La linguistica del contatto secondo la professoressa Bombi
La professoressa Bombi è una esponente della scuola di Udine, considerata la scuola più importante a livello europeo sulla linguistica del contatto. Noi sappiamo che molte parole passano da una lingua all’altra: basta pensare a tutte le parole dell’informatica, che sono inglesi e che sono di uso corrente in italiano (come ad esempio server, link, mouse ecc.).
Esiti del contatto linguistico
Gli esiti più diffusi del contatto linguistico sono i prestiti e i calchi.
- Prestito: quando una parola della lingua modello si porta, grossomodo, così com’è nella lingua replica. Per esempio, link è passato dall’inglese all’italiano (si usa il significante della lingua modello).
- Calco: quando una parola della lingua modello viene riportata nella lingua replica utilizzando materiale linguistico della lingua replica. Ad esempio, ‘fuorilegge’ → outlaw; ‘alta fedeltà’ → high fidelity (si usano significanti della lingua replica).
Prestiti linguistici
È molto facile che entri un prestito, soprattutto quando si tratta di referenti nuovi, come la parola kiwi.
Tipi di prestiti
- Prestiti di lusso: sono quei prestiti che si sovrappongono ad altri termini che già esistevano nella lingua (festa → party).
- Prestiti di necessità: sono quelli del tipo kiwi, quando non si sa come chiamare una cosa che ‘entra’ e si utilizza il nome che aveva già nella lingua di origine.
Questa differenziazione tra prestiti di lusso e prestiti di necessità in realtà non ha un grandissimo valore scientifico. Ad esempio, la parola ‘patata’ (importata dall’America): noi la chiamiamo così perché è un prestito di necessità, ma questi prestiti non sono tanto ‘necessari’ perché ‘patata’ in francese si dice pomme de terre (quindi i francesi hanno dato un nome diverso). Così come il ‘pomodoro’: è un composto sintagmatico che non viene più avvertito come sintagma (pomo d’oro), tanto che il plurale di “pomodoro” è “pomodori” (in realtà dovrebbe essere ‘pomidoro’). In inglese si dice tomato e in francese tomate, che sono prestiti. Questa volta è stato l’italiano a non usare il prestito di necessità.
Così come i prestiti di lusso, che in genere sono parole che si sovrappongono ad altre, però hanno anche un significato particolare che non sempre aveva la parola originaria: già party rispetto a ‘festa’ indica qualcosa di più ‘alto’, così come la parola drink (noi la intendiamo come offrire qualcosa da bere).
Tipologia di prestiti
- Adattati: quando sono in qualche modo adattati al sistema fonologico e/o morfologico della lingua replica. Per esempio, drink sembra un prestito integrale, ma in realtà è parzialmente adattato. Non pronunciamo la parola in inglese (con la /i/ rilassata) ma la adattiamo al nostro sistema, in quanto la vocale è ben diversa. Poi i prestiti man mano si adattano sempre di più tanto che, con il passare del tempo, non si riconoscono neanche come prestiti se vengono adattati anche morfologicamente. Per esempio, la parola ‘giardino’ è un prestito che viene dal francese jardin ed è adattato anche morfologicamente perché si è messa la terminazione -o, quindi sembra una parola italiana (è anche integrato perché si può formare ‘giardiniere’).
- Integrati: sono quei prestiti che in sostanza diventano forme base su cui si formano derivati ed eventualmente composti. Ad esempio, chat è prestito parzialmente adattato (perché lo pronunciamo con la nostra /a/ italiana), ma è anche sicuramente integrato perché si può formare il verbo chattare, che chiaramente è un verbo italiano della prima coniugazione. Quindi è integrato nel senso che è diventato forma base.
Ha notato Gusmani che il caso di sciuscià (ragazzini che, a Napoli, facevano i lucida-scarpe) è adattato da ‘sciusciain’, ma non è integrato perché non è diventato forma base.
Falsi prestiti e prestiti di ritorno
Poi ci possono essere anche i cosiddetti falsi prestiti, cioè quelle parole che hanno l’apparenza di prestiti ma che in realtà, nella lingua modello, non esistono, ad esempio beauty-case: è formato con materiale inglese però l’inglese non c’entra; così come record man, che sarebbe ‘chi detiene il record’ (sembra un prestito ma in realtà in inglese non esiste).
Inoltre, ci sono i prestiti di ritorno, ad esempio la parola casinò (posto dove si va a giocare): chiaramente è un prestito dal francese, ma nel francese è entrato a sua volta dall’italiano ‘casino’, intendendolo come ‘casino di caccia’, ‘piccola casa’.
Prestiti-calchi e prestiti decurtati
Ci sono i prestiti-calchi:
- Tramvai: sarebbe la riproduzione con lettere e fonemi italiani di TRAMWAY. Siccome ‘way’ non l’abbiamo, abbiamo ‘vai’. Quindi sarebbe TRAMWAY, esattamente il prestito adattato.
- Tramvia: si ha TRAM, come prestito; VIA, rispetto a ‘way’, è il calco. Quindi TRAMVIA sarebbe il prestito-calco.
Infine, ci sono anche i prestiti decurtati: esisteva come prestito la parola night-club, che si può dire anche night: “Vado al night”. Quindi, night rispetto a night-club è il prestito decurtato. Anche reality show si può dire solamente reality, e quindi anche questo è un prestito decurtato, che significa che l’originale è formato da due parole ma noi usiamo soltanto la prima.
Prestiti di morfemi e rinforzo di morfemi
Così come ci sono i prestiti di parole possono esserci anche i prestiti di morfemi, solo che i prestiti di morfemi si chiamano induzione di morfemi (lo chiamano induzione perché il morfema entra sempre attraverso una parola o le parole).
Un morfema indotto sembra che sia -iere (per esempio di giardiniere): sembra che questo morfema non sia originariamente italiano, ma che venga invece dal francese e poi si sia diffuso nell’italiano, tanto che si trova in parole come ‘gondoliere’.
Attraverso il contatto interlinguistico, alcuni morfemi possono anche rafforzarsi, quindi si parla di rafforzamento (o rinforzo) di morfemi. Per esempio il suffisso -ale, era già diffuso nell’italiano soprattutto con i nomi di luogo (provinciale, regionale, statale). Poi si sono diffusi nell’italiano termini come optional (‘opzionale’), ‘nutrizionale’. Quindi questo -ale, che già nell’italiano esisteva limitatamente, si è rafforzato perché si è trovato in tanti termini la cui conoscenza si è diffusa nell’italiano, e si è tanto rafforzato che si è cominciato a usare come suffisso per formare aggettivi su base italiana, come nella parola ‘amicale’.
Infine, ci possono essere anche i morfemi di ritorno: il caso più noto (Bombi) è quello del morfema ‘-ese’, che in italiano esisteva in ‘milanese’, ‘torinese’ ecc. Poi si è cominciato a usare nell’angloamericano che poi è ritornato nell’italiano spesso con un’accezione negativa (politichese, giornalese). Quindi è un morfema che è ritornato con un’accezione negativa che non aveva originariamente (‘milanese’ - abitante di Milano).
Calchi e loro tipologie
I calchi si dividono in:
Calchi strutturali
- Perfetti: se rispecchiano la struttura del termine di partenza (outlaw è un calco perfetto).
- Imperfetti: come la parola ‘pellerossa’ → redskin, in quanto l’ordine strutturale del termine è stato invertito. Ancora, ‘dopobarba’ → aftershave: sembrerebbe un calco perfetto, ma non è così, perché shave significa ‘rasare’. Quindi è perfetto per quanto riguarda l’ordine, ma non è perfetto per quanto riguarda il significato.
A loro volta possono essere divisi in:
- Calchi di composizione: sono quelli del tipo ‘fuorilegge’, ‘pellerossa’. Quindi in uscita si hanno dei composti.
- Calchi di derivazione: sono quelli in cui si ‘traduce’ anche l’affisso. Per esempio, la parola ‘stellina’ (piccola stella), si usa nel mondo dello spettacolo per dire di una piccola attrice che aspira ad essere una stella; ‘stellina’ è calco della parola inglese starlet, quindi il suffisso -let è stato ‘tradotto’ con il suffisso -ina italiano.
Altro esempio: ‘sovrapproduzione’ è calco di overproduction che viene considerato di derivazione.
-
Domande di Glottologia su prestiti e calchi
-
Appunti di Sociolinguistica
-
Appunti Glottologia
-
Glottologia - Appunti