili. I liquami secondari sono la biomassa prodotta

sedimentata nella vasca di sedimentazione secondaria. Una parte dei fanghi secondari viene

recuperata. Il fango può essere sottoposto a due trattamenti: aerobio e anaerobio. Il fango è

LIQUIDO molto torbido e può essere immesso in vasche di ossidazione dove viene fortemente

areato. Questa reazione fa in modo che i microrganismi aerobi accelerino le loro attività di

ossidazione ed è un fango che è ossidato. Sarà anche ricco di nitrati, fosfati e sostanze ossidate. I

processi anaerobi sono ottenuti mettendo i fanghi in strutture dove si creano condizioni

anaerobiche definite digestori. Il fango viene lasciato in tempo lungo e durante questo si produce

biogas che può essere recuperato. Dopo questa fase, bisogna passare alla sua disidratazione: il

fango è torbido ma liquido, e deve essere tolta l’acqua. negli impianti vecchi si usano letti di

spandimento: la parte liquida filtra e quella solida rimane in superficie. Negli impianti nuovi la

disidratazione si fa per centrifugazione o si usa la fitropressa dove il fango è fatto passare tra due

strisce di tessuto filtrante e con dei rulli viene spremuto. Il fango disidratato ha l’aspetto di terriccio.

(..)

I trattamenti terziari sono rappresentati dalla defosfatazione e de nitratazione. Si ottiene questo

negli impianti a ossidazione totale dove si fa avvenire ossidazione per tempi molto lunghi. Un altro

tipo di trattamento terziario è la disinfezione, con cloro, ozono e in casi adatti con le radiazioni

ultraviolette, la carenza di acqua che si ha oggi fa in modo che in molti casi si riusino i reflui per

l’irrigazione di campi e giardini o per l’industria come fonte di acqua di raffreddamento.

2/12/2015

ARIA

Dopo la rivoluzione industriale si sono verificati fenomeni evidenti di inquinamento e una

aumentata mortalità. Il caso preso in considerazione fu quello di Londra dal f all’8 dicembre del

1952, The Great Smog of London. Se al suolo la temperatura è più bassa rispetto agli strati

superiori, l’aria non si disperde al livello del suolo. Questo, insieme all’apporto inquinante provocò

questo e in una settimana morirono 4000 persone. Attualmente è difficile che si ripeta una

situazione simile a quella di Londra.

Nella prima settimana del dicembre 1952, una nebbia densa e maleodorante invase Londra. Era

stato un inverno rigido e la gente aveva bruciato quantità enormi di carbone per scaldarsi,

causando l’emissione di sostanze inquinanti nell’atmosfera. Tra il 4 il 9 dicembre, a causa di una

inversione termica (fenomeno meteorologico per cui la temperatura dell’aria, anziché diminuire al

crescere dell’altitudine tende ad aumentare) tali sostanze si trovarono intrappolate sopra la città

senza la possibilità di salire e disperdersi. In quella settimana la mortalità aumentò di 2,6 volte

rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e i decessi per insufficienza respiratoria crebbero

di 9,3 volte. Dopo il 1952 tutti presero coscienza dell’inquinamento. L’inquinamento è definito come

ogni modificazione della normale composizione chimica o dello stato fisico dell’aria dovuta alla

presenza di una o più sostanze, in quantità e con caratteristiche tali da alterare la salubrità e da

costituire pericolo per la salute pubblica. La maggior fonte d’inquinamento atmosferico nei centri

urbani è costituita dal traffico veicolare, mentre in misura minore contribuiscono il riscaldamento

degli insediamenti civili e le emissioni delle zone industriali.

L’aria è una miscela di gas che circonda la Terra, costituita dal 78% di azoto, 21% di ossigeno e da

altri gas in quantità inferiore. Nella troposfera (10 km dal suolo) si formano fenomeni metereologici

quindi è lo strato dell’atmosfera che più ci interessa. La stratosfera si trova al di sopra della

troposfera fino a 150.000 metri, e funge da filtro per la radiazione ultravioletta cancerogena per la

cute. La temperatura di queste zone è variabile: a livello del suolo è vicina alla temperatura della

crosta terrestre. L’aria a contatto con il suolo tende a salire e mano a mano che sale la

temperatura scende. Il vapore acqueo che deriva dall’evaporazione delle acque superficiali e del

suolo sale fino ad incontrare strati di aria fredda dove condensa. A temperature maggiori, l’aria

contiene più vapore. L’umidità massima dipende dalla temperatura, invece quella assoluta è quella

realmente presente e se viene rapportata con l’umidità massima si ottiene quella relativa.

INQUINAMENTO ATMOSFERICO

L’Inquinamento atmosferico può essere antropico o naturale. Quello antropico è chimico e chimico-

fisico e comprende:

- Combustione per il riscaldamento

- Processi industriali

- Utilizzo veicoli a motore

Quello naturale invece comprende:

- Pollini allergici

- Infestazioni varie

- Esalazioni naturali

- Emanazioni vuclaniche.

EFFETTI DEL CLIMA SULL’INQUINAMENTO: riguardano lo smog; una volta che gli inquinanti

sono trattenuti al suolo ci possono essere due tipi di smog e qui prende importanza l’irraggiamento

solare: quando esso è forte, si creano reazioni fotochimiche nell’atmosferica. Quindi abbiamo, oltre

ad uno smog fotochimico, in cui si formano sostanze ossidate come l’ozono. C’è poi lo smog

riducente, in cui prevalgono anidride solforosa e solforica e gli ossidi di azoto che formano gli acidi

corrispondenti. Quindi è smog acido che determina il problema delle piogge acide.

EFFETTI INQUINANTI SUL CLIMA: L’effetto serra contribuisce a non disperdere il calore

sviluppato sul pianeta. L’ozono è un filtro per i raggi ultravioletti, ma la sua rarefazione determina

un buco ed maggior irraggiamento UV. L’effetto frigorifero si ha quando si ha un eccesso di

pulviscolo che impedisce alle radiazioni solari di entrare. La somma di queste cose porta ad un

cambiamento climatico.

PRINCIPALI INQUINANTI ATMOSFERICI IN AMBITO URBANO: si fa una divisione in inquinanti

convenzionali e non convenzionali. I primi sono stati per primi studiati e posti nelle leggi. Alcuni

esempi sono: biossido di zolfo, monossido di carbonio, biossido di azoto, particolato totale sospeso

e ozono. I secondi sono entrati più tardi nelle leggi e sono: polveri fini, benzene, idrocarburi

aromatici policiclici. Inoltre gli inquinanti atmosferici possono essere primari e secondari. I primi

sono buttati nell’atmosfera da fonti di inquinamento e sono biossido di zolfo, monossido di carbonio

ecc. Quelli secondari invece si formano grazie a delle reazioni avvenute in atmosfera; le sostanze

come ozono e biossido di azoto sono solo degli esempi, ma ci sono moltissimi composti secondari

e radicali liberi che sono reattivi e responsabili di danni alla salute.

COMPOSIZIONE NORMALE DELL’ARIA: l’aria è composta principalmente da azoto, ossigeno,

gas nobili, anidride carbonica (0,3 per mille). I composti normali presenti nell’aria naturalmente non

superano una 50ina. Altri sono di origine non naturali, come:


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AUTORE

chiarabt

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DETTAGLI
Esame: Igiene
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze biologiche e molecolari
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiarabt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Carducci Annalaura.

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