Igiene
PROGRAMMA: Definizione e scopi dell'Igiene. Definizione di salute. Le diseguaglianze nella salute.
Principali fattori che condizionano il passaggio dalla salute alla malattia: fattori attinenti
all'ambiente fisico, biologico, sociale e al comportamento personale. Nozioni di demografia e di
epidemiologia generale. Le più importanti misure in epidemiologia. (Gli indicatori sanitari positivi
e negativi). Il fattore di rischio. Epidemiologia delle malattie infettive: sorgenti di infezione,
modalità di trasmissione dei germi patogeni. La prevenzione primaria, secondaria e terziaria delle
malattie. Come il nostro organismo si difende dalle infezioni; le difese immunitarie. La profilassi
delle malattie infettive: misure rivolte al malato, alle modalità di trasmissione e di
immunoprofilassi. Le vaccinazioni obbligatorie e consigliate. Dalla prevenzione all'educazione alla
salute. L'educazione sanitaria con particolare riferimento all'età evolutiva. Generalità su alcune
malattie dell'età evolutiva: le malattie esantematiche, meningite, gastroenteriti acute. Alcune
malattie infettive da errati stili di vita: AIDS, Epatite B, Epatite C. Epidemiologia e prevenzione di
alcune malattie cronico-degenerative di maggior interesse sociale (tumori, malattie
cardiovascolari, diabete). (Igiene dell'ambiente: principali fonti di inquinamento dell'aria e
dell'acqua e riflessi sulla salute). Igiene della scuola. Alcune patologie importanti in età scolare
(paramorfismi, allergie, miopie, carie). Igiene della nutrizione: malnutrizione da carenza e da
eccesso di principi nutritivi, educazione alimentare, BMI, piramide alimentare. Promozione
dell'attività fisica. Igiene degli alimenti: rischio infettivo e chimico derivato dal consumo di
alimenti. (Nozioni di sanità pubblica: L'organizzazione sanitaria internazionale. Il Servizio
Sanitario Nazionale).
DEFINIZIONE E SCOPI DELL’IGIENE
Il termine igiene deriva dal greco “ ” Igea, figura mitologica Ellenica (e poi adottata dalla
γιεινός
cultura romana), figlia di Asclepio (venerato come nume della medicina), dapprima
personificazione della salute sia fisica che spirituale, poi venerata come la dea alla quale si
rivolgevano gli antichi per chiedere protezione dalle malattie. Igea veniva associata alla
prevenzione delle malattie e al mantenimento dello stato di salute.
Dal punto di vista letterale e anche concettuale, la disciplina assume significati connessi alla
tutela e promozione della salute. Dal mondo classico ad oggi l’idea stessa di salute ha assunto
significati e contesti diversi, fino a quello attuale, fondata sul rigore scientifico, la disponibilità di
tecnologie avanzate ed il loro utilizzo fondato sul concetto di efficacia ed efficienza.
Nel corso del tempo, il termine Igiene ha assunto anche significati associati a finalità di polizia
sanitaria ed a tutti quelli interventi necessari per il controllo delle epidemie e la protezione delle
comunità.
Oggi la parola Igiene continua una tradizione, prevalentemente italiana e tedesca sebbene l’ambito
di azione e gli strumenti metodologici siano meglio rappresentati dal termine anglosassone “Public
Health Sciences”, scienze della salute pubblica, o il termine francese “Sciences de la Santé
Publique”. L’igiene è maggiormente finalizzata alla prevenzione, alla tutela e alla promozione della
salute, piuttosto che alla diagnosi e alla cura della malattia. A differenza delle discipline cliniche,
potrebbe anche essere considerata come quella parte della medicina che pone attenzione al
soggetto “sano”, al mantenimento della salute e prevenzione, piuttosto che al malato, alla
diagnosi e alla terapia. Inoltre, un ulteriore elemento tipico dell’Igiene è proprio la maggiore
attenzione alla collettività e ai gruppi di popolazione, piuttosto che al singolo individuo e allo
E’ la disciplina che ha come obiettivo la sicurezza sanitaria delle
specifico caso clinico.
popolazioni.
Si realizza attraverso l’identificazione e misura dei fattori di rischio, la progettazione e la
realizzazione di interventi di prevenzione, l’organizzazione e la gestione delle strutture sanitarie.
DEFINIZIONE DI SALUTE
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, fondata il 7 Aprile 1948, nella propria costituzione, ha
definito la salute come un completo stato di benessere fisico, psichico e sociale e non solamente
assenza di malattia o di infermità. La salute viene definita come un diritto di tutti i cittadini,
indipendentemente dalla loro età, sesso, razza, convinzioni religiose e politiche, livello sociale ed
economico ed ha quindi una valenza positiva a contrario di molti secoli fa in cui veniva
tradizionalmente considerata “in negativo” come assenza di malattia. Secondo l’articolo 32 della
Costituzione italiana, “La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e
interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”. “Nessuno può essere obbligato
a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. “La legge non può in
nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Dal punto di vista epidemiologico è opportuno considerare la continuità esistente nel passaggio
tra salute e malattia. Questa progressione pone le basi per la definizione di gruppi a rischio e apre
nuove opportunità per interventi di prevenzione mirati e precoci. Il concetto di rischio assume un
ruolo fondamentale, inteso come misura della probabilità che si verifichi un evento negativo per la
salute.
Il passaggio dalla salute alla malattia va visto come una “variabile continua”. La prevenzione tende
ad essere tanto più efficace quanto più è precoce.
La tutela e la promozione della salute impongono una formazione competente e consapevole sulle
cause e meccanismi di malattia. Un intervento efficace di educazione alla salute si fonda su solide
basi essenziali.
Tanto più l’intervento di promozione della salute si potrà avvantaggiare di figure e professionalità
non mediche ed esterne al contesto sanitario, tanto più potrà diffondersi nella popolazione,
superare gli effetti barriera, e conseguire risultati misurabili e successi, ma tanto più diverrà
indispensabile presupporre la corretta formazione dei formatori, assicurarsi quindi che le
conoscenze essenziali sulla patologia siano acquisite.
Nel logo della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica vi è l’espressione
Rerum conoscere causas, poiché la prevenzione si fonda sulla conoscenza delle cause. Anzi,
questo cardine vale anche “in positivo”, per cui si potrebbe parlare non solo di modelli di malattia,
ma anche di “modelli di salute”.
I modelli sono categorie concettuali, tipiche di una cultura e di un tempo, e possono trasformarsi.
Utilizzarsi significa accettare approssimazioni, ma consente anche di comunicare ed acquisire
contenuti trasversali, senza dover imparare i dettagli ed i sintomi di ciascuna malattia e,
soprattutto, permette di fare proiezioni sull’andamento di un fenomeno nel tempo.
Il modello fondamentale con cui comprendere il continuum salute-malattia è oggi il modello
multifattoriale, basato sulla logica e sulle scienze matematiche, può comprendere qualsiasi
patologia di interesse epidemiologico.
Secondo questa prospettiva, i numerosi fattori causali vengono raggruppati in ampi ambiti, a loro
volta classificati in sottocategorie. I fondamentali fattori di rischio interagiscono all’interno di una
rete di agenti causali riconducibili all’assetto genomico di una popolazione ed agli stili di vita e
agenti ambientali a cui essa è esposta.
La classificazione fondamentale comprende la storia naturale delle malattie infettive e la storia
naturale delle malattie multifattoriali.
La Prevenzione rappresenta l’obiettivo fondamentale dell’igiene e viene tradizionalmente
classificata in primaria (eziologico-ambientale), secondaria (patogenetica-clinica),
terziaria(riabilitativo-sociale).
Ognuna di queste fasi dispone di propri strumenti per tutelare la salute. L’attività motoria può
svolgere un ruolo in tutti e tre i tempi della prevenzione, un ruolo preventivo nei confronti delle
diverse patologie multifattoriali.
In una prospettiva epidemiologica, il significato del movimento non è solo connesso all’azione di
contrasto alla sedentarietà (fattore di rischio), ma ha anche valenza di “fattore protettivo” nei
confronti di diverse patologie cronico degenerative ad elevata incidenza e mortalità. Migliora
l’equilibrio, la postura, la forza, la flessibilità e la coordinazione, apportando anche notevoli
vantaggi a livello cardiovascolare, respiratorio e muscoloscheletrico. Sono stati inoltre riportati
benefici sulla salute mentale.
Le attività motorie preventive e adattate (AMPA), rappresentano un contesto avanzato per inserire
il movimento all’interno di più vaste azioni mirate di prevenzione.
LE DISUGUAGLIANZE NELLA SALUTE
Lo stato di salute di un individuo e – più estesamente – di una comunità o di una popolazione è
influenzato, determinato da molteplici fattori. Lo studio dei determinanti della salute costituisce la
base e la sostanza della sanità pubblica, perché consente di analizzare (e possibilmente
modificare) i fattori che in varia misura influenzano l’insorgenza e l’evoluzione delle malattie. Il
modello, espresso in una serie di strati concentrici, corrispondenti ciascuno a differenti livelli di
influenza. Al centro c’è l’individuo, con le sue caratteristiche biologiche: il genere, l’età, il
patrimonio genetico. Lo strato successivo riguarda il comportamento, lo stile di vita, degli
individui, che includono fattori come l’abitudine al fumo e all’alcol, i comportamenti alimentari e
sessuali, l’attività fisica, che possono promuovere o danneggiare la salute. Ma l’individuo non
esiste da solo: egli interagisce con i familiari, gli amici, la comunità circostante. Così la qualità
degli affetti e delle relazioni sociali influenza la qualità della vita delle singole persone e può
determinare un diverso stato di salute sia attraverso meccanismi psicologici (la depressione e
l’ansia), che attraverso condizioni materiali favorevoli o avverse (es.: la presenza o l’assenza di una
rete di supporto familiare o sociale). Il quarto livello concerne un insieme complesso di fattori che
riguardano l’ambiente di vita e di lavoro delle persone: il reddito, l’occupazione, l’istruzione,
l’alimentazione, l’abitazione, le condizioni igieniche, i trasporti e il traffico, i servizi sanitari e
sociali. Lo strato più esterno si riferisce alle condizioni generali – politiche, sociali, culturali,
economiche, ambientali – in cui gli individui e le comunità vivono.
I determinanti della salute. Di questa serie di determinanti, alcuni – le caratteristiche biologiche
dell’individuo (il sesso, l’età, il patrimonio genetico) – sono immodificabili, mentre tutti gli altri
sono suscettibili di essere trasformati o corretti.
Il destino di salute di una persona, di una comunità o di una popolazione dipende quindi da una
molteplicità di situazioni e di livelli di responsabilità: la responsabilità individuale circa i
comportamenti e gli stili di vita; la responsabilità familiare o di gruppo circa le relazioni affettive e
sociali; la responsabilità di una comunità o un governo locale o nazionale circa le politiche sociali,
del lavoro e dell’assetto del territorio (da cui dipende la disponibilità e accessibilità dei servizi
sanitari, sociali ed educativi, l’occupazione, la fruibilità delle infrastrutture); la responsabilità
infine dei soggetti sovranazionali che hanno il potere di regolare i rapporti tra gli stati, tra gli stati
e le imprese economiche e finanziarie multinazionali, e di influenzare i meccanismi
macroeconomici che sono alla base della ricchezza e dello sviluppo di alcuni, e della povertà e del
sottosviluppo di altri.
Le diseguaglianze nella salute sono ovunque presenti; tra individui, tra differenti gruppi di
popolazione e tra differenti aree geografiche. In molti casi queste sono inevitabili, perché – ad
esempio – determinate da fattori legati al patrimonio genetico o dovute all’esposizione casuale a
un determinato agente patogeno; in altri casi le differenze sono addirittura necessarie, come le
differenze tra uomini e donne o tra giovani e vecchi. Il termine “iniquità” implica un aspetto
morale ed etico. Si riferisce a diseguaglianze che sono non necessarie ed evitabili, e quindi da
considerare ingiuste.Margaret Whiteheaddescrive tre caratteristiche distintive che, se presenti
contemporaneamente, trasformano le semplici diseguaglianze o variazioni dello stato di salute in
iniquità in salute: la loro natura sistematica, la loro produzione sociale e la loro perversità. Per
esempio, più si scende nella posizione socioeconomica e più aumentano mortalità e morbilità.
Questa distribuzione sociale della malattia è universale, anche se con grandezze e intensità
variabili a seconda delle società prese in considerazione. In secondo luogo, queste variazioni in
salute sono prodotte da processi sociali e non da fattori biologici. Infine, le diseguaglianze
nell’accesso ai servizi essenziali e le discriminazioni sociali sono in genere considerate, dalla
maggioranza della popolazione, inique e lesive del comune senso della giustizia.
Lo stile di vita (fumo, alcool, vita sedentaria, alimentazione non corretta) è stato chiamato in
causa per definire alcuni comportamenti a rischio per la salute, ma se interpretato in modo
riduttivo rischia di colpevolizzare la persona (“victim blaming”), di cui si dà per scontata la totale
libertà di scegliere comportamenti a rischio. Coloro che sottolineano il primato della responsabilità
individuale tendono a interpretare le diseguaglianze in salute come il risultato delle differenze
dovute a libere scelte (per esempio, la decisione di cominciare a fumare o di dedicarsi ad un hobby
rischioso), mentre i deterministi sociali vedono le stesse scelte come fortemente dipendenti da
circostanze imposte e ingiuste (per esempio, la bassa scolarità che limita la capacità di recepire
adeguatamente messaggi educativi o la particolare vulnerabilità della gioventù a più basso reddito
alla pubblicità del tabacco).
Vi sono diseguaglianze nella salute che affondano le loro radici nella povertà assoluta; povertà di
reddito e di istruzione, di infrastrutture e di servizi sanitari. Ma diseguaglianze nella salute sono
evidenti e molto ben documentate anche in contesti lontani da condizioni di privazione assoluta.
Altri indicatori: l’abitudine al fumo, l’abuso di alcol e droghe, il tempo dedicato all’attività fisica, la
percentuale di soggetti obesi o sovrappeso. Quale che sia l’indicatore di posizione sociale
impiegato – la classe sociale, l’istruzione, le caratteristiche dell’abitazione – il rischio di mortalità
cresce in ragione inversa delle risorse sociali di cui gli individui dispongono. I sistemi sanitari
possono alimentare e rafforzare le diseguaglianze all’interno di una società o, all’opposto,
rappresentare la piattaforma per combattere apertamente la povertà e promuovere l’equità. In ogni
società l’assistenza sanitaria possiede una considerevole valenza etica poiché le modalità con cui
le istituzioni sanitarie trattano la parte più vulnerabile della popolazione rappresentano un indice
di come la società vede se stessa. Tollerare un servizio sanitario che emargina alcune categorie di
persone significa legittimare l’esclusione sociale e accettare l’inevitabilità delle diseguaglianze. In
modo analogo, anche l’interazione tra un sistema sanitario iniquo e le diseguaglianze socio-
economiche é reciproca: i servizi sanitari costosi e diseguali impoveriscono coloro che dispongono
di basso reddito rafforzando le diseguaglianze sociali.
Alcuni elementi generali caratterizzano il rapporto tra salute e società: 1) la perdita di salute non
dipende solo da fattori biologici, fisici, chimici o genetici ma anche da cause sociali; 2) la
condizione della malattia in individui o popolazioni è influenzata dalla collocazione sociale che ne
influenza la frequenza, il decorso e l’esito; 3) Un welfare state che integri un sistema di sicurezza
sociale ed un servizio sanitario nazionale pubblici è un valido modello per controllare le
diseguaglianze e la salute complessiva della popolazione. Le diseguaglianze sociali nella salute
vanno riconosciute affrontate e risolte per ragioni di natura etica (perché sono ingiuste), politica
(perché suscettibili di interventi politici), utilitaristica (perché i loro effetti colpiscono tutti) e di
convenienza economica (perché gli interventi di contrasto possono essere costo-efficaci)24.
Per promuovere l’equità e ridurre l’iniquità nella salute è necessario un processo non soltanto di
continua “ugualizzazione”, ma anche di priorità che tendano verso una maggiore giustizia. La
ricerca della equità sociale nella salute, quindi, richiede la riduzione dell’eccesso di carico di
malattia tra i gruppi più colpiti dalle diseguaglianze sociali in salute, in tal modo minimizzando le
diseguaglianze sociali in salute e migliorando i livelli medi di salute globalmente.
PRINCIPALI FATTORI CHE CONDIZIONANO IL PASSAGGIO DALLA SALUTE ALLA MALATTIA:
FATTORI ATTINENTI ALL'AMBIENTE FISICO, BIOLOGICO, SOCIALE E AL COMPORTAMENTO
PERSONALE.
I determinanti ge
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