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Appunti di igiene basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Bechini dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di laurea in tecniche di laboratorio biomedico. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Igiene docente Prof. A. Bechini

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Tasso di letalità rapporto tra numero di morti per una determinata malattia in un dato periodo di tempo e

numero dei casi di quella malattia nello stesso periodo di tempo, tutto x 100. Rappresenta la probabilità di

morte tra i casi diagnosticati, ovvero la capacità di uccidere di una certa malattia. Utilizzato per le malattie

infettive a rapido decorso. 

Rapporto proporzionale di mortalità (RPM) indica la proporzione della mortalità globale che può

essere attribuita a una specifica causa. E’ il rapporto tra il numero dei morti assegnati alla malattia in un dato

anno e il numero totale dei morti nella popolazione nello stesso anno x 100.

 impiegato per separare da un gran numero di persone quelle che hanno un’elevata probabilità

Screening

di presentare la malattia considerata, in modo che siano sottoposte a controllo diagnostico e curate se

risultano malate. E’ una procedura rapida per trovare probabili malati, non è un test diagnostico. Riguarda le

patologie croniche. Esempi: Pap test (tumore cervice uterina), mammografia (tumore mammario), glicemia

(diabete mellito).

Caratteristiche di un test di screening:

  

Validità: sensibilità capacità di identificare i malati rapporto tra malati positivi al test (veri

positivi) e tutti i malati (veri positivi + falsi negativi) x 100; e specificità capacità di identificare i

soggetti sani rapporto tra i soggetti sani negativi al test (veri negativi) e tutti i soggetti sani (veri

negativi + falsi positivi) x 100. Sensibilità e specificità sono inversamente proporzionali:

l’una diminuisce l’altra.

aumentando Solitamente si sceglie un cut-off intermedio, in modo che

nessuna delle due risulti pari al 100%. La decisione se privilegiare la specificità o la sensibilità

dipende dall’importanza di non perdere un possibile caso, la prevalenza della malattia ecc. Test

 

sensibile pochi falsi negativi; test specifico pochi falsi positivi. La capacità di predire la

presenza o l’assenza di malattia da parte dei risultati del test dipende dalla prevalenza della malattia

(più è alta più è probabile che un risultato positivo al test sia predittivo di malattia) nella

popolazione, dalla sensibilità e dalla specificità del test stesso. Valore predittivo capacità di un

test di segnalare come malato un individuo malato e come sano un individuo sano. Valore predittivo

positivo (probabilità che un soggetto positivo al test sia malato): veri positivi/veri positivi + falsi

positivi x 100; valore predittivo negativo (probabilità che un soggetto negativo al test sia sano): veri

negativi/veri negativi + falsi negativi x 100.

 Riproducibilità o affidabilità: capacità di offrire sempre lo stesso risultato in misure ripetute. I fattori

che la condizionano sono: la variabilità inerente al metodo (es. stabilità dei reagenti) e gli errori

dell’osservatore (es. errori di lettura, variabilità tra osservatori diversi).

 Quantità di malattia identificata nella popolazione: è influenzata da diversi fattori: prevalenza di

malattia non ancora riconosciuta, sensibilità del test, screening multifasico, frequenza dello

screening, partecipazione allo screening e al follow up.

 si valuta in termini di riduzione dell’incidenza e della

Valutazione efficacia della campagna di screening

mortalità della malattia specifica. Importante anche l’analisi dei costi e dei benefici legati all’applicazione

del test su larga scala.

EPIDEMIOLOGIA 4

Rischio relativo esprime il rischio che corre un gruppo di persone con esposizione a un dato fattore di

rischio rispetto al rischio corso da un gruppo di confronto privo di esposizione a quel fattore. Non è un tasso

ma semplicemente un rapporto. E’ il rapporto tra il tasso di incidenza nei soggetti esposti e il tasso di

incidenza nei soggetti non esposti. Indica di quanto il rischio per il paziente è aumentato e il beneficio che la

rimozione del fattore di rischio potrebbe apportare al paziente. Il rischio relativo per gli esposti è un multiplo

del tasso di incidenza presentato dai non esposti. Interpretazione: se il RR risulta = 1 significa che

l’esposizione al fattore non è associata con la malattia; se RR > 1 significa che l’esposizione al fattore è

fattore di rischio; se RR < 1 significa che l’esposizione al fattore

associata a un maggior rischio di malattia

è associata a un minor rischio di malattia fattore protettivo.

Rischio assoluto sinonimo di tasso di incidenza.

Rischio attribuibile misura la quota di rischio assoluto che può essere attribuito ad un determinato

valore. E’ calcolato sottraendo dal tasso di incidenza del gruppo esposto al fattore il tasso del gruppo non

esposto al fattore. Talvolta è espresso come percentuale del tasso di incidenza dei non esposti (rapporto tra

rischio attribuibile e tasso di incidenza negli esposti x 100). Indica la quota di malattia dovuta al fattore di

rischio nel gruppo che è esposto al fattore. Interpretazione: se RA = 0 significa che il livello di esposizione al

uguale tra gli esposti e i non esposti; se RA > 0 significa che l’esposizione al fattore risulta dannosa;

rischio è

se RA < 0 l’esposizione risulta protettiva.

 si ottiene sottraendo all’incidenza nella popolazione totale

Rischio attribuibile nella popolazione

l’incidenza dei non esposti e dividendo il risultato per l’incidenza nella popolazione totale. Corrisponde alla

quota di persone che eviterebbero la malattia se fosse rimosso dalla popolazione il fattore di rischio. E’

ottenibile se si potesse ridurre l’esposizione dell’intera

utilizzato per valutare il vantaggio potenziale

popolazione.

Negli studi sull’eziologia delle malattie si procede dall’identificazione di gruppi con tassi insoliti di malattia

per mezzo di studi descrittivi, allo studio dell’associazione tra un fattore di rischio sospettato e la malattia

nelle popolazioni, fino a studiare tale associazione in individui con specifiche caratteristiche. Le ipotesi sono

verificate per mezzo di studi retrospettivi (caso-controllo) e prospettivi (di coorte). Una volta identificati i

fattori di rischio può essere progettato uno studio sperimentale per verificare se modificazioni di tali fattori

sono seguite da riduzioni dell’incidenza della malattia. Studi

osservazionali

l’investigatore

può solo

osservare il

verificarsi della

malattia in

gruppi già

segregati sulla

base di

esperienze o

esposizioni; la

distribuzione dei

gruppi non è

sotto il controllo

dell’investigatore. Vantaggio: forniscono una grande quantità di informazioni sulle malattie e sono

facilmente praticabili. Svantaggio: risulta difficile dimostrare il ruolo causale del fattore in esame per il fatto

che i gruppi possono differire tra loro in più caratteristiche oltre al fattore in esame (fattori di

confondimento). Tra gli studi osservazionali rientrano gli studi trasversali, quelli caso-controllo e quelli di

coorte.  studio dell’impatto della variazione di qualche fattore sotto il controllo

Studi sperimentali

dell’investigatore. Vantaggio: possibilità di stabilire un’associazione causale in modo più definito.

Svantaggio: problemi etici. Tra gli studi sperimentali rientrano le sperimentazioni cliniche, quelle sul campo

e l’intervento comunitario. 

Epidemiologia descrittiva studio della distribuzione (spaziale e temporale) di una malattia. Consente di

porre le prime ipotesi su fattori causali. (Chi? Dove? Quando?)

Epidemiologia analitica verifica sei supposti fattori causali risultano associati alla malattia. Se

l’associazione è statisticamente significativa si ricorre all’epidemiologia sperimentale. (Perché?)

 consente di verificare se l’associazione è di tipo causale o no. (Funziona?)

Epidemiologia sperimentale

Fasi di uno studio: disegno di studio, preparazione di uno strumento per la raccolta dati, verifica del

funzionamento, raccolta dati, verifica della qualità dei dati, analisi descrittiva e altri tipi di analisi.

EPIDEMIOLOGIA 5

Studi trasversali esaminano la situazione esistente in un dato tempo in un gruppo o popolazione.

Obiettivi: descrivere il peso di una condizione patologica in una comunità per pianificare interventi di

prevenzione e servizi sanitari (e. descrittiva) stimare la prevalenza, descrivere la distribuzione di una

variabile fisiologica (e. descrittiva), analizzare l’associazione tra un fattore e una patologia (e. analitica).

Negli studi trasversali la dimensione del tempo è assente: possono essere considerati come una fotografia

istantanea del gruppo di persone esaminate in cui la valutazione (prevalenza) della presenza di un fenomeno

avviene nel preciso istante in cui si è deciso di compiere il rilevamento. Vantaggi: rapida esecuzione, costi

bassi, immediatezza dei risultati, ampia scelta della popolazione e dei metodi di rilevazione, se il

campionamento è corretto i risultati sono generalizzabili a tutta la popolazione. Svantaggi: non adatto a

condizioni molto rare e di breve durata, proporzione di non partecipazione talora elevata, non fornisce

indicazioni sull’incidenza ma solo sulla prevalenza, non è possibile studiare la sequenza temporale della

malattia in termini di causa ed effetto. Talvolta vengono utilizzati come valutazione iniziale di un fenomeno.

Questo studio può essere eseguito su una popolazione bersaglio o su un campione rappresentativo della

popolazione utilizzando un campionamento casuale o sistematico (probabilistico). I soggetti non rispondenti

dovrebbero essere sostituiti da soggetti rispondenti potenziale distorsione dei dati causata dai non

rispondenti. Metodi di raccolta dati: esami clinici, test di laboratorio, interviste, questionari, cartelle cliniche

ecc. Fasi di realizzazione: definizione ipotesi, rassegna dei dati già disponibili, scelta delle variabili da

rilevare, scelta della popolazione, scelta del metodo di campionamento, determinazione dell’ordine di

grandezza dell’indagine, scelta e valutazione dei metodi di rilevazione, studio pilota (per stimare l’entità

delle possibili differenze, i tassi di partecipazione, l’effettuabilità dei metodi di rilevazione), elaborazione di

materiali informativi per la popolazione, assunzione e addestramento dei rilevatori, disegno definitivo del

questionario. Valori normali ricadono nella media +- 2 deviazioni standard ovvero nel 95% della

popolazione, si utilizza la distribuzione normale. 

Studi osservazionali

scopo: produrre una

stima valida di una

relazione causa-effetto

tra un fattore di rischio

sospettato e una malattia.

Studi retrospettivi (caso-

controllo) persone a

cui è stata diagnostica

una malattia (casi) sono

paragonate con persone

che non hanno la

malattia (controlli) al

fine di determinare se i

due gruppi differiscono

nella proporzione di

persone che erano state

esposte ad uno specifico

fattore di rischio o a più fattori nel

PASSATO. Essendo questo studio basato su

casi di malattia selezionati, non è possibile

derivare l’incidenza della malattia per quel

fattore di rischio. E’ possibile stimare il

rischio relativo ammesso che siano valide due condizioni: la malattia abbia una bassa incidenza nella

popolazione generale, il gruppo di controllo sia rappresentativo della popolazione per quella caratteristica

studiata. In tale condizione è possibile utilizzare l’indice statistico odds ratio (rapporto incrociato)

che fornisce il valore del rischio relativo.

Vantaggi: di breve durata, economici, pochi soggetti richiesti, si può identificare più di un fattore di rischio,

minimi problemi etici, possibilità di studio di malattie rare. Svantaggi: possibilità di errori sistematici nella

scelta del gruppo di controllo, impossibile determinare l’incidenza, rischio relativo approssimato, ricordi

viziati. Problema dell’appaiamento: per ogni malato si seleziona una persona che abbia le stesse

caratteristiche ma che non sia malata; quando una variabile è impiegata per l’appaiamento (es. l’età) non può

il ruolo eziologico, se l’appaiamento è molto stretto sarà difficile trovare controlli

più esserne indagato

adeguati, mentre in assenza di appaiamento un campione più grande deve essere studiato per analizzare le

associazioni diverse tra casi e controlli. Studi prospettivi (di coorte, di

incidenza o longitudinali) un

gruppo di persone (coorte) senza

malattia ma diversi fra loro per

esposizione ad un supposto fattore

nocivo vengono seguite nel tempo

FUTURO per determinare le

in relazione all’esposizione a quel fattore.

differenze nei tassi di comparsa della malattia Consentono di

calcolare l’incidenza (rischio assoluto). Una coorte è un gruppo

che ha in comune una data esperienza in un periodo di tempo

definito. E’ essenziale che gli individui siano correttamente

per quanto riguarda l’esposizione al fattore di rischio

classificati

ipotizzato. La coorte può essere eterogenea o omogenea per quanto

riguarda l’esposizione al fattore di rischio. Se è omogenea

dovremo includere nello studio una seconda coorte diversa per esposizione o confrontare i risultati con tassi

L’analisi è impostata confrontando i tassi di incidenza negli esposti e nei non

ottenuti da statistiche sanitarie.

esposti. Questi tipi di studi sono meno influenzabili dallo sperimentatore rispetto a quelli retrospettivi poiché

non si sa chi svilupperà la malattia e chi no. E’ inoltre possibile rilevare più conseguenze diverse dovute

all’esposizione allo stesso fattore di rischio. Svantaggi: la durata dello studio risulta spesso eccessiva,

arruolare una popolazione troppo estesa o prolungare troppo lo studio per l’analisi di

costosi, necessità di

malattie rare in modo da avere un numero sufficiente di casi, problema della perdita dei soggetti che causa la

sovrastima o sottostima dell’incidenza (utilizzo degli “anni-uomo” come denominatore del tesso di

incidenza), problemi etici, risultati non sempre generalizzabili, numerosi soggetti. Vantaggi: gruppo di

controllo meno viziato dall’errore sistematico, incidenza rilevata con precisione, rischio relativo e attribuibile

accurati, osservazione di molti esiti (malattie).

 mezzo più valido per la verifica e la dimostrazione dell’ipotesi eziologica ma sono

Studi sperimentali

difficili da applicare per problemi etici. Ogni esperimento inizia con la formulazione delle ipotesi, seguito

dalla definizione delle strategie e dei mezzi volti a misurare l’esposizione al fattore di rischio, evidenziare le

conseguenze dell’esposizione e stabilire le loro relazioni temporali. In questi studi si opera un intervento e si

valutano gli effetti di questo intervento lo sperimentatore manipola le condizioni dello studio. Ci sono 2

terapeutici (si valuta l’efficacia di un intervento su un gruppo di pazienti affetti da

tipi di studi sperimentali: nel momento dell’arruolamento e si valuta l’efficacia

una malattia) e preventivi (la malattia è assente

dell’intervento nel prevenire la malattia). Fasi delle sperimentazioni cliniche: 1) su soggetti sani per studiare

la tollerabilità e la farmacocinetica; 2) su malati per studiare le dosi efficaci; 3) su malati per verificare

l’efficacia; 4) effetti post-commercializzazione. L’assegnazione dei soggetti al gruppo dei trattati o dei non

trattati deve avvenire dopo che essi abbiano dato il loro consenso informato allo studio (devono essere

descritti tutti i dettagli dello studio, i soggetti possono uscire dallo studio in qualsiasi momento, devono

essere informati sui risultati). I prerequisiti di eticità dello studio sono verificati da un comitato etico di

esperti non interessati ai risultati della ricerca. La randomizzazione è la procedura utilizzata per

l’assegnazione di un trattamento ai pazienti in modo che tutte le assegnazioni siano ugualmente probabili per

tutti i partecipanti. E’ utile per: eliminare i bias (campione rappresentativo), creare gruppi paragonabili in

tutti i fattori (omogeneità dei gruppi) e per conferire validità all’elaborazione statistica dei dati

(comparabilità dei dati).

 

Studi clinici randomizzati controllati per valutazione di interventi terapeutici (soggetti malati) in

cui i soggetti vengono assegnati in maniera casuale nei due gruppi.

 

Studi randomizzati controllati di popolazione per valutazione di interventi preventivi (soggetti

sani ma a rischio) in cui i soggetti sono assegnati casualmente al gruppo che viene sottoposto

all’intervento o al gruppo che riceve il placebo.

 

Studi in cieco singolo il paziente non sa se è stato assegnato al gruppo dei trattati o dei non

trattati.

  né il paziente né lo sperimentatore conoscono l’assegnazione al gruppo

Studi in doppio cieco

sperimentale o di controllo.

  neanche chi analizza i dati conosce l’assegnazione dei soggetti nei due

Studi in triplo cieco

gruppi. 

Esperimenti naturali quando 2 gruppi di soggetti sono simili in tutto tranne che per una particolare

esposizione (es. esperimento di J. Snow a Londra sul colera).

EPIDEMIOLOGIA 6

L’epidemiologia analitica indaga la relazione causa-effetto fra fattori di rischio e patologie. Per indagare

bisogna innanzitutto determinare se fra due eventi esiste un’associazione statistica.

questa relazione 

L’identificazione di relazioni causali attraverso studi osservazionali è difficile ma fondamentale catena

logica per stabilire il nesso di causalità verificare se le differenze tra i due gruppi sono statisticamente


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DETTAGLI
Esame: Igiene
Corso di laurea: Corso di laurea in tecniche di laboratorio biomedico (FIGLINE VALDARNO, FIRENZE)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher videlbra91@yahoo.it di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Bechini Angela.

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